Avvenire

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Avvenire
Logo di Avvenire
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Broadsheet a 6 colonne
Fondazione 4 dicembre 1968
Inserti e allegati Popotus, Luoghi dell'Infinito, Noi genitori e figli
Sede piazza Carbonari, 3 Milano
Editore Avvenire Nuova Editoriale Italiana S.p.A.
Capitale sociale 6.074.100,00 €
Tiratura 150.859 (giugno 2014)
Diffusione cartacea 111.753 (giugno 2014)
Diffusione digitale 5.507 (giugno 2014)
Record vendite 4.000.000 ca. (1974)
Evento collegato al record referendum sul divorzio
Direttore Marco Tarquinio
Vicedirettore Tiziano Resca
Redattore capo Umberto Folena
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale su abbonamento
Sito web avvenire.it
Tablet PC su abbonamento
Smartphone mobile.avvenire.it
 

Avvenire è un quotidiano italiano a diffusione nazionale fondato nel 1968 a Milano. È nato dalla fusione di due quotidiani cattolici: l'Italia di Milano e L'Avvenire d'Italia di Bologna (da cui ha mutuato il nome).

Il quotidiano si muove nel rispetto della dottrina della Chiesa cattolica ma in piena autonomia dalla gerarchia: infatti può prendere una sua posizione "per difendere e sostenere valori sulla base di motivazioni umane, morali, solide e profonde"[1].

Si autodefinisce «quotidiano di ispirazione cattolica» nel senso che è un giornale fatto da cattolici ma che vuole essere interessante anche per coloro che non sono credenti[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fondazione[modifica | modifica sorgente]

L'idea di una testata d'ispirazione cattolica che si rivolgesse a tutti gli italiani venne alla metà degli anni sessanta a Papa Paolo VI. Il pontefice, prevedendo l'evolversi dei tempi, giudicava ormai "indispensabile" uno "strumento di evangelizzazione, di dialogo con il mondo moderno e quindi di missione"[2].

Paolo VI pensò ad uno strumento culturale comune per i cattolici italiani, un giornale nazionale che desse un'idea dell'Italia non come mera unità geografica, ma come comunità dotata di una coscienza unitaria. Negli anni sessanta esistevano in Italia diversi quotidiani cattolici regionali o locali. I principali erano L'Italia, che si pubblicava a Milano e L'Avvenire d'Italia, di Bologna. Paolo VI chiese ai vescovi di chiudere i loro giornali per unire le forze in un nuovo giornale nazionale.

Il progetto fu esaminato da una specifica commissione "Italia-Avvenire", che si riunì tra l'autunno e l'inverno del 1966. Nel 1967 si procedette alla fusione delle due società editrici, l'ITL di Milano e l'I.Ce.Fi. di Bologna, che diventarono le componenti, in quote uguali, di una nuova società editoriale, la Nuova Editoriale Italiana (NEI), con sede a Milano. Nel novembre di quell'anno la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) si pronunciò a favore della fusione delle due storiche testate e si accinse a predisporre le linee d'indirizzo del nuovo giornale.

La CEI assumeva il compito di favorire la diffusione del giornale nelle diocesi, raccogliendo i fondi necessari per mantenerlo in vita. Inoltre si riservava il diritto/dovere di indicare la linea del giornale, «pur riconoscendo l'opportuna libertà di determinazione della Direzione nei singoli atti e considerando il giornale come uno strumento di comunicazione sociale aperta, e attento segno dei tempi[3]» Avvenire, nelle intenzioni dei suoi fondatori, non avrebbe dovuto sembrare un quotidiano ufficiale della Chiesa perché così sarebbe risultato un doppione dell'Osservatore Romano.

La scelta del primo direttore fu quindi molto ponderata. Dopo aver considerato i nomi di Vincenzo Cecchini (direttore del Giornale di Brescia, già collaboratore di Alcide De Gasperi); Giorgio Vecchiato (direttore della Gazzetta del Popolo); dell'esponente democristiano Guido Gonella e di Guglielmo Zucconi, alla fine la scelta cadde su Leonardo Valente, proveniente da Il Popolo. Il direttore sarebbe stato coadiuvato da un comitato editoriale e da un comitato ristretto di vescovi. Il primo numero di Avvenire uscì nelle edicole il 4 dicembre 1968.

I primi anni di vita[modifica | modifica sorgente]

Il primo anno di vita fu difficile: il giornale non era facile da trovare nelle edicole, la quota abbonamenti era bassa, e poi la sua zona di diffusione coincideva quasi completamente con quella dei due quotidiani precedenti. Il pericolo della cessazione delle pubblicazioni era concreto. Da Paolo VI, tenace sostenitore del quotidiano, giunsero pressanti moniti ai vescovi affinché lo tenessero in vita. Su suo diretto invito fu deciso di creare un "Ufficio di promozione" appositamente per il quotidiano cattolico, la cui direzione venne affidata, per esplicita volontà del pontefice, a Carlo Chiavazza, l'ultimo direttore de L'Italia.

Nel 1969 Valente venne sostituito da Angelo Narducci, proveniente anch'egli dal "Popolo". Narducci guidò il giornale per dieci anni, consolidandone in maniera determinante il profilo e la diffusione[2]. Alla metà degli anni settanta Avvenire aveva allargato la propria presenza su tutta la penisola, raggiungendo, grazie agli sforzi dei vescovi del Sud, anche le regioni meridionali d'Italia. Nel 1972, infatti, era stato aperto un centro stampa a Pompei, per facilitare la distribuzione del quotidiano nel Mezzogiorno.

Negli anni settanta il quotidiano si dovette confrontare con una società sempre più laicizzata: il referendum sul divorzio (1974) dimostrò per la prima volta che la componente cattolica era diventata minoritaria nel Paese. In questo diverso contesto, la nuova missione del quotidiano diventò la "difesa dell'identità dei credenti". Il quotidiano doveva rappresentare "la coscienza critica dei cattolici impegnati nella sfera politica"[2]. Tale indirizzo fu esposto dal direttore Narducci nel 1975. Il giornale inoltre si schierava politicamente contro ogni ipotesi di collaborazione tra DC e PCI.

Durante il periodo della cosiddetta "Solidarietà nazionale" (1976-79), Avvenire mantenne una posizione critica verso la democrazia cristiana, pronto a rilevarne ogni segno di cessione a ideologie distanti dalla sua matrice cristiana-popolare. Nel 1978 moriva Paolo VI, il pontefice che aveva voluto fortemente Avvenire e ne aveva seguito da vicino i primi passi. Con la sua morte si conclude la prima fase della vita del quotidiano. Nel 1980 Angelo Narducci lasciava la direzione del giornale; cambiavano anche i vertici della società editrice, la Nuova Editoriale Italiana (NEI).

Dagli anni novanta ad oggi[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla metà degli anni novanta, con la direzione di Dino Boffo, Avvenire ha ampliato l'attenzione alla società civile ed ha rafforzato la sezione dedicata al dibattito culturale. Sono state lanciate nuove iniziative: dal febbraio 1996 esce Popotus, inserto bisettimanale pensato esclusivamente per ragazzi, strutturato come giornale d'informazione, ma con temi e forma dedicati ai piccoli, a cui si aggiungono tre inserti mensili: Luoghi dell'Infinito (itinerari turistici, religiosi e culturali), Noi Genitori & Figli, Non Profit.

Dal 1998 Avvenire si può leggere anche su internet. Il sito è stato rinnovato in occasione del 40º compleanno del quotidiano, celebrato il 4 dicembre 2008. Il 7 maggio 2002 Avvenire ha attuato una riforma grafica che ha reso l'impaginazione più ariosa, con un impatto positivo sulla leggibilità. Inoltre nel colophon è stata inserita, su suggerimento del direttore Boffo, la frase «Per amare quelli che non credono», che è presto diventato il motto del quotidiano.

Il rinnovamento grafico ha consentito un progressivo aumento delle copie vendute, piccolo ma significativo perché in controtendenza rispetto alla generale contrazione del mercato in Italia. Il 3 settembre 2009 il direttore Dino Boffo si dimette a causa di una polemica innescata dal quotidiano il Giornale di Vittorio Feltri che ha pubblicato notizie infamanti su Boffo poi rivelatesi infondate e ritrattate dallo stesso Feltri.[4][5]. A Boffo è succeduto il vicedirettore Marco Tarquinio[6].

Nel corso del 2011 Avvenire ha preso posizione in difesa delle istituzioni ecclesiastiche sul tema dell'esenzione dall'ICI (imposta comunale sugli immobili) a favore degli enti destinati al culto, accusati dai radicali di eludere il fisco. Attraverso servizi e inchieste, il quotidiano ha messo in evidenza che "l'esenzione non è un'elusione e non è un privilegio della Chiesa, ma riguarda tutti gli enti non profit."

Assetto proprietario[modifica | modifica sorgente]

Il 75% del pacchetto azionario di Avvenire è di proprietà della «Fondazione di Religione "Santi Francesco d'Assisi e Caterina da Siena"», organismo della Conferenza Episcopale Italiana (CEI).

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Inserti e supplementi[modifica | modifica sorgente]

Oltre al quotidiano, Avvenire offre ai propri lettori:

  • un inserto al giorno:
    • martedì: Gmg (giovani),
    • mercoledì: èLavoro (professioni),
    • giovedì: èVita (bioetica),
    • venerdì: èFamiglia (politiche sociali),
    • sabato: CSI Stadium (sport di base),
    • domenica: Agorà domenica (cultura);
  • un settimanale per bambini, Popotus (in uscita martedì e giovedì in allegato con il quotidiano);

Nel Lazio esce inoltre LazioSette, inserto domenicale a cura degli Uffici per le Comunicazioni Sociali.

In vendita con il quotidiano vi sono due riviste mensili:

  • Luoghi dell'infinito;
  • Noi Genitori e Figli;

In occasione della loro uscita il prezzo viene maggiorato a 1,50 euro.

L'ultimo martedì di ogni mese viene distribuito gratuitamente in allegato l'inserto Non Profit, sulle associazioni del Terzo settore.

Finanziamenti pubblici[modifica | modifica sorgente]

Dato che per la legge italiana la Conferenza Episcopale Italiana è giuridicamente una fondazione, Avvenire può beneficiare dei finanziamenti pubblici all'editoria, secondo quanto previsto dalla Legge 250/1990[7].

Per l'anno 2007 il quotidiano ha ricevuto 6.174.758,70 €[senza fonte].

Per l'anno 2010 il contributo pubblico al quotidiano è ammontato a 5.092.265 euro.[8]

Per l'anno 2012 il contributo diretto dello stato italiano è stato di 4.355.324,42 Euro[9], il più alto tra tutte le testate nazionali italiane.[10]

Dati di vendita[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione cartacea Tiratura
2013 111.875 110.142 148.721
2012 ... 112.511 151.698
2011 ... 107.432 145.754

Dati Ads (Accertamenti Diffusione Stampa)

Anno Copie vendute Diffusione Tiratura
2010 105.256 106.973 145.143
2009 ... 106.363 ...
2008 104.163 105.874 151.233
2007 102.190 104.326 150.501
2006 99.899 103.003 152.112
2005 96.410 100.759 151.991
2004 94.200 98.395 147.021
2003 92.711 97.298 145.986
2002 92.939 96.088 152.436
2001 90.167 92.202 137.271
2000 95.826 97.944 139.459
1999 93.008 95.492 137.807
1998 92.102 94.373 138.451
1997 88.089 90.834 135.459
1996 79.944 82.750 123.924

Dati Ads (Accertamenti Diffusione Stampa)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Linea del Quotidiano dei cattolici italiani Avvenire», 14 febbraio 1970.
  2. ^ a b c d Eliana Versace, "I 40 anni di Avvenire", «Avvenire» 9 maggio 2008.
  3. ^ Documento CEI del 3 novembre 1967 citato da Eliana Versace ne «I 40 anni di Avvenire», Avvenire 9 maggio 2008.
  4. ^ Feltri attacca Boffo, la Cei lo difende. Berlusconi: «Mi dissocio dal Giornale» in Corriere della Sera, 28 agosto 2009. URL consultato il 3 settembre 2009.
  5. ^ Avvenire: Boffo si è dimesso in ANSA, 3 settembre 2009. URL consultato il 3 settembre 2009.
  6. ^ Interim del giornale a Tarquinio, www.avvenire.it, 3 settembre 2009. URL consultato il 10 settembre 2011.
  7. ^ «Contributi per quotidiani editi da imprese editrici la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni o enti morali» (Art. 3 comma 2 bis Legge 250/1990).
  8. ^ Sito Governo Italiano: Contributi imprese editrici quotidiani periodici organi movimenti politici anno 2010
  9. ^ Contributi diretti alle imprese editoriali (Art. 3 Legge 250/1990 e s.m. - D.L. 18/05/2012 n. 63 conv. dalla Legge 16/07/2012, n. 103), dal Sito Ufficiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri
  10. ^ Giulia Siviero, Come funzionano i fondi all’editoria, Il Post.it, 11 gennaio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]