La Stampa

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La Stampa
Prezzo di copertina 1,20 €
Paese Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese
Tiratura 416.215 (giugno 2009)
Diffusione 307.422 (giugno 2009)
Fondazione 1867
Inserti e allegati Tuttolibri (letteratura, filosofia e cultura in generale); Tuttoscienze (informazione e divulgazione scientifica); Tuttosoldi (economia); Specchio (settimanale di attualità, politica e costume); a Torino: Torino Sette
Sede via Marenco, 32, Torino, Italia
Editore Editrice La Stampa
Direttore Mario Calabresi
Redattore capo Giancarlo Laurenzi
ISSN 1122-1763
Sito web lastampa.it

La Stampa è uno dei più conosciuti e diffusi quotidiani italiani, con sede a Torino. La vendita giornaliera di oltre 300.000 copie lo rende il quarto giornale d'informazione più venduto nel Paese dopo il Corriere della Sera, la Repubblica ed il Il Sole 24 Ore.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Dalla fondazione al crollo del fascismo

La Stampa fu fondata a Torino il 9 febbraio 1867 con il nome di «Gazzetta Piemontese» dal giornalista e romanziere Vittorio Bersezio. Il motto del giornale era «Frangar non flectar» ("Mi spezzo ma non mi piego") e il prezzo era di 5 centesimi di lire. Nei primi anni di vita il giornale uscì dalla tipografia Casimiro Favale, in via Dora Grossa[1], ebbe una tiratura di 7-8000 copie e due edizioni giornaliere, mattutina e pomeridiana. Nel 1880 la «Gazzetta Piemontese» fu acquistata dal deputato liberale Luigi Roux, che ne assunse anche la direzione. Tra i collaboratori del giornale spiccano i nomi dei deputati Silvio Spaventa e Ruggiero Bonghi.

Nel 1894 divenne comproprietario l'imprenditore e giornalista Alfredo Frassati[2], che affiancò Roux nella direzione. Da condirettore decise di rilanciare il giornale. Innanzitutto ne cambiò il nome in La Stampa. Gazzetta piemontese. Motto e prezzo restarono immutati. Il quotidiano apparve con la nuova testata il 2 gennaio 1895; il vecchio nome, pur retrocesso a sottotitolo, era più evidente del nuovo. Le proporzioni vennero invertite dal 30 marzo 1895. La testata mantenne il doppio nome fino al 1908.

Frassati trasferì poi la sede in un palazzo di piazza Solferino. Introdusse anche nuove tecnologie: arrivò la linotype, una delle prime in Italia (le linotype raggiungeranno il numero di trentasette).

In pochi anni la tiratura de La Stampa salì a 50.000 copie. Nel 1900 Roux cedette la proprietà della testata[3]: due terzi a Frassati e un terzo al finanziere E. Pollone. Frassati assunse così la carica di direttore e poté scegliere in autonomia la linea editoriale. Impresse una linea politica di sostegno a Giovanni Giolitti. Dette vita a un supplemento illustrato sportivo e alla rivista "La Donna", dedicata al mondo femminile.

Il 12 agosto 1908 sparì il sottotitolo «Gazzetta piemontese» e rimase solo in evidenza La Stampa come unico titolo del quotidiano. Il 20 maggio 1915 le copie raggiunsero il record di trecentomila[4].

Nel 1920 la quota di Pollone fu rilevata dal gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (11 giugno 1924) il quotidiano si schierò su posizioni antimussoliniane. Per aver preso questa posizione, Frassati dovette dimettersi e vendere il giornale. La famiglia Agnelli ne rilevò la proprietà. Il nuovo direttore Andrea Torre allineò il giornale alle direttive del regime fascista.

Nel 1934 la sede del quotidiano fu trasferita in un grande palazzo che s’affacciava su via Roma con ingresso dalla Galleria San Federico.

Dopo la Liberazione il CLN ottenne la sospensione de «La Stampa» e Frassati riuscì a pubblicare «La Nuova Stampa», che tuttavia nel 1946 ritornò sotto il controllo degli Agnelli.

[modifica] Dalla Repubblica al 1990

Il periodo 1948-1968 fu dominato dalla figura di Giulio De Benedetti, carismatico direttore. Vittorio Valletta gli pose due obiettivi: conquistare gli operai delle fabbriche Fiat, in grande maggioranza lettori de l'Unità e recuperare i lettori passati alla concorrente Gazzetta del Popolo. Non avendo un grande budget a disposizione De Benedetti inventò un giornale polifonico: prese in affitto i corrispondenti esteri dei quotidiani romani, scelse anche singoli pezzi già pubblicati da inserire nella sua Terza pagina. Inventò (1955) la fortunata rubrica di dialogo con i lettori Specchio dei tempi, che esiste tuttora.

Riuscì così ad offrire un prodotto di qualità e a mantenere l'indipendenza del giornale. Vittorio Zucconi scrive, in Parola di giornalista: "Un giorno che un acquazzone e una piena spazzarono via un bel ponte stradale appena costruito dalla Fiat e inaugurato alla presenza di autorità civili e militari, escogitò De Benedetti stesso un titolo di prima pagina azzeccato sopra l'imbarazzante foto di quell'opera scomparsa alla prima pioggia: "Piove, ma si ricostruisce". La Stampa ritornò ad essere il primo quotidiano a Torino e tra i primi in Italia. Era l'unico quotidiano importante alternativo al duopolio DC-sinistra, che dominava la scena italiana[5]. In questo periodo, fino agli anni Ottanta, La Stampa usciva anche in edizione pomeridiana con Stampa Sera. Il lunedì usciva un'unica edizione, la mattina, con la testata Stampa Sera.

Nel 1968 la sede de "La Stampa" fu trasferita in via Marenco 32 (la sede attuale), in un edificio lamellare in vetro realizzato su progetto di Vittorio Bonadè Bottino e Luigi Ravelli. Nella vecchia sede in via Roma il giornale mantenne la proprietà delle stanze piano terreno del palazzo, che destinò a sale di rappresentanza per il pubblico. La tradizione di un giornalismo tutto fatti, non ideologico ed empirico proseguì con il successore di De Benedetti, Alberto Ronchey, giornalista e sociologo.

Gianni Agnelli, successore di Valletta, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare finalmente una testata nazionale. Per sprovincializzare La Stampa, Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia. Con collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio riuscì a consolidare la propria presenza sul piano nazionale. Senza trascurare la cronaca: la punta massima di vendite Ronchey, infatti, la raggiunse pubblicando in prima pagina la vicenda atroce di una bambina rapita e uccisa ad Alba[6]. Alla cultura Ronchey chiamò come consulente lo scrittore Guido Piovene. Poco dopo vennero Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.

Ronchey ritornò al mestiere di inviato internazionale e sociologo di primo piano nel 1973. Fu l'anno in cui il Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, cambiò linea politica schierandosi a sinistra. La Stampa ebbe l'occasione di diventare il punto di riferimento dei moderati. Al quotidiano torinese arrivò Arrigo Levi. Nel 1974 Levi schierò il quotidiano per l'abolizione della legge sul divorzio. Nel 1975 nacque il supplemento letterario Tuttolibri[7]. A metà del decennio la tiratura aveva superato il muro delle 500.000 copie giornaliere.

Un giorno del 1978 La Stampa incappò in un incidente diplomatico. Fruttero e Lucentini avevano scritto un elzeviro satirico su Muammar Gheddafi, il presidente della Libia. Il leader arabo si infuriò e minacciò la Fiat di ritorsioni economiche se non avesse ottenuto le dimissioni del direttore del quotidiano torinese. Levi fu costretto ad andarsene.

Guardandosi intorno, Gianni Agnelli scelse Giorgio Fattori, che aveva fatto molto bene alla direzione del settimanale Europeo. Quando Fattori prese in mano La Stampa il giornale era un po' in sofferenza. Lo lasciò dopo 8 stagioni durante le quali introdusse nuove tecnologie (la teletrasmissione ed il computer), potenziò gli inserti (inventò nel 1981 Tuttoscienze, ora TsT, diretto da Piero Bianucci) e portò in crescita la diffusione. Durante il suo mandato la diffusione del quotidiano aumentò di 63.000 copie. Quando se ne andò i conti erano tornati a posto.

Durante la successiva direzione di Gaetano Scardocchia (1986-1990) La Stampa soppresse la Terza pagina, uniformandosi agli altri quotidiani, e rinviò la cultura nelle pagine interne.

[modifica] Dal 1990 ai giorni nostri

Con Paolo Mieli (1990-1992) comincia un ricambio generazionale. Il nuovo direttore dà maggior attenzione alla televisione e nomina alcuni brillanti collaboratori destinati a prendere il posto dei due grandi decani: Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Come vice-direttore sceglie Ezio Mauro, piemontese.

Durante la Guerra del Golfo (1990-1991), mentre i due maggiori quotidiani italiani fanno a gara a chi pubblica più pagine (piene di notizie, resoconti, interviste, ecc.) La Stampa inventa la formula del "diario": quello militare di Mario Ciriello, quello italiano molto pacifista di Lietta Tornabuoni, quello arabo di Igor Man, quello tv di Oreste Del Buono e quello americano di Furio Colombo. La formula riscuote successo presso il pubblico e fa aumentare la credibilità del giornale. Finito il conflitto, comincia a tenere un "diario" l'inviato Paolo Guzzanti, che raccoglie le confidenze del presidente Francesco Cossiga e le spiega ai lettori[8]. Mieli, lombardo d'origine e romano d'adozione, riesce nella difficile impresa di "de-juventinizzare" il giornale. Lo riconoscerà anche il presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano.

Il 27 gennaio 1996 debutta il settimanale Specchio, che chiuderà il 7 aprile 2007 per rinascere il successivo 26 maggio come mensile e il nome Specchio+. Sotto la direzione di Marcello Sorgi (e Gianni Riotta condirettore) nasce nel 1999 l'edizione web del quotidiano (caporedattore de «lastampa.it» è Anna Masera).

Alla fine del 2006 La Stampa compie una storica riduzione del formato del giornale, sull'onda di un cambiamento che sta coinvolgendo tutti i quotidiani in formato "nove colonne" (broadsheet). Il quotidiano riduce le dimensioni da 38 x 53 a 31 x 45 cm, approdando al formato Berlinese. Il cambio di dimensione, voluto dall'editore insieme al restyling, e realizzato sotto la direzione di Giulio Anselmi, sfida le abitudini consolidate dei lettori. Ma la scommessa è vinta, come hanno dimostrato i dati di vendita, in aumento, e i giudizi positivi provenienti dalle indagini di mercato.

Negli ultimi anni si sono diffuse voci di un interesse da parte di altri gruppi editoriali (Caltagirone, L'Espresso, De Agostini) ad acquistare dalla FIAT la proprietà del quotidiano.

Dal 2008 La Stampa è disponibile in formato elettronico sul lettore e-book Kindle, unico tra i quotidiani italiani [9]

[modifica] Direttori

Graditi al regime fascista

Dopo la caduta del fascismo

Graditi al regime della R.S.I.

Scelti dal gruppo Fiat

[modifica] Firme

[modifica] Secolo XX

[modifica] Oggi

[modifica] Diffusione

Attualmente "La Stampa" ha una diffusione quotidiana di circa 300 mila copie. È letta soprattutto nel Nord Ovest, per la grande maggioranza in Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria, ove le redazioni locali sono tra i punti di forza principali del quotidiano. Un accordo per l'uscita in abbinamento locale con una serie di piccoli e medi quotidiani sparsi in tutto il Paese (i maggiori dei quali sono Cronache di Napoli, Corriere di Caserta, Cronache del Mezzogiorno, Il Domani della Calabria, Il Domani di Bologna, L'informazione,Gazzetta del Mezzogiorno), seppur risoltosi con molti di essi tra il 2004 e il 2005, ne ha favorito la diffusione in altre regioni.

Anno Copie vendute
2008 298.860
2007 304.168
2006 305.085
2005 307.053
2004 333.044
2003 336.967
2002 358.408
2001 372.038
2000 360.021
1999 354.800
1998 361.308
1997 380.843
1996 396.898

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa

[modifica] Note

  1. ^ L'attuale via Garibaldi, in pieno centro
  2. ^ Alfredo Frassati era il padre del beato Pier Giorgio Frassati.
  3. ^ Roux, ormai permanentemente a Roma in quanto deputato, entrò nella proprietà di un quotidiano della capitale, La Tribuna.
  4. ^ Da allora fino al 1986, La Stampa rimase il secondo quotidiano italiano per diffusione.
  5. ^ Vittorio Zucconi, Parola di giornalista, la Repubblica
  6. ^ Vittorio Zucconi, Parola di giornalista, la Repubblica
  7. ^ Per alcuni anni "Tuttolibri" prese la denominazione tTL, prima di tornare nel 2006 al nome originale.
  8. ^ Adriano Botta, "La «banda Mieli» le sta suonando un po' a tutti", L'Europeo, n° 26, 28 giugno 1991.
  9. ^ Il servizio è su abbonamento da un minimo di 1 mese a 1 anno.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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