La Stampa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
La Stampa
Logo di La Stampa
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato Berlinese a 6 colonne
Fondatore Vittorio Bersezio
Fondazione 1867
Inserti e allegati Tuttolibri (letteratura, filosofia e cultura in generale); Tuttoscienze (informazione e divulgazione scientifica); Tuttosoldi (economia); a Torino: Torino Sette
Sede via Lugaro, 15 - Torino
Editore Editrice La Stampa
Tiratura 303.092 (dicembre 2013)
Diffusione cartacea 214.083 (dicembre 2013)
Diffusione digitale 7.363 (dicembre 2013)
Direttore Mario Calabresi
Vicedirettore Massimo Gramellini, Francesco Manacorda, Cesare Martinetti, Luca Ubaldeschi
Redattore capo Flavio Corazza, Marco Bardazzi, Laura Carassai[1], Dario Corradino
ISSN 1122-1763
Distribuzione
cartacea
Edizione cartacea singola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitale su abbonamento
Sito web www.lastampa.it
Smartphone su abbonamento
 

La Stampa è uno dei più conosciuti e diffusi quotidiani italiani, con sede a Torino. È il quinto quotidiano italiano per diffusione (il quarto escludendo i quotidiani sportivi)[2]. Fu fondata con la testata Gazzetta Piemontese. Assunse il nome attuale nel 1894.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalla fondazione al crollo del fascismo[modifica | modifica sorgente]

La Stampa fu fondata a Torino il 9 febbraio 1867 con il nome di Gazzetta Piemontese dal giornalista e romanziere Vittorio Bersezio. Il motto del giornale era «Frangar non flectar» ("Mi spezzerò ma non mi piegherò") e il prezzo era di 5 centesimi di lire. Nei primi anni di vita il giornale uscì dalla tipografia Casimiro Favale, in via Dora Grossa[3], ebbe una tiratura di 7-8000 copie e due edizioni giornaliere, mattutina e pomeridiana. Nel 1880 la «Gazzetta Piemontese» fu acquistata dal deputato liberale Luigi Roux, che ne assunse anche la direzione. Tra i collaboratori del giornale spiccano i nomi dei deputati Silvio Spaventa e Ruggiero Bonghi.

Nel 1894 divenne comproprietario l'imprenditore e giornalista Alfredo Frassati[4], che affiancò Roux nella direzione. Da condirettore decise di rilanciare il giornale. La testata fu modificata in La Stampa Gazzetta piemontese, mentre motto e prezzo restarono immutati. Il quotidiano apparve con la nuova testata il 2 gennaio 1895; il vecchio nome, pur retrocesso a sottotitolo, era più evidente del nuovo. Le proporzioni vennero invertite dal 30 marzo 1895. La testata mantenne il doppio nome fino al 1908. Frassati trasferì poi la sede in un palazzo di piazza Solferino. Introdusse anche nuove tecnologie: arrivò la linotype, una delle prime in Italia (le linotype raggiungeranno il numero di trentasette).

In pochi anni la tiratura de La Stampa salì a 50.000 copie. Nel 1900 Roux cedette la proprietà della testata[5]: due terzi a Frassati e un terzo al finanziere E. Pollone. Frassati assunse così la carica di direttore e poté scegliere in autonomia la linea editoriale. Impresse una linea politica di sostegno a Giovanni Giolitti, di cui divenne uno dei maggiori sostenitori. Dette vita a un supplemento illustrato sportivo e alla rivista La Donna, dedicata al mondo femminile. Il 12 agosto 1908 sparì il sottotitolo «Gazzetta piemontese» e rimase solo in evidenza La Stampa come unico titolo del quotidiano. Il 20 maggio 1915 le copie raggiunsero il record di trecentomila[6]. In occasione dell'entrata dell'Italia nella Prima guerra mondiale mantenne una posizione neutrale.

Nel 1920 la quota di Pollone fu rilevata dal gruppo finanziario-industriale Agnelli-Gualino. Dopo l'assassinio di Giacomo Matteotti (11 giugno 1924) il quotidiano si schierò su posizioni anti-mussoliniane. Per aver preso questa posizione, Frassati dovette dimettersi e cedere la proprietà del giornale. Il 29 settembre 1925 il giornale venne sospeso (fu un avvertimento del regime). Quandò tornò in edicola, il 3 novembre, Frassati non era più alla direzione; rassegnò le dimissioni il 9 novembre 1925. Nel suo ultimo anno alla guida del quotidiano, La Stampa si era assestata su una tiratura di 176.000 copie. Nel 1926 la FIAT (ovvero la famiglia Agnelli) ne rilevò la proprietà con l'avallo delle autorità fasciste. Il nuovo direttore, Andrea Torre, allineò il giornale alle direttive del regime, ma il quotidiano perse copie, a favore del diretto concorrente Gazzetta del Popolo, che lo superò come primo quotidiano torinese.

Il 31 dicembre 1930 uscì il primo numero di Stampa Sera, edizione pomeridiana e del lunedì del quotidiano torinese (giorno in cui tradizionalmente La Stampa non veniva pubblicata). Nel 1934 la sede del quotidiano fu trasferita in un grande palazzo che s'affacciava su via Roma con ingresso dalla Galleria San Federico. Con la direzione di Alfredo Signoretti le vendite de La Stampa cominciarono ad aumentare, dopo le sensibili riduzioni della tiratura verificatesi all'inizio del decennio. Dopo la Liberazione il CLN ottenne la sospensione de La Stampa per connivenza con la Repubblica Sociale. Grazie all'appoggio degli alleati, il quotidiano ritornò nelle edicole il 18 luglio. Tre giorni dopo Frassati dovette cambiare la testata in La Nuova Stampa. Nel 1946 il quotidiano ritornò sotto il controllo degli Agnelli.

Dalla Repubblica al 1990[modifica | modifica sorgente]

Il periodo 1948-1968 fu dominato dalla figura di Giulio De Benedetti, carismatico direttore. Vittorio Valletta, presidente e amministratore delegato della Fiat, gli pose due obiettivi: conquistare gli operai delle fabbriche della società, in grande maggioranza lettori de l'Unità e recuperare i lettori passati alla concorrente Gazzetta del Popolo. Non avendo un grande budget a disposizione De Benedetti inventò un giornale-mosaico: oltre alle notizie fornite della redazione, prese in affitto i corrispondenti esteri dei quotidiani romani, scelse anche singoli pezzi già pubblicati da inserire nella sua Terza pagina. Inventò la fortunata rubrica di dialogo con i lettori «Specchio dei tempi» (apparsa per la prima volta il 17 dicembre 1955), che esiste tuttora.

Riuscì così ad offrire un prodotto di qualità e a mantenere al contempo l'indipendenza del giornale[7]. La Stampa ritornò ad essere il primo quotidiano a Torino e tra i primi in Italia. Era l'unico quotidiano importante alternativo al duopolio DC-sinistra, che dominava la scena italiana[8]. In questo periodo, fino agli anni ottanta, La Stampa usciva anche in edizione pomeridiana con Stampa Sera. Il lunedì usciva un'unica edizione, la mattina, con la testata Stampa Sera. Alla metà degli anni sessanta, La Stampa vendeva in media 375.000 copie, alle quali si aggiungevano le 175.000 di Stampa Sera.

Nel 1968 la sede de La Stampa fu trasferita in via Marenco 32 (sede lasciata nel settembre 2012), in un edificio lamellare in vetro, realizzato dall'Impresa Carpegna e Sabbadini su progetto Fiat Divisione Costruzione e Impianti; nella fattispecie collaborarono l'Ing. A giordano, l'Arch. G Radic, l'Ing. Luigi Ravelli e l'Ing D. Rodiguzzi. Nella vecchia sede in via Roma il giornale mantenne la proprietà delle stanze al piano terreno del palazzo, che destinò a sale di rappresentanza per il pubblico. La tradizione di un giornalismo tutto fatti, non ideologico e pragmatico proseguì con il successore di De Benedetti, Alberto Ronchey, giornalista e sociologo. Gianni Agnelli, successore di Valletta alla Fiat, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare finalmente una testata nazionale. Per sprovincializzare La Stampa, Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia. Con collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio riuscì a consolidare la propria presenza sul piano nazionale. Senza trascurare la cronaca: Ronchey, infatti, raggiunse la punta massima di vendite pubblicando in prima pagina la vicenda di una bambina rapita e uccisa ad Alba[8]. Alla cultura Ronchey chiamò come consulente lo scrittore Guido Piovene. Poco dopo vennero Giovanni Arpino e Guido Ceronetti.

Ronchey ritornò al mestiere di inviato internazionale e sociologo di primo piano nel 1973. Fu l'anno in cui il Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano, cambiò linea politica schierandosi a sinistra. La Stampa ebbe l'occasione di diventare il punto di riferimento dei moderati. Al quotidiano torinese arrivò Arrigo Levi. Nel 1974 Levi schierò il quotidiano per l'abolizione della legge sul divorzio. Il 1º novembre 1975 nacque il supplemento letterario Tuttolibri. A metà del decennio la tiratura aveva superato il muro delle 500.000 copie giornaliere, con una foliazione di 28 pagine. Nonostante l'aumento dei costi di produzione dei giornali[9], alla metà degli anni settanta il quotidiano torinese manteneva con 445.307 copie di tiratura la seconda posizione tra i quotidiani italiani d'informazione, secondo solo al Corriere. Con una peculiarità: La Stampa era conosciuta in tutta Italia e all'estero, ma continuava ad avere un lettorato prevalentemente locale: 1/5 delle copie erano vendute a Torino città e nel suo hinterland.

Il 16 novembre 1977 il vicedirettore Carlo Casalegno fu vittima di un agguato terrorista: colpito con quattro colpi al volto, morì il 29 novembre, dopo tredici giorni di agonia. Fu la prima volta che le Brigate Rosse uccisero volutamente un giornalista. In un giorno del 1978 La Stampa incappò in un incidente diplomatico. Fruttero e Lucentini avevano scritto un elzeviro satirico su Muammar Gheddafi, il presidente della Libia. Il leader arabo si infuriò e minacciò la Fiat di ritorsioni economiche se non avesse ottenuto le dimissioni del direttore del quotidiano torinese. Non le ottenne.

Il 6 novembre 1978 venne nominato il successore di Arrigo Levi. Il nuovo direttore fu Giorgio Fattori, proveniente dalla direzione del settimanale L'Europeo, dove aveva fatto molto bene. Quando Fattori prese in mano La Stampa il giornale era un po' in sofferenza. Lo lasciò dopo 8 stagioni durante le quali introdusse nuove tecnologie (la teletrasmissione ed il computer), potenziò gli inserti (inventò nel 1981 Tuttoscienze, ora TsT, diretto da Piero Bianucci) e portò in crescita la diffusione. Durante il suo mandato la diffusione del quotidiano aumentò di 63.000 copie. Quando se ne andò i conti erano tornati a posto. Durante la successiva direzione di Gaetano Scardocchia (1986-1990), La Stampa ridusse il formato, passando da nove a sette colonne, e, uniformandosi agli altri quotidiani, soppresse la Terza pagina rinviando la cultura nelle pagine interne.

Nel corso degli anni ottanta la tiratura aumentò, seguendo una tendenza che interessava la stampa quotidiana, che attraversò una fase di ripresa: nel 1985 salì a 549.749 e nel 1989 toccò le 571.462 copie, per mantenersi costante su questo livello fino al 1994. Anche la tiratura degli anni novanta fu in linea con la tendenza generale della stampa nazionale: fino al 1994 rimase sui livelli degli anni precedenti (573.175), poi iniziò a diminuire: nel 1999 le copie erano scese a 529.675 e nel 2009-10 a 407.181.
Nel 1986 La Stampa fu superata nelle vendite da la Repubblica, scendendo dal secondo al terzo posto tra i quotidiani d'informazione.

Dal 1990 ai giorni nostri[modifica | modifica sorgente]

Con Paolo Mieli (1990-1992) comincia un ricambio generazionale. Il nuovo direttore dà maggiore attenzione alla televisione e nomina alcuni brillanti collaboratori destinati a prendere il posto dei due grandi decani: Norberto Bobbio e Alessandro Galante Garrone. Come vice-direttore sceglie Ezio Mauro, piemontese. Durante la Guerra del Golfo (1990-1991), mentre i due maggiori quotidiani italiani fanno a gara a chi pubblica più pagine (piene di notizie, resoconti, interviste, ecc.) La Stampa inventa la formula del "diario": quello militare di Mario Ciriello, quello italiano molto pacifista di Lietta Tornabuoni, quello arabo di Igor Man, quello tv di Oreste Del Buono e quello americano di Furio Colombo. La formula riscuote successo presso il pubblico e fa aumentare la credibilità del giornale. Finito il conflitto, comincia a tenere un "diario" l'inviato Paolo Guzzanti, che raccoglie le confidenze del presidente Francesco Cossiga e le spiega ai lettori[10]. Mieli innova anche le pagine di politica interna: il "retroscena", cioè la spiegazione di quello che i politici fanno e pensano dietro la facciata delle loro parole, diventa una testatina in alto nella pagina[11]. Lombardo d'origine e romano d'adozione, riesce nella difficile impresa di "de-juventinizzare" il giornale (lo riconoscerà anche il presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano).

Con il successore di Mieli, Ezio Mauro (1992-1996), debutta il settimanale Specchio della Stampa (27 gennaio 1996)[12]. Nel 1999, sotto la direzione di Marcello Sorgi (Gianni Riotta condirettore), nasce l'edizione web del quotidiano. Nei primi anni Duemila viene inaugurata una politica di abbinamenti con varie testate locali, diffuse in tutta la penisola.

Il 19 novembre 2006 il direttore Giulio Anselmi) decide una storica riduzione del formato del giornale, sull'onda di un cambiamento che sta interessando tutti i quotidiani in formato "lenzuolo". «La Stampa» riduce le dimensioni da 38x53 a 31x45 cm, approdando al formato Berlinese, a sei colonne. Il cambio di dimensione, voluto dall'editore insieme all'adozione del colore su tutte le pagine e al restyling della testata, sfida le abitudini consolidate dei lettori. La scommessa è vinta, come dimostreranno i dati di vendita. Dal 2008 La Stampa è disponibile in formato elettronico sui lettori e-book, come il Kindle, primo in ordine di tempo tra i quotidiani italiani.

Nel 2009 un piano di ristrutturazione del giornale ha iniziato un programma di riduzione di un terzo degli organici giornalistici e poligrafici entro la fine del 2010.[senza fonte] Dal 29 ottobre 2010, dopo un lavoro di digitalizzazione e indicizzazione durato anni, finanziato da un Comitato per la Biblioteca Digitale dell'Informazione Giornalistica di cui fanno parte Fondazione CRT, Compagnia di San Paolo, La Stampa e Regione Piemonte, viene reso disponibile on-line gratuitamente l'intero archivio storico della testata. L'archivio contiene tutti i numeri del quotidiano usciti dal 1867 al 2006, incluse le edizioni principali del mattino, quelle serali e i supplementi, per un totale di circa 1.750.000 pagine, 5.000.000 di articoli e 4.500.000 fotografie e illustrazioni. Dal giugno 2011 il sito web ha attivato un canale, chiamato VaticanInsider , sulla Santa Sede e la chiesa cattolica nel mondo.

Dal 10 settembre 2012 la nuova sede del giornale è in Via Lugaro 15 a Torino.

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Graditi al regime fascista

Dopo la caduta del fascismo: nomine approvate dal Minculpop defascistizzato[15]

Nomine approvate dal Minculpop della R.S.I.

Sospensione per decreto del CLN: 28 aprile - 17 luglio 1945

Nominato dal CLN

Scelti dal gruppo Fiat

Firme[modifica | modifica sorgente]

Secolo XX[modifica | modifica sorgente]

Oggi[modifica | modifica sorgente]

Edizioni regionali[modifica | modifica sorgente]

La testata è diffusa soprattutto nel Nord Ovest, per la grande maggioranza in Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria, ove le redazioni locali sono tra i punti di forza principali del quotidiano. Un accordo per l'uscita in abbinamento locale con una serie di piccoli e medi quotidiani sparsi in tutto il Paese (i maggiori dei quali sono Cronache di Napoli, Corriere di Caserta, Corriere Mercantile, Corriere Romagna, Cronache del Mezzogiorno, Il Domani della Calabria, Il Domani di Bologna, L'informazione, La Voce di Mantova, Primo piano Molise e Gazzetta del Mezzogiorno), seppur risoltosi con molti di essi tra il 2004 e il 2005, ne ha favorito la diffusione in altre regioni.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Anno Totale diffusione
(cartacea + digitale)
Diffusione cartacea Tiratura
2013 221.445 214.083 303.092
Anno Media mobile
2012 237.194
2011 273.806
2010 279.921
2009 300.578
2008 298.860
2007 304.168
2006 305.085
2005 307.053
2004 333.044
2003 336.967
2002 358.408
2001 372.038
2000 360.021
1999 354.800
1998 361.308
1997 380.843
1996 396.898

Dati Ads - Accertamenti Diffusione Stampa. La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell'ADS, sommando: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Responsabile delle edizioni del Piemonte e della Valle d'Aosta
  2. ^ Accertamenti Diffusione Stampa. URL consultato il 24/11/2013.
  3. ^ L'attuale via Garibaldi, in pieno centro
  4. ^ Alfredo Frassati era il padre del beato Pier Giorgio Frassati.
  5. ^ Roux, ormai permanentemente a Roma in quanto deputato, entrò nella proprietà di un quotidiano della capitale, La Tribuna.
  6. ^ Da allora fino al 1986, La Stampa rimase il secondo quotidiano italiano per diffusione.
  7. ^ Vittorio Zucconi scrive, in Parola di giornalista: "Un giorno che un acquazzone e una piena spazzarono via un bel ponte stradale appena costruito dalla Fiat e inaugurato alla presenza di autorità civili e militari, escogitò De Benedetti stesso un titolo di prima pagina azzeccato sopra l'imbarazzante foto di quell'opera scomparsa alla prima pioggia: "Piove, ma si ricostruisce".
  8. ^ a b Vittorio Zucconi, Parola di giornalista, la Repubblica
  9. ^ Nel 1974 il prezzo di vendita dei quotidiani, all'epoca fissato dallo Stato, passò in un sol colpo da 100 a 150 lire. Le vendite subirono un contraccolpo; Stampa e Stampa Sera, scesero rispettivamente del 17% e del 30%
  10. ^ Adriano Botta, "La «banda Mieli» le sta suonando un po' a tutti", L'Europeo, n° 26, 28 giugno 1991.
  11. ^ Fabio Martini, Il retroscena? È già tornato in Europa, 27 aprile 2012.
  12. ^ Modificata la testata in Specchio, chiuderà il 7 aprile 2007 per rinascere il successivo 26 maggio come mensile e col nome Specchio+; chiuderà definitivamente nel 2009.
  13. ^ Il quotidiano fu poi sospeso dal regime.
  14. ^ Il quotidiano fu nuovamente sospeso dal regime.
  15. ^ Decreto 9 agosto 1943, n. 727.
  16. ^ Il quotidiano non uscì nei giorni 10, 11 e 12 settembre 1943. Il 13 settembre Burzio firmò per l'ultima volta il giornale. Tra il 14 e il 17 settembre La Stampa uscì senza firma.
  17. ^ Prima pagina de «La Stampa» del 18 luglio 1945
  18. ^ Già condirettore a partire da luglio 1946.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]