La Gazzetta dello Sport

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La Gazzetta dello Sport
Logo de La Gazzetta dello Sport
Prezzo di copertina 1,00 € (1,50 € sabato)
Paese Italia
Lingua italiano
Periodicità quotidiano
Genere stampa nazionale
Formato tabloid
Tiratura 513.197 (dicembre 2008)
Diffusione 369.535 (dicembre 2008)
Fondazione 3 aprile 1896
Sede via Solferino 28, Milano
Editore RCS Quotidiani
Capitale sociale 40 000 000
Direttore Carlo Verdelli
ISSN 1120-5067
Sito web gazzetta.it

La Gazzetta dello Sport è uno dei maggiori quotidiani d'Italia per tiratura e diffusione, e il primo tra i giornali sportivi.

Indice

[modifica] Le origini

La Gazzetta dello Sport nasce il 3 aprile 1896 (un venerdì) dalla fusione di due giornali sportivi, il settimanale Il Ciclista di Eliso Rivera (con sede a Milano) ed il bisettimanale La Tripletta [1] di Eugenio Camillo Costamagna (con sede a Torino), nati l'anno precedente.

L'editore è Edoardo Sonzogno, lo stesso del Ciclista. La redazione è ospitata nei locali forniti da Sonzogno, in via Pasquirolo a Milano. A fare il giornale sono in tutto cinque persone:

  • Eugenio Camillo Costamagna,
  • Eliso Rivera
  • A. C. Blache, redattore capo,
  • Enrico Tarlarini, redattore e segretario di redazione,
  • Gino Tavecchia, redattore.

Il giornale esce a cadenza bisettimanale. Le prime edizioni sono stampate su carta verde chiaro, su quattro pagine, a un costo di 5 centesimi di lire. La prima pagina è di 5 colonne.
Nella prima pagina del numero 1 tutti i titoli appaiono su una sola colonna e riguardano un solo sport: il ciclismo, lo sport più importante dell'epoca. Non ci sono fotografie[2].

Il giornale ha due testate: La Gazzetta dello Sport in alto e Il Ciclista e la Tripletta come sottotestata. Sul numero uno compare l’indicazione “Anno II – N. 1 (28)”. Il motivo è spiegato dagli stessi fondatori: Veramente il nostro non fu un vero primo numero perché esso è la continuazione della ben nota «Tripletta di Torino» ed è nello stesso tempo un supplemento del «Ciclista», l’elegante rivista che è al suo secondo anno di vita e continua con buon esito le sue settimanali pubblicazioni.

Le pagine interne del giornale coprono tutti gli sport che si praticano in Italia: la Gazzetta è il primo giornale del Paese a trattare tutti i rami dello sport: oltre al ciclismo, al trotto e al galoppo, compaiono podismo (chiamato all'epoca "sport pedestre"), caccia, scherma, canottaggio, tiro a segno, tiro al piccione, atletica leggera, lotta, vela e tennis. La prima tiratura è di 20.000 copie.

Editoriale di presentazione de «La Gazzetta dello Sport», pubblicato sul primo numero
Testata del primo numero de «La Gazzetta dello Sport», uscito il 3 aprile 1896

Senza avere la pretesa di fare della storia, cosa punto compatibile col carattere di questo giornale, noi ci limiteremo ad accennare alla differenza del significato che lo sport può avere nell'epoca odierna, qualora lo si voglia comparare col passato. Nell'aurea età Greca, lo sport era la vera sublimazione della forza fisica, unita però al sentimento artistico. Gli Elleni non scindevano mai l'uno dall'altro e l'estetica doveva essere rispettata sempre. L'atleta nel maximum dello sforzo conservava sereno il sorriso sulle labbra e la persona atteggiata alla più leggiadra e plastica delle pose. Presso di noi moderni, invece lo sport ha significati diversi.
Per alcuni esso riveste carattere di divertimento, per altri forma oggetto dì studio, per i più diventa una quistione di vita. L'attività febbrile la quale caratterizza questa fine di secolo, finì col corrompere le intenzioni purissime dello sport. Quello che prima non tendeva se non a migliorare la natura umana, portando il fisico a quella ideal bellezza la quale forma il sogno dell'artista, ora divenne un mezzo per arrivare a un fine determinato. Quello che materialmente il nostro fisico doveva dare, non bastava più. Le velocità detenute in corsa, i lunghi percorsi fatti a piedi, erano insufficienti alla febbre crescente di soverchiarsi e nacquero le macchine[3]. Alla forza si unì l'ingegno ed ecco quindi lo sport a prendere una vìa nuovissima dì applicazione.
Di pari passo coi nuovi mezzi sta pure crescendo l'umana curiosità. Se prima la vittoria di un atleta era appena notata, più tardi divenne oggetto di commenti ed ora si cerca con crescente curiosità di conoscerne l'esito in precedenza degli altri. La cesta del pensiero s'affaccia su tutte le intrinsecazioni umane. Nessuna istituzione mette in giuoco le legittime ambizioni nazionali quanto lo sport. Esso sotto la forma la più cortese, la più amichevole, riunisce tutte le rivalità eccitando una curiosità immensa nell'animo di tutti.

Per trattare quindi lo sport bisogna sentirsi in grado di correre coi tempi, prevedere, arrivare. I giornali sportivi non devono soltanto fornire le notizie, commentare il progresso, registrare il successo, no, essi devono predire, correre l'alea stessa di tutte le cose di questo fine di secolo, devono arrivare. Arriveremo? Modestamente osiamo sperarlo, ad ogni modo non sarà certo da parte nostra che finiranno volontà e tenacia di propositi.
(Nell'immagine: La testata del primo numero de «La Gazzetta dello Sport», pubblicato il 3 aprile 1896)

Sul numero 2 i due direttori, dopo aver espresso la loro soddisfazione per le 20.000 copie vendute col primo numero, indicano cos'è «La Gazzetta»: un giornale fatto di notizie e di resoconti dettagliati, scritti immediatamente dopo la conclusione degli avvenimenti sportivi[4]. Il giornale ha una periodicità bisettimanale, con uscite il lunedi e il venerdì, poiché i giorni in cui si svolgono la maggior parte delle gare sportive sono sabato/domenica e mercoledì/giovedì.

Per una fortunata coincidenza, la Gazzetta nasce appena tre giorni prima della nascita delle prime Olimpiadi moderne, che si celebrano ad Atene dal 6 al 15 aprile 1896. Sul numero del 13 aprile i lettori possono trovare la descrizione della cerimonia di inaugurazione.

Dall'Editoriale pubblicato il 13 aprile 1896 col titolo «I Giuochi Olimpici»:
Lunedì 6 corrente furono organizzate le feste per i giuochi olimpici. L'aspettativa grandissima che vi era per questi giuochi non fu certamente superiore al risultato. La prima giornata fu splendida e per il concorso del pubblico e per i giuochi stessi che dal lato sportivo nulla lasciarono a desiderare. La folla che si radunò nello stadio e attorno al recinto si calcola più di ottantamila persone; la famiglia reale, cioè re Giorgio, le principesse Maria e Sofia e il principe Michielovich, venne alle tre allo stadio ed accolta dal principe ereditario e dal comitato dei Giuochi olimpici esaminò attentamente la stupenda restaurazione del circolo dovuta alla munificienza [sic] di un ricco signore greco, quindi il re dopo aver tenuto un discorso con sentite e giustissime parole salutò la balda gioventù accorsa da ogni parte del mondo a prender parte alle gare tra gli applausi universali, prese possesso dello stadio a nome della Grecia. Incominciarono allora le orchestre riunite ad eseguire l'inno olimpico, opera del nostro amico Spyros Amara che diresse egli stesso, infine furono aperte le gare.

Dal 1° gennaio 1897 viene abbandonata la sottotestata "Il Ciclista e la Tripletta" e La Gazzetta assume il nome attuale.
In seguito ai moti del maggio 1898 Eliso Rivera viene messo in carcere. Dopo 22 giorni viene rilasciato per insufficienza di prove. Ma non ritorna più alla Gazzetta; per motivi personali lascia la direzione. Lo sostituisce il redattore della scherma, Roderico Rizzotti, che affianca Costamagna come direttore. In dicembre il giornale si trasferisce in via Santa Radegonda. Entra in redazione il giovane Armando Cougnet, che è giunto a Milano da Reggio Emilia percorrendo tutta la strada in bicicletta.

[modifica] Il colore rosa

La Gazzetta dello Sport era stata inizialmente stampata su carta verde chiaro. Il 4 settembre 1896 si era passati ad una carta color bianco-giallastro (forse a causa della scarsa reperibilità della materia prima). L'esperimento era durato poco perché già l'anno successivo si era tornati al verde chiaro originale.
Il 2 gennaio 1899 fu scelto definitivamente il rosa[5]. La novità viene comunicata ai lettori sul numero del 27 dicembre 1898 con un titolo a tutta pagina, il primo nella storia del giornale[6]. Il nuovo colore si impone subito e il rosa diventerà il simbolo distintivo del giornale.
Sempre nel 1899 il giornale organizza il suo primo avvenimento sportivo: un incontro di scherma tra Agesilao Greco e il belga Fernand Desmet, che si disputa il 4 agosto[7]. Si inaugura un supplemento quindicinale illustrato.

Nel 1902 la Gazzetta organizza la sua prima manifestazione sportiva popolare: la gara podistica Milano-Monza-Milano. Il giornale cresce: la tiratura sale a 36.000 copie. Per divergenze sulla conduzione, Rizzotti si dimette.

Per fronteggiare la concorrenza del neonato quotidiano sportivo Gli Sport, la Gazzetta organizza il 12 novembre 1905 la sua prima corsa ciclistica, il Giro di Lombardia. A conclusione dell'anno 1906 viene pubblicato un annuario sportivo e si dà vita ad una serie di ritratti dei grandi campioni. Le foto dei protagonisti dello sport non sono rettangolari , come oggi, ma a forma di medaglione.

Nel 1907 la Gazzetta organizza un'altra corsa ciclistica, questa volta in apertura di stagione, la Milano-Sanremo. Nell'occasione il giornale diventa trisettimanale. La tiratura tocca il record di 102 000 copie.

[modifica] Il Giro d'Italia

La prima pagina della «Gazzetta» del 31 maggio 1909, che annuncia la vittoria di Luigi Ganna al primo Giro d'Italia.
Una copertina de «Lo Sport Illustrato» degli anni Dieci.

Il 24 agosto 1908 il giornale annuncia l'organizzazione del Giro d'Italia ciclistico, battendo sul tempo Il Corriere della Sera[8]. Il patron della manifestazione sarà Armando Cougnet; la corsa avrà inizio l'anno successivo. Al corridore in testa alla classifica spetta la maglia rosa, colore simbolo de La Gazzetta. Viene messo in palio per il vincitore un premio di 30.000 lire.

Nel gennaio 1909, a Parigi, Giovanni Raicevich diventa il primo campione del mondo di lotta greco-romana professionista. In quell'occasione la Gazzetta tira 100.000 copie.
La prima Maglia rosa del Giro d'Italia va a Dario Beni; la corsa a tappe viene vinta da Luigi Ganna. Nel 1910 i redattori diventano professionisti e percepiscono i loro primi regolari stipendi (da 100 a 500 lire al mese).

Nel 1913 un consiglio direttivo tecnico presieduto prima da Arturo Mercanti e poi da Edgardo Longoni (ex redattore capo) sostituisce Costamagna nella direzione. Durante il Giro d'Italia di quell'anno la Gazzetta esce per la prima volta come quotidiano. Nasce Lo Sport illustrato, il settimanale che affiancherà il giornale per oltre 50 anni.

Nel periodo bellico la Gazzetta torna a cadenza bisettimanale. Dal 1917 fino alla fine della guerra vengono stampate 30.000 copie gratuite inviate ai soldati al fronte ("La Gazzetta del Mitragliere").

Finita la guerra, nel 1919 la Gazzetta diviene definitivamente un quotidiano.[9][10]

[modifica] Gli anni della consacrazione

La prima pagina della «Gazzetta» del 20 giugno 1938.

Gli anni venti sono quelli della definitiva consacrazione del quotidiano. Sotto la direzione di Emilio Colombo, redattore dal 1909, il giornale sa alimentare le grandi rivalità fra i campioni (Girardengo-Belloni, Binda-Guerra), che crearono il tifo ciclistico. La tiratura del quotidiano raggiunge vertici eccezionali con delle punte di 500.000 copie. Nel 1926 il giornale ha finalmente una sede tutta sua: un fabbricato di quattro piani in via Galilei costruito sui terreni dell'ex birreria Spluga. La redazione e la tipografia entrano in funzione l'anno successivo.

Dal 1930 il quotidiano esce su 7 colonne (l'ultimo ampliamento era stato nel 1899) e nel 1938 le colonne diventano 8. Negli anni Trenta il giornale organizza manifestazioni in tutti i rami dello sport: atletica, ciclismo, motociclismo, lotta, scherma, sci, nuoto, pugilasto, pesistica e partecipa all'organizzazione della Mille Miglia.
Il ciclismo è nettamente lo sport numero uno in Italia, il suo dominio è incontrastato. Un paragone è utile: nel 1935 la Juventus vince il suo quinto titolo consecutivo. Ma la notizia non trova posto in prima pagina perché in quei giorni si sta correndo il Giro. Invece la vittoria al Campionato del Mondo del 1938 viene celebrata con un titolo a tutta pagina (vedi immagine a lato).

Nel 1936 una polemica sorta tra il direttore Emilio Colombo e Bruno Roghi aveva portato quest'ultimo a sostituirlo alla guida del giornale. Nel 1943 Roghi si dimette. Il redattore capo Ugo Toffaletti fa le veci del direttore sino al mese di dicembre, quando Bonacossa mette Armando Cougnet alla direzione del giornale.
Tra il 1944 e il 1945 la Repubblica sociale esercita la sua ingerenza sulla nomina dei direttori, ordinando di richiamare Emilio Colombo (che però dopo qualche mese rinuncia), poi Luigi Ferrario.
Dopo il ritorno alla democrazia, Bruno Roghi è richiamato alla direzione.

[modifica] Dal 1946 al boom degli anni ottanta

Nel 1946 esce a Trieste l'edizione della "Gazzetta Giuliana", interamente stampata nel capoluogo. Questa particolare edizione dura sei mesi.

Nel 1950 comincia il decennio della direzione di Giuseppe Ambrosini, che guida la Gazzetta fino al 1961. Insieme con Gianni Brera (condirettore 1950-54) inaugura una vera e propria rivoluzione nella scrittura delle notizie, spogliandola dei facili effetti che indulgevano a una certa retorica, per indirizzarla, con una prosa precisa ed asciutta, sui binari di una scienza esatta, in notevole anticipo sui tempi.

Variazioni dell'assetto proprietario
  • 1896 Proprietari e fondatori sono Eugenio Camillo Costamagna ed Eliso Rivera.
  • 1906 Il 24 gennaio si costituisce la società in accomandita per azioni La Gazzetta dello Sport; i cogerenti sono Costamagna ed Armando Cougnet (facoltoso uomo milanese), capitale 300.000 lire. Tra gli azionisti figurano Giovanni Agnelli, Vincenzo Fraschini, Alberto Pirelli ed Edoardo Bianchi.
  • 1911 Le azioni di Costamagna sono rilevate da Armando Cougnet, che diviene proprietario unico della testata.
  • 1913 Il giornale viene rilevato dalla Sonzogno Editore, che lo trasferisce in corso di Porta Nuova.
  • 1922 La Gazzetta passa nelle mani di un gruppo finanziario.
  • 1929 Il conte Alberto Bonacossa acquista i 4/5 del pacchetto azionario e diventa il proprietario della testata. Rimarrà initerrottamente alla guida del giornale fino alla morte, con l'eccezione degli anni 1944-45, durante i quali la Repubblica Sociale espropria la testata a favore del gruppo editoriale "Repubblica Fascista".
  • 1945 Una nuova società, la S.E.S.S. (Società Editrice Stampa Sportiva) assume la gestione editoriale, Bonacossa ne è il presidente.
  • 1953 Muore Alberto Bonacossa. La proprietà del giornale passa al figlio Cesare.
  • 1968 La Gazzetta cambia gestione. Alla S.E.S.S. subentra la S.E.E. (Società Esercizi Editoriali), il cui amministratore unico è Giuseppe Pasquale, ex presidente della Federcalcio.
  • 1972 La S.E.E. fallisce. Il 1° luglio la gestione della Gazzetta è rilevata dalla N.E.S. (Nuove Edizioni Sportive), società del gruppo Fiat.
  • 1976 Il gruppo Rizzoli-Corriere della Sera (RCS) acquista dalla Fiat il pacchetto azionario della N.E.S. L'anno seguente la Gazzetta si trasferisce nello stabile dell'Editoriale Corriere della Sera, in via Solferino 28.
  • 1984 La RCS viene acquistata dalla Gemina, holding controllata dalla famiglia Agnelli e da Mediobanca. Nel 1986 avviene una riorganizzazione per comparti: la Gazzetta viene inserita nella RCS Quotidiani, che è tuttora l'editrice del quotidiano.

Negli anni cinquanta si avvia una ricollocazione degli sport: a pagina 2 (una pagina "nobile") trovano spazio pallacanestro, nuoto, ginnastica, atletica leggera e tennis. Invece a pagina 3 si fa un tentativo di "Terza pagina", cioè di servizi non legati dall'attualità quotidiana, che consentono di riflettere sul momento che sta attraversando uno sport o un campione. Il primo appare il 19 gennaio 1952 a firma di Gianni Brera e s'intitola "L'avocatt in bicicletta - Il romanzo di cinquant'anni del ciclismo nel racconto di Eberardo Pavesi"[11].

Nel 1961 Ambrosini lascia spazio a Gualtiero Zanetti, che un anno primo lo aveva affiancato come condirettore. Zanetti è un uomo molto introdotto negli ambienti che contano: dà del tu ai dirigenti di Lega Calcio e CONI; con lui aumenta il "peso politico" della Gazzetta. Per quanto riguarda la fattura del giornale, è fautore di una linea freddamente e scrupolosamente cronachistica: vanno date tutte le notizie nel modo più preciso e documentato possibile; nessuna eleganza letteraria, nessun artificio grafico sensazionale.
Nel 1966, nel quadro di un nuovo programma di rilancio editoriale, la Gazzetta abbandona la sede di via Galilei (in cui era arrivata nel 1926) per trasferirsi in piazza Cavour. La stampa è affidata alla tipografia SAME. Si decide di chiudere il supplemento "Lo Sport illustrato", che cessa le pubblicazioni l'anno successivo.

Nel 1970 nasce "90° minuto", programma tv che mostra le immagini delle partite di Serie A ad appena 45' minuti dalla loro conclusione. La televisione scavalca definitivamente la stampa nella cronaca dell'evento sportivo. L'offerta televisiva "sazia" l'appassionato nello stesso giorno in cui si svolgono le partite. Il giorno dopo lo sportivo vuole leggere i perché, i retroscena dei fatti. La risposta che dà la Gazzetta a questa nuova esigenza rappresenta un nuovo capitolo nella storia del giornalismo sportivo italiano.

Il nuovo direttore (dal 1976) Gino Palumbo (con Bruno Raschi vicedirettore) rivoluziona il modo di comunicare la notizia. La cronaca dell'avvenimento non basta più: la Gazzetta comincia ad offrire retroscena, analisi, a raccontare cosa succede negli spogliatoi.

Nasce la prima pagina con funzione di "vetrina", novità assoluta per il giornalismo sportivo italiano: grossi titoli immediati di facile interpretazione e senza più servizi, ad esclusione dell'articolo di fondo. Cambia anche lo stile di scrittura: il giornalista non è più chiamato ad esprimere un illuminato parere, ma deve far partecipare il lettore, per questo i termini tecnici devono essere usati con parsimonia e comunque vanno sempre spiegati.

Nel 1977 l'editore Rizzoli fa scattare un piano di potenziamento del giornale:

  • Apertura di centri stampa in teletrasmissione (a Napoli, Trieste, Genova, e Roma).
  • "La Gazzetta dello Sport Illustrata", che esce come supplemento a colori il sabato (dal 1977 fino al 1981).
  • Le edizioni regionali (Triveneto dal 1977, Sicilia dal 1981).

La formula adottata da Palumbo incontra un vasto successo: da un numero di lettori di 1 220 000 nel 1975 (quarto quotidiano nazionale), la Gazzetta passa a 1 961 000 nel 1980 (secondo quotidiano nazionale), per diventare primo quotidiano italiano nel 1982 con 2 811 000 lettori. L'anno successivo supera i tre milioni di lettori (3 078 000) come media giornaliera.
Per quanto riguarda la tiratura, il 12 luglio 1982, giorno successivo alla finale del campionato mondiale di calcio in Spagna, La Gazzetta stampa 1 469 043 copie, saturando tutte le possibilità produttive e stabilendo il primato italiano per quotidiani.

All'apice del successo, Gino Palumbo decide di lasciare; sceglie come suo successore Candido Cannavò, che lavora alla Gazzetta dal 1955 come corrispondente dalla Sicilia ed è stato chiamato a Milano l'anno prima per fare un anno di ambientamento.

Nel 1983 viene aperto il sesto centro stampa a Catania; Pompei subentra a Napoli. Nel 1984, in occasione delle Olimpiadi di Los Angeles, la Gazzetta viene teletrasmessa quotidianamente nella città californiana: esce in contemporanea con l'Italia (e non con un giorno di ritardo come accade normalmente per i giornali stranieri). Il 7 novembre, a titolo sperimentale, la Gazzetta viene teletrasmessa in Cina.

Altri centri stampa vengono aperti tra il 1987 e il 1993 a Bari, Padova, Pessano con Bornago e Cagliari.

Nel 1986 ha inizio la teletrasmissione a Francoforte sul Meno, in Germania, per il centro Europa; verrà rafforzata nel 1994 con l'apertura del centro di Charleroi, in Belgio.

Nel 1989 viene battuto il record di tiratura: in occasione della vittoria del Milan in Coppa dei Campioni, La Gazzetta tira 1.486.110 copie.

Nel febbraio 1992 La Gazzetta, in pieno fervore olimpico, dedica tutta la prima pagina alle medaglie conquistate ai Giochi invernali di Albertville da Alberto Tomba, Deborah Compagnoni ed il quartetto di sci di fondo: per la prima volta nella sua storia moderna il calcio non compare in prima pagina. Di per sé è una notizia che fa il giro del mondo.

Nel 1994 La Gazzetta va oltreoceano: si inaugura la teletrasmissione anche negli Stati Uniti.

[modifica] La Gazzetta oggi

Il 16 dicembre 2004 La Gazzetta ha abbandonato per un giorno il suo classico colore rosa ed è stato stampato su carta verde per promuovere l'uscita nelle sale italiane del film Shrek 2. Il ricavato di questa operazione di marketing, pari a 120.000 euro, è andato in beneficenza[12].

Il 10 luglio 2006, il giorno dopo la vittoria della nazionale di calcio italiana nei mondiali di calcio 2006, la tiratura del giornale ha battuto il record italiano precedente (che apparteneva sempre a La Gazzetta) con l'incredibile cifra di 2 302 808 copie.[13].

Il 29 marzo 2008, il giornale, seguendo una tendenza generalizzata della stampa italiana, cambia formato diventando tabloid. Oltre alla riduzione delle dimensioni si registra l'inserimento del colore in tutte le pagine.

Attualmente La Gazzetta viene teletrasmessa in 6 centri stampa in Italia e in 3 all'estero, ed i dati di diffusione 2006 la confermano primo giornale italiano per numero di lettori (circa 3 600 000 ogni giorno).

La Gazzetta dello Sport, di domenica, esce con la testata La Gazzetta Sportiva, in ossequio ad un'antica legge che in Italia impediva ad un quotidiano di uscire per più di 6 giorni alla settimana. Oggi tale legge non esiste più ma la tradizione è rimasta.

[modifica] Allegati in edicola

Già nel 1898 fu offerto un settimanale insieme al quotidiano; inoltre per 50 anni La Gazzetta fu diffusa insieme al Lo Sport Illustrato .

Dal 31 ottobre 1995 ha riproposto l'uscita, al sabato, di un allegato settimanale, prima col nome di Gazzetta dello Sport Magazine, che poi, a partire dal 2000, diventerà Sportweek.

[modifica] Internet

La notte del 26 agosto 1997 nasce il sito web del giornale,[14] oggi ai vertici dei giornali online italiani.[senza fonte]
Il 22 ottobre 2002 il gruppo editoriale Rcs MediaGroup, in collaborazione con la Icon MediaLab s.r.l., presenta un nuovo servizio a pagamento per la consultazione del quotidiano on-line su Edicola [15]. Il servizio mette a disposizione degli utenti, oltre alla già citata possibilità di consultare on-line la versione digitale grafica (file PDF) o testuale (file TXT) del quotidiano presente nelle edicole, la possibilità di sottoscrivere abbonamenti settimanali, mensili ed annuali.

[modifica] Eventi sportivi organizzati dalla Gazzetta

Oltre al Giro d'Italia, oggi La Gazzetta organizza il Giro di Lombardia, nato nel 1905, la Milano-Sanremo (1907), la Tirreno-Adriatico, il Giro del Piemonte, il Giro del Lazio, la Monte Paschi Eroica, il campionato italiano di beach-volley, la Milano City Marathon e numerose altre gare in diverse discipline sportive.

[modifica] Direttori

[modifica] Firme

I vicedirettori sono Umberto Zapelloni, Ruggiero Palombo, Franco Arturi, Gianni Valenti, Stefano Cazzetta.[16]

Hanno scritto per la Gazzetta:


Scrivono attualmente, fra gli altri:

[modifica] Riconoscimenti

  • Premio Fiuggi per la funzione educativa e culturale svolta nel campo delle comunicazioni di massa (1986)
  • Coppa Olimpica, assegnata dal CIO, il più alto riconoscimento del Comitato Olimpico internazionale per un organismo o un'istituzione
  • Miglior pubblicazione sportiva d'Europa, ricevuto a Barcellona nel corso del galà dello sport organizzato dal quotidiano El mundo deportivo (1994)
  • Stella d'oro al merito sportivo, massimo premio del CONI, ricevuto per celebrare il centenario della "rosea", per "aver contribuito con particolare efficacia alla diffusione e all'autonomia dello sport italiano".

[modifica] Voci correlate

[modifica] Note

  1. ^ La "tripletta" era una bicicletta a tre posti.
  2. ^ Gazzetta 110 anni. URL consultato il 05-03-2008.
  3. ^ Per inciso, le biciclette.
  4. ^ Enrica Speroni, "Come la Gazzetta si è trasformata", in I nostri 90 anni, supplemento alla «Gazzetta dello Sport» del 3 aprile 1986
  5. ^ Non fu il primo quotidiano a scegliere questo colore: l'idea viene ripresa da Parigi, dove i due quotidiani sportivi si distinguono già da anni per il loro colore: verde Le Vélo, rosa il Journal de sport e giallo sarà poi L'Auto che nel 1903 lancerà il Tour de France.
  6. ^ Enrica Speroni, "Come la Gazzetta si è trasformata", in I nostri 90 anni, supplemento alla «Gazzetta dello Sport» del 3 aprile 1986.
  7. ^ Lo schermidore Agesilao Greco, considerato imbattibile, era stato clamorosamente sconfitto dal belga Fernand Desmet in un incontro a Parigi. L'italiano però non aveva riconosciuto il verdetto dei giudici, accusandoli di sciovinismo. Il caso suscitò molto clamore. «La Gazzetta» organizzò la rivincita, che si tenne a Milano dove Greco prevalse su Desmet.
  8. ^ Cento anni di Giro - Un secolo di passione - La Gazzetta dello Sport, 24 agosto 2008
  9. ^ Franco Abruzzo, Codice dell'informazione e della comunicazione - Materiali per un corso di storia del giornalismo. Da Gutenberg al web, alla free press e alla tv digitale, Roma, Centro di documentazione giornalistica, 2006. 324
  10. ^ Paolo Murialdi, 'Storia del giornalismo italiano', Bologna, il Mulino, 2006. 96
  11. ^ Enrica Speroni, "Come la Gazzetta si è trasformata", in I nostri 90 anni, supplemento alla «Gazzetta dello Sport» del 3 aprile 1986.
  12. ^ Shrek e un regalo da 120.000 euro - La Gazzetta dello Sport, 31 dicembre 2004
  13. ^ Tutto esaurito, la Gazzetta in ristampa. URL consultato il 05-03-2008.
  14. ^ http://www.gazzetta.it
  15. ^ (IT) «IconMedialab & RCS on-line con edicola.corriere.it» (PDF), 22-10-2002. URL consultato in data 27-08-2008.
  16. ^ Redazione. URL consultato il 05-03-2008.
  17. ^ Pioniera del giornalismo sportivo femminile, esordì il 18 novembre 1973 con un'intervista eslusiva a Gianni Rivera, che ruppe un silenzio stampa che durava 6 mesi

[modifica] Collegamenti esterni

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