Gianni Brera

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Giovanni Luigi Brera

Giovanni Luigi Brera (San Zenone al Po, 8 settembre 1919Codogno, 19 dicembre 1992) è stato un giornalista e scrittore italiano.

Grazie alla sua inventiva e alla sua padronanza della lingua italiana ha indubbiamente influenzato il giornalismo sportivo italiano del XX secolo, basti vedere il numero di neologismi ancora in uso da lui introdotti nel linguaggio calcistico.[1]. Di se stesso ha scritto:

« Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l'8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti (…) Io sono padano di riva e di golena, di boschi e di sabbioni. E mi sono scoperto figlio legittimo del Po. »
(Gianni Brera)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Inizia a giocare a calcio come terzino a 15 anni nella squadra "A" del G.C. Giosuè Carducci di Milano che partecipa al campionato milanese ragazzi 1934-1935[2] che lo vedrà convocato ad una partita di allenamento della rappresentativa milanese contro la squadra dell'Isotta Fraschini. In seguito è chiamato dall'allenatore Renato Rossi in rappresentativa milanese ragazzi in occasione del "Torneo Baravaglio"[3] organizzato dal Guerin Sportivo a Torino il 9 giugno 1935 dove sconfissero 2-1 i pari grado del Direttorio della Sezione Propaganda di Torino[4].

Ha solo 16 anni quando nel 1935 inizia a scrivere dei piccoli articoli a commento del campionato della Sezione Propaganda sul settimanale sportivo milanese "Lo schermo sportivo"[5] e continua a giocare nelle squadre ragazzi passando dal Carducci all'A.C. Vittoria di Milano nelle stagione 1935-1936[6].

Di lui si scrisse che aveva giocato nel Milan[7]. Di fatto, pur avendo giocato nei boys della squadra milanese[8], non arrivò mai a giocare nelle giovanili rossonere perché nelle cronache pubblicate da La Gazzetta dello Sport negli anni successivi lui, che ormai ha passato il limite di età per giocare nei ragazzi sia provinciali che regionali, non è mai citato. Il padre e la sorella lo convinsero che erano più importanti gli studi e lo costrinsero a smettere di giocare e a terminare il liceo a Pavia da dove continuò a spedire corrispondenze al settimanale sportivo milanese "Il nuovo schermo sportivo"[9].

A 18 anni è assunto dal "Guerin Sportivo"[10] dove è subito protagonista tanto da essere considerato la terza miglior penna dopo Bruno Slawitz e il Carlin.

Laureatosi in scienze politiche all'università di Pavia nel 1943, mentre prestava servizio come tenente paracadutista della Divisione Folgore, si rifugiò poi in Svizzera nel 1944 per sfuggire alla Gestapo, che ne sospettava la contiguità con la lotta partigiana. Rientrato in Italia, si unì alla Resistenza in Val d'Ossola, grazie all'intervento del senatore Bruno Maffi e di Giulio Seniga, che garantì per lui, salvandogli la vita. Come aiutante di campo della brigata Comoli[11], facente parte della Divisione Garibaldi Redi, fu l'autore del piano che sventò la distruzione per minamento del traforo del Sempione. Brera si gloriò sempre di aver attraversato tutto il periodo della seconda guerra mondiale, da paracadutista e da partigiano, senza aver mai sparato ad un altro essere umano.

Tornato alla vita civile, nel 1945 fu chiamato da Bruno Roghi alla Gazzetta dello Sport, il più importante quotidiano sportivo italiano, testata della quale diverrà direttore nel 1949, il più giovane nella storia del giornalismo italiano, dopo un fortunato reportage dal Tour de France di quell'anno.

Sposatosi nel 1943 con Rina Gramegna (1920-2000), ne ebbe quattro figli: Franco (n. e m. 1944), Carlo (pittore, 1946-1994), Paolo (scrittore, n. 1949), Franco (musicista, n. 1951).

Tra le numerose testate su cui Gianni Brera scrisse, vi sono, oltre alla citata Gazzetta, Il Giorno, Il Giornale, il Guerin Sportivo e la Repubblica, il quotidiano francese L'Équipe e quello ungherese Népszabadság. I suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue. Si devono a Brera anche numerosi libri: manuali, saggi, romanzi, racconti e pièce teatrali e radiofoniche. Il suo romanzo più celebre fu indubbiamente Il corpo della ragassa che nel 1978 venne adattato per il cinema da Alberto Lattuada e diretto da Pasquale Festa Campanile.

Comparve a lungo in televisione nelle trasmissioni Il processo del lunedì e "L'Accademia di Brera" (per l'emittente Telelombardia).

Nel 1956, quando Giulio Seniga ruppe con il Partito Comunista Italiano per i fatti d'Ungheria, si rifugiò a casa di Gianni Brera portando in una valigia un milione di dollari che rappresentavano il finanziamento dell'Unione Sovietica al PCI. Seniga utilizzò poi il denaro per l'attività politica, fondando in Svizzera la casa editrice "Azione Comune" che diresse riconoscendo a sé stesso solo uno stipendio da operaio. Brera fu candidato alle elezioni al Parlamento nella circoscrizione di Milano-Pavia in due occasioni, con il Partito Socialista e con il Partito Radicale. Gianni Brera era ateo: cfr. l'articolo del figlio Franco su "La Repubblica" del 22 dicembre 1992.

Morì il 19 dicembre 1992[12] in un incidente automobilistico sulla strada che collega Codogno a Casalpusterlengo, quando un'auto che andava in senso opposto a una velocità molto alta sbandò e invase la carreggiata dove viaggiava l'auto di Brera, uccidendone sul colpo i tre occupanti. Nel 2002 l'Arena Civica di Milano fu reintitolata a suo nome[13], e l'allora sindaco della città Gabriele Albertini disse: «Arena Civica era una definizione troppo formale, finalmente questo luogo ha un nome che sa di grande umanità e dedizione allo sport». Sulla tomba di Gianni Brera a San Zenone al Po ogni mese viene depositato come omaggio un sigaro toscano.

Alla sua memoria, dal 2001 si assegna il premio Gianni Brera "Sportivo dell'Anno".

Lo stile[modifica | modifica sorgente]

Brera diede vita a uno stile giornalistico innovativo e moderno, basato sulla sua vena letteraria e narrativa e su una cultura classica assai profonda. Introdusse numerosi neologismi[14] (ma anche riadattamenti in ambito sportivo di stilemi della tradizione linguistica italiana, nazionale e dialettale[15]), tuttora utilizzati in ambito sportivo e non, come:

  • contropiede: tratto dalla seconda fase della danza del coro delle tragedie greche (anti-pous), descrive l'attacco di coloro che riportano il gioco in direzione inversa dopo aver sottratto palla all'avversario ancora tutto sbilanciato in avanti;
  • intramontabile: giocatore che, nonostante il trascorrere del tempo, conserva intatta la propria valentìa (sullo stile del greco "athanasios", "immortale", attributo dei semidei, ma applicato alla meno duratura materia della vitalità calcistica di grandi campioni ancora attivi dopo l'età canonica);
  • uccellare: effettuare con successo una giocata ingannevole ai danni di un giocatore, di un portiere o dell'intera difesa avversaria;
  • centrocampista;
  • incornare: realizzare un goal di testa (applica al calciatore l'immagine del toro che si avventa a corna spianate contro la muleta, nella corrida);
  • pretattica: l'inizio di una manovra, prima che sia visibile la strategia prescelta;
  • melina: dal bolognese gioco della melina (in dialetto al zug da mléina) che sta per “indugiare, cincischiare”, e cioè trattenere il più a lungo possibile la palla;
  • goleador: ispanismo che richiama il "toreador" della corrida;
  • disimpegnare: allontanare la palla dall'area di gioco in cui c'è la calca dei giocatori;
  • rifinitura: tratto dal gergo sartoriale, dove designa il tocco conclusivo di confezione di un abito, è applicato all'intervento finale che corona l'azione calcistica;
  • cursore: ala tornante molto veloce;
  • libero (difensore senza compiti prestabiliti di marcatura): quest'ultima parola è stata accolta anche nelle lingue francese, inglese, spagnola e tedesca;
  • Eupalla: dea, anch'essa di sua invenzione, protettrice del calcio e del bel gioco; tratta dal greco (eu: bene) e dall'italiano (palla in greco è la sfaira), la sua invocazione doveva rafforzare il tono epico dei suoi testi.

Gianni Brera amalgamava gli elementi della lingua italiana con quelli stranieri e con quelli tipici degli idiomi regionali, adottando giri di frase tipici della lingua lombarda; coniò il toponimo Padania (a indicare la Pianura padana o il Nord Italia in generale). Si guadagnò a buon diritto il nomignolo di Gran Lombardo, originariamente coniato per Carlo Alberto Pisani Dossi e passato per le mani, e la penna, di Gadda. Nel romanzo Azzurro Tenebra, che parla della fallimentare spedizione della nazionale italiana ai mondiali di Germania del 1974, Giovanni Arpino tratteggiò la figura di Brera nel personaggio di Grangiuàn. Brera fece scuola, tanto che fu coniato il termine spregiativo “brerini” per quei giornalisti che in qualche maniera si rifacessero al suo stile senza possedere un eguale talento linguistico. I detrattori lo classificarono come un grande "paroliere" assai poco sportivo.

Tifoso genoano, coniò per la squadra amata il termine "Vecchio Balordo" che è ancora oggi annoverato fra gli appellativi con i quali i tifosi del Genoa chiamano affettuosamente la propria squadra.

L'ideologia calcistica e le polemiche[modifica | modifica sorgente]

Gianni Brera ha legato indissolubilmente il proprio nome alla filosofia calcistica del "catenaccio" all'italiana.

L'idea di togliere un attaccante ed aggiungere un difensore esentato da marcature (il cosiddetto "libero") nacque in Svizzera negli anni trenta. Il successo dell'innovazione si misurò al mondiale del 1938, in cui la selezione elvetica riuscì a superare in un doppio confronto la forte compagine austro-tedesca. Il termine "verrou" con cui gli svizzeri definirono quella tattica, fu tradotto letteralmente con "catenaccio" in Italia. Fu solo nel corso degli anni cinquanta e sessanta che tale modulo fu preso in considerazione nella penisola: Gipo Viani e Nereo Rocco furono gli sperimentatori, Gianni Brera il "teorico".

Brera sosteneva la necessità di adottare il catenaccio in Italia per riportare il calcio giocato nel Paese ad alti livelli internazionali. Diceva, tra le altre cose, che gli italiani non erano fisicamente all'altezza degli altri popoli e che, di conseguenza, non potevano impostare un calcio sistematicamente offensivo per 90 minuti: a trascinare al successo sarebbero stati, a suo avviso, sempre personaggi di confine che - come Cavour e De Gasperi nella storia politica del Paese - si prendevano in carico la Nazionale emancipandola da tecniche offensive per giocare d'astuzia economizzando le energie ed utilizzando tattiche di opportunità. Il prototipo di questa descrizione fu il CT della Nazionale campione del mondo nel 1982, il friulano Enzo Bearzot, anche se in quella circostanza Brera fu protagonista di un clamoroso infortunio: all'esordio della trasferta spagnola dichiarò che se l'Italia fosse diventata campione del mondo avrebbe percorso a piedi la distanza tra la sua casa milanese e un santuario di devozione mariana lombardo; un mese dopo il trionfo del Santiago Bernabeu si fece fotografare in abito penitenziale e scalzo mentre saliva il sagrato del santuario.

Sebbene tali affermazioni non fossero indiscusse, Brera difese strenuamente sino alla fine quella visione delle cose. Anche per questo non vide mai di buon occhio Arrigo Sacchi e la concezione di calcio offensivo che introdusse in Italia, attribuendo i meriti dei successi del Milan ai soli giocatori olandesi.

Ma le polemiche che resero Brera celebre nel corso degli anni sessanta furono rivolte principalmente al "Golden Boy" rossonero Gianni Rivera e, più in generale, a quei giocatori tecnici, ma non combattivi che poco aderivano alla sua filosofia calcistica, ma che ricevevano invece un rilevante supporto dalla cosiddetta "scuola napoletana" e dal suo capostipite, Gino Palumbo. Brera soprannominò Rivera "abatino" e osteggiò apertamente in molte occasioni l'impiego del giocatore nella nazionale italiana, pur riconoscendone la grande intelligenza calcistica e personale. Nonostante i successi nazionali e, ancor di più, internazionali del Milan di quel periodo, la polemica col fuoriclasse rossonero non si sopì mai, entrando nell'immaginario collettivo italiano. Brera e Rivera comunque si rispettavano molto a vicenda e dopo la morte di Brera, Rivera fu tra i fondatori dell'Associazione Amici di Gianni Brera, oggi Simposio Gianni Brera.

Nel periodo anni settanta/ottanta Brera scaricò la propria insofferenza per i giocatori tecnici, ma non gladiatori, sul regista della Fiorentina e della nazionale Giancarlo Antognoni e sul fantasista nerazzurro Evaristo Beccalossi. A detta del giornalista queste critiche gli causarono, nel corso degli anni, molti attriti con giornalisti e tifosi d'opinione diversa.

Soprannomi[modifica | modifica sorgente]

Gianni Brera ha coniato soprannomi che sono rimasti scolpiti nella memoria degli sportivi italiani:

Gli editori[modifica | modifica sorgente]

Gianni Brera ha avuto in vita molti editori per i suoi scritti. Successivamente alla sua morte le sue opere sono state pubblicate da diversi editori, fra cui Il Saggiatore. Attualmente l'intera opera è in via di pubblicazione per BookTime di Milano. L'editore Limina dal 2010 pubblica la rivista Quaderni dell'Arcimatto dedicata alle problematiche breriane.

Il documento ritrovato[modifica | modifica sorgente]

Il documento ufficiale di costituzione della prima squadra calcistica d'Italia, il Genoa Cricket and Football Club risalente al 7 settembre 1893, nel tempo era apparentemente scomparso, passando di mano in mano fino ad arrivare in ultimo in possesso di Gianni Brera; dopo la sua morte il documento è stato ritrovato fra le carte di Brera e riconsegnato dalla famiglia del giornalista alla società del Genoa, che ora lo espone nel museo del calcio nella sede della Fondazione del Genoa di salita Dinegro, a Genova.

Cimeli breriani[modifica | modifica sorgente]

Le quattro macchine per scrivere meccaniche portatili appartenute a Gianni Brera, tutte di marca Olivetti, sono state donate dalla famiglia ai seguenti destinatari: Museo del calcio di Coverciano; Circolo culturale "I Navigli" di Milano; Ristorante la Quintana di Vidigulfo, in provincia di Pavia; Gianni Mura. Le prime tre sono esposte al pubblico.

Diversi abiti di Gianni Brera sono in esposizione al Circolo I Navigli di Milano.

Due fondi tematici di libri della biblioteca personale di Brera sono stati donati dalla famiglia alle biblioteche comunali di San Zenone al Po (PV) (cultura regionale) e Bosisio Parini (LC) (sport).

Le pipe dello scrittore sono state messe all'asta e acquistate dalla Provincia di Varese[16] per una mostra[17]. La famiglia ha devoluto in beneficenza il ricavato della vendita.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Curatela di Molière, Il misantropo; Tartufo; L'avaro, Milano, Poligono, 1947.
  • Atletica leggera. Scienza e poesia dell'orgoglio fisico, Milano, Sperling & Kupfer, 1949; 1954.
  • Atletica a scuola, con Gian Maria Dossena, Milano, Società Editrice Stampa Sportiva, 1951.
  • L'avocatt in bicicletta. Il romanzo di cinquant'anni del ciclismo italiano nel racconto, con Eberardo Pavesi, Milano, Società Editrice Stampa Sportiva, 1952; Milano, BookTime, 2011. ISBN 978-88-6218-172-3.
  • Prefazione a Natalino Gaiotti e Tolomeo Schinelli, Profilo storico del calcio pavese. 1907-1952, Milano, Barbieri, 1952.
  • Il sesso degli Ercoli, Milano, Rognoni, 1959.
  • Atletica. Regina dell'Olimpiade, con Sandro Calvesi, Milano, Rognoni, 1960.
  • Io, Coppi, Milano, Vitagliano, 1960.
  • Prefazione a Jack Olsen, Arrampicarsi all'inferno, Milano, Longanesi, 1962.
  • Introduzione a Sport enciclopedia. Enciclopedia degli sport e degli atleti, 14 voll., San Giovanni Valdarno, Landi, 1964-1972.
  • Addio, bicicletta, Milano, Longanesi, 1964.
  • Atletica leggera. Culto dell'uomo, con Alessandro Calvesi, Milano, Longanesi, 1964.
  • Prefazione a Attilio Gatti, Il vero cacciatore in Africa, Milano, Longanesi, 1965.
  • Prefazione a Vittorio Varale, La battaglia del sesto grado (1929-1938), Milano, Longanesi, 1965.
  • I campioni vi insegnano il calcio, Milano, Longanesi, 1965; Milano, Booktime, 2008. ISBN 978-88-6218-121-1.
  • Coppa del mondo 1966. I protagonisti e la loro storia, Milano, Mondadori, 1966.
  • Herrera, Milano, Longanesi, 1966.
  • Prefazione a Luigi Gianoli, Atleti come uomini, Brescia, La Scuola, 1967.
  • Prefazione a Jim Corbett, Le mangiatrici d'uomini del Kumaon. Il classico della caccia grossa, Milano, Longanesi, 1967.
  • Prefazione a Desmond Young, I veri eroi degli abissi marini, Milano, Longanesi, 1968.
  • Prefazione a Vittorio Varale, I vittoriosi. Eventi e personaggi visti e descritti in mezzo secolo di giornalismo sportivo, Milano, Longanesi, 1969.
  • Il corpo della ragassa. Romanzo, Milano, Longanesi, 1969; poi Milano, BookTime, 2010. ISBN 978-8862-1815-63.
  • Prolusione critico-storica e commento tecnico a Cagliari campione d'Italia, Milano, Sansoni, 1970.
  • Prefazione a Dario Morani, Tesin a Pavia, Milano, Alfieri & Lacroix, 1970.
  • Il mestiere del calciatore, Milano, Mondadori, 1972; Milano, Booktime, 2008. ISBN 978-88-6218-120-4.
  • Introduzione a Melina Borelli (a cura di), Le Olimpiadi, Milano, Garzanti, 1972.
  • La pacciada. Mangiarebere in pianura padana, con Luigi Veronelli, Milano, Mondadori, 1973. ISBN 88-8089-166-9.
  • Po, con Pepi Merisio, Bergamo, Dalmine, 1973.
  • Presentazione di Mario Merlo, Una città chiamata Pavia, Pavia, Ponzio, 1974.
  • Il calcio azzurro ai mondiali. Storia dell'evoluzione tecnico-tattica del gioco più bello del mondo da Montevideo 1930 a Monaco 1974 con l'Italia grande protagonista, Milano, Campironi, 1974.
  • I mondiali di calcio. Storia e personaggi dei campionati dal 1930 al 1974, con Remo Guerrini, Milano, Fabbri, 1974.
  • Presentazione di Giuseppe Cervetto, Francesco Bassilana e Giorgio Mistretta, La selvaggina. Conoscerla, cacciarla, cucinarla, Milano, Fabbri, 1974.
  • Incontri e invettive, Milano, Longanesi, 1974.
  • Introduzione alla vita saggia, Milano, Sigurtà Farmaceutici, 1974.
  • Prefazione a Enzo Lunari, Le Chroniche di fra' Salmastro, Milano, Milano Libri, 1975.
  • Presentazione di Rosanna Marani, Una donna in campo, Lecco, Agielle, 1975.
  • Storia critica del calcio italiano, Milano, Bompiani, 1975.
  • L'Arcimatto. Seguito da La bocca del leone e Don Lisander Manzoni, Milano, Longanesi, 1977.
  • Naso bugiardo, Milano, Rizzoli, 1977; poi La ballata del pugile suonato, Milano, Booktime, 2012. ISBN 97-8886-2182-072.
  • Forza azzurri. Un trentennio di memorabili partite della Nazionale, Milano, Mondadori, 1978.
  • 63 partite da salvare. Un trentennio di campionato italiano di calcio, Milano, Mondadori, 1978.
  • Presentazione di Andrea Maietti, Tra il fiume e il campanile. Echi e silenzi da un angolo di Lombardia, Crema, Casse Rurali ed artigiane, 1978.
  • Suggerimenti di buon vivere dettati da Francesco Sforza pel figliolo Galeazzo Maria, Milano, Comune, 1979.
  • Una provincia a forma di grappolo d'uva. Lomellina, Pavese, Oltrepò, Milano, Istituto Editoriale Regioni Italiane, 1979.
  • Udinese! Udinese!, con Alessandro Vigevani, Udine, Casamassima, 1979.
  • Presentazione di Antonio Piccinardi, A tavola insieme. Come abbinare i vini ai cibi, Milano, Nibbio Italia, 1980. ISBN 88-85056-00-8.
  • Aligi Sassu, Milano, Galleria Trentadue, 1980.
  • Introduzione a Melina Borelli (a cura di), Olimpiadi '80, Milano, Vallardi-Garzanti, 1980.
  • Le persone che hanno fatto grande Milano. Angelo Moratti, Milano, SIDALM, 1980.
  • Coppi e il diavolo, Milano, Rizzoli, 1981; poi Milano, Booktime, 2009. ISBN 978-8862-1811-98.
  • Gente di risaia, con Beppe Scarparo, Aosta, Musumeci, 1981.
  • España 82, con Silvano Maggi, Milano, Bi Editoriale, 1982.
  • Lombardia, amore mio, Lodi, Lodigraf, 1982.
  • Presentazione di Orlando "Rocky" Giuliano, Storia del pugilato, Milano, Longanesi, 1982.
  • Viaggio nel Nordest, con Paolo Brera, Bergamo, Banche popolari di Sondrio, Bergamo, Verona, Vicenza, Modena e Banca Agricola Mantovana, 1982.
  • Il mio vescovo e le animalesse, Milano, Bompiani, 1983; poi Milano, BookTime, 2012. ISBN 97-888-6218-2102.
  • Introduzione a Aligi Sassu. Il grande caffè, Padova, Mastrogiacomo-Images 70, 1985.
  • Presentazione di Ciclismo. I campioni del mondo, Chiavari, Sagno, 1985.
  • Introduzione a Antonio Piccinardi, La Versa. 80 anni 1905/1985, Milano, Publigraf, 1985.
  • Presentazione di Laura Tettamanzi, La strada dei vini in Lombardia, Como, Pifferi, 1986.
  • I miei mondiali, Pordenone, Seleco, 1986.
  • U.S. Petrarca Padova. Una sfida all'Italia, Mestre, Edizioni del Gazzettino, 1987.
  • Presentazione di Rita Landriani e Angela Nanetti, Messaggi in bottiglia. Antologia per la scuola media, II, Milano, A.P.E. Mursia, 1988.
  • Introduzione a Giovanni Manetti, Sport e giochi nell'antichità classica, Milano, A. Mondadori, 1988. ISBN 88-04-31896-1.
  • Un Po d'atmosfera. Le stagioni ed i colori sul grande fiume nelle fotografie di Vittorio Scanferla e nella memoria di Gianni Brera, Aulla, Cassa di risparmio di Piacenza e Vigevano, 1989.
  • Africa di Missoni per Italia 90, con Anna Piaggi, Milano, Electa, 1990. ISBN 88-435-3410-6.
  • Presentazione di Giovannimaria Pensa, Andare lungo l'Adda, Como, Nuoveparole, 1990.
  • Presentazione di Mauro Molinaroli, Cadeo. Il treno delle sette, Cadeo, Comune di Cadeo, 1990.
  • La dimensione sportiva, a cura di, Siena, Alsaba, 1990.
  • Immagine 90. Cronaca fotografica dei mondiali. Storia disincantata e fedele di come si possa buttare un mondiale considerato sicuro e improvvisamente sottratto agli azzurri, Verona, CEM, 1990.
  • L'arciBrera, Como, Edizioni "Libri" della rivista "Como", 1990.
  • La leggenda dei mondiali, Milano, Pindaro, 1990. Poi (con Gigi Bignotti) I Mondiali di calcio, Milano, BookTime, 2010. ISBN 978-8862-1816-00.
  • I mondiali di Gianni Brera. La storia della coppa del mondo di calcio, Roma, A. Curcio, 1990.
  • Prefazione a San Siro. Lo stadio racconta, Como, Pifferi, 1990.
  • Bacco e il vino negli ex libris. 132 ex libris riprodotti, a cura di e con Vincenzo Bertoni e Remo Palmirani, Trento-Bologna, TEMI-Accademia dell'ex libris, 1991.
  • Commento a Giacomo Leopardi, Dialogo d'Ercole e di Atlante, Padova, Muzzio, 1992. ISBN 88-7021-633-0.
  • Genoa, amore mio, Milano, Ponte alle Grazie, 1992.
  • L'Arcimatto 1960-1966, Milano, Baldini & Castoldi, 1993. ISBN 88-85988-79-2.
  • Storie dei Lombardi, Milano, BookTime, 2010. ISBN 97-8886-2181-686.
  • Derby! Ovvero quando il Milan straccia l'Inter, l'Inter straccia il Milan, Milano, Baldini & Castoldi, 1994. ISBN 88-85989-77-2.
  • Il principe della zolla, Milano, Il Saggiatore, 1994. ISBN 88-428-0128-3.
  • La bocca del leone (l'Arcimatto II 1967-1973), Milano, Baldini & Castoldi, 1995. ISBN 88-85987-92-3.
  • L'Anticavallo, Milano, BookTime, 2012. ISBN 978-8862-1820-58.
  • Il calcio veneto, Vicenza, Neri Pozza, 1997. ISBN 88-7305-433-1.
  • Herrera e Moratti, Chiassa Superiore, Limina 1997. ISBN 88-86713-21-5.
  • Mille e non più mille. Commedia pavese dell'anno 999, Pavia, Cyrano, 1999. ISBN 88-86531-14-1.
  • Il teatro di Gianni Brera, Milano, Viennepierre, 1999. ISBN 88-86414-40-4.
  • Caro vecchio balordo. La storia del Genoa dal 1893 a oggi, curata e completata da Fabrizio Càlzia, Genova, De Ferrari, 2005. ISBN 88-7172-682-0.
  • Il club del Giovedì, Torino, Aragno, 2006. ISBN 88-8419-255-2.
  • Un lombardo nel pallone, Milano, ExCogita 2007. ISBN 978-88-89727-19-5.
  • Il più bel gioco del mondo. Scritti di calcio (1949-1982), Milano, BUR scrittori contemporanei, 2007. ISBN 978-88-17-01813-5.
  • L'abatino Berruti. Scritti sull'atletica leggera, Milano, BookTime, 2009. ISBN 978-88-6218-147-1.
  • I mondiali di calcio, aggiornamento di Gigi Bignotti, Milano, BookTime, 2010. ISBN 978-88-6218-160-0.
  • Brambilla e la Squaw, Milano, Frassinelli, 2012. ISBN 978-88-200-5326-0.
  • Parola di Brera, Introduzione di Gianni Mura, postfazione di Paolo Brera, Roma, La Biblioteca di Repubblica, 2012. (ISBN non esistente).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Andrea Maietti, Il Vocabolario di Grangiuàn. Maietti Andrea, Il calciolinguaggio di Gianni Brera, Il Pomerio
  2. ^ Dal settimanale "Lo schermo sportivo" segnatura giorn.k.0070.
  3. ^ Da "Il calcio illustrato" n. 23 del 5 giugno 1935 che pubblica anche la sua fotina, quarta dall'alto nella colonna di sinistra.
  4. ^ Da "Il calcio illustrato" n. 24 del 12 giugno 1935.
  5. ^ Giornale sportivo settimanale conservato rilegato dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.
  6. ^ Gianni Brera dell'A.C. Vittoria è convocato per una partita di allenamento della rappresentativa milanese il 7 marzo 1936, da "Lo schermo sportivo" del 1° marzo 1936.
  7. ^ Citato nella sua pagina messa online da biografieonline.
  8. ^ Paolo Brera, Claudio Rinaldi, Gioanfucarlo. cit.
  9. ^ Segnatura giorn.k.0070, giornale settimanale conservato rilegato dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.
  10. ^ Guerin Sportivo n. 1 del gennaio 2013 pag.16.
  11. ^ La Stampa del 20.12.1992 - numero 348 - pagina 41 in "L'Ossola ricorda Gianni Brera giornalista-partigiano".
  12. ^ La Stampa del 20.12.1992 - numero 348 - pagina 10 in "La sciagura" - "Uno schianto tremendo e poi l'incendio".
  13. ^ Arena Civica "Gianni Brera" - Portale del Turismo Città di Milano, turismo.milano.it. URL consultato il 14 settembre 2012.
  14. ^ La Stampa del 20.12.1992 - numero 348 - pagina 11 in "Era il "Gadda" del pallone" e "Ha riscritto il vocabolario del calcio".
  15. ^ Andrea MAIETTI, Il calciolinguaggio di Gianni Brera, Il Pomerio, Lodi 1984
  16. ^ Collezione Brera, brebbiapipe.it.
  17. ^ Varese, in mostra le pipe di Gianni Brera, milano.repubblica.it.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Predecessore Direttore de La Gazzetta dello Sport Successore
Emilio De Martino 9 gennaio 1950 - 25 novembre 1954 Giuseppe Ambrosini

Controllo di autorità VIAF: 5032915 SBN: IT\ICCU\CFIV\102148