Gino Bartali

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Gino Bartali
Gino Bartali.jpg
Gino Bartali
Dati biografici
Nazionalità bandiera Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada
Ritirato 1954
Carriera
Squadre di club
1934 S.S. Aquila
1935 Fréjus Fréjus
S.S. Aquila
1936-1945 Legnano Legnano
1946-1948 Legnano Legnano
Tebag Tebag
1949-1951 Bartali Bartali
1952 Tebag Tebag
Bartali Bartali
1953-1954 Bartali Bartali
Nazionale
1936-1953 Italia Italia
Italia Italia
Carriera da allenatore
1957-1963 San Pellegrino San Pellegrino
1967 Vittadello Vittadello
1968 Pepsi Cola Pepsi Cola
1971 Cosatto Cosatto
 
« L'è tutto sbagliato, l'è tutto da rifare![1] »

Gino Bartali (Ponte a Ema, 18 luglio 1914Firenze, 5 maggio 2000) è stato un ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1934 al 1954, vinse tre Giri d'Italia (1936, 1937, 1946) e due Tour de France (1938, 1948), oltre a numerose altre corse tra gli anni trenta e cinquanta. Nel 2013 è stato dichiarato Giusto tra le nazioni.

La carriera di Bartali, più vecchio di Fausto Coppi di cinque anni, fu notevolmente condizionata dalla seconda guerra mondiale, sopraggiunta proprio nei suoi anni migliori. Soprannominato Ginettaccio, fu grande avversario di Coppi. Leggendaria la loro rivalità, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva – tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani – è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta d'acqua durante una salita al Tour de France 1952.[2]

Da ricordare, in particolare, la sua vittoria al Tour de France 1948, che, a detta di molti, contribuì ad allentare il clima di tensione in Italia dopo l'attentato a Palmiro Togliatti.

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi[modifica | modifica wikitesto]

Gino Bartali esordì come ciclista dilettante nei primi anni trenta con la società "Aquila divertente". Nel 1934 vinse la quinta edizione della Coppa Bologna, valida come terza prova del Campionato toscano dilettanti, e con questa vittoria si laureò campione di Toscana.[3] Nel 1935 si sentì pronto al passaggio al professionismo, ma si iscrisse alla Milano-Sanremo come indipendente. Incredibilmente si trovò in testa dopo aver staccato Learco Guerra. Disturbato mentalmente ad arte con un'intervista in corsa dal direttore della Gazzetta dello Sport Emilio Colombo [senza fonte], fu ripreso e battuto in volata, finendo quarto.

Venne quindi ingaggiato dalla società Fréjus, con la quale corse il suo primo Giro d'Italia finendo settimo con una vittoria di tappa. Concluderà la stagione con la vittoria all'Escalada a Montjuïc, alla Vuelta al País Vasco e ai campionati italiani.

Casa natale di Gino Bartali
Gino Bartali all'età di 21 anni (1935).

La consacrazione (1936-1939)[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1936 passò alla Legnano diretta da Eberardo Pavesi e capitanata da Learco Guerra, il quale, intuite le qualità del nuovo arrivato, si mise al suo servizio come gregario per permettergli il successo alla Corsa rosa di quell'anno; successo che arrivò in modo trionfale per il toscano, con tre vittorie di tappa. Pochi giorni dopo Bartali pensò seriamente di abbandonare la carriera in seguito alla morte del fratello minore Giulio, avvenuta a causa di un incidente in una gara di dilettanti. L'anno si chiuse con la vittoria nel Giro di Lombardia.

Nel 1937, ormai capitano della Legnano e numero uno del ciclismo Italiano, vinse il suo secondo Giro d'Italia e fu designato come capitano della Nazionale per tentare la conquista del Tour de France, vinto solo due volte da un italiano, Ottavio Bottecchia, nel 1924 e nel 1925. Mentre era in maglia gialla, una brutta caduta nel Torrente Colau durante la tappa Grenoble-Briançon, con conseguenti ferite alle costole, e una grave bronchite lo costrinsero però al ritiro.

Nel 1938 fu spinto dal regime fascista a saltare il Giro d'Italia per preparare il Tour de France, nel quale trionfò aggiudicandosi anche due vittorie di tappa. L'anno dopo riuscì finalmente a vincere la Milano-Sanremo, ma malgrado quattro vittorie di tappa perse il Giro a favore di Giovanni Valetti.

Il Giro del 1940 e Fausto Coppi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1940 bissò il successo alla Milano-Sanremo e si preparò per cercare di vincere il suo terzo Giro. Nella squadra della Legnano era arrivato un promettente ragazzo alessandrino di nome Fausto Coppi, voluto da Bartali stesso come gregario. Durante la seconda tappa, la Torino-Genova, attardato da una foratura, Bartali cadde e si fece male a causa di un cane che gli tagliò la strada proprio mentre si stava ricongiungendo alla testa della corsa.[4] Pavesi, direttore del team, decise allora di puntare su Coppi, che era il meglio piazzato in classifica. All'arrivo della tappa Bartali fece i complimenti a Coppi e si mise al suo servizio, come aveva fatto Guerra con lo stesso Bartali nel 1936.Proprio su una salita sulle Alpi, Bartali era davanti di poche decine di metri a Coppi, che era alle prese con la classica "cotta" e fortissimi dolori alle gambe. Fausto stava per scendere dalla bici con l'intenzione di lasciare la corsa. Bartali se ne accorse, tornò indietro, e ricordandogli i sacrifici fatti, riuscì a farlo risalire in bicicletta urlandogli: «Coppi sei un acquaiolo! Ricordatelo! Solo un acquaiolo!». Bartali intendeva dire che chi non si impegna fino allo spasimo non è un vero ciclista ma soltanto un acquaiolo, cioè un portatore d'acqua, un gregario insomma, e non un campione. A Bartali piaceva mangiare e bere anche prima delle gare, differentemente da Fausto Coppi che stava attentissimo alla dieta.

Coppi alla fine vinse il Giro. La corsa, già disertata dagli stranieri, si chiuse il giorno prima dell'entrata in guerra dell'Italia, e la guerra sancì per cinque anni l'interruzione della carriera per i due campioni.

La guerra[modifica | modifica wikitesto]

Costretto a lavorare come riparatore di ruote di biciclette, Gino Bartali, fra il settembre 1943 e il giugno 1944, si è adoperato in favore dei rifugiati ebrei, come membro dell'organizzazione clandestina DELASEM[5], compiendo numerosi viaggi in bicicletta dalla stazione di Terontola-Cortona fino ad Assisi, trasportando documenti e foto tessere nascosti nei tubi del telaio della bicicletta affinché una stamperia segreta potesse falsificare i documenti necessari alla fuga di ebrei rifugiati, tanto che nel 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi gli conferì la medaglia d'oro al merito civile per aver salvato «circa 800 cittadini ebrei».[6]

Ricercato dalla polizia, sfollò a Città di Castello, dove rimase cinque mesi, nascosto da parenti ed amici.

Il secondo dopoguerra (1945-1947)[modifica | modifica wikitesto]

Piazza Gino Bartali a Firenze

Ripresa la carriera nel 1945, Bartali ormai trentunenne era dato per "finito", mentre Coppi, di cinque anni più giovane, era considerato l'astro nascente, benché la prigionia in tempo di guerra gli avesse reso difficile la ripresa dell'attività.

Nel 1946 Bartali vinse il Giro d'Italia, mentre Coppi, passato alla Bianchi, terminò alle sue spalle a soli 47 secondi; stravinse poi il Giro di Svizzera. Nel frattempo Jacques Goddet fondava un nuovo quotidiano, L'Équipe, e si preparava per l'anno dopo a riprendere l'organizzazione del Tour de France in un paese da ricostruire.

Nel 1947 Bartali vinse la Milano-Sanremo e perse il Giro d'Italia a favore di Coppi, anche per un banale guasto meccanico. Bissò comunque il successo al Tour de Suisse, all'epoca la più ricca, e una tra le più prestigiose, tra le corse a tappe.

Il trionfo al Tour del 1948[modifica | modifica wikitesto]

Il 1948 vide Bartali in difficoltà per vari motivi nella parte iniziale della stagione. Fu attardato da una caduta al Giro d'Italia, in cui terminò solo ottavo, facendo da spettatore a una conclusione che vide Coppi ritirarsi per protesta per la mancata squalifica di Fiorenzo Magni a causa delle spinte ricevute in salita (spinte che costarono il Giro a Ezio Cecchi, giunto secondo a soli 11 secondi da Magni). Bartali fu quindi l'unico tra i big a poter rappresentare l'Italia al Tour de France (Coppi non si riteneva pronto e Magni non era "gradito" ai francesi per ragioni politiche, essendo sospettato di simpatie fasciste[senza fonte]) e venne designato capitano. Messa in piedi una "squadra da quattro soldi", come era stata definita, si apprestò al più grande trionfo della carriera.

Malgrado la non eccelsa squadra, l'astio dei francesi nei confronti degli italiani, e l'età (con i suoi 34 anni era uno dei più anziani corridori presenti), entrò nel mito del Tour. Leggendaria in particolare la sua fuga sulle Alpi che gli consentì di vincere la Cannes-Briançon, attraverso il Colle d'Allos, il Colle di Vars e il Colle dell'Izoard (dove è ricordato con una stele), recuperando gli oltre venti minuti di svantaggio che lo separavano da Louison Bobet. Il giorno successivo vinse nuovamente nella tappa da Briançon ad Aix-les-Bains, di 263 km, attraverso i colli del Lautaret, del Galibier e della Croix-de-Fer, conquistando la maglia gialla.

Secondo molti, l'impresa di Bartali aiutò a distogliere l'attenzione dall'attentato di cui era stato vittima Palmiro Togliatti, allora segretario del PCI, avvenimento che aveva provocato una grande tensione politica e sociale in Italia, che rischiava di sfociare in una guerra civile.[7] Si dice che siano stati Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti a telefonare allo stesso Bartali per incitarlo, chiedendogli un'impresa epica che potesse rasserenare gli animi. Al rientro dalla Francia il campione venne ricevuto dallo stesso De Gasperi, che gli chiese cosa avrebbe voluto in regalo per quell'impresa: Bartali, si racconta, chiese di non pagare più le tasse.[7]

L'anno si chiuse con il disastroso campionato del mondo su strada di Valkenburg in cui lui e Coppi, strafavoriti, anziché collaborare rimasero nelle retrovie controllandosi a vicenda, e si ritirarono tra la delusione dei tanti immigrati italiani.

Gli ultimi anni (1949-1954)[modifica | modifica wikitesto]

Bartali alla vigilia della Milano-Sanremo del 1950

Nel 1949 Bartali giunse secondo nel Giro d'Italia vinto da Coppi e lo aiutò poi nella vittoria al Tour de France, giungendo egli stesso secondo. L'anno dopo vinse una terribile Milano-Sanremo sotto il diluvio, ma decise poi di ritirarsi al Tour de France mentre Magni conduceva la corsa, causa l'aggressione dei tifosi francesi sul Col d'Aspin.

Quarto nei Tour del 1951 e del 1952, in cui aiutò Coppi a vincere, vinse a trentotto anni il suo ultimo grande titolo, il campionato italiano. Nel 1953, dopo aver vinto a trentanove anni il Giro della Toscana, ebbe un incidente stradale che rischiò di fargli perdere la gamba destra per gangrena. Dopo pochi mesi però rientrò in scena alla Milano-Sanremo. Anche se non colse un grande risultato la folla fu tutta per lui.

A Città di Castello, dove passò diversi mesi da sfollato protetto dalla popolazione, volle concludere la sua attività da professionista, correndo in un circuito creato apposta per l'occasione nel 1954.

La piastrella del muretto di Alassio autografata da Bartali

Dopo la fine della carriera sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1959 aveva ingaggiato nella sua squadra, la San Pellegrino Sport, il campionissimo Fausto Coppi, allora in declino, con l'obiettivo di rilanciarlo. Coppi aveva invitato il suo ex rivale e ora team-manager nel famoso viaggio in Alto Volta che avrebbe finito per costargli la vita, ma Bartali rinunciò volendo passare i momenti liberi da gare con la famiglia, composta dalla amatissima moglie Adriana Bani (sposata nel 1940 a Firenze) e da tre figli, Andrea, Luigi e Bianca.

Negli anni seguenti il fiorentino ha via via rarefatto la sua presenza nel mondo del grande ciclismo, non esitando però a lanciare strali contro quelli che sarebbero stati i "mali" di questo sport: il doping, la corruzione e gli ingaggi troppo alti. Nella primavera del 1989 e 1990 ha condotto il TG satirico Striscia la Notizia.

Si è spento per un attacco di cuore il 5 maggio 2000 nel primo pomeriggio nella casa di Firenze in piazza Cardinale Elia Dalla Costa ed è stato sepolto nel cimitero di Ponte a Ema.

Le due maglie gialle indossate da Gino Bartali durante le vittorie del Tour de France. Ex voto del campione, sono custodite nella chiesa di Santa Petronilla a Siena.

L'attività a favore degli ebrei[modifica | modifica wikitesto]

Bartali trasportò, all'interno della sua bicicletta, dei documenti falsi per aiutare gli ebrei ad avere una nuova identità. Questa attività nacque dalla collaborazione del rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l'arcivescovo della città Elia Angelo Dalla Costa.[8] Nel maggio 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha consegnato alla moglie di Bartali, Adriana, la medaglia d'oro al valor civile (postuma) allo scomparso campione per aver aiutato e salvato tanti ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Il 2 ottobre 2011, inoltre, Bartali è stato inserito tra i Giusti dell'Olocausto nel Giardino dei Giusti del Mondo di Padova sempre per l'aiuto offerto agli ebrei durante la seconda guerra mondiale.[9][10]

Il 23 settembre 2013 è stato dichiarato 'Giusto tra le nazioni' dallo Yad Vashem, il memoriale ufficiale israeliano delle vittime dell'olocausto fondato nel 1953, riconoscimento per i non-ebrei che hanno rischiato la vita per salvare quella anche di un solo ebreo durante le persecuzioni naziste.

Nella motivazione dello Yad Vashem, si legge che Bartali, "cattolico devoto, nel corso dell'occupazione tedesca in Italia ha fatto parte di una rete di salvataggio i cui leader sono stati il rabbino di Firenze Nathan Cassuto e l'arcivescovo della città cardinale Elia Angelo Dalla Costa".

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Bologna-Raticosa
Giro del Casentino
Bassano-Montegrappa
Coppa Bologna[3]
7ª tappa Giro d'Italia (Porto Civitanova > L'Aquila)
1ª tappa Reus-Barcellona-Reus (Reuss > Barcellona)
2ª tappa Reus-Barcellona-Reus (Circuito del Montjuïc)
Classifica generale Reus-Barcellona-Reus
Circuit du Midi (Toulouse > Millau)
2ª tappa Vuelta al País Vasco (Vitoria > Pamplona)
3ª tappa Vuelta al País Vasco (Pamplona > Bayonne)
5ª tappa Vuelta al País Vasco (San Sebastián > Bilbao)
Classifica generale Vuelta al País Vasco
Giro Due Provincie di Messina
Coppa Bernocchi
Campionati italiani, Prova a punti
Giro della Provincia di Milano (con Learco Guerra)
9ª tappa Giro d'Italia (Campobasso > L'Aquila)
19ª tappa Giro d'Italia (Riva del Garda > Gardone)
20ª tappa Giro d'Italia (Gardone > Salsomaggiore)
Classifica generale Giro d'Italia
Giro di Lombardia
9ª tappa Giro d'Italia (Rieti > Terminillo)
12ª tappa Giro d'Italia (Napoli > Foggia)
19ª tappa Giro d'Italia (Vittorio Veneto > Merano)
20ª tappa Giro d'Italia (Merano > Gardone)
Classifica generale Giro d'Italia
7ª tappa Tour de France (Aix-les-Bains > Grenoble)
Gran Premio di Littoria (valido come Campionato italiano)
Giro del Piemonte
Giro della Provincia di Milano (con Pierino Favalli)
Tre Valli Varesine
11ª tappa Tour de France (Montpellier > Marsiglia)
14ª tappa Tour de France (Digne > Briançon)
Classifica generale Tour de France
Giro della Provincia di Milano (con Pierino Favalli)
Milano-Sanremo
Giro di Toscana
2ª tappa Giro d'Italia (Torino > Genova)
11ª tappa Giro d'Italia (Forlì > Firenze)
17ª tappa Giro d'Italia (Cortina d'Ampezzo > Trento)
19ª tappa Giro d'Italia (Sondrio > Milano)
Giro del Piemonte
Giro di Lombardia
Giro Provincia di Milano (con Pierino Favalli)
2ª tappa GP Leptis-Magna (Homs > Tripoli)
Milano-Sanremo
Giro di Toscana
17ª tappa Giro d'Italia (Pieve di Cadore > Ortisei)
19ª tappa Giro d'Italia (Trento > Verona)
Giro di Campania
Gran Premio di Roma
Campionati italiani, Prova a punti
Giro di Lombardia
Coppa Marin
Gran Premio di Milano
1ª tappa Giro delle Quattro Provincie (Roma > L'Aquila)
Classifica generale Giro delle Quattro Provincie
Giro di Campania
Trofeo Matteotti
Meisterschaft von Zürich
Classifica generale Giro d'Italia
1ª tappa Tour de Suisse (Zurigo > Basilea)
5ª tappa Tour de Suisse (Zugo > Lugano)
6ª tappa Tour de Suisse (Lugano > Arosa)
8ª tappa Tour de Suisse (San Gallo > Zurigo)
Classifica generale Tour de Suisse
Gran Prix de Bassecourt
Milano-Sanremo
3ª tappa, 2ª semitappa Tour de Romandie
2ª tappa Giro d'Italia (Torino > Genova)
16ª tappa Giro d'Italia (Vittorio Veneto > Pieve di Cadore)
1ª tappa Tour de Suisse (Vaduz > Davos)
2ª tappa Tour de Suisse (Davos > Bellinzona)
Classifica generale Tour de Suisse
Giro di Toscana
Meisterschaft von Zürich
1ª tappa Tour de France (Parigi > Trouville)
7ª tappa Tour de France (Bordeaux > Lourdes)
8ª tappa Tour de France (Lourdes > Toulouse)
13ª tappa Tour de France (Cannes > Briançon)
14ª tappa Tour de France (Briançon > Aix-les-Bains)
15ª tappa Tour de France (Aix-les-Bains > Losanna)
19ª tappe Tour de France (Metz > Liegi)
Classifica generale Tour de France
1ª tappa, 2ª semitappa Tour de Romandie (Metz > Liegi)
2ª tappa Tour de Romandie (Metz > Liegi)
Classifica generale Tour de Romandie
16ª tappa Tour de France (Cannes > Briançon)
Milano-Sanremo
Giro di Toscana
9ª tappa Giro d'Italia (Vicenza > Bolzano)
11ª tappa Tour de France (Pau > Saint-Gaudens)
Gran Premio Industria di Belmonte-Piceno
Giro del Piemonte
2ª tappa Roma-Napoli-Roma (Caserta > Salerno)
Giro dell'Emilia
Giro della Provincia di Reggio Calabria
Campionati italiani, Prova a punti
Giro dell'Emilia
Giro di Toscana

Altri successi[modifica | modifica wikitesto]

Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Tour de France
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Tour de France

Piazzamenti[modifica | modifica wikitesto]

Grandi Giri[modifica | modifica wikitesto]

1935: 7º
1936: vincitore
1937: vincitore
1939: 2º
1940: 9º
1946: vincitore
1947: 2º
1948: 8º
1949: 2º
1950: 2º
1951: 10º
1952: 5º
1953: 4º
1954: 13º
1937: ritirato
1938: vincitore
1948: vincitore
1949: 2º
1950: ritirato
1951: 4º
1952: 4º
1953: 11º

Classiche monumento[modifica | modifica wikitesto]

1935: 4º
1936: 23º
1938: 7º
1939: vincitore
1940: vincitore
1941: 12º
1942: 11º
1943: 5º
1946: 4º
1947: vincitore
1948: 30º
1949: 15º
1950: vincitore
1951: 27º
1952: 37º
1953: 34º
1954: 13º
1935: 3º
1936: vincitore
1937: 2º
1938: 2º
1939: vincitore
1940: vincitore
1941: 9º
1942: 2º
1945: 3º
1947: 2º
1950: 31º
1951: 11º
1952: 36º

Competizioni mondiali[modifica | modifica wikitesto]

Berna 1936 - In linea: 7º
Valkenburg 1938 - In linea: ritirato
Zurigo 1946 - In linea: 12º
Valkenburg 1948 - In linea: ritirato
Moorslede 1950 - In linea: ritirato
Varese 1951 - In linea: 9º
Lussemburgo 1952 - In linea: 10º

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Nell'album Un gelato al limon del cantautore astigiano Paolo Conte si trova la canzone Bartali. La stessa canzone verrà ripresa da Enzo Jannacci nell'album Foto ricordo.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2006 la RAI ha prodotto una mini-serie in due puntate sulla vita di Bartali intitolata Gino Bartali - L'intramontabile, nella quale il campione è stato interpretato da Pierfrancesco Favino. Il film è stato girato nella cittadina toscana di Cortona.

Numerosi elementi della vita di Gino Bartali sono trattati nella fiction Il Grande Fausto dedicata al suo eterno rivale Coppi.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Bartali ha partecipato ad alcuni film:

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma 27 dicembre 1986[11]
Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 27 dicembre 1992[12]
Medaglia d'oro al Merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al Merito civile
«Nel corso dell'ultimo conflitto mondiale, con encomiabile spirito cristiano e preclara virtù civica, collaborò con una struttura clandestina che diede ospitalità ed assistenza ai perseguitati politici e a quanti sfuggirono ai rastrellamenti nazifascisti dell'alta Toscana, riuscendo a salvare circa ottocento cittadini ebrei. Mirabile esempio di grande spirito di sacrificio e di umana solidarietà. 1943 - Lucca»
— Roma 31 maggio 2005[13]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ E Bartali direbbe: l'è tutto da rifare ilsole24ore.com
  2. ^ Non fu mai completamente chiarito se fosse stato Coppi a passare la bottiglia a Bartali o viceversa. La foto, scattata dal fotografo Carlo Martini, fu in realtà preparata: Martini si mise d'accordo coi due corridori e con il direttore di gara, diede quindi la bottiglia a un suo amico e gli disse di porgerla ai due mentre passavano. Si veda Coppi, Bartali e quella foto entrata nel mito delle due ruote, ilgiornale.it, 20 maggio 2009. URL consultato l'11 novembre 2009.
  3. ^ a b La Nazione – 1934 – Mario Liverani – La terza prova del campionato ciclistico toscano dilettanti – Bartali batte in volata i compagni di fuga Fabiani e Ciappelli
  4. ^ Marco Pastonesi, Modena, Giro 1940 Fausto diventa Coppi in www.gazzetta.it, 17 novembre 2009. URL consultato il 9 giugno 2011.
  5. ^ Giorgio Nissim, Memorie di un ebreo toscano (Carocci: Roma 2005)
  6. ^ Articolo del Corriere della Sera del 28 gennaio 2009. In questo ruolo compare anche nel film Assisi Underground (1985), interpretato da Alfredo Pea.
  7. ^ a b Beppe Conti, Ciclismo - Storie segrete, Milano, Gruppo Editoriale Armenia, 2003, p. 22, ISBN 88-8113-226-5.
  8. ^ Gino Bartali "Giusto tra le nazioni" in La Repubblica, Espresso, 23 settembre 2013. URL consultato il 23 settembre 2013.
  9. ^ Bartali nel Giardino dei Giusti del Mondo in La Nazione, MONRIF NET S.r.l, 27 settembre 2011. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  10. ^ Nel «Giardino dei Giusti del mondo» un albero per ricordare l'eroe Bartali in Corriere del Veneto, Editoriale Veneto srl, 27 settembre 2011. URL consultato il 3 ottobre 2011.
  11. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  12. ^ Cavaliere Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  13. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
  14. ^ Racing to Save Lives - Gino Bartali
  15. ^ Medaglia d'argento al valore atletico a Gino Bartali
  16. ^ Sito dell'Associazione Medaglie d'oro al valore atletico
  17. ^ Sito dell'Associazione Medaglie d'oro al valore atletico

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Stefano Pivano – Sia lodato Bartali, ideologia, cultura e miti dello sport cattolico (1936-1948) - Edizioni Lavoro, Roma 1985
  • Gino Bartali - Tutto Sbagliato Tutto da Rifare - Mondadori, 1979
  • Giancarlo Brocci – Bartali il mito oscurato – Protagon Editori Toscani, 2000
  • Domenico MassaC'eravamo tanto amati – Nuova Editrice Genovese, 2001
  • Leo Turrini – Bartali – l'uomo che salvò l'Italia pedalando – Mondadori, 2004
  • Paolo Alberati – "Gino Bartali – Mille diavoli in corpo" – Giunti, 2006
  • Paolo Costa, Gino Bartali. La vita, le imprese, le polemiche, Ediciclo Editore, 2001, ISBN 978-88-85318-48-9.
  • Giuseppe Castelnovi, Tre uomini d'oro. Fiorenzo Magni, Gino Bartali, Fausto Coppi, Edit Vallardi, 2011
  • Andrea Bartali, Gino Bartali, mio papà, Ed. Limina, 2012
  • Aili McConnon, Andres McConnon - Road to valour - Doubleday Canada, 2012
  • Aldo Grasso, "Bartali il Giusto", in Corriere della Sera 24 settembre 2013, p. 27
  • Marco Ballestracci, Giancarlo Brocci, Claudio Gregori, Paolo Maggioni, Gianni Mura, Marco Pastonesi - Gino Bartali, 100 anni di leggenda - a cura di Giacinto Bevilacqua, Alba Edizioni, 2014

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 196572476 LCCN: n79006821