Vujadin Boškov

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Vujadin Boškov
Vujadin Boskov.jpg
Boškov allenatore della Sampdoria nel 1989
Dati biografici
Nazionalità Jugoslavia Jugoslavia
Jugoslavia Jugoslavia (dal 1992)
Serbia e Montenegro Serbia e Montenegro (dal 2003)
Serbia Serbia (dal 2006)
Calcio Football pictogram.svg
Dati agonistici
Ruolo Allenatore (ex centrocampista)
Ritirato 1962 – giocatore
2001 – allenatore
Carriera
Squadre di club1
1950-1960 Vojvodina Vojvodina 185 (15)
1961-1962 Sampdoria Sampdoria 13 (1)
1962-1964 Young Boys Young Boys  ? (?)
Nazionale
1951-1958 Jugoslavia Jugoslavia 57 (0)
Carriera da allenatore
1962-1964 Young Boys Young Boys
1964-1971 Vojvodina Vojvodina
1971-1973 Jugoslavia Jugoslavia
1974-1976 ADO Den Haag ADO Den Haag
1976-1978 Feyenoord Feyenoord
1978-1979 Real Saragozza Real Saragozza
1979-1982 Real Madrid Real Madrid
1983-1984 Sporting Gijon Sporting Gijón
1985-1986 Ascoli Ascoli
1986-1992 Sampdoria Sampdoria
1992-1993 Roma Roma
1994-1996 Napoli Napoli
1996-1997 Servette Servette
1997-1998 Sampdoria Sampdoria
1999 Perugia Perugia
1999-2001 Jugoslavia Jugoslavia
Palmarès
Olympic flag.svg Olimpiadi
Argento Helsinki 1952
1 Dati relativi al solo campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Vujadin Boškov (in serbo Вујадин Бошков, ˈvujadin ˈboʃkov; Begeč, 16 maggio 1931Novi Sad, 27 aprile 2014) è stato un allenatore di calcio e calciatore serbo, di ruolo centrocampista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

« Zio Vuja si divertiva a far largo uso di ironia, merce rara nel calcio di oggi, ma era un maestro di sport e si trasformava in battutista per smorzare le tensioni. »
(Sebastiano Vernazza, Gazzetta dello Sport, 30 aprile 2014 ripreso dall'edizione web)

Boškov nacque nel 1931 a Begeč, villaggio a 15 km da Novi Sad in Voivodina (Serbia), all'epoca parte della Jugoslavia. Aveva un fratello maggiore di nome Alexandre, morto nel 1943 a 17 anni per meningite, come raccontato dallo stesso Vujadin in un'intervista.[1] Nel 1955 si sposò con Yelena, intellettuale, giornalista, e studiosa di notevole caratura [2] a cui rimase legato per tutta la vita.[3] Nel 1957 la coppia ebbe una figlia di nome Alexandra.[3] Si laureò in storia a Novi Sad, era appassionato anche di geografia e politica.[3][2] Durante la sua carriera si distinse per le sue frasi sintetiche, ironiche e a volte lapalissiane, aforismi entrati nella cultura generale del mondo calcistico italiano anche come veri e propri tormentoni.[4][5][6]

Morì il 27 aprile 2014 a 82 anni, dopo una lunga malattia,[7][4] una forma molto aggressiva di Alzheimer.[3]

In suo onore è stato istituito dalla società blucerchiata il "Trofeo Vujadin Boškov". La prima edizione venne disputata il 2 agosto 2014 allo stadio Ferraris di Genova, in occasione dell'amichevole estiva tra Sampdoria e Eintracht Francoforte, vinta per 4-2 dalla squadra ligure. [8]

Carriera[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Boškov giocatore della Sampdoria nel 1961-1962

Nel 1946 lasciò il suo piccolo villaggio per andare a giocare nella Vojvodina di Novi Sad.[9] Era un centrocampista organizzatore di gioco, giocava come mezzala o mediano. I suoi modelli erano l'ungherese Nándor Hidegkuti e il brasiliano Didi.[1] Iniziò a giocare con la prima squadra nel 1950 e vi restò per dieci anni. Durante questo periodo non raccolse vittorie poiché i tornei jugoslavi erano ad esclusivo appannaggio di Stella Rossa, Partizan, Hajduk e Dinamo, i cosiddetti grandi quattro (velika četvorka).[7] Il massimo piazzamento raggiunto dal Vojvodina fu il secondo posto in campionato nella stagione 1956-1957, alle spalle della Stella Rossa, oltre a una finale di Coppa di Jugoslavia persa nel 1951 contro la Dinamo Zagabria. Nel 1958 a causa di uno scontro di gioco con il portiere avversario, subì un infortunio a una gamba che lo condizionò per circa due anni. Nel 1961, all'età di 30 anni si trasferì in Italia, alla Sampdoria. Prima di questa età la federcalcio serba vietava trasferimenti all'estero.[7] Indossò la maglia numero 7.[2] Militò in Serie A per una sola stagione (1961-1962), risentendo di problemi fisici.[7] Sotto la guida di Eraldo Monzeglio la squadra raggiunse il decimo posto, Boškov collezionò 13 presenze e un gol.

Dal 1962 al 1964 giocò in Svizzera negli Young Boys. A Berna, ricoprì l'innovativo ruolo di giocatore-allenatore.[1][9] Iniziò ad allenare quando, durante una sessione di allenamento, l'allenatore si fece male a un ginocchio e lasciò a Boškov il suo fischietto dicendogli di continuare al suo posto.[1]

Ha dichiarato di non aver ricevuto nemmeno un'ammonizione durante la sua carriera.[1]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

« Boskov aveva accumulato quasi sessanta presenze nella Jugoslavia di 60 anni fa, nazionale di livello, non a caso gli jugoslavi erano chiamati i «brasiliani d'Europa». »
(Sebastiano Vernazza, Gazzetta dello Sport, 30 aprile 2014 ripreso dall'edizione web)

Nel 1951 esordì con la nazionale jugoslava. Nel 1953, a 22 anni, fu convocato dalla FIFA nella formazione del Resto d'Europa per una gara a Wembley contro l'Inghilterra; l'incontro finì 4 a 4.[1] Con la Jugoslavia partecipò ai Giochi Olimpici del 1952. La squadra di Milorad Arsenijević raggiunse la finale, ma fu sconfitta per 2-0 allo Stadio Olimpico Helsinki dalla "Squadra d'oro" dell'Ungheria, con reti di Puskás e Czibor.[9]

Partecipò a due campionati del mondo: In Svizzera, nel 1954, la Jugoslavia fu eliminata ai quarti di finale dai futuri campioni della Germania Ovest. Anche quattro anni dopo, in Svezia, fu eliminata ai quarti sempre dalla Germania Ovest.

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in patria nel 1964, allenò per sette anni la "sua" FK Vojvodina. Portando il club alla vittoria del campionato jugoslavo per la prima volta nella sua storia, nella stagione 1965-1966. Nel 1971, a soli 40 anni fu chiamato ad allenare la nazionale jugoslava. alle Qualificazioni al campionato europeo di calcio 1972, la Jugoslavia vinse il girone di qualificazione con Olanda, Germania Est e Lussemburgo, ma fu sconfitta ai play-off dall'URSS. Nel 1973 Boškov lasciò il suo paese per dissapori con il regime di Tito. Si trasferì nei Paesi Bassi dove allenò il Den Haag. Con i 'cigni' vinse la Coppa d'Olanda 1974-1975, battendo in finale il Twente. Nella stagione successiva raggiunse i quarti di finale della Coppa delle Coppe 1975-1976, venendo eliminato dal West Ham. A fine anno passò al Feyenoord. Con la squadra di Rotterdam raggiunse un'altra volta i quarti della Coppa UEFA, e concluse il campionato in quarta posizione. Nella stagione successiva il club raggiunse il decimo posto. Nei Paesi Bassi fu accolto con grande affetto ma dovette lasciare anche questo Paese a causa di una nuova legge sugli extracomunitari.

Iniziò una nuova avventura in Spagna, sulle panchine di Real Zaragoza, Real Madrid (conquistando una finale di Coppa dei Campioni, un campionato e due Coppe di Spagna) e Sporting Gijon. Successivamente lavorò per Ascoli, Sampdoria, Roma, Napoli e Perugia in Italia, e per il Servette Genève in Svizzera.

Fu docente alla scuola per tecnici e allenatori di Coverciano, all'epoca in cui la dirigeva Italo Allodi.[7] [10]

Boškov di ritorno alla Sampdoria negli anni ottanta, come allenatore, qui assieme ai calciatori Hans-Peter Briegel e Toninho Cerezo.

In Italia il suo nome è legato soprattutto allo scudetto conquistato dalla Sampdoria nel 1990-1991. Il periodo di Boškov sotto la Lanterna, tra la seconda metà degli anni ottanta e i primi anni novanta, ha costituito uno storico ciclo di esperienze e vittorie per la squadra ligure.

Da allenatore riuscì a raggiungere due volte la finale di Coppa dei Campioni, con il Real Madrid (1981) e dieci anni dopo con la Sampdoria (1992) venendo sconfitto in entrambe le occasioni per 1-0 (dal Liverpool e dal Barcellona).

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Giocatore[modifica | modifica wikitesto]

Nazionale[modifica | modifica wikitesto]

Helsinki 1952

Allenatore[modifica | modifica wikitesto]

Club[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]
ADO Den Haag: 1974-1975
Real Madrid: 1979-1980
Real Madrid: 1979-1980, 1981-1982
Ascoli: 1985-1986
Sampdoria: 1987-1988, 1988-1989
Sampdoria: 1990-1991
Sampdoria: 1991
Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]
Sampdoria: 1989-1990

Individuale[modifica | modifica wikitesto]

1990-1991

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Vujadin Boskov, la vecchia intervista: "Il mio segreto? Spiare i giocatori di notte".
  2. ^ a b c Vujadin, il serbo orgoglioso che sapeva parlare anche di politica.
  3. ^ a b c d Yelena Boskov a Genova: «Con Vuja ho riso tanto e ora cerco di non piangere».
  4. ^ a b Boskov morto: vinse scudetto e Coppa delle Coppe con la Sampdoria. URL consultato il 27 aprile 2014.
  5. ^ È morto Vujadin Boskov.
  6. ^ Addio Vujadin Boskov, mitico «padre-allenatore» della Sampdoria.
  7. ^ a b c d e Morto Vujadin Boskov. Mannini "spiega" la sua tattica.
  8. ^ 4-2 a Eintracht, Sampdoria vince trofeo Boskov.
  9. ^ a b c El mítico Vujadin Boskov fallece a los 82 años.
  10. ^ Zio Vuja compie 80 anni.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]