Fausto Coppi

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Fausto Coppi
Fausto Coppi.jpg
Dati biografici
Nome Angelo Fausto Coppi
Nazionalità bandiera Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada, pista
Carriera
Squadre di club
1939-1942 Legnano Legnano
1945 Bianco e Celeste con aquila.svg S.S. Lazio Ciclismo
1946-1955 Bianchi Bianchi
1956-1957 Carpano Carpano
1958 Bianchi Bianchi
1959 Tricofilina
Nazionale
1946-1958
1947-1949
Italia Italia
Italia Italia
Palmarès
Gnome-emblem-web.svg  Mondiali su pista
Oro Parigi 1947 Ins. ind.
Argento Amsterdam 1948 Ins. ind.
Oro Ordrup 1949 Ins. ind.
Gnome-emblem-web.svg  Mondiali su strada
Bronzo Copenaghen 1949 In linea
Oro Lugano 1953 In linea
 
« Un uomo solo è al comando; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi »
(frase pronunciata da Mario Ferretti all'apertura della radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, terzultima tappa del Giro d'Italia del 1949[1])

Angelo Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista su strada e pistard italiano.

Soprannominato il Campionissimo o l'Airone, fu il corridore più vincente e famoso dell'epoca d'oro del ciclismo, è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi.[2] Eccellente passista, scalatore e buon velocista, era un corridore completo e adatto ad ogni tipo di competizione su strada. Si impose sia nelle più importanti corse a tappe sia nelle maggiori classiche di un giorno. Fu anche un campione di ciclismo su pista.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Professionista dal 1939 al 1959, vinse cinque volte il Giro d'Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953) (record), e due volte il Tour de France (1949 e 1952); primo ciclista a conquistare le due più importanti corse a tappe nello stesso anno. Fra i suoi numerosi successi nelle gare in linea vanno ricordate le cinque affermazioni al Giro di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954) (record), le tre vittorie alla Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949), e i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Fu Campione del mondo nel 1953. Nel ciclismo su pista, fu Campione del mondo d'inseguimento nel '47 e nel '49 e primatista dell'ora (45,798 km) dal 1942 al 1956.

Leggendaria la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva - tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani - è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour del '52.[3][4]

Le sue imprese e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un'icona della storia sportiva italiana. A oltre cinquant'anni dalla scomparsa, la sua popolarità e fama appaiono immutate.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Piastrella autografata da Coppi sul muretto di Alassio.
Fausto Coppi con Riccardo Filippi al Trofeo Baracchi nel 1953

Fausto Coppi nasce a Castellania, in provincia di Alessandria, il 15 settembre 1919 figlio di Domenico Coppi e di Angiolina Boveri. Incomincia a lavorare a Novi Ligure come garzone in una salumeria, ed è a Novi che incontra Biagio Cavanna, il famoso massaggiatore cieco e "santone" del ciclismo, che tanta parte avrà nella sua trionfale carriera. Fausto disputa la sua prima gara nel luglio del 1937, sul circuito della Boffalora (Castellania (Boffalora)-Sarezzano-Tortona-Villalvernia-Castellania), e nell'estate dell'anno successivo centra la sua prima vittoria, a Castelletto d'Orba.

Nel 1939 partecipa ad una corsa a Pavia; in quell'occasione Cavanna scrive a Giovanni Rossignoli della Bianchi raccomandandogli due nomi: "Caro Giovanni, ti mando due corridori. Uno, il Coppi, vincerà; l'altro farà quel che potrà". Coppi come previsto da Cavanna vince, e all'inizio della stagione seguente passa al professionismo, diventando gregario di Gino Bartali alla Legnano.

Nel 1940, all'esordio al Giro d'Italia, Coppi dovrebbe limitarsi ad aiutare il suo capitano Bartali, il quale però cade durante le prime tappe ed appare fuori gioco per la vittoria finale. Fausto ha così via libera e s'impone di forza nella tappa Firenze-Modena tra lo stupore generale: un'incredibile fuga, iniziata sull'Abetone sotto il diluvio e conclusa in modo trionfale. Conquista la maglia rosa e la difende sino a Milano, risultando così il più giovane vincitore del Giro, conquistato a soli vent'anni.

Due anni dopo al velodromo Vigorelli stabilisce il nuovo record dell'ora. L'impresa è compiuta in un clima surreale: il pericolo di bombardamenti spinge gli organizzatori a comunicare un orario falso per evitare assembramenti, e gli spalti rimangono quindi semivuoti. Ma la guerra tarpa le ali al giovane campione: mandato in Africa con la fanteria (Divisione Ravenna) è fatto prigioniero dagli inglesi.

Data la sua fama, gli inglesi gli concedono alcune ore di allenamento. Agli inizi del 1945 Coppi riesce quindi a tesserarsi con la sezione ciclismo della Polisportiva S.S. Lazio, dove lo seguirà anche il fratello Serse. Con la S.S. Lazio Ciclismo si aggiudica sei vittorie prima di tornare nel Nord-Italia.

Nel 1946 nasce il leggendario binomio "Fausto Coppi-Bianchi", Fausto indosserà per un decennio la famosa casacca bianco-celeste, la maglia di tutte le sue più celebrate imprese. L'arrivo alla Bianchi dà immediatamente i suoi frutti: vince la sua prima Milano-Sanremo con un'epica fuga e ben 14 minuti di vantaggio sul secondo classificato (la radio annuncia: "Primo classificato Coppi Fausto; in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo"); quindi si aggiudica tre tappe al Giro (vinto da Bartali), il Grand Prix des Nations (bissato l'anno successivo), il Circuito di Lugano e nel finale di stagione il suo primo Giro di Lombardia che vincerà altre quattro volte (1947-1948-1949-1954).

Nel 1947, a sette anni di distanza dal primo successo, vince nuovamente il Giro d'Italia. Fra i suoi compagni di squadra vi è il fratello Serse, cresciuto ciclisticamente con lui e al quale Fausto è molto legato. Serse vincerà la Parigi-Roubaix del 1949 per poi morire in circostanze tragiche nel 1951, in seguito ad una caduta durante la volata finale al Giro del Piemonte.

Nel 1948 Fausto centra la seconda accoppiata Sanremo-Lombardia.

Il 1949 è l'anno della definitiva consacrazione internazionale. Fausto vince ancora una volta la Sanremo e il Lombardia, e al Giro firma quella che resterà la sua impresa più celebre, con 192 chilometri di fuga nella tappa Cuneo-Pinerolo: dopo Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Colle del Sestriere arriva con quasi 12 minuti sul secondo (Bartali). Il giornalista Mario Ferretti apre la sua radiocronaca con una frase entrata nella storia del ciclismo: "Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi". Conquistato il terzo Giro, affronta il suo primo Tour de France: nessun corridore è mai riuscito a centrare la doppietta Giro-Tour nello stesso anno. Fausto parte molto male, perdendo più di mezz'ora nelle prime tappe. Poi come d'incanto risorge, dominando le due lunghissime cronometro e staccando tutti alla sua maniera nella tappa Briançon-Aosta. È il trionfo definitivo, e in Francia nasce il mito di "Fostò". Al Mondiale di Copenaghen, su un tracciato adatto a velocisti puri, si piazza terzo dopo il principe delle volate Van Steenbergen e lo svizzero Kübler.

Stele in ricordo di Fausto Coppi sul Passo dello Stelvio.

Il 1950 inizia in maniera sfolgorante, con i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone. Ma la sfortuna colpisce Coppi forse nel momento migliore della carriera: alla nona tappa del Giro, la Vicenza-Bolzano, un corridore che gli è davanti sbanda e Fausto cade; all'ospedale di Trento la diagnosi è senza appello: frattura tripla del bacino, e stagione finita.

Il destino si accanisce poi nel 1951 con la scomparsa del fratello Serse, tragedia che segna Fausto nel profondo. Dopo un discreto Giro, terminato con due vittorie di tappa, partecipa al Tour con la morte nel cuore. Nella tappa di Montpellier attraversa una crisi spaventosa, da cui riesce a risollevarsi solo grazie all'aiuto dei fedeli compagni di squadra. Si riprende nel finale del Tour, dimostrando a tutti di essere ancora lui e conquistando la tappa alpina da Gap a Briançon.

Nel 1952, lasciata la cattiva sorte alle spalle e nel pieno della sua maturità agonistica, Fausto mette il sigillo su un'altra fenomenale annata, riuscendo a ripetere la doppietta del 1949: vince tre tappe e classifica finale al Giro d'Italia, e addirittura cinque tappe al Tour (fra le quali il primo arrivo a L'Alpe d'Huez nella storia della Grande Boucle), portando nuovamente la maglia gialla sino a Parigi. Sul Colle del Galibier viene scattata la foto di un'epoca. Carlo Martini immortala Coppi davanti, Bartali dietro e una borraccia in mezzo.

Il 1953 è l'anno della quinta vittoria al Giro (sulle rampe dello Stelvio stacca Hugo Koblet, ultima leggendaria impresa del Campionissimo alla Corsa Rosa) ma è soprattutto l'anno del trionfo al Campionato del Mondo: sul difficile circuito di Lugano Coppi fa letteralmente il vuoto; il belga Germain Derycke tenta di rimanergli a ruota, ma a 30 km dall'arrivo l'Airone di Castellania prende il volo e giunge sul traguardo con 6 minuti di vantaggio. La vittoria di Lugano segna il punto più alto della sua carriera, ma è anche l'inizio della parabola discendente.

Nel 1954 l'ultima grande vittoria: il Giro di Lombardia, per la quinta volta (record assoluto di successi nella grande classica di ottobre).

Nel 1955 appare di nuovo in ottima forma: vince il suo quarto Campionato italiano su strada, si piazza secondo nel Giro (la vittoria va a Fiorenzo Magni per soli 13 secondi) e nella Parigi-Roubaix, e coglie la sua ultima affermazione in una corsa in linea, al Giro dell'Appennino. Nel 1957, con la maglia della Carpano-Coppi, l'ultimo trionfo in assoluto, al Trofeo Baracchi, a cronometro in coppia con Ercole Baldini. Nel 1959 nasce il progetto della "San Pellegrino": una nuova formazione diretta da Gino Bartali, che dovrebbe avere come capitano proprio Fausto. I due grandi rivali sotto la stessa bandiera, come vent'anni prima.

Coppi vinse complessivamente 122 corse in carriera. Indossò per 31 giorni la maglia rosa e per 19 giorni la maglia gialla.

Il record dell'ora[modifica | modifica sorgente]

Coppi stabilì il record sulla pista del Velodromo Vigorelli di Milano il 7 novembre 1942. Utilizzò un rapporto 52 x 15 con una media di 103,3 pedalate al minuto.[5] La bicicletta usata per il record è esposta nella cappella della Madonna del Ghisallo, vicino a Como.[6] I suoi tempi furono i seguenti:[7]

  • 1 km: 1'17"
  • 2 km: 2'36"
  • 3 km: 3'53"
  • 4 km: 5'12"
  • 5 km: 6'30"
  • 10 km: 13'02"
  • 15 km: 19'35"
  • 20 km: 26'08"
  • 30 minuti: 22,946 km
  • 25 km: 32'41"
  • 30 km: 39'14"
  • 35 km: 45'47"
  • 40 km: 52'19"
  • 45 km: 58'51"
  • ora: 45,871 km (corretto in 45,798 km)

Coppi superò così il record di 45,767 km stabilito da Maurice Archambaud cinque anni prima sulla stessa pista.[8] Il record di Coppi resistette fino al 1956, quando fu superato da Jacques Anquetil.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Il monumento a Coppi posto il 2 luglio 2000 sul Passo Pordoi dal comune di Canazei.

Nel dicembre del 1959, subito dopo essere stato ingaggiato dalla squadra appena costituita dall'amico ed ex-rivale Gino Bartali, Coppi partecipa con alcuni amici ciclisti francesi - fra cui Raphaël Géminiani e Jacques Anquetil - a una corsa nell'Alto Volta, attuale Burkina Faso, in occasione dei festeggiamenti per l'indipendenza del Paese. Nei giorni successivi prende parte a una battuta di caccia nella boscaglia attorno a Ouagadougou, dove contrae la malaria.

Al ritorno in Italia, pochi giorni prima di Natale, è febbricitante. Il 29 dicembre è assalito da febbre altissima, nausea e brividi. Nel pomeriggio del 1º gennaio le condizioni del campione si aggravano ulteriormente; il medico curante, dott. Allegri, chiama a consulto il primario dell'ospedale di Tortona, professor Astaldi, il quale decide per un immediato ricovero in ospedale. A Tortona giunge per un altro consulto il professor Fieschi, dell'Università di Genova. All'ammalato è praticata una cura intensa a base di antibiotici e cortisonici, ma Coppi non reagisce ed entra in coma. Non riprende più conoscenza e muore alle 8.45 del 2 gennaio 1960, a poco più di quarant'anni. I medici avevano sbagliato diagnosi, ritenendo Coppi affetto da un'influenza più grave del consueto (nonostante la moglie e il fratello di Géminiani avessero telefonato dalla Francia per avvertire che a Raphaël era stata diagnosticata la malaria).

Coppi viene sepolto nel cimitero del suo paese natale. Al funerale partecipano decine di migliaia di persone e tutto il mondo del ciclismo.

All'inizio del 2002 sono state pubblicate alcune illazioni, mai confermate, secondo le quali Coppi sarebbe stato avvelenato in Africa per vendicare la morte di un ciclista locale. La realtà dei fatti è però dimostrata sia dalla provetta del sangue prelevato a Coppi (dove fu trovato il plasmodium falciparum, l'agente della malaria terzana maligna, la forma più violenta della malattia) sia dalla diversa sorte di Géminiani, che divise in Burkina Faso l'alloggio con Coppi, fu colpito anche lui dalla malaria, ma curato in tempo con il chinino poté sopravvivere e guarire.

Notizie e aneddoti[modifica | modifica sorgente]

Dal fisico apparentemente poco atletico, Coppi era dotato di una notevole agilità muscolare e di un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune (capacità polmonare di oltre 7 litri e 32 pulsazioni cardiache/minuto a riposo), qualità che ne esaltavano la resistenza sotto sforzo. La struttura ossea molto fragile e le ripetute fratture lo costrinsero tuttavia a pause forzate durante l'intero arco d'attività. Allo stesso modo, la seconda guerra mondiale ne condizionò la carriera: la sospensione delle competizioni a causa del conflitto giunse infatti subito dopo le sue prime importanti vittorie.

Coppi era un grande appassionato di calcio, e oltre a tifare per l'Alessandria aveva simpatia per la compagine genovese della Sampdoria, avendo vissuto per quasi dieci anni a Genova Sestri Ponente, dove si era sposato con Bruna Ciampolini nel 1945. Spesso era ospite in tribuna allo Stadio Luigi Ferraris. Diverse volte si cimentò in derby calcistici di beneficenza a Genova e Milano. Secondo uno dei suoi biografi, Giancarlo Governi, era però tifoso del Torino.

Alla Milano-Sanremo del 1946, Coppi scollina in solitudine sul Passo del Turchino e arriva con 14 minuti sul secondo. Niccolò Carosio annuncia: "Primo Fausto Coppi. In attesa degli altri corridori, trasmettiamo musica da ballo".[senza fonte]

Dopo la prigionia in Africa durante la seconda guerra mondiale, sin dall'arrivo a Napoli il suo pensiero è capire come può riprendere con il ciclismo. Si presenta a sorpresa a Gino Palumbo, che lavora alla redazione sportiva della Voce e gli dice: «Sono Coppi e vorrei tornare a correre, ma ho soltanto una bici militare con le gomme piene che mi procurano dolori continui. Il suo giornale mi può aiutare?» Palumbo lancia subito un appello: «Date una bicicletta a Fausto Coppi». Rispondono in tre. Racconterà Palumbo: «Scegliemmo la bici di un falegname di Grumo Nevano. Si chiamava Davino. Venne al giornale, consegnò la bici a Fausto, che non dimenticò mai il gesto. Due mesi dopo andò a Grumo per una gara di ciclocross».[9]

Alla Parigi-Roubaix del 1950, vinta da Coppi, il secondo classificato Maurice Diot alzò le braccia al cielo all'arrivo come se avesse vinto, quindi disse: "Ho vinto la Roubaix. Coppi era fuori concorso".[10]

La "Dama Bianca"[modifica | modifica sorgente]

Fausto Coppi e Giulia Occhini assistono a un incontro di pugilato, dicembre 1956.

Coppi fu al centro anche delle cronache scandalistiche del tempo per la relazione extraconiugale avuta con Giulia Occhini, moglie del dottor Enrico Locatelli - medico condotto di Varano Borghi e appassionato tifoso coppiano - conosciuta durante la Tre Valli Varesine del 1948 e divenuta famosa con il soprannome di "Dama Bianca". Il soprannome le venne dato nel 1953 da Pierre Chany, giornalista de L'Équipe, in occasione della vittoria di Coppi al Campionato del mondo, per il colore del montgomery che la Occhini indossava.

Tra Fausto e Giulia Occhini iniziò una storia d'amore, resa pubblica nel giugno del '53. Essendo entrambi già sposati, la relazione suscitò all'epoca grande scandalo e fu fortemente avversata da una parte dell'opinione pubblica; persino il Papa Pio XII giunse a condannarla apertamente.

Coppi e la moglie Bruna Ciampolini (da cui aveva avuto la figlia Marina, nata l'11 novembre 1947) si separarono consensualmente nel 1954, mentre Locatelli arrivò a denunciare la moglie per adulterio. La Occhini, in attesa del processo, fu trattenuta in carcere per quattro giorni e dovette successivamente recarsi in domicilio coatto ad Ancona, mentre a Coppi fu ritirato il passaporto.

Il processo, celebrato nel marzo del 1955, si concluse con la condanna di Coppi a due mesi e della Occhini a tre mesi di carcere (entrambi usufruirono della sospensione condizionale della pena). Tra mille difficoltà Coppi e Giulia Occhini si sposarono in Messico (matrimonio mai riconosciuto in Italia) e misero alla luce un figlio, Angelo Fausto detto Faustino, nato a Buenos Aires il 13 maggio 1955. Angelo Fausto Coppi, che attualmente possiede il doppio passaporto italiano e argentino, fu fatto nascere in Argentina per poter ricevere il cognome "Coppi", poiché Locatelli si rifiutava di disconoscerne la paternità.[11]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Strada[modifica | modifica sorgente]

  • 1938 (Dopolavoro Tortona, una vittoria)
Gran Premio di Castelletto d'Orba
  • 1939 (Dopolavoro Tortona, cinque vittorie)
Coppa Città di Pavia
Coppa Canepa - Genova Bolzaneto
Giro del Penice
Giro del Casentino
Tre Valli Varesine indipendenti
  • 1940 (Legnano, due vittorie)
11ª tappa Giro d'Italia (Firenze > Modena)
Classifica generale Giro d'Italia
  • 1941 (Legnano, quattro vittorie)
Giro di Toscana
Giro del Veneto
Giro dell'Emilia
Tre Valli Varesine
  • 1942 (Legnano, una vittoria)
Campionati italiani, Prova in linea
  • 1945 (Indipendente, due vittorie)
Coppa Salvioli - Roma
Coppa Candelotti nel Lazio
  • 1946 (Bianchi, sette vittorie)
Milano-Sanremo
Giro di Romagna
4ª tappa, 2ª semitappa Giro d'Italia (Prato > Bologna)
13ª tappa Giro d'Italia (Udine > Auronzo di Cadore)
14ª tappa Giro d'Italia (Auronzo di Cadore > Bassano del Grappa)
Grand Prix des Nations
Giro di Lombardia
  • 1947 (Bianchi, dodici vittorie)
Giro di Romagna
4ª tappa Giro d'Italia (Reggio Emilia > Prato)
8ª tappa Giro d'Italia (Roma > Napoli)
16ª tappa Giro d'Italia (Pieve di Cadore > Trento)
Classifica generale Giro d'Italia
5ª tappa Tour de Suisse (Losanna > Ginevra)
Giro del Veneto
Grand Prix des Nations
Classifica generale Attraverso Losanna
Giro dell'Emilia
Giro di Lombardia
Campionati italiani, Prova in linea
  • 1948 (Bianchi, sei vittorie)
Milano-Sanremo
16ª tappa Giro d'Italia (Auronzo di Cadore > Cortina d'Ampezzo)
17ª tappa Giro d'Italia (Cortina d'Ampezzo > Trento)
Tre Valli Varesine
Giro di Lombardia
Giro dell'Emilia
  • 1949 (Bianchi, tredici vittorie)
Milano-Sanremo
Giro di Romagna
4ª tappa Giro d'Italia (Cosenza > Salerno)
11ª tappa Giro d'Italia (Bassano del Grappa > Bolzano)
17ª tappa Giro d'Italia (Cuneo > Pinerolo)
Classifica generale Giro d'Italia
7ª tappa Tour de France (Les Sables d'Olonne > La Rochelle)
17ª tappa Tour de France (Briançon > Aosta)
20ª tappa Tour de France (Colmar > Nancy)
Classifica generale Tour de France
Giro del Veneto
Giro di Lombardia
Campionati italiani, Prova in linea
  • 1950 (Bianchi, quattro vittorie)
Giro della Provincia di Reggio Calabria
Parigi-Roubaix
2ª tappa Roma-Napoli-Roma
Freccia Vallone
  • 1951 (Bianchi, quattro vittorie)
6ª tappa Giro d'Italia (Perugia > Terni)
18ª tappa Giro d'Italia (Cortina d'Ampezzo > Bolzano)
20ª tappa Tour de France (Gap > Briançon)
Gran Premio Vanini - Lugano
  • 1952 (Bianchi, quattordici vittorie)
5ª tappa Giro d'Italia (Roma > Rocca di Papa)
11ª tappa Giro d'Italia (Venezia > Bolzano)
14ª tappa Giro d'Italia (Erba > Como)
Classifica generale Giro d'Italia
7ª tappa Tour de France (Metz > Nancy)
10ª tappa Tour de France (Losanna > L'Alpe d'Huez)
11ª tappa Tour de France (Le Bourg d'Oisans > Sestrières)
18ª tappa Tour de France (Bagnères-de-Bigorre > Pau)
21ª tappa Tour de France (Limoges > Puy de Dôme)
Classifica generale Tour de France
Gran Premio Vanini - Lugano
1ª tappa Gran Premio del Mediterraneo (Napoli > Foggia)
6ª tappa Gran Premio del Mediterraneo (Catania > Siracusa)
Classifica generale Gran Premio del Mediterraneo
  • 1953 (Bianchi, cinque vittorie)
4ª tappa Giro d'Italia (San Benedetto del Tronto > Roccaraso)
19ª tappa Giro d'Italia (Auronzo di Cadore > Bolzano)
20ª tappa Giro d'Italia (Bolzano > Bormio)
Classifica generale Giro d'Italia
Campionati del mondo, Prova in linea
  • 1954 (Bianchi, nove vittorie)
3ª tappa Paris-Nice
Giro di Campania
4ª tappa Roma-Napoli-Roma (Napoli > Latina)
5ª tappa Roma-Napoli-Roma (Latina > Roma)
20ª tappa Giro d'Italia (San Martino di Castrozza > Bolzano)
2ª tappa Tour de Suisse (Winterthur > Davos)
4ª tappa Tour de Suisse (Lecco > Lugano)
Coppa Bernocchi
Giro di Lombardia
  • 1955 (Bianchi, sei vittorie)
Giro di Campania
5ª tappa Gran Premio Ciclomotoristico (Aprilia > Roma)
20ª tappa Giro d'Italia (Trento > San Pellegrino Terme)
Giro dell'Appennino
Campionati italiani, Prova in linea
Tre Valli Varesine
  • 1956 (Carpano-Coppi, una vittoria)
Gran Premio Campari - Lugano

Altri successi[modifica | modifica sorgente]

  • 1939 (Dopolavoro Tortona)
Circuito di Susa
Giro della Provincia di Milano (cronocoppie con Ricci)
  • 1945 (Indipendente)
Circuito degli Assi - Milano
Circuito di Lugano
Circuito di Ospedaletti
Circuito di Lugano
Circuito del Trocadero
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Tour de France
Classifica generale Challenge Desgrange-Colombo[12]
Circuito di Genova (Derny)
Criterium di Tarascona
Classifica scalatori Tour de France
2ª tappa Gran premio del Mediterraneo (Foggia > Bari, cronosquadre)
Trofeo Baracchi (cronocoppie)
Circuito di Cagliari
Classifica scalatori Giro d'Italia
Trofeo Baracchi (cronocoppie)
Trofeo Baracchi (cronocoppie)
  • 1957 (Carpano-Coppi)
Trofeo Baracchi (cronocoppie)

Pista[modifica | modifica sorgente]

Campionati italiani, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Giro della provincia di Milano
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Record dell'ora
Campionati del mondo, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Campionati del mondo, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Sei Giorni di Buenos Aires

Piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Grandi Giri[modifica | modifica sorgente]

1940: vincitore
1946: 2º
1947: vincitore
1948: ritirato
1949: vincitore
1950: ritirato
1951: 4º
1952: vincitore
1953: vincitore
1954: 4º
1955: 2º
1956: ritirato
1958: 32º
1949: vincitore
1951: 10º
1952: vincitore

Classiche monumento[modifica | modifica sorgente]

1940: 17º
1941: 10º
1942: 21º
1946: vincitore
1948: vincitore
1949: vincitore
1950: 4º
1952: 37º
1953: 9º
1954: 4º
1955: 63º
1949: 12º
1950: vincitore
1952: 2º
1955: 2º
1959: 44º
1940: 16º
1941: 5º
1942: 7º
1946: vincitore
1947: vincitore
1948: vincitore
1949: vincitore
1950: 3º
1951: 3º
1952: 35º
1954: vincitore
1955: 11º
1956: 2º

Competizioni mondiali[modifica | modifica sorgente]

Coppi nei media[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

La RAI ha dedicato a Fausto Coppi una fiction in due puntate intitolata "Il Grande Fausto", diretta da Alberto Sironi, con Sergio Castellitto e Ornella Muti, andata in onda il 29 e 30 ottobre 1995.

Numerosi elementi della vita di Fausto Coppi sono trattati nella fiction "Gino Bartali - L'intramontabile", coprodotta da RAI-Endemol e andata in onda nel 2006 su Rai Uno.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Fausto Coppi interpreta se stesso in Totò al giro d'Italia, film del 1948 diretto da Mario Mattoli.

Nel film Appuntamento a Belleville, diretto da Sylvain Chomet, il protagonista (Champion) è un'evidente caricatura di Fausto Coppi. Sempre in Appuntamento a Belleville, nella camera di Champion da piccolo si vede una foto autografata proprio da Fausto Coppi.

Fausto sarà interpretato da Roberto Caccavo nel film Mi chiamava Valerio, biografia di Valeriano Falsini, unico gregario toscano di Coppi

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Un uomo solo al comando, gazzetta.it, 8 maggio 2009. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  2. ^ Book Review: The Heron And The Icon, pezcyclingnews.com, 25 giugno 2009. URL consultato l'11 novembre 2009.
  3. ^ Non fu mai completamente chiarito se fosse stato Coppi a passare la bottiglia a Bartali o viceversa. La foto, scattata dal fotografo Carlo Martini, fu in realtà preparata: Martini si mise d'accordo coi due corridori e col direttore di gara, diede quindi la bottiglia a un suo amico e gli disse di porgerla ai due mentre passavano.
  4. ^ Coppi, Bartali e quella foto entrata nel mito delle due ruote, ilgiornale.it, 20 maggio 2009. URL consultato l'11 novembre 2009.
  5. ^ The Hour Record, wolfgang-menn.de. URL consultato l'11 novembre 2009.
  6. ^ La Madonna del Ghisallo - the Patron Saint of Cycling, cyclingnews.com, 17 ottobre 2008. URL consultato l'11 novembre 2009.
  7. ^ Fausto Coppi on his historic hour record ride, chainedrevolution.com, 30 agosto 2008. URL consultato l'11 novembre 2009.
  8. ^ 1942 - Il record dell'ora di Fausto Coppi, museociclismo.it. URL consultato l'11 novembre 2009.
  9. ^ Fabio Monti, Le cadute e le risalite di Fausto fuoriclasse anche nelle difficoltà in Corriere della Sera, 2 gennaio 2010, p. 61. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  10. ^ Claudio Gregori, Coppi, la Roubaix del '50 e lo spettacolo sul pavé, gazzetta.it. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  11. ^ Speciale Fausto Coppi - Rai Tre 2 gennaio 2010 ore 16.00
  12. ^ Classifica che tiene conto dei piazzamenti a Giro, Tour, Parigi-Roubaix, Parigi-Bruxelles, Giro delle Fiandre, Giro di Lombardia e Milano-Sanremo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Il nostro Coppi. Il Campionissimo nel ricordo dei figli Marina e Fausto, Ediz. Fondazione C.R. Tortona, 2010, e-book gratuito, download: www.fondazionecrtortona.it - link: Pubblicazioni e-book

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