Fausto Coppi

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Fausto Coppi
Fausto Coppi.jpg
Dati biografici
Nome Angelo Fausto Coppi
Nazionalità bandiera Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada, pista
Carriera
Squadre di club
1938-1939 Dopolavoro Tortona
1939-1942 Legnano Legnano
1945 S.S. Lazio Ciclismo
1946-1955 Bianchi Bianchi
1956-1957 Carpano Carpano
1958 Bianchi Bianchi
1959 Tricofilina
Nazionale
1946-1958
1947-1949
Italia Italia (strada)
Italia Italia (pista)
Palmarès
Gnome-emblem-web.svg Mondiali su pista
Oro Parigi 1947 Ins. ind.
Argento Amsterdam 1948 Ins. ind.
Oro Ordrup 1949 Ins. ind.
Gnome-emblem-web.svg Mondiali su strada
Bronzo Copenaghen 1949 In linea
Oro Lugano 1953 In linea
 
« Un uomo solo è al comando; la sua maglia è biancoceleste; il suo nome è Fausto Coppi »
(frase pronunciata da Mario Ferretti all'apertura della radiocronaca della Cuneo-Pinerolo, terzultima tappa del Giro d'Italia del 1949[1])

Angelo Fausto Coppi (Castellania, 15 settembre 1919Tortona, 2 gennaio 1960) è stato un ciclista su strada e pistard italiano.

Soprannominato "il Campionissimo" o "l'Airone", fu il corridore più famoso e vincente dell'epoca d'oro del ciclismo, ed è considerato uno dei più grandi e popolari atleti di tutti i tempi.[2][3][4] Formidabile passista, ottimo scalatore e buon velocista, era un corridore completo e adatto ad ogni tipo di competizione su strada.[4]

Professionista dal 1939 al 1959, si impose sia nelle più importanti corse a tappe sia nelle maggiori classiche di un giorno. Vinse cinque volte il Giro d'Italia (1940, 1947, 1949, 1952 e 1953), un record, e due volte il Tour de France (1949 e 1952), diventando anche il primo ciclista a conquistare le due corse nello stesso anno. Fra i suoi numerosi successi nelle gare in linea vanno ricordate le cinque affermazioni al Giro di Lombardia (1946, 1947, 1948, 1949 e 1954), record, le tre vittorie alla Milano-Sanremo (1946, 1948 e 1949), e i successi alla Parigi-Roubaix e alla Freccia Vallone nel 1950. Divenne anche campione del mondo professionisti nel 1953. Primeggiò anche nel ciclismo su pista: fu infatti campione del mondo d'inseguimento nel 1947 e nel 1949 e primatista dell'ora (con 45,798 km) dal 1942 al 1956.

Leggendaria fu la sua rivalità con Gino Bartali, che divise l'Italia nell'immediato dopoguerra (anche per le presunte diverse posizioni politiche dei due). Celebre nell'immortalare un'intera epoca sportiva - tanto da entrare nell'immaginario collettivo degli italiani - è la foto che ritrae i due campioni mentre si passano una bottiglietta durante una salita al Tour 1952.[5][6] Le sue imprese e le tragiche circostanze della morte ne hanno fatto un'icona della storia sportiva italiana, e a oltre cinquant'anni dalla scomparsa, la sua popolarità e fama appaiono immutate.

Carriera[modifica | modifica sorgente]

La giovinezza e gli esordi[modifica | modifica sorgente]

7 novembre 1942. Al Velodromo Vigorelli di Milano Fausto Coppi stabilisce il nuovo record dell'ora con 45,798 km.

Fausto Coppi nasce a Castellania, in provincia di Alessandria, il 15 settembre 1919, quarto dei cinque figli di Domenico Coppi e di Angiolina Boveri (gli altri sono, in ordine, Livio, Dina, Maria e Serse), proprietari di un fondo coltivato a granturco e vite.[7][4] Dopo aver frequentato con scarso profitto le scuole elementari e affiancato il padre e il fratello maggiore nel lavoro dei campi, a tredici anni incomincia a lavorare come garzone nella salumeria del signor Merlano a Novi Ligure.[7][4][8] Il giovane Coppi effettua consegne in bicicletta, riceve una paga settimanale di 5 lire, e può tornare a casa a Castellania ogni domenica.[8] A quindici anni, con i soldi regalatigli dallo zio Fausto, marinaio di ritorno dal Golfo Persico, può comprare una Maino da 520 lire al negozio del signor Bovone a Novi e cominciare a partecipare alle prime corse non ufficiali.[9]

È proprio a Novi che viene segnalato a Biagio Cavanna, il famoso massaggiatore di Costante Girardengo e di Learco Guerra, che lo ammette alla sua scuola di giovani corridori da poco aperta a Pozzolo Formigaro.[7][4] Cavanna, che diventerà cieco nel 1938, sarà per molti anni, anche dopo l'inizio della carriera professionistica di Coppi, suo massaggiatore nonché fido consigliere.[4] È lui a intravedere le possibilità del giovane Coppi di diventare un campione. Dal fisico apparentemente poco atletico, e nonostante una struttura ossea e muscolare molto fragile,[2] Coppi è infatti dotato di una notevole agilità muscolare, gambe lunghe e sottili, un sistema endocrino molto efficiente e un sistema cardiorespiratorio fuori dal comune (torace ampio, capacità polmonare di 7,5 litri e 34 pulsazioni cardiache/minuto a riposo), qualità che ne esaltano la resistenza sotto sforzo.[2][4] Coppi disputa la sua prima gara ufficiale il 1º luglio del 1937, da non tesserato, sul circuito della Boffalora (Castellania-Sarezzano-Tortona-Villalvernia-Castellania), ma è costretto al ritiro per una foratura.[7] Può nel frattempo lasciare l'impiego di garzone alla salumeria Merlano e lavorare come macellaio per i contadini della zona, riuscendo a guadagnare 20 lire a settimana; si procura inoltre, con 600 lire, una nuova bicicletta, una Prina realizzatagli su misura da un ciclista di Asti.[10] Con la nuova bici centra la sua prima vittoria nel luglio del 1938, da dilettante, con i colori della squadra del Dopolavoro Aziendale Montecatini di Spinetta Marengo, sul circuito di Castelletto d'Orba;[4][11] vince poi anche ad Alessandria, al Trofeo Gigi Agosta, facendo sue le 500 lire di premio.[12]

Nel 1939 gareggia tra gli indipendenti, e in primavera vince il Giro del Penice, la Coppa Canepa a Genova, il Circuito di Susa, il Giro del Casentino, il Premio di Varese e il Circuito di Varzi.[4] Il 9 aprile debutta nelle gare per professionisti, correndo il Giro della Toscana come indipendente, ma è costretto al ritiro per un incidente meccanico (vince Bartali).[13] Il 28 maggio dello stesso anno partecipa alla Coppa Città di Pavia; in quell'occasione Cavanna scrive un biglietto a Giovanni Rossignoli della Bianchi, tra gli organizzatori della corsa, raccomandandogli due nomi, Fausto Coppi e Isidoro Bergaglio (classe 1914): «Ti mando due miei allievi. Coppi vincerà il primo premio, Bergaglio farà quello che potrà. Osserva bene Coppi. Assomiglia a Binda».[7] Coppi come previsto da Cavanna vince, arrivando solo al traguardo. Il 4 giugno seguente si classifica quindi terzo al Giro del Piemonte, altra gara per professionisti, a 3'31" dal vincitore Gino Bartali, mettendosi in evidenza con uno scatto sulla salita di Moriondo e conquistando, grazie al piazzamento, un premio di 3000 lire.[7] Notato da Eberardo Pavesi, direttore sportivo di Bartali alla Legnano, Coppi viene messo sotto contratto a partire dal 1940, con un ingaggio mensile di 700 lire.[14] Nel finale di stagione, sempre da indipendente, si classifica secondo alla Coppa Bernocchi e terzo al Gran Premio Stampa-Fiat e al Giro della Provincia di Milano.[4] Il 14 agosto, dopo aver vinto la corsa riservata agli indipendenti disputata sul circuito mondiale di Varese, riceve anche di persona i complimenti del "Campionissimo" Costante Girardengo.[7]

1940-1941: le prime vittorie da professionista[modifica | modifica sorgente]

Nell'inverno 1940 Coppi, ristabilitosi da una frattura al malleolo della caviglia destra, si reca a Milano per firmare il contratto con la Legnano.[15] Dopo il ritiro di febbraio sulla riviera di Ponente con i compagni, in marzo partecipa alla Milano-Sanremo, contribuendo al successo del suo capitano Bartali.[15] In maggio fa il suo esordio al Giro d'Italia ancora come gregario del già due volte vincitore Gino Bartali. Coppi dovrebbe limitarsi ad aiutare il suo capitano, ma si trova presto davanti: durante la seconda tappa, la Torino-Genova, Bartali cade a causa di un cane che gli taglia la strada, e giunge all'arrivo con 5'15" dal giovane gregario, piazzatosi quel giorno secondo alle spalle di Pierino Favalli.[7] Ancora due tappe, e Bartali è ormai fuori gioco per la vittoria finale, a un quarto d'ora da Coppi. Il govane piemontese, che nei primi dieci giorni di gara svolge comunque ruoli di gregariato, ha così via libera, e nella tappa Arezzo-Firenze attacca, venendo però ripreso a 9 km dall'arrivo.[7] Due giorni dopo, tra lo stupore generale, riesce a imporsi di forza nella Firenze-Modena, frazione di 184 km caratterizzata dalle salite di Prunetta, Monte Oppio, Abetone e Barigazzo. Quel giorno Coppi raggiunge il fuggitivo Ezio Cecchi sull'Abetone sotto il diluvio, e si rende quindi autore di una fuga solitaria di tre ore e 100 km che lo porta all'arrivo con 3'45" sugli inseguitori e che gli consente di vestire la maglia rosa. Dopo alcune tappe interlocutorie, nella diciassettesima frazione, la Pieve di Cadore-Ortisei, il redivivo Bartali, pur fuori classifica, attacca e allunga sul Falzarego, raggiunto presto da Coppi; i due procedono in accordo, e scollinano insieme sul Pordoi e sul passo Sella, staccando Enrico Mollo e gli altri rivali di classifica.[7] A Ortisei vince Bartali, ma il Giro va, a sorpresa, a Coppi, che il 9 giugno 1940 a Milano diventa il più giovane vincitore della Corsa rosa, conquistando il successo a soli vent'anni d'età. Il giorno dopo l'Italia entra in guerra.[7]

Il 30 giugno Coppi diventa campione italiano di inseguimento, mentre a fine stagione, al Giro di Lombardia, conclude a 7'08" dal vincitore Bartali, dopo aver tentato un allungo sul Ghisallo, complice un problema meccanico dello stesso Bartali, ed essere stato ripreso dal rivale a un chilometro dalla vetta.[16] Tra il 1940 e il 1941 Coppi svolge il servizio militare (aveva vinto il Giro 1940 in licenza, essendo stato chiamato alle armi nella primavera del 1940),[4] ma non smette comunque di gareggiare: il 6 aprile 1941 vince il Giro di Toscana – lascia a 3'01" il "padrone di casa" Bartali dopo 60 km di fuga solitaria; successivamente fa suoi il Giro del Veneto in solitaria (nell'occasione stacca Cino Cinelli a 3 km dall'arrivo), il Giro dell'Emilia con un'azione da finisseur e la Tre Valli Varesine dopo una fuga.[16] In chiusura di stagione si piazza settimo al Giro di Lombardia e vince, in coppia con Mario Ricci, il Giro della Provincia di Milano.

1942-1945: il record dell'ora e l'interruzione bellica[modifica | modifica sorgente]

Il record dell'ora

Coppi stabilì il record sulla pista del Velodromo Vigorelli di Milano il 7 novembre 1942. Partito alle 14:12, utilizzando una bici da 7,5 kg con rapporto 52 x 15 (che sviluppa 7,38 m a pedalata), pedivelle da 17,1 cm e gomme (anteriore e posteriore rispettivamente) da 120 e 110 g, coprì la distanza con una media di 103,3 pedalate al minuto.[16][17][4][18] I suoi tempi furono i seguenti:[19]

  • 1 km: 1'17"
  • 2 km: 2'36"
  • 3 km: 3'53"
  • 4 km: 5'12"
  • 5 km: 6'30"
  • 10 km: 13'02"
  • 15 km: 19'35"
  • 20 km: 26'08"
  • 30 minuti: 22,946 km[20]
  • 25 km: 32'41"
  • 30 km: 39'14"
  • 35 km: 45'47"
  • 40 km: 52'19"
  • 45 km: 58'51"
  • ora: 45,871 km

Coppi superò così il record di 45,840 km stabilito da Maurice Archambaud cinque anni prima sulla stessa pista.[21][16] Il record di Coppi (rettificato nel 1947 a 45,798 km)[4] resistette per quattordici anni, fino al 1956, quando fu superato da Jacques Anquetil.

Nella primavera del 1942 Coppi ottiene alcuni piazzamenti nelle classiche italiane – è quarto al Giro del Lazio, quinto al Giro di Toscana e al Giro dell'Emilia – ma nessuna vittoria. Il 21 giugno a Roma si laurea per la prima volta campione italiano su strada superando allo sprint l'altro fuggiasco Mario Ricci; solo pochi giorni dopo, però, è vittima di una caduta in allenamento al velodromo Vigorelli di Milano, che gli procura la frattura della clavicola.[16][4] Rimessosi in sella, nell'ottobre subito seguente si aggiudica il titolo italiano dell'inseguimento raggiungendo Cino Cinelli dopo 4160 m di gara.[16] Su consiglio del massaggiatore Cavanna, Coppi decide quindi di puntare al record dell'ora, da cinque anni detenuto dal francese Maurice Archambaud.[22] Il 7 novembre, sulla pista del velodromo Vigorelli, si compie l'impresa: Coppi copre 115 giri e 151 metri, e stabilisce il nuovo record, 45,871 km, 31 metri in più del primato di Archambaud.[23] La prova, preparata dal campione in condizioni difficili, con poche possibilità di allenamenti dietro motori a causa del carburante razionato,[24] viene compiuta in un clima surreale: la città è sotto bombardamenti, e per evitare assembramenti in pista gli organizzatori comunicano un orario falso per l'inizio della prova, tanto che gli spalti dell'impianto rimangono semivuoti.[16][23] Nonostante le tensioni belliche, l'indomani il primato (che vale a Coppi un premio di 25 000 lire messo in palio dalla Legnano) viene celebrato da La Gazzetta dello Sport come prova della «forza e volontà della razza italiana».[4]

Il giorno dopo il record, l'8 novembre, gli angloamericani sbarcano in Marocco e Algeria dando inizio all'Operazione Torch, mentre il 9 novembre comincia l'invio di truppe italo-tedesche a Tunisi e Biserta, nell'ottica di creazione di una testa di ponte in Tunisia. Anche Fausto Coppi, caporale del 38º Reggimento di fanteria della Divisione "Ravenna", riceve l'ordine di partire.[16] La successiva sospensione delle competizioni a causa del conflitto giunge subito dopo le prime importanti vittorie di Coppi, e tarpa le ali al giovane talento. La guerra di Coppi non dura però a lungo. Il 13 aprile 1943 il campione viene infatti catturato dagli inglesi a Capo Bon; il 17 maggio seguente viene introdotto nel campo di concentramento di Medjez el Bab, in Tunisia, passando poi al campo di Blida, vicino Algeri.[16][4]

La prigionia in Africa si conclude il 1º febbraio 1945, quando il campione, in qualità di automobilista aggregato alla RAF in Italia, si imbarca sul piroscafo Città di Orano in partenza da Algeri e diretto a Napoli, in un sud Italia ormai sotto il controllo degli Alleati.[16] Sin dall'arrivo in Italia il pensiero di Coppi, pur sofferente per lievi forme di malaria e ulcera gastrica,[4][25] è capire come riprendere l'attività professionistica. A Caserta, servendo come autista, incontra il calciatore del Napoli Umberto Busani, che lo mette in contatto con Gino Palumbo, giornalista che lavora alla redazione sportiva della Voce e futuro direttore della Gazzetta dello Sport.[25] Proprio a questi si rivolge il ciclista: «Sono Coppi e vorrei tornare a correre, ma ho soltanto una bici militare con le gomme piene che mi procurano dolori continui. Il suo giornale mi può aiutare?» Palumbo lancia subito un appello: «Date una bicicletta a Fausto Coppi». Rispondono in tre. Racconterà Palumbo: «Scegliemmo la bici di un falegname di Grumo Nevano. Si chiamava Davino. Venne al giornale, consegnò la bici a Fausto, che non dimenticò mai il gesto. Due mesi dopo andò a Grumo per una gara di ciclocross».[26] Nella primavera del 1945 Coppi riesce così a tesserarsi con la sezione ciclismo della Polisportiva S.S. Lazio, dove lo seguirà anche il fratello Serse. Con la S.S. Lazio Ciclismo si aggiudica, a distanza di tre anni dagli ultimi trionfi, cinque vittorie, la Coppa Salvioni e la Coppa Candelotti nel Lazio, e quindi il circuito degli Assi a Milano, il circuito di Ospedaletti e il circuito di Lugano, ristabilendosi definitivamente nel Nord Italia ormai libero.[4] Il 22 novembre sposa Bruna Ciampolini.

1946-1947: il dopoguerra e la rivalità con Bartali[modifica | modifica sorgente]

Gino Bartali (a sinistra) e Fausto Coppi, grandi rivali nel ciclismo dell'immediato dopoguerra

Nella primavera del 1946 riprendono le competizioni professionistiche dopo la fine della guerra. A inizio stagione Coppi lascia la Legnano di Pavesi e Bartali e firma per la Bianchi: per tutto il decennio successivo indosserà la famosa casacca bianco-celeste, dando vita a un leggendario binomio con la casa ciclistica milanese e a un'ancora più celebre rivalità con Bartali.[27] Il cambio di maglia dà immediatamente i suoi frutti: il 19 marzo l'"Airone" vince infatti la Milano-Sanremo con una fuga solitaria di 151 km, iniziata insieme ad altri quattro corridori e conclusa con ben 14 minuti di vantaggio sul secondo classificato, Lucien Teisseire, ultimo a staccarsi a Ovada.[27] Curioso nell'occasione l'annuncio del radiocronista Niccolò Carosio, forse disorientato dal divario tra il piemontese e gli inseguitori: «Primo Fausto Coppi; in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo».[28][29] L'indomani La Gazzetta dello Sport avrebbe dedicato all'impresa l'intera prima pagina, titolando: «Fausto Coppi non vede più nessuno del Turchino a Sanremo e piega alla sua volontà indomita ogni ostacolo della corsa sfinge».[29]

In maggio è secondo al Campionato di Zurigo e si aggiudica il Giro di Romagna, e il 15 giugno si ripresenta al via del Giro d'Italia a distanza di sei anni dal trionfo del 1940. In quel Giro i favoriti sono lui e Bartali. Coppi vince la Prato-Bologna, Bartali attacca nella Chieti-Napoli e infligge 4 minuti a Coppi.[27] All'indomani dell'episodio di Pieris – la tappa Rovigo-Trieste viene neutralizzata a causa di una sassaiola sui ciclisti – l'"Airone" si aggiudica la frazione dolomitica di Auronzo di Cadore, mentre Bartali veste di rosa. Il giorno dopo, sempre sulle Dolomiti, Coppi attacca a Pocol, allunga sul Falzarego fino a essere virtuale maglia rosa ma a Bassano del Grappa vince con solo 1'12" sulla maglia rosa.[27] Nella subito successiva Bassano-Trento l'alfiere della Bianchi guadagna altri 2'08" su Bartali, che però riesce a difendersi di misura: il Giro 1946 è di Bartali, con 47" su Coppi (che pure aveva gareggiato con una costola incrinata per una caduta)[4] e ben 15'28" sul terzo classificato, Vito Ortelli.[27] Nella seconda parte di stagione Coppi si aggiudica il Critérium du Trocadéro, il Grand Prix des Nations a cronometro, il Circuito di Lugano e infine, il 27 ottobre, il suo primo Giro di Lombardia, appuntamento autunnale che farà suo altre quattro volte, nel 1947, 1948, 1949 e 1954.[27] La corsa si decide a cinque chilometri dall'arrivo, sul cavalcavia della Ghisolfa, a Milano, quando Coppi stacca i due compagni di fuga Luigi Casola e Michele Motta involandosi solo verso il traguardo del Vigorelli.[27][30]

La stagione 1947 di Coppi si apre con un abbandono alla Milano-Sanremo (vince Bartali) e con la vittoria al Giro di Romagna.[31] Coppi partecipa quindi al Giro d'Italia, rivaleggiando nuovamente con Bartali. La gara si accende subito: nella seconda tappa, la Torino-Genova, vince Bartali; due giorni dopo, nella Reggio Emilia-Prato, i due si sfidano sull'Abetone: all'arrivo prevale il campione piemontese, mentre Bartali veste la maglia rosa.[31] L'atleta della Bianchi vince poi anche a Napoli, ma "Ginettaccio" resiste. A decidere la corsa sono, come nel 1946, le Dolomiti. La maglia rosa vince a Pieve di Cadore, portando a 2'41" il vantaggio su Coppi; l'indomani, nella Pieve di Cadore-Trento, è però vittima di due cadute, sia sulla salita che sulla discesa del Falzarego.[31] Coppi lo sorpassa e sul Pordoi allunga: dopo 150 km di fuga, vince a Trento con 4'24" di vantaggio, strappando la maglia rosa a Bartali. A Milano trionferà per la seconda volta Coppi, a sette anni dall'ultima vittoria, con 1'43" su Bartali.[31]

Al successivo Giro di Svizzera Bartali stravince, con 40'06" su Coppi; quest'ultimo riesce comunque a trionfare nella Losanna-Ginevra, cronometro di 60,6 km al penultimo giorno di gara, infliggendo 6'47" al rivale.[31] Il 31 agosto l'"Airone" vince anche il Giro del Veneto dopo una fuga solitaria di 170 km. Nei due mesi seguenti si aggiudica in successione l'Attraverso Losanna con un attacco da finisseur, il Grand Prix des Nations a cronometro con 8'15" sul secondo Émile Idée, il titolo mondiale dell'inseguimento e il Giro dell'Emilia con 10'55" su Bartali secondo (dopo 155 km di fuga solitaria), cui aggiunge il successo nella classifica a punti del campionato italiano professionisti su strada.[31] Il 26 ottobre trionfa infine per la seconda volta al Giro di Lombardia. In quella gara, dopo aver raggiunto in solitaria e staccato il fuggitivo Fiorenzo Magni in Valbrona, si invola per 59 km e all'Arena Civica di Milano precede di 5'24" il secondo, Gino Bartali.[31] La stagione non è conclusa: nell'inverno tra il 1947 e il 1948 Coppi, forte di importanti ingaggi, si dedica alle riunioni su pista, partecipando a ventuno gare di inseguimento e primeggiando su rivali come Rik Van Steenbergen, Antonio Bevilacqua e Theo Middelkamp.[4]

1948: la doppietta Sanremo-Lombardia e le squalifiche[modifica | modifica sorgente]

Il 19 marzo 1948 si aggiudica la sua seconda Milano-Sanremo: nell'occasione scatta su Capo Mele, stacca i tre compagni di fuga e arriva a Sanremo con un vantaggio di 5'17" sui primi inseguitori, Vittorio Rossello e Fermo Camellini, e con 9'04" su Bartali.[32] Dopo il quinto posto al Giro di Toscana, vinto da Bartali grazie a un attacco sulla salita di San Giovanni, prende parte al Giro d'Italia. Nella Corsa rosa duella inizialmente con Bartali, ma finisce presto per controllarsi con il rivale, consentendo così l'allungo in classifica degli altri pretendenti al successo; nella tappa Bari-Napoli va inoltre in porto una fuga di 250 km che porta alcuni atleti, quali Vito Ortelli, Fiorenzo Magni ed Ezio Cecchi, a guadagnare in un giorno solo 13'23" sui due campioni.[32] Coppi allora reagisce, va all'attacco sul passo Monte Croce di Comelico e vince in solitaria, con 3'12" sul secondo, la sedicesima tappa, la Auronzo di Cadore-Cortina d'Ampezzo. L'indomani, nella Cortina-Trento, stacca tutti già a 145 km dall'arrivo, allunga sul Pordoi e vince con 2'51" su Ortelli e 7'20" su Bartali e Cecchi: di rosa veste Magni.[32] Scoppia però la polemica: la Bianchi di Coppi e la Cimatti di Cecchi presentano infatti reclamo per le spinte ricevute da Magni sul Pordoi. La giuria si limita a penalizzare Magni di 2 minuti: il campione toscano può così conservare il primato e, due giorni dopo, vincere il Giro (tra i fischi del Vigorelli di Milano) con soli 11 secondi di margine su Cecchi.[32] La Bianchi allora si ritira in blocco, per protesta, e in risposta l'Unione Velocipedistica Italiana infligge un mese di squalifica ai ciclisti della squadra, tra cui Coppi (che vince comunque la classifica del GPM di quel Giro).[32]

Sempre sull'onda della protesta della Bianchi, al seguente Tour de France Coppi non partecipa. L'8 agosto si aggiudica comunque la Tre Valli Varesine battendo in volata Bartali, fresco trionfatore della Grande Boucle.[33] Al successivo campionato del mondo di Valkenburg, il 22 agosto, viene toccato l'apice della rivalità tra i due campioni: Coppi e Bartali, capitani della selezione italiana, si guardano, si controllano a vicenda, si marcano per tutta la prova; una volta che la gara è compromessa, si ritirano congiuntamente.[33][34] Per la condotta scriteriata (l'evento divenne noto come "la vergogna di Valkenburg") l'UVI squalifica Bartali e Coppi per due mesi, poi ridotti a uno, a partire dal 1º settembre:[33] la delibera, a firma del presidente Adriano Rodoni, affermava che i due campioni, «dimentichi dell'essere loro affidato di tenere alto il prestigio italiano, soggiacendo ad antagonismo personale, si sottraevano alla competizione suscitando l'unanime riprovazione degli sportivi».[34] Anche il campionato mondiale di inseguimento, tenutosi il 26 agosto ad Amsterdam, non porta successi: Coppi viene infatti battuto in finale per soli due metri da Gerrit Schulte, unica sconfitta subita in ventiquattro gare su pista disputate.[4] In virtù dello sconto di pena, comunque, Coppi rientra presto alle gare su strada e il 10 ottobre vince in solitaria il suo terzo Giro dell'Emilia. Due settimane dopo fa suo per la terza volta consecutiva il Giro di Lombardia: dopo aver attaccato a 83 km dall'arrivo, fa segnare il record di ascensione del Ghisallo (25'30" sugli 8,8 km di salita, 1'43" meglio del precedente primato)[34] e va a trionfare con 4'45" di margine sul primo inseguitore, Adolfo Leoni.[33]

1949: il dominio a Giro e Tour e la consacrazione[modifica | modifica sorgente]

Fausto Coppi in maglia gialla nel 1953

Il 1949 è l'anno della definitiva consacrazione internazionale per Coppi. Il 19 marzo vince per la terza volta la Milano-Sanremo: quel giorno stacca gli avversari sul Capo Berta e arriva al traguardo con 4'17" sul gruppetto dei primi inseguitori.[35] Dopo il secondo posto al Giro del Piemonte, l'8 maggio si aggiudica in solitaria anche il Giro di Romagna (terzo successo per lui) con 3'50" su Fiorenzo Magni e ben 10'30" su Gino Bartali.[35] Al Giro d'Italia, partito da favorito, vince in volata la quarta tappa, la Cosenza-Salerno. Si rende poi protagonista nella frazione dolomitica da Bassano del Grappa a Bolzano, attaccando a 90 km dall'arrivo e superando in solitaria i tre passi di Pordoi, Campolongo e Gardena: a Bolzano precede di 6'58" la maglia rosa Adolfo Leoni (che conserva il primato) e il rivale Bartali.[35] Otto giorni dopo, il 10 giugno 1949, firma quella che resterà la sua impresa più celebre, con 192 chilometri di fuga nella tappa Cuneo-Pinerolo, la terzultima di quella Corsa rosa. Approfittando di una foratura di Bartali ad Argentera, Coppi va all'attacco in solitaria e dopo Maddalena, Vars, Izoard, Monginevro e Colle del Sestriere (e ben cinque forature), arriva al traguardo da vincitore, con 11'52" sul secondo, lo stesso Bartali, e 20'04" sul terzo, Alfredo Martini.[35] Il giornalista Mario Ferretti apre la sua radiocronaca con una frase entrata nella storia del ciclismo: «Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi».[2][1][36] L'"Airone" vince quel Giro con 23'47" su Bartali e 38'27" su Giordano Cottur.[35]

Conquistato il terzo Giro, Coppi affronta il suo primo Tour de France: in quella corsa è co-capitano della Nazionale con Bartali, e prima di partire i due, su pressione del commissario tecnico Alfredo Binda, firmano il cosiddetto patto di Chiavari, in cui s'impegnano a non ostacolarsi durante la gara.[37][38] Il Tour di Coppi parte però molto male, e dopo le prime quattro tappe il campione piemontese perde già 18 minuti dalla maglia gialla Jacques Marinelli. Nella quinta tappa, la Rouen-Saint-Malo, Coppi va in fuga poco dopo il via, ma dopo circa 100 chilometri (tra Pontfarcy e Avranches) una collisione con Marinelli gli costa la rottura della forcella della bicicletta. Il direttore sportivo Giovanni Tragella gli passa subito la bici del gregario Mario Ricci, Coppi però non riparte e richiede la bicicletta di riserva, che però è sull'ammiraglia principale guidata da Binda, al seguito di Bartali e ferma al rifornimento.[38][39] Nell'attesa si siede sul marciapiede e matura propositi di ritiro: l'arrivo di Binda in motocicletta, con la bici sottobraccio, e le sue parole, che ricordano a Coppi il patto di Chiavari, convincono l'"Airone" a ripartire. Conclude la tappa con 18'43" da Marinelli, e in classifica scivola a 36'55".[38][37] Tre giorni dopo Coppi si rifà e vince la cronometro di La Rochelle (92 km) con 4'31" su Bartali e 7'32" su Marinelli.[37] La maglia gialla passa poi a Fiorenzo Magni (della squadra Cadetti), grazie a una fuga a quattro nella decima tappa, la San Sebastián-Pau; due giorni dopo, nel tappone pirenaico Pau-Luchon, Coppi chiude terzo (lo precedono Jean Robic e Lucien Lazaridès) ma guadagna 4'37" su Bartali e 16'03" su Magni, che mantiene comunque il primato.[37] La corsa si decide sulle Alpi. Il 18 luglio, nella Cannes-Briançon, Coppi e Bartali riprendono Ferdi Kübler e attaccano insieme sull'Izoard: vince Bartali, nel giorno del trentacinquesimo compleanno, davanti a Coppi; il toscano veste di giallo con soli 1'22" sul rivale, mentre Magni perde 12'12".[37][39] L'indomani, nella Briançon-Aosta, Coppi e Bartali allungano insieme sul Piccolo San Bernardo, ma in discesa la maglia gialla prima fora, poi cade. Coppi fa per aspettarlo, Binda gli impone però di proseguire: in 42 km l'"Airone" guadagna così 4'55", vince e veste di giallo. Robic è il primo degli inseguitori, terzo, a 10'16".[37] Nella cronometro del penultimo giorno, 137 km da Colmar a Nancy, vince ancora Coppi, con ben 7'02" sul secondo, Bartali. È il trionfo per Coppi, che l'indomani al Parco dei Principi festeggia la vittoria all'esordio nella Grande Boucle: nessuno prima di lui era riuscito a centrare la doppietta Giro-Tour nello stesso anno. In classifica Bartali è secondo a 10'55", Marinelli terzo a 25'13".[37][39]

Al campionato del mondo su strada di Copenaghen del 21 agosto, su un tracciato adatto ai velocisti, si piazza terzo alle spalle del "principe delle volate" Rik Van Steenbergen e di Ferdi Kübler; al successivo campionato del mondo di inseguimento di Ordrup bissa invece la maglia iridata del 1947 battendo in finale Lucien Gillen. L'11 settembre fa suo il Giro del Veneto grazie a una fuga solitaria di 122 km, e a seguire si aggiudica la classifica finale del campionato italiano professionisti. Conclude la stagione trionfando al Giro di Lombardia: decisivo è l'allungo a 56 km dall'arrivo che gli consente di imporsi con 2'52" su Kübler e la nuova media record.[37][40] È in quell'anno che – per i numerosi trionfi, spesso schiaccianti, conseguiti in stagione dal campione piemontese, ma soprattutto per la storica doppietta Giro-Tour – si afferma definitivamente sulla stampa italiana il "fenomeno Coppi": appellato unanimemente come "Campionissimo", soprannome già di Girardengo, arriva a essere definito, dal giornalista Gianni Brera nella Gazzetta dello Sport del 27 luglio 1949, «una invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta».[4]

1950-1951: gli infortuni e la morte di Serse[modifica | modifica sorgente]

Murale a Castellania che ritrae Fausto Coppi (in maglia iridata) con il fratello Serse

Il 1950 di Coppi inizia con il quarto posto alla Milano-Sanremo (vinta da Bartali), e prosegue con i successi al Giro di Reggio di Calabria, alla Parigi-Roubaix, nella seconda tappa della Roma-Napoli-Roma e alla Freccia Vallone.[4][41] Alla Roubaix l'ormai "Campionissimo" va all'attacco al rifornimento di Arras, stacca tutti a 45 km dall'arrivo e trionfa con 2'41" su Maurice Diot e 5'24" su Fiorenzo Magni; un curioso aneddoto è legato a Diot, che sul traguardo alza le braccia al cielo come se avesse vinto, e quindi dichiara: «Ho vinto la Roubaix. Coppi era fuori concorso».[42] Alla Freccia Vallone Coppi si impone invece con una fuga iniziata a 85 km dal traguardo e conclusa a Liegi con 6'05" di margine sul secondo, Raymond Impanis.[41] Dopo le vittorie nelle classiche, al campionato italiano su strada Coppi viene declassato per essersi aggrappato alla maglia di Bartali nella volata per il diciottesimo posto.[41] I due rivali si ritrovano al Giro d'Italia: dopo una prima settimana interlocutoria, l'ottava tappa, la Brescia-Vicenza, va a Hugo Koblet, che veste di rosa con 3'38" su Coppi e 6'12" su Bartali.[41] Nella tappa dell'indomani, la Vicenza-Bolzano (è il 2 giugno), in prossimità delle Scale di Primolano Coppi viene inavvertitamente urtato da un altro corridore, Armando Peverelli, e cade, dovendosi ritirare; all'ospedale di Trento la diagnosi è senza appello: frattura tripla del bacino, niente Tour de France e stagione compromessa.[4] Rientra alle gare in ottobre, cogliendo il terzo posto al Giro di Lombardia e il secondo, in coppia con il fratello Serse, al Trofeo Baracchi.

Anche la stagione 1951 si apre negativamente: l'11 marzo alla Milano-Torino, infatti, Coppi è vittima di una caduta che gli causa la frattura della clavicola.[4] Rientrato alle gare in maggio, si piazza secondo al Giro di Romagna. Partecipa poi al Giro d'Italia. In quella Corsa rosa si aggiudica la cronometro Perugia-Terni (81 km, la più lunga nella storia del Giro) con 1'07" su Louison Bobet, 1'24" su Koblet e ben 5'13" su Bartali, mentre nella prova contro il tempo tra Rimini e San Marino si piazza secondo, battuto da Giancarlo Astrua. Vince poi, in volata, il tappone dolomitico da Cortina d'Ampezzo a Bolzano del terzultimo giorno.[43] Conclude la gara al quarto posto, a 4'04" dal vincitore Magni (secondo successo per lui) e preceduto anche da Van Steenbergen e Ferdi Kübler.[43] Il destino si accanisce il 29 giugno seguente. A 2 km dal traguardo del Giro del Piemonte, a causa delle rotaie del tram, il fratello di Fausto, Serse Coppi (suo gregario alla Bianchi), incorre in una caduta.[44][4] Sembra nulla di grave, e Serse, pur avendo battuto la testa, si rialza e termina la gara. La sera in albergo, però, si sente male, e poche ore dopo muore per emorragia cerebrale: aveva ventotto anni.[4][44] Fausto è sconvolto dal dolore e medita il ritiro dalle corse.[4] Pochi giorni dopo, il 4 luglio, è comunque – pur in condizioni fisiche e psicologiche non ottimali – al via del Tour de France. In quella Grande Boucle risulta inizialmente competitivo, e coglie un secondo posto nella tappa pirenaica da Tarbes a Luchon, battuto in volata da Koblet; due giorni dopo, però, nella Carcassonne-Montpellier, va in profonda crisi, e conclude a 33'33" dal vincitore Koblet, evitando per pochi secondi di andare oltre il tempo massimo.[41] Ripresosi, cinque giorni dopo ottiene il successo nella frazione alpina Gap-Briançon, precedendo di 3'43" Roger Buchonnet e di 4'09" la maglia gialla Koblet: in classifica chiude però lontano, decimo, a 46'51" dal vincitore Koblet.[45][41] Dopo quel Tour si classifica secondo al Grand Prix des Nations a cronometro, vince il Gran Premio di Lugano a cronometro e si piazza terzo al Giro di Lombardia, superato nello sprint a tre del Vigorelli di Milano da Louison Bobet e Giuseppe Minardi.[46]

1952: la seconda doppietta Giro-Tour[modifica | modifica sorgente]

Nel 1952, dopo due anni sofferti e con alterne fortune, Coppi torna a vincere.[47] Apre la stagione con il secondo posto alla Parigi-Roubaix (Rik Van Steenbergen lo batte in una volata a due), il quarto al Giro di Romandia e il terzo al Giro dell'Emilia, e si presenta quindi al Giro d'Italia. Il favorito è Koblet, vincitore del Tour 1951: già nella seconda tappa, però, lo svizzero rimane attardato, perdendo cinque minuti.[47] Nella prima settimana Coppi vince la breve cronometro Roma-Rocca di Papa, dando 1'59" a Kübler, 2'45" a Bartali e 3'03" allo stesso Koblet; cinque giorni dopo, al termine della Riccione-Venezia vinta da Van Steenbergen, veste di rosa.[47] Il 29 maggio è il giorno del tappone dolomitico, 276 km da Venezia a Bolzano. Coppi attacca sul Falzarego, a 75 km dall'arrivo, quindi si invola scalando in solitaria il Pordoi e il Sella: a Bolzano vince con 5'20" su Bartali e Magni, e consolida il primato. La cronometro Erba-Como di tre giorni dopo, in cui Coppi s'impone con 15" su Koblet, serve a suggellare il trionfo finale: a Milano il "Campionissimo" vince per la quarta volta il Giro, precedendo in classifica il secondo e il terzo, Magni e Kübler, di 9'18" e 9'24" rispettivamente.[47]

Tre settimane dopo il Giro, Coppi partecipa al Tour de France come co-capitano della selezione italiana insieme a Bartali e Magni. Quest'ultimo prende la maglia gialla vincendo a Metz, nella sesta tappa;[47] il giorno dopo, nella cronometro Metz-Nancy, la vittoria è invece di Coppi. Lo stesso accade il 4 luglio, nella Losanna-L'Alpe d'Huez, quando, nel primo arrivo sull'Alpe nella storia della Grande Boucle, il campione piemontese riesce a imporsi con 1'20" su Jean Robic e 2'22" su Stan Ockers, e a vestire di giallo con soli 5" su Ockers.[47] Quel giorno, sul Colle del Galibier, Carlo Martini scatta la foto di un'epoca, immortala Coppi davanti, Bartali dietro e una bottiglia in mezzo. Dopo la giornata di riposo, la corsa riprende con il tappone alpino Le Bourg-d'Oisans-Sestriere, 182 km con cinque colli – Croix-de-Fer, Télégraphe, Galibier, Monginevro e Sestriere – da scalare. È sul terzo, il Galibier, che il "Campionissimo" va via in solitaria: arriverà al traguardo con 7'09" sul secondo, Bernardo Ruiz, e 9'33" su Ockers.[47] Sui Pirenei è quindi ancora lui a dominare, vincendo la diciottesima tappa, da Bagnères-de-Bigorre a Pau; infine sua è anche la terzultima frazione, la Limoges-Puy-de-Dôme. Nella graduatoria finale va a precedere Ockers di 28'27", Ruiz di 34'38", Bartali di 35'25", e fa sua anche la classifica scalatori della corsa.[47] È per lui, dopo quanto realizzato nel 1949, la seconda vittoria al Tour e la seconda doppietta Giro-Tour. Il 7 agosto seguente, a pochi giorni dal successo di Parigi, il campione è però vittima di una caduta in pista a Perpignano: si frattura la scapola e la clavicola sinistre, ed è costretto a interrompere temporaneamente l'attività.[4] Ritornato alle gare, vince il Gran Premio di Lugano e, in novembre, due frazioni, la cronometro a squadre e la classifica finale del Gran Premio del Mediterraneo, prova a tappe organizzata quell'anno dalla Gazzetta dello Sport nel Sud Italia.[4]

1953: il quinto Giro e il titolo mondiale su strada[modifica | modifica sorgente]

Dopo la trionfale stagione 1952, Coppi inizia il 1953 con il nono posto alla Milano-Sanremo. Tra maggio e giugno partecipa quindi al Giro d'Italia, rinnovando la sfida a Hugo Koblet.[48] Il piemontese vince allo sprint la quarta tappa, la San Benedetto del Tronto-Roccaraso, ma tre giorni dopo Koblet conquista la cronometro di Follonica e veste la maglia rosa.[48] La cronometro a squadre di Modena, vinta dalla Bianchi di Coppi, consente al "Camponissimo" di avvicinare in classifica, a soli 55", lo svizzero in rosa; questi però, superate indenne le prime montagne, attacca nella diciottesima tappa, la Vicenza-Auronzo di Cadore, e al traguardo guadagna ancora 1'04" sul rivale.[48] La gara si decide nelle ultime due frazioni di montagna. Il 31 maggio è il giorno del tappone dolomitico da Auronzo a Bolzano. Coppi va all'attacco sul Falzarego, seguito a ruota da Koblet e Pasquale Fornara; nella successiva discesa Koblet riesce a staccare i due italiani, scala in solitaria il Pordoi, ma sul passo Sella viene ripreso e superato da Coppi, che scollina con 1'25" di vantaggio.[48] La tappa non è finita: a 20 km dal traguardo, infatti, Koblet completa il nuovo ricongiungimento. A Bolzano vince l'"Airone" su Koblet, ma il Giro, su ammissione dello stesso Coppi (staccato in classifica di 1'59"), sembra ormai nelle mani dello svizzero.[48] La tappa dell'indomani, la Bolzano-Bormio, è breve, solo 125 km, ma si scala per la prima volta il Passo dello Stelvio, 2758 m. Sulle inedite rampe Coppi compie la rimonta: prima suggerisce al giovane Nino Defilippis di attaccare, poi, una volta che Koblet si è lanciato all'inseguimento, scatta anche lui a 11 km dalla vetta riprendendo e superando il rivale.[48] Koblet va in crisi, scollina a 4'27" da Coppi e tenta di recuperare nei 20 km di discesa, ma cade due volte ed è anche vittima di una foratura: conclude la tappa a 3'28" da Coppi, sconfitto in classifica per solo 1'29".[48] La Corsa rosa va così per la quinta volta al "Campionissimo" Coppi, che eguaglia il primato di vittorie di Alfredo Binda.

Fausto Coppi con Riccardo Filippi al Trofeo Baracchi nel 1953

Al Tour de France Coppi non partecipa, lo si vedrà da semplice tifoso sull'Izoard insieme a Giulia Occhini, la futura "Dama Bianca".[48] Il 30 agosto seguente prende invece parte al campionato del mondo su strada di Lugano.[49] Il campione piemontese vuole vincere, e quel giorno è protagonista. A 85 km dal traguardo va infatti all'attacco sulle rampe della Crespera: il suo allungo, su un tratto al 10% con un rapporto 51x11, è secco, e a ruota riesce a rimanergli solo il passista belga Germain Derycke.[49] I due, nonostante i tentativi di controffensiva degli inseguitori (tra cui Stan Ockers, Louison Bobet, Ferdi Kübler, Charly Gaul), staccano presto tutti.[49] Coppi però sa che il rivale è veloce, e a 30 km dall'arrivo, al penultimo passaggio sulla Crespera, allunga ancora riuscendo a staccare Derycke. Da lì all'arrivo è una cavalcata solitaria: Coppi vince in solitudine con 6'16" su Derycke, 7'33" su Ockers e Michele Gismondi; più indietro tutti gli altri.[49] Cinque giorni dopo il trionfo, Coppi sfida il campione del mondo di inseguimento Sydney Patterson in un incontro al Vigorelli e, davanti a un pubblico in visibilio, lo batte in 6'02"2.[49] Quella prestazione, unitamente alla vittoria di Lugano, con l'agognato titolo iridato su strada, unico grande allora fin lì assente nel suo palmarès, segna il punto più alto della carriera del "Campionissimo", ma costituisce anche, considerata l'età (quasi 34 anni), l'inizio dell'inevitabile parabola discendente. Coppi conclude comunque la stagione con il successo al Trofeo Baracchi a cronometro in coppia con Riccardo Filippi (secondo, in coppia con Antonin Rolland, è un giovane Jacques Anquetil).

1954-1959: gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Nella primavera del 1954 Coppi ottiene numerosi successi in maglia iridata: si aggiudica una tappa alla Parigi-Nizza, vince il Giro di Campania e due frazioni alla Roma-Napoli-Roma, e chiude inoltre quarto in volata alla Milano-Sanremo e secondo al Giro di Reggio di Calabria. In maggio prende il via al Giro d'Italia in cerca del sesto successo: sarebbe un record. La corsa si apre con una cronometro a squadre sul Monte Pellegrino, nei dintorni di Palermo: vince il trio della Bianchi, e Coppi indossa la maglia rosa. L'indomani, nella Palermo-Taormina, il "Campionissimo" va però in crisi per problemi intestinali (si disse a causa di una mangiata di ostriche), perde 11 minuti e mezzo e saluta il primato.[50][51] La corsa si decide nella sesta tappa, la Napoli-L'Aquila, quando una fuga di 224 km condotta da sette uomini porta il gregario Carlo Clerici a vincere con mezz'ora sul gruppo e a vestire di rosa; Coppi scivola a 39 minuti.[50] Le successive montagne non scalzano Clerici dalla testa della classifica: l'italo-svizzero cede infatti pochi secondi dai migliori sull'Abetone e nella cronometro di Riva del Garda. Nel decisivo tappone San Martino di Castrozza-Bolzano, Coppi attacca sul Pordoi, ma Clerici resiste e scollina con soli 12" di distacco, tiene il passo del campione piemontese sul Campolongo, ma si stacca quindi in discesa a causa di una caduta. Il provvidenziale rientro di Koblet, compagno di squadra di Clerici, e il suo contributo nella discesa dal Gardena sono decisivi: a Bolzano vince Coppi, ma con soltanto due minuti di vantaggio sulla maglia rosa.[50] La tappa dell'indomani, con il Bernina (nel giorno dello sciopero dei ciclisti, in lite con gli organizzatori per alcuni mancati premi),[51] non cambia gli equilibri: il Giro 1954 va a Clerici, Coppi è quarto a 31'17", consolandosi con il successo nella classifica scalatori.

Il Giro del 1954 è il primo con al via formazioni sponsorizzate, sono la Nivea-Fuchs di Fiorenzo Magni e la Doniselli-Lansetina di Antonio Bevilacqua.[52][51] Si tratta di una novità tutta italiana, che però non piace all'estero, specialmente in Francia. Al successivo Tour de France l'Unione Velocipedistica Italiana decide allora, in segno di protesta verso la chiusura dei francesi all'ingresso nel ciclismo di sponsor esterni (Jacques Goddet, patron del Tour, arriva ad accusare gli italiani di portare il veleno nel ciclismo), di non schierare la squadra nazionale al via della corsa.[52] Il presidente Adriano Rodoni dichiara: «La nostra partenza è resa impossibile dal nuovo regolamento da voi stabilito che non permette agli atleti di portare scritte pubblicitarie».[52] Coppi non partecipa così alla Grande Boucle. In agosto corre invece il Giro di Svizzera, si aggiudica due tappe e conclude la gara al quinto posto; al successivo campionato del mondo di Solingen è invece sesto, nella gara vinta da Bobet. Tra ottobre e novembre, infine, centra un prestigioso tris, facendo suoi la Coppa Bernocchi, il Giro di Lombardia e il Trofeo Baracchi, ancora in coppia con Riccardo Filippi. Il Giro di Lombardia 1954 è l'ultima vittoria dell'"Airone" in una grande classica, la quinta nell'importante prova autunnale, e arriva, a differenza degli altri successi, grazie a una volata: attivo per tutta la corsa ma ogni volta ripreso, Coppi riesce a prevalere allo sprint per tre lunghezze su Fiorenzo Magni e il resto del gruppo.[53]

Nel 1955 il "Campionissimo" appare di nuovo in ottima forma: vince il suo quarto Campionato italiano su strada, si piazza secondo al Giro d'Italia (la vittoria va a Fiorenzo Magni per soli 13 secondi) e nella Parigi-Roubaix, e coglie la sua ultima affermazione in una corsa in linea, il 18 settembre, al Giro dell'Appennino.[54] Nel 1957, con la maglia della Carpano-Coppi, l'ultimo trionfo in assoluto, al Trofeo Baracchi, a cronometro in coppia con Ercole Baldini. Nell'autunno 1959 nasce il progetto della San Pellegrino Sport, una nuova formazione diretta da Gino Bartali, che avrebbe dovuto avere come capitano proprio Fausto Coppi, all'ultima stagione da professionista prima dell'annunciato ritiro. I due grandi rivali sotto la stessa bandiera, come vent'anni prima. Il progetto non si concretizzò, per la prematura morte del "Campionissimo".

Coppi vinse complessivamente 122 corse su strada e 83 su pista.[7] Indossò per 31 giorni la maglia rosa e per 19 giorni la maglia gialla.

La morte[modifica | modifica sorgente]

I funerali di Fausto Coppi, a Castellania, furono seguiti da 50.000 persone.

Nel dicembre del 1959, subito dopo essere stato ingaggiato dalla squadra appena costituita dall'amico ed ex-rivale Gino Bartali, Coppi partecipa con alcuni amici ciclisti francesi - fra cui Raphaël Géminiani e Jacques Anquetil - a una corsa nell'Alto Volta, attuale Burkina Faso, in occasione dei festeggiamenti per l'indipendenza del Paese. Nei giorni successivi prende parte a una battuta di caccia nella boscaglia attorno a Ouagadougou, dove contrae la malaria.

Al ritorno in Italia, pochi giorni prima di Natale, è febbricitante. Il 29 dicembre è assalito da febbre altissima, nausea e brividi. Nel pomeriggio del 1º gennaio le condizioni del campione si aggravano ulteriormente; il medico curante, dott. Allegri, chiama a consulto il primario dell'ospedale di Tortona, professor Astaldi, il quale decide per un immediato ricovero in ospedale. A Tortona giunge per un altro consulto il professor Fieschi, dell'Università di Genova. All'ammalato è praticata una cura intensa a base di antibiotici e cortisonici, ma Coppi non reagisce ed entra in coma. Non riprende più conoscenza e muore alle 8:45 del 2 gennaio 1960, all'età di quarant'anni. I medici avevano sbagliato diagnosi, ritenendo Coppi affetto da un'influenza più grave del consueto, nonostante la moglie e il fratello di Géminiani avessero telefonato dalla Francia per avvertire che a Raphaël era stata diagnosticata la malaria. Nella provetta del sangue prelevato a Coppi fu trovato il plasmodium falciparum, l'agente della malaria terzana maligna, la forma più violenta della malattia. Géminiani, che aveva diviso in Burkina Faso l'alloggio con Coppi, venne invece curato in tempo con il chinino e poté guarire.

Coppi viene sepolto nel cimitero del suo paese natale. Al funerale partecipano decine di migliaia di persone e tutto il mondo del ciclismo.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Fausto Coppi e Giulia Occhini assistono a un incontro di pugilato, dicembre 1956.

Il 22 novembre 1945 Coppi sposò Bruna Ciampolini a Sestri Levante.[27] Da lei ebbe la figlia Marina, nata l'11 novembre 1947.

Coppi fu al centro anche delle cronache scandalistiche del tempo per la relazione extraconiugale avuta con Giulia Occhini, moglie del dottor Enrico Locatelli - medico condotto di Varano Borghi e appassionato tifoso coppiano - conosciuta durante la Tre Valli Varesine del 1948 e divenuta famosa con il soprannome di "Dama Bianca". Il soprannome le venne dato nel 1953 da Pierre Chany, giornalista de L'Équipe, in occasione della vittoria di Coppi al Campionato del mondo, per il colore del montgomery che la Occhini indossava nella premiazione sul palco di Lugano.[54]

Tra Fausto e Giulia Occhini iniziò una storia d'amore, resa pubblica nel giugno del 1953. Essendo entrambi già sposati, la relazione suscitò all'epoca grande scandalo e fu fortemente avversata da una parte dell'opinione pubblica; persino il Papa Pio XII giunse a condannarla apertamente.

Coppi e la moglie Bruna Ciampolini si separarono consensualmente nel 1954, mentre Locatelli arrivò a denunciare la moglie per adulterio. La Occhini, in attesa del processo, fu trattenuta in carcere per quattro giorni e dovette successivamente recarsi in domicilio coatto ad Ancona, mentre a Coppi fu ritirato il passaporto.

Il processo, celebrato nel marzo del 1955, si concluse con la condanna di Coppi a due mesi e della Occhini a tre mesi di carcere (entrambi usufruirono della sospensione condizionale della pena). Tra mille difficoltà Coppi e Giulia Occhini si sposarono in Messico (matrimonio mai riconosciuto in Italia) e misero alla luce un figlio, Angelo Fausto detto Faustino, nato a Buenos Aires il 13 maggio 1955. Angelo Fausto Coppi, che attualmente possiede il doppio passaporto italiano e argentino, fu fatto nascere in Argentina per poter ricevere il cognome "Coppi", poiché Locatelli si rifiutava di disconoscerne la paternità.[55]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Strada[modifica | modifica sorgente]

  • 1938 (Dopolavoro Tortona, una vittoria)
Gran Premio di Castelletto d'Orba
  • 1939 (Dopolavoro Tortona, cinque vittorie)
Coppa Città di Pavia
Coppa Canepa - Genova Bolzaneto
Giro del Penice
Giro del Casentino
Tre Valli Varesine indipendenti
  • 1940 (Legnano, due vittorie)
11ª tappa Giro d'Italia (Firenze > Modena)
Classifica generale Giro d'Italia
  • 1941 (Legnano, quattro vittorie)
Giro di Toscana
Giro del Veneto
Giro dell'Emilia
Tre Valli Varesine
  • 1942 (Legnano, una vittoria)
Campionati italiani, Prova in linea
  • 1945 (SS Lazio, due vittorie)
Coppa Salvioli - Roma
Coppa Candelotti nel Lazio
  • 1946 (Bianchi, sette vittorie)
Milano-Sanremo
Giro di Romagna
4ª tappa, 2ª semitappa Giro d'Italia (Prato > Bologna)
13ª tappa Giro d'Italia (Udine > Auronzo di Cadore)
14ª tappa Giro d'Italia (Auronzo di Cadore > Bassano del Grappa)
Grand Prix des Nations (cronometro)
Giro di Lombardia
  • 1947 (Bianchi, dodici vittorie)
Giro di Romagna
4ª tappa Giro d'Italia (Reggio Emilia > Prato)
8ª tappa Giro d'Italia (Roma > Napoli)
16ª tappa Giro d'Italia (Pieve di Cadore > Trento)
Classifica generale Giro d'Italia
5ª tappa Tour de Suisse (Losanna > Ginevra, cronometro)
Giro del Veneto
Attraverso Losanna
Grand Prix des Nations (cronometro)
Giro dell'Emilia
Giro di Lombardia
Campionati italiani (a punti)
  • 1948 (Bianchi, sei vittorie)
Milano-Sanremo
16ª tappa Giro d'Italia (Auronzo di Cadore > Cortina d'Ampezzo)
17ª tappa Giro d'Italia (Cortina d'Ampezzo > Trento)
Tre Valli Varesine
Giro di Lombardia
Giro dell'Emilia
  • 1949 (Bianchi, tredici vittorie)
Milano-Sanremo
Giro di Romagna
4ª tappa Giro d'Italia (Cosenza > Salerno)
11ª tappa Giro d'Italia (Bassano del Grappa > Bolzano)
17ª tappa Giro d'Italia (Cuneo > Pinerolo)
Classifica generale Giro d'Italia
7ª tappa Tour de France (Les Sables d'Olonne > La Rochelle)
17ª tappa Tour de France (Briançon > Aosta)
20ª tappa Tour de France (Colmar > Nancy)
Classifica generale Tour de France
Giro del Veneto
Giro di Lombardia
Campionati italiani (a punti)
  • 1950 (Bianchi, quattro vittorie)
Giro di Reggio di Calabria
Parigi-Roubaix
2ª tappa Roma-Napoli-Roma
Freccia Vallone
  • 1951 (Bianchi, quattro vittorie)
6ª tappa Giro d'Italia (Perugia > Terni)
18ª tappa Giro d'Italia (Cortina d'Ampezzo > Bolzano)
20ª tappa Tour de France (Gap > Briançon)
Gran Premio Vanini - Lugano (cronometro)
  • 1952 (Bianchi, quattordici vittorie)
5ª tappa Giro d'Italia (Roma > Rocca di Papa)
11ª tappa Giro d'Italia (Venezia > Bolzano)
14ª tappa Giro d'Italia (Erba > Como)
Classifica generale Giro d'Italia
7ª tappa Tour de France (Metz > Nancy)
10ª tappa Tour de France (Losanna > L'Alpe d'Huez)
11ª tappa Tour de France (Le Bourg-d'Oisans > Sestriere)
18ª tappa Tour de France (Bagnères-de-Bigorre > Pau)
21ª tappa Tour de France (Limoges > Puy-de-Dôme)
Classifica generale Tour de France
Gran Premio Vanini - Lugano (cronometro)
1ª tappa Gran Premio del Mediterraneo (Napoli > Foggia)
6ª tappa Gran Premio del Mediterraneo (Catania > Siracusa, cronometro)
Classifica generale Gran Premio del Mediterraneo
  • 1953 (Bianchi, cinque vittorie)
4ª tappa Giro d'Italia (San Benedetto del Tronto > Roccaraso)
19ª tappa Giro d'Italia (Auronzo di Cadore > Bolzano)
20ª tappa Giro d'Italia (Bolzano > Bormio)
Classifica generale Giro d'Italia
Campionati del mondo, Prova in linea
  • 1954 (Bianchi, nove vittorie)
3ª tappa Paris-Nice
Giro di Campania
4ª tappa Roma-Napoli-Roma (Napoli > Latina)
5ª tappa Roma-Napoli-Roma (Latina > Roma)
20ª tappa Giro d'Italia (San Martino di Castrozza > Bolzano)
2ª tappa Tour de Suisse (Winterthur > Davos)
4ª tappa Tour de Suisse (Lecco > Lugano)
Coppa Bernocchi
Giro di Lombardia
  • 1955 (Bianchi, sei vittorie)
Giro di Campania
5ª tappa Gran Premio Ciclomotoristico (Aprilia > Roma)
20ª tappa Giro d'Italia (Trento > San Pellegrino Terme)
Giro dell'Appennino
Campionati italiani, Prova in linea
Tre Valli Varesine
  • 1956 (Carpano-Coppi, una vittoria)
Gran Premio Campari - Lugano (cronometro)

Altri successi[modifica | modifica sorgente]

  • 1939 (Dopolavoro Tortona)
Circuito di Susa
Giro della Provincia di Milano (cronocoppie con Ricci)
  • 1945 (Indipendente)
Circuito degli Assi - Milano
Circuito di Lugano
Circuito di Ospedaletti
Critérium du Trocadéro
Circuito di Lugano
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Giro d'Italia
Classifica scalatori Tour de France
Classifica generale Challenge Desgrange-Colombo[56]
Circuito di Genova (Derny)
Criterium di Tarascona
Classifica scalatori Tour de France
2ª tappa Gran Premio del Mediterraneo (Foggia > Bari, cronosquadre)
Trofeo Baracchi (cronocoppie)
Circuito di Cagliari
Classifica scalatori Giro d'Italia
Trofeo Baracchi (cronocoppie)
Trofeo Baracchi (cronocoppie)
  • 1957 (Carpano-Coppi)
Trofeo Baracchi (cronocoppie)

Pista[modifica | modifica sorgente]

Campionati italiani, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Record dell'ora
Campionati del mondo, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Campionati del mondo, Inseguimento individuale
Campionati italiani, Inseguimento individuale
Sei giorni di Buenos Aires (con Jorge Batiz)

Piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Grandi Giri[modifica | modifica sorgente]

1940: vincitore
1946: 2º
1947: vincitore
1948: ritirato
1949: vincitore
1950: ritirato
1951: 4º
1952: vincitore
1953: vincitore
1954: 4º
1955: 2º
1956: ritirato
1958: 32º
1949: vincitore
1951: 10º
1952: vincitore

Classiche monumento[modifica | modifica sorgente]

1940: 17º
1941: 10º
1942: 21º
1946: vincitore
1947: ritirato
1948: vincitore
1949: vincitore
1950: 9º
1952: 37º
1953: 9º
1954: 4º
1955: 63º
1949: 12º
1950: vincitore
1952: 2º
1955: 2º
1959: 44º
1940: 16º
1941: 5º
1942: 7º
1946: vincitore
1947: vincitore
1948: vincitore
1949: vincitore
1950: 3º
1951: 3º
1952: 35º
1954: vincitore
1955: 11º
1956: 2º

Competizioni mondiali[modifica | modifica sorgente]

Coppi nei media[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

La RAI ha dedicato a Fausto Coppi una fiction in due puntate intitolata Il Grande Fausto, diretta da Alberto Sironi, con Sergio Castellitto e Ornella Muti, andata in onda il 29 e 30 ottobre 1995.

Numerosi elementi della vita di Fausto Coppi sono trattati nella fiction Gino Bartali - L'intramontabile, coprodotta da RAI-Endemol e andata in onda nel 2006 su Rai Uno.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Fausto Coppi interpreta se stesso in Totò al giro d'Italia, film del 1948 diretto da Mario Mattoli.

Nel film Appuntamento a Belleville, diretto da Sylvain Chomet, il protagonista (Champion) è un'evidente caricatura di Fausto Coppi. Sempre in Appuntamento a Belleville, nella camera di Champion da piccolo si vede una foto autografata proprio da Fausto Coppi.

Fausto sarà interpretato da Roberto Caccavo nel film Mi chiamava Valerio, biografia di Valeriano Falsini, unico gregario toscano di Coppi.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Un uomo solo al comando, gazzetta.it, 8 maggio 2009. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  2. ^ a b c d Massimo Donaddio, Coppi e quella fuga leggendaria nella Cuneo-Pinerolo di 60 anni fa in www.ilsole24ore.com, 18 maggio 2009. URL consultato il 29 agosto 2014.
  3. ^ Book Review: The Heron And The Icon, pezcyclingnews.com, 25 giugno 2009. URL consultato l'11 novembre 2009.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad Giuseppe Pignatelli, COPPI, Fausto - Dizionario Biografico degli Italiani in www.treccani.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  5. ^ Non fu mai completamente chiarito se fosse stato Coppi a passare la bottiglia a Bartali o viceversa. La foto, scattata dal fotografo Carlo Martini, fu in realtà preparata: Martini si mise d'accordo coi due corridori e col direttore di gara, diede quindi la bottiglia a un suo amico e gli disse di porgerla ai due mentre passavano.
  6. ^ Coppi, Bartali e quella foto entrata nel mito delle due ruote, ilgiornale.it, 20 maggio 2009. URL consultato l'11 novembre 2009.
  7. ^ a b c d e f g h i j k l Claudio Gregori, Coppi, la rivelazione - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 28 agosto 2014.
  8. ^ a b Alberati, op. cit., p. 11
  9. ^ Alberati, op. cit., p. 12
  10. ^ Alberati, op. cit., p. 13
  11. ^ Alberati, op. cit., p. 14
  12. ^ Alberati, op. cit., p. 17
  13. ^ Alberati, op. cit., p. 24
  14. ^ Alberati, op. cit., p. 26
  15. ^ a b Alberati, op. cit., p. 27
  16. ^ a b c d e f g h i j Claudio Gregori, Coppi, l'ora del destino - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 28 agosto 2014.
  17. ^ The Hour Record, wolfgang-menn.de. URL consultato l'11 novembre 2009.
  18. ^ Alberati, op. cit., p. 40
  19. ^ Fausto Coppi on his historic hour record ride, chainedrevolution.com, 30 agosto 2008. URL consultato l'11 novembre 2009.
  20. ^ In ritardo rispetto ai 23,007 km coperti in 30 minuti da Archambaud, si veda Claudio Gregori, Coppi, l'ora del destino - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 28 agosto 2014.
  21. ^ 1942 - Il record dell'ora di Fausto Coppi, museociclismo.it. URL consultato l'11 novembre 2009.
  22. ^ Alberati, op. cit., p. 37
  23. ^ a b Alberati, op. cit., p. 41
  24. ^ Alberati, op. cit., p. 38
  25. ^ a b Alberati, op. cit., p. 47
  26. ^ Fabio Monti, Le cadute e le risalite di Fausto fuoriclasse anche nelle difficoltà in Corriere della Sera, 2 gennaio 2010, p. 61. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  27. ^ a b c d e f g h Claudio Gregori, La grande sfida Bartali-Coppi - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  28. ^ BUONGIORNO MILANO – SANREMO LA CLASSICISSIMA HA PRESO IL VIA! in www.rcssport.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  29. ^ a b Marco Pastonesi, Sanremo 1946, musica in attesa degli altri... in www.gazzetta.it, 21 novembre 2009. URL consultato il 29 agosto 2014.
  30. ^ 27 ottobre 1946 - Giro di Lombardia in www.museociclismo.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  31. ^ a b c d e f g Claudio Gregori, Il sorpasso - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  32. ^ a b c d e Claudio Gregori, Le spinte di Magni - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  33. ^ a b c d Claudio Gregori, Bartali e il Tour del 1948 - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  34. ^ a b c Claudio Gregori, Fausto, il Lombardia '48 e quel magico Ghisallo in www.gazzetta.it, 23 novembre 2009. URL consultato il 29 agosto 2014.
  35. ^ a b c d e Claudio Gregori, Un uomo solo al comando della corsa - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  36. ^ Claudio Gregori, Media e ciclismo - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  37. ^ a b c d e f g h Claudio Gregori, Il Tour della resurrezione di Coppi - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 29 agosto 2014.
  38. ^ a b c Claudio Gregori, Fausto, la crono di Nancy e la lezione memorabile in www.gazzetta.it, 30 novembre 2009. URL consultato il 30 agosto 2014.
  39. ^ a b c Tour, cerotti e voglia di ritiro 60 anni fa l' impresa di Coppi in La Repubblica, 24 luglio 2009. URL consultato il 30 agosto 2014.
  40. ^ 23 ottobre 1949 - Giro di Lombardia in www.museociclismo.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  41. ^ a b c d e f Claudio Gregori, Hugo Koblet - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  42. ^ Claudio Gregori, Coppi, la Roubaix del '50 e lo spettacolo sul pavé, www.gazzetta.it. URL consultato il 1º dicembre 2010.
  43. ^ a b Claudio Gregori, Fiorenzo Magni - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  44. ^ a b Claudio Gregori, La tragedia di Serse Coppi - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  45. ^ Tour, vittoria di Coppi a Briançon in www.cinquantamila.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  46. ^ 21 ottobre 1951 - Giro di Lombardia in www.ciclomuseo-bartali.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  47. ^ a b c d e f g h Claudio Gregori, Il favoloso 1952 - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  48. ^ a b c d e f g h Claudio Gregori, Il tradimento - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 30 agosto 2014.
  49. ^ a b c d e Claudio Gregori, La favola di Lugano - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  50. ^ a b c Claudio Gregori, Gli emigranti: Rossi, Clerici, Cerami - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  51. ^ a b c Eugenio Capodacqua, La storia del Giro d'Italia (1951-1970) - Trentasettesima edizione: 1954 in www.repubblica.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  52. ^ a b c Claudio Gregori, L'avvento degli sponsor - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  53. ^ 31 ottobre 1954 - Giro di Lombardia in www.ciclomuseo-bartali.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  54. ^ a b Claudio Gregori, La Dama Bianca - Enciclopedia dello Sport in www.treccani.it. URL consultato il 31 agosto 2014.
  55. ^ Speciale Fausto Coppi - Rai Tre 2 gennaio 2010 ore 16.00
  56. ^ Classifica che tiene conto dei piazzamenti a Giro, Tour, Parigi-Roubaix, Parigi-Bruxelles, Giro delle Fiandre, Giro di Lombardia e Milano-Sanremo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • AA.VV., Il nostro Coppi. Il Campionissimo nel ricordo dei figli Marina e Fausto, Ediz. Fondazione C.R. Tortona, 2010, e-book gratuito, download: www.fondazionecrtortona.it - link: Pubblicazioni e-book

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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