Felice Gimondi

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Felice Gimondi
Felice Gimondi.JPG
Felice Gimondi durante la Napoli-Anagni, penultima tappa del Giro d'Italia 2009
Dati biografici
Nazionalità bandiera Italia
Ciclismo Cycling (road) pictogram.svg
Dati agonistici
Specialità Strada
Ritirato 1979
Carriera
Squadre di club
1965-1972 Salvarani Salvarani
1973-1979 Bianchi Bianchi
Nazionale
1964-1977 Italia Italia
Carriera da allenatore
1988 Gewiss Gewiss
Palmarès
Gnome-emblem-web.svg Mondiali
Bronzo Leicester 1970 In linea
Argento Mendrisio 1971 In linea
Oro Montjuïc 1973 In linea
 

Felice Gimondi (Sedrina, 29 settembre 1942) è un ex ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Professionista dal 1965 al 1979, è stato un campione completo, capace di tenere sul passo, di vincere in salita, a cronometro e anche in volata[1][2][3] È uno dei sei corridori[4] ad aver vinto tutti e tre i grandi Giri, cioè Giro d'Italia (per tre volte, nel 1967, 1969 e 1976), Tour de France (nel 1965) e Vuelta a España (nel 1968). Tra le corse di un giorno si aggiudicò un campionato del mondo su strada, nel 1973, e alcune classiche: una Parigi-Roubaix, una Milano-Sanremo, due Giri di Lombardia.[1]

Nonostante la sua carriera sia coincisa in gran parte con quella del "cannibale" Eddy Merckx, fu in grado di ottenere numerosi successi; rispetto al belga ebbe anche una maggiore longevità ad alti livelli, avendo iniziato a vincere prima, al Tour de France 1965, e terminato dopo, con il successo al Giro d'Italia 1976[5][1].

Carriera[modifica | modifica sorgente]

Gli esordi[modifica | modifica sorgente]

Nato a Sedrina, in provincia di Bergamo, cominciò a gareggiare nel ciclismo nel 1959, da allievo, ottenendo la prima vittoria il 1º maggio 1960, nella Bergamo-Celana[6]. Nel 1962 passò nella categoria dilettanti: in tre stagioni riuscì ad aggiudicarsi sedici corse, fra cui il Tour de l'Avenir nel 1964[6]; nello stesso anno rappresentò anche l'Italia ai Giochi olimpici di Tokyo, classificandosi trentatreesimo nella prova su strada vinta dal connazionale Mario Zanin[7].

1965-1972: Salvarani[modifica | modifica sorgente]

Debuttò tra i professionisti all'inizio del 1965 con la Salvarani di Luciano Pezzi, squadra in cui rimase fino alla fine della stagione 1972[6]. La sua carriera da professionista iniziò subito con il secondo posto alla Freccia Vallone e il terzo al Giro d'Italia, vinto dal compagno di squadra Vittorio Adorni. In luglio partecipò quindi al Tour de France in sostituzione del gregario Battista Babini, con l'obiettivo di aiutare il suo capitano Adorni[5]: in quella corsa colse invece una prestigiosa vittoria finale, vestendo ininterrottamente già dopo la terza tappa (eccetto che per due giorni) la maglia gialla di leader, e diventando in tal modo il quinto italiano capace di vincere la Grande Boucle. In quel Tour vinse la terza frazione, con arrivo a Rouen, seppe resistere agli attacchi di Raymond Poulidor sul Mont Ventoux e nelle altre tappe di montagna[5], e si impose quindi nelle ultime due prove a cronometro, quella in salita al Mont Revard e quella finale a Parigi[1].

Il ventiquattrenne Gimondi guida un gruppetto al Campionato del mondo del 1966, tenutosi sul circuito del Nürburgring

Il 1966 lo vide per la prima volta vittorioso nelle classiche, con i successi in Parigi-Roubaix e Parigi-Bruxelles, nonché, nel finale di stagione, nella Coppa Agostoni, nella Coppa Placci e nel Giro di Lombardia (in volata su Eddy Merckx, Poulidor e Jacques Anquetil). Quell'anno Gimondi si classificò inoltre quinto al Giro d'Italia, dopo aver vinto il tappone dolomitico con arrivo a Belluno e lottato contro Anquetil, Adorni, Italo Zilioli e Gianni Motta, vincitore finale[1]. Nella stagione seguente conquistò per la prima volta il Giro d'Italia. Decisiva in quella "Corsa rosa" fu l'azione condotta da Gimondi nella terzultima tappa, quella con il Tonale, l'Aprica e l'arrivo a Tirano: dopo aver attaccato con Gianni Motta sul Tonale, sull'ultima ascesa il bergamasco riuscì a staccare la maglia rosa Anquetil e a giungere sul traguardo precedendolo di 4'09", strappandogli così definitivamente il primato[1]. Gimondi partecipò quell'anno anche al Tour de France, con l'obiettivo di ottenere il successo finale. Rimasto a lungo nelle prime posizioni, nella sedicesima tappa, sui Pirenei, andò incontro a problemi intestinali e dovette staccarsi: concluderà solo settimo in classifica, dopo essersi comunque aggiudicato in solitaria la frazione con arrivo sul Puy-de-Dôme[1].

Nel 1968 si aggiudicò la Vuelta a España, diventando il secondo ciclista dopo Jacques Anquetil in grado di far suoi i tre grandi Giri di tre settimane. Al Giro d'Italia di quell'anno, in cui aveva concluso inizialmente terzo (a 9'05" da Merckx), fu invece declassato perché trovato positivo all'anfetamina in un controllo antidoping effettuato al termine della ventunesima tappa[8][9]. Successivamente riuscì a dimostrare di aver assunto fencamfamina, stimolante ancora non proibito, e per questo venne reintegrato negli ordini d'arrivo[9]. Nel 1969, dopo un inizio deludente nelle classiche del nord, eccetto un secondo posto al Giro delle Fiandre, conquistò il suo secondo Giro d'Italia, grazie soprattutto alla squalifica di Eddy Merckx, avvenuta al termine della tappa con arrivo a Savona[10]. Al Tour de France, dominato dallo stesso Merckx, fu invece quarto. Sul finire di stagione si aggiudicò il Giro di Romagna, il Gran Premio delle Nazioni e il Trofeo Baracchi.

Felice Gimondi in maglia Salvarani, ritratto in un francobollo emesso dall'emirato dell'Ajman (1969)

Nel 1970 dovette subire il dominio dei corridori belgi nelle grandi classiche. Arrivò in forma al Giro d'Italia, ma dovette arrendersi ancora a Eddy Merckx, così come nella Milano-Sanremo 1971 e ai campionati del mondo dello stesso anno. Nel 1972 non ottenne risultati importanti nelle classiche di primavera ed al Giro d'Italia fece molta fatica, classificandosi ottavo. Tuttavia, al Tour de France chiuse in seconda posizione (battuto sempre da Merckx), e in autunno concluse terzo al Giro di Lombardia.

1973-1979: Bianchi[modifica | modifica sorgente]

Nel 1973 Gimondi passò alla Bianchi-Campagnolo, formazione diretta da Giancarlo Ferretti, già suo gregario alla Salvarani. Proprio nel 1973 a Barcellona il bergamasco conquistò il titolo mondiale su strada. Quella gara iridata venne corsa in una giornata torrida sul Circuito del Montjuïc, 14,5 km da percorrere diciassette volte[5][11]. All'undicesimo giro Merckx lanciò l'attacco, Gimondi fu capace di rispondergli portandosi a ruota gli spagnoli Luis Ocaña e Domingo Perurena, il compagno di squadra Giovanni Battaglin, l'olandese Joop Zoetemelk e il belga Freddy Maertens[11]; un ulteriore allungo di Merckx al quindicesimo giro ridusse a quattro (il "Cannibale", Maertens, Gimondi e Ocaña) il novero dei pretendenti alla vittoria[11]. Sul rettilineo finale Gimondi, che sembrava battuto, riuscì a superare sul filo di lana il veloce Maertens, impegnato a lanciare lo sprint a Merckx; quest'ultimo, forse per stanchezza o forse perché Maertens aveva avviato la volata con troppo impeto, perse l'attimo buono per lo sprint finale, favorendo così il successo dell'italiano[11].

Al successivo Giro di Lombardia arrivò secondo, a 4'15" dal vincitore Merckx; grazie però alla squalifica di quest'ultimo per positività agli stimolanti (efedrina), un mese dopo la gara Gimondi venne dichiarato vincitore[12]. In maglia iridata (e complice l'assenza di Merckx) si impose anche nella Milano-Sanremo 1974, attaccando a San Lorenzo al Mare e staccando il secondo, Eric Leman, di 1'53"[12][1]. Al Tour de France 1975 risultò nuovamente positivo ad un controllo antidoping, per cui venne penalizzato di 10' in classifica generale, squalificato per un mese, e costretto a pagare una multa dell'equivalente di 24.000 pesetas.[13] Al Giro d'Italia 1976, forte di tre podi ottenuti negli anni precedenti, si presentò tra i favoriti e riuscì a vincere battendo Johan De Muynck, Francesco Moser, futuri vincitori della corsa rosa, e anche Eddy Merckx, ottavo. Fu quello l'ultimo grande trionfo di Gimondi, nonché il suo nono podio al Giro, un record ineguagliato; nelle quattordici edizioni della "Corsa rosa" cui prese parte, vestì in totale per ventiquattro giorni la maglia rosa[5].

Gimondi concluse la carriera su strada nell'ottobre 1978 partecipando al Giro dell'Emilia[6]. Sotto contratto da professionista con la Bianchi-Faema anche nel 1979, ottenne come ultimo piazzamento, nel febbraio di quell'anno, il terzo posto nel campionato italiano di omnium indoor[14]. Nelle quindici stagioni da pro vinse in totale 141 corse e rappresentò l'Italia in undici edizioni dei Campionati del mondo professionisti.

Dopo il ritiro[modifica | modifica sorgente]

Dopo il ritiro fu direttore sportivo della Gewiss-Bianchi nel 1988, e successivamente, nel 2000, presidente della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani. È stato anche assicuratore e titolare dell'Agenzia Assicurazioni Milano, e responsabile dell'attività sportiva (oltre che consulente del reparto corse) per la Bianchi, storica azienda milanese di biciclette[6]. Dal 1996 in suo onore si tiene, in provincia di Bergamo, la Granfondo internazionale Felice Gimondi, patrocinata da Bianchi[15].

Per l'essersi spesso piazzato alle spalle di Eddy Merckx è stato a volte soprannominato "l'eterno secondo", tuttavia è stato anche l'avversario principale e l'antagonista più combattivo del campione belga. Ai suoi duelli con Merckx sono dedicate le canzoni Gimondi e il cannibale di Enrico Ruggeri e Sono Felice di Elio e le Storie Tese. Gianni Brera, che ne descrisse le imprese, coniò per lui i soprannomi Felix de Mondi e Nuvola Rossa.[16][3]

Palmarès[modifica | modifica sorgente]

Classifica generale Giro della Regione Friuli Venezia Giulia
1ª tappa Tour de l'Avenir
Classifica generale Tour de l'Avenir
3ª tappa Tour de France (Roubaix > Rouen)
18ª tappa Tour de France (Aix-le-Bains > Mont Revard)
22ª tappa Tour de France (Versailles > Parigi)
Classifica generale Tour de France
Parigi-Roubaix
Parigi-Bruxelles
3ª tappa, 2ª semitappa Tour de Romandie (cronometro)
20ª tappa Giro d'Italia (Moena > Belluno)
Coppa Agostoni
Giro di Lombardia
Coppa Placci
Classifica generale Giro d'Italia
10ª tappa Tour de France (Divonne > Briançon)
20ª tappa Tour de France (Limoges > Puy-de-Dôme)
Gran Premio Castrocaro Terme-Forlì (cronometro)
Giro del Lazio
Grand Prix des Nations (cronometro)
Gran Premio di Lugano (cronometro)
Flèche Enghiennoise
17ª tappa Vuelta a España (San Sebastián > Tolosa)
Classifica generale Vuelta a España
16ª tappa Giro d'Italia (Cesenatico > San Marino)
Gran Premio Castrocaro Terme-Forlì (cronometro)
Gran Premio Industria Belmonte Piceno
Giro di Romagna (valido come Campionato italiano su strada)
Grand Prix des Nations (cronometro)
Trofeo Baracchi (cronocoppie, con Jacques Anquetil)
Prologo Tour de Romandie (Ginevra)
Classifica generale Tour de Romandie
Gran Premio Industria Belmonte Piceno
Classifica generale Giro d'Italia
Gran Premio Castrocaro Terme-Forlì (cronometro)
12ª tappa Tour de France (Digne > Aubagne)
1ª tappa Parigi-Lussemburgo
Giro dell'Appennino
5ª tappa, 2ª semitappa Tirreno-Adriatico (Circuito San Benedetto del Tronto, cronometro)
1ª tappa Tour de Suisse (Meiringen > Finhaut)
Trofeo Matteotti
Grand Prix de Wallonie
7ª tappa Giro d'Italia (Orvieto > San Vincenzo)
18ª tappa Giro d'Italia (Lienz > Falcade)
Giro del Piemonte
Classifica generale Volta Ciclista a Catalunya
Giro dell'Appennino (valido come Campionato italiano su strada)
Gran Premio di Lugano (cronometro)
1ª tappa Giro di Puglia (Taranto > Lecce)
Classifica generale Giro di Puglia
16ª tappa Giro d'Italia (Forte dei Marmi > Circuito della Versilia)
Gran Premio Castrocaro Terme-Forlì (cronometro)
Coppa Bernocchi
Campionati del mondo, Prova in linea
Giro del Piemonte
Giro di Lombardia
Trofeo Baracchi (cronocoppie, con Martín Emilio Rodríguez)
Milano-Sanremo
Coppa Agostoni
10ª tappa Tour de France (Auch > Pau)
21ª tappa Giro d'Italia (Terme di Comano > Bergamo)
Classifica generale Giro d'Italia
Parigi-Bruxelles

Pista[modifica | modifica sorgente]

Sei giorni di Milano (con Sigi Renz)
Sei giorni di Milano (con Rik Van Linden)

Piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Grandi Giri[modifica | modifica sorgente]

1965: 3º
1966: 5º
1967: vincitore
1968: 3º
1969: vincitore
1970: 2º
1971: 7º
1972: 8º
1973: 2º
1974: 3º
1975: 3º
1976: vincitore
1977: 15º
1978: 11º
1965: vincitore
1967: 7º
1969: 4º
1972: 2º
1975: 6º
1968: vincitore

Classiche monumento[modifica | modifica sorgente]

1965: 41º
1966: 24º
1967: 4º
1968: 51º
1969: 61º
1970: 45º
1971: 2º
1972: 64º
1973: 3º
1974: vincitore
1975: 52º
1976: 61º
1977: 58º
1978: 75º
1966: 10º
1967: 4º
1968: 51º
1969: 2º
1970: 12º
1972: 17º
1974: 41º
1966: vincitore
1968: 20º
1969: 4º
1971: 8º
1965: 24º
1966: 17º
1969: 7º
1971: 9º
1966: vincitore
1967: 2º
1968: 7º
1969: 11º
1970: 2º
1971: 9º
1972: 3º
1973: vincitore
1974: 24º

Competizioni mondiali[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Claudio Gregori, Ciclismo, Enciclopedia dello Sport (2005) - Il Tour di Gimondi in www.treccani.it. URL consultato il 14 agosto 2014.
  2. ^ Felice Gimondi.La promessa mantenuta, RAI. URL consultato il 14 agosto 2014. Sfide, puntata del 10/12/2012
  3. ^ a b 70 anni Gimondi: gli auguri di Merckx in ansa.it, 28 settembre 2012. URL consultato il 14 agosto 2014..
  4. ^ Oltre a Gimondi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Alberto Contador e Vincenzo Nibali.
  5. ^ a b c d e Mattia Losi, Felice Gimondi non si arrendeva mai, nemmeno a Eddy Merckx in www.ilsole24ore.com, 12 maggio 2014. URL consultato il 14 agosto 2014.
  6. ^ a b c d e f Felice Gimondi, www.medagliedoro.org. URL consultato il 20 luglio 2014.
  7. ^ (EN) Cycling at the 1964 Tokyo Summer Games: Men's Road Race, Individual, www.sports-reference.com. URL consultato il 20 luglio 2014.
  8. ^ La Vanguardia (Spanish)
  9. ^ a b (EN) 1968 Giro d'Italia, bikeraceinfo.com. URL consultato il 20 luglio 2014.
  10. ^ Bartali, Coppi, Merckx, Moser in archiviostorico.gazzetta.it, 17 gennaio 1998. URL consultato il 19 agosto 2011.
  11. ^ a b c d Claudio Gregori, Ciclismo, Enciclopedia dello Sport (2005) - Campionati del Mondo su strada in www.treccani.it. URL consultato il 14 agosto 2014.
  12. ^ a b Claudio Gregori, Ciclismo, Enciclopedia dello Sport (2005) - Eddy Merckx in www.treccani.it. URL consultato il 14 agosto 2014.
  13. ^ http://hemeroteca.elmundodeportivo.es/preview/1975/07/30/pagina-19/1008666/pdf.html?search=gimondi%20doping El mundo deportivo (Spanish)]. Hemeroteca.elmundodeportivo.es (30 July 1975). Retrieved on 6 August 2014.
  14. ^ (FR) Palmarès de Felice Gimondi, www.memoire-du-cyclisme.eu. URL consultato il 20 luglio 2014.
  15. ^ Vincitori, tempi e medie orarie, www.felicegimondi.it. URL consultato il 20 luglio 2014.
  16. ^ M. Baruffi: "Milano intitola l'arena a Gianni Brera.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 123702198