Bolzaneto

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Bolzaneto
Panorama di Bolzaneto
Panorama di Bolzaneto
Stato Italia Italia
Regione Liguria Liguria
Provincia Genova Genova
Città Genova-Stemma.png Genova
Circoscrizione Municipio V Valpolcevera
Quartiere Bolzaneto
Altri quartieri Morego
Codice postale 16162
Abitanti 15 334 ab. (2010)
Nome abitanti bolzanetesi
Mappa dei quartieri di Genova
Mappa dei quartieri di Genova

Coordinate: 44°27′32″N 8°54′08″E / 44.458889°N 8.902222°E44.458889; 8.902222Bolzaneto (Borsanæo o Bösanæo ([bɔːsaˈnɛːu] in ligure[1]) è un quartiere genovese della Val Polcevera, compreso tra i quartieri di Rivarolo a sud e Pontedecimo a nord e confinante con i comuni di Ceranesi a nord-ovest e Serra Riccò e Sant'Olcese a nord-est.

Il territorio della ex circoscrizione confina anche, ad ovest, lungo i crinali dei monti, con Sestri Ponente, ma non esistono strade di collegamento dirette con questo quartiere.

Descrizione del quartiere[modifica | modifica sorgente]

Bolzaneto dalla collina di Brasile

Bolzaneto fa parte insieme ai quartieri di Rivarolo e Pontedecimo del Municipio V Valpolcevera e comprende le unità urbanistiche "Bolzaneto" e "Morego", che insieme hanno una popolazione di 15.334 abitanti (dato aggiornato al 31 dicembre 2010).[2]

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Il nome di Bolzaneto deriva dall’antico termine genovese “bossonea”, che indicava un luogo in cui crescevano rovi o simili piante spinose.[3].

Il territorio dell'ex circoscrizione di Bolzaneto si estende su entrambi i versanti del Polcevera. Il centro principale (Bolzaneto) si trova sulla sinistra del torrente, lungo la ex Strada statale 35 dei Giovi.

Sull'argine che divide l'abitato dal torrente, costruito intorno alla metà dell'Ottocento, corre la linea ferroviaria Genova-Torino.

All'interno delle due unità urbanistiche che formano la circoscrizione sono comprese le frazioni di Brasile, Cremeno e Geminiano, in collina sul versante sinistro della Val Polcevera, Murta, anch'essa in collina ma sul versante destro, Morego e Morigallo alla confluenza tra il Secca e il Polcevera. Il paesaggio della Valpolcevera alle spalle di Bolzaneto, sul lato sinistro della valle, è caratterizzato dalla presenza dei forti Diamante e Fratello Minore, che costituiscono parte delle antiche fortificazioni genovesi.

Sul versante destro della Valpolcevera, sul monte Figogna (804 metri), sorge il santuario di Nostra Signora della Guardia, dal quale si gode un'ampia vista su tutta la valle. Il santuario, situato nel comune di Ceranesi, è raggiungibile con la strada provinciale 52 che ha inizio a Bolzaneto.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dalle origini al Settecento[modifica | modifica sorgente]

L'antico stemma comunale

Le origini di Bolzaneto sono da ricercare negli insediamenti sviluppatisi sui versanti collinari, lungo le antiche vie di comunicazione dalla costa verso l'entroterra e la pianura padana: Geminiano, Brasile e Cremeno sul versante sinistro della Val Polcevera e Murta dalla parte opposta. Il fondovalle, dove oggi è concentrata la parte più consistente del moderno insediamento, era un tempo in gran parte occupato dal greto del Polcevera, soggetto a piene improvvise quanto devastanti e per questo assai temuto e di conseguenza quasi completamente spopolato. Nell'attuale zona di Bolzaneto i primi insediamenti lungo le sponde del torrente, dovuti a ragioni di carattere militare o religioso, furono il Castello di Montebello (intorno al XIV secolo) e il convento di S. Francesco alla Chiappetta (fine del XIII secolo), attorno ai quali nel tempo si svilupparono i due nuclei storici dell'attuale quartiere.[4]

Del borgo di Bolzaneto, costituito da un gruppo di povere case ai piedi del castello, alla sinistra del torrente, in prossimità del punto in cui questo formava un'ampia ansa, si hanno notizie certe a partire dal 1050. Il paese era una piccola frazione sottoposta all'autorità civile e religiosa di Brasile e tale rimase fino alla metà dell'Ottocento, quando la sede comunale ed il titolo parrocchiale furono trasferiti a Bolzaneto. Nel Trecento nel borgo fu costruita una cappella intitolata a Nostra Signora della Neve.

A breve distanza, ma allora sulla sponda destra del Polcevera, alla fine del Duecento fu edificato il convento di S. Francesco alla Chiappetta.

Nel 1337 il borgo di Bolzaneto fu devastato nel corso delle cruente lotte di fazione fra guelfi e ghibellini; durante questi combattimenti fu distrutto il fortilizio-castello fatto costruire dagli Adorno poco più a nord del borgo, poi ricostruito nel 1380 dalla Repubblica di Genova.

« … la villa di Bulzaneto con la parrocchia di Brassi[5], e con la villa di Carmen[6], che tutt'insieme contiene settanta case. E tra Bulzaneto e Pontedecimo era per li passati tempi una fortezza in un luogo, nominato Montebello; e poi la piccola villa nominata Zemignano che fa nove fuochi. ... e la parrocchia di S. Andrea in Morego con una cappella di S. Margherita, con cinquanta case. ... appresso viene la villa di Morta con trentasei fuochi. Ed in queste circonstanze, su la ghiara del fiume, è un monastero di frati Minori Conventuali, nominati S. Francesco della Chiapetta. E tutto questo territorio è pertinente alla villa ossia alla pieve di Riparolo»
(Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, 1537)

A partire dal XV secolo ha inizio una massiccia presenza delle famiglie patrizie genovesi, che costruirono nella zona le loro residenze di villeggiatura, alle quali erano spesso associate tenute agricole, che per vari secoli hanno caratterizzato il paesaggio della vallata, legandone strettamente l'economia a quella della vicina città.[4]

Le guerre del 1746 e del 1800[modifica | modifica sorgente]

Nel Settecento la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella guerra di successione austriaca. La Valpolcevera nel 1746 fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale Botta Adorno, che arrivò fino a Genova, da dove fu cacciato in seguito all'insurrezione popolare del 5 - 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla.

L’11 aprile 1747 un altro esercito austriaco, al comando del conte di Schulenberg, ritentò di occupare nuovamente Genova. Gli invasori, scesi da nord attraverso i valichi appenninici, occuparono tutta la Valpolcevera, portando saccheggi e distruzioni, e strinsero d’assedio Genova. Avvennero aspri combattimenti tra gli austriaci da una parte e volontari della Valpolcevera (inquadrati in compagnie divise per parrocchie) e truppe regolari della Repubblica di Genova dall’altra. Il 19 luglio 1747 gli Austriaci abbandonarono la Valpolcevera, lasciandosi alle spalle una scia di morte e distruzione e furono definitivamente ricacciati oltre Appennino nel febbraio del 1748.

Resti di postazioni difensive risalenti alla guerra del 1746-1747 sulle alture di Bolzaneto

A fare le spese di quel triste periodo furono soprattutto le località collinari, sia durante la prima avanzata delle armate austriache nel 1746, sia durante il lungo assedio ai confini della città nei primi mesi dell'anno successivo. Numerosi sono i resoconti sulle violenze e le distruzioni perpetrate dai soldati austriaci, assetati di bottino. Delle proteste della popolazione si fecero portavoce i parroci, le cui chiese erano state depredate e gravemente danneggiate.

I centri più colpiti furono Brasile, Cremeno, Geminiano e soprattutto Murta, dove nella villa Bonarota (villa Clorinda) il generale Schulemberg aveva posto nell'aprile del 1747 il proprio quartier generale, nell'attesa, rivelatasi poi vana, di poter riconquistare Genova. In precedenza, nel settembre del 1746, gli austriaci avevano distrutto la canonica e depredato la chiesa. Altro centro che aveva subito gravi perdite era Cremeno, dove era morta la metà dei circa 500 abitanti, soprattutto per le misere condizioni di vita in quei tragici mesi. Subito dopo la guerra in tutti i paesi colpiti ebbe inizio l'opera di ricostruzione di chiese, case, fienili e stalle e il rispristino dei campi coltivati, saccheggiati dagli invasori.[4]

Pochi anni più tardi un notevole contributo allo sviluppo economico della valle fu dato dall'apertura, negli anni settanta del Settecento della nuova strada sul fondovalle, chiamata “Camblasia” perché costruita a proprie spese dal doge della Repubblica di Genova Giovanni Battista Cambiaso, in cambio di benefici fiscali (ed anche per rendere più agevole il percorso tra Genova e la sua villa di Cremeno). La nuova arteria creò nuove opportunità di lavoro legate ai servizi offerti ai viaggiatori, nel campo della ristorazione, con l'apertura di numerose osterie e nei servizi di assistenza (riparazione dei carri, accudimento degli animali e magazzinaggio delle merci), attività che affiancarono la tradizionale economia agricola della zona, che beneficiò a sua volta di nuove opportunità di vendita dei propri prodotti.[4]

Nel 1797 la discesa in Liguria dell’esercito napoleonico decretò la fine della plurisecolare Repubblica di Genova che, ribattezzata “Repubblica Ligure”, passò sotto il controllo francese; anche in questa circostanza i valligiani polceveraschi, diffidenti verso le idee rivoluzionarie di cui i francesi erano portatori e che mettevano in discussione il loro consolidato attaccamento alle tradizioni, tentarono di resistere, ma nulla poterono contro il potentissimo esercito francese. Con i nuovi ordinamenti francesi dal 1798 fu istituito il comune di Brasile, capoluogo dell'VIII Cantone all'interno del circondario di Rivarolo, nel Dipartimento di Genova, con giurisdizione, oltre che sul borgo di Bolzaneto anche sulle comunità di Casanova e Cremeno.

Nel 1800, durante la guerra tra la Francia e le potenze europee (Austria, Inghilterra, Russia e Prussia), Genova subì un duro assedio per mare e per terra da parte di austriaci e inglesi ed ancora una volta la Valpolcevera divenne teatro di battaglia (aspri scontri tra gli assedianti austriaci e i francesi avvennero nella zona di Brasile e Geminiano, senza peraltro coinvolgere le popolazioni locali) fino alla provvisoria resa del generale Massena del 4 giugno 1800. Venti giorni dopo, in seguito alla vittoria nella battaglia di Marengo, i francesi rioccuparono definitivamente la Liguria. Anche se non paragonabili con le sofferenze patite durante la guerra del 1747, i polceveraschi subirono molti disagi, soprattutto per la mancanza di cibo in conseguenza dell'assedio anglo-austriaco.

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

L'istituzione del comune[modifica | modifica sorgente]

Nel 1805 la Repubblica Ligure fu annessa all'Impero francese e con essa tutti i paesi della Valpolcevera. Nel 1814, a seguito delle decisioni del Congresso di Vienna la ex Repubblica Ligure napoleonica passò al Regno di Sardegna, e quindi anche il comune di Brasile, che nel 1834 il Casalis descriveva ancora come un piccolo comune ad economia prevalentemente agricola:

«  BRASILE, comune nel mandamento di Rivarolo prov. dioc. e div. di Genova. Dipende dal senato, intend. gen. prefett. ipot. e posta di Genova, insin. di Rivarolo.

Trovasi in valle di Polcevera, discosto tre miglia da Genova. È diviso in tre parrocchie, che sono: Brasile capo-luogo, Cremeno e Casanuova. La strada reale, nella direzione da mezzodì a tramontana, interseca il luogo di Bolzaneto sottoposto alla parrocchia di Brasile. Si fanno assai copiose ricolte di cereali, uve, frutta di varie specie, fra cui la pesca vi è di squisito sapore. Il commercio di tali prodotti si fa massimamente con Genova.

La parrocchiale di Brasile è dedicata a s. Felice papa e martire, quella di Cremeno all’apostolo s. Pietro; quella di Casanuova a s. Margherita vergine e martire. Nel dipendente borgo di Bolzaneto vedesi una chiesuola sotto il titolo di N. D. della Neve. Cremeno e Casanuova, oltre la propria parrocchia, hanno un pubblico oratorio. Nella chiesa di s. Felice, che conta otto secoli dalla sua dazione, si celebra in ogni anno con grande concorso di divoti la festa di s. Luigi Gonzaga. Con molta pompa, ed eziandio coll’intervento di molte persone si fanno in Cremeno la festa di s. Pietro apostolo, ed in Casanuova quella di s. Lorenzo martire.

Lungo la strada reale presso al soggetto borgo di Bolzaneto, dalla parte di tramontana, sopra un rialto sorge un piccolo forte, che fu probabilmente uno dei molti, che, siccome nota il Muratori, vennero edificati nella valle di Polcevera per guarentirsi dalle incursioni dei Longobardi.

Gli abitanti sono di robusta complessione, e applicati parte all’agricoltura, parte al traffico, ed alle arti meccaniche. Popolazione 740.  »

(Goffredo Casalis, "Dizionario geografico, storico, statistico e commerciale degli stati di S.M. il Re di Sardegna", 1834)

Il piccolo comune riuscì a svolgere i compiti essenziali che gli erano affidati, pur tra molti problemi, quali la mancanza di una idonea sede (le riunioni si tenevano in abitazioni private o nella sagrestia della chiesa di S. Felice), la scarsità di risorse e la difficoltà a reperire tra la popolazione locale le competenze necessarie per l'amministrazione del comune[7],[4]

La costruzione della ferrovia e l'espansione edilizia[modifica | modifica sorgente]

Il tratto del Polcevera aperto tra il 1851 e il 1853, con il ponte S. Francesco

Il quadro descritto dal Casalis era destinato a mutare rapidamente nei decenni successivi, quando quei pochi addetti alle arti meccaniche fugacemente citati dallo storico piemontese sarebbero cresciuti di numero diventando la principale forza lavoro dell'economia locale.Infatti, intorno al 1850, con l'apertura della linea ferroviaria e l'arginatura del Polcevera, ebbe inizio una radicale trasformazione urbanistica accompagnata dalla progressiva industrializzazione del territorio bolzanetese. Con la costruzione della ferrovia Genova-Torino, inaugurata nel 1853, si rese necessario rettificare ed arginare il corso del torrente Polcevera, eliminando l'ansa da questo formata. La costruzione del terrapieno sopraelevato sul quale correva la nuova linea ferroviaria, che costituiva anche un solido argine alle acque del torrente, veniva anche a risolvere definitivamente i problemi creati dai frequenti straripamenti che causavano periodicamente gravi danni e talora anche vittime. L'ultimo grave episodio si era verificato il 26 agosto del 1834, quando le acque in piena avevano inondato la zona della Chiappetta ed altre aree nel fondovalle.

Fu scavato, per un tratto di circa 500 m, un nuovo tratto di alveo che tagliava la base della collina di Murta immediatamente a monte del convento di San Francesco (che in tal modo passò dalla destra alla sinistra del torrente) e costruito un argine sul lato sinistro, sul quale corre la ferrovia.[8] Il tratto di greto non più percorso dal torrente e il ponte che l'attraversava furono interrati e furono bonificate le zone acquitrinose delle Bratte e delle Acque marce, predisponendo queste aree per la futura espansione edilizia; contemporaneamente veniva costruito il ponte intitolato a S. Francesco, per collegare le nuove rive del Polcevera.[4],[9],[10]

Per realizzare l'argine e il nuovo tratto del Polcevera furono demolite alcune case, tra le quali la villa Mari-Debarbieri, che si trovava dov'è ora il ponte S. Francesco.[11]

Con un R.D. del 26 gennaio 1854 la sede del comune veniva trasferita da Brasile a Bolzaneto, seguita due anni più tardi anche da quella della parrocchia. La prima sede municipale era un edificio, ancora esistente, affacciato sull'attuale piazza Francesco Bartolomeo Savi, da sempre centro del paese, allora chiamata "piazza del Prione".[12]

Piazza F.B. Savi
L'ex sede comunale

Nel frattempo, sui terreni pianeggianti ricavati nell’ex greto del torrente furono edificate le prime case per ospitare gli abitanti espropriati delle loro abitazioni per la costruzione della linea ferroviaria. Gradualmente. negli anni successivi, tutta l'area compresa tra la piazza del Prione e il borgo della Chiappetta fu edificata, andando a costituire l'attuale abitato di Bolzaneto. L’antico borgo del Prione perse via via d'importanza e il centro del paese si spostò poco più a valle, nelle aree di nuova edificazione, dove fu costruita la nuova sede comunale, inaugurata nel 1878, che ancora oggi ospita uffici decentrati del comune di Genova e la biblioteca civica.

Il nuovo centro gravitava intorno alle piazze oggi denominate Livraghi (prospiciente il convento della Chiappetta, e che un tempo costituiva l'estrema propaggine della collina di Murta), Rissotto (sul sito dell'antico ponte per Murta, dove nei primi anni del Novecento sarebbe sorto il nuovo edificio scolastico) e Rismondo (dove aveva sede il capolinea tranviario della Val Polcevera e all'epoca chiamata "piazza delle Carrozze", perché vi facevano capo i mezzi di trasporto diretti verso le zone collinari).[4]

Con il R.D. del 26 settembre 1869 il territorio comunale si ampliò, inglobando (su richiesta degli stessi abitanti) la frazione collinare di Murta, sulla sponda destra del Polcevera, fino ad allora dipendente dal comune di Rivarolo.[13]

Le industrie[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà dell'Ottocento la zona, già agricola e luogo di villeggiatura di ricche famiglie genovesi, come tutta la Valpolcevera ebbe un imponente sviluppo industriale, con l'insediamento di numerose aziende; le più importanti furono le Ferriere Bruzzo (sorte alla fine degli anni ottanta), le Acciaierie Italiane, poi confluite nel consorzio ILVA, che trovarono collocazione nella zona a nord del Castello, nel frattempo convertito in villa signorile (e in seguito a ospedale) e più tardi il saponificio Lo Faro di Morigallo. Accanto a queste vennero aperte diverse fabbriche tessili, legate in un primo tempo alla produzione della seta, che visse un periodo di popolarità in Val Polcevera negli ultimi decenni dell'Ottocento, prima di soccombere alla concorrenza dei paesi asiatici, ed in seguito a quella del cotone.[4]

Grazie all'espansione edilizia e industriale i 740 abitanti indicati dal Casalis nel 1837 alla fine dell'Ottocento erano divenuti oltre 6.000 (un ulteriore forte incremento fu registrato con il censimento del 1911, quando risultarono quasi 10.000).

Il Novecento[modifica | modifica sorgente]

Vista da Murta; nella fotografia si distinguono a sinistra l'antico centro storico, sovrastato dalla villa Garibaldi, l'alto campanile della chiesa di N.S. della Neve e, a destra, la stazione ferroviaria.

Il nuovo secolo si aprì con l'inaugurazione, il 15 marzo 1900, della tranvia elettrica che sostituiva quella a cavalli, prolungata qualche mese dopo fino a Pontedecimo.

Nel 1913 fu aperto l'oleificio Gaslini, che aveva sede presso il borgo vecchio, in un grande edificio ora occupato da aziende artigiane, nel quale dal 1929 furono trasferiti da Milano anche gli uffici amministrativi. Nei primi decenni del Novecento si ebbe una forte espansione di tutte le aziende industriali; in particolare, negli anni venti le industrie del settore siderurgico, favorite anche dalle commesse militari durante la prima guerra mondiale, arrivarono ad avere complessivamente oltre 3000 dipendenti.[4]

Con il Regio Decreto n. 74 del 14 gennaio 1926, il Comune di Genova si espandeva inglobando 19 comuni della Val Polcevera, della Val Bisagno e delle due riviere, a Levante e a Ponente[14]. Il comune di Bolzaneto entrò così a far parte della cosiddetta Grande Genova.

Il mercato ortofrutticolo

Dopo la seconda guerra mondiale, la crisi dell'industria siderurgica portò ad un ridimensionamento delle Ferriere Bruzzo (chiuse definitivamente nel 1957) e su alcune aree di queste fu costruita la fabbrica di refrattari SANAC (dopo il trasferimento di questa azienda, sulla stessa area è stato costruito il nuovo mercato ortofrutticolo di Genova, qui trasferito nell'ottobre 2009 dalla vecchia sede di corso Sardegna, nel quartiere di San Fruttuoso).

Nell'immediato dopoguerra la scelta politica di assegnare a Genova il ruolo di terminal petrolifero (con la costruzione del porto petroli nel quartiere di Multedo) favorì l’insediamento di industrie legate a questo settore.[15] Sulla collina di S. Biagio negli anni cinquanta fu costruita la raffineria ERG, poi chiusa nel 1988, anche a seguito della crescente attenzione della popolazione agli aspetti ambientali del territorio ed ai rischi per la sicurezza introdotti da questo tipo di aziende; su quest'area sorgono ora il centro commerciale "L'aquilone" (comprendente un ipermercato della Coop Liguria e numerosi esercizi commerciali) e un nuovo quartiere residenziale.

Analogamente a queste altre aree, dismesse a partire dagli anni sessanta a causa della chiusura di molte fabbriche storiche sono ora riutilizzate da imprese artigiane e commerciali.

Bolzaneto e il G8 di Genova del 2001[modifica | modifica sorgente]

Nei pressi di Bolzaneto, in una zona prevalentemente occupata da insediamenti industriali e commerciali, ai piedi della collina di Cremeno, si trova una caserma del reparto mobile della Polizia di Stato.

Questo insediamento è divenuto tristemente famoso nelle cronache internazionali per gli abusi commessi da alcuni funzionari di polizia nei confronti di persone fermate nel corso dei disordini avvenuti durante il vertice del G8 di Genova del 2001. Per questi abusi nel luglio 2008 15 dei 44 funzionari di polizia coinvolti sono stati condannati dal tribunale di Genova[16].

Frazioni e località[modifica | modifica sorgente]

Brasile[modifica | modifica sorgente]

Veduta della collina di Brasile (ai piedi della quale si vede a sinistra il castello e in primo piano la mole dell'ex oleificio Gaslini)
La cappelletta di San Rocco, a Brasile

Brasile, in ligure Braxi (['bra:Zi]), che si trova in collina sul versante sinistro della Valpolcevera, fino al 1854 fu comune autonomo, con giurisdizione su Bolzaneto e Cremeno.

Il nome del paese deriva probabilmente dal legno della pianta tropicale detta appunto brasile (una leguminosa del genere Caesalpinia, dalla quale si ricavava fin dal Medioevo un colorante rosso), e che ha dato il nome all'omonimo paese del Sud America; in un documento datato 1139 viene citato, tra le merci vendute dagli operatori locali, il "bracile", specificando trattarsi di un colorante rosso. Questo prodotto è poi menzionato anche in documenti nei secoli successivi, a testimoniare l’importanza di questo commercio nell’economia locale.[3]

Brasile è una piccola frazione, composta da poche case sparse sulla collina che culmina con la chiesa di Nostra Signora del Buon Consiglio.

Anche in passato Brasile, nonostante il ruolo di capoluogo comunale, non doveva essere più grande di quanto sia oggi, stando allo storico rivarolese Giovanni Cipollina che così la descrive: La prima chiesetta nascosta fra i castagni, sul ciglio della vetta, che termina la costiera settentrionale dei due Gemini (Due Fratelli), ha dintorno pochi casolari sparsi e vigneti. Ma nel Medioevo vi risiedevano importanti personalità che ebbero ruoli di spicco nel governo della città di Genova (viene ricordato Ansaldo di Brasile che fu Console di Genova dal 1099 al 1102).

La sua posizione a poca distanza dalla Via Postumia ne aveva infatti favorito lo sviluppo economico, grazie al commercio dei prodotti agricoli coltivati nei dintorni, facendone anche uno dei centri residenziali preferiti da funzionari della Repubblica di Genova, commercianti e proprietari fondiari.

Pur divenendo all'inizio del XIX secolo il capoluogo comunale, con lo spostamento dei traffici lungo le nuove strade di fondovalle, il paese rimase isolato e perse di importanza, a vantaggio della frazione di Bolzaneto, che alla metà del secolo divenne la sede dell’amministrazione municipale ed anche della parrocchia.[3],[17]

Cremeno[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Cremeno

Cremeno, in ligure Cremèn (['cremen]), è un paese in collina sul versante sinistro del torrente Sardorella, poco prima della sua confluenza nel Secca. Il nome deriva da quello della famiglia Carmandino (in ligure Carmæn, da cui Cremèn)[3], il cui capostipite Ido (o Guido) Carmandino, governatore del Comitato genovese della Marca Obertenga del re d’Italia Berengario II, si insediò a Cremeno nel 952 con il titolo di visconte. Nei secoli successivi i suoi discendenti ebbero importanti incarichi nel governo della Repubblica di Genova. Dai Carmandino discesero altre importanti famiglie patrizie genovesi, tra cui quella degli Spinola.[18],[19]

Tra il Seicento e il Settecento diverse famiglie genovesi nobili o benestanti costruirono le loro residenze estive sulla collina di Cremeno. Tra questi i Pedesina (ai quali si deve il rifacimento della chiesa di San Pietro nel 1642) e soprattutto i Cambiaso, che all’inizio del Settecento fecero costruire nei pressi del paese una lussuosa dimora e svilupparono la frutticoltura, già praticata da epoche remote, facendo del paese un rinomato produttore di frutta e verdura di qualità. Anche i Cambiaso, nella prima metà del Settecento, contribuirono ad un nuovo rifacimento della chiesa e all'innalzamento del campanile, mettendo a disposizione per le funzioni religiose la propria cappella privata durante l'esecuzione dei lavori.

Geminiano[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Geminiano

Geminiano , in ligure Zemignan (['ze:miJan]), è un paese formato da case sparse dal fondovalle del torrente Goresina fino alla località Campora[20], fin da tempi remoti luogo di transito lungo l’antica strada che da Genova per costa di monte portava in Valpolcevera, come testimoniato dal ritrovamento di resti di ceramiche databili intorno al I secolo a.C.[4]

Il nome deriva da “Gemini” ("gemelli" in latino), antico nome con il quale erano indicati i monti popolarmente chiamati “I Due Fratelli”, che si levano alle spalle del paese.[3]

Morego e Morigallo[modifica | modifica sorgente]

Morego con la sede dell'Istituto Italiano di Tecnologia

Morego, in ligure Mêuregu (['mø:re:gu]), insieme a Morigallo, Serro e San Biagio, fino al 1926 faceva parte del soppresso comune di San Quirico.

Il paese, in epoca medioevale chiamato Castrum Medolicum, è situato su un’altura in vista della confluenza tra Secca e Polcevera; anticamente posto di vedetta e luogo di transito sulla via verso l’alta Valpolcevera, è oggi una zona residenziale, .

In un grande edificio adiacente il paese, fino alla metà degli anni ‘90 occupato da un centro informatico dell’Agenzia delle Entrate ha sede dal 2005 l'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT).

Nei pressi della confluenza del torrente Secca nel Polcevera, ai piedi della collina di Morego, c’è la località di Morigallo (anticamente Muruallo), un tempo coltivata a frutteto ed oggi quasi completamente occupata da insediamenti industriali e commerciali, presenti in particolare nell’area dell’ex saponificio Lo Faro. Di Morigallo, in ligure Moigallu (['mui:gallu]), situato presso il ponte sul Secca, si hanno notizie dal 1222, quando qui esisteva un convento con annesso ricovero per indigenti e pellegrini, in cui operavano religiosi di vari ordini ed una chiesa, dedicata a S. Margherita, risalente ai primi anni del XII secolo, della quale oggi non rimangono tracce.[3] L’origine del nome Morigallo è incerta, sarebbe comunque da escludere l’ipotesi fatta da alcuni storici del passato che potesse derivare da una sconfitta militare qui subita da truppe francesi.

Murta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Murta.
La collina di Murta

Murta, in ligure Mörta (['murta]), il cui nome deriva dalla pianta del mirto (che in latino è detta appunto “murta”), è un paese in collina sul versante destro della Valpolcevera, comprendente un nucleo centrale attorno alla parrocchiale dedicata a S. Martino, citata dal 1143, diversi gruppi di case rurali e numerose villette sparse nel verde sul versante collinare che degrada verso il Polcevera.

Un tempo paese agricolo e luogo di villeggiatura di ricche famiglie genovesi, nella seconda metà dell'Ottocento fu scelta come residenza estiva anche da molte famiglie borghesi benestanti, che vi fecero costruire eleganti villette. Oggi è una zona residenziale.

Romairone[modifica | modifica sorgente]

La cappella della villa Durazzo-Cataldi

Ai piedi della collina di San Biagio, sulla sponda destra del Polcevera, di fronte a Morigallo, esisteva fino agli anni cinquanta il borgo di Romairone, in ligure Rumaiun (['ru:ma:iun]), un tempo località di villeggiatura di nobili famiglie genovesi, dove sorgeva tra gli altri un palazzo settecentesco della nobile famiglia Durazzo, divenuto nell’Ottocento di proprietà della famiglia Cataldi. Il borgo di Romairone (compresa la Villa Durazzo) scomparve completamente per far posto alla raffineria ERG. Alla demolizione è sopravvissuta solo la cappella gentilizia della Villa Durazzo (visibile presso l’ingresso sud dell’attuale centro commerciale).

Del borgo di Romairone resta solo la memoria nel nome della via che attraversa la zona, ora occupata da centri commerciali e da un quartiere residenziale, denominato “San Biagio” come il vicino paese sulla collina soprastante.

Centri commerciali e quartiere residenziale S. Biagio

Serro[modifica | modifica sorgente]

Veduta del Serro

La località Serro, in ligure Særo (['sE:ru]), poco distante da Morigallo, è situata sulla sponda sinistra del Polcevera, dove si trova la Chiesa di Santa Maria Assunta del Serro, costruita nel 1959, nella quale è una “Via Crucis” dello scultore siciliano Francesco Messina (1900-1995).

Il Serro si estendeva un tempo anche sulla sponda opposta, nella località detta Cà di Sette (in genovese Cà de Sette), dove era la stazione di partenza della guidovia per il Santuario di N.S. della Guardia e dove si trovava una cappella, che dipendeva dalla parrocchia di San Biagio. Come Romairone, anche questo borgo è scomparso quasi completamente per far posto alle strutture della raffineria ERG, la cui presenza ha determinato per diversi decenni una situazione critica dal punto di vista ambientale per Serro, Morigallo e San Biagio Oggi, dopo la bonifica dell’area (la raffineria è stata chiusa nel 1988), nell’area sono stati costruiti un albergo, un campo sportivo ed alcuni edifici commerciali.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Castello di Bolzaneto[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Bolzaneto

Il Castello di Bolzaneto, in origine fortilizio militare, si trova sulla piccola altura di Montebello, a poca distanza dal casello autostradale di Bolzaneto. Più volte distrutto, ricostruito e rimaneggiato, divenne nell'Ottocento un'elegante residenza signorile, ed è attualmente utilizzato come struttura sanitaria.

Il castello visto dalla collina di Murta

Oggi, dopo la bonifica delle Bratte, la creazione delle attuali aree urbane e la costruzione di strade e capannoni, è difficile cogliere l'importanza strategica che ebbe in passato quella rocca, costruita su uno sperone roccioso ai piedi della collina di Brasile e affacciata a strapiombo sull’argine sinistro del Polcevera, nel luogo dove alla confluenza del Secca esisteva una vasta zona melmosa chiamata Bratte (fanghiglia in ligure), circostanze che ne facevano una postazione quasi inespugnabile ed in posizione ideale per il controllo del territorio circostante.[4]

La origini di questo fortilizio difensivo, attorno al quale si è sviluppato il borgo di Bolzaneto, potrebbero risalire agli inizi del XIV secolo quando fu costruito, insieme ad altre rocche fortificate oggi scomparse (Pontedecimo e Sant'Olcese) per volontà della famiglia Adorno, che aveva a quel tempo notevoli interessi in Val Polcevera.

Distrutto tra il 1336 e il 1337, negli scontri tra fazioni guelfe e ghibelline, fu ricostruito dalla Repubblica di Genova nel 1380, per iniziativa del doge Nicolò Guarco, come presidio a difesa dalle armate germaniche che scendendo per la Val Polcevera avrebbero potuto minacciare Genova. Con questa ricostruzione assunse la struttura che, sia pure dopo vari rimaneggiamenti, ancora oggi vediamo, a forma quadrata con torrione centrale e quattro torri più piccole agli angoli.

Nei primi decenni del Quattrocento ospitò per un breve periodo la sede del Podestà (governatore) della valle di Polcevera. Nel 1435, durante la guerra tra la Repubblica di Genova e il Ducato di Milano, appoggiato dalla fazione ghibellina, cadde nelle mani delle truppe di Filippo Maria Visconti, che si arresero alla fine di quello stesso anno, quando una sollevazione popolare cacciò i Visconti da Genova.

Dopo quelle vicende il fortilizio non si è più trovato al centro di fatti d'armi di un certo rilievo; durante le vicende belliche del 1746-1747 ed ancora nel 1800 fu occupato dalle truppe austriache, ma non si ha notizia del suo coinvolgimento in scontri armati.[21] Rimasto per molto tempo abbandonato a sé stesso, agli inizi del XX secolo, dismesso come presidio militare, fu acquistato dalla famiglia Pastorino e trasformato prima in villa di campagna con parco all'inglese, poi, per volontà di Carlo Pastorino, in ospedale, attivo fino agli anni ottanta del Novecento. Attualmente ospita una residenza per anziani ed un "hospice" per malati terminali, intitolato a Gigi Ghirotti.

Forti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forti di Genova, Forte Fratello Minore, Forte Fratello Maggiore e Forte Diamante.

I monti alle spalle di Bolzaneto sono caratterizzati dalla presenza di alcune fortificazioni costruite sui crinali a nord delle Mura Nuove tra il XVIII e il XIX secolo come presidio a difesa della città di Genova.

I due forti costruiti sulle cime del monte detto "Due Fratelli", erano detti, in riferimento alla loro posizione, "Fratello Maggiore" e "Fratello Minore". Furono costruiti dal governo sabaudo nella prima metà dell'Ottocento, subito dopo l'annessione della Repubblica Ligure (denominazione napoleonica della ex Repubblica di Genova) al Regno di Sardegna.

Il primo, a forma di semplice torrione, fu demolito negli anni trenta del Novecento per crearvi una postazione antiaerea, il secondo è ancora sostanzialmente integro e domina la vallata dal monte Spino (622 m s.l.m.).

Il "Forte Diamante", posto sulla vetta del monte omonimo, nel territorio del comune di Sant'Olcese, sorge più arretrato rispetto ai Due Fratelli ma è ben visibile da molte parti del territorio bolzanetese. Tra i forti genovesi è uno dei meglio conservati; fu costruito nel Settecento dalla Repubblica di Genova e poi completato ed ampliato nella prima metà dell'Ottocento dal governo sabaudo.

Questi forti possono essere raggiunti attraverso brevi percorsi escursionistici (circa un'ora di cammino), dalla Val Polcevera, con inizio da Begato o Geminiano, da Trensasco (frazione di Sant'Olcese) oppure da Genova, partendo dal Righi.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi di villa[modifica | modifica sorgente]

Dei numerosi palazzi di villa appartenuti a ricche famiglie genovesi, costruiti tra il Seicento e l'Ottocento restano ancora numerose testimonianze; la maggior parte di questi edifici, anche se ormai contornati da insediamenti industriali e commerciali, adeguatamente ristrutturati, sono utilizzati come scuole, uffici o eleganti condomini. La maggior parte di queste ville sorge sulla collina di Murta, ma se ne trovano anche in altre zone del quartiere. Tra gli esempi più significativi si possono citare:

  • Villa Ghersi-Carrega (XVII secolo), si trova lungo la "Via Nazionale" all'ingresso di Bolzaneto provenendo da Rivarolo. Nel corso del suo soggiorno a Genova (1624-1627) nella villa fu ospitato il pittore fiammingo Antoon van Dyck. Oggi è sede del Municipio V - Valpolcevera.
  • Villa Clorinda, sulla collina di Murta, appartenne alle famiglie Bonarota, Doria e Costa. Durante l'occupazione austriaca, da aprile a luglio del 1747, gli occupanti vi insediarono il loro stato maggiore. Oggi è trasformata in condominio.
  • Villa Rivarola-Drago, sorge sul versante orientale della collina di Murta. Oggi è trasformata in condominio.
  • Palazzo Pareto (XVIII secolo), nei pressi di Romairone, appartenne alle famiglie Cicopero, Pareto e Pozzoni; nel Novecento intorno ad esso sorsero vari insediamenti industriali che ne portarono ad un graduale declino. Oggi, pur parzialmente ristrutturato, è in stato di degrado ed il suo futuro appare incerto, trovandosi a poca distanza dal tracciato della progettata gronda autostradale.
  • Villa Cambiaso (XVIII secolo), presso la frazione di Cremeno, fu residenza estiva di Giovanni Battista Cambiaso, doge dal 1771 al 1773, conosciuto soprattutto per aver costruito a proprie spese la strada di fondovalle della Val Polcevera. Oggi è trasformata in condominio.
  • Villa Garibaldi (Ottocento), nei pressi del nucleo storico di Bolzaneto, fu fatta costruire da mons. Pietro Antonio Garibaldi, passando poi al nipote Nicolò Garibaldi. Nella seconda metà dell'Ottocento perse parte del suo parco per l'apertura di via Pasquale Pastorino. Oggi è sede di una scuola materna.

Anche il castello di Bolzaneto, come già ricordato, fu trasformato in villa da Carlo Pastorino nella seconda metà dell'Ottocento. Tra i palazzi scomparsi, quelli già citati della famiglia Durazzo a Romairone, del quale resta la cappella gentilizia, e quello Mari-Debarbieri, che sorgeva a monte del convento di San Francesco, demolito per lo scavo del nuovo letto del Polcevera; i proprietari espropriati, la famiglia Debarbieri, fecero costruire, poco più a monte (in corrispondenza del ponte di recente costruzione intitolato alla Divisione Alpina Cuneense) un più modesto ma pur sempre elegante palazzo, oggi sede di uffici.

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Nel quartiere di Bolzaneto si trovano sette chiese cattoliche parrocchiali, che fanno parte del vicariato di Bolzaneto dell'arcidiocesi di Genova.[22]

Chiesa di Nostra Signora della Neve[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Nostra Signora della Neve (Genova).
La chiesa di Nostra Signora della Neve

La chiesa di Nostra Signora della Neve, eretta in parrocchia nel 1856 dell’arcivescovo di Genova Andrea Charvaz, dal 1890 è sede del vicariato di Bolzaneto dell'arcidiocesi di Genova.

L’originaria chiesa di Nostra Signora della Neve fu edificata nel Trecento come succursale di San Felice di Brasile, ristrutturata nel XVII secolo e completamente riedificata nel 1857, subito dopo il trasferimento del titolo parrocchiale da Brasile a Bolzaneto. Demolita negli anni cinquanta del Novecento è stata riedificata in altro sito, poco distante da quello originario, ma più vicino al moderno centro del quartiere.

L’attuale chiesa fu consacrata dal cardinale Giuseppe Siri nel 1960. La chiesa, in stile moderno e assai più grande della precedente, ha un'unica ampia navata di forma ellittica, preceduta da un atrio. Vi sono stati integrati gli altari in stile barocco e gli arredi della vecchia chiesa. L'altare maggiore è sormontato da un alto baldacchino di fattura moderna. Nella chiesa sono conservati due dipinti di Paolo Gerolamo Piola (Conversione di San Paolo e Abramo che riceve i tre angeli) e un Cristo morto, di Giulio Cesare Procaccini.

Chiesa e convento di San Francesco alla Chiappetta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Complesso di San Francesco alla Chiappetta.
Il convento di San Francesco visto dalle alture di Bolzaneto

La chiesa di San Francesco alla Chiappetta, con l'annesso convento fu edificata alla fine del XIII secolo, grazie ad una donazione dei nobili Lercari e consacrata nel 1563.

Nella seconda metà del Seicento la chiesa e il convento furono completamente rimaneggiati; fu costruito il chiostro e l'interno della chiesa trasformato in stile barocco. Nella chiesa, formata da un'unica navata, sono conservati una Madonna lignea della scuola del Maragliano ed alcuni notevoli dipinti del Seicento: Stimmate di San Francesco di scuola emiliana, Assunzione della Beata Vergine Maria di Pietro Paolo Raggi, Miracolo di Sant'Antonio di Giuseppe Galeotti, Estasi di Santa Caterina Fieschi e Immacolata Concezione di Domenico Piola.

Nel 1798, a seguito delle leggi di soppressione degli ordini religiosi, i francescani lasciarono il convento e la chiesa fu affidata al clero diocesano fino al 1896, quando i frati vi fecero ritorno. Intorno alla metà dell'Ottocento la chiesa e il convento, che si trovavano sulla sponda destra del Polcevera, a seguito della costruzione del nuovo argine, vennero a trovarsi sulla sponda opposta. Nel 1961 la chiesa fu eretta in parrocchia, con decreto del cardinale Giuseppe Siri.

Chiesa di San Martino di Murta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Martino di Murta.
Chiesa di San Martino di Murta
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Martino di Murta.

La chiesa di San Martino di Murta è citata per la prima volta nel 1143 sul "Registro Arcivescovile" delle decime, come cappella soggetta alla pieve di S. Maria di Rivarolo. Fu eretta in parrocchia dal 1202.

La Chiesa attuale è il risultato di una ricostruzione avvenuta nei primi anni del Settecento. Durante la guerra del 1747 subì danni gravissimi e la spoliazione di tutti gli arredi. La ricostruzione fu completata nel 1777; l’interno è in stile barocco, con affreschi e stucchi dorati. Pregevoli tele del Seicento e del Settecento adornano l'abside e gli altari laterali. Ulteriori restauri furono eseguiti tra il 1852 e il 1860. Il dipinto di maggior pregio conservato nella chiesa è l’ancona di San Martino, attribuita al pittore fiammingo Antoon van Dyck. Il quadro fu salvato dal saccheggio del 1747, essendo stato messo al sicuro a Genova.

Chiesa di San Pietro di Cremeno[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di San Pietro di Cremeno.
La chiesa di San Pietro Apostolo

La prima notizia della chiesa di San Pietro Apostolo risale al 1254, ma gli storici ritengono che esistesse già nell’XI secolo. Già parrocchia nel 1277, in epoche successive viene indicata come dipendenza prima di Sant'Andrea di Morego (1316) e successivamente di San Felice di Brasile (1400). Completamente ricostruita nel Seicento per volontà del nobile Agostino Pedesina, fu nuovamente eretta in parrocchia nel 1642 dall’arcivescovo Stefano Durazzo. Gravemente danneggiata durante la guerra del 1746-1747, fu ristrutturata nella seconda metà del Settecento con il contributo dei Cambiaso e quindi nuovamente ricostruita, ampliandola, nel 1805. Altri lavori di restauro ed ampliamento furono eseguiti in varie riprese nel corso dell'Ottocento ed ancora nel 1927, quando fu dotata di una nuova facciata. Nella chiesa si conserva una statua lignea della Madonna del Rosario, opera settecentesca della scuola del Maragliano.

Chiesa di Sant'Andrea di Morego[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Sant'Andrea di Morego.
Chiesa di S. Andrea a Morego

La chiesa di Morego è dedicata a Sant'Andrea, la prima memoria risale al "Registro Arcivescovile" delle decime del 1143 e nel tempo fu ricostruita tre volte; l’attuale costruzione risale al 1659; l'edificio fu ampliato nel 1904. Negli anni settanta fu danneggiato da eventi alluvionali e rimase chiuso al culto per tre anni; dopo gli interventi di restauro fu riaperto al culto dal cardinale Siri il 21 dicembre 1980.

Chiesa di Santo Stefano in Geminiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santo Stefano in Geminiano.
Chiesa di S. Stefano a Geminiano

Secondo alcuni storici la prima chiesa di Geminiano fu costruita prima nell'anno 972 come cappella sepolcrale della famiglia dei Campofregoso, ma come altre chiese della Valpolcevera è citata per la prima volta nel 1143 sul "Registro Arcivescovile" delle decime, come cappella soggetta alla pieve di S. Maria di Rivarolo. Parrocchia dal XVI secolo, la chiesa fu ricostruita intorno al 1760, ed ampliata tra la fine dell'Ottocento e il 1904. Al termine di questi lavori fu consacrata il 6 gennaio 1904 dall' arcivescovo Edoardo Pulciano.

L'interno ha tre navate con cupola e quattro altari laterali. Nella chiesa si conserva una Deposizione lignea del XVIII secolo, la statua della Madonna del Rosario di Domenico da Bissone e due dipinti attribuibili alla scuola di Paolo Gerolamo Piola ("Cristo appare alla Maddalena" e "Cristo appare a S. Pietro").[15]

Chiesa di Santa Maria Assunta del Serro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiesa di Santa Maria Assunta del Serro.
Chiesa di S.M. Assunta del Serro

La chiesa di Santa Maria Assunta del Serro fu costruita nel secondo dopoguerra in sostituzione di una piccola cappella che si trovava sulla sponda opposta del Polcevera, demolita per l'ampliamento della raffineria ERG. La prima pietra del nuovo edificio sacro fu posata il 1º novembre 1951 alla presenza del cardinale Siri, i lavori furono completati nel 1959. Fu consacrata dallo stesso cardinale Siri il 23 aprile 1960, che la eresse in parrocchia con suo decreto del 2 aprile 1961.

La chiesa, esternamente rivestita di mattoni a vista, è sovrastata da una grande cupola. All'interno si trova una “Via Crucis” dello scultore siciliano Francesco Messina (1900-1995).

Chiesa di Nostra Signora del Buon Consiglio[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di N.S. del Buon Consiglio a Brasile

Della chiesa di Brasile (“La prima chiesetta nascosta fra i castagni” citata dal Cipollina), un tempo parrocchia dedicata a San Felice Papa, si hanno le prime notizie documentate nel XII secolo, ma alcuni storici locali la fanno risalire al VI secolo. Doveva trattarsi a quell'epoca di una modesta cappelletta, successivamente ampliata fino a divenire una vera e propria chiesa. Sul "Registro Arcivescovile" del 1143 è indicata come cappella soggetta alla pieve di S. Maria di Rivarolo.

Era certamente parrocchiale nel 1400, quando aveva come dipendenza la chiesa di San Pietro di Cremeno, e lo rimase ininterrottamente fino al 1856. Dopo i danni subiti nella guerra del 1747 si trovava in precarie condizioni, come segnalato dal parroco del tempo in una richiesta di contributi per le riparazioni inviata al Senato della Repubblica. Nel 1856 la parrocchialità fu trasferita alla chiesa di N.S. della Neve, alla quale fu assegnato come compatrono il titolo di San Felice; la chiesa di Brasile è da allora intitolata a Nostra Signora del Buon Consiglio. Negli anni venti del Novecento furono eseguiti lavori di rifacimento della chiesa e la posa in opera di un nuovo concerto di campane, inaugurati il 16 agosto 1930 dell’arcivescovo di Genova Dalmazio Minoretti.[4]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

L'antica mulattiera di Brasile

Fino da tempi remoti la Valpolcevera era attraversata dalla via Postumia, che da Genova portava alla valle padana attraverso il passo della Bocchetta.

Di questa strada non esistono più tracce nell'area genovese, e sono state elaborate varie ipotesi sul possibile percorso; una tra queste è che uscisse da Genova verso Granarolo e attraversando Begato, passasse per Campora di Geminiano e Cremeno, scendesse a passare il Secca al ponte (o guado, prima della sua costruzione) di “Muruallo”, oggi Morigallo, risalendo a Morego e San Cipriano, per poi scendere a Pontedecimo e risalire infine al Passo della Bocchetta, da dove sempre per costa di monte raggiungeva Libarna (presso l'attuale Serravalle Scrivia). Aggiornando questo antico percorso nel 1585 fu tracciata la nuova strada della Bocchetta, e negli anni settanta del Settecento fu realizzata la nuova strada sul fondovalle del Polcevera; la sua costruzione fu resa possibile con il personale contributo del doge Giovanni Battista Cambiaso, in cambio di benefici fiscali (ed anche per rendere più agevole il percorso tra Genova e la sua villa di Cremeno). L'apertura di questa nuova arteria, la prima costruita con moderni criteri e, a differenza degli antichi percorsi collinari,adatta al transito di carri e non solo di animali da soma, diede un primo impulso allo sviluppo dell'economia della zona.

La strada (inizialmente chiamata “Camblasia”, e in seguito, con l'annessione della Repubblica Ligure napoleonica allo stato sabaudo nel 1814, "Strada Reale" e poi "Via Nazionale") fu ammodernata intorno al 1820 ed è ancora oggi il principale asse viario urbano della valle. La strada lasciandosi alle spalle l'abitato di Teglia (frazione del comune di Rivarolo Ligure) entrava nel territorio di Bolzaneto in corrispondenza dell'ansa del torrente Polcevera, percorrendone l'argine sinistro, allora costituito dalle attuali vie Giro del Vento e Bolzaneto (che i bolzanetesi più anziani ancora oggi chiamano "Via Nazionale"). Prima dell'attraversamento del vecchio borgo un ponte sul Polcevera (che sorgeva in corrispondenza dell'attuale Piazza Rissotto) portava al convento di San Francesco, da dove iniziava la salita a Murta. Questa topografia fu completamente sconvolta dai lavori di arginatura del torrente (1849-1853) per la costruzione della linea ferroviaria.[4]

Situazione attuale[modifica | modifica sorgente]

Il quartiere di Bolzaneto è collegato con gli altri quartieri della Val Polcevera da diverse strade urbane. Oltre alla ex Strada statale 35 dei Giovi, che attraversa il centro del quartiere, ricalcando in gran parte la vecchia "Via Nazionale" sono state aperte negli ultimi anni due strade di scorrimento lungo le sponde del Polcevera (quella alla destra del torrente in direzione nord-sud e quella alla sinistra nella direzione opposta).

Il quartiere è attraversato anche dall'Autostrada A7, Genova - Milano di cui ospita un importante casello di uscita. L'autostrada, costruita negli anni trenta e all'epoca chiamata "Camionale" Genova-Serravalle, è stata raddoppiata negli anni sessanta.

Da Bolzaneto partono inoltre diverse strade provinciali che collegano il fondovalle con i comuni dell'alta Val Polcevera (Ceranesi, Sant'Olcese e Serra Riccò). Tra queste, come sopra citato, la Strada Provinciale 52 che conduce al Santuario di N.S. della Guardia.

La Gronda di Ponente[modifica | modifica sorgente]

La soluzione individuata da Autostrade per l'Italia al termine del dibattito pubblico indetto dal comune di Genova in merito al progetto della Gronda di Ponente per realizzare il nuovo collegamento tra le autostrade A7, A10 e A12 coinvolge la zona di Bolzaneto, prevedendo un viadotto sul Polcevera all'uscita della lunga galleria proveniente da Voltri, che passerebbe sotto la collina di Murta, e i raccordi per l'innesto della nuova arteria nella A12, prevalentemente in galleria, nella zona di Geminiano.[23] Il progetto, oggi (febbraio 2011) non ancora ufficialmente formalizzato, vede una forte opposizione da parte di gruppi di cittadini delle zone interessate, in particolare Murta e Geminiano, costituitisi in comitati "No Gronda" e decisi a contrastare la realizzazione dell'opera.[24]

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Bolzaneto è dotata di una stazione ferroviaria sulla linea dei Giovi Genova Sampierdarena (Pontedecimo) - Busalla - Ronco Scrivia. Tale linea è percorsa esclusivamente da treni regionali, provenienti da Alessandria, Arquata Scrivia, Novi Ligure e Busalla, diretti a Genova Brignole, e viceversa.

I treni a media e lunga percorrenza per Milano e Torino, invece, vengono instradati sulla linea succursale dei Giovi, che attraversa longitudinalmente Bolzaneto, parallela alla linea dei Giovi.

Persone legate a Bolzaneto[modifica | modifica sorgente]

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti

Fonti:

  • ISTAT per censimenti da 1861 a 1961;
  • G. Casalis, Dizionario Geografico,Storico, Statistico, Commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, per dato 1837 (comune di Brasile);
  • Comune di Genova - Ufficio Statistica, Atlante demografico della città, IX ed., luglio 2008, per dati da 1971 a 2001;
  • Notiziario statistico del Comune di Genova – Andamento della popolazione al 31 dicembre 2006;
  • Notiziario statistico del Comune di Genova – Andamento della popolazione al 31 dicembre 2009;

Cultura[modifica | modifica sorgente]

A Bolzaneto ha sede il Teatro Rina e Gilberto Govi dedicato alla memoria del celebre attore dialettale genovese Gilberto Govi e della moglie Rina Gaioni (sito ufficiale), inaugurato il 17 febbraio 2007, a seguito della ristrutturazione dell'ex cinema-teatro "Verdi".

Enti e Associazioni[modifica | modifica sorgente]

A Bolzaneto ha sede un distaccamento dei Vigili del Fuoco; nato nel 1913 come corpo di volontari antincendio, successivamente integrato nella struttura comunale e quindi, a seguito del Regio decreto legge del 27 febbraio 1939, nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

La "Pubblica Assistenza Croce Bianca" fu fondata nel 1908 con il sostegno dell'amministrazione comunale, allora retta dal sindaco G.B. Custo, affiancandosi alle altre associazioni di mutuo soccorso già esistenti: la "SMS Fratellanza" (di ispirazione socialista) e la "Società Operaia Cattolica San Giuseppe" fondate entrambe nel decennio 1880-1890.

La Banda Musicale Cittadina fu fondata nel 1883 come sezione filarmonica della "Società Operaia Cattolica San Giuseppe".

Sono inoltre presenti le locali sezioni dell'Associazione Nazionale Alpini, attiva nel quartiere in diverse attività di volontariato e del Club Alpino Italiano, che si occupa fra l'altro della valorizzazione e della manutenzione di vari percorsi escursionistici nella Val Polcevera.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

  • Fiera di San Giuseppe”, nella domenica più vicina al 19 marzo, ricorrenza del santo. Si tiene dal 1878 e si svolge nelle principali strade cittadine; oltre a merci varie si vendono anche piante e animali (oggi solo animali di piccola taglia, mentre un tempo erano in vendita anche bovini ed equini).
  • “Mostra della Zucca”, nella frazione di Murta, che si tiene per due fine settimana consecutivi, in occasione della festa patronale di San Martino, intorno alla metà di novembre.

Sport[modifica | modifica sorgente]

La squadra di calcio Unione Sportiva Dilettantistica Bolzanetese Virtus milita nel campionato ligure dilettanti.

Ha inoltre sede, in Via Bolzaneto, di lato alla chiesa di Nostra Signora della Neve, la società polisportiva dilettantistica U.S. Virtus, la più antica del quartiere, che partecipa ai campionati italiani delle rispettive discipline con buoni risultati a livello nazionale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario del professor Gaetano Frisoni, Nomi propri di città, borghi e villaggi della Liguria del Dizionario Genovese-Italiano e Italiano-Genovese, Genova, Nuova Editrice Genovese, 1910-2002.
  2. ^ Notiziario statistico della città di Genova 1/2011.
  3. ^ a b c d e f Corinna Praga, "Genova fuori le mura"
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m Maurizio Lamponi, "Bolzaneto, ieri, oggi e ..."
  5. ^ Brasile
  6. ^ Cremeno
  7. ^ Il primo sindaco, Giuseppe Vivaldi, era un funzionario governativo inviato a svolgere il compito di segretario comunale, poi divenuto sindaco durante l’amministrazione francese e confermato dopo il 1814 da quella sabauda.
  8. ^ Prima della deviazione l'asse del Polcevera passava dove ora sono la stazione ferroviaria, piazza Rissotto e via F. Bettini; riceveva poi il rio Goresina (o Geminiano), alla cui confluenza si formava un'ampia zona acquitrinosa detta "Acque marce"; quindi svoltava decisamente in direzione S-O verso la località Barchetta, seguendo quello che attualmente è il tratto finale dello stesso rio Goresina.
  9. ^ F. Pittaluga, "Soppressione e ritorno al convento"
  10. ^ Carta del territorio di Murta allegata al libro "Memorie della parrocchia di Murta in Polcevera" di L. Persoglio, comprendente la zona della Chiappetta, nel 1873; in un riquadro della stessa è riportata una mappa della stessa zona nel 1849, prima della deviazione del torrente.
  11. ^ Mappa di Bolzaneto, facente parte dei documenti di pianificazione per la costruzione della ferrovia, con l'indicazione del percorso della stessa e delle costruzioni da espropriare (1851).
  12. ^ La denominazione derivava dal grosso masso (in lingua ligure "priun") dal quale un messo comunale leggeva ad alta voce le delibere approvate (M. Lamponi, "Bolzaneto, ieri, oggi e ...").
  13. ^ «Vista la domanda a Noi sporta dalla maggioranza degli elettori della frazione di Murta, per ottenere che la frazione stessa sia staccata dal Comune di Rivarolo Ligure ed unita a quello di Bolzaneto. Abbiamo decretato e decretiamo: è autorizzato il distacco della frazione di Murta dal Comune di Rivarolo Ligure per essere aggregata a quello di Bolzaneto.». Vittorio Emanuele II, Firenze, addì 26 settembre 1869
  14. ^ Regio Decreto Legge 14 gennaio 1926, n. 74
  15. ^ a b Touring Club Italiano, Guida d'Italia - Liguria, 2009
  16. ^ Articolo del quotidiano "Repubblica" sulla sentenza per i fatti del G8
  17. ^ Guido Garri, Brasile in Valpolcevera
  18. ^ Guido, vicecomite, che signoreggiava in la Valle Polcevera, e abitava in la villa nominata Carmen, o sia Carmandino. Ed in questo Guido riferiscono i nobili Spinoli l'origine loro. (Agostino Giustiniani, Annali della Repubblica di Genova, 1537)
  19. ^ La marca Obertenga e i Feudi Imperiali (Dove comincia l'Appennino)
  20. ^ La località Campora, frequentata meta di passeggiate, è conosciuta dai bolzanetesi come Casetta Celeste, nome con cui viene popolarmente chiamata la villetta Mary Rose" (anche se oggi la sua facciata non è più dipinta con quel colore celeste che la rendeva inconfondibile), in passato utilizzata anche come punto di riferimento sulle cartine militari (Corinna Praga, "Genova fuori le mura").
  21. ^ Attilio Zuccagni-Orlandini, "Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole", 1836
  22. ^ Il vicariato di Bolzaneto comprende anche altre quattro chiese, situate al di fuori del territorio bolzanetese: San Quirico e Giulitta e San Biagio, nel quartiere di San Quirico, San Bartolomeo di Livellato e SS. Nome di Gesù nel comune di Ceranesi.
  23. ^ Presentazione Gronda di Genova - Soluzione proposta da Autostrade per l'Italia
  24. ^ No Gronda

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • Maurizio Lamponi, Valpolcevera, come eravamo, 1983.
  • Maurizio Lamponi, Bolzaneto, ieri, oggi e…, 2008, Riccardo Rossi Editore.
  • Guida d'Italia - Liguria, 2009, Touring Club Italiano.
  • Corinna Praga, Genova fuori le mura, 2006, Fratelli Frilli Editori.
  • Goffredo Casalis, Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1849.
  • Filippo Pittaluga, Soppressione e ritorno al convento, 1982.
  • Guido Garri, Brasile in Valpolcevera, 1999, FOCL edizioni.
  • Luigi Persoglio, Memorie della Parrocchia di Murta in Polcevera, 1873.
  • Domenico Cambiaso, Cremeno e la Polcevera, Genova, 1907.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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