Razionalismo italiano

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1leftarrow.pngVoce principale: Movimento Moderno.

Como: palazzo Terragni (o casa del Fascio)

Il razionalismo italiano è quella corrente architettonica che si è sviluppata in Italia negli anni venti e anni trenta del XX secolo in collegamento con il Movimento Moderno internazionale, seguendo i principi del funzionalismo, proseguendo in vario modo in frange sino agli anni settanta.

Il Gruppo 7, il M.I.A.R. e il manifesto del Razionalismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

« Tra il passato nostro e il nostro presente non esiste incompatibilità. Noi non vogliamo rompere con la tradizione: è la tradizione che si trasforma, assume aspetti nuovi, sotto i quali pochi la riconoscono. »
(Note in Rassegna Italiana, dicembre 1926)

Nel 1926 un gruppo di architetti, provenienti dal Politecnico di Milano, Luigi Figini, Guido Frette, Sebastiano Larco, Gino Pollini, Carlo Enrico Rava, Giuseppe Terragni e Ubaldo Castagnoli, sostituito l'anno dopo da Adalberto Libera, formarono il "Gruppo sette", il gruppo fu costituito ufficialmente solo nel 1930, con il nome MIAR (Movimento Italiano per l'Architettura Razionale).

Il gruppo iniziò a farsi conoscere con una serie di articoli apparsi sulla rivista Rassegna Italiana e proprio su quella rivista, nel dicembre del 1926, il "Gruppo 7" rese noti al pubblico i nuovi principi per l’architettura, che si rifanno a quel Movimento Moderno che ormai è in crescita in tutta Europa. Il gruppo tuttavia mostrava molta attenzione al Deutscher Werkbund e ai costruttivisti russi, mentre prendeva le distanze dai futuristi. Su di loro inoltre esercitò una grande influenza il libro di Le Corbusier del 1923 Vers une architecture.[1]

La giusta occasione per mettere in mostra i loro primi risultati fu quella dell'Esposizione italiana di architettura razionale che ebbe luogo a Roma nel 1928. Ma già nella III Biennale di Monza del 1927 Terragni aveva avuto modo di presentare le sue prime opere.

Terragni diede un chiaro esempio delle sintesi elaborate in questo contesto nella casa del Fascio di Como del 1932-1936, dove la facciata è disegnata secondo le proporzioni della sezione aurea e nel contempo forme e strutture moderne si fondono con un impianto volumetrico e un equilibrio dello spazio architettonico classici. Nel 1938 realizzò la Casa del fascio anche a Lissone, in Brianza, poi chiamata in suo onore palazzo Terragni. Ma soprattutto nella casa del Fascio di Como si può, secondo Ignazio Gardella, riconoscere il carattere originale del movimento moderno italiano. È quindi il momento della classicità che lo distingue dal movimento moderno internazionale che aveva fatto da madre per il Razionalismo italiano: "il carattere della classicità, intesa non come riferimento mimetico a un determinato periodo storico, rinascimentale o altro, ma una classicità in senso atemporale, come la volontà di cercare un ordine, una misura, una modulazione che rendano le forme architettoniche chiaramente percebibili alla luce del sole e coerenti tra loro, cioè parti di una stessa unità."[2]

Nel 1930 fu la volta di Figini e Pollini, che alla IV Triennale di Milano presentarono la Casa elettrica. Altri giovani architetti - come Giovanni Michelucci e Giuseppe Pagano - aderirono al MIAR e ne furono sostenitori convinti; in breve vi furono quasi 50 adesioni di architetti provenienti da varie regioni italiane.

All'esposizione del 1931 a Roma l'impatto fu molto forte e apparve subito chiaro che le opere razionaliste mal si adattavano a un regime autoritario. Le polemiche che ne nacquero con i sostenitori della vecchia "accademia", che poi erano la maggioranza, generarono molte defezioni nel MIAR, tanto che nel dicembre del 1932 il suo segretario Libera fu costretto a sciogliere il movimento.[3]

Da quel momento gli architetti razionalisti lavorarono in un ambito più ristretto, comunque riuscendo a portare avanti varie realizzazioni anche in ambito pubblico.

Nell'ambito milanese, grazie alla rivista Casabella - Costruzioni diretta negli anni quaranta da Giuseppe Pagano Pogatschnig e da Giancarlo Palanti venivano indicati, nel celebre articolo Intervallo ottimista di Raffaello Giolli[4], a testimonianza dell'importanza della scuola milanese, Gianni Albricci, Achille e Piergiacomo Castiglioni, Mario Tevarotto, Enea Manfredini[5], Anna Ferrieri, Luciano Canella, Mario Righini, Augusto Magnaghi, Mario Terzaghi, Vittorio Gandolfi, Marco Zanuso, Renato Radici quali giovani architetti razionalisti.

Opere rappresentative del razionalismo italiano[modifica | modifica wikitesto]

La casa del Fascio a Como[modifica | modifica wikitesto]

La casa del Fascio a Como (1932) di Giuseppe Terragni è una di queste opere pubbliche ed è anche la maggiore dal punto di vista formale. Zevi la definisce il "capolavoro del razionalismo Italiano", per quel suo volume puro disegnato sulla sezione aurea, che possiede un solido impianto e consistenza quasi "classica". All'interno della casa del Fascio, la decorazione astratta (ora perduta) realizzata da Mario Radice richiama in chiave attualissima l'impianto del palazzo pubblico medievale, quasi sempre dotato di corte interna affrescata[senza fonte].

Per traslazione i pittori del gruppo degli astrattisti comaschi Mario Radice, Manlio Rho, Aldo Galli sono anche detti "razionalisti", a testimonianza di una comune fucina culturale che accomunava pittura e architettura.

La torre Littoria di Torino[modifica | modifica wikitesto]

La torre Littoria sorge nel centro storico di Torino, nell'isolato Sant'Emanuele, all'epoca fulcro dell'intervento di riassetto urbanistico del primo tratto della centralissima via Roma. La struttura fu realizzata con l'intento di ospitare anche la sede centrale del PNF. In realtà non lo fu mai e divenne interamente proprietà della Reale Mutua Assicurazioni, società torinese che finanziò la quasi totalità dei costi e che è ancora proprietaria dell'intero immobile.

Il progetto nacque nel 1933 dalla collaborazione congiunta dell'architetto Armando Melis de Villa e dell'ingegnere Giovanni Bernocco. La struttura rappresentava, per l'epoca in cui fu costruita, un concentrato di innovazione tecnologica e avanguardia per il largo uso di materiali innovativi (vetrocemento, klinker e linoleum) ed è anche il primo edificio italiano ad essere stato realizzato con struttura portante metallica elettrosaldata,[senza fonte] tipica dei grattacieli (per questo motivo da numerosi testi di architettura è considerato il primo grattacielo italiano).

L'edificio occupa poco più dei due terzi dell'isolato e si compone di un corpo basso di 8 piani che si sviluppa lungo via Giambattista Viotti fino a via Cesare Battisti ed è sovrastato dal corpo verticale della torre. Nel lato nord affacciato su piazza Castello la torre si unisce al più antico edificio con portici che adempiono al doveroso quanto discusso compito di adeguarsi al prospetto barocco dell'antistante piazza.[6]

In corrispondenza dell'ottavo piano vi è il punto di intersezione con la torre che, contrariamente a quanto prevedeva il progetto originale, ospita un terrazzo di pertinenza del relativo appartamento. Da qui la s'innalza il corpo della torre fino a raggiungere gli 87 metri di altezza, ma la presenza dell'antenna metallica sommitale permette all'edificio di raggiungere i 109 metri, con 19 piani nel complesso, per un eguale numero di appartamenti a uso residenziale e commerciale.

I prospetti laterali invece mantengono gli stessi elementi caratteristici della torre, evidenziando un andamento orizzontale scandito dalle modanature di intonaco chiaro alternate alle ampie finestre costrette entro le campiture a fasce in laterizio rosso. I terrazzi angolari presenti sul prospetto est della torre esibiscono un ampio uso del vetrocemento e forme tondeggianti che trovano richiamo nel prospetto retrostante, sull'angolo di via Giambattista Viotti e via Cesare Battisti. Essi, dal 2011, sono stati illuminati da fasci di luce blu che percorrono il loro perimetro esterno.

La stazione Santa Maria Novella a Firenze[modifica | modifica wikitesto]

La stazione Santa Maria Novella a Firenze (1933) fu progettata da Giovanni Michelucci con un gruppo di giovanissimi architetti denominato Gruppo Toscano, risultati vincitori di un concorso indetto nel 1932.

L'edificio, pur nella sua modernità, si integra egregiamente nell'ambiente urbano, sia per il suo disegno sobrio ed equilibrato che per la scelta sapiente di materiali (la pietra forte), di elementi compositivi e di particolari architettonici. L'integrazione dell'edificio razionalista nell'ambiente costruito storico è una dei principali pregi dell'intervento.

La città di Sabaudia[modifica | modifica wikitesto]

La città di Sabaudia fu edificata in 253 giorni ed inaugurata nel 1935. Eugenio Montuori, Alfredo Scalpelli, Luigi Piccinato e Gino Cancellotti furono i quattro architetti razionalisti che nel 1933 vinsero il concorso nazionale per la progettazione di questa città di fondazione.

L'Istituto di Fisica dell'Università La Sapienza a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Istituto di Fisica dell'Università La Sapienza a Roma di Giuseppe Pagano il tema razionale è controllato e prevale l'aspetto funzionalista. Nell'edificio è bandita ogni forma di monumentalismo (a differenza degli altri edifici della Città Universitaria), ma anche di ricerca formale, come invece avvenne nella casa del Fascio di Terragni.

Il palazzo dell'ex collegio aeronautico e l'ex casa del Balilla a Forlì[modifica | modifica wikitesto]

A Forlì furono numerosi gli interventi architettonici ispirati al razionalismo[7]. Oltre ad alcune opere nello stesso centro storico, realizzazioni in stile razionalista si possono vedere lungo il Viale della Libertà, fino al piazzale della Vittoria e a Porta Ravaldino.

In particolare, si possono ricordare:

Altri edifici di rilievo[modifica | modifica wikitesto]

Altri edifici di rilievo, su incarichi minori o privati, furono:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kenneth Frampton, Storia dell'architettura moderna, pp. 237-238.
  2. ^ Gardella, Ignazio: Un ricordo. In: Giuseppe Terragni. Opera completa. A cura di Giorgio Ciucci: Milano 1996, p. 8.
  3. ^ Ecco una valutazione di Piacentini sulla diversa intenzione del moderno secondo una "modernità nazionale" più confacente agli interessi nazionalistici del regime fascista: "Ad un esame più completo e approfondito queste opere denunciano una fisionomia unitaria, organicamente coerente e stilisticamente definita, non soltanto in obbedienza ai canoni di gusto attuale ma in diretto rapporto con influenze nazionali. Questa impressione di nazionalità può essere messa in dubbio da quei pochissimi critici che, per partito preso, o per difetto di competenza o per incapacità di senso di osservazione, confondono in un’unica impressione generica qualsiasi opera di architettura moderna e per la estensione del movimento moderno di diversissime regioni vogliono, ad ogni costo, reagire a questo internazionalismo apparente non con una accettazione nazionale delle grandi correnti di gusto ma con una infantile negazione totalitaria." (cfr. Piacentini, Marcello: Prefazione. In: Pica, Agnoldomenico: Nuova architettura italiana. Milano 1936, pp. 6-7).
  4. ^ R. Giolli, "Intervallo ottimista", Casabella - Costruzioni, anno XVI, num. 184-185, aprile maggio 1943, pp. 9-73.
  5. ^ E. Mantero, Il Razionalismo italiano, Bologna, Zanichelli, 1984, pp. 178, 196-198.
  6. ^ «[...] il prospetto frontale color pastello e a schema obbligato su via Roma rappresenta la faticosa mediazione del prospetto su piazza Castello». (Tratto da: «Via Roma nuova. Guida all'architettura moderna di Torino»).
  7. ^ ForlìToday, 29 giugno 2012, http://www.forlitoday.it/politica/l-assessore-leech-forli-museo-a-cielo-aperto-del-razionalismo.html. URL consultato il 27 agosto 2013.
  8. ^ Lavori di restauro e risanamento conservativo edificio ex G.I.L. Casa Stadio, Forlì, Studio Valle Progettazioni, 6 aprile 2009. URL consultato il 27 agosto 2013.
  9. ^ Chiara Magalini, Forlì - Casa del Balilla, Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna, 2007. URL consultato il 17 dicembre 2011.
  10. ^ Ex Collegio Aeronautico “Bruno Mussolini”, Comune di Forlì. URL consultato il 27 agosto 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • con introduzione di G. Minnucci - A. Libera, L’Esposizione Italiana di Architettura Razionale marzo - aprile 1928, Palazzo delle Esposizioni, De Alberti Editore, Roma 1928.
  • M.I.A.R., L’architettura razionale italiana 1931, in Casabella, aprile 1931.
  • Sartoris A., Enciclopedie de l’architecture nouvelle, ordre et climat méditerranéens, ed. Hoepli, Milano 1948.
  • Veronesi G., Difficoltà politiche dell’architettura in Italia 1920 - 1940, ed. Tamburini, Milano 1953.
  • Zevi B., Storia dell'architettura moderna, Torino 1955.
  • Benevolo L., Storia dell’architettura moderna, Bari 1960.
  • Giulia Veronesi (a cura di), Persico E., Tutte le opere, Edizione Comunità, Milano 1964.
  • De Seta C., La cultura architettonica in Italia tra le due guerre, Bari 1972.
  • Mantero E., Il Razionalismo italiano, Bologna 1984.
  • Saggio A., L’opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura, Bari 1984.
  • Frampton K., Storia dell'Architettura Moderna, Bologna 1993.
  • Vittorio Santoianni, Il Razionalismo nelle colonie italiane 1928-1943. La «nuova architettura» delle Terre d'Oltremare, Napoli, 2008.

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