Novecento (movimento artistico)

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Categoria:Storia dell'arte
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Novecento è un movimento artistico italiano negli anni venti del XX secolo. Il movimento è nato nel 1922 a Milano e si è presentato nel 1923 con un'esposizione alla Galleria Pesaro delle opere di 7 artisti: Mario Sironi, Achille Funi (presente con "La terra"), Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Emilio Malerba, Pietro Marussig e Ubaldo Oppi. Questi uomini provengono da esperienze e correnti artistiche differenti, ma strette da un senso comune di "ritorno all'ordine", un'arte che dopo le eccessive sperimentazioni delle avanguardie (Futurismo soprattutto) torna ad avere di nuovo come supremo riferimento l'antichità classica, la purezza delle forme e l'armonia nella composizione. Il nome deriva dal fatto che si sentono traduttori dello spirito del Novecento. Il movimento Novecento si manifestò anche nella letteratura (Massimo Bontempelli) e soprattutto nell'architettura (Giovanni Muzio, Giò Ponti e altri).

Storia[modifica | modifica sorgente]

“Coordinatrice” del movimento era la critica d'arte Margherita Sarfatti, stretta collaboratrice di Mussolini. Gli artisti si ripresentarono assieme, con il nome di "6 artisti del Novecento" (Oppi esponeva da solo), nel 1924, alla Biennale di Venezia dove esposero opere come "L'allieva", "Paesaggio urbano" (Sironi), "Amore: discorso primo" (Dudreville), "I pittori" (Bucci). Le opere sono caratterizzate da forme plastiche e geometriche e i generi prediletti sono ritratti, nature morte e paesaggi.

Dopo il successo veneziano la Sarfatti volle aumentare l'importanza del movimento e nel 1926 organizzò un'esposizione con centodieci artisti italiani alla Permanente di Milano. Alla mostra erano presenti tutte le figure artistiche più importanti del panorama italiano (come Carrà, De Chirico, Morandi, Martini, Balla, Depero, Severini). Una seconda esposizione del movimento ebbe luogo nel 1929.

"Novecento" in architettura[modifica | modifica sorgente]

Nell'ambito dell'architettura posizioni analoghe a quelle degli artisti furono portate avanti a partire da diversi progettisti lombardi attivi anch'essi prevalentemente a Milano negli anni '20 e '30 e tra i quali si ricordano Giovanni Muzio, Giò Ponti, Emilio Lancia ed altri[1]. L'architetto di maggior prestigio fu Giovanni Muzio, amico di Mario Sironi, che tra il 1919 ed il 1923 costruì la cosiddetta "Ca' Brutta", opera manifesto di uno stile che in nome di un dichiarato "ritorno all'ordine" rifiutava sia il Liberty, sia le nascenti tendenze razionaliste, traendo dal neoclassicismo lombardo ottocentesco un linguaggio semplificato ed austero che d'altra parte non rifiutava totalmente la modernità. Alcune delle realizzazioni degli architetti novecentisti hanno evidenti assonanze con le metafisiche piazze di De Chirico. Significative furono le collaborazioni tra alcuni degli architetti novecentisti e gli artisti allora attivi a Milano. Per esempio Muzio e Sironi collaborarono in diversi allestimenti temporanei: padiglioni della Stampa a Colonia (1928) e Barcellona (1929), padiglione della IV Triennale d’Arte Decorativa di Monza (1930) e padiglione della Mostra della Rivoluzione fascista (1932). Sironi inoltre è l'autore dei bassorilievi del Palazzo del Popolo d'Italia progettato da Muzio a Milano. L'architettura Novecento prende posizioni chiare contro l'eclettismo accademico battendosi per una semplificazione e re-interpretazione, che voleva significare modernizzazione. L'espressione linguistica è quanto mai diversificata: si va da una sorta di medievalismo a posizioni derivanti da un secessionismo viennese, da riferimenti alla romanità classica al barocco romano. A Roma l'orientamento architettonico, superato il "barocchetto" di Gustavo Giovannoni, è decisamente orientato verso un'immagine di città grandiosa e magniloquente, una città come nelle incisioni di Piranesi, ma questa tendenza si confonderà in seguito con un'architettura di regime che richiedeva una retorica romanità. Come esponenti ci questa architettura che si presenta come "rinnovamento moderato", a Roma citiamo, tra i tanti, Marcello Piacentini, Armando Brasini, Pietro Aschieri, Mario De Renzi e Innocenzo Sabbatini.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Alfredo De Paz, L'arte contemporanea, 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

IACP di Roma, Cinquant'anni di vita dell'Istituto Autonomo per le Case Popolari della Provincia di Roma, Roma 1953 B. Regni, M. Sennato, L'architettura del Novecento e la "Scuola romana", in "Rassegna dell'Istituto di Architettura e Urbanistica" n° 40/41, Roma 1978; pp. 37 e segg. G. Ciucci, Gli architetti e il fascismo, Einaudi, Torino 1989 Barocci, Storia dell'Arte in Italia. Dal Nov ecento ai dibattiti sulla figura e sul monumentale, 1925-1945, vol 3/1, Einaudi, Torino 1990

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

www.pittoriliguri.info