Arte concettuale

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Telaio del meriggio, Maria Lai 1970, l'opera è una delle tante appartenenti al ciclo dei Telai, è opera della collezione del Museo Arte Contemporanea Stazione dell'arte

Si definisce arte concettuale qualunque espressione artistica in cui i concetti e le idee espresse siano più importanti del risultato estetico e percettivo dell'opera stessa. Il movimento artistico che porta questo nome si è sviluppato dagli Stati Uniti d'America a partire dalla seconda metà degli anni sessanta.

Definizione[modifica | modifica sorgente]

La definizione di arte concettuale nel contesto dell'arte contemporanea si deve a Joseph Kosuth che lo utilizzò verso la metà degli anni sessanta per definire il suo obiettivo di un'arte fondata sul pensiero e non più su un ormai frainteso ed equivoco piacere estetico. Nel 1965, infatti, Kosuth realizzò l'opera Una e tre sedie che comprendeva una vera sedia, una sua riproduzione fotografica ed un pannello su cui era stampata la definizione da dizionario della parola "sedia": l'artista si proponeva di richiamare lo spettatore a meditare sulla relazione tra immagine e parola, in termini logici e semiotici. Comunque già nell'anno 1960, e probabilmente all'insaputa uno dell'altro, il catalano Joan Brossa aveva concepito il poema-oggetto Cerilla (fiammifero), che riuniva la parola "cerilla", il disegno di un fiammifero e il fiammifero vero e proprio. Il meccanismo logico-semiotico è lo stesso in ambedue i casi.

La rarefazione dei contenuti emozionali nell'arte perseguita dagli artisti concettuali arrivò ben presto anche a determinare la volontà di prescindere dall'opera d'arte in sé: l'idea e la riflessione subentrarono così al manufatto, all'oggetto, indipendentemente dal loro carattere tradizionale o innovativo.

L'arte concettuale fu il punto d'arrivo del percorso che, dall'impressionismo in poi, aveva caratterizzato l'evoluzione dell'arte visiva contemporanea mediante la volontà di sottrarre l'arte medesima ai vincoli formali e culturali che ne avevano costituito la tradizione: la scelta di rinunciare addirittura all'opera dopo aver ripudiato in sequenza il naturalismo e la mimesi (post-impressionismo e espressionismo), la prospettiva (cubismo), il passato (futurismo), il valore venale dell'opera (dadaismo), la forma (informale), rappresentò senza dubbio il momento più alto e, nel contempo, l'ultimo possibile offerto alla ricerca e all'ansia di novità delle avanguardie novecentesche (non a caso l'evento forse più rilevante che seguì i quindici anni d'oro del concettuale – dal 1965 al 1980 – fu denominato Transavanguardia e venne caratterizzato dal ritorno all'oggetto e alla pittura). In questo senso possono essere definite "concettuali" esperienze molto diverse tra loro ma caratterizzate comunque da un comune denominatore inequivocabile (la Land Art, l'Arte povera, la Body Art, la Narrative Art, ecc.).

Le prime esperienze "concettuali" furono rappresentate dai movimenti Neo-Dada e Minimal Art tra gli anni cinquanta e sessanta: il primo, i cui maggiori rappresentanti, come Jasper Johns e Robert Rauschenberg, divennero in seguito esponenti di primo piano della Pop Art, fu caratterizzato dall'uso di oggetti desunti dal quotidiano e inseriti all'interno dell'opera d'arte. Una propensione simile distinguerà poco dopo e in senso già profondamente concettuale anche le provocazioni neo-dadaiste di artisti italiani come Piero Manzoni, noto per i suoi barattoli di merda d'artista.

Anche la Minimal Art (Minimalismo) ebbe origine negli Stati Uniti e fu contraddistinta dalla produzione di grandi strutture geometriche cromaticamente essenziali e ispirate a fredde modalità puramente costruttive che privilegiavano una fruizione di stampo razionalistico, priva di concessioni all'empatia o al godimento estetico.
Negli anni successivi le premesse poste da questi due movimenti furono ereditate e ampliate dall'arte concettuale propriamente detta (Joseph Kosuth, Bruce Nauman, Lawrence Weiner, Joseph Beuys, Wolf Vostell, Nam June Paik, Charlotte Moorman ecc.), dall'arte povera italiana (Alighiero Boetti, Giulio Paolini, Mario Merz, Jannis Kounellis, Michelangelo Pistoletto, Luciano Fabro, ecc.) e dalla "Narrative Art", profondamente ispirata dallo stesso Kosuth, nella quale il lavoro degli artisti si concretizzava intorno al dualismo narrativo rappresentato dalle immagini e dalla scrittura.
In ambito concettuale fiorirono anche due forme di azione artistica come l'happening e la performance che, nonostante forti ed evidenti analogie, si distinguono invece per la componente d'improvvisazione anche collettiva tipica dell'happening che non ritroviamo nella performance, più vicina alla pianificazione registica e drammaturgica propria del teatro.
Se gli antefatti storici di queste ultime esperienze furono sicuramente le "Serate futuriste" e il dadaista Cabaret Voltaire, negli anni sessanta il compito di ereditarne la poetica trasferendola all'interno della nuova sensibilità concettuale toccò principalmente alla Body Art, caratterizzata dall'uso del corpo stesso dell'artista per azioni spinte a volte sino ai limiti dell'autolesionismo, e alla Land Art, nella quale spirito documentaristico e nesso tra azione e territorio esplorarono inusitati ambiti espressivi con risultati artistici spesso molto convincenti (dagli impacchettamenti del bulgaro Christo, artista proveniente dal Nouveau Réalisme, agli interventi spettacolari dell'americano Walter De Maria, come The Lightning Field del 1977, fino alle passeggiate dell'inglese Richard Long).

Artisti concettuali[modifica | modifica sorgente]

Di seguito viene elencata una serie esemplificativa, ma non esaustiva, dei maggiori artisti concettuali.

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