Scultura greca

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Storia della scultura
occidentale

Scultura preistorica
Scultura etrusca
Scultura greca
Scultura romana
Scultura altomedievale
Scultura romanica
Scultura gotica
Scultura rinascimentale
Scultura manierista
Scultura barocca
Scultura del Settecento
Scultura neoclassica
Scultura dell'Ottocento
Scultura contemporanea
Categoria:Scultura
Storia dell'arte
modifica

La scultura è probabilmente l'aspetto più conosciuto dell'arte greca, quello che per un contemporaneo meglio esprime il bello ideale e la perfezione plastica.

Solo una piccola parte della produzione scultorea greca è giunta fino a noi. Molti dei capolavori descritti dalla letteratura antica sono ormai perduti o gravemente mutilati, e la stragrande maggioranza e in particolare le statue in bronzo, il cui materiale era più facilmente riutilizzabile, ci è conosciuta solo da copie di epoca romana, più o meno fedelmente riprodotte. A partire dal Rinascimento, molte sculture sono inoltre state restaurate da artisti moderni, a volte alterando l'aspetto e il significato dell'opera originale: un discobolo si trova trasformato in gladiatore morente, un dio riceve gli attributi tipici di un'altra divinità, la testa di una certa statua si trova ricomposta con il torso di un'altra, e via dicendo. Infine la nostra visione della scultura antica è distorta, poiché ritrovamenti e studi scientifici hanno dimostrato come la policromia di statue e architetture fosse una caratteristica imprescindibile delle opere, ma solo in rarissimi casi essa si è preservata fino a noi: le ricostruzioni moderne con calchi che riproducono i colori delle sculture, ricostruiti sulla base di analisi scientifiche, possono risultare sconcertanti.

Tradizionalmente si distinguono nella scultura greca cinque periodi:

  1. il periodo dedalico (VII secolo a.C.)
  2. il periodo arcaico (VI secolo a.C., fino al 480 a.C., distruzione persiana delle mura dell'Acropoli di Atene)
  3. il primo periodo classico (V secolo a.C.), rappresentato da scultori quali Fidia, Mirone e Policleto
  4. il periodo tardo classico (IV secolo a.C., fino al 323 a.C., morte di Alessandro Magno), rappresentato da Prassitele, Skopas e Lisippo
  5. il periodo ellenistico (dalla morte di Alessandro Magno nel 323 a.C. alla conquista romana del 146 a.C.).

La scultura presenta caratterizzazioni regionali progressivamente meno accentuate: benché realizzate soprattutto nella Grecia continentale, le opere arcaiche e soprattutto classiche si sono ampiamente diffuse per le vie del commercio marittimo nei secoli successivi. In epoca ellenistica le opere sono invece spesso prodotte ed utilizzate localmente, con la creazione di diverse scuole regionali.

Indice

[modifica] Le origini

Dell'epoca più antica, definita come "protogeometrica" (metà dell'XI-X secolo a.C.) rimangono figurine umane ed animali realizzate in terracotta come ex-voto nei santuari, o, più raramente, come corredo funebre.

Un esempio è dato da un vaso plastico in forma di centauro, rinvenuto in una tomba datata nell'ultimo decennio del X secolo a.C. di Xeropolis (Lefkandi) nell'isola di Eubea. Arti e corpo tubolari e fissi sono ricoperti da decorazione dipinta. L'atteggiamento delle braccia è tuttavia naturale e la testa mostra grandi occhi e tratti del volto chiaramente disegnati.

Nell'epoca definita "geometrica" (IX e VIII secolo a.C.) si trovano piccole sculture in bronzo, rinvenute nei santuari, con figure umane (divinità o offerenti) soprattutto di guerrieri, ma anche di suonatori o di artigiani, oppure figure di animali. Ancora dai santuari provengono anche i tripodi in bronzo, che presentano in alcuni casi figurine decorative con cavalli, gruppi o protomi animali.

Tra le opere di maggiore importanza, un bronzetto raffigurante Zeus o un guerriero, da Olimpia (conservato nel locale museo) e un bronzetto Apollo o Ares dall'Acropoli di Atene (conservato nel Museo archeologico nazionale di Atene), con arti tubolari e torso triangolare con vita sottile e teste con grandi occhi spalancati.

Continua anche la produzione di terracotte, tra cui due teste fittili, un guerriero e un personaggio femminile, provenienti da Amyclai (conservate ugualmente nel Museo archeologico nazionale di Atene), che mostrano affinità con i bronzetti ateniesi e testimoniano dell'influenza artistica di Atene sul Peloponneso in questo periodo.

In avorio furono realizzate quattro piccole figure femminili nude rinvenute in una tomba del Dipylon ad Atene (ora nel Museo archeologico nazionale), datate intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. Traggono ispirazione da modelli orientali, ma il modellato morbido del corpo, la cura nella descrizione dei particolari, come le ciocche di capelli sulla schiena, sono innovazioni ateniesi.

[modifica] Periodo dedalico

La "Dama di Auxerre", di origine cretese, nel Museo del Louvre (inventario Ma 3098)

Nel corso del VII secolo a.C. in seguito ai nuovi contatti tra la Grecia e il Vicino Oriente e l'Egitto (età orientalizzante) si sviluppa, in particolare a Creta la scultura detta "dedalica", con la quale le sculture si accrescono in dimensione, acquisendo una nuova monumentalità, inizialmente in calcare e in seguito sfruttando, particolarmente nelle isole, i marmi locali.

Le fonti ricordano la presenza a Creta dello scultore Dedalo, che sarebbe stato il primo ad operare in questa professione. I suoi allievi, Dipoinos e Skyllis, si sarebbero quindi trasferiti nel Peloponneso, fondando la scuola scultorea di Sicione. Dal suo nome deriva la denominazione di "scultura dedalica", con cui si definisce lo stile uniformemente diffuso in tutta la Grecia in questo periodo.

A Creta, che costituisce in quest'epoca il maggiore centro propulsore, viene progressivamente definito il canone di rappresentazione della figura umana, che a partire dalla metà del secolo, assume una forma più monumentale, definendo i tipi del kouros e della kore. Le statue erano scolpite per una visione rigidamente frontale a partire dai blocchi di pietra squadrati, come fossero rilievi da realizzare sulle quattro facce principali. I volti hanno impianto triangolare, con grandi occhi, inquadrati dai triangoli contrapposti della capigliatura. I corpi hanno vita stretta e busti triangolari e la resa anatomica è semplificata nei nudi maschili e nascosta sotto le vesti femminili decorate.

Tra le opere cretesi si ricordano la "Dama di Auxerre", conservata presso il Museo del Louvre di Parigi.

Altre sculture provengono dal Peloponneso: tra queste la parte superiore di una figura femminile scolpita a rilievo da Micene del 640-630 a.C. (nel Museo archeologico nazionale di Atene). Un leone sdraiato del 650-625 a.C., forse monumento funerario, si conserva a Corcira (nel museo locale), riprende iconografie di origine orientale, rielaborate autonomamente. Una kore detta "di Nicandro", dedicata nel santuario di Delo intorno al 650 a.C., con un'iscrizione che riporta il nome del donatore (oggi nel Museo archeologico nazionale di Atene). La figura rappresenta la prima scultura in marmo del mondo greco ed è di dimensioni maggiori del vero.

Tra le sculture più antiche, alcune vengono ricordate con la denominazione di xoanon o sphyrelaton. Il primo termine dovette indicare in origine le statue di culto in legno, mentre il secondo si riferisce alla tecnica scultorea di realizzare una figura martellando una lastra metallica.

Prosegue la produzione di bronzetti, tra i quali l'"Apollo di Mantiklos", dal nome del dedicante riportato su un'iscrizione, databile intorno al 700 a.C., e conservato nel Museum of fine arts di Boston, dedicato nel santuario di Apollo ismenio in Beozia.

Le fonti riferiscono della tecnica di realizzare figurine in terracotta, che sarebbe stata inventata dal sicionio Butades a Corinto, il quale avrebbe per primo decorato la terminazione delle tegole con figure. Intorno al 650 a.C. comparvero le prime antefisse in terracotta decorate a rilievo e dipinte con protomi femminili, mentre metope e sime venivano dipinte. Decorazioni in terraccotta dipinta occuparono anche nella stessa epoca lo spazio triangolare dei frontoni, con lastre che nel secolo successivo inizieranno ad essere realizzate in pietra.

Alla fine del VIII secolo a.C. era comparsa la tecnica delle matrici , importata dall'Oriente, e nel secolo seguente si assistette ad una vasta produzione in particolare a Gortyna (Creta), a Corinto, Anche pythoi (vasi di grandi dimensioni) presentano di frequente decorazioni figurate a rilievo.

Rappresentazioni a rilievo e protomi fuse ornano i grandi recipienti in bronzo e rilievi figurati su lamine metalliche dovevano anche ornare dei grandi donari nei santuari. Le botteghe dei santuari proseguono inoltre la produzione di piccole sculture in avorio, spesso utilizzate come decorazione di oggetti e mobili.

[modifica] Scultura arcaica

In quest'epoca le forme e le movenze del corpo sono semplificate e ridotte: la produzione più abbondante è quella dei kouroi ("ragazzi") e delle korai ("fanciulle"), figure umane giovanili, rispettivamente maschili e femminili, stanti (in piedi), spesso a grandezza naturale o quasi naturale, con una gamba avanzata ad indicare il movimento, ma ancora irrigiditi in posa ieratica e con visi poco espressivi.

Il tentativo è quello di rendere sempre meglio il volume del corpo, che man mano conquista lo spazio circostante. Si raffigura una bellezza ideale, presentando divinità poco caratterizzate o offerenti.

Viene utilizzato il marmo o la pietra locale, o ancora la terracotta: le tecniche di fusione del bronzo non consentono infatti ancora la realizzazione di statue di grandi dimensioni. Le opere erano nella maggior parte dipinte, anche a colori vivaci, in contrasto con l'aspetto candido che hanno attualmente dopo la perdita dei pigmenti e che ha formato l'estetica neoclassica.
La scultura è spesso legata all'architettura e le composizioni frontonali o dei fregi e delle metope pongono il problema dell'adeguamento delle figure ad uno spazio preordinato, che troverà man mano soluzioni sempre più raffinate (frontoni di Olimpia, frontoni di Egina).

[modifica] Periodo severo

Verso la fine del VI secolo a.C., nel Peloponneso, si diffonde uno stile che anticipa quello del periodo detto classico, e che viene definito severo perché contempla il definitivo superamento della tradizione arcaica secondo la quale il volto era costantemente atteggiato in un sorriso. La testa diventa tendenzialmente sferica, il volto tondeggiante e, di conseguenza, gli occhi e la bocca trovano le giuste proporzioni e collocazioni. La massa muscolare non è più massiccia, ma distribuita armoniosamente nella struttura corporea. Le spalle si allargano e si arrotondano e il largo busto esprime una grande potenza. L'arcata epigastrica è rilevata ad arco di cerchio. Si assottigliano le ginocchia e le proporzioni complessive sono slanciate. Il materiale più usato dall'arte "severa" fu il bronzo: le figure venivano prima modellate con argilla e poi rivestite con uno strato di cera, che veniva nuovamente ricoperto di argilla per creare lo stampo dove poi andava colato il bronzo fuso. Due delle statue più celebri di questa corrente sono: l'Efebo e il giovinetto di Kritios.

[modifica] Periodo classico e tardo classico

La conoscenza dell'anatomia del corpo e la competenza tecnica permettono agli scultori, che conosciamo quasi tutti per nome, di raffigurare dei ed eroi in pose più naturali e variate, con il rialzamento dell'anca in corrispondenza della gamba di appoggio. La maestria tecnica fa della scultura del V secolo la vetta più alta dell'estetica classica.

Policleto tenta di fissare un canone per le proporzioni armoniose delle varie parti del corpo (Doriforo, Diadumeno), mentre Mirone (Discobolo) sperimenta il movimento nello spazio.

Inizia la costruzione delle grandi sculture in bronzo (auriga di Delfi, bronzi di Riace) e delle statue di culto monumentali e crisoelefantine, ossia rivestite di oro ed avorio, come la statua di Zeus (una delle sette meraviglie del mondo) nell'omonimo tempio a Olimpia o quella di Atena Parthenos nel Partenone, entrambe eseguite da Fidia. Nelle celebri sculture del Partenone le divinità raffigurate sul frontone hanno vesti con fitto e ricco panneggio reso in modo estremamente naturalistico ("panneggio bagnato").

Hermes di Prassitele

Nel tardo-classicismo le proporzioni dei corpi si allungano e affinano e la naturalezza delle posizioni si accentua. L'uso del marmo bianco di Paro consente raffinatezze nella resa delle superfici con effetti di luminosità che addolcisce le curve e modula i volumi. Uno dei migliori esempi del periodo è l'Hermes di Prassitele.

I bronzi hanno aggiunte di smalto per gli occhi e altri metalli per le labbra e le ciglia, proseguendo la tradizione di policromia.

[modifica] Periodo ellenistico

L'abilità tecnica raggiunta viene sfruttata fino alle estreme conseguenze, con pose tormentate e complesse e composizioni virtuosistiche, quali il celebre Laocoonte dei Musei Vaticani. Anche le espressioni dei volti si fanno passionali e tormentate e si hanno con quelli dei sovrani ellenistici, i primi ritratti.

La scultura non è più riservata a templi e santuari o a celebrazioni pubbliche, ma entra anche in ambito privato, come ricca e prestigiosa decorazione. Viene ricercata la novità nei soggetti e si attinge a raffigurazioni realistiche o di vita quotidiana (la vecchia ubriaca, il fanciullo che gioca con l'oca), trattate con abilità tecnica consumata e rese virtuosistiche dei panneggi.

[modifica] Bibliografia

  • W. Fuchs, Storia della scultura greca, Milano, Rusconi 1982

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Strumenti personali