Scuola di Posillipo

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Marina di Posillipo di Giacinto Gigante.

Per scuola di Posillipo si intende un gruppo di artisti dediti esclusivamente alla pittura di paesaggio, riuniti a Napoli, nel terzo decennio dell'Ottocento, prima intorno ad Anton Sminck van Pitloo e poi intorno a Giacinto Gigante.

Secondo Pasquale Villari: «La bellezza del clima, i paesaggi stupendi che circondano Napoli e i molti forestieri che ne chiedono sempre qualche ricordo disegnato o dipinto, avevano fatto sorgere un certo numero di artisti i quali, come per disprezzo, erano dagli accademici chiamati della «Scuola di Posillipo», dal luogo dove abitavano per essere più vicino ai forestieri».

La scuola nacque intorno al 1820, quando l’atelier di Anton Sminck van Pitloo, un vedutista olandese residente a Napoli dal 1816, fra i primi a dipingere all'area aperta, divenne luogo di ritrovo e di apprendimento per giovani pittori.

Nel decennio 1825-35 si raccolsero gli artisti: Achille Vianelli, Gabriele Smargiassi, Teodoro Duclère, Vincenzo Franceschini, Beniamino De Francesco, Alessandro Fergola e Pasquale Mattej.

Accanto agli alunni della scuola si era formato un folto numero di fiancheggiatori, costituiti da interi nuclei familiari. I Carelli: il padre Raffaele, con i tre figli Consalvo, Gabriele e Achille; i Fergola: con il capostipite Luigi, i due figli Salvatore e Alessandro, e Francesco, figlio di Salvatore; i Witting con Teodoro, incisore, consuocero di Giacinto Gigante e soprattutto suo figlio Gustavo. Infine i Gigante con: Giacinto, Emilia, Achille ed Ercole. E proprio alla morte del Pitloo, Giacinto Gigante prese per alcuni anni le redini della scuola, diventandone, con le sue atmosfere luminose rese quasi liquide, anche grazie alla tecnica dell'acquarello, uno dei maggiori interpreti.

Nella sua prima formazione la scuola si rifece, al paesaggio di ascendenza pittoresca, ma puntando soprattutto sui valori lirici e caricando i paesaggi di umori romantici. La pittura di paesaggio, considerata un genere minore, paradossalmente proprio per questa «disistima» poteva godere di maggiore libertà, rispetto agli altri generi, liberandosi dai vincoli accademici e dimostrando un sollecito aggiornamento alle tendenze europee, sarà proprio la scuola di Posillipo ad essere maggiormente influenzata dagli artisti stranieri presenti a Napoli, sopra tutti William Turner, presente in città tra il 1819 e il 1828, con la forza della sua luce, ma anche Camille Corot, rappresentante del nuovo paesaggio francese della Scuola di Barbizon, l’austriaco Joseph Rebell, interprete di un paesaggio luminoso, Johan Christian Dahl, autore di vedute napoletane di vivace espressività ed infine il belga Frans Vervloet, rilevante soprattutto nella fase formativa della scuola. Dalla scuola presero le mosse i fratelli Filippo e Giuseppe Palizzi.

La seconda fase della scuola, posteriore agli anni trenta del secolo, vive però una certa ripetitività di schemi e l’accentuarsi di un gusto in qualche modo oleografico, un'eredità che sarà raccolta dalla cartolina illustrata, da artisti come: Guglielmo Giusti, Alessandro La Volpe, Lord Mancini, Cesare Uva, etc.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • CAUSA Raffaello, La scuola di Posillipo, Fabbri Editori, Milano 1967, pp. 101.

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