Astrattismo
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L'Astrattismo è un'esperienza artistica nata nei primi anni del XX secolo, in zone d'Europa lontane tra loro, dove si sviluppò senza intenti comuni. Il termine indica quelle opere pittoriche e plastiche che esulano dalla rappresentazione oggettiva della realtà.
Indice |
[modifica] Premessa storico-culturale
L'industrializzazione accende lo scontro tra la borghesia e la classe operaia: questa, costretta in miseria a causa dei frequenti soprusi dei datori di lavoro, si riunisce in sindacati e rivendica condizioni migliori. Parallelamente, gli stati europei si lanciano nella colonizzazione di paesi africani e asiatici.
In filosofia si afferma l'irrazionalismo di Sigmund Freud e Nietzsche, in contrapposizione alla serenità della Belle époque.
La diffusione sempre più ampia dei mezzi di riproduzione delle immagini, come la fotografia, porta gli artisti ad esaltare le peculiarità dell'arte che siano inaccessibili alla meccanicità, ovvero un'interpretazione del reale soggettiva, propria ed esclusiva dell'artista.
Fondamentali furono le esperienze fauvista e cubista: la prima esaltava lo stato d'animo dell'artista attraverso l'uso non tradizionale del colore, mentre il secondo perseguiva la semplificazione delle forme secondo l'ordine della geometria.
[modifica] La pittura
L'astrattismo nasce dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della realtà per esaltare i propri sentimenti attraverso forme, linee e colori.
Punto di riferimento fondamentale è il testo di Wilhelm Worringer Astrazione ed empatia, del 1908, dove l'arte viene interpretata in base all'intenzionalità dell'artista. La forma viene intesa come risultato dell'incontro tra uomo e mondo, in un alternarsi di empatia, ovvero avvicinamento alla realtà, ed astrazione, cioè il rifiuto della realtà.[1]
[modifica] L'astrattismo in Italia
[modifica] Le origini - I primi astrattisti
Le esperienze del futurismo non possono dirsi veramente astratte, in quanto nei quadri dei futuristi l'idea del movimento e del dinamismo non abbandona mai una base figurativa. L'astrattismo vero e proprio deve invece intendersi come armonia pura distaccata da qualsiasi riproduzione del vero. In Italia le idee dell'arte astratta vennero accolte piuttosto tardi, attorno agli anni '30, ma si svilupparono in forme di grande spessore artistico, che aprirono la strada a molti dei più originali movimenti del '900. Furono due i principali gruppi di pittori astrattisti: il primo, più eterogeneo, guidato dalle teorie espresse da Carlo Belli nel testo "Kn", si riunì attorno alla galleria "il Milione" di Milano, e annoverò nomi quali Mauro Reggiani, il giovane Lucio Fontana, Atanasio Soldati e Luigi Veronesi, il secondo, più coeso, fiorì a Como ispirato dall'architetto Giuseppe Terragni e dal pittore Manlio Rho includendo validissimi artisti quali Mario Radice, Aldo Galli e Carla Badiali. Ovviamente data la vicinanza fra Como e Milano furono frequenti gli interscambi fra i primi astrattisti.
Il gruppo de "il Milione" praticò un'arte più "istintiva", seguendo il talento di Reggiani, che costruiva mosse geometrie partendo da linee oblique, e dalle originalissime e colorate sintesi di forme realizzate da Osvaldo Licini. La galleria ospitò nel 1934 una personale di Kandinsky voluta anche dall'architetto Alberto Sartoris, vicino a Terragni; la mostra venne certamente vista da Mario Radice che ne portò il messaggio a Como, dove, in presenza di un terreno assai fertile, mise presto frutto.
Como era la città della seta, e i concetti di stile e modernità nel colore erano ben presenti. Manlio Rho aveva nella sua libreria i testi della Bauhaus, dove Kandinsky insegnò fino al 1932, Giuseppe Terragni stava già rielaborando con il suo genio in architettura le idee del razionalismo e la scintilla dell'arte di Kandinsky esplose in forme nuove e originalissime, con un astrattismo geometrico puro, in apparenza vicino al suprematismo russo, ma in realtà inconfondibilmente italiano.
Nascono così le purissime campiture geometriche di colore nelle tele di Rho, nitide come cristalli ma, al contrario della freddezza cristallina, pervase da un calore che mancava ai suprematisti come Malevic.
Il miglior simbolo dell'originalità dell'ambiente lariano e' forse la notissima "Casa del Fascio" di Como, realizzata da Terragni: un parallelepipedo di candido marmo, reso leggerissimo dalle ritmiche finestrature e originariamente affrescato all'interno dalle raffinate e colorate geometrie di Radice. Praticamente una trasposizione in chiave attuale del palazzo comunale medievale, chiuso fuori e affrescato all'interno, sbalorditivo per la freschezza di inventiva paragonata alla pesante retorica dell'architettura "ufficiale" dell'epoca e per l'anticipo su un gusto estetico che si rivelerà attuale molti decenni dopo.
| Per approfondire, vedi le voci Manlio Rho, Mario Radice e Giuseppe Terragni. |
[modifica] L'informale
La fase dell'astrattismo geometrico, ormai portata alla perfezione da Rho e Radice in Italia e da Mondrian e Malevic in Europa, richiedeva un superamento e ciò avvenne con l'introduzione del gesto. Seguendo le intuizioni di Pollock, Riopelle e Dubuffet, molti artisti italiani svilupparono un percorso creativo dove il colore veniva liberamente portato sulla tela con gesto spontaneo. I principali esponenti dell'informale italiano furono Emilio Vedova, Afro Basaldella, Giulio Turcato, Toti Scialoja, Emilio Scanavino, Tancredi Parmeggiani, Achille Perilli e Gastone Novelli.
[modifica] Spazialismo
Un aspetto del tutto originale dell'astrattismo italiano nasce dall'intuizione di Lucio Fontana che partendo dal "Manifesto Blanco" scritto a Buenos Aires nel '46 teorizza un nuovo rapporto fra la luce, lo spazio e la tela, sino ad arrivare al gesto rivoluzionario del "taglio". Oltre a Fontana i principali spazialisti furono Mario Deluigi che esplorò le possibilità di creare scintille di luce sulla tela con la tecnica del "grattage" e Roberto Crippa che negli anni '50 toccò i vertici della sua arte creando fantasmagoriche "Spirali" che ricordano orbite atomiche trasposte sulla superficie del quadro.
[modifica] Azimuth
Quando verso la fine degli anni '50 l'informale degenerò con la "pittura industriale" di Pinot Gallizio che creava pittura da vendersi "a metro" su nastri di tela, i tempi maturarono per un salto di qualità, che si realizzò per reazione con un azzeramento totale, riportando la purezza del bianco sulla tela che veniva estroflessa con piegature, chiodi e centine secondo schemi freddi e ragionati, tesi a ricercare un nuovo modo di ottenere un'immagine di bellezza, disegnata dalla luce sulle superfici pittoriche. I principali esponenti di questo rinnovamento dell'astrattismo furono Piero Manzoni, Enrico Castellani e Agostino Bonalumi.
[modifica] I capiscuola dell'astrattismo mondiale
[modifica] Vasilij Kandinskij
| Per approfondire, vedi la voce Vasilij Kandinskij. |
Realizza i primi acquerelli astratti tra il 1910 e il 1912, ma non aveva ancora conosciuto il testo di Worringer: in seguito, proprio da questo trarrà il termine astratto, che userà per primo in riferimento ad un'opera d'arte. Nei suoi quadri sono quasi del tutto assenti le forme geometriche: preferisce tinte accese e contrasti stridenti. Importante è il rapporto con la musica, dalla quale mutuerà i titoli dei propri lavori: Composizione, Improvvisazione, Impressione, addirittura numerati come si fa con i brani musicali.
[modifica] Piet Mondrian
| Per approfondire, vedi la voce Piet Mondrian. |
In seguito al contatto con Teosofia e Cubismo, l'artista approda al rifiuto della natura per rifugiarsi nella perfezione spirituale delle forme astratte. L'oggetto viene sintetizzato in linee e colori, pur partendo da forme reali, fino a giungere alle campiture geometriche di colori primari.
Nel 1917 fonda la rivista De Stijl, che diventa il punto di riferimento del Neoplasticismo.
[modifica] Kasimir Malevich
| Per approfondire, vedi la voce Kasimir Malevich. |
Fu il fondatore del Suprematismo. Si proponeva di raggiungere l'assoluta purezza attraverso la riduzione estrema degli elementi figurativi, fino a giungere al paradosso del Quadrato bianco su fondo bianco.
[modifica] Note
- ^ Martina Corgnati, Francesco Poli, Dizionario dell'arte del Novecento
[modifica] Bibliografia
- Martina Corgnati, Francesco Poli, Dizionario dell'arte del Novecento, Mondadori, Milano, 2001, ISBN 88-424-9653-7
- AA.VV., Arte, Mondadori, Milano, 2000, ISBN 88-04-47881
[modifica] Voci correlate
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