Architettura romanica

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Categoria:Architettura
Storia dell'arte
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L'architettura romanica è lo stile del costruire proprio dell'arte romanica, che si diffuse in Europa nell'XI e XII secolo, fino all'affermazione dell'arte gotica, cioè verso la metà del XII secolo in Francia e con persistenze maggiori negli altri paesi europei. L'aggettivo "romanico" è la traduzione italiana di "roman", vocabolo creato agli inizi dell'Ottocento in Francia per indicare le lingue e le letterature romanze o neolatine. Charles de Gerville introdusse "roman" anche nel linguaggio architettonico ed il termine ebbe fortuna: in breve tempo si definì "romanica" tutta la cultura figurativa che in Francia si era sviluppata dopo i romani fino alla fioritura dell'architettura gotica.

Definizione[modifica | modifica wikitesto]

La volta a botte, elemento simbolo dell'architettura romanica: (1) chiave di volta; (2) cuneo; (3) estradosso; (4) piedritto; (5) intradosso; (6) freccia; (7) corda; (8) rinfianco.

Nello specifico, il termine "romanico" fa riferimento al legame con l'architettura romana, dalla quale vennero ripresi alcuni elementi strutturali (l'arco, la colonna, il pilastro, la volta) e una certa impostazione monumentale e spaziale[1]. Tuttavia l'interpretazione del romanico come rinascita della sapienza costruttiva romana e, conseguentemente, della spazialità dell'architettura imperiale non è accettata da tutti, ed è stata avanzata anche l'interpretazione dell'architettura romanica come derivazione dell'architettura bizantina.[2] In relazione al termine romanico sono stati utilizzati dagli storici anche i termini preromanico (riferito alle realizzazioni architettoniche del IX e X secolo), protoromanico (riferito alle prime manifestazioni di questo nuovo linguaggio architettonico sul passaggio tra X e XI secolo) e tardoromanico per le regioni che nel XIII secolo non accolgono il nuovo stile gotico. A partire dalla metà del XIX secolo e fino ai primi anni del Novecento, inoltre, l'architettura romanica fu fonte di ispirazione per una nuova tendenza artistica, nota appunto come architettura neoromanica.

Inquadramento storico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arte romanica#Contesto storico.

La cultura e la civiltà europea subirono un'accelerazione dopo l'anno Mille, grazie ad una serie di innovazioni tecnologiche, prima di tutto in agricoltura, che permisero di aumentare la produzione di generi alimentari, sollevando la popolazione dall'endemica scarsità di cibo. Ciò innescò un circolo virtuoso che permise un incremento demografico, la ripresa dei commerci e lo sviluppo di villaggi e città quali sedi di mercati; la crescita delle zone urbane gradualmente permise l'affermazione di un nuovo ceto sociale, quello "borghese" dedito alle attività manifatturiere e commerciali ed intermedio tra la massa dei contadini e gli aristocratici o ecclesiastici. Inoltre, soprattutto in Francia, il sistema feudale frammentava il potere creando una classe di signori della guerra. Tutte queste entità presto innescarono una notevole domanda di nuovi edifici, soprattutto religiosi. A ciò va aggiunta l'attività delle abbazie riformate (come Cluny nell'XI secolo e Citeaux nel XII secolo), il sistema di pievi nelle campagne, la diffusione dei pellegrinaggi con la conseguente necessità di grandi chiese, ospedali e alloggi per i pellegrini.

Caratteristiche del Romanico[modifica | modifica wikitesto]

Il romanico presenta due aspetti apparentemente antitetici: da una parte non è il prodotto di una sola nazione o di una sola regione ma è nato pressoché contemporaneamente in Francia, Italia, Germania e Spagna e durante il suo sviluppo ha presentato scambi ed influenze reciproche in tutta l'area dell'Europa centro-occidentale, finendo per costituire una cultura effettivamente europea. D'altra parte, ogni regione presenta forme, schemi costruttivi, materiali diversi tra di loro. Questa duplice natura è probabilmente un perfetto ritratto storico e geografico dell'Europa medievale che univa elementi "universali" ad altri estremamente localistici. Questo comporta una certa varietà nelle caratteristiche che possiamo attribuire all'architettura romanica.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Interni[modifica | modifica wikitesto]

Pianta della cattedrale di Modena, (Italia).
Sezione longitudinale della navata centrale della chiesa di San Pietro a Soest, (Germania)

Pur tenendo conto delle diversità regionali, possiamo trovare nello stile romanico alcuni elementi caratterizzanti, soprattutto per quel che riguarda gli edifici religiosi che sono la sua massima manifestazione.

Ad esempio, la suddivisione interna si mostra piuttosto articolata, divisa in campate: spesso l'area di una campata della navata centrale (a base quadrata) corrisponde all'area di due campate nelle navate laterali. Le murature vengono realizzate molto spesse e robuste, ed il trattamento della superficie delle pareti è resa in maniera plastica, sia all'interno, sia l'esterno, con elementi sporgenti e rientranti che oltre a contrastare le spinte delle arcate, creano giochi di chiaroscuro. Vengono notevolmente utilizzati non solo colonne come nelle chiese paleocristiane, ma anche pilastri e successivamente si fa uso di pilastri compositi, come i pilastri cruciformi con semicolonne addossate.

Le colonne, tranne casi di spoglio, presentano capitelli scolpiti con forme vegetali o fantastiche, ovvero geometrizzanti, ma comunque originali e distanti rispetto all'architettura romana o paleocristiana.

La parete della navata è generalmente articolata con elementi plastici ed aperture sopra le arcate ed è molto spesso organizzata su vari livelli (matroneo, triforio, cleristorio), l'evoluzione dei quali sarà uno degli elementi di sviluppo verso il gotico.

Il materiale utilizzato per le murature è in genere (soprattutto per gli edifici di una qualche importanza) pietra da taglio, ridotta in conci regolari che non venivano mai lasciati a vista, bensì intonacati e affrescati. Non mancano comunque edifici in mattoni in aree mancanti di materiali lapidei (Pianura Padana).

La copertura è prevalentemente a volta, anche se non mancano coperture a capriata, sia a nord (Normandia) sia a sud (Italia) e neppure serie di cupole (Francia occidentale, Palermo, Venezia). Le volte della navata sono spesso a botte, soprattutto in Francia, ma proprio durante il periodo romanico si diffonde la volta a crociera, con una versione a sesto acuto in Borgogna e Poitou. In Normandia (Lessay), esordisce la crociera ogivale costolonata ripresa in Sicilia, nelle coperture absidali delle cattedrali di Cefalù e Monreale. Allo stesso tempo nelle chiese di pellegrinaggio si iniziano a usare strutture che sottolineano l'innesto delle navate con il transetto, come torri e cupole; si diffonde la volta a costoloni dalla Lombardia e da Durham (Inghilterra); nasce anche la volta reticolare in Germania.

Ulteriore innovazione di questo periodo architettonico sono l'abside con coro, collegato molto spesso al deambulatorio, su cui si affacciano delle cappelle radiali, nonché l'uso predominante dell'arco a tutto sesto che distingue il romanico dal successivo periodo dell'architettura gotica. Infine si possono notare anche l'utilizzo comune di finestre e altre aperture di dimensioni abbastanza ridotte e di conseguenza una luminosità interna piuttosto rarefatta di cui si è esaltata la spiritualità; da notare come il passaggio dal romanico al gotico avvenne come ricerca di una sempre maggior luminosità e progressivo allargamento delle aperture esterne in seguito alla mutata sensibilità. Abbastanza frequente la presenza di una cripta e di un presbiterio rialzato, che rendono la chiesa strutturata su tre livelli (considerando la navata).

In definitiva l'interno delle chiese di epoca romanica non è più intelligibile con un singolo sguardo, ma si rivela in molte più fasi, con una frammentazione dell'unità dell'edificio in innumerevoli sotto-elementi, dotati ciascuno di una certa autonomia formale[3]. A causa di questo atteggiamento descrittivo, che permetteva la simultanea presenza di elementi decorativi di diversa provenienza e gusto stilistico, molto spesso si ricorreva a materiali di spoglio.

Esterni[modifica | modifica wikitesto]

Gli elementi esterni più frequenti sono:

Il Cloître des Cordeliers
  • scansione delle murature esterne con arcate cieche e lesene: questo elemento fortemente caratterizzante ebbe una lunga elaborazione in diverse regioni europee, dalla Mosa alla Borgogna e dalla Lombardia alla Catalogna[4]
  • murature esterne spesso trattate plasticamente, come all'interno; motivo decorativo frequente è l'uso di nicchie, di lesene, di cornicioni, ecc.;
  • facciata articolata con un nartece, un portico, un protiro, o comunque un portale plasticamente definito; talvolta vi è anche un rosone;
  • presenza di una cupola o torre all'incrocio del transetto con la navata (soprattutto in Francia);
  • integrazione con elementi scultorei di vario tipo presenti sotto forma di bassorilievi, portali, elementi stilofori, lunette, metope, ecc;
  • presenza di due torri affiancate alla facciata (non sempre simmetriche) derivata dalla Westwerk (in aree di influenza germanica, in Normandia e di conseguenza nell'Italia meridionale);
  • presenza di un campanile isolato (in Italia) o annesso alle absidi (in Spagna).
  • fasce bicrome nel romanico pisano e sue derivazioni;
  • presenza di tarsie marmoree nel romanico toscano a Firenze.

L'estrema duttilità con cui i costruttori romanici interpretavano liberamente i modelli degli edifici principali permise anche l'innesto di motivi più disparati, compresi elementi bizantini ed islamici (si pensi per esempio all'architettura siciliana o veneziana dell'epoca).

La questione delle volte a crociera[modifica | modifica wikitesto]

Nel XIX secolo la scuola positivista[5] volle riconoscere quale elemento qualificante dell'architettura romanica l'uso delle coperture a volta, in particolare delle volte a crociera, una semplificazione forse un po' forzata dal voler vedere un'evoluzione lineare tra arte altomedievale e arte gotica, che non corrisponde pienamente alla realtà[4]. Se da un lato, infatti, edifici importanti dell'architettura romanica quali il Duomo di Modena o San Miniato al Monte di Firenze o la chiesa abbaziale di Saint-Étienne a Caen furono inizialmente coperti con capriate, solo in seguito sostitute da volte, dall'altro lato l'uso delle volte a crociera, sebbene su zone più piccole, era già presente prima del Mille, per esempio nella Cuba di Santa Domenica a Castiglione di Sicilia o nelle pievi dell'area tra Forlì e Ravenna[6], e fin dall'inizio dell'XI secolo[7] in area germanica e lombarda, come nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Lomello.

Le volte a crociera furono comunque uno dei fattori che permisero la realizzazione dei grandiosi edifici romanici. Formate dall'incrocio di due archi diagonali, avevano l'indiscutibile vantaggio rispetto alle volte a botte di convogliare il peso anziché lungo tutta la linea d'imposta, solo sui quattro sostegni d'angolo, semplificando la necessità di approntare controspinte (quattro punti erano infatti più controllabili di due linee continue) e permettendo di alleggerire lo sforzo sulle pareti, che possono quindi essere più slanciate in altezza o anche traforate da varie aperture, aprendo, nella prospettiva temporale, l'evoluzione verso il gotico.

Sviluppo territoriale del Romanico[modifica | modifica wikitesto]

Il Romanico fu un fenomeno che interessò ampie regioni europee ed ogni zona si distingue dalle altre per alcune varianti. Dopotutto riflessi regionali erano inevitabili in un territorio così ampio e con forme di governo così diverse: in area germanica era ancora forte l'autorità degli Imperatori, quindi è naturale la continuità artistica col mondo carolingio e ottoniano, mentre in Italia il precoce sviluppo dei Comuni portò a un panorama più dinamico e differenziato. In Italia il monumento simbolo è la cattedrale, in Francia è invece l'abbazia; in Spagna le grandi abbazie cooperavano con i signori locali nella creazione di santuari e luoghi di culto per i pellegrinaggi; in Italia Meridionale la posizione favoriva lo scambio con arabi e bizantini; in Normandia infine si ebbe una classe di signori che, col pieno appoggio di abati e vescovi, iniziarono una serie di cantieri magnifici come legittimazione del loro potere, cosa che venne ripetuta dopo la conquista dell'Inghilterra.

Cronologia[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa di Santa Maria in Campidoglio a Colonia
Abbazia di Sant'Antimo, Toscana: abside con deambulatorio e cappelle radiali

Può essere utile tracciare un elenco cronologico dei principali monumenti eretti in Europa tra l'XI secolo e la prima metà del XII:

Il romanico europeo[modifica | modifica wikitesto]

Germania[modifica | modifica wikitesto]

San Michele a Hildesheim

La Germania fu ovviamente il paese dove l'arte romanica si sovrappose maggiormente con l'arte ottoniana, originaria di questa zona.

Dalla chiesa abbaziale di St-Riquier a Centula (nei pressi dell'odierna Abbeville, nel nord della Francia) derivarono numerose architetture tedesche databili a partire dall'ultimo scorcio del X secolo[8]: a questo filone appartiene ad esempio la chiesa di San Pantaleone a Colonia caratterizzata da un severo Westwerk (980). Il tema del Westwerk venne successivamente ripreso nella chiesa di San Michele ad Hildesheim, cominciata immediatamente dopo l'anno Mille: l'edificio è costituito in pianta da uno schema geometrico regolare, con un corpo centrale a tre navate sul quale si innestano due transetti, due cori e due absidi. Particolarità della navata di Hildesheim, comunque ancora con copertura lignea, sono i sostegni alternati che sorreggono una teoria di archi a tutto sesto: questo schema, che prevede una successione di pilastri e colonne, ebbe una notevole diffusione nell'Europa centrale.[9]

Un punto di svolta[10] venne segnato con la ricostruzione della Cattedrale di Spira (Spira II), riedificata nel 1080, appena venti anni dopo la conclusione della prima cattedrale (Spira I). Nel nuovo edificio venne ripresa la grandiosa pianta della chiesa precedente, con una navata altrettanto ampia ed alta, ma questa volta venne coperta da volte a crociera in luogo di una copertura piana. Inoltre venne ripreso nella navata il motivo decorativo delle semicolonne altissime addossate prima ai pilastri e poi proseguenti sulla parete fino quasi al soffitto. In Spira II questo effetto plastico venne potenziato, arrivando a creare tre livelli sovrapposti di pilastri e semicolonne, sopra a ciascuno dei quali corrispondeva lo sviluppo di un elemento portato: le volte, gli archi di accesso alle navate laterali, gli archetti ciechi attorno alle finestre. All'esterno venne realizzata una galleria che gira attorno alla cattedrale ad altezza dei matronei, caratterizzata da arcatelle su colonnine: servì per fondere alcune delle parti più antiche dell'edificio e venne ripresa in molte costruzioni della regione, per il bell'effetto chiaroscurale più che per una reale utilità pratica.

Un altro caposaldo dell'architettura di questo periodo è la chiesa abbaziale di Santa Maria Laach in Renania, iniziata nel 1093 e terminata nel XIII secolo. Nonostante il lunghissimo arco di tempo della costruzione, l'aspetto dell'edificio si presenta unitario e caratterizzato da un complesso accostamento di volumi differenti[7]. La parte centrale è racchiusa dalla zona monumentale del transetto e dal Westwerk, entrambi affiancati da due torri (da un lato a base quadrata, dall'altro rotonda); inoltre all'incrocio del transetto con la navata si erge un corpo ottagonale, mentre il Westwerk è dominato da una robusta torre centrale a volumi parallelepidali sovrapposti, culminante con un tetto a spioventi, che segna il punto più alto della basilica. Le pareti esterne sono movimentale da lesene in pietra più scura ed archetti pensili.

Importante per l'affermazione dello stile romanico[11] fu la cosiddetta scuola di Colonia. Prima dello scoppio della seconda guerra mondiale a Colonia si trovavano infatti numerose chiese romaniche caratterizzate da una terminazione triconica; è il caso ad esempio della chiesa di Santa Maria in Campidoglio, delimitata sul fronte est da tre absidi disposte ortogonalmente tra loro.

Paesi Bassi e Belgio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Arte mosana.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Borgogna[modifica | modifica wikitesto]

Ricostruzione di Cluny III

In Borgogna si trovava la potente abbazia di Cluny, che tra il 948 e il 981 aveva assistito alla ricostruzione della chiesa principale (Cluny II), oggi conosciuta solo tramite scavi archeologici e che mostrava un ampio presbiterio e un coro tripartito con deambulatorio.

Nel 1088 venne fondata la terza chiesa abbaziale (Cluny III), caratterizzata da dimensioni colossali: lunga 187 metri, era dotata di nartece ed aveva ben cinque navate, un coro allungato con deambulatorio e cappelle radiali, un doppio transetto e cinque torri. A cavallo fra XVIII e XIX secolo venne, assaltata durante la rivoluzione francese, secolarizzata e - sebbene fosse la più grande abbazia europea - gradualmente demolita. Oggi ne rimangono solo pochi resti della crociera meridionale del transetto est e di una delle torri, che comunque danno un'idea delle sue dimensioni impressionanti.

Molte chiese della regione usarono la basilica di Cluny come modello[12], come per esempio a Paray-le-Monial: vi si ritrovano la struttura delle pareti della navata centrale e del transetto divise secondo tre ordini e la copertura con volte a botte. Interessante è notare come qui le arcate fossero già sesto acuto (quindi non una prerogativa dello stile gotico) e i pilastri a fascio scanalati. Lungo tutta la chiesa corrono dei cornicioni che danno ritmo alla sequenza degli elementi decorativi.

Gli stessi motivi vennero usati con ancora maggior raffinatezza nella cattedrale di Saint-Lazare a Autun, dove al posto delle semicolonne incassate nei pilastri si trovano semipilastri (o paraste), forse ripresi da analoghi motivi visibili nell'antica porta romana della città.

Distrutta come Cluny è la chiesa di Saint-Benign, una delle grandi basiliche francesi dei pellegrinaggi, fatta costruire poco dopo l'anno mille da Guglielmo da Volpiano, abate proveniente dalla sacra di San Michele. In questa chiesa oltre il transetto era presente una rotonda ispirata alla Cappella Palatina di Aquisgrana, con matronei e torri scalari esterne.

Inoltre in Borgogna ebbe grande impulso la scultura monumentale applicata all'architettura, che divenne uno degli elementi chiave del romanico.

Linguadoca e Midi-Pyrénées[modifica | modifica wikitesto]

Saint-Sernin a Tolosa

Anche la Linguadoca sviluppò precocemente lo stile romanico, sia per la crescita economica e demografica, sia per la disgregazione del potere centrale (che favoriva lo sviluppo di potenti abbazie), sia per l'afflusso di pellegrini che la resero una trafficata regione.

Per esempio a Tolosa venne edificata la basilica di Saint-Sernin, tappa dei pellegrinaggi, iniziata prima del 1080. Nel 1096 ne venne consacrato l'altare maggiore, ma i lavori si interruppero nel 1118, per poi arrivare alla conclusione della chiesa solo nel XIII secolo. La pianta venne prevista maestosamente ampia fin dall'inizio, con cinque navate, tra le quali quella centrale di grandiosa imponenza; fu progettata un altrettanto ampia zona presbiteriale e un'altissima torre all'incrocio del transetto con la navata; la copertura venne approntata con volte a botte. Magnifica fu la produzione scultorea che decorò la chiesa[13].

Contemporaneamente, nel vicino Midi-Pyrénées, veniva costruita un'altra tappa fondamentale del cammino di Santiago di Compostela, l'abbazia di Moissac, importante soprattutto per il chiostro realizzato verso il 1110. L'ampio spazio quadrangolare è celebre per i settantasei capitelli scolpiti ed è organizzato secondo l'alternanza di colonnine singole e binate. Ai lati dei pilastri d'angolo e centrali vennero inoltre sistemati dodici pannelli a bassorilievo con apostoli a grandezza naturale. Ancora nel cammino di Santiago di Compostela si nota la romanica ex cattedrale di Santa Maria ad Oloron-Sainte-Marie, risalente al XII secolo ed eretta per volontà di Gastone IV, visconte di Béarn, sede episcopale dell'allora diocesi di Oloron.

Normandia e Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

« A Durham la volta costolonata in pietra, per la prima volta in una chiesa europea, unifica l'interno in una magia di nervature litiche e di vele di tamponamento. »
(David Watkin[14])
I resti dell'Abbazia di Jumièges
Interno della Cattedrale di Durham

In Normandia già nel 1025 Guglielmo da Volpiano aveva eretto la chiesa abbaziale di Berné, con transetto absidato e volte a crociera nelle navate laterali. Tra gli archi e il cleristorio vennero inserite delle bifore (il triforio), che riproducevano le aperture di un matroneo inesistente.

Guglielmo il Conquistatore aveva già iniziato un programma di importanti opere edilizie in Normandia e dopo la conquista dell'Inghilterra venne intrapreso con risultati simili anche nel nuovo territorio.

La chiesa abbaziale di Notre-Dame a Jumièges, costruita tra il 1040 e il 1067, venne edificata tenendo come esempio Berné e la primitiva abbazia di Mont-Saint-Michel. Presentava già alcune delle caratteristiche base del nuovo stile architettonico, che vennero sviluppate in edifici successivi:

  • alta facciata con due torri gemelle ai fianchi, secondo una tipologia derivata dal Westwerk tedesco;
  • navata centrale era particolarmente sviluppata in altezza;
  • pareti della navata centrale divise in tre ordini: arcate di confine con le più piccole navate laterali, triforio e cleristorio;
  • scansione delle stesse pareti interne con altissime semicolonne addossate;
  • alternanza di colonne e pilastri con semicolonne addossate;
  • presenza di una torre quadrata sull'intersezione tra il transetto e la navata;
  • transetto con corridoi ricavati nello spessore muratorio;
  • coro con deambulatorio;
  • copertura lignea (del secolo successivo è la copertura con volte a crociera).

Prima di partire per la fortunata spedizione alla conquista dell'Inghilterra, Guglielmo il Conquistatore e la moglie Matilde di Fiandra fondarono un'abbazia ciascuno a Caen (una maschile ed una femminile), le cui chiese abbaziali sono tra i monumenti più importanti dell'epoca[15]. In particolare la chiesa abbaziale di Saint-Étienne (Abbaye aux hommes), fondata da Guglielmo, presenta molti elementi già usati a Jumièges, ma ulteriormente perfezionati e con un miglior coordinamento[7] : le torri della facciata si elevano sulla prima campata delle navate laterali, ben allineate alla pianta, mentre a Jumièges avevano una collocazione più indipendente; all'interno sono potenziati sia il matroneo (e conseguentemente le arcate del triforio), sia la galleria superiore, con tre semicolonnine ai lati delle aperture dalle quali si dipartono cornici scalari ben ritmate; per questo la parete è più articolata, ma anche più spessa. Anche qui il soffitto era originariamente ligneo e venne sostituito nel corso del XII secolo con una struttura voltata.

Dopo la Conquista normanna anche in Inghilterra venne avviato un programma molto articolato per la costruzione di abbazie e cattedrali: Ely[16] (posteriore al 1081), Winchester, Norwick, Peterborough e Durham (1093-1133) erano tutte caratterizzate da una navata centrale snella e molto alta, con effetti decorativi sempre più spettacolari sulle facciate e con le pareti interne sempre più marcatamente movimentate da complessi schemi. A Durham, in particolare, tra il 1093 ed entro l'inizio del XII secolo il coro e la navata centrale erano già coperti con le volte a crociera a costoloni, probabilmente le più antiche d'Europa dopo quelle della cattedrale di Spira[17] ed inoltre, per la prima volta, qui vennero sperimentate le volte a crociera a sesto acuto ed a sei spicchi, con le quali ogni campata è sostenuta sei sostegni (invece di quattro).

Dall'Inghilterra questa novità tornò in Normandia (infatti nel XII secolo quasi tutte le coperture vennero rifatte con volte a crociera, come nelle due abbazie di Caen, dove fu necessario demolire il triforio) per poi diffondersi nel continente.

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

Catalogna[modifica | modifica wikitesto]

In Catalogna l'arte romanica si manifestò con alcune peculiarità e si prolungò per tutto il XII secolo. Furono molto diffusi gli edifici religiosi di piccole dimensioni (in Italia sarebbero assimilabili alle pievi), con una struttura abbastanza fissa: unica navata "a sala", tetto a spioventi sorretti da volte a botte, triplice abside, pareti costruite con piccoli conci e scandite all'esterno da lesene e arcatelle cieche, le stesse che si ritrovano nelle chiese del romanico lombardo.

Spesso un campanile è affiancato alle absidi e può presentare base quadrata o poligonale, con aperture crescenti nei piani più alti. In un primo momento la scultura non ebbe una produzione consistente, ma fece da decorazione privilegiata la pittura, con grandi affreschi di ascendenza bizantina, reinterpretati con una forte stilizzazione data dalle marcate linee nere di contorno[4].

Spagna settentrionale[modifica | modifica wikitesto]

Panteón de los Reyes, León

La Spagna settentrionale era molto legata alla Francia del sud per ragioni politiche, economiche e per il collegamento delle strade dei pellegrini verso Santiago. Inoltre i territori strappati alla Reconquista avevano attirato conspicui flussi migratori. L'architettura e la scultura che qui si svilupparono presentano notevoli analogie con i coevi cantieri di Tolosa e di Moissac.

Tra i primi cantieri attivi con caratteristiche romaniche vi fu quello della chiesa di Sant'Isidoro a León, che venne rimaneggiata ampiamente entro la prima metà del XII secolo. Attiguo alla chiesa si trova il luogo di sepoltura reale del Panteón de los Reyes, dai pregevoli capitelli scolpiti e affreschi raffiguranti la Maiestas Domini, Scene apocalittiche e della Vita di Cristo sulle volte ed i simboli dei Mesi nei medaglioni.

L'edificio più importante resta comunque il Santuario di Santiago de Compostela, ricostruito a partire dal 1075 con una pianta grandiosa simile a quella delle grandi chiese di pellegrinaggio francesi: cinque navate lunghe e sviluppate in altezza, matronei, transetto a triplice navata ed una grande abside con deambulatorio e cinque cappelle laterali.

Il romanico italiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura romanica in Italia.
Sant'Abbondio a Como

L'architettura romanica in Italia presenta un panorama molto variegato, soggetto a molteplici influenze (germaniche, francesi, bizantine, arabe...) dalle quali nacquero precocemente alcuni stili indipendenti. Un caso del tutto particolare ad esempio è quello della basilica di San Marco a Venezia, dove confluirono elementi romanici, bizantini e, successivamente, gotici.

Romanico lombardo, veneto ed emiliano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Romanico lombardo.

Una delle prime zone a recepire le novità romaniche fu la Lombardia (all'epoca più ampia dei confini regionali attuali, comprendente anche l'Emilia), grazie all'ormai secolare movimento di artisti lombardi in Germania e viceversa. La basilica di Sant'Ambrogio a Milano presenta una copertura con volte a crociera con costoloni tra le più antiche d'Europa.[18] Importanti sono inoltre il precoce esempio della chiesa di Sant'Abbondio a Como e la basilica di San Michele Maggiore a Pavia. Meno diffusa e più tarda è la tipologia a pianta circolare, come quella del Duomo vecchio di Brescia, della rotonda di San Tomè in provincia di Bergamo e della rotonda di San Lorenzo nella città di Mantova. In Veneto si ricorda la basilica di San Zeno, a Verona, con impianto longitudinale a tre navate. In Emilia di particolare valore sono il Duomo di Modena, una delle testimonianze più coerentemente unitarie di tutta l'architettura romanica italiana, il Duomo di Parma con annesso battistero, l'Abbazia di Nonantola e il complesso della basilica di Santo Stefano a Bologna.

Romanico toscano[modifica | modifica wikitesto]

Romanico pisano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Romanico pisano.
Il Duomo di Pisa

Il romanico pisano si sviluppò a Pisa al tempo in cui essa era una potente Repubblica Marinara e quindi si irradiò ai territori controllati dalla città alfea, come la Corsica, la Sardegna, la Toscana settentrionale da Lucca fino a Pistoia e non mancano influenze pisane nell'Italia meridionale.

La prima realizzazione fu il Duomo di Pisa, iniziato nel 1063-1064 da Buscheto e proseguito da Rainaldo; l'opera venne consacrata nel 1118, mentre nel 1173 iniziarono i lavori per il celebre campanile pendente. Elementi tipici del romanico pisano sono l'uso dalle arcate cieche e delle loggette pensili, ispirate all'architettura lombarda, ma moltiplicate fino a coprire su ordini diversi intere facciate. Tra le caratteristiche che meglio identificano lo stile troviamo il motivo della losanga, derivato da modelli islamici nord-africani, e la bicromia a fasce alternate sulle pareti, derivata da modelli della Spagna musulmana.

Altre architetture marcatamente romaniche sono la basilica di San Pietro a Grado, presso Pisa, la chiesa di San Michele in Foro a Lucca, la chiesa di Santa Maria della Pieve in Arezzo e la basilica di Saccargia a Codrongianos in Sardegna.

Il rosone della chiesa di San Pietro, Tuscania

Firenze[modifica | modifica wikitesto]

A Firenze si usarono alcuni elementi comuni al romanico pisano, ma con un'impronta molto diversa, caratterizzata da un'armonia geometrica che ricorda le opere antiche. Evidente è nel Battistero di San Giovanni il senso del ritmo nella scansione dei volumi esterni, tramite l'uso di riquadri, seguendo un preciso schema modulare che si ripete sugli otto lati. Un altro esempio fondamentale del rinnovato stile fiorentino è la chiesa di San Miniato al Monte (iniziata nel 1013 e completata gradualmente fino al XIII secolo), che presenta una struttura tipicamente basilicale ed una scansione razionalmente ordinata della facciata bicroma. Se lo stile fiorentino non produsse molte opere, la sua influenza fu determinante per gli sviluppi successivi dell'architettura, essendo la base alla quale attinsero Francesco Talenti, Filippo Brunelleschi, Leon Battista Alberti e gli altri architetti che svilupparono il Rinascimento. Per questo motivo, riguardo al romanico fiorentino, si parla anche di "proto-rinascimento".

Il Romanico nell'Italia centrale[modifica | modifica wikitesto]

A Roma si registrò una stagione in continuazione delle architetture in stile basilicale paleocristiano. Le maggiori opere sono da ricercarsi nelle decorazioni interne alle basiliche di Santa Maria in Cosmedin e Santa Francesca Romana; notevole è il chiostro della cattedrale di San Giovanni in Laterano. Nel Lazio settentrionale, a Tuscania, sorsero invece le chiese di Santa Maria Maggiore e di San Pietro, dove è evidente l'influenza nordica dei portali strombati e delle loggette poste in facciata.

Lo stile romanico si diffuse anche nella vicina Umbria, nelle Marche e in Abruzzo, dove è doveroso ricordare ad esempio il duomo di Foligno, il duomo di Assisi, la cattedrale di San Ciriaco ad Ancona e l'Abbazia di San Clemente a Casauria a Castiglione a Casauria.

Romanico pugliese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Romanico pugliese.

La Puglia e i suoi porti erano usati dai pellegrini diretti in Terra santa e furono anche il punto di partenza per molti crociati nel 1090. L'elevato flusso di persone determinò la ricezione di una grande varietà di influssi che si manifestò anche in architettura. Tra gli edifici più antichi è da ricordare la basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087 e terminata verso la fine del XII secolo. Opere importanti sono inoltre la cattedrale di Bitonto, innalzata tra l'XI e il XII secolo, il Duomo di Trani concluso nel XIII secolo e il Duomo di Otranto eretto verso il 1088.

Esternamente le chiese si presentano con un aspetto massiccio, come una fortezza, con la facciata spesso a salienti, chiusa ai lati da due torri e decorata con archetti pensili; talvolta compare un protiro secondo i modelli lombardi ed emiliani. Il motivo delle doppie torri rimanda invece a esempi transalpini, ed è spiegabile anche con la presenza normanna degli Altavilla.

Campania, Sicilia e Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Le absidi del Duomo di Monreale

A sud di Roma, con l'eccezione della Puglia, lo sviluppo dell'architettura fu legato strettamente all'arte bizantina e, in Sicilia, anche araba. La ragione del fenomeno è da ricercare nelle molteplici vicende storiche, politiche e religiose che coinvolsero l'Italia meridionale. Non mancarono neppure influenze normanne, a seguito della loro progressiva conquista. Inoltre, riscontrabili soprattutto in Campania sono le influenze provenienti da Motencassino, importante centro culturale ed artistico. Si ricorda, ad esempio, il duomo di San Pietro a Sessa Aurunca, un edificio eretto agli inizi del XII secolo e completato con il vescovo Erveo (documentato tra il 1171 e il 1197).

Nel Duomo di Casertavecchia sono presenti finestre a ferro di cavallo nel transetto e archetti intrecciati poggianti su colonnine nel tiburio, come anche negli esempi amalfitani del chiostro dei Cappuccini (1212) e del Duomo (1266-1268).

Tipicamente arabi sono a Palermo edifici come la Zisa o la Cuba (1180), o anche le cupolette semisferiche della chiesa di San Giovanni degli Eremiti (1140 circa).

Più aulicamente bizantine sono invece le chiese della Martorana (1143) e la Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni (1143), coperte di mosaici. Anche in Calabria la produzione artistica è completamente rivolta a Bisanzio, come testimonia la Cattolica di Stilo (X-XI secolo).

Altri importanti esempi di edifici dell'epoca sono le cattedrali di Cefalù (1131-1170 circa) e di Monreale: in entrambi sono mischiate più influenze, che vanno dalle esperienze cluniacensi nella zona dell'abside, agli archetti pensili tipicamente lombardi (a Cefalù), a quelli intrecciati di influenza araba (a Monreale), alle due torri in facciata che ricordano modelli transalpini, introdotti dai Normanni.

Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Basilica di Saccargia, Codrongianos (SS) particolare della facciata
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura romanica in Sardegna.

L'architettura romanica in Sardegna ha avuto un notevole sviluppo sin dalle prime origini e per un lungo periodo. Le sue espressioni benché autonome non sono classificabili in una immagine riconoscibile, poiché nell'isola il romanico si è manifestato con risultati inediti ma in numerose forme. Questo a causa dell'insediamento nella Sardegna giudicale di numerosi ordini religiosi, provenienti da varie regioni italiane e dalla Francia.

Il primo edificio romanico eretto in Sardegna è stato la basilica di San Gavino a Porto Torres (ante 1065), fatta costruire dal Judike di Torres Gonnario Comita. In quella occasione il Judike fece arrivare da Pisa 11 maestri di pietra e di muro. Alla morte di Gonnario subentrò il figlio Barisone I che proseguì nella costruzione della basilica e, primo fra tutti, cominciò la politica di immigrazione degli ordini monastici nell'isola, donando all'Abbazia di Montecassino un vasto territorio. La politica della immigrazione monastica fu intrapresa anche dagli altri judikes e da quel momento per diversi decenni nell'isola arrivarono monaci di numerosi ordini religiosi fra i quali: i cassinesi, i camaldolesi, i vallombrosani, i vittorini di Marsiglia, i cistercensi, ecc. A seguito di questo fenomeno, tramite il notevole impegno finanziario della nobiltà locale, furono fondate numerose chiese private, si ebbe così lo sviluppo dell'architettura romanica che, nell'isola, assunse dei caratteri originali e molto interessanti. Fra queste si possono citare la cappella palatina di Santa Maria del Regno di Ardara (SS), la San Michele di Plaiano nei dintorni di Sassari, la basilica di San Simplicio a Olbia, la chiesa di San Nicola di Silanos a Sedini, la Cattedrale di Santa Giusta dell'omonimo centro (OR), la chiesa di Santa Maria di Uta (CA) e la basilica di Saccargia a Codrongianos.

Architettura civile e militare[modifica | modifica wikitesto]

Le mura di Ávila

Il rinnovamento delle tecniche costruttive caratterizzò non solo di un altissimo numero di costruzioni religiose, ma permise anche un salto di qualità nella costruzione di architetture civili e militari. In particolare grazie al passaggio a tipi di muratura più regolare, con l'uso di pietre da taglio perfettamente squadrate, e grazie alla capacità di copertura di ampi spazi tramite le volte.

Architetture scomparse[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene restino copiose testimonianze di edifici religiosi romanici in tutta Europa, le costruzioni a destinazione non religiose sono in massima parte scomparse[19]: rocche e castelli, abitazioni monumentali dei signori feudali, dopo aver perso la loro funzione residenziale e strategica, vennero il larga parte dismessi e a partire dal XVI secolo, quando l'uso delle armi da fuoco li rese obsoleti: molti di essi caddero così in un'inesorabile rovina. Analoga sorte ebbero la gran parte delle fortificazioni urbane medievali.

Nelle città le case-torri furono costantemente abbattute e scapitozzate per ragioni urbanistiche, politiche e di sicurezza pubblica, dal XIII fino a tutto il XIX secolo[20].

Mura e castelli[modifica | modifica wikitesto]

Tra gli esempi superstiti di questa stagione spiccano, per esempio, le monumentali mura di Ávila, in Spagna, iniziate nel 1090 e che si estendono tutt'oggi per un perimetro di oltre tre chilometri, con nove porte cittadine e ben ottantasei torri semicilindriche a distanza regolare. Nella loro grandiosità si può leggere di riflesso lo spirito combattivo degli spagnoli impegnati nella Reconquista.

I castelli dei signori feudali, oltre che residenza dei medesimi, erano dei veri e propri avamposti militari e centri di potere nel territorio. I primi in Europa a costruire fortificazioni di grande complessità furono i Normanni[21]: le fortezze della White Tower (1077-1097) nella Torre di Londra e il grande Castello di Colchester (Essex), forse opera di un progettista comune, sono tra i primi esempi pervenutoci di colossali masti in pietra, che si diffusero poi in tutti i territori normanni e in Europa continentale. La White Tower in particolare fu voluta da Guglielmo il Conquistatore in un luogo strategico entro le mura romane di Londra e presso il Tamigi, dove poteva controllare l'accesso alla città sia dal fiume che dalla campagna. Usata a lungo come prigione, era stata in realtà costruita come alloggio per la famiglia reale, e la sua importanza è ancora più notevole se si considera come all'epoca della Conquista le case in pietra fossero ben rare[22]. Grande alla base 32,50x36 metri, alta tre piani e con pareti spesse fino a 3,60 metri alla base, la Torre era stata costruita con pietra calcarea bianca portata via mare da Caen, a sottolineare la nuova presenza dei conquistatori sulla scena inglese. Altre architetture che ne subirono l'immediata influenza furono il castello di Rochester (Kent), quello di Dover, di Hedingham (Essex), di Richmond (North Yorkshire) e di Newcastle upon Tyne (Northumberland), oltre allo spettacolare castello di Durham, che forma un maestoso complesso arroccato su un'alta rupe scoscesa, assieme al monastero ed alla cattedrale.

Sempre i Normanni costruirono a Palermo, in Sicilia, il Palazzo dei Normanni, del XII secolo su un preesistente complesso arabo del IX.

Torri[modifica | modifica wikitesto]

Torri di San Gimignano

Le città medievali erano spesso punteggiate da innumerevoli torri. La tipologia più antica di torre medievale è a base circolare, una tipologia ripresa dalle fortificazioni murarie romane e che pare essere stata usata per scopi civili originariamente a Ravenna, per venire poi ripresa nelle torri scalari delle cattedrali nordeuropee. Nel periodo romanico si diffuse la tipologia a base quadrata o rettangolare, ma non mancano anche esempi torri a base poligonale.

Per ottenere altezze che arrivavano, nei casi più straordinari, a sfiorare i cento metri come nel caso della Torre degli Asinelli a Bologna (l'altezza era infatti metro del prestigio e della ricchezza dei proprietari), si costruivano solide fondamenta e si ispessiva la muratura alla base fino anche a più di due metri. Inoltre si ricorreva talvolta ad archi di scarico, che distribuivano il peso dei piani sui solidi muri laterali e sui contrafforti. Spesso le torri abitate avevano come confort la presenza di ballatoi esterni in legno ai piani più alti che ampliavano la superficie calpestabile.

Un esempio straordinariamente conservato di insieme di torri medievali (dall'XI al XIV secolo) è la cittadina di San Gimignano in Toscana, dove sono ancora oggi presenti quattordici maestosi esemplari, delle più di settanta torri un tempo presenti.

Infrastrutture[modifica | modifica wikitesto]

Il ponte di Besalù

Per quanto riguarda le infrastrutture, il ponte medievale di Besalù, in Catalogna, risale al XII secolo ed è tra i più notevoli dell'epoca: la perfetta padronanza delle tecniche murarie e della costruzione degli archi permise di assecondare la conformazione del letto del fiume, consentendo anche l'edificazione di un solido portale al centro. Dopotutto risalgono a questo periodo le leggende sui ponti del diavolo, opere di ingegneria così avanzate per l'epoca, da essere credute artifici del Maligno.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pevsner-Fleming-Honour, 1992, voce Romanico.
  2. ^ Argan, 1993, p. 26.
  3. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 258.
  4. ^ a b c De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 257.
  5. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 256.
  6. ^ Si può citare come esempio la volta della cripta della Pieve di San Pietro in Trento.
  7. ^ a b c ibidem
  8. ^ Pevsner-Fleming-Honour, 1992,  voce Germania.
  9. ^ Pevsner, 2002, p. 36.
  10. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 262.
  11. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 263.
  12. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 266.
  13. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 270.
  14. ^ Watkin, 1990, p. 150.
  15. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 264. Il testo scrive letteralmente "tra le maggiori realizzazioni del Romanico europeo".
  16. ^ Kubach, 1972, pp. 96-97, 142.
  17. ^ Pevsner, 2002, p. 40.
  18. ^ De Fusco, 1999, p. 51.
  19. ^ De Vecchi-Cerchiari, 1999, p. 251.
  20. ^ Vincenzo Castelli e Sonia Bonucci, Antiche torri di Siena, Betti Editrice, Siena 2005.
  21. ^ Watkin, 1990.
  22. ^ Watkin, 1990, p. 104.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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