Dodecafonia

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La dodecafonia è una tecnica di composizione ideata da Arnold Schönberg (1874-1951), esposta in un articolo del 1923 intitolato Komposition mit 12 Tönen ("Composizione con 12 note"). Ha lo scopo di sostituire le funzioni presenti nella musica tonale e permettere al compositore di creare brani complessi strutturati sul principio della pantonalità (termine usato da Schönberg in luogo di atonalità, che egli respingeva in quanto intrinsecamente contraddittorio). Affermava che "nella musica non c'è forma senza logica e non c'è logica senza unità".

La dodecafonia, secondo taluni, non va considerata come un momento di rottura con la musica del passato, ma il tentativo di conciliare le scoperte espressive della musica contemporanea ed in particolare della musica espressionista con la tradizione. Tuttavia vi è chi ha tentato di confutare questa posizione, come in particolare Hans Sedlmayr nel suo La rivoluzione dell'arte moderna.

Contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo storico che va dagli ultimi decenni dell'Ottocento ai primi del Novecento, si assistette a un progressivo allargamento dell'uso della dissonanza nelle composizioni musicali. Tale tendenza (denominata in modo eloquente emancipazione della dissonanza) è evidente in compositori di estrazione culturale eterogenea quali Franz Liszt, Richard Wagner, Johannes Brahms, Richard Strauss, Alexander Skrjabin, Claude Debussy, Maurice Ravel, Béla Bartók, Igor Stravinskij, Ferruccio Busoni, oltre allo stesso Schönberg, e comportava un progressivo infittirsi della trama armonica, con l'impiego di accordi sempre più densi. Fu soprattutto l'esasperato cromatismo del Tristano e Isotta (composto da Wagner tra il 1857 e il 1859) a contribuire per primo alla dissoluzione della tonalità tradizionale.

Dagli accordi di tredicesima, nei quali le sette note della tonalità sono tutte presenti, si passò a introdurre note estranee alla tonalità, dapprima giustificate attraverso artifici armonici noti (le modulazioni) — ma combinati tra loro in maniera sempre più massiccia e imprevedibile — poi introdotte prescindendo dalla logica tonale fino a raggiungere il totale cromatico, vale a dire la compresenza delle dodici note all'interno dello stesso spazio musicale o dello stesso agglomerato sonoro (che non si può più, d'ora in avanti, definire accordo vero e proprio).

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

È a partire da questa situazione storica che Schönberg teorizza ed applica il suo «Metodo di composizione con 12 note imparentate solo le une alle altre». Il sistema dodecafonico prevede la creazione di una serie, cioè una successione di 12 suoni che esaurisca il totale cromatico. La serie è differente dalla scala cromatica (12 semitoni), perché pur contenendo gli stessi suoni l'ordine è scelto dal compositore in base alle esigenze del pezzo. Spesso la serie di 12 note è suddivisa in parti più piccole o microserie di tre, quattro, sei note, con analogie interne tra gli intervalli.

La composizione impiegherà sistematicamente la serie sia orizzontalmente che verticalmente, ossia sia per formare successioni melodiche, sia per sincronizzare più note. Questo tipo di architettura musicale comporta l'assenza di un centro tonale globalmente riconoscibile, poiché nessuno dei 12 suoni della serie viene impiegato con frequenza maggiore degli altri. Poiché però il riconoscimento di un centro tonale non dipende solo dalla frequenza media di apparizione di una nota, ma anche dalle particolari successioni orizzontali e verticali adoperate e dalle loro "attrazioni" , anche nella musica dodecafonica si avvertono (e nelle opere di Schönberg sono sfruttati consapevolmente e intensivamente) residui di forza armonica tonale nei singoli passaggi accordali.

Il compositore ha altresì a sua disposizione i classici metodi di variazione tematica provenienti dalla musica contrappuntistica: la serie può essere impiegata nell'ordine iniziale oppure dall'ultimo suono al primo (serie per moto retrogrado) oppure invertendo specularmente la direzione degli intervalli (serie per moto contrario) o anche combinando le due tecniche precedenti (contrario del retrogrado). All'interno della serie possono essere permesse delle permutazioni. Ad esempio, una serie composta dalle note 1-2-3-4-5-6 può essere permutata in 2-1-4-3-6-5.

Nel complesso la dodecafonia costituì una notevole semplificazione dell'organizzazione musicale rispetto alla situazione immediatamente precedente, in cui, come si diceva, gli artifici armonici impiegati avevano complicato enormemente la musica tonale.

Gli sviluppi della dodecafonia[modifica | modifica wikitesto]

La prima composizione basata parzialmente sul metodo dodecafonico fu il n.5 "Pezzi per pianoforte op. 23" di Schönberg, così come parzialmente venne utilizzata per la "Serenata op. 24 per 7 strumenti"; l'utilizzo completo all'interno di un pezzo musicale si avrà nella "Suite op. 25 per pianoforte". Concepì addirittura un'intera opera con questa tecnica: Moses und Aron (1930-1932) rimasta incompiuta. In seguito Schönberg scrisse molte composizioni dodecafoniche, ma in genere la sua tecnica seriale non era troppo rigida, e negli ultimi lavori egli si allontanò ulteriormente dal metodo.

Tra gli esponenti di rilievo della dodecafonia vanno citati i due allievi di Schönberg, Alban Berg e Anton Webern, l'uno con una sua visione personale del metodo dodecafonico (del quale si serviva liberamente, come d'altronde il suo maestro), l'altro con una propensione all'utilizzo ferreo della tecnica seriale. In tal modo dalla dodecafonia nascerà la serialità integrale, dove le serie sono prodotte non solo sfruttando l'altezza delle note ma anche altri parametri musicali, quali la durata e il timbro.

Webern fu preso come punto di riferimento da molti compositori delle generazioni successive, facenti capo a Pierre Boulez e Olivier Messiaen, interessati agli sviluppi della serialità. Si sviluppò la musica seriale o di serialità integrale al grido "Schönberg è morto!" (titolo di un articolo di Pierre Boulez).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Josef Rufer, Die Komposition mit zwölf Tönen, Berlin-Wunsieldel, Hesse, 1952 (tr. it.: Teoria della composizione dodecafonica, Milano, Il Saggiatore, 1962)
  • Luigi Rognoni, Espressionismo e dodecafonia, Einaudi, Torino 1954 (2a ed. ampliata: La scuola musicale di Vienna. Espressionismo e dodecafonia, Torino, Einaudi, 1966)
  • Roman Vlad, Storia della dodecafonia, Milano, Suvini Zerboni, 1958
  • Arnold Schönberg, Stile e idea, tradotto da Moretti G., Pestalozza L., Milano, Feltrinelli, 1982, ISBN 88-07-22293-0.
  • Ethan Haimo,Schönberg's Serial Odyssey: The Evolution of his Twelve-Tone Method, 1914-1928, Oxford University Press, 1990, ISBN 0-19-3152-60-6.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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