Tonalità (musica)

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La tonalità costituisce l'insieme dei principi armonici e melodici che regolano i relativi legami tra accordi e/o note in un brano musicale (è sottinteso che si parla di musica occidentale).

Indice

[modifica] Introduzione generale alla tonalità

Le note della scala, e gli accordi costruiti su di esse, obbediscono a delle leggi che li pongono necessariamente in relazione rispetto alla tonica (tonica è la nota che da il nome alla tonalità).

Generalmente per stabilire la tonalità di un brano si possono seguire tre semplici indicazioni:

  • il numero di alterazioni subito dopo la chiave musicale (si veda la tabella più avanti).
  • La prima e l'ultima nota o il primo e l'ultimo accordo del brano in questione, che sono rispettivamente - nella maggioranza dei casi - la tonica o l'accordo di tonica in stato fondamentale. Forniscono dunque un'ulteriore conferma data dall'analisi delle alterazioni d'impianto.
  • Si può infine tener conto della risoluzione della sensibile, ossia della settima nota della scala in uso, che secondo le convenzioni dell'armonia tonale deve risolvere la propria tensione sulla tonica, la prima nota della scala. La sensibile dista mezzo tono dalla tonica e, nelle scale minori, è alterata da un bequadro o un diesis (e quindi immediatamente identificabile).


La tonalità è scelta liberamente dal compositore del brano, spesso tenendo conto della difficoltà esecutiva o delle caratteristiche peculiari dello strumento e dell'organico di destinazione; si distingue in modo maggiore e modo minore, considerati reciprocamente "relativi". La tonalità prende il nome dal grado della scala cromatica che assume la massima importanza (centro tonale) nell'ambito della composizione:

Do-Do#(Reb)-Re-Re#(Mib)-Mi-Fa-Fa#(Solb)-Sol-Sol#(Lab)-La-La#(Sib)-Si

Modo maggiore e modo minore possono essere applicati a partire da ognuna delle note della scala, generando così 24 tonalità: quando si utilizza (come è la norma nelle composizioni moderne) la scala temperata, che divide l'ottava in 12 semitoni uguali, alcune tonalità assumono lo stesso nome (tonalità enarmoniche), com'è ad esempio il caso di Do# e Reb. All'interno del brano la tonalità può cambiare e questo processo prende il nome di modulazione. I cambi tonali sono normalmente temporanei: così, nella composizione tonale, il trattamento da parte dell'autore dell'allontanamento del brano dal centro tonale e il suo ritorno ad esso costituisce gran parte del carattere del brano.

[modifica] Storia

Il periodo che viene definito tonale è normalmente compreso tra la seconda metà del XV secolo e il XIX secolo. In precedenza la musica era definita modale ed era basata sugli otto modi di origine benedettina, suddivisi in quattro modi autentici (Dorico, Frigio, Lidio, Misolidio) e quattro modi plagali (Ipodorico, Ipoionico, Ipofrigio, Ipomisolidio). Nel corso dei secoli i compositori hanno concentrato la propria attenzione armonica sui gradi "più forti" in senso tonale. Questa attenzione ha sviluppato nel corso dei secoli un notevole allargamento delle possibilità armoniche di questi gradi. Nel corso del XIX secolo l'allargamento della tonalità raggiunge il suo massimo livello: i compositori, dopo aver esplorato tutti gli ambiti delle tonalità, iniziano a cercare nuove forme di espressione, introducendo il concetto di atonalità, ovvero di assenza della tonalità. Nel XX si assiste pertanto a nuove espressioni prodotte da avanguardie come la Scuola di Darmstadt, e tecniche come la serialità, la dodecafonia, il pancromatismo, il minimalismo, la musica elettronica nelle sue varie forme.

[modifica] Il modo maggiore

Il modo maggiore utilizza una scala con una precisa sequenza di toni e semitoni:

tono-tono-semitono-tono-tono-tono-semitono

che applicato a partire dalla nota Do genera la seguente scala di Do Maggiore:

Do-Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do

Ogni nota acquista un nome che ne indica la funzione, nell'ordine:

Tonica-Sopratonica-Mediana-Sottodominante-Dominante-Sopradominante-Sensibile

Tale successione può essere applicata partendo da qualsiasi nota, trasponendo sempre il medesimo ordine di toni e semitoni - caratteristica peculiare del sistema tonale, mentre il sistema modale prevede differenti ordini di toni e semitoni a seconda della nota di partenza.

Avremo così partendo dalla nota Re la scala di Re Maggiore:

Re-Mi-Fa#-Sol-La-Si-Do#-Re

Le due note alterate, Fa e Do innalzati da un diesis, sono necessarie per mantenere la successione di toni e semitoni indicata. Poiché si tratta alterazioni fisse per tutta la durata del brano, verranno indicate stabilmente ad inizio del rigo subito dopo la chiave musicale, formando la cosiddetta "armatura di chiave".

[modifica] Il modo minore

Il modo minore utilizza due scale, una detta "melodica", usata dalle voci nei passaggi melodici:

tono-semitono-tono-tono-tono-tono-semitono

che applicato a partire dalla nota La genera la scala melodica di La Minore:

La-Si-Do-Re-Mi-Fa#-Sol#-La

In questo caso per mantenere la struttura di toni e semitoni si introducono ben due alterazioni alla scala minore naturale (La-Si-Do-Re-Mi-Fa-Sol), necessarie per ottenere il semitono finale detto sensibile, nota cardine dell'armonia occidentale. La particolarità della scala minore melodica sta nell'avere come successione ascendente quella suindicata, mentre la successione discendente ritorna alla scala minore naturale:

La-Sol-Fa-Mi-Re-Do-Si-La

Esiste una seconda scala minore detta "armonica" , usata per la formazione degli accordi, che si differenzia per la sesta nota, mantenendo però lo stesso schema sia in ascesa che in ritorno:

tono-semitono-tono-tono-semitono-(tono+semitono)-semitono
La-Si-Do-Re-Mi-Fa-Sol#-La - La-Sol#-Fa-Mi-Re-Do-Si-La

Nella musica popolare e moderna (soprattutto nel jazz) la scala utilizzata nel modo minore è molto spesso quella utilizzata nel modo dorico, ottenuta suonando una scala maggiore a partire dal secondo grado. Ad esempio la scala di Re minore dorico:

tono-semitono-tono-tono-tono-semitono-tono
Re-Mi-Fa-Sol-La-Si-Do-Re

Nella musica moderna in generale, i modi minori sono tutti caratterizzati dalla distanza di terza minore (tre semitoni) del terzo grado della scala e dalla presenza di un intervallo di un tono tra settimo e ottavo grado della scala (settima minore).

[modifica] Le 24 tonalità inclusi i toni omologhi

Note alla tabella:

  • I diesis (#) si segnano in armatura di chiave secondo l'ordine fa-do-sol-re-la-mi-si, pertanto quando indicato "4 #" si intende l'armatura con fa#-do#-sol#-re#.
  • L'ordine dei bemolli (b) è si-mi-la-re-sol-do-fa, pertanto "3 b" indica in armatura di chiave sib-mib-lab.
  • Dove indicato "quasi inutilizzato" si intendono tonalità di rara applicazione e solitamente momentanea, che per mantenere la corretta successione di toni e semitoni utilizzano i simboli di "doppio bemolle" o "doppio diesis" che esulano dall'armatura di chiave.
  • La tonalità minore dorica è indicata in corsivo e tra parentesi, nella forma più usata e senza citare omologhi.
Tonalità maggiori Tonalità minori Armatura di chiave
do maggiore la minore (Re minore dor.) nessuna alterazione in chiave
do# maggiore o reb maggiore la# minore o sib minore (Mib minore dor.) 7 # o 5 b
re maggiore si minore (Mi minore dor.) 2 #
re# maggiore (quasi inutilizzato) o mib maggiore do minore (Fa minore dor.) 3 b
mi maggiore do# minore o reb minore (Fa# minore dor.) 4 # o b
fa maggiore re minore (Sol minore dor.) 1 b
fa# maggiore o solb maggiore re# minore o mib minore (Lab minore dor.) 6 # o 6 b
sol maggiore mi minore (la minore dor.) 1 #
sol# maggiore (quasi inutilizzato) o lab maggiore fa minore (Sib minore dor.) 4 b
la maggiore fa# minore o solb minore (Si minore dor.) 3 #
la# maggiore (quasi inutilizzato) o sib maggiore sol minore (Do minore dor.) 2 b
si maggiore o dob maggiore sol# minore o lab minore (Do# minore dor.) 5 # o 7 b

[modifica] Tonalità vicine

Le tonalità vicine sono le tonalità, maggiori e relative minori, che differiscono da quella di partenza per un diesis (e/o un bemolle) in più ed in meno nell'armatura.

Ciò significa che si avranno sei tonalità:

  • quella di partenza e la relativa minore
  • quella con un diesis in meno o un bemolle in più, rispetto a quella di partenza, e la relativa minore
  • quella con un diesis in più o un bemolle in meno e la relativa minore

Nella scrittura musicale vengono utilizzate per le modulazioni.

[modifica] Esempio

Considerando la tonalità di Do maggiore come quella di partenza, si trova poi La minore (tonalità grave relativa minore di Do maggiore). Si procede poi con la tonalità avente un diesis in meno o bemolle in più: Fa maggiore; poi si prosegue con Re minore (tonalità relativa minore di Fa maggiore). Per ultime si hanno Sol maggiore (con un diesis in più rispetto a Do maggiore) e Mi minore (tonalità relativa minore di Sol maggiore).


[modifica] Caratteristiche dell' impatto soggettivo delle tonalità

Molti teorici collegano le tonalità musicali ad una particolare sensazione che ne descrive l' impatto sull'uomo. Difatti la scelta di una determinata tonalità da parte di un compositore non dovrebbe mai essere casuale. Beethoven, ad esempio, nello scrivere la sinfonia n 5, sceglie la tonalità di Do minore perché caratterizza da un timbro scuro e triste; nello scrivere il concerto per orchestra in re maggiore, invece, sceglie tale tonalità perché allegra, limpida, sicura.

In generale si può dire che le tonalità maggiori hanno una timbrica più allegra o in qualche modo positiva, mentre le tonalità minore danno una sensazione di negatività.

Anche se tale questione è fortemente soggettiva, si può delineare una serie di caratteristiche accettata da quasi tutti i critici.

  • Do Maggiore: Completamente puro, deciso; innocenza, semplicità, ingenuità; senso religioso.
  • Do Minore: Dichiarazione d'amore e allo stesso tempo, il lamento di un amore infelice; lamenti, desideri, sospiri dell' amore; amore stilnovistico e cavalcantiano.
  • Reb Maggiore Non si può ridere, ma si può sorridere;non ci si può lamentare, ma almeno si può piangere; conseguenza: solo insoliti personaggi e sentimenti possono essere portati in questa chiave.
  • Re Maggiore: La chiave del trionfo, degli Hallejuahs, delle grida di guerra, della vittoria e dell' esultanza. Esprime gioia, magnificenza, splendore; è la chiave più brillante e potente.
  • Re Minore: Malinconia e femminilità, triste noia, tristezza inesprimibile.
  • Re# Minore: Sentimento di ansia e profonda angoscia, disperazione, depresssione più buia. Ogni paura, ogni esitazione del cuore sussultante, è espressa in D # minore. Se i fantasmi potessero parlare, le loro parole sarebbero di certo in questa chiave.
  • Mib Maggiore: Chiave di amore, di devozione, di intima conversazione con Dio.
  • Mi Maggiore: Rumorose grida di gioia, il piacere di ridere e non ancora completo, si trova in piena delizia in Mi Maggiore; pace, gioia, luce, il rammarico che sta passando, sentimento religioso.

[modifica] Voci correlate


[modifica] Bibliografia

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