Arnold Schönberg

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Schönberg a Los Angeles nel 1948

Arnold Franz Walther Schönberg (IPA: [ˈaːʁnɔlt fʁant͡s ˈʃøːnbɛʁk]; Vienna, 13 settembre 1874Los Angeles, 13 luglio 1951) è stato un compositore austriaco naturalizzato statunitense, tra i primi del XX secolo a scrivere musica completamente al di fuori dalle regole del sistema tonale e uno degli applicatori del metodo dodecafonico, basato su una sequenza (detta serie, da cui il termine musica seriale) comprendente tutte le dodici note della scala musicale cromatica temperata.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Schönberg nacque a Vienna il 13 settembre del 1874 da una famiglia ebraica. La sua famiglia non viveva affatto nell'agiatezza economica; il padre Samuel aveva un negozietto di scarpe e viveva molto spesso di espedienti, e i suoi genitori non possedevano attitudini musicali. Il piccolo Schönberg infatti fu prevalentemente educato nelle lettere e dal modesto insegnante di francese che era conosciuto a Vienna in particolare come poeta dilettante. I suoi due fratelli invece, Ottilie ed Heinrich, si cimentarono ben presto nella musica, tanto che Heinrich in seguito intraprenderà la strada del canto divenendo un famoso basso, impegnato anche in alcuni lavori del fratello. Arnold all'età di otto anni grazie ad un compagno di scuola scoprì il violino e iniziò con grande entusiasmo a studiarlo; le uniche musiche che gli capitavano davanti erano dei piccoli studi per uno o due violini di Pleyel e di Viotti. Nel giro di qualche anno era già in grado di suonarli, ed iniziava a cimentarsi quindi nella composizione di brevi pezzetti per due violini. Qualche tempo dopo, conosciuto un altro compagno di scuola, che suonava la viola, si spinse ancora oltre nella composizione ed era già in grado di scrivere dei piccoli trii per 2 violini e viola.

Intorno al 1889, quando aveva 15 anni, Schönberg fu costretto a causa di un disastro economico familiare a lasciare la scuola: il padre era morto, e per sopravvivere si impiegò come commesso in una piccola banca privata viennese. Lascerà l'impiego bancario solo cinque anni dopo, quando, consigliato dall'amico violinista Joseph Labor, si trasferirà per un breve periodo a Berlino, e lì avrà modo di ampliare le proprie potenzialità compositive presso alcuni noti locali pubblici del tempo. Il cabaret dello Überbrettl fu in un certo senso il suo primo trampolino di lancio, affiancato in quel periodo da altri intellettuali berlinesi di tendenze rivoluzionarie.

Dal 1903 insegnò armonia e contrappunto a Vienna; continuò a insegnare durante tutta la sua vita, ed ebbe tra i suoi allievi Anton Webern, Alban Berg e John Cage.

In seguito si trasferì in Francia dove compone nel 1912 il Pierrot Lunaire: un ciclo basato su 21 poesie ispirate alla celebre maschera francese; in esse il compositore introduce un altro tipo di canto: il canto parlato dove l'esecutore non inoltra le parole, ma le declama con un vago accento musicale.

Schönberg si dilettava anche di pittura; in questi anni venne in contatto con Vasilij Kandinskij ed espose anche con il gruppo Der Blaue Reiter.

Nel 1923 iniziò a comporre usando la tecnica della dodecafonia. Nel 1933 fu costretto a causa delle persecuzioni antisemitiche naziste, a trasferirsi negli Stati Uniti d'America, prima a Boston e poi a Los Angeles, dove morì nel 1951.

Dodecafonia[modifica | modifica wikitesto]

La dodecafonia o, come Schönberg amava definirla, "metodo di composizione con dodici note poste in relazione soltanto l'una con l'altra", prevede che tutti e dodici i suoni della scala cromatica appaiano lo stesso numero di volte, affinché nessun suono prevalga sugli altri. Le composizioni non sono pertanto basate sulla tonica e non presentano più la struttura gerarchica tipica del sistema tonale.

I principi fondamentali quindi sono:

  • Uso del totale cromatico: la scala diatonica è sostituita da quella cromatica; è quindi previsto l'uso di tutti e dodici suoni disponibili nella divisione dell'ottava secondo il temperamento equabile.
  • Onde evitare la prevalenza di suono sugli altri, bisogna che nessuno di essi si ripeta prima che tutti gli altri siano comparsi. All'inizio viene quindi stabilita una serie, per fissare l'ordine in cui le note devono succedersi in quella determinata composizione.
  • Per evitare un'eccessiva uniformità si può ricorrere ad alcuni artifici, come l'utilizzo della versione retrogradata della serie originale, o l'inversione di questa (con tutti gli intervalli disposti per moto contrario), o ancora l'inversione della versione retrogradata. Si ottengono così quattro ordini principali della serie. In più, è possibile trasporre la serie originale e le sue tre "versioni" su tutti i restanti 11 gradi della scala cromatica.

La successione degli accordi costruiti sui gradi IV, V e I di una scala maggiore o minore (formula cadenzale) fornisce all'ascoltatore il senso della tonalità di un brano. Sostituendo l’accordo di tonica con un altro grado della scala (o, magari, con un accordo di un’altra tonalità ), si ottiene una cadenza evitata.

Modulazioni e cadenze evitate sempre più frequenti ed ardite hanno portato storicamente ad un affievolimento del senso tonale. Anche perché se in un brano di cinque minuti la ripetizione del tema iniziale nella stessa tonalità può essere percepito come un “tornare a casa”, in uno molto più lungo non produce lo stesso effetto. Paradossalmente proprio il massimo sviluppo del sistema tonale (fine del diciannovesimo secolo) ha coinciso con l'inizio della sua crisi.

Intorno al 1920 Arnold Schönberg creò il sistema dodecafonico, che, se da una parte è figlio della crisi del sistema tonale (da cui quindi, in un certo senso, discende), dall’altra vi si contrappone, avendo come obiettivo quello di dare a tutte le note della scala cromatica la stessa importanza (mentre il sistema tonale è gerarchico, nel senso che ogni nota ha un peso diverso a seconda che sia tonica, dominante, ecc.).

Si tenga presente che i termini atonale e dodecafonico non sono sinonimi: il primo indica qualunque musica priva di riferimenti tonali, mentre il secondo si riferisce ad un particolare sistema atonale basato sullo sviluppo di una serie, ossia su una successione di dodici note in cui ogni nota della scala cromatica deve comparire una ed una sola sola volta. Per esempio: do-fa#-do#-re#-re-mi-la#-si-fa-la-sol-sol# . Da questa serie, detta originale ed indicata con O1, possiamo ricavare diverse combinazioni:

  • serie retrograda (indicata con R1), esponendo le note della serie dall’ultima alla prima (nel nostro esempio, sol#-sol-la-fa-si-la#-mi-re-re#-do#-fa#-do);
  • serie inversa (I1), trasformando gli intervalli discendenti in ascendenti e viceversa: per esempio, poiché il frammento do-fa#-do#-re# si ottiene scendendo di 6 semitoni (do-fa#), per poi salire di 7 (do#) e ancora di 2 (re#), nella serie inversa dovremo, sempre partendo dal do, salire di 6 semitoni (fa#), per poi scendere di 7 (si) e di 2 (la). La serie completa si trasforma pertanto in do-fa#-si-la-la#-sol#-re-do#-sol-re#-fa-mi;
  • serie retrograda inversa (RI1), ossia la serie retrograda di quella inversa (basta prendere le note della serie I1 dall’ultima alla prima: mi-fa-re#-sol-do#-re-sol#-la#-la-si-fa#-do);
  • serie trasposte, ottenute innalzando tutte le note di una serie dello stesso numero di semitoni. Il procedimento è simile a quello utilizzato nel sistema tonale per la modulazione (almeno quando non viene modificato il modo): la trasposizione lascia inalterati gli intervalli tra le note, esattamente come avviene nel passaggio, per esempio, dalla scala di do maggiore a quella di la maggiore. Ognuna delle quattro serie di partenza (O1, R1, I1, RI1) ne genera dodici trasposte, una per ogni nota della scala cromatica, per un totale di quarantotto. Per esempio, innalzando le note di O1 di un semitono si ottiene O2: do#-sol-re-mi-re#-fa-si-do-fa#-la#-sol#-la

In un brano dodecafonico non può iniziare una nuova serie finché non è terminata la precedente (eccezion fatta, ovviamente, per le serie che compaiono nelle altre voci). Questa regola ha lo scopo di assicurare uguale peso alle note della scala cromatica, mentre l’obbligo di utilizzare solo le serie O1, R1, I1, RI1 e le loro trasposizioni serve per assicurare l’unitarietà della composizione. Tutto questo può sembrare un sistema molto cerebrale, più matematico che musicale, tuttavia il vero problema non è il sistema che un musicista usa (anche il sistema tonale ha le sue regole), ma come se ne serve, cosa comunica per mezzo di esso: come diceva Schönberg, “Un cinese non parla soltanto in cinese ma dice qualcosa. È questo che conta, non la lingua che usa” (dall’intervista alla figlia Nuria sul quotidiano “Il Messaggero” del 12 luglio 2001).

Alcuni artisti del Novecento si sono ispirati alla dodecafonia, omaggiando il grande compositore con la creazione di opere d'arte. Un esempio singolare è rappresentato dal Sipario tagliafuoco del Teatro dell'Opera Carlo Felice di Genova, intitolato "Viva Schönberg" realizzato dallo scultore Nerone Ceccarelli in occasione della ricostruzione dell'edificio ad opera degli architetti Aldo Rossi, Ignazio Gardella e Angelo Sibilla.

Catalogo delle opere[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lista delle composizioni di Arnold Schoenberg.

Lavori con numero d'opera[modifica | modifica wikitesto]

  • Op.1 Due canti per baritono
  • Op.2 Quattro canti per voce e pianoforte
  • Op.3 Sei canti per voce media e pianoforte
  • Op.4 Verklaerte Nacht per sestetto d'archi
  • Op.5 Pelleas und Melisande poema sinfonico per orchestra
  • Op.6 Otto canti per voce e pianoforte
  • Op.7 Primo quartetto per archi in re minore
  • Op.8 Sei canti per voce e orchestra
  • Op.9 Prima Sinfonia da camera per 15 strumenti solisti
  • Op.10 Secondo quartetto per archi con voce femminile
  • Op.11 Tre pezzi per pianoforte
  • Op.12 Due ballate per voce e pianoforte
  • Op.13 Friede auf erden per coro misto
  • Op.14 Due canti per voce e pianoforte
  • Op.15 Il libro dei giardini pensili per voce e pianoforte
  • Op.16 Cinque pezzi per orchestra
  • Op.17 Erwartung monodramma in un atto su testo di Marie Pappenheim
  • Op.18 Die glückliche Hand opera in un atto
  • Op.19 Sei piccoli pezzi per pianoforte
  • Op.20 Herzgewächse per soprano, celesta, arpa e armonium
  • Op.21 Pierrot Lunaire 21 melodrammi per voce e strumenti su testo di Albert Giraud
  • Op.22 Quattro canti per voce e orchestra
  • Op.23 Cinque pezzi per pianoforte
  • Op.24 Serenata per baritono e strumenti
  • Op.25 Suite per pianoforte
  • Op.26 Quintetto per fiati
  • Op.27 Quattro pezzi per coro misto
  • Op.28 Tre satire per coro misto
  • Op.29 Suite per nove strumenti
  • Op.30 Terzo quartetto per archi
  • Op.31 Variazioni per orchestra
  • Op.32 Von heute auf morgen opera comica in un atto su testo di Max Blonda (Gertrud Kölisch)
  • Op.33a Pezzo per pianoforte
  • Op.33b Pezzo per pianoforte
  • Op.34 Musica d'accompagnamento per una scena cinematografica per orchestra
  • Op.35 Sei pezzi per coro maschile
  • Op.36 Concerto per violino e orchestra
  • Op.37 Quarto quartetto per archi
  • Op.38 Sinfonia da camera n.2
  • Op.39 Kol Nidre per orchestra
  • Op.40 Variazioni su un recitativo per organo
  • Op.41 Ode a Napoleone Buonaparte su testo di Byron per voce recitante e quartetto d'archi
  • Op.42 Concerto per pianoforte ed orchestra
  • Op.43a Tema e variazioni per banda
  • Op.43b Tema e variazioni per orchestra
  • Op.44 Preludio al Genesi per orchestra
  • Op.45 Trio per archi
  • Op.46 Un sopravvissuto di Varsavia per voce recitante ed orchestra
  • Op.47 Fantasia per violino e pianoforte
  • Op.48 Tre canti per voce grave
  • Op.49 Tre canti popolari per coro misto
  • Op.50a Dreimal Tausend Jahre per coro misto
  • Op.50b Salmo 130 (De profundis) per coro misto a 6 voci
  • Op.50c Moderner Psalm per voce recitante, coro misto e orchestra

Lavori senza numero d'opera[modifica | modifica wikitesto]

  • Gurrelieder per soli coro e orchestra
  • Lied der Waldtaube (dai Gurrelieder) per voce e strumenti
  • Suite per orchestra d'archi
  • Moses und Aron opera in tre atti (il terzo atto non è stato musicato)
  • Die Jakobsleiter per voce, coro e orchestra
  • Sei pezzi per pianoforte a quattro mani, 1894
  • Canti per il Kabaret
  • Quartetto d'archi in re maggiore
  • CANONI

Orchestrazioni ed arrangiamenti[modifica | modifica wikitesto]

  • Concerto per quartetto d'archi e orchestra
  • Concerto per violoncello ed orchestra
  • Tre cantate folk per 4.parti coro misto senza accompagnamento
  • Quattro cantate folk tedesche per voce e pianoforte

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Josef Rufer, Die Komposition mit zwölf Tönen, Berlin-Wunsieldel, Hesse, 1952 (tr. it.: Teoria della composizione dodecafonica, Milano, Il Saggiatore, 1962)
  • Luigi Rognoni, Espressionismo e dodecafonia, Torino, Einaudi, 1954 (2a ed. ampliata: La scuola musicale di Vienna. Espressionismo e dodecafonia, Torino, Einaudi, 1966)
  • Roman Vlad, Storia della dodecafonia, Milano, Suvini Zerboni, 1958
  • Arnold Schönberg, Stile e Idea, tr. it., Milano, Feltrinelli, 1975
  • Dizionario Karadar.
  • Enciclopedia Treccani.
  • Mario Carrozzo e Cristina Cimagalli, Storia della Musica Occidentale - Dal Romanticismo alla musica elettronica (Armando Editore)
  • Arnold Schönberg, IL PENSIERO MUSICALE e la logica, tecnica e arte della sua presentazione, Casa Editrice Astrolabio - Ubaldini, 2011, p. 340, ill. con 16 tavole fuori testo, ISBN 978-88-340-1602-2.
  • Anna Maria Morazzoni (a cura di), Stile e pensiero. Scritti su musica e società, Milano, Il Saggiatore, 2008

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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