Contrappunto

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Nel linguaggio musicale, con il termine contrappunto si possono intendere:

  • la presenza, in una composizione o in una sua parte, di linee melodiche indipendenti che si combinano secondo regole tramandate dalla tradizione musicale occidentale;
  • la parte della teoria musicale che studia queste regole;

Nella musica contrappuntistica la dipendenza delle linee melodiche tenute dalle varie voci di una composizione riguarda, principalmente, l'aspetto armonico; ciò non toglie che le voci possano essere in relazione tra loro anche in base al materiale melodico, attraverso procedimenti imitativi. Nel contrappunto, quindi, l'effetto di accordo dato dal sovrapporsi delle diverse voci è in un certo senso incidentale. In primo luogo, infatti, il contrappunto si concentra sull'aspetto melodico piuttosto che sull'effetto armonico.

Il termine deriva dal latino punctus contra punctum, ovvero nota contro nota (punctum è il termine del latino medievale equivalente al nostro termine "nota").

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Polifonia.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il contrappunto identifica la musica occidentale; lo sviluppo e l'evoluzione del contrappunto è infatti la caratteristica principale che ha distinto, e distingue ancora oggi, la musica europea o di matrice europea dalle musiche di altri continenti.

Il contrappunto è sviluppato durante il tardo Medioevo e il Rinascimento, ed è stato dominante nei periodi successivi, caratterizzando in particolar modo la musica barocca.

La stessa parola contrappunto si riferisce alla pratica di contrapporre ad un cantus firmus, cioè ad una voce avente una melodia tratta generalmente dal canto gregoriano ed esposta a valori larghi, una nuova melodia, secondo regole che si andarono sviluppando via via nel corso della storia della musica e che giunsero, partendo dalla polifonia organale del XI secolo e passando per le mutazioni delle consonanze, delle dissonanze e all'individuazione di più parti autonome, a maturazione nel 1500.

La polifonia, a partire dall'Ars Antiqua in avanti, si corredò via via di consigli, più che di regole, seguendo i quali si poteva dar vita ad una composizione veramente polifonica, nel senso che tutte le voci dovevano essere assolutamente indipendenti l'una dall'altra. In questo senso nel corso del XVI secolo i compositori toccarono il vertice di questa concezione, fornendo il modello per le generazioni successive. L'uso sapiente e misurato degli artifici contrappuntistici è riassumibile a titolo di esempio nelle opere di Palestrina, Marenzio e Orlando di Lasso. In questo periodo la tecnica contrappuntistica si allontanò dalla visione cosiddetta orizzontale a favore di un modello armonico-verticale della composizione.

Esempio magistrale dell'uso del contrappunto in epoca barocca può essere considerata anche tutta l'opera di Johann Sebastian Bach. Anche le celeberrime 555 sonate per clavicembalo di Domenico Scarlatti hanno un contrappunto meno evidente ma geniale.

Nel 1725 fu pubblicato a Vienna il celeberrimo trattato a dialogo Gradus ad Parnassum del teorico e compositore austriaco Johann Joseph Fux. Quest'opera ebbe ampi riconoscimenti tra i contemporanei di Fux e fu utilizzata come trattato fondamentale per l'apprendistato dei compositori delle generazioni successive. Il merito di Fux risiede nella sua capacità di aver saputo codificare nel modo più sistematico le basilari tecniche contrappuntistiche ripartendole in varie fasi (le cosiddette species) che procedono progressivamente dal semplice al complesso.

Le nuove tecniche non solo indussero i teorici della musica a ricercare nuove terminologie, ma anche a reimpostare la teoria su nuove basi. All'epoca del basso continuo il contrappunto intensificò la sua funzione scolastica.

Con la crisi della tonalità e della concezione armonica risalente alla fine dell'Ottocento, si assistette ad una ripresa della concezione contrappuntistica. Nel Novecento sia la tecnica seriale sia la tecnica che prevede una molteplicità di suoni isolati, e non ultima la focalizzazione su tutte le dimensioni del suono diedero fiato ad una nuova forma di contrappunto, come ad esempio quella del contrappunto polidimensionale.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le muse, De Agostini, Novara, Vol. III, pag.409

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Johann Joseph Fux, Gradus ad Parnassum, Forni Editore, Bologna.
  • Theòdore Dubois, Trattato di contrappunto e fuga, Ricordi, Milano.
  • André Gedalge, Trattato della fuga, Edizioni Curci, Milano.
  • Diether de la Motte, Contrappunto, Ricordi, Milano.
  • Felix Salzer, Carl Schachter, Contrappunto e composizione, EDT, Torino.
  • Riccardo Viagrande, Il contrappunto e le sue forme, Casa Musicale Eco, Monza, 2005
  • Renato Dionisi, Bruno Zanolini, La tecnica del contrappunto vocale nel cinquecento, Edizioni Suvini Zerboni, Milano, 1996
  • Bruno Zanolini, La tecnica del contrappunto strumentale nell'epoca di Bach, Edizioni Suvini Zerboni, Milano

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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