Architettura futurista

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Prospettiva tratta da La Città Nuova di Sant'Elia, 1914.

L'architettura futurista è la denominazione di una forma di architettura della prima metà del Novecento teorizzata in Italia, caratterizzata da forte innovazione tecnica e formale, anti-storicismo, esasperato cromatismo, utilizzo di linee dinamiche, volta nel suo insieme a suggerire un'idea di velocità, movimento, urgenza e lirismo. Essa rappresentava uno dei principali settori di interesse del Futurismo, un movimento artistico fondato dal poeta Filippo Tommaso Marinetti, firmatario del Manifesto Futurista nel 1909. Il movimento attrasse poeti, musicisti ed artisti (come Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Fortunato Depero ed Enrico Prampolini) ma anche architetti. Tra i temi dei futuristi vi erano il culto dell'età delle macchine e la glorificazione della guerra e della violenza intesi come impulso vitalistico al rinnovamento.[1] Antonio Sant'Elia fu l'architetto che meglio rappresentò la visione futurista in una forma urbana.[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La fabbrica del Lingotto di Torino, con la sua pista di prova sul tetto, fu indicata nel manifesto del 1934 come la "prima invenzione costruttiva futurista" in architettura.[3]

Nel 1912, tre anni dopo il Manifesto Futurista di Marinetti, Antonio Sant'Elia e Mario Chiattone presero parte alla mostra sulle Nuove Tendenze a Milano. Nel 1914 il gruppo presentò la sua prima esposizione con un "Messaggio" di Sant'Elia, che in seguito, con il contributo di Filippo Tommaso Marinetti, diventò il Manifesto dell’Architettura Futurista.[3] Anche Boccioni lavorò ufficiosamente su un manifesto simile, mai pubblicato in quanto Marinetti preferì Sant'Elia.

Nel 1920 fu pubblicato da Virgilio Marchi il Manifesto dell’Architettura Futurista–Dinamica.[3]

Ad esso seguì il Manifesto dell'Arte Sacra Futurista di Fillia (Luigi Colombo)[3] e Filippo Tommaso Marinetti, pubblicato nel 1931.

Il 27 gennaio 1934 fu pubblicato l'ultimo manifesto futurista relativo a temi architettonici, il Manifesto dell'Architettura Aerea, redatto da Marinetti, Angiolo Mazzoni e Mino Somenzi,[3] che sposta il tema della nuova progettazione verso una scala urbanistica seppur in chiave visionaria. Mazzoni, che aveva aderito pubblicamente al Futurismo soltanto l'anno prima, aveva elaborato negli anni precedenti (1928/1932) un edificio oggi considerato un capolavoro dell'architettura futurista[4] (all'epoca non indicato come tale dai futuristi) quale la Centrale termica e Cabina apparati centrali presso la stazione di Santa Maria Novella, a Firenze.

A seguito della morte di Marinetti (1944) e della fine della seconda guerra mondiale (1945) il movimento futurista si è dissolto, ed i suoi membri hanno continuato la loro attività su autonomi percorsi artistici.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Numerosi eminenti futuristi rimasero uccisi dopo essersi arruolati volontari per combattere nella Prima guerra mondiale.
  2. ^ Günter Berghaus, International Futurism in Arts and Literature, Walter de Gruyter, 2000, p. 364, ISBN 3-11-015681-4.
  3. ^ a b c d e L'architettura futurista e il manifesto dell'architettura aerea di Angiolo Mazzoni, pubblicato in AA.VV., Angiolo Mazzoni e l'Architettura Futurista, pp. 7-22
  4. ^ Nel 1978, l'architetto Léon Krier descrisse la centrale termica come il più grande capolavoro dell'architettura futurista-costruttivista-modernista. Pubblicato in London 1978 - An architecture thesis on Angiolo Mazzoni da Flavio Mangione e Barbara Weiss; Angiolo Mazzoni e l'Architettura Futurista, p. 45.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]