Neoimpressionismo

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Il neoimpressionismo è un movimento pittorico ispirato alla ripresa delle teorie dell'impressionismo. Nasce dalle riflessioni della "Société des Indépendants" presieduta da Odilon Redon e composta da Paul Signac, Georges Seurat, Henri-Edmond Cross, Charles Ongrand, Albert Dubois-Pillet, Hippolyte Petitjean, Théo van Rysselberghe e altri ancora.

Il nome[modifica | modifica sorgente]

Il termine neoimpressionismo fu coniato dall'editorialista Félix Fénéon sulla rivista "L'Art Moderne" del 19 settembre 1886, e poi ripresa in un proprio saggio sul movimento. Nel dicembre dello stesso anno fu usata anche da Arsène Alexandre, editorialista de "L'Evénement".

Caratteri[modifica | modifica sorgente]

I caratteri del neoimpressionismo - codificati da Fénéon, confermati da Signac sul suo Journal e da Seurat in una lettera a Maurice Beaubourg del 1890 - sono:

  1. massima luminosità coloristica in ogni quadro, secondo l'idea impressionista;
  2. per ottenere la massima luminosità di cui sopra, si procede alla giustapposizione sistematica e alla mescolanza ottica dei toni, delle tinte e dei pigmenti unici puri; la mescolanza dei colori sulla tavolozza, invece, va nettamente rifiutata;
  3. i diversi elementi vanno equilibrati fra loro secondo le leggi dell'irradiamento, del contrasto e della degradazione;
  4. la dimensione del quadro determina anche la scelta del tocco;
  5. i vari elementi del dipinto (toni, linee, tinte complementari etc.) devono essere in armonia tra loro;
  6. il pittore deve puntare all'emozione ottica e non a quella soggettiva.

I punti elencati costituiscono la tecnica della division, con i benefici della colorazione, della luminosità e dell'armonia, ma differiscono dagli elementi costitutivi della vituperata - da parte dei neoimpressionisti - tecnica pointilliste, la quale difetta di equilibrio e di contrasto.

La scienza nella pittura[modifica | modifica sorgente]

Durante il XIX secolo, scrittori-scienziati come Michel Eugène Chevreul, Nicholas Ogden Rood e David Sutter pubblicarono trattati sul colore e gli effetti ottici della percezione. Riuscirono a tradurre le ricerche di Helmholtz e Newton in un linguaggio comprensibile anche ai profani. Chevreul fu quello che influenzò maggiormente gli artisti dell'epoca; il suo maggior contributo riguardò la ruota dei colori primari e secondari.

Chevreul era un chimico francese che si occupava di restauro di arazzi antichi: grazie a questo lavoro, notò che l'unico modo per restaurare correttamente una sezione era tener conto dell'influenza dei colori presenti attorno alla lacuna. Scoprì così che due colori giustapposti, leggermente sovrapposti o molto vicini, avrebbero avuto l'effetto di un altro colore se visti da una certa distanza. La scoperta di questo fenomeno divenne la base della tecnica Pointillist usata dai pittori neoimpressionisti.

Chevreul scoprì anche che l'"ombra" che si vede dopo aver guardato un colore, è l'opposto, o complementare. Per esempio, osservando un oggetto rosso, si può notare un'ombra verde, della forma dell'oggetto. Il complementare è dovuto alla persistenza sulla retina dell'immagine.

I pittori Neoimpressionisti si interessarono della interazione dei colori e fecero grande uso dei colori complementari nei loro dipinti. Nei suoi lavori, Chevreul avvisò gli artisti che non avrebbero dovuto solamente dipingere il colore dell'oggetto rappresentato, ma avrebbero dovuto aggiungere anche altri colori, con opportuni adattamenti per raggiungere l'armonia.

Un altro testo fondamentale per le teorie neoimpressioniste fu la Grammatica dell'arte del disegno, scritto nel 1867 da Charles Blanc, che citava gli studi di Chevreul e che era indirizzato ad artisti e dilettanti. Per Blanc, il colore aveva un significato emozionale: sosteneva che il colore non avrebbe dovuto essere basato su un giudizio di gusto, ma piuttosto avrebbe dovuto essere il più vicino possibile alla realtà.

Altra importante influenza sui Neoimpressionisti l'ebbe Nicholas Ogden Rood, che studiò anche i colori e gli effetti ottici. Mentre le teorie di Chevreul erano fondate sugli studi di Newton sulla mescolanza della luce, quelle di Rood si basavano sugli scritti di Helmholtz, che analizzava gli effetti delle mescolanze e delle giustapposizioni dei pigmenti. Per Rood, i colori primari erano rosso, verde e blu-violetto: come Chevreul, sosteneva che se due colori si trovano vicini, da una certa distanza sembrano un terzo colore. Inoltre, la giustapposizione di tinte primarie avrebbe creato un colore più intenso e gradevole di quanto si sarebbe ottenuto mescolando direttamente i pigmenti. Poneva anche l'attenzione sulla differenza tra colori additivi e sottrattivi, poiché la luce e la materia colorata si mescolano in modi diversi:

  • Pigmenti: Giallo + Rosso + Blu = Nero
  • Luce: Giallo + Rosso + Blu = Bianco

Seguaci[modifica | modifica sorgente]

Oltre ai già elencati pionieri, aderirono all'ideologia neoimpressionista Lucie Cousturier, Maximilien Luce, Hippolyte Petitjean, Lucienne Pissarro, Théo van Rysselberghe, Jeanne Salmersheim-Desgranges, Henry van de Velde, Willy Finch, Louis Hayet, Léo Gausson e Antoine de la Rochefoucauld.

Diffusione[modifica | modifica sorgente]

La diffusione del neoimpressionismo fu particolarmente significativa in Belgio, e si affermò in Italia con il divisionismo. Ricoprì molta importanza anche per il futurismo.


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