Tardo gotico

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Storia dell'arte
occidentale

Storia dell'architettura
Storia della pittura
Storia della scultura
Arte preistorica
Arte egizia
Arte mesopotamica
Arte assira
Arte minoico-micenea
Arte greca
Arte etrusca
Arte romana
Arte tardoantica
Arte paleocristiana
Arte barbarica
Arte alto medievale
Arte bizantina
Arte longobarda
Arte carolingia
Arte vichinga
Arte ottoniana
Arte romanica
Arte gotica
Arte tardogotica
Arte del Rinascimento
Arte manierista
Barocco
Rococò
Neoclassicismo
Romanticismo
Realismo
Impressionismo
Post-impressionismo
Simbolismo
Surrealismo
Fauvismo
Cubismo
Futurismo
Metafisica
Bauhaus
Dadaismo
Avanguardie storiche
Categoria:Storia dell'arte
modifica

Il tardo gotico è una fase della storia dell'arte europea, collocabile tra la fine del XIV e buona parte XV secolo, con alcune zone dove si prolungò a oltranza fino al XVI secolo. Fu un fenomeno legato soprattutto alle corti che ebbe una diffusione piuttosto uniforme in tutta Europa, favorita dai frequenti scambi di oggetti d'arte e di artisti stessi tra i centri dell'Italia settentrionale, della Francia, della Germania.

Fratelli Limbourg, Tentazioni di Cristo, pagina miniata del Très Riches Heures del Duca di Berry, 1412-1415. Il tema sacro è solo un pretesto per mettere in scena uno sfolgorante castello in un paesaggio inquadrato "a volo d'uccello".
Fratelli Limbourg, Tentazioni di Cristo, pagina miniata del Très Riches Heures del Duca di Berry, 1412-1415. Il tema sacro è solo un pretesto per mettere in scena uno sfolgorante castello in un paesaggio inquadrato "a volo d'uccello".

Il tardo gotico mantenne un ruolo dominante e una importante diffusione per tutta la prima metà del XV secolo; l'Arte del Rinascimento infatti, sviluppatasi a Firenze, non ebbe una diffusione immediata in tutti i più importanti centri italiani e soprattutto negli altri paesi europei; in questi contesti il tardo gotico rimase il punto di riferimento principale per la gran parte della committenza.

In questo periodo più che mai le arti figurative non furono un riflesso di fenomeni storici o sociali, ma svolsero il ruolo di compensazione fantastica attraverso l'evocazione di un mondo perfetto ed aristocratico.

Tra i più noti artisti dell'epoca tardo gotica ci sono il Pisanello, Antonio e Alvise Vivarini, Gherardo Starnina, i fratelli Limbourg, Gentile da Fabriano e altri.

Indice

[modifica] Terminologia

Questo periodo viene chiamato anche con altri termini equivalenti che ne evidenziano alcune caratteristiche:

  • Il termine "tardo gotico" pone l'accento sull'aspetto cronologico collocando questo stile in continuità col gotico e come epilogo di esso, in questo senso implica anche un'accezione "autunnale", come ultimo capitolo del mondo medievale;
  • gotico internazionale sottolinea la l'estesa diffusione che questa fase stilistica ebbe in molti paesi d'Europa grazie a un significativo dialogo e a una larga diffusione dei manufatti favorita dalla predilezione per oggetti piccoli o comunque facilmente trasportabili; probabilmente questo è il termine che meglio rappresenta questo periodo ed è il termine più utilizzato per il contesto italiano; esistono per esempio quadri che sono dei veri e propri rompicapo per gli storici perché la comunanza di stilemi in aree geografiche tanto vaste può far sì che vengano di volta in volta attribuiti ad artisti francesi, o italiani o inglesi (come nel celebre Dittico Wilton).
Il Dittico Wilton
Il Dittico Wilton
Il Dittico Wilton
Il Dittico Wilton
  • gotico fiorito è un termine che fa riferimento all'amore per il lusso e per la raffinatezza che caratterizza questo periodo;
  • gotico cortese è invece un termine che evidenzia la diffusione di quest'arte all'interno dell'ambiente sociale che ne decretò il successo: un segno di distinzione dell'aristocrazia rispetto all'avanzare della borghesia, caratterizzato dalla perfezione formale; le corti quindi, prima tra tutte quella papale, esercitarono un ruolo prima di richiamo verso gli artisti e poi di amalgama e diffusione dello stile;
  • gotico fiammeggiante è un termine che evidenzia l'esasperazione dell'architettura gotica dove gli slanci diventano sempre più elevati ed i complessi strutturali di costoloni e archi rampanti sempre più sottili ed accentuati. Le strutture murarie non portanti oltre che ad essere sostituite da vetrate vengono riempite di trafori estremamente lavorati. Sulle coperture, nei vertici e negli spigoli superiori delle facciate vengono introdotti sottilissimi ed esasperati pennacchi estremamente lavorati che fanno sembrare l'altezza delle strutture ancora più elevata. In Italia tale arte viene colta in maniera molto più mitigata (fatta eccezione per il Duomo di Milano e per qualche qualche altro raro monumento).
  • stile dolce infine evidenzia l'amore per la pittura estremamente raffinata e delicata, con morbide sfumature e stesura modulata, che si diffonde principalmente in Boemia ed in Piemonte con autori quali Michelino da Besozzo.

[modifica] Caratteristiche

Pisanello, San Giorgio e la Principessa. Chiesa di Santa Anastasia. Verona
Pisanello, San Giorgio e la Principessa. Chiesa di Santa Anastasia. Verona
Meister Francke, Polittico di Santa Barbara, 1415, Helsinki, Kansallis Museet
Meister Francke, Polittico di Santa Barbara, 1415, Helsinki, Kansallis Museet

Il tardo gotico si caratterizzò per alcuni fattori, comuni alle varie manifestazioni di questo stile:

  • L'amore per il lusso, per la preziosità degli oggetti e per l'eleganza formale della rappresentazione artistica; abbondava dunque l'uso dell'oro, dei materiali pregiati, dei colori luminosi e degli smalti. Aumentò la diffusione di oggetti di piccolo formato come avori, oggetti d'oreficeria, codici miniati, o comunque di oggetti facilmente trasportabili, come gli arazzi.
  • Grande attenzione al realismo minuto delle rappresentazioni: ogni oggetto veniva riprodotto nei minimi particolari, anche i più epidermici.
  • Accanto a questa forma di realismo coesiste una significativa tendenza all'esasperazione espressiva che sfocia spesso in uno stile grottesco, con ricorso frequente a elementi macabri o truculenti (rappresentazione impietosa di cadaveri, uso marcato del sangue nelle scene di martirio, ecc.). Si noti, ad esempio, la scena in secondo piano nell'affresco San Giorgio e la Principessa di Pisanello (in cui, addirittura, uno dei cadaveri ha i pantaloni abbassati).
  • Col realismo e l'esasperazione grottesca conviveva spesso anche la più raffinata idealizzazione lirica, per esempio nelle figure di personaggi signorili, di grande compostezza formale e privi di connotazioni psicologiche specifiche. Queste antitesi possono anche essere lette come una sorta di compiacimento aristocratico nel confronto tra il patinato mondo delle corti e il suo opposto umile e miserevole. Anche in questo caso come esempio si può portare l'affresco San Giorgio e la Principessa; qui San Giorgio che ha appena sconfitto il drago scende dal cavallo ornato d'oro e dialoga con l'elegantissima principessa mentre fanno da sfondo architetture ricchissime accostate a morte e miseria.
  • Attenzione secondaria per un'unificazione di tipo spaziale (come avvenne nel Rinascimento con la prospettiva) per cui gli elementi in un'opera d'arte apparivano isolati, oppure sono liberamente collocati con dimensioni anche innaturali (come nel Polittico di Santa Barbara del Meister Francke dove gli insetti sono grandi come le pecore e le figure in primo piano sono sono molto più minute di quelle in secondo piano). Talvolta la rappresentazione diventa così un'occasione di catalogazione, come nelle scene di caccia dove sono raffigurati animali di tutte le specie possibili.
  • Prevalenza formale della linea nelle raffigurazioni, ora morbida e sinuosa, ora spigolosa e guizzante, con colori intensi che ne sottolineino l'andamento, con panneggi dalle ampie falcate e complicati arabeschi che arrivano ad assorbire l'anatomia umana.
  • Una consistente predilezione per tematiche inerenti all'ambiente cortese (non più solo arte religiosa quindi) come tematiche tipiche dei romanzi cavallereschi, scene di vita nei campi affiancate a situazioni tipiche del mondo laico e profano. Riguardo all'arte sacra questo aspetto ha due conseguenze possibili: la raffigurazione dei santi come nobili magnificamente vestiti oppure, all'inverso, come persone qualunque inserite in minuziose scene di vita quotidiana.

[modifica] Sviluppo territoriale in Europa

[modifica] Francia

Maestro del Maresciallo Boucicaut, Adorazione dei Magi, 1412 circa, Ginevra, Biblioteca Universitaria
Maestro del Maresciallo Boucicaut, Adorazione dei Magi, 1412 circa, Ginevra, Biblioteca Universitaria

Tra i centri più vivaci della fine del secolo ci furono sicuramente Avignone, che dopo il ritorno del papa a Roma divenne un'inesauribile fonte di modelli. Non si arrestò del tutto la produzione artistica, ma divenne meno ricca e meno audace. Le pitture pervenuteci sono scarse, ma restano notevoli esempi di scultura funeraria, come il monumento funebre al Cardinale Lagrange (1403) nella chiesa di San Marziale, esemplare del ricorrere di temi macabri. Sulla lastra che copre il sepolcro l corpo del defunto viene rappresentato in avanzato stato di decomposizione, ma ancora più sorprendenti erano le perdute sette teste di rappresentanti dei più alti gradi sociali in vari stadi di putrefazione: si tratta di una delle prime rappresentazioni del genere, che avevano come retaggio le iconografie trecentesche dei trionfi della morte, dell'incontro dei tre vivi con i tre morti e delle danze macabre.

Grande forza di irraggiamento artistico ebbero gli atelier di miniatori delle varie corti francesi, tra i quali spiccò quello di Parigi, dove confluirono spesso anche artisti fiamminghi ed italiani. Tra i maestri più importanti spiccano il Maestro del Maresciallo Boucicaut (forse Jacques Coene, direttore del cantiere per il Duomo di Milano nel primo decennio del Quattrocento), che migliorò la gamma di colori disponibili rendendoli più brillanti e precisi tramite nuove sostanze agglutinanti e che fu tra i primi ad usare i cieli di più tinte schiarite all'orizzonte, e i Fratelli Limbourg, originari della Gheldria, che crearono i propri capolavori per Jean de Berry dal 1404.

Certosa di Champmol (Digione), Pozzo dei Profeti
Certosa di Champmol (Digione), Pozzo dei Profeti

Quest'ultimi maestri in particolare sono famosi per gli amplissimi paesaggi si suggestione fiabesca, per le esili proporzioni delle figure umane, i colori raffinati, gli effetti di luce e l'attentissimo realismo dei dettagli più minuti.

In Borgogna, sotto Filippo l'Ardito, si sviluppò una scultura derivata dalle maestranze fiamminghe, caratterizzata da monumentali figure immobili, dove sulle cadenze sinuose del Gotico Internazionale prevale il volume semplice, pur animato da potenti effetti di chiaroscuro e dalla minuziosa resa dei dettagli. Un capolavoro di questo stile artistico è per esempio il Pozzo dei profeti di Claus Sluter nella Certosa di Champmol, frammento di una complessa Crocefissione gravemente danneggiata nel corso della Rivoluzione Francese, dove le possenti figure (sei profeti e sei angeli) sono caratterizzate da un nuovo grandioso realismo e da una notevole individuazione psicologica (1395).

Da tutti questi elementi si sviluppò in seguito la scuola fiamminga con l'originale spirito di attenzione al realismo.

In Francia comunque la produzione artistica di questo epriodo non può svincolarsi dalle questioni politiche, legate alle rivendicazioni dinastiche dei duchi di Berry e di Borgogna.

[modifica] Boemia

Resurrezione del Maestro degli altari di Wittingauer, 1380-1390, Praga, Národni Galerie
Resurrezione del Maestro degli altari di Wittingauer, 1380-1390, Praga, Národni Galerie

In Boemia all'epoca di Venceslao IV si ebbe l'apice dello Stile dolce. In pittura e scultura esso era caratterizzato da un'attenzione preminete alla linea, con il movimento ritmico delle pieghe nei panneggi, e da un'idealizzazione delle fisionomie. In pittura fu tipico l'uso di tinte morbidamente sfumate, che sottolineavano con delicatezza le rotondità delle forme.

Famosa è la produzione delle cosiddette Belle Madonne, spesso in legno, che ebbero un'ampia diffusione anche in tutto l'arco alpino orientale, dalla Germania meridionale all'Italia del nord, passando per l'Austria.

In pittura si sviluppò una corrente soprattutto attenta al grottesco, con forzature della prospettiva e dei colori per scopi espressivi: per nella Resurrezione del Maestro degli altari di Wittingauer un cristo efebico si leva dal sepolcro coperto da una sgargiante veste rossa, mentre i soldati addormentati apparirono in grottesche pose caricaturali attorno al sarcofago scorciato secondo una prospettiva distorta.

[modifica] Germania

Un dipinto emblematico dello sviluppo tardo-gotico tedesco è la Madonna e santi nel giardino del Paradiso, dipinto da un maestro anonimo verso il 1410. In questa raffigurazione i personaggi sono disposti senza una precisa composizione, con proporzioni irreali; tutta l'attenzione del pittore è dedicata ai minuziosi dettagli delle specie botaniche, degli strumenti musicali, degli uccelli colorati.

Un grande protagonista, nel quale si riconoscono alcuni dei tratti più tipici del gotico internazionale, fu il Meister Francke (Maestro Franco), che dipinse figure molto originali, con le proporzioni tra figure in primo e in secondo piano rovesciate (si pensi alle famose Storie di santa Barbara dove in una scena dei cavalieri appaiono come giganti oltre la boscaglia mentre i contadini in primo piano sono molto più piccoli. Nella sua arte si trova anche una forte marcature degli elementi più drammatici e truculenti, come nelle figure del Cristo dopo la passione, smagrito, deformato dal dolore e con il realistico sangue che cola ancora dalle ferite, oppure nelle scene di martirio, come quella di Tommaso Becket, dove non sono risparmiati i particolari più macabri, come la ricca veste vescovile macchiata dai fiotti di sangue delle ferite.

[modifica] Sviluppo territoriale in Italia

[modifica] Lombardia

Michelino da Besozzo, Codice Bodmer (libro d'ore), prima metà del XV secolo, New York, Pierpoint Morgan Library
Michelino da Besozzo, Codice Bodmer (libro d'ore), prima metà del XV secolo, New York, Pierpoint Morgan Library

La Lombardia fu senz'altro la regione protagonista del gotico internazionale in Italia. con Gian Galeazzo Visconti venne iniziato un programma politico teso a unificare il nord-Italia in una monarchia al pari di quella francese, con la quale intrattenne continui scambi culturali.

A Pavia nacque una la più prestigiosa scuola di miniatura della regione, celebre in tutta Europa per il realismo e la fine decoratività con il nome di ouvraige de Lombardie.

L'opera più importante fu l'inizio del Duomo di Milano, per il quale il Visconti richiamò architetti francesi e tedeschi, che costruirono l'edificio più vicino al gotico transalpino d'Italia.

L'artista più rappresentativo dell'epoca fu Michelino da Besozzo, miniatore, pittore ed architetto. Nell'Offiziolo Bodmer rinnovò lo stile trecentesco a favore di una maggiore fluidità con colori tenui e preziosi. All'appiattimento spaziale rispose con un maggiore decorativismo ritico, sottolineato per esempio dalle raffinate cornici di fiori sapientemente riprodotti con grande veridicità a fronte di studi specifici: il colore dei petali fa sempre un delicato contrappunto alle tinte dominati della scena rappresentata.

Un altro grande maestro, già attivo nel cantiere del Duomo milanese, fu Giovannino de' Grassi, che miniò per Gian Galeazzo Visconti un sontuoso Offiziolo, oggi alla BNCF, con grandi pagine coperte di pitture animate dal contorno meno nitido, come se sfumati da una luce più soffusa.

Altri maestri furono più legati a forti tinte contrastanti, con gesti eccessivamente espressivi e figure immobili e solenni, come nelle miniature di Belbello da Pavia

[modifica] Venezia

Venezia, Ca' d'Oro, 1420-1440
Venezia, Ca' d'Oro, 1420-1440

All'inizio del XV secolo Venezia iniziò una svolta epocale, concentrando i suoi interessi verso la terraferma e distaccandosi progressivamente dall'influenza bizantina, inserendosi più attivamente nel quadro occidentale. In pittura, scultura e architettura si registrò un contemporaneo innesto di motivi tardo-gotici, che bene si amalgamavano col sostrato bizantino.

Palazzo Ducale venne coperto di affreschi tra il 1409 e il 1414, con artisti esterni di grande fama, quali Pisanello, Michelino da Besozzo (forse) e Gentile da Fabriano, opere oggi quasi totalmente perdute.

In architettura venne coronata la Basilica di San Marco e venne deciso, nel 1422 di prolungare Palazzo Ducale sul lato della piazza, fino a San Marco, continuando lo stile della parte predente, trecentesca. Nacque così uno stile veneziano svincolato dalle mode europee del momento, che venne usato per secoli. Appartengono a questo stile le eleganti polifore a archetti finemente ornati della Ca' Foscari, del Palazzo Giustiniani e della Ca' d'Oro, dove un tempo la facciata era anche decorata da smaglianti dorature e effetti policromi.

[modifica] Verona

Stefano da Verona, Adorazione dei Magi, 1435, 47x72 cm, Pinacoteca di Brera, Milano
Stefano da Verona, Adorazione dei Magi, 1435, 47x72 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

Verona, per quanto sottomessa a Venezia dal 1406, mantenne a lungo una propria scuola rtistica, più vicina alla Lombardia (vi aveva lavorato a lungo anche Michelino da Besozzo). Importante fu il pittore Stefano da Verona, figlio di un pittore francese (Jean d'Arbois già al servizio di Filippo l'Ardito e Gian Galeazzo Visconti).

Nell' Adorazione dei Magi (firmata e datata 1435), costruì con tratti morbidi e linee sinuose una delle migliori opere del gotico internazionale, prestando grande cura ai dettali , alla resa delle materie preziose e delle stoffe, alla calibrazione della composizione affollata.

Ma l'artista più importante attivo a Verona fu Pisanello, che portò al culmine l'arte figurativa settentrionale.

Straordinaria è anche la sua produzione di disegni, veri e propri studi dal vero, tra i primi nella storia dell'arte ad acquistare un valore indipendente dall'opera su tavola finita. Nella Cappella Pellegrini della chiesa di Santa Anastasia si trova la sua opera tarda ma più conosciuta, il San Giorgio e la principessa, dove in una maniera del tutto personale mescolò eleganza dei dettagli e tensione della narrazione, raggiungendo vertici di "idealizzato realismo". Oggi le pitture non sono in stato di conservazione ottimale, con i volti che hanno perso le fini velature, l'argento delle armature ormai ossidato e le tinte del cielo ormai irrimediabilmente annerite. In seguito si trasferì ad altre corti italiane (Pavia, Ferrara, Mantova, Roma), dove diffuse le sue conquiste artistiche venendo a sua volta influenzato dalle scuole locali, con particolare riguardo alla riscoperta del mondo antico promossa già dal Petrarca, alla quale si votò copiando numerosi rilievi romani in disegni che ci sono in parte pervenuti.

[modifica] Arco alpino

I passi alpini furono da sempre attraversati da vari flussi di viaggiatori, per questo facile luogo di scambi culturali. I due casi più esemplari nel panorama del Quattrocento italiano furono il ducato di Amedeo VIII (che aveva sposato la figlia del duca di Borgogna) nel Piemonte occidentale, dove lavorò Giacomo Jaquerio, e il Trentino, dove il Maestro Venceslao decorò la torre dell'Aquila nel Castello del Buonconsiglio con i Mesi, desunti dalle iconografie dei Tacuina Sanitatis con un fitto intreccio tra mondo cavalleresco e mondo quotidiano.

[modifica] Firenze

Firenze, a fine XIV secolo, era dominata da una classe dirigente appartenente alla borghesia, nella quale sarebbe presto spiccata la signoria di fatto dei Medici. Firenze, già poco propensa ad accettare l'arte fastosa e cosmopolita del gotico che si diffuse ad esempio nella vicina Siena, recepì con fatica anche l'aristocratico gotico internazionale: questo stile ebbe una durata molto breve e si coniugò fin dall'inizio con l'orientamento nettamente classicista della scuola locale.

Dopo la crisi della seconda metà del Trecento (che si era manifestata anche in arte con opere schematiche, appiattite e con poca inventiva), il Quattrocento si aprì all'insegna di un'apparente periodo di stabilità e ritrovata ricchezza. La pittura veleggiava nel giottismo ortodosso e le tendenze più innovative si manifestarono con due orizzonti diversi: l'adesione al gotico internazionale o un recupero più rigoroso dell'arte classica. In architettura venne creata la classicheggiante Loggia della Signoria, ma anche la Porta della Mandorla del Duomo (1391-1397) di Nanni di Bartolo conteneva nuovi spunti.

La formella di Ghiberti per il concorso del Battistero (1401)
La formella di Ghiberti per il concorso del Battistero (1401)
La formella di Brunelleschi per il concorso del Battistero (1401)
La formella di Brunelleschi per il concorso del Battistero (1401)

Una straordinaria sintesi delle due scuole di pensiero è offerta dalle due formelle superstiti del concorso per la realizzazione della porta nord del Battistero di Firenze, fuse in bronzo rispettivamente da Lorenzo Ghiberti e da Filippo Brunelleschi ed oggi al Bargello. La prova consisté nel raffigurare un Sacrificio di Isacco entro un quadrilobo, come quelli già usati da Andrea Pisano nella porta più antica, che i due artisti risolsero in maniera molto diversa.

Ghiberti divise la scena in due zone verticali armonizzate da uno sperone roccioso, con una narrazione equilibrata, figure proporzionate e aggiornate alle cadenze del gotico. Vi inserì anche citazioni dall'antico di sapore ellenistico nel poderoso nudo di Isacco, facendo quindi una selezione tra i più stimoli disponibili in quell'epoca. L'uso dello sfondo roccioso inoltre generava un fine chiaroscuro privo di stacchi violenti (che influenzò anche lo stiacciato di Donatello).

Ben diversa fu il rilievo cerato da Brunelleschi, che suddivise la scena in due fasce orizzontali, che danno l'idea di uno sfondamento in profondità per via dei piani sovrapposti. lo sfondo è piatto e le figure vi emergono con violenza. Altamente espressivo è il culmine della scena, dove linee perpendicolari creano la forte scena del coltello aguzzo fermato dall'angelo che impugna saldamente il braccio di Abramo: l'urto tra le tre volontà diverse (di Abramo, di Isacco e dell'angelo) è reso con una tale espressività da far apparire al confronto la formella di Ghiberti una pacata recitazione. Questo stile deriva da una meditazione dell'opera di Giovanni Pisano e dell'arte antica, come dimostra anche la citazione colta dello spinario, nell'angolo sinistro, o il rilievo bizantino leggermente sbalzato sulla fronte dell'altare. La vittoria spettò a Ghiberti, segno di come Firenze non fosse ancora pronta al classicismo innovativo che fu all'origine del Rinascimento, proprio in scultura prima che in pittura.

A Firenze Gentile da Fabriano lasciò il suo capolavoro, l' Adorazione dei Magi, e il Polittico Quaratesi, dove forse subiva già l'influsso verso la monumentalità di Masaccio. Un altro esponente importante del tardo-gotico fiorentino fu Lorenzo Monaco, pittore e miniatore camaldolese, che dipinse figure allungate, coperte da ampi panneggi falcati, con tinte raffinate e innaturalmente brillanti. Non aderì però alla laica cultura cortese, anzi profuse nelle sue opere una forte spiritualità accentuata dal distacco delle figure dalla realtà e dagli aristocratici gesti appena accennati.

[modifica] Altre aree italiane periferiche

Trionfo della Morte, 1446 circa Palazzo Abatellis, Palermo
Trionfo della Morte, 1446 circa Palazzo Abatellis, Palermo

Altre zone italiane ebbero degli improvvisi picchi artistici, che sono sempre collegabili a particolari rapporti politici e commerciali ad ampio raggio.

Nelle Marche le piccole signorie locali intrapresero attivissima scambi con l'area emiliana, veneta e lombarda. Vi fiorì la precoce attività di Lorenzo Salimbeni, che produsse opere come il Matrimonio mistico di Santa Caterina (Pinacoteca Comunale di San Severino), caratterizzata da un vorticoso movimento delle linee dei panneggi, da colori irreali e da un minuto realismo nei dettagli, secondo i più aggiornati modelli lombardo-emiliani.

In Sicilia con l'insediamento di Ferdinando di Castiglia (1412) e di Alfonso d'Aragona (1416) costituì la fonte di una committenza ricca ed esigente, che portò nell'isola nel sistema dei commerci e degli scambi culturali con la Catalogna, Valencia, la Provenza, la Francia settentrionale e i Paesi Bassi. Il miglior frutto di quest'epoca fu il grande affresco del Trionfo della Morte per il cortile di Palazzo Sclafani (oggi staccato e conservato nella Galleria Regionale di Palermo).

In un giardino irrompe la Morte, su uno spettrale cavallo scheletrito, e lancia frecce che colpiscono personaggi di tutte le fasce sociali e di diverse religioni, uccidendoli. L'iconografia non è nuova e l'attenzione ai dettagli più grotteschi e macabri rivela una mano transalpina. L'espressività è straordinaria, con molti episodi secondari di notevole preziosità: musici e cacciatori che imperterriti continuano le loro attività, personaggi appena sorpresi dalla morte e i dolenti personaggi più umili che invocano la Morte, ma vengono da essa ignorati.

[modifica] Bibliografia

  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999.

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali