Iconografia di Gesù

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L'iconografia di Gesù, cioè il modo di rappresentare la figura di Cristo nell'arte sacra, ha raggiunto una forma stabile e ben definita dopo i primi secoli del Cristianesimo.

Aspetto fisico di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

La presunta immagine di Gesù sulla Sindone di Torino (negativo fotografico).

Non si conosce con certezza l'aspetto fisico di Gesù. Né i Vangeli, né gli altri scritti del Nuovo Testamento, né altri documenti d'epoca lo descrivono, neppure sommariamente. Solo nella lettera di Publio Lentulo (supposto predecessore di Ponzio Pilato) vi è una descrizione del suo profilo fisico, ma tale lettera è generalmente ritenuta un falso medievale.

Secondo quanti ritengono che la Sindone di Torino sia l'autentico lenzuolo funebre di Gesù, il suo aspetto sarebbe fedelmente riportato nella particolareggiata immagine umana impressa sul telo: essa ci mostra un uomo muscoloso, di statura medio-alta, con i capelli lunghi e la barba. Questa è anche l'immagine con cui Gesù viene tradizionalmente rappresentato; è errata tuttavia la teoria secondo la quale l'iconografia di Cristo derivi da questa reliquia, poiché le fattezze fisiche con il quale egli viene rappresentato erano già canonizzate molti secoli prima rispetto a quando risalgono le prime notizie sulla Sindone.

Alcuni studiosi sostengono tuttavia che, in base alle usanze ebraiche dell'epoca, Gesù non poteva portare i capelli lunghi.[1] A supporto di questa tesi si cita un passo di san Paolo (Prima Lettera ai Corinzi 11,7-16) che definisce "indecoroso" lasciarsi crescere i capelli. Inoltre, poiché Giuda lo baciò per farlo riconoscere, si presume che Gesù fosse una persona come tante altre, senza caratteristiche fisiche di spicco. D'altra parte, si deve tener conto della tradizione del nazireato, in cui si faceva voto di lasciarsi crescere i capelli, e delle usanze ebraiche relative al comandamento che ingiungeva: "Non taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, né spunterai gli orli della tua barba." (Levitico 19:27).[2] Da notare comunque che la tradizione dei "capelli lunghi" viene tuttora osservata con l'uso dei "payot" da parte di alcuni uomini e ragazzi delle comunità religiose ebraiche ortodosse, secondo la succitata interpretazione dell'ingiunzione biblica contro la rasatura degli "angoli" (in tondo) della propria testa.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Imago clipeata di Gesù, raffigurato con gli attributi di un imperatore(dal dittico consolare di Sabiniano, 517, Cabinet des Médailles, Parigi)
Cristo barbuto, immagine del IV secolo dipinta nelle catacombe di Commodilla

Le più antiche raffigurazioni cristiane[modifica | modifica wikitesto]

I Vangeli e gli altri scritti del Nuovo Testamento non descrivono l’aspetto fisico di Gesù: per gli ebrei la raffigurazione di Dio era proibita, sotto pena di castigo. Per i greci e i pagani le immagini di divinità erano adorate come divinità esse stesse.

Ma col passare del tempo si è sentito necessario avere una raffigurazione del Cristo.

Dal II al IV secolo le testimonianze scritte lo descrivono in maniera contrastante. In particolare nel III secolo Gesù viene ritratto in ambienti gnostici e sincretisti assieme ad altri filosofi.

Nei primi secoli del cristianesimo non si hanno rappresentazioni dirette di Gesù, ma piuttosto simboli o immagini allegoriche, come il pesce (il cui nome greco ichthys è l'acronimo delle parole: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), il Buon Pastore con al collo una pecorella, il Basileus, il Maestro o lo stesso Orfeo derivato dalla tradizione classica [senza fonte].

Con la progressiva secolarizzazione del culto cristiano (nuova religione dell'impero) si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù.

Alcuni Padri, soprattutto quelli greci, dichiararono che l'immagine di Gesù doveva essere brutta[4], poiché in Isaia il Figlio dell'Uomo è un vile servo. Il Salmista diceva invece (45,2) che era bello, di aspetto più bello di tutti i figli degli uomini. Ma la sua bellezza doveva essere divina, e non umana. Dunque san Giustino negò a Gesù di avere un bell'aspetto. Clemente Alessandrino lo descrive con un viso deforme. Eusebio di Cesarea lo dipinge deforme di corpo. Per i padri latini invece egli era bello e piacevole.

Nel periodo tardo antico, con la secolarizzazione del culto cristiano e il distacco dalla tradizione ebraica, si diffondono rappresentazioni dirette di Gesù, raffigurato come giovane imberbe fino al VI secolo; entro il IV secolo compare anche il Gesù barbuto e con i capelli lunghi, che diventerà la sua raffigurazione canonica. Le due rappresentazioni coesistono fino al VI secolo (ad es. miniature dell'Evangeliario siriaco di Rãbulã, Firenze, Laurenziana; mosaici di S. Apollinare Nuovo a Ravenna).

Successivamente il Gesù imberbe scompare dall'oriente mentre appare ancora talvolta nell'arte carolingia e romanica. L'affermarsi dell'immagine barbuta venne influenzata dall'affermarsi di immagini ritenute autentiche, come il Mandylion di Edessa/Costantinopoli, che alcuni identificano con la Sindone, o come l'Acheropita di Roma documentata dall'VIII secolo. In età bizantina l'iconografia di Gesù viene codificata rigorosamente, anche a seguito della disputa sull'iconoclastia.

Da allora in poi Gesù adulto viene costantemente raffigurato con i capelli lunghi e la barba (un'eccezione degna di nota è il Giudizio universale di Michelangelo nella Cappella Sistina).

Se al principio ci furono problemi etici sulla rappresentazione del volto di Cristo, più tardi prevalsero le esigenze estetiche dei vari popoli, nei quali Gesù venne rappresentato con caratteri etnici variabili.

L'età bizantina[modifica | modifica wikitesto]

Cristo sul trono, particolare del portale della Chiesa di San Tommaso Apostolo, Caramanico Terme.

L'età bizantina vede la fissazione dell'iconografia cristiana: nell'Alto Medioevo la tradizione bizantina avrà una fortissima autorità anche in Occidente. La principale raffigurazione bizantina di Gesù è quella del Cristo Pantocratore, cioè "sovrano dell'universo", che lo mostra in abiti regali e atteggiamento maestoso e severo.

Un'altra raffigurazione è la cosiddetta imago pietatis, che raffigura Gesù morto in posizione eretta, visibile dalla vita in su fuori dal sepolcro, gli occhi chiusi e le mani incrociate sul ventre. La somiglianza di questa singolare posizione con quella della Sindone ha portato alcuni a supporre che questa raffigurazione sia stata direttamente ispirata da essa, il che ne rafforzerebbe l'identificazione col Mandylion, ma anche la possibilità che l'immagine della sindone sia ispirata proprio a queste raffigurazioni.

Tra l'VIII e il IX secolo si diffonde in Oriente la dottrina iconoclasta, i cui sostenitori affermano che non è lecito raffigurare Cristo. Tale posizione viene infine respinta come eretica: il II Concilio di Nicea (787) afferma che "si possono e si debbono esporre le immagini dipinte, a mosaico o simili, del nostro Signore e Dio". Nel frattempo, però, molte immagini sacre sono state distrutte. La disputa sull'iconoclastia ha come effetto anche quello di portare a una rigida codificazione della pittura di icone e su parete.

Tardo Medioevo e Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Il Bacio di Giuda, Giotto

A partire da Giotto l'iconografia occidentale inizia a distaccarsi dai canoni di quella orientale, in direzione soprattutto di un maggiore realismo (anche con la scoperta della prospettiva) e dinamismo, in contrasto con la staticità delle figure bizantine. Giorgio Vasari afferma che Giotto "tradusse la pittura dal greco al latino".[Non Vasari, ma Cennino Cennini, Libro dell'Arte, inizio XV s.]

Ma la più forte rottura fra Oriente e Occidente ha luogo nel Rinascimento. In quest'epoca la figura di Gesù si laicizza e diventa il prototipo dell'uomo perfetto. Tale visione ha il suo massimo esponente in Michelangelo, che però si concentrò anche sulla rappresentazione di Cristo morto nelle pietà. Da notare che il mezzo espressivo prediletto era la scultura su marmo, cioè una forma d'arte non tradizionale per la figurazione cristiana, più legata alla pittura.

Le rappresentazioni di Gesù più diffuse nell'ambito della Riforma protestante hanno di solito un carattere didascalico, mentre prevalgono in ambito cattolico, dopo il concilio di Trento, le rappresentazioni classicheggianti e patetiche al tempo stesso. Grande fortuna avranno ad esempio le raffigurazioni di Guido Reni di Cristo coronato di spine. Del resto, l'iconografia della Crocifissione è, per mole della produzione e qualità, argomento che merita una trattazione separata.

Canoni di raffigurazione[modifica | modifica wikitesto]

Gesù adulto[modifica | modifica wikitesto]

La raffigurazione canonica di Gesù adulto lo mostra con i capelli lunghi e la barba, di solito castani, talvolta biondi. I capelli sono sciolti o legati a coda di cavallo. In genere indossa una veste lunga fino ai piedi (la "tunica senza cuciture" citata in Giovanni 19,23-24) e a volte un mantello; fanno eccezione le raffigurazioni del suo battesimo e dei diversi momenti della Passione (flagellazione, crocifissione, deposizione, ma non il trasporto della croce, per il quale egli si rivestì: vedi Matteo 27,31, Marco 15,20), in cui è spogliato, con solo uno straccio che gli copre i fianchi, e quelle della Resurrezione, in cui è di solito avvolto in un lenzuolo bianco drappeggiato in modo da lasciare visibile la piaga del costato. Propria di Gesù inoltre è l'aureola nella quale è inscritta una croce.

Gesù bambino[modifica | modifica wikitesto]

Sono frequenti nell'arte sacra anche le rappresentazioni di Gesù bambino; è diffusissima soprattutto la figura della Madonna col Bambino. In genere è raffigurato neonato avvolto in fasce (vedi Luca 2,7;2,12), oppure in età di due-tre anni in piedi o seduto sulle ginocchia di Maria, o ancora durante l'allattamento (Madonna del latte). L'immagine chiamata Gesù Bambino di Praga invece lo ritrae in piedi e vestito con abiti regali. Anche alcuni santi, in particolare san Giuseppe e sant'Antonio di Padova, sono di solito raffigurati con Gesù bambino in braccio.

Raffigurazioni particolari[modifica | modifica wikitesto]

Tra i vari momenti della vita di Gesù, i più rappresentati sono la Crocefissione, la Resurrezione e la deposizione dalla croce: quest'ultima si esprime nelle forme della Pietà (Gesù morto tra le braccia di Maria) e del Compianto sul Cristo morto.

Altre raffigurazioni dell'arte occidentale sono quella del "Sacro Cuore", dove il cuore di Gesù è visibile sul petto, e quella della "Medaglia miracolosa", in cui due fasci di luce, uno rosso e uno bianco, si irradiano dal petto di Gesù a simboleggiare il sangue e l'acqua fluiti dal suo costato (cfr. Giovanni 19,34).

Nell'arte orientale, invece, la raffigurazione più frequente è quella del Cristo Pantocratore ("signore di tutte le cose"), che lo ritrae seduto in trono con vesti regali. Questa immagine compare soprattutto nelle icone e nei mosaici che ornano le chiese.

Il presepe[modifica | modifica wikitesto]

Il presepe è la ricostruzione scenografica della natività di Cristo. Vi appaiono vari personaggi, tra i quali irrinunciabili sono Gesù bambino nella mangiatoia, Maria, Giuseppe, l'asino e il bue, collocati entro una capanna. Soprattutto a Napoli vi è un'importante tradizione presepistica che risale almeno al Settecento.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Hans Belting, La vera immagine di Cristo, 2007, ISBN 88-339-1773-8

  • Teodoro lo Studita, Antirrheticus Adversus Iconomachos. Confutazioni contro gli avversari delle sante icone, a cura di Antonio Calisi, Chàrisma Edizioni, Bari 2013, pp. 106. ISBN 978-88-9085-590-0

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tuttavia l'affermazione non ha un decisivo riscontro storico e viene contestata con fonti avverse e riferimenti alle leggi del Nazireato, alle citazioni bibliche di Levitico che raccomandavano la crescita dei capelli e della barba (vedi la tradizione corrente tra gli ebrei ortodossi ecc. Jewish Encyclopedia, New York, Funk and Wagnalls, 1901–1906. s.v.
  2. ^ Susan Niditch, My Brother Esau Is a Hairy Man, Oxford University Press, 2008.
  3. ^ Cfr. appunto la frase biblica "Non taglierete in tondo i capelli ai lati del capo, né spunterai gli orli della tua barba." - Levitico 19:27; cfr. anche TalmudMakkot 20a, Rambam "Avodath Kokhavim" 12:6, Yoreh Deah 181.
  4. ^ Jose Riquelme Salar Esame medico della vita e della passione di Gesù Cristo Edizioni Paoline 1955

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