Storia della pittura

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Categoria:Storia dell'arte
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La storia della pittura si svolge dalla preistoria al mondo contemporaneo e comprende raffigurazioni eseguite con varie tecniche modificandosi in base alla funzione dell'arte nel suo contesto storico e culturale.

Indice

[modifica] Variazioni stilistiche

Da una concezione gerarchica della grandezza di corpi nel quale proporzioni diverse indicavano la maggiore o minore importanza del soggetto rispetto agli altri e il suo ruolo sociale, fino alla ricerca e al rispetto naturalistico delle proporzioni.

La posizione delle figure nello spazio viene contestualizzata all'interno delle rappresentazioni fino a una ricerca specifica di regole per la rappresentazione spaziale attraverso l'uso della prospettiva.

Si passa da figure stilizzate della preistoria alla ricerca della volumetria della figura, della tridimensionalità differenziando i piani con colori dai toni più chiari o più scuri a seconda dell'esposizione alla luce e in base alla direzione della luce sui corpi. Da uno stile bidimensionale a tinte piatte si passa al concetto di chiaro-scuro, di studia la luce che si riflette sui corpi e l'ombra che definisce la consistenza dei soggetti sul piano reale del dipinto. Da linee definite che racchiudono i soggetti vengono tracciati contorni più soffici che la inseriscono nello spazio in modo più dolce.

[modifica] Variazioni tecniche

Dall'affresco si passa alla tempera, poi nel Quattrocento nasce l'uso del colore ad olio e nel Novecento compaiono gli acrilici e i prodotti industriali. I colori si ottengono inizialmente macinando le terre, sono presenti le ocre gialle e rosse, nei secoli si aggiungono alla tavolozza nuovi pigmenti, questo dipende dalla reperibilità della materia prima. Il blu ad esempio era raro e quindi costosissimo n Italia.

Gli impasti per ottenere i colori si arricchiscono e anche l'imprimitura del supporto contribuisce alla resistenza dell'opera e alla luminosità. Le imprimiture delle tavole servono a rendere l'assorbimento dei colori più omogeneo e a fissarsi meglio, Le vernici finali, ottenute da resine proteggono il lavoro e saturano i colori rendendoli più “carichi“.

Cambia il modo di inserire le figure nello spazio ad esempio con la nascita della prospettiva con punto di fuga all'infinito.

[modifica] Variazioni concettuali

Cambia la funzione dell'arte, da celebrativa e simbolica può essere un modo di descrivere la realtà in modo naturalistico, fino a divenire un' interpretazione della realtà libera dall' imitazione della realtà,come per l' arte astratta.

Molte delle regole che si creano vengono stravolte con l'arte concettuale quando la pittura non è più iitazione della Natura, ma ne diventa l' interpretazione.

[modifica] I trattati di pittura

Ci sono diversi trattati di pittura nella storia dalla Naturalis Historiae di Plinio arrivato a noi attraverso Vitruvio a quello di Leonardo da Vinci al Manuale di Gino Piva[1]. Cennino Cennini scrive nel Trecento un vero e proprio manuale in cui descrive i modi per preparare la carta e gli strumenti fino alle tecniche di rappresentazione dei soggetti. Alla base di una buona rappresentazione c'è il disegno, la progettazione del dipinto comincia dalle bozze e dagli studi. Per poter dipingere bisogna prima saper disegnare.

Un altro trattato importante è quello di Leonardo da Vinci dove sono riportate moltissime annotazioni sullo studio della percezione della realtà e la sua rappresentazione, ad esempio come un soggetto in lontananza appaia più chiaro e soffuso rispetto ad uno in primo piano (si tratta della cosiddetta prospettiva aerea). Descive la prepazione della tavola e la stesura del colore, i procedimenti per imitare la natura, dipingere paesaggi e soggetti. Molo importanti sono anche le annotazioni riguardanti il ritratto, come l'espressione risultante da uno stato d'animo influisce sui muscoli del viso. Descrive dettagliamente anche le differenze anatomiche dei soggetti a seconda della loro età e del loro sesso. Uno dei trattati più importanti sull'argomento, purtroppo misconosciuto per motivi da ascrivere al ventennio fascista, è il libro (quasi un breviario) di Leone Augusto Rosa: "La Tecnica Della Pittura Dai Tempi Preistorici ad oggi". E possibile trovarlo nelle principali biblioteche nazionali. Si tratta di un vero e proprio trattato suddiviso in due parti, analitica la prima descrittiva la seconda con un'incredibile quantità di notizie e di ricette preziose, altrove introvabili. Un manuale scientifico, basilare per chi vuole apprendere da una condizione di esperienza sperimentale tutto lo scibile sulle tecniche antiche e moderne, svelate, senza misteri di ricette segrete. Una pietra miliare della scienza delle tecniche pittoriche che anticipa le più accurate e sofisticate indagini odierne.

[modifica] Il contesto storico e sociale

Si possono così suddividere i periodi storici della storia dell'arte e le fondamentali correnti artistiche:

[modifica] Pittura preistorica

Le prime tracce di pittura sono quelle dell'arte rupestre, rappresentazioni di scene di caccia dipinte nelle grotte. Alcuni esempi sono i ritrovamenti nelle grotte di Lascaux risalenti al 15000 a.C. E molto suggestive e importanti sono anche le impronte delle mani nelle grotte di Pech Merl l Lot in Francia. I colori utilizzati per queste rappresentazioni erano ottenuti da carbone (per il nero), da terre (per l'ocra gialla e rossa) che venivano macinate per ottenere i pigmenti impastati con acqua. Le figure umane erano stilizzate, filiformi, mentre gli animali erano voluminosi, anche perché queste immagini erano legate a scopi propiziatori per la caccia, con significato magico-religioso, auspicavano abbondanza.

[modifica] Pittura nell'antichità

Nell'arte egizia le pitture realizzate nelle tombe, in rapporto alla prosecuzione della vita del defunto nel mondo ultraterreno. Altre pitture sono realizzate per la celebrazione delle imprese dei faraoni. La pittura si mescola al bassorilievo, spesso colorato e dipinto, e alla scrittura geroglifica. Le linee sono rigide e le figure statiche, sempre rappresentate di profilo ad eccezione degli occhi e delle spalle che sono frontali. Tra i colori compare anche il blu, ottenuto dalla macinazione del turchese, che rimase celebrato e raro (blu egizio) durante tutta l'antichità. Il colore blu divenne di uso più comune in Italia solo alla fine del XIII secolo, usato per la prima volta da Giotto.

Nell'arte cretese sono arrivate fino a noi decorazioni e scene di danze e di giochi rituali: nell'affresco risalente al 1500 a.C. raffigurante la Tauromachia (dove l'acrobata, per dimostrare la sua superiorità rispetto alle forze della natura doveva saltare sulla schiena di un toro), le linee sono morbide e curve, anche le figure sono disposte in modo leggermente obliquo, accentuando l'effetto del movimento.

Anche nell'arte etrusca si osserva una maggiore dinamicità, una moltitudine di linee curve rendono la figura più naturale.

[modifica] Pittura greca

Amphora con tre figure nere, Dioniso e due satyrs, firmato per Andocide.

Il greci furono la prima popolazione a portare un pieno svolgimento all'arte pittorica, ponendosi il problema della luce, dello spazio, del colore, delle variazioni di tono e degli effetti della tecnica (smalti, impasto, velature...). Tali questioni vennero affrontate e risolte nel V secolo a.C. e vennero sviluppate documentatamente nel IV secolo.

Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia, narra della sfida tra i pittori Zeusi e Parrasio: la disputa riguardava chi dei due fosse il migliore nell'imitazione della natura. Il primo mostrò il suo affresco raffigurante dell'uva e alcuni uccelli andarono a beccarla, poi toccò al secondo e i presenti gli chiesero di spostare la tenda per mostrare il suo lavoro: poi capirono che aveva vinto perché la tenda era appunto dipinta: mentre il primo aveva ingannato degli animali i secondo aveva ingannato l'occhio dei presenti, dimostrando la sua superiorità tecnica.

Per la produzione durante l'ellenismo abbiamo scarsa documentazione, ma i pochi resti suggeriscono che i problemi pittorici vennero portati avanti, con uno svolgimento simile per molti versi a quello della scultura, verso una piena libertà tecnica e spaziale. La libertà di tocco e di pennellata di quel periodo ha fatto parlare, facendo un parallelismo con la civiltà moderna, di "impressionismo".

La grandissima maggioranza delle pitture greche ci è nota solo da frammenti, ricostruzioni a partire dalle fonti letterarie, riflessi in altre culture (come quelle etrusca) e qualche copia romana (anche a mosaico). Un singolare reperto è la tomba del Tuffatore, a Paestum, unico nel suo genere.

La ricostruzione della pittura greca monumentale tramite la ceramografia (opere realizzate sui vasi) è un'operazione difficile ma ampiamente praticata, che porta però a risultati discutibili. Federico Zeri, a titolo di esempio, paragonava il lavoro di questi studiosi a coloro che volessero capire la pittura monumentale di Raffaello e di Michelangelo cercandone gli echi nella produzione dei vasai di Deruta o Gubbio.

[modifica] Pittura romana

Per approfondire, vedi la voce Pittura romana.

[modifica] Pittura nel Medioevo

Clare di Assisi è ricevuta nell'ordine dei minorites dalla st. Francis.

La pittura medievale si sviluppa a partire dalle forme proprie dell'arte tardoantica: immagini sempre più ieratiche e simboliche, riflesso di una sempre più profonda concezione della spiritualità, fanno la loro comparsa già dal IV secolo nelle catacombe di Roma, ma anche nei mosaici di Santa Costanza o di Santa Maria Maggiore. Le immagini sono tratte dal repertorio cristiano, la cui spiritualità condiziona in maniera fondamentale i soggetti. Ad esempio il concilio di Efeso del 431 che definì Maria come la Theotokos, la Madre di Dio, dà lo spunto alle prime immagini ufficiali della Vergine. Occorre tener presente che se la data del 476 della caduta dell'impero Romano d'Occidente è stabilita come l'inizio del Medioevo, questo non si può applicare alla lettera per quanto riguarda la pittura: infatti esiste continuità fra l'arte prima e dopo tale data. E' con Bisanzio che va definendosi sempre di più la pittura medievale: l'arte bizantina (330 - 1453 d.C.) da un lato è solo un aspetto dell'arte medievale, ma dall'altro ne è l'asse portante. Le sue forme, canonizzate in seguito allo scisma iconoclasta dal secondo concilio di Nicea del 787 furono quelle universalmente diffuse in tutto il mondo cristiano, seppure con accezioni regionali diverse di volta in volta, in oriente come in occidente. La differenza di ricezione degli atti del concilio di Nicea però, dà origine a ciò che separerà in modo così netto la pittura delle due parti dell'Europa: già con i Libri Carolini di Carlo Magno (VIII secolo) la pittura si delinea in occidente come mera illustrazione dell'evento biblico. Le immagini delle chiese diventano biblia pauperum, la bibbia dei poveri, nelle quali gli illetterati possono comprendere ciò che l'analfabetizzazione rende loro impossibile leggere nelle Scritture. La pittura delle chiese o delle iconostasi diventa quindi una decorazione degna di rispetto, ma non propriamente "arte sacra" come invece rimane l'icona in oriente. Qui le sante immagini vengono venerate come Presenza in assenza della persona rappresentata: per questo gli orientali ancora oggi venerano grandemente le immagini baciandole e inchinandovisi davanti. Pur con una diversità basilare di interpretazione dell'immagine dipinta, l'oriente e l'occidente restano uniti nelle forme pittoriche fino alla fine del Duecento, influenzandosi a vicenda, vivendo rinascenze del classico o evoluzioni di tipo più simbolico. Importante menzionare in questo contesto le celebri croci dipinte e le pale d'altare di Coppo di Marcovaldo, Giunta Pisano, Cimabue. In seguito, a partire dall'Italia accade che, a causa di mutate condizioni socio-economiche, ma soprattutto a causa di uno sviluppo teologico e filosofico che rimarca sempre di più la differenza fra oriente e occidente, l'ennesima rinascenza classica della scuola romana e fiorentina (Pietro Cavallini, Jacopo Torriti, Giotto di Bondone) prende una piega definitiva e compie un passo decisivo verso forme più naturalistiche. La cappella del Sancta Sanctorum della Scala Santa di Roma, ma soprattutto il ciclo di Assisi è la dimostrazione piena di come nuove istanze culturali, teologiche e filosofiche modifichino la concezione della corporeità e del rapporto col sacro nell'immagine dipinta. Con il Gotico, inaugurato dalle scuole fiorentina e senese, avviene la fase terminale della pittura medievale verso forme sempre più naturalistiche, sempre più filosofiche e progressivamente sempre meno teologiche, fino al Rinascimento.

Andrej Rublëv, Icona della Trinità, 1410 circa. Mosca, Galleria statale di Tret'jakov

[modifica] Quattrocento

La prima fase dell'arte rinascimentale è incentrata su Firenze, e porta i nomi di Filippo Brunelleschi e Masaccio. Se per quel che riguarda la pittura in senso stretto, Masaccio è il primo vero innovatore, a Filippo Brunelleschi dobbiamo il recupero della prospettiva nella sua costruzione geometrica e la spinta all'eliminazione dei fondi oro dalle pale d'altare. Celebri sono infatti le sue tavolette e gli esperimenti con gli specchi descritti dal Manetti (il suo biografo), nei quali elabora una nuova concezione filosofica della visione e del rapporto con il divino nelle immagini sacre. Masaccio stesso approfitta delle indicazioni del Brunelleschi nella realizzazione del suo affresco della Trinità in Santa Maria Novella a Firenze, costruito secondo un unico punto di vista prospettico in modo da creare uno spazio architettonico tridimensionale nel quale vivono fisicamente i personaggi rappresentati. Con Masaccio dunque assistiamo ad un recupero di una nuova fisicità (si vedano gli affreschi della cappella Brancacci, e le marcate differenze con il modo pittorico di Masolino, pittore ancora tardogotico). La seconda generazione vede protagonisti pittori come Beato Angelico, monaco-pittore dalla elevata religiosità (si vedano gli affreschi del convento di San Marco a Firenze), in cui l'intera tradizione religiosa medievale e gotica si veste di una corporeità lieve, esaltata da un uso molto sapiente delle campiture colorate, e Piero della Francesca, originario di Borgo San Sepolcro, volto nelle sue opere al dato geometrico e matematico. Tutto questo recupero va inteso in un discorso di cultura e filosofia platonica, per cui importante è mostrare la bellezza, la pulizia e la nobiltà del mondo delle idee, intese sì in senso cristiano, ma servendosi anche di elementi tratti dalla classicità pagana greca e latina (si pensi che proprio in quell'epoca si riscopriva a Firenze la lingua greca e quindi la tradizione letteraria ellenistica). Con Sandro Botticelli, facente parte della cerchia neoplatonica di Lorenzo il Magnifico, si chiude la stagione rinascimentale a Firenze.

[modifica] Pittura nel Cinquecento

La pittura di questo secolo è segnata dall'opera di Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio, che con Tiziano diventano i modelli degli artisti per almeno tre secoli. Alla loro epoca fa seguito il Manierismo, durante tutto il XVI secolo. Nascono in questo periodo le prime accademie.

[modifica] Pittura nel Seicento

Già a partire dalla fine del Cinquecento prende le mosse da Bologna, con i Carracci, una riflessione pittorica che rielabora il dato reale in chiave classicista. Parallelamente Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, recupera una visione della realtà molto personale, estremamente legata al dato ottico incapace però di comprendere la realtà spirituale, fatto questo che si dimostra essere il filo conduttore della sua parabola umana ed artistica. A partire da Caravaggio nasce il filone dei pittori caravaggeschi, che operano nella stessa direzione. Segue il Barocco.

[modifica] Pittura nel Settecento

Madame Récamier, Jacques-Louis David

Nel Settecento l'attenzione per il paesaggio si accentua, e si assiste a uno snellimento notevole delle rappresentazioni. Si assiste ad una ripresa di istanze classicistiche (Neoclassicismo): si riprendono storie tratte dalla mitologia a cui la pittura dell'epoca è strettamente legata. A Venezia nasce una scuola di vedutisti italiani: il Canaletto, Bellotto e Guardi; a Roma Giovanni Paolo Pannini. La pittura di veduta è caratterizzata da un forte grado di aderenza al vero, una grande vastità degli orizzonti e un ampio uso della prospettiva.

[modifica] Pittura nell'Ottocento

[modifica] Arte contemporanea

[modifica] Note

  1. ^ autore di diversi manuali di pittura e restauro tra cui "manuale pratico di tecnica pittorica"

[modifica] Bibliografia

  • Per la pittura greca: Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
  • Per la pittura medievale: André Grabar, Le origini dell'estetica medievale, Jaca Book, Milano 2001. ISBN 8816405511
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