René Magritte

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René Magritte in una fotografia di Lothar Wolleh.
« Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto. »
(R. Magritte)

René François Ghislain Magritte (Lessines, 21 novembre 1898Bruxelles, 15 agosto 1967) è stato un pittore belga.

Insieme a Paul Delvaux è considerato il maggiore esponente del surrealismo in Belgio[1][2] e uno dei più originali esponenti europei dell'intero movimento. Dopo iniziali vicinanze al cubismo e al futurismo, il suo stile s'incentrò su una tecnica raffigurativa accuratissima basata sul trompe l'oeil, alla pari di Salvador Dalí e di Delvaux, ma senza il ricorso alla simbologia di tipo paranoide del primo o di tipo erotico-anticheggiante del secondo. In passato si è usato ridurre parte dell'opera magrittiana a una semplice interpretazione psicologica secondo la quale alcune delle sue opere, quelle in cui i volti sono coperti da lenzuola, sono da collegare direttamente allo shock avuto dal pittore a quattordici anni, quando avrebbe visto (leggenda infondata come si accerterà più tardi) recuperare il cadavere della madre suicida nel fiume Sambre, coperta appunto da un panno attorno alla testa. Ma René Magritte, detto anche le saboteur tranquille per la sua capacità di insinuare dubbi sul reale attraverso la rappresentazione del reale stesso, non avvicina il reale per interpretarlo, né per ritrarlo, ma per mostrarne il mistero indefinibile. Intenzione del suo lavoro è alludere al tutto come mistero e non definirlo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La firma di Magritte
Un'opera ispirata al celebre quadro di Magritte La Trahison des images (Ceci n'est pas une pipe)

Nato a Lessines, Belgio, nel 1898, il padre Léopold Magritte era un mercante. Da giovane si trasferisce più volte con la famiglia: nel 1910, all'età di 12 anni, si trasferiscono a Châtelet, dove sua madre Adeline due anni dopo, nel 1912, morirà gettandosi nel fiume Sambre;[3] fu ritrovata annegata, con la testa avvolta dalla camicia da notte; questo fatto rimase particolarmente impresso in alcuni dipinti come L'histoire centrale, Les amants e Le fantasticherie del passeggiatore solitario.

Con il padre e i due fratelli si trasferisce nuovamente questa volta a Charleroi, per allontanare il dolore della tragedia. Dopo gli studi classici, René volge i suoi interessi alla pittura. Nel 1916 si iscrive all'Accademia di belle arti di Bruxelles, città dove la famiglia si trasferisce nel 1918.[4][5] Segue i corsi di Van Damme, Ghisbert, Combaz e Montald e incontra il pittore Victor Servranckx.

Inizia a interessarsi alle ricerche futuriste, conosciute attraverso Pierre Floquet; nel 1919 espone la sua prima tela, Trois Femmes, presso la Galerie Giroux.

Nel 1922 si sposa con Georgette Berger, che aveva conosciuto nel 1913, quando aveva quindici anni.[3] Nel 1923 vende il suo primo dipinto, il ritratto della cantante Evelyn Brélin, e nel frattempo inizia a lavorare come grafico, principalmente nel design di carta da parati.

I suoi inizi di pittore si muovono nell'ambito delle avanguardie del Novecento, assimilando influenze dal cubismo e dal futurismo.[1][2] Secondo quanto affermato da lui stesso, la svolta surrealista avviene con la scoperta dell'opera di Giorgio de Chirico, in particolare dalla visione del quadro Canto d'amore, nel quale compaiono, sul fianco di un edificio, un calco della testa dell'Apollo del Belvedere, un gigantesco guanto in lattice da chirurgo e una palla. Profondamente colpito[1][6] dal dipinto, lo descrive come un'opera ”che rappresentava un taglio netto con le abitudini mentali di artisti prigionieri del talento, dei virtuosi e di tutti i piccoli estetismi consolidati: un nuovo modo di vedere."

Furono proprio le pretese che gli artisti dovevano dipingere semplicemente ciò che vedevano che li portarono sempre più verso la sperimentazione, fu così che nel 1925 entra nel suo periodo surrealista con l'adesione al gruppo surrealista di Bruxelles, composto da Camille Goemans, Marcel Lecomte e Paul Nougé, e dipinge il suo primo quadro surrealista, Le Jockey perdu (Il fantino perduto),[4] mentre lavora a diversi disegni pubblicitari. Magritte si cimenta nell’impiego tipico delle accademie, accorgendosi però che quello che dipinge non è la realtà bensì sta creando una nuova realtà come avviene nei sogni; cerca così di creare qualcosa più reale della stessa realtà.

Nel 1926 prende contatto con André Breton, leader del movimento surrealista, che lo colpì al punto di affermare "I miei occhi hanno visto il pensiero per la prima volta",[7] e l'anno successivo si tiene la sua prima mostra personale, presso la galleria Le Centaure di Bruxelles, nella quale Magritte espone ben sessanta opere;[5] successivamente si trasferisce con la moglie a Perreux-sur-Marne, nei pressi di Parigi nel 1927.[3]

Nel 1930, dopo l’esperienza parigina, Magritte decide di tornare a Bruxelles insieme a Georgette. I due si trasferiscono al 135 della rue Esseghem di Jette (nel nord di Bruxelles), in cui Magritte ha vissuto il suo periodo più prospero per 24 anni e creando circa la metà di tutte le sue opere (800 in totale tra tele e disegni). Inoltre è qui che si sviluppano i più importanti momenti del surrealismo belga, poiché l'appartamento di Magritte fungeva da punto d'incontro del gruppo surrealista bruxellese e fu anche il teatro di numerosi eventi (feste in maschera). Paul Nougé, Louis Scutenaire, Iréne Hamoir, Marcel Mariën e altri si riunivano qui tutti i sabato sera. Dal 1999 questo appartamento è stato trasformato nella casa museo dedicata al celebre artista belga.[8]

Nel 1940, per timore dell'occupazione tedesca, si trasferisce con la moglie nel sud della Francia, a Carcassonne.[6] In questi anni sperimenta un nuovo stile pittorico, detto alla Renoir o solare, che porta avanti sino al 1947.[4] Dalla fine dello stesso anno inizia il periodo vache, una sorta di parodia del fauvismo[non chiaro]. Tuttavia, l'esperienza dura pochi mesi.[4][9]

Dopo un ultimo lungo viaggio fra Cannes, Montecatini e Milano, avvenuto nel 1966, muore nel suo letto il 15 agosto dell'anno successivo a Bruxelles poco dopo la comparsa di un improvviso cancro del pancreas. Viene sepolto nel cimitero di Schaerbeek.

La tomba di Magritte e della moglie Georgette nel Cimitero di Schaerbeek

Stile e tecnica[modifica | modifica sorgente]

Magritte dipinge con una tecnica che potremmo definire illusionismo onirico. Egli illustra, ad esempio, oggetti e brani di realtà assurdi: un paio di scarpe che si tramutano nelle dita di un piede o un paesaggio simultaneamente notturno nella parte inferiore e diurno in quella superiore, ricorrendo a tonalità fredde, ambigue, antisentimentali quali quelle del sogno. Scopo dei suoi enigmatici quadri è di creare nell'osservatore un "cortocircuito" visivo. Egli dipingeva questi oggetti surreali perché riteneva il sogno una fonte di ispirazione.

Magritte è l'artista surrealista che, più di ogni altro, gioca con spostamenti del senso utilizzando sia accostamenti inconsueti che deformazioni irreali. Del tutto estraneo al suo metodo è l'automatismo psichico: la sua pittura non vuole far emergere l'inconscio dell'uomo, ma svelare i lati misteriosi dell'universo. Questo il tema attraverso il quale lo stile svela tratti affini alla Metafisica: il suo periodo surrealista inizia con la scoperta delle opere di Giorgio de Chirico. Da qui il bisogno di creare universi fantastici e misteriosi e pitture sulla natura basate su contenuti apparentemente indecifrabili ed enigmatici.

I suoi quadri suggeriscono uno stile da illustratore, (da giovane lavorò come disegnatore di carta da parati, esperienza che gli servì probabilmente a maturare un tratto freddo e impersonale) di connotazione quasi infantile.[1][4][5] Essi conservano volutamente un aspetto pittorico, senza alcuna ricerca di illusionismo fotografico. In questo si ravvisa una delle costanti poetiche di Magritte: tradurre in immagine l'insanabile distanza che separa la realtà dalla rappresentazione. Il surrealismo scaturisce a volte esattamente dal cortocircuito che egli opera tra i due termini. In altri quadri invece il rapporto tra immagine naturalistica e realtà si svolge in soluzioni pittoriche dove il quadro nel quadro ha identico aspetto della realtà che rappresenta, al punto da confondersi in essa.[6][10]

Nel 1928 dipinge La Trahison des images (Ceci n'est pas une pipe), simbolo dell'enigmatico modo di intendere l'arte, due dipinti di pipe di diverse dimensioni unite in una traccia di insieme misteriosa.[7]

Di notevole suggestione poetica i suoi "accostamenti" o le sue "metamorfosi" in cui combina, nel medesimo quadro, cieli diurni e paesaggi notturni; accosta, sospesi nel cielo, una nuvola e un enorme masso di pietra; trasforma gli animali in foglie o in pietra.[1][5]

Uno dei suoi quadri icona è il grande occhio spalancato nel cielo, o al contrario il cielo che si specchia nell'occhio, intitolato Falso specchio, piaciuto talmente a Luis Buñuel da riprenderlo come scena madre nel suo film Un chien andalou.

Il suo surrealismo è dunque uno sguardo molto lucido e sveglio sulla realtà che lo circonda, dove non trovano spazio né il sogno né le pulsioni inconsce.[6] Unico desiderio quello di "sentire il silenzio del mondo", come egli stesso scrisse. Il surrealismo di Magritte si colloca agli antipodi di quello di Dalí mancandovi qualsiasi esasperazione onirica o egocentrica.

Opere (elenco parziale)[modifica | modifica sorgente]

Il Museo Magritte a Bruxelles inaugurato il 30 maggio 2009, fotografato nel 2008 nel corso dei lavori preparatori

René Magritte nei musei[modifica | modifica sorgente]

Musei in Italia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e autori vari, Enciclopedia dell'arte Zanichelli, Zanichelli, 2004, p. 665.
  2. ^ a b autori vari, Le Garzantine: arte, Garzanti, 2002, p. 718.
  3. ^ a b c Marcel Paquet; pag. 90
  4. ^ a b c d e autori vari, Dizionario della pittura e dei pittori (K-N), Larousse Einaudi, 1992, pp. 437-438.
  5. ^ a b c d Maurice Henry, Antologia grafica del surrealismo, Gabriele Mazzotta Editore, 1972, pp. 143-148.
  6. ^ a b c d Stefano Zuffi, Grande dizionario dei pittori dalla A alla Z, Electa, 2004, p. 271.
  7. ^ a b "Magritte: la naura e il mistero", di Melisa Garzonio, pubbl. su "Il Secolo XIX", 5 dicembre 2008, pag.19
  8. ^ (EN) Magritte Museum. URL consultato il 21 giugno 2014.
  9. ^ Marcel Paquet; pag. 46
  10. ^ Cathrin Klingsör-Leroy, Surrealismo, Taschen, 2011, p. 64.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marcel Paquet, René Magritte, Taschen, 2012.
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  • Magritte e il surrealismo in Belgio, cat. di mostra, Galleria Nazionale d'Arte Moderna, Roma 1982.
  • Cacciavillani, Giovanni, "La palelogica di Magritte", Aut Aut, n. 225, maggio-giugno 1988.
  • Calligaris, Contardo, Il quadro e la cornice. Courbet, Manet, Degas, Kagrite, Duchamp. Per una critica della rappresentazione., Dedalo, Bari 1975.
  • Cortenova, Giorgio, "Magritte", inserto redazionale allegato a Art e Dossier, n. 59, luglio-agosto 1991, Giunti, Firenze.
  • Foucault, Michel, "Ceci n'est pas une pipe", Le Cahiers du Chemin, 2, 1968, pp. 79-106, Paris; Fata Morgana, Monpellier 1973; ed. it. con prefazione di G. Almansi, Questa non è una pipa, Serra e Riva, Milano 1980; altra ed. tr. it. di Roberto Rossi, Questo non è una pipa, SE, Milano 1988.
  • Gablik, Suzi, Magritte, Thames and Hudson, London 1970; tr. it. di Massimo Parizzi, Magritte, Rusconi, Milano 1988.
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