Achille Funi

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Dea Roma (studio), 1941-1942 (Fondazione Cariplo)

Achille Virgilio Socrate Funi (Ferrara, 26 febbraio 1890Appiano Gentile, 26 luglio 1972) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Diplomatosi nel 1910 presso l'Accademia di Belle Arti di Brera (dove poi insegnò dal 1939 al 1960), nel 1914 aderì al movimento futurista. “Preso dal bisogno di ritrovare quei valori plastici e ritmici che la pittura dell'ultimo Ottocento aveva del tutto perduti” (Autopresentazione, Prima Quadriennale…), Funi elaborò una sua particolare forma di futurismo che nella scomposizione delle forme e dei volumi si apparenta per certi versi al dinamismo di Boccioni. Sue nove opere vennero esposte alla mostra di Nuove Tendenze, tenutasi presso la Famiglia Artistica di Milano nel 1914. Promosso dal pittore e critico Ugo Nebbia, il sodalizio voleva offrire una versione ammorbidita dei fermenti futuristi e si risolse in realtà in un coagulo di artisti fra loro slegatissimi. L'eclettismo apparve la principale caratteristica del gruppo, mentre Funi, che si autopresentò nel catalogo, vi propose una lettura dinamica del costruttivismo cézanniano.

Funi, in seguito, attraversa un periodo di tentennamenti continui e non sa decidersi se aderire totalmente al futurismo, di cui non condivide appieno il senso della dissacrazione formale. Benché Boccioni lo avesse definito “uno dei maggiori campioni della pittura italiana d'avanguardia”, egli mantenne una certa distanza dal movimento: l'interesse per le forme piene, tipiche del Cézanne riletto da Picasso, lo attraeva assai più del vorticoso dinamismo marinettiano (anche se la sua tematica prediletta era quella della Velocità e gli stilemi quelli della compenetrazione cromatica e della sovrapposizione delle figure tagliate), tanto che Boccioni scrisse che Funi, nonostante le apparenze, rimaneva profondamente realista. Ma Funi continua a ritrovarsi nel gruppo marinettiano allo scoppio della Grande Guerra, arruolandosi anch'egli nel battaglione Lombardo Volontari Ciclisti.

Tornato finalmente a Milano trova che la situazione è profondamente mutata: molti dei suoi amici sono morti in guerra o per la terribile epidemia di spagnola e si accorge che il clan marinettiano ha innestato il proprio impeto rivoluzionario in un contesto maggiormente attento al dato politico. Dai Fasci Futuristi ai Fasci di Combattimento il passo è breve. Funi aderisce così nel marzo 1919 alla famosa riunione in Piazza San Sepolcro a Milano, che costituì la fondazione del fascismo. Ma anche in questo secondo Futurismo Funi è un eterodosso: le opere dell'epoca mostrano un'attenzione per robusti valori formali, che discendono più dal cubismo sintetico o dalla metafisica casoratiana, che dal dinamismo futurista o dal cromatismo fauve (elementi che comunque sono rintracciabili nelle sue opere).

Nel 1923 per iniziativa di Margherita Sarfatti e Lino Pesaro nasce il gruppo di Novecento e Funi è tra i suoi fondatori insieme ad Anselmo Bucci, Leonardo Dudreville, Mario Sironi, Ubaldo Oppi, Emilio Malerba e Pietro Marussig. La linea teorica del gruppo si orienta verso un recupero della tradizione classica italiana rivisitata alla luce delle esperienze delle avanguardie degli inizi del secolo. Le sue figure femminili, le nature morte, i ritratti, al di là dell'esplicita aspirazione neoclassicistica, stabiliscono un'eclettica gamma di riferimenti culturali, in parte connessi alla tradizione artistica ferrarese (Venere innamorata, Malinconia; Milano, Galleria d'Arte Moderna; Autoritratto, Milano, collezione Pallini). L'interesse per la figura come fulcro ideale e soggetto principale dell'opera è, insieme con l'attenzione al mestiere, la caratteristica dominante del classicismo degli anni venti. Si è ormai spenta l'eco delle dichiarazioni futuriste del Manifesto tecnico (aprile 1910). Ora si parla di “umanità”, di centralità dell'uomo nella pittura. De Chirico vede nella figura la grammatica del linguaggio pittorico. Severini riconosce esplicitamente il piacere che una persona prova di fronte alla propria immagine, se questa è costruita con ritmi e proporzioni armoniosi. “È naturale che ci si rivolga al corpo dell'uomo e della donna, nel momento in cui si indica un nuovo umanesimo”, ha scritto Fagiolo Dell'Arco. Importante la sua opera di frescante e di mosaicista (decorazioni ad affresco per le Triennali di Milano dal 1930 al 1940; affreschi nella Tempio di Cristo Re a Roma, in S. Giorgio Maggiore e nel Palazzo di Giustizia a Milano; grande mosaico nella basilica di S. Pietro a Roma).

Negli anni quaranta insegna pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano. Suoi allievi sono stati Giuseppe Ajmone, Valerio Pilon, Oreste Carpi. Nel 1945 ha la cattedra di pittura all'Accademia Carrara di Bergamo e successivamente ne diviene direttore, succedendo a Luigi Brignoli. Negli anni cinquanta torna ad insegnare a Brera.

Nel 1949-1950, Funi aderisce al progetto della importante collezione Verzocchi, sul tema del lavoro, inviando, oltre ad un autoritratto, l'opera "Lo scultore". La collezione Verzocchi è attualmente conservata presso la Pinacoteca Civica di Forlì.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Ritratto della sorella Margherita, 1913
  • La finestra, 1915
  • Autoritratto, 1920
  • Autoritratto da giovane, 1924
  • Maternità, 1925[1]
  • Il mito di Ferrara, 1934-1937.

Achille Funi nei musei[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Museo Cantonale d'Arte, Lugano: Achille Funi

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