Basilica di San Simpliciano

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Coordinate: 45°28′26″N 9°11′04.11″E / 45.473888°N 9.184474°E45.473888; 9.184474

Basilica di San Simpliciano
Facciata
Facciata
Stato Italia Italia
Regione Lombardia Lombardia
Località CoA Città di Milano.svgMilano
Religione Cristiana cattolica di rito ambrosiano
Titolare Simpliciano di Milano
Diocesi Arcidiocesi di Milano
Consacrazione romanico, barocco, neoclassico, neoromanico
Inizio costruzione fra il 374 e il 397
Completamento XX secolo

La basilica di San Simpliciano è un importante luogo di culto cattolico di Milano che sorge nella via omonima, una traversa di corso Garibaldi. È spesso sede di concerti di musica barocca.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sul luogo dell'attuale chiesa sorgeva nel III secolo un cimitero pagano documentato da resti di marmi scoperti nei dintorni. Nonostante non ci siano prove storiche certe a riguardo si sostiene che fu sant'Ambrogio ad iniziare la costruzione della "basilica Virginum", una delle quattro chiese poste strategicamente sulle quattro vie principali di uscita dalla città, che ne determinarono il successivo assetto urbano. La basilica Virginum venne terminata dal successore di Ambrogio, san Simpliciano che vi depose i corpi dei martiri dell'Anaunia (Martirio, Sisinnio ed Alessandro) ed alla sua morte vi fu collocato il suo sepolcro. Un mattone con il sigillo di Agilulfo, scoperto durante i restauri, indica che alcune riparazioni erano state eseguite tra il 590 e il 615.

Nel IX secolo ne presero possesso i benedettini cluniacensi e nel 1176 la chiesa divenne famosa per la vittoria nella battaglia di Legnano, perché racconta la leggenda che i tre martiri, in forma di colombe, si fossero posati sul Carroccio annunciando la vittoria.

Modifiche alla struttura furono apportate tra l'XI ed il XIII secolo; l'attuale chiesa pertanto appare oggi definita in grandi linee dalla costruzione romanica.

Nel 1517 la chiesa e il convento passarono ai benedettini cassinesi che vi restarono sino al 1798, anno in cui il convento fu trasformato in caserma.

Nel XVI secolo il campanile fu fatto abbassare di circa 25 metri da don Ferrante I Gonzaga, come la gran parte di quelli che sorgevano nelle vicinanze del castello. La cupola ed i bracci laterali vennero modificati nel 1582.

Nel 1840 l'interno fu deturpato dagli interventi di Giulio Aluisetti che intonacò pareti e volte e modificò i piloni romanici.

La facciata fu ricostruita dal Maciachini nel 1870, nel 1927 alle finestre della facciata furono apposte vetrate disegnate dal Carpi, raffiguranti episodi della battaglia di Legnano. Restauri recenti hanno riportato alla luce parte delle strutture paleocristiane e hanno reso alla chiesa i caratteri romanici.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Esterno[modifica | modifica wikitesto]

La facciata è una delle meno alterate dagli interventi di fine XIX secolo e mantiene ancora in parte il suo aspetto originario romanico. Nella parte inferiore, le arcate che incorniciano i portali denunciano l'esistenza in antico di un portico. La parte superiore, che appare, invece, più rimaneggiata, mostra due trifore laterali, due bifore centrali, una trifora in alto ed archetti decorativi. Sul fianco della chiesa vi è il campanile, che risulta tozzo a causa della mutilazione cinquecentesca. La cella campanaria dà verso l'esterno con quattro bifore rinascimentali.

Interno[modifica | modifica wikitesto]

Interno

L'interno della basilica è a sala: le tre navate, separate da quattro pilastri circolari in mattoni, sono di uguale altezza, anche se le due navate laterali, come la centrale coperte con volta a crociera, appaiono più strette di quella maggiore. Questa peculiarità della grande sala composta da tre navate di eguale altezza che fanno perno sui pilastri della navata centrale creano un effetto luminoso distribuito assai peculiare, una soluzione analoga verrà poi ripresa in tutt'altro contesto dal Gotico Catalano. In prossimità del presbiterio, sotto il tiburio ottagonale e nella campata precedente, vi è l'innesto del transetto a due navate. Al suo interno, due piccole cantorie in muratura fiancheggiano l'imbocco dell'abside e sorreggono gli organi e vi sono rappresentati Santi e Sante affrescati da Aurelio Luini, figlio di Bernardino Luini. Nel transetto destro, inoltre, vi è il dipinto Sconfitta del Cammolesi di Alessandro Varotari, detto "il Padovanino". Sulla parete del transetto opposto, invece, vi sono lo Sposalizio della Vergine, di Camillo Procaccini ed un affresco con la Deposizione dalla Croce di un maestro lombardo del XVI secolo. Lungo le navate si aprono varie cappelle con decorazioni barocche, rococò e neoclassiche; fra queste la cappella del Rosario, costruita all'inizio del XVIII secolo. Dalla porta sotto la cantoria di sinistra, si accede al Sacello dei Martiri dell'Anaunia, basilichetta a croce latina con abside semicircolare, minuscolo transetto e cupoletta; la piccola costruzione potrebbe risalire al IV secolo. Il presbiterio, affiancato da due pulpiti lignei barocchi, accoglie il grande altar maggiore neoclassico in marmi policromi. Nel catino absidale, vi è l'affresco dell'Incoronazione di Maria, capolavoro di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone (1508). Le navate sono illuminate da sei grandi monofore a tutto sesto con vetrate policrome moderne.

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

L'organo maggiore (Ahrend opus 134)

Nella basilica si trovano tre organi a canne:

  • l'organo maggiore, situato sulla cantoria in controfacciata, è l'Ahrend opus 134, costruito nel 1990 prendendo come modello gli organi barocchi tedeschi; lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica e dispone di 35 registri su tre tastiere e pedaliera;
  • un secondo organo, costruito nel 1897 da Vincenzo Mascioni, è situato in fondo alla navata laterale di destra, nell'area del transetto; anch'esso a trasmissione meccanica, ha 22 registri su due tastiere e pedaliera; in posizione speculare, dall'altra parte dell'abside, vi è una cassa simmetrica, priva però di strumento al suo interno;
  • a pavimento nell'aula, vi è l'organo a cassapanca Pinchi (opus 408), del 1996; è a trasmissione meccanica e dispone di tre registri con un unico manuale, senza pedaliera.

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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