Giovanni Muzio

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Giovanni Muzio (Milano, 12 febbraio 189321 maggio 1982) è stato un architetto italiano. Fu, nel campo dell'architettura, l'iniziatore[1] e l'esponente più rappresentativo del movimento artistico "Novecento"[2][3] ed in genere della corrente tradizionalista che caratterizzò l'architettura italiana degli anni '20 e '30, in rivalità con il razionalismo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Virginio Muzio, un affermato architetto, studiò a Milano, e dopo la partecipazione alla guerra[4] ed un viaggio in Europa, nel 1920 aprì a Milano (in Via Sant'Orsola) uno studio con Giuseppe De Finetti, Giò Ponti, Emilio Lancia e Mino Fiocchi e partecipò attivamente alla vita culturale milanese.

Tra il 1919 ed il 1922 realizzò quella che lui stesso considerò un'opera manifesto: la cosiddetta "Ca' Brutta" in via Moscova[5], che suscitò scandalo o comunque un grande scalpore,[6] come dimostra il nome attribuito popolarmente all'edificio, a causa dell'uso quasi stravagante degli elementi del linguaggio classico.

Muzio in polemica sia con l'eclettismo neogotico e neorinascimentale che ancora sopravviveva a Milano e con il Liberty floreale, propose nella Ca' Brutta un ritorno del classicismo, ridotto a volumi puri ed elementi architettonici semplici, lontani da ogni storicismo eclettico[7]. I suoi riferimenti sono da ricercare nel neoclassicismo ottocentesco lombardo[8]. La sua architettura si avvicina alla "metafisica" di Giorgio De Chirico[9][10] ed al "realismo magico"[11] producendo un monumentalismo severo a cui si riconosce oggi un grande valore urbano[senza fonte].

Durante gli anni venti collaborò con l'amico Mario Sironi per vari allestimenti e padiglioni, tra cui il padiglione per l'Expo di Barcellona e l'allestimento della triennale di Monza del 1930.[12]

Si occupò anche di urbanistica fondando nel 1924 il Club degli urbanisti, insieme ad altri famosi architetti con i quali partecipa a concorsi, tra cui il più significativo fu il progetto per Milano Forma Urbis Mediolani del 1927, sviluppando un'idea di città ordinata e compatta non lontana dalle esperienze ottocentesche[13].

Negli anni '20 progettò in Valle d’Aosta alcune centrali ed impianti idroelettrici per la Società Idroelettrica Piemontese: centrali di Maen (1924-28), di Covalou (1925-26), di Promeron (1926-28) e di Isollaz (1926-27). Negli anni '50 realizzò altre due centrali: Avise (1952) e Quart (1955)[14]. Negli edifici delle centrali Muzio, pur impiegando un linguaggio storicista, riescì a dare coerenza alla forma degli spazi e dei vari involucri edilizi attraverso il rispetto della funzione ed all'uso di geometrie essenziali[15].

Gli anni '20 e '30 furono caratterizzati da una sempre più intensa attività progettuale, che comprendeva partecipazioni a concorsi e varie collaborazioni tra cui ai progetti dei palazzi dell'INA e dell'INPS all'EUR. In quegli anni fu una delle figure più importanti dell'architettura italiana, ma fu oggetto di critiche da parte di alcuni intellettuali legati al movimento moderno.

Oltre a numerosissimi edifici residenziali, progettò importanti edifici pubblici di Milano tra cui l'Università Cattolica del Sacro Cuore in Largo Gemelli a Milano (1927-34) ed il Palazzo dell'Arte al Parco Sempione (sede della Triennale di Milano).

Tra il 1940 e il 1942 partecipò al concorso internazionale per l'Anıtkabir, il mausoleo di Mustafa Kemal Atatürk. Il suo progetto[16] si classificò secondo nel secondo gruppo[17] dei 5 progetti meritevoli di menzione[18].

Particolarmente intensa la sua attività di progettazione di edifici di culto, in particolare per l'ordine francescano[19], che proseguirà a lungo anche nel secondo dopoguerra. La progettazione di edifici di culto di Muzio si incentrò su continue variazioni degli schemi longitudinali delle chiese antiche, ed in particolare romaniche[20], e spesso prevede la presenza di una cupola su di una pianta a geometria complessa ed un particolare interesse per l'inserimento urbanistico della chiesa come centro civico, in cui l'edificio ecclesiastico fa parte di un complesso edilizio più vasto e polifunzionale. Tale ricerca progettualè trovò il suo esito più prestigioso nella Basilica dell'Annunciazione a Nazaret in Israele, progettata nel 1955 e completata nel 1969.

Fu a lungo insegnante al Politecnico di Torino ed al Politecnico di Milano, fino al 1963.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Edifici residenziali[modifica | modifica sorgente]

  • Immobile Bonaiti-Malugani (1935)
  • Immobile Ca' Brutta (1922)
  • Immobile Via Andrea Maria Ampere 95-101 (1936)
  • Immobile Corso Sempione 81-83 (1958)

Edifici religiosi[modifica | modifica sorgente]

Altre opere a Milano[modifica | modifica sorgente]

  • Sacrario dei Caduti Milanesi in largo Gemelli (1926)
  • Palazzo della Cassa Di Risparmio delle Province Lombarde in via Verdi (1937)
  • Palazzo della Provincia in via Vivaio (1938-1941)
  • Palazzo del "Popolo d’Italia" in Piazza Cavour (1938- 1940), oggi conosciuto come "palazzo dei Giornali" generalmente considerato un esempio involutivo della sua architettura, caratterizzato da una grande scultura di Sironi in facciata e dall'evocazione di un ordine gigante, derivata da Piacentini.
  • Convento di S. Angelo e istituto Angelicum in piazza S. Angelo (1939-1958)
  • Torre Turati in piazza della Repubblica angolo via Turati (1966-1969)
  • Palazzo dell'Arengario (1937), insieme ad altri illustri progettisti.
  • Ristrutturazione del Grand Hotel et de Milan (1946)
  • Torre Turati (1963-1968)

Altre opere in Lombardia[modifica | modifica sorgente]

  • Villa Leidi a Bergamo (1935)
  • Palazzo del governo di Sondrio[26].
  • Palazzo della Banca Bergamasca a Bergamo
  • Villa Brunella a Varese
  • Istituto Magistrale Statale "Maffeo Vegio" di Lodi (1935-38)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Kenneth Frampton, Storia dell’architettura moderna,Bologna,1993,p.237
  2. ^ F. Irace, Giovanni Muzio 1993-1982, Electa 1994
  3. ^ Maria Antonietta Crippa, Architettura del XX secolo Enciclopedia tematica aperta, 1993.
  4. ^ La permanenza in Veneto e la possibilità di studiare le ville palladiane fu visto da Muzio come uno degli elementi originari del proprio linguaggio architettonico che fu infatti definito all'epoca come "neopalladianesimo"
  5. ^ AA.VV., Architettura tradizionalista: architetti, opere, teorie, 2002.
  6. ^ V.M.Lampugnani, (a cura di), Dizionario dell’architettura del Novecento, Milano,2000, p. 295.
  7. ^ Cesare De Seta, L’architettura del Novecento, Torino, 1981, p. 49.
  8. ^ L. Benevolo, Storia dell’architettura moderna,Bari,1971, p. 614.
  9. ^ Renato Barilli, Franco Solmi, La Metafisica: Architettura, arti applicate e decorative, illustrazione e grafica, letteratura e spettacolo, musica, cinema, fotografia, 1980.
  10. ^ K.Frampton, op. cit., 1993.
  11. ^ Cesare De Seta, La cultura architettonica in Italia fra la due guerre, Laterza, Bari 1972.
  12. ^ AA.VV., Architettura tradizionalista: architetti, opere, teorie, 2002.
  13. ^ Adele Simioli, Attualità del metodo progettuale di Muzio, in «Rivista dell’Istituto per la Storia dell’Arte Lombarda» n. 6, agosto 2012, pp. 119-120.
  14. ^ Luca Moretto, Architettura Moderna Alpina in Valle d’Aosta, 2003.
  15. ^ Luca Moretto, op. cit., 2003.
  16. ^ Anıtkabir - b. Project Number 41: Giovanni Muzio. URL consultato il 01/07/2011.
  17. ^ Il concorso per l'Anıtkabir, con 49 partecipanti, si concluse con un primo gruppo di 3 progetti vincitori e un secondo di 5 progetti meritevoli di menzione cfr. Anıtkabir -3. The Conclusion of the Anıtkabir Project Competition. URL consultato il 01/07/2011.
  18. ^ Anıtkabir -3. The Conclusion of the Anıtkabir Project Competition. URL consultato il 01/07/2011.
  19. ^ La collaborazione con l'ordine francescano continierà con numerosi progetti realizzati o non realizzati, dal 1921 al 1970: Gianni Mezzanotte (a cura di), Giovanni Muzio. Architetture francescane, 1976
  20. ^ S.Benedetti, L'architettura delle chiese contemporanee: il caso italiano, 2000.
  21. ^ EMPORIUM: RIVISTA MENSILE ILLUSTRATA D’ARTE E DI COLTURA Numero: 442 | Volume: 74 | Data: ott. 1931,NEZI Antonio, Nostri architetti d’oggi: Giovanni Muzio.
  22. ^ S.Benedetti, Op. cit., 2000
  23. ^ S.Benedetti, Op. cit., 2000
  24. ^ Emanuele Vicini, L’evoluzione urbanistica di una porzione del quartiere Ovest di Pavia, in “Bollettino della Società Pavese di Storia Patria”, XXV, 1998
  25. ^ Vittorio Prina, Giovanni Muzio-Chiesa della Madonna di Caravaggio, Pavia in Costruire in Laterizio, n.90. 2002
  26. ^ AA.VV.,Giovanni Muzio e il Palazzo del governo di Sondrio, Milano, 2002

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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