Certosa di Garegnano

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Coordinate: 45°30′08.77″N 9°07′43.89″E / 45.502436°N 9.128857°E45.502436; 9.128857

La facciata della Certosa di Garegnano

La Certosa di Garegnano (denominata anche Certosa di Milano) è un monastero situato alla periferia nord-ovest di Milano, un tempo in aperta campagna.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata il 19 settembre 1349 da Giovanni Visconti, vescovo e signore della città, la certosa di Garegnano ebbe l'onore, nell'estate del 1357, di ospitare anche Francesco Petrarca. La struttura, che sorgeva a soli quattro chilometri dalle mura cittadine di Milano, nel borgo di Garegnano e venne realizzata col preciso intento di consentire ai monaci che l'amministravano di vivere in ritiro solitario e pregare anche per l'Arcivescovo il quale, divenuto anche signore temporale, non poteva badare adeguatamente agli aspetti ecclesiastici che il suo ruolo gli imponeva.

I lavori per la costruzione del monastero vennero in gran parte completati dal 1352, anche se la chiesa venne ufficialmente consacrata solo nel 1367. Uno dei priori di questa certosa fu don Stefano Maconi che, su suggerimento della moglie di Gian Galeazzo Visconti, sarà uno dei primi priori della Certosa di Pavia. Nel corso del Trecento, Luchino Visconti fece cospicue donazioni alla fabbrica della certosa perché venisse ampliata e vi venissero costruiti nuovi altari.

Il complesso, dedicato alla Madonna, era inserito all'interno del Bosco della Merlata, una zona molto frequentata da briganti e banditi i quali, nella notte del 23 aprile 1449 penetrarono nella certosa e compirono razzie impadronendosi di oro e preziosi.

In tempi successivi la certosa ospitò personaggi illustri della vita politica e religiosa del tempo come San Bernardino da Siena, San Carlo Borromeo e Filippo IV di Spagna. Essa rimase in auge sino alla soppressione nel 1779. Utilizzata come caserma durante l'occupazione napoleonica, venne ripristinata al culto con la restaurazione austriaca. Durante l'Ottocento venne visitata da Lord Byron il quale fu particolarmente colpito dai suoi affreschi che descrisse in una sua lettera.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il complesso è opera dei secoli XVI e XVII. La chiesa abbaziale venne rielaborata in forme tardorinascimentali nel 1562 ed agli inizi del Seicento ottenne l'aggiunta di un atrio con un vestibolo classicheggiante. La facciata della certosa presenta dei moduli frammisti tra gli stili rinascimentale e barocco composti da molte statue, obelischi, fregi e fiamme. Essa si compone di tre ordini scanditi da lesene corinzie binate che dividono le varie nicchie contenenti effigi di santi e vescovi.

All'interno, nell'area absidale, il soffitto è sovrastato da un tiburio di forma ottagonale, mentre tutta la chiesa (opera di Vincenzo Seregni), si presenta ad un'unica navata con volta a botte e stucchi geometrici. Celebre è il ciclo pittorico, eseguito in due tempi da Simone Peterzano, maestro del celebre Caravaggio (1578) e dal grande Daniele Crespi (1629). La sala capitolare conserva, nella volta, un bellissimo affresco con San Michele, opera di Bernardo Zenale (principio del XVI secolo).

Pur mutilata del chiostro grande (distrutto all'epoca della secolarizzazione napoleonica), e lambita dal cavalcavia che collega alle autostrade dei Laghi e alla Torino Venezia, resta un monumento di notevole interesse.

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

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