Villa Simonetta

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Coordinate: 45°29′28.73″N 9°10′06.13″E / 45.491314°N 9.168369°E45.491314; 9.168369

Villa Simonetta
Villa Simonetta 02.JPG
Fronte principale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Località Milano
Indirizzo via Stilicone 36
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XV secolo
Realizzazione
Architetto Domenico Giunti
 

Villa Simonetta è una villa patrizia rinascimentale situata a Milano in via Stilicone 36, edificata alla fine del XV secolo e poi più volte ampliata e ristrutturata. Oggi la villa è di proprietà comunale e sede della Civica scuola di Musica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il nucleo principale della villa, a pianta rettangolare, fu edificato fra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI per volere di Gualtiero Bascapè, cancelliere di Ludovico il Moro, che aveva acquistato il terreno (allora fondo agricolo in aperta campagna) dall'Ospedale Maggiore[1]. Bescapé visse nella villa, allora denominata "La Gualtiera", solo per due anni, prima di morire. Dopo la sua morte la villa passò di mano, appartenendo fra l'altro alla famiglia Rabia; negli stessi decenni sono documentati (per esempio nel 1531) lavori di ampliamento e ristrutturazione. Nel 1544 la casa fu venduta a Gian Paolo Cicogna, e in seguito divenne proprietà del governatore di Milano Ferrante I Gonzaga.

Nel 1547, Gonzaga affidò all'architetto pratese Domenico Giuntalodi (Prato 25 febbraio 1505 - Guastalla 28 ottobre 1560) il compito di ristrutturare ancora la villa e di ampliarla, trasformandola in una lussuosa residenza di rappresentanza. Fu Giunti a introdurre le ali laterali (e quindi l'attuale pianta a U) e il portico in facciata. Nel 1555, quando Gonzaga venne richiamato in Spagna, la villa passò alla famiglia Simonetta, diventando uno degli edifici più prestigiosi della Milano di epoca barocca. Seguirono altri passaggi di proprietà, che fra il XVII e il XIX secolo portarono Villa Simonetta nelle mani di diverse famiglie, fra cui i Castelbarco, i Clerici e gli Osculati.

Marc'Antonio Dal Re, Incisione da Ville di delizia nello Stato di Milano, 1726

L'aspetto di Villa Simonetta nel XVIII secolo è documentato dal trattato Ville di delizia o sieno palagi camparecci nello stato di Milano del 1726, in cui si legge:

« In distanza di quasi due miglia dalla città di Milano verso tramontana vedesi la celebre villa detta la Simonetta, per essere posseduta dalla nobilissima Casa Simonetta. Questa è di struttura antica mentre fu fabbricata verso la metà del decimo sesto secolo, e di quei tempi portava il vanto d'essere delle più famose d'Italia. Al presente ancora è riguardevol palazzo, e molto rinomato per tutta l'Europa, a cagione del suo prodigioso eco, il quale rispondendo replica la stessa voce sino a trenta e più volte. L'effetto però non siegue se no da un sito determinato, cioè da una finestra del terzo piano situata nel mezzo del fianco di ponente verso la parte interiore del cortile »
(Marc'Antonio Dal Re, Ville di delizia o sieno palagi camparecci nello stato di Milano, 1726)

Sempre nel testo di Dal Re si trovano incisioni che mostrano l'aspetto della villa, ma che sono oggi giudicate in parte non attendibili: mostrano, per esempio, ulteriori loggiati la cui esistenza è stata messa seriamente in dubbio dalle opere di restauro avvenute negli anni sessanta.

Agli inizi del XIX secolo la villa appartenne alla "compagnia della teppa", un gruppo di giovani nobili dediti a goliardia e libertinaggio, e acquisice il nomignolo di villa dei balabiott (dal milanese, la "villa di quelli che ballano nudi"). Nel 1836 la villa diventò un ospedale per malati di colera; questo diede inizio alla sua decadenza, accelerata alla fine del secolo dalla costruzione della ferrovia in prossimità del giardino. I successivi cambiamenti della destinazione d'uso testimoniano che la villa non era più considerata "luogo di delizie": venne infatti adibita a fabbrica di candele, officina meccanica, casa operaia, caserma, falegnameria e persino a osteria[2].

Durante la Seconda guerra mondiale, a causa della vicinanza degli scali ferroviari, la villa subì un pesante bombardamento, che ne distrusse la facciata. Il restauro alla forma originale è stato iniziato nel 1959 dal comune, e proseguito negli anni sessanta. Nello stesso periodo è stata messa in atto una bonifica della zona.

Particolare della loggia sulla fronte principale

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Al corpo principale della villa, rettangolare, furono aggiunte già nel XVI secolo due ali laterali porticate che conferirono alla villa l'attuale pianta a U. Sempre del XVI secolo, ma successivo alle ali, è il loggiato colonnato applicato alla facciata.

La pianta a U si apre in direzione del giardino. La facciata di stile classicheggiante, comprende un portico a nove arcate, con volta a botte, sorretto da pilastri adornati da semicolonne in stile toscano e poggianti su basamenti quadrati. Il portico è sovrastato da due ordini di logge con balaustre, l'uno con colonne toscane e l'altra con colonne con capitelli corinzi[3].

Il lato orientato verso il giardino, opposto alla facciata, è più semplice; alle due estremità, all'ultimo piano, le pareti esterne si aprono in due loggiati simmetrici.

Tutta la villa era originariamente affrescata con dipinti raffiguranti le imprese dei Gonzaga, di cui si conservano solo alcuni frammenti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, p. 50, op.cit.
  2. ^ Robert Ribaudo, scheda architettonica del SIRBeC - Sistema Informativo dei Beni Culturali della Regione Lombardia, op.cit.
  3. ^ Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, p. 50, op.cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Villa Simonetta in una incisione tedesca del XVII secolo
  • Guida d'Italia, Milano, Edizioni Touring Club Italiano, Milano 2005.
  • M.C. Passoni, J. Stoppa, Il tardogotico e il rinascimento, in "Itinerari di Milano e provincia", Provincia di Milano, MIlano, 2000
  • Silvio Leydi, Rossana Sacchi, Il Cinquecento, in "Itinerari di Milano e provincia", Provincia di Milano, MIlano, 2000.
  • scheda architettonica del SIRBeC - Sistema Informativo dei Beni Culturali della Regione Lombardia, Milano, 2011.


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