Leon Battista Alberti

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Statua di L.B. Alberti, piazza degli Uffizi a Firenze

Leon Battista Alberti (Genova, 18 febbraio 1404Roma, 20 aprile 1472) è stato un architetto, matematico, poeta ed umanista italiano; fu inoltre crittografo, linguista, filosofo, musicista e archeologo: una delle figure artistiche più poliedriche del Rinascimento. Il suo primo nome si trova spesso, soprattutto in lingue straniere, come Leone.

Alberti fa parte della seconda generazione di artisti dell'Umanesimo, di cui fu una figura emblematica per il suo interesse nelle più varie discipline.

Un suo costante interesse era la ricerca delle regole, teoriche o pratiche, in grado di guidare il lavoro degli artisti; nelle sue opere menziona alcuni canoni, ad esempio: nel De statua espone le proporzioni del corpo umano, nel De pictura fornisce la prima definizione della prospettiva scientifica ed infine del De re aedificatoria (opera terminata nel 1450) descrive tutta la casistica relativa all'architettura moderna, sottolineando l'importanza del progetto e le diverse tipologie di edifici a seconda della loro funzione. L'aspetto innovativo delle sue proposte consiste nel mescolare l'antico ed il moderno esaltando così la prassi degli antichi e quella moderna inaugurata da Brunelleschi. Inoltre, secondo Leon Battista Alberti: «...l'artista in questo contesto sociale non deve essere un semplice artigiano, ma un intellettuale preparato in tutte le discipline ed in tutti i campi». Una concezione figlia dell'enciclopedismo medievale degli uomini dotti, ma aggiornata all'avanguardia umanista. La classe sociale a cui Alberti fa comunque riferimento è un'alta borghesia illuminata fiorentina. Egli lavorò al servizio dei committenti più importanti dell'epoca: il papato, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Malatesta a Rimini.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] La formazione umanistica

Battista Alberti decise di aggiungere al proprio nome Leone in età adulta.
Autoritratto su medaglia, Ferrara (Cabinet des Medailles, Parigi)

Leon Battista nacque a Genova, figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, esponente di una ricca famiglia di mercanti e banchieri fiorentini, banditi dalla città toscana nel 1401 per motivi politici.

I primi studi lo videro interessarsi alle Lettere, prima a Venezia e poi a Padova, al seguito del padre che si spostava per i suoi commerci. Si trasferì poi all'Università di Bologna, dove iniziò a studiare diritto canonico (e forse greco) sempre però coltivando parallelamente il suo amore per altre discipline artistiche quali la musica, la pittura, la scultura ed anche per le scienze.

Alberti si dedicò all'attività letteraria sin da giovane, prima ancora di impegnarsi nei suoi studi. A Bologna scrisse una commedia autobiografica in latino, una lingua della quale possedeva una padronanza assoluta, la Philodoxeos fabula (Amante della Gloria), che ingannò tutti gli esperti dell'epoca, dai quali venne considerata originale ed attribuita a Lepido, il nome con il quale Alberti si firmò. Compose dialoghi, sempre in latino, le Intercoenales e, nel 1428, un'opera intitolata Deifira, dove spiegava come fuggire da un amore iniziato male, probabilmente ispirato da vicende personali.

Dopo la morte del padre, avvenuta nel 1421, Alberti entrò in forte contrasto con i parenti che non volevano riconoscere i suoi diritti ereditari né favorire i suoi studi. [1] Si laureò nel 1428, nonostante le difficoltà economiche e di salute. Gli anni 1428-31 non sono documentati, anche se si ipotizza che fosse entrato al seguito del cardinal Albergati accompagnandolo in Francia. [1] La difficile situazione personale portò Alberti a maturare la decisione di prendere i voti religiosi per iniziare la carriera ecclesiastica. Nel 1431 diventò segretario del patriarca di Grado; nel 1432, trasferitosi a Roma, fu nominato «abbreviatore apostolico» (il cui ruolo consisteva, tra l'altro, nel redigere i «brevi apostolici», le disposizioni papali inviate ai vescovi). Così entrò nel prestigioso ambiente umanistico della corte papale al servizio del papa Eugenio IV, che lo nominò (1432) titolare della pieve di San Martino a Gangalandi a Lastra a Signa, vicino a Firenze, e del cui beneficio godette fino alla morte, pur compiendovi visite molto sporadiche.

Alberti, vivendo prevalentemente a Roma ma spostandosi per varie incombenze ed occasioni anche a Ferrara, Bologna, Firenze, Mantova e Rimini, lavorò come abbreviatore per la curia per ben 34 anni, fino al 1464, quando il collegio degli abbreviatori fu soppresso. Restò comunque a Roma fino alla morte, avvenuta all'età di 68 anni ed al termine di una vita intensa che lo vide eccellere in più di un'arte.

[modifica] Le prime opere letterarie

Tra il 1433 ed il 1434, Alberti scrisse i primi tre libri Della Famiglia, un trattato in volgare completato con il quarto libro nel 1441. Si tratta anche in questo caso di un trattato che "riproduce" un dialogo svoltosi a Padova, nel 1421. Al dibattito partecipano vari componenti della famiglia Alberti, personaggi realmente esistiti. Nel dialogo si scontrano due visioni diverse: da un lato c'è la mentalità emergente, borghese e moderna, dall'altro la tradizione, una mentalità classica legata al passato. L'analisi che il libro offre è una visione dei principali aspetti della vita sociale dell'epoca, il matrimonio, la famiglia, l'educazione, la gestione economica della famiglia, i rapporti sociali. Ai primi anni romani risalgono i primi contatti con gli antichi resti architettonici di Roma che saranno l'oggetto della sua Descriptio urbis Romae.

Pur scrivendo numerosi testi in latino, lingua alla quale riconosceva il valore culturale e le specifiche qualità espressive, Alberti fu un fervente sostenitore del volgare, considerato più adatto alle esigenze di cambiamento della nuova società che stava nascendo. Da qui deriva l'esperienza del Certame coronario, una gara di poesia dedicata al tema dell'amicizia, che venne indetta a Firenze nel 1441 e che doveva servire all'affermazione dell'importanza e del valore del volgare. All'idea di questo concorso va associata la stesura di diverse liriche da parte dell'Alberti, raccolte e pubblicate successivamente con il titolo di Rime, quasi tutte di argomento amoroso, ma molto originali ed innovative tanto nello stile quanto nella metrica. Si tratta di uno dei primi esempi nella letteratura italiana del ricorso ad una metrica «barbara».

[modifica] Il De Pictura

Tra il 1434 ed il 1442 Alberti visse prevalentemente a Firenze a seguito della corte papale che soggiornò a lungo in città per partecipare al Concilio che doveva riappacificare la chiesa latina e quella greca; si avvicinò così all'opera dei novatori fiorentini (Filippo Brunelleschi, Donatello e Masaccio). Del 1436 è il De Pictura, la cui versione in volgare egli dedicò al Brunelleschi e che in seguito tradusse e perfezionò in lingua latina, lasciando il titolo invariato. In questo trattato l'Alberti si prefiggeva di dare una regola e una sistemazione alle arti figurative attraverso la "Geometria". Alberti divide la pittura in tre parti:

  1. la Circumscriptio, che consiste nel tracciamento del contorno dei corpi;
  2. la Compositio, che è il tracciamento delle linee che uniscono i contorni dei corpi;
  3. la Receptio luminum, che prende in considerazione i colori.

Con questo trattato Alberti influenzerà non solo il rinascimento italiano ma tutto quanto si sarebbe detto sulla pittura sino ai nostri giorni. [2]

Nel 1437 scrisse, in latino gli Apologi, una sorta di breviario della sua filosofia di vita. Mentre del 1450 è il Momus, un romanzo satirico in lingua latina, che tratta in maniera abbastanza amareggiata dei rapporti tra letteratura e politica, un binomio classico per la letteratura.

[modifica] L'attività come architetto a Firenze

[modifica] Facciata di Santa Maria Novella

Facciata di Santa Maria Novella, Firenze

A Firenze lavorò come architetto soprattutto per Giovanni di Paolo Rucellai, mercante ed umanista, intimo amico suo e della sua famiglia.

Su commissione del Rucellai nel 1456 progettò il completamento della facciata della chiesa di Santa Maria Novella, lasciata incompiuta nel 1365 al primo ordine di arcatelle. Si presentava il problema di integrare i nuovi interventi negli elementi di epoca precedente: in basso vi erano gli avelli inquadrati da archi a sesto acuto ed i portali laterali, sempre a sesto acuto, mentre nella parte superiore era già presente il rosone, seppur spoglio di ogni decorazione. Alberti inserì al centro della facciata inferiore un portale di proporzioni classiche, in cui inserì incrostazioni in marmo rosso per rompere la dicromia gotica. Per terminare la fascia inferiore pose una serie di archetti a tutto sesto a conclusione delle lesene. Poiché la parte superiore della facciata risultava arretrata rispetto al basamento (un tema molto comune nell'architettura albertiana, derivata dai monumenti della romanità) inserì una fascia di separazione a tarsie marmoree che recano una teoria di vele gonfie al vento, l'insegna personale di Giovanni Rucellai; il livello superiore, scandito da un secondo ordine di lesene che non hanno corrispondenza in quella inferiore, sorregge un timpano triangolare. Ai lati, due doppie volute raccordano l'ordine inferiore, più largo, all'ordine superiore più alto e stretto, conferendo alla facciata un moto ascendente conforme alle proporzioni; non mascherano come spesso si è detto erroneamente gli spioventi laterali che risultano più bassi, come si evince osservando la facciata dal lato posteriore. La composizione con incrostazioni a tarsia marmorea ispirate al protoromanico fiorentino, necessaria in questo caso per armonizzare le nuove parti al già costruito, rimane comunque una costante nell'architettura fiorentina dell'Alberti.

Secondo Rudolph Wittkower: "L'intero edificio sta rispetto alle sue parti principali nel rapporto di uno a due, vale a dire nella relazione musicale dell'ottava, e questa proporzione si ripete nel rapporto tra la larghezza del piano superiore e quella dell'inferiore.

Infatti la facciata s'inscrive in un quadrato avente per lato la base della facciata stessa. Dividendo in quattro tale quadrato, si ottengono quattro quadrati minori; la zona inferiore ha una superficie equivalente a due quadrati, quella superiore ad un quadrato.

Altri rapporti si possono trovare nella facciata tanto da realizzare una perfetta proporzione. Secondo Franco Borsi: "L'esigenza teorica dell'Alberti di mantenere in tutto l'edificio la medesima proporzione è qui stata osservata ed è appunto la stretta applicazione di una serie continua di rapporti che denuncia il carattere non medievale di questa facciata pseudo-protorinascimentale e ne fa il primo grande esempio di eurythmia classica del Rinascimento".

[modifica] Palazzo Rucellai

Nel 1447 gli venne commissionata la costruzione del Palazzo della famiglia Rucellai, da ricavarsi da una serie di case-torri acquistate da Giovanni Rucellai in via della Vigna Nuova. Il suo intervento si concentrò sulla facciata, posta su un basamento che imita l' opus reticulatum romano, realizzata tra il 1450 e il 1460. È formata da tre piani sovrapposti, separati orizzontalmente da cornicioni marcapiano e ritmati verticalmente da lesene di ordine diverso; la sovrapposizione degli ordini è di origine classica come nel Colosseo, ed è quella teorizzata da Vitruvio: [3] al piano terreno lesene doriche, ioniche al piano nobile e corinzie al secondo. Esse inquadrano porzioni di muro bugnato a conci levigati, in cui si aprono finestre in forma di bifora nel piano nobile e nel secondo piano. Le lesene decrescono progressivamente verso i piani superiori, in modo da creare nell'osservatore l'illusione che il palazzo sia più alto di quanto non sia in realtà. Al di sopra di un forte cornicione aggettante si trova un attico, caratteristicamente arretrato rispetto al piano della facciata. Il palazzo crea un modello per tutte le successive dimore signorili del Rinascimento. Verrà addirittura ricopiato pedissequamente da Bernardo Rossellino, suo collaboratore nella realizzazione delle opere fiorentine, per il suo palazzo Piccolomini a Pienza (post. 1459).

Attribuita ad Alberti è anche l'antistante Loggia Rucellai.

[modifica] Alberti a Fiesole

Alcuni recenti studi [4] vedono Villa Medici a Fiesole (1451-57) essere forse frutto di un'idea di progetto di Leon Battista Alberti, escludendo la precedente attribuzione a Michelozzo (derivata dal Vasari).

Confrontando la villa fiesolana con gli edifici descritti nel V libro del De re aedificatoria (finito di scrivere nel 1450), con particolare riferimento alla villa di campagna ed al giardino suburbano, si nota una serie di particolari che sembrano essere ispirati (o essere stati ispirati) dall'opera dell'Alberti; inoltre la bellezza dell'edificio non si basa su decorazioni di tipo medioevale, ma sulla semplicità della struttura che raccorda economia, necessità, bellezza e, soprattutto, armonia delle proporzioni. Villa Medici a Fiesole quindi è forse il primo modello di residenza suburbana e di giardino pienamente rinascimentali.

[modifica] Altre opere

Attribuito ad Alberti è il progetto dell'abside della pieve di San Martino a Gargalandi presso Lastra a Signa. Alberti fu rettore di San Martino dal 1432, fino alla sua morte. La chiesa, di origine medievale, ha il suo punto focale nell'abside, chiusa in alto da un arco a tutto sesto con decorazione a motivi di candelabro e con lesene in pietra serena sorreggenti un architrave che reca un'iscrizione a lettere capitali dorate, ornata alle due estremità dalle arme degli Alberti. L'abside è ricordata incepta et quasi perfecta nel testamento di Leon Battista Alberti, e fu infatti terminata dopo la sua morte, tra il 1472 e il 1478. [1]

Del 1467 è un'altra opera per i Rucellai, il tempietto del Santo Sepolcro nella chiesa di San Pancrazio a Firenze, costruito secondo un parallelepipedo spartito da paraste corinzie. La decorazione è a tarsie marmoree, con figure geometriche in rapporto aureo; le decorazioni geometriche, come per la facciata di Santa Maria Novella, secondo l'Alberti inducono a meditare sui misteri della fede.

[modifica] Il De re aedificatoria

A Roma, sotto Papa Niccolò V, l'Alberti restaurò Santa Maria Maggiore e Santo Stefano Rotondo. In città scrisse il De re aedificatoria, completato nel 1450 in latino, rivolto non solo ad un pubblico specialistico, ma anche al grande pubblico di educazione umanistica, sul modello dei dieci libri del De Architectura di Vitruvio, allora circolanti in copie manoscritte e non ancora corrette filologicamente. L'opera, considerata il trattato architettonico più significativo della cultura umanista, è divisa in dieci libri: nei primi tre si parla della scelta del terreno, dei materiali da utilizzare e delle fondazioni (in Vitruvio firmitas); i libri IV e V si soffermano sui vari tipi di edifici (utilitas); il libro VI tratta la bellezza architettonica (venustas), intesa come un'armonia esprimibile matematicamente grazie alla scienza delle proporzioni, con l'aggiunta di una trattazione sulle macchine per costruire; i libri VII, VIII e IX parlano della costruzione dei fabbricati, suddividendoli in chiese, edifici pubblici ed edifici privati; il libro X tratta dell'idraulica.

Nel trattato si trova anche uno studio basato sulle misurazioni dei monumenti antichi per proporre nuovi tipi di edifici moderni ispirati all'antico, fra i quali le prigioni, che cercò di rendere più umane, gli ospedali ed altri luoghi di pubblica utilità.

Il trattato fu tradotto in varie lingue e fu un'opera imprescindibile per molti uomini di cultura: Pellegrino Prisciani scrisse il suo Spectacula (dedicato ad Ercole I d'Este) fra il 1486 e il 1502, con l' intento di meglio esplicare quelle parti del testo dell'Alberti che trattano sommariamente del teatro antico, integrandole con brani di Vitruvio che erano stati omessi.

Nella sua opera Alberti propone anche nuovi metodi di fortificazione che divennero in breve tempo degli standard difensivi per le città dell'epoca.

[modifica] Architetture fuori Firenze

Chiesa di San Sebastiano, Mantova
Il campanile del duomo di Ferrara

[modifica] Rimini

Nel 1450 l'Alberti è chiamato a Rimini da Sigismondo Pandolfo Malatesta per trasformare la chiesa di San Francesco in un tempio in onore e gloria sua e della sua famiglia. Alla morte del signore il tempio fu lasciato incompiuto mancando della parte superiore della facciata, della fiancata sinistra e della tribuna. Conosciamo il progetto albertiano attraverso una medaglia incisa da Matteo de' Pasti, l'architetto a cui erano stati affidati gli ampliamenti, gli interni della chiesa ed in genere tutto il cantiere. Alberti, per inglobare la chiesa, comprese le cappelle laterali in costruzione senza doverla guastare, creò un guscio murario ispirato a modelli romani, ma in parte anche gotico-veneziani [senza fonte], innalzandolo su un alto zoccolo desunto dai templi latini. La facciata è concepita con due ordini sovrapposti, per quello inferiore utilizzò la forma di un arco trionfale romano, come quello stesso di Rimini: quattro semicolonne inquadrano un portale centrale, con ai lati due archi minori che avrebbero dovuto inquadrare i sepolcri di Sigismondo e della moglie Isotta, ma che furono tamponati mentre nella parte superiore della facciata, la parte centrale doveva essere rialzata e conclusa da un arco, con a lato due volute curve. Sulle fiancate era prevista una teoria di arcate ispirate alla serialità degli acquedotti romani; qui dovevano essere inquadrate le arche funerarie per gli uomini illustri della corte riminese. Per l'abside intendeva realizzare una grande rotonda coperta da una cupola, soluzione derivata dal Pantheon. Una particolarità di questo intervento è che il rivestimento non tiene conto delle precedenti aperture gotiche: infatti, il passo delle arcate laterali non è lo stesso delle finestre ogivali, che risultano posizionate in maniera sempre diversa. Del resto Alberti scrive a Matteo de' Pasti che «queste larghezze et altezze delle Chappelle mi perturbano».

[modifica] Mantova

Nel 1459 è chiamato a Mantova da Ludovico Gonzaga. Il primo intervento mantovano è per la chiesa di San Sebastiano, chiesa privata dei Gonzaga, iniziata nel 1460; l'edificio è a croce greca, diviso in due piani, uno dei quali interrato, con tre bracci absidati attorno ad un corpo cubico con volta a crociera; il braccio anteriore è preceduto da un portico con cinque aperture. Nella facciata, spartita da lesene di ordine gigante, l'architrave è con timpano spezzato sormontato da arco siriaco, derivato dall'arco d'Orange.

Il secondo intervento, sempre su commissione dei Gonzaga, è la chiesa di Sant'Andrea, eretta in sostituzione di un precedente sacrario in cui si venerava una reliquia del sangue di Cristo. L'Alberti contrappose il suo progetto «... più capace più eterno più degno più lieto ...» e ispirato al modello di mitico tempio etrusco ripreso da Vitruvio, al precedente progetto di Antonio Manetti.

La chiesa a croce latina, iniziata nel 1472, è ad un'unica navata con cappelle laterali rettangolari, inquadrate negli ingressi da un arco a tutto sesto, tema ripreso dall'arco trionfale classico ad un solo fornice come l'arco di Traiano ad Ancona. La grande volta della navata e quelle del transetto e degli atri d'ingresso sono a botte con lacunari e s'inspirano a modelli romani. Il tema dell'arco ritorna in facciata: l'arco centrale è affiancato da setti murari, con archetti sovrapposti tra lesene corinzie sopra i due portali laterali. Il tutto, coronato da un timpano triangolare nella parte superiore in modo da non lasciare scoperta l'altezza della volta, realizza un nuovo arco. Questa soluzione permette anche l'illuminazione dell'atrio, diventato il punto d'incontro tra interno ed esterno.

La facciata è inscrivibile in un quadrato e tutte le misure della navata, sia in pianta che in alzato, si conformano ad un preciso modulo metrico. La tribuna e la cupola (comunque prevista da Alberti) vennero completate secondo un disegno estraneo all'Alberti.

Alberti lavorò anche a Ferrara, dove creò il volto del Palazzo Municipale, allora sede degli Estensi ed il campanile del duomo di Ferrara, dalla caratteristica bicromia di marmi rosa e bianco.

[modifica] Il De statua

Del 1464 è il De statua, in cui definisce la scultura o per via di porre o per via di levare, dividendola in tre modi secondo la tecnica utilizzata:

  1. togliere e aggiungere, sculture con materie molli, terra e cera;
  2. levare, scultura in pietra;
  3. aggiungere, cioè lo sbalzo in metallo.
Il definitor, lo strumento inventato da Leon Battista Alberti

Successivamente l'Alberti fissò le sue regole di procedura con i due metodi dimensio e definitio: la prima, che fa uso della squadra e del regolo, è la teoria delle proporzioni, la seconda, che si serve di uno strumento inventato dallo stesso Alberti, il definitor, ha il compito di calcolare la varianti temporanee prodotte dal moto del modello.

[modifica] Il Crittografo

Alberti fu anche un celebrato crittografo per gli standard della sua epoca, ed inventò un metodo per generare messaggi criptati con l'aiuto di un apparecchio, il disco cifrante. Sua fu infatti l'idea di passare da una crittografia con tecnica "monoalfabetica" (Cifrario di Cesare) ad una con tecnica "polialfabetica", codificata teoricamente parecchi anni dopo da Blaise de Vigenère. [5] In The Codebreakers. The Story of Secret Writing, il noto e autorevole storico della crittologia David Kahn attribuisce all'Alberti il titolo di Father of Western Cryptology. Kahn ribadisce questa definizione, sottolineando le ragioni che la giustificano, nella prefazione alle edizioni del testo albertiano: «Questo volume elegante e sottile riproduce il testo più importante di tutta la storia della crittologia; un primato che il De cifris di Leon Battista Alberti ben si merita per i tre temi cruciali che tratta: l'invenzione della sostituzione polialfabetica, l'uso della crittanalisi, la descrizione di un codice sopracifrato.»

[modifica] Altre opere

Alberti realizzò numerose opere in diversi campi artistici: nel campo dell'arte è soprattutto noto per il suo trattato De pictura, datato 1435, che contiene il primo studio scientifico della prospettiva. Una traduzione italiana del De pictura (tradotto come Della pittura) venne pubblicata l'anno seguente la versione latina e venne dedicata a Filippo Brunelleschi. Per quel che riguarda la musica, Alberti è considerato uno dei primi organisti della sua epoca. Tenne l'appuntamento dei canoni a Firenze, e così ebbe lo svago di dedicarsi alla sua arte preferita. In architettura generalmente è considerato uno dei più devoti artisti dedicatisi al ritorno al linguaggio formale dell'architettura classica. A Roma venne impiegato da Papa Niccolò V durante il restauro del palazzo papale e dell'acquedotto romano dell'Acqua Vergine, che Alberti disegnò in maniera semplice e lineare, creando la base sulla quale, in età Barocca, sarebbe stata costruita la Fontana di Trevi. A Mantova disegnò la chiesa di Sant'Andrea, e a Rimini la celebrata chiesa di San Francesco o Tempio Malatestiano. Come archeologo compose la Descriptio urbis Romae, dove fornisce un'accurata ricostruzione della topografia della Roma imperiale, e si imbarcò in una campagna di ricerca e scavi per recuperare le navi romane affondate nel lago di Nemi. Disegnò anche delle mappe, e collaborò con il grande cartografo Toscanelli.

[modifica] Scritti

  • Apologhi ed elogi
  • Cena Familiaris
  • De Amore
  • De equo animante (Il cavallo vivo)
  • De Iciarchia
  • De Componendis Cifris
  • Deifira
  • De lunularum quadratura
  • De Pictura
  • De re aedificatoria
  • De statua
  • Descriptio Urbis Romae
  • Ecatonfilea
  • Elementi di Pittura
  • Epistola consolatoria
  • Grammatica della lingua toscana
  • Intercoenales
  • Istorietta amorosa fra Leonora de' Bardi e Ippolito Bondelmonti
  • I libri della famiglia
  • Ludi matematici
  • Momo o del principe
  • Naufragus
  • Profugiorum ab ærumna libri III
  • Sentenze pitagoriche
  • Sofrona
  • Theogenius
  • Uxoria
  • Villa

Una serie di sue opere tradotte in italiano fu pubblicata dall’umanista Cosimo Bartoli col titolo Opuscoli Morali di Leon Batista Alberti, gentil’huomo firentino. Venetia 1568.

[modifica] Bibliografia

  • Franco Borsi, Leon Battista Alberti: Opera completa, Electa, Milano, 1973;
  • Eugenio Garin, Rinascite e rivoluzioni: Movimenti culturali dal XIV al XVII secolo, Laterza, Roma Bari, 1976;
  • Giovanni Ponte, Leon Battista Alberti: Umanista e scrittore, Tilgher, Genova, 1981;
  • Paolo Marolda, Crisi e conflitto in Leon Battista Alberti , Bonacci, Roma, 1988;
  • Roberto Cardini, Mosaici: Il nemico dell'Alberti, Bulzoni, Roma 1990;
  • Rosario Contarino, Leon Battista Alberti moralista, presentazione di Francesco Tateo, S. Sciascia, Caltanissetta 1991;
  • Pierluigi Panza, Leon Battista Alberti: Filosofia e teoria dell'arte, introduzione di Dino Formaggio, Guerini, Milano 1994;
  • Cecil Grayson, Studi su Leon Battista Alberti, a cura di Paola Claut, Olsckhi, Firenze 1998;
  • Albertiana, rivista annuale della Société Intérnationale Leon Battista Alberti, Olsckhi, Firenze 1998-2008;
  • Stefano Borsi, Momus, o Del principe: Leon Battista Alberti, i papi, il giubileo, Polistampa, Firenze 1999;
  • Luca Boschetto, Leon Battista Alberti e Firenze: Biografia, storia, letteratura, Olsckhi, Firenze 2000;
  • Alberto Giorgio Cassani, La fatica del costruire: Tempo e materia nel pensiero di Leon Battista Alberti, Unicopli, Milano 2000, 2004, seconda edizione;
  • Elisabetta Di Stefano, L'altro sapere: Bello, arte, immagine in Leon Battista Alberti, Centro internazionale studi di estetica, Palermo 2000;
  • Rinaldo Rinaldi, Melancholia Christiana. Studi sulle fonti di Leon Battista Alberti, Firenze, Olschki 2002;
  • Francesco Furlan, Studia albertiana: Lectures et lecteurs de L.B. Alberti, N. Aragno-J. Vrin, Torino-Parigi 2003;
  • Anthony Grafton, Leon Battista Alberti: Un genio universale, Laterza, Roma-Bari 2003;
  • D. Mazzini, S. Martini. Villa Medici a Fiesole. Leon Battista Alberti e il prototipo di villa rinascimentale, Centro Di, Firenze 2004;
  • Michel Paoli, Leon Battista Alberti 1404-1472, Parigi, Editions de l'Imprimeur, 2004, ISBN 2-910735-88-5, ora tradotto in italiano: Michel Paoli, Leon Battista Alberti, Bollati Boringhieri, Torino 2007, 124 p. + 40 ill., ISBN 978-88-339-1755-9.
  • Anna Siekiera, Bibliografia linguistica albertiana, Firenze, Edizioni Polistampa, 2004 (Edizione Nazionale delle Opere di Leon Battista Alberti, Serie «Strumenti», 2);
  • Francesco P. Fiore: La Roma di Leon Battista Alberti. Umanisti, architetti e artisti alla scoperta dell'antico nella città del Quattrocento, Skira, Milano 2005, ISBN 8876243941;
  • Leon Battista Alberti architetto, a cura di Giorgio Grassi e Luciano Patetta, testi di Giorgio Grassi et alii, Banca CR, Firenze 2005;
  • Restaurare Leon Battista Alberti: il caso di Palazzo Rucellai, a cura di Simonetta Bracciali, presentazione di Antonio Paolucci, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 2006, ISBN 88-89264-81-0;
  • Stefano Borsi, Leon Battista Alberti e Napoli, Polistampa, Firenze 2006;
  • Giovanni Semprini, Leon Battista Alberti in AA.VV., Enciclopedia Biografica Universale, Ist. Enc. Ital., Roma 2006, pp. 232-241;
  • Rocco Sinisgalli, The New De Pictura - Il Nuovo De Pictura, bilingue italiano-inglese, Edizioni Kappa, Roma 2006, ISBN 88-7890-731-6;
  • Alberti e la cultura del Quattrocento. Atti del Convegno internazionale di Studi, (Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Dugento, 16-17-18 dicembre 2004), a cura di R. Cardini e M. Regoliosi, Firenze, Edizioni Polistampa, 2007.
  • Massimo Bulgarelli, Leon Battista Alberti, 1404-1472: Architettura e storia, Electa, Milano 2008;
  • Christoph Luitpold Frommel, Alberti e la porta trionfale di Castel Nuovo a Napoli, in Annali di architettura n° 20, Vicenza 2008 leggere l'articolo;
  • Simon Singh, Codici & Segreti, Rizzoli, Milano, 1999, ISBN 88-17-86213-4.

[modifica] Note

  1. ^ a b c Cecil Grayson, Studi su Leon Battista Alberti, Firenze, Olschki, 1998
  2. ^ Vedi il The New De Pictura-Il Nuovo De Pictura pubblicato da Rocco Sinisgalli (Kappa Edizioni, Roma 2006)
  3. ^ De re Aedificatoria
  4. ^ D. Mazzini, S. Martini, Villa Medici a Fiesole. Leon Battista Alberti e il prototipo di villa rinascimentale, Centro Di, Firenze 2004, che segue una tesi di laurea del 2000
  5. ^ Simon Singh, Codici e Segreti, pag. 45

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Altri progetti


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