Palazzo Ducale (Mantova)

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Coordinate: 45°09′35″N 10°47′55″E / 45.159722°N 10.798611°E45.159722; 10.798611

Palazzo Ducale di Mantova
Mantua2 BMK.jpg
Palazzo del Capitano
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lombardia
Località Mantova
Indirizzo Piazza Sordello 40
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XIII-XVIII secolo
Uso Polo museale
Realizzazione
Appaltatore Bonacolsi
Proprietario Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Proprietario storico Bonacolsi, Gonzaga
 
Piazza Castello e il campanile di Santa Barbara nel Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale di Mantova, noto anche come reggia dei Gonzaga, è uno dei principali edifici storici cittadini.
Dal 1308 è stata la residenza ufficiale dei signori di Mantova, i Bonacolsi, e quindi la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città virgiliana.
Ospitava il Gonzaga dominante del tempo, sua moglie, il figlio legittimo primogenito e gli altri figli legittimi sino alla maggiore età nonché gli ospiti importanti[1].
Assunse la denominazione di Palazzo Reale durante la dominazione austriaca a partire dall'epoca di Maria Teresa d'Austria regnante.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Ambienti distinti e separati tra loro furono costruiti in epoche diverse a partire dal XIII secolo, inizialmente per opera della famiglia Bonacolsi successivamente su impulso dei Gonzaga. Fu il duca Guglielmo ad incaricare il prefetto delle Fabbriche Giovan Battista Bertani perché collegasse i vari edifici in forma organica così da creare, a partire dal 1556, un unico grandioso complesso monumentale e architettonico, uno dei più vasti d'Europa (34.000 m² circa[2]), che si estendeva tra la riva del lago Inferiore e Piazza Sordello, l'antica Piazza di San Pietro. Morto Bertani nel 1576, l'opera fu proseguita da Bernardino Facciotto che completò l'integrazione di giardini, piazze, loggiati, gallerie, esedre e cortili, fissando definitivamente l'aspetto della residenza ducale.
L'interno del palazzo è quasi spoglio poiché, in seguito a ristrettezze finanziarie i Gonzaga, iniziando dal duca Ferdinando, alienarono opere d'arte (soprattutto a Carlo I d'Inghilterra) e arredi, mentre di quanto rimase, una parte fu successivamente sottratta in epoca napoleonica.

Eventi sismici del 2012[modifica | modifica sorgente]

I terremoti dell'Emilia del 2012 hanno provocato inizialmente danni ad alcune sale del palazzo gonzaghesco (Sala di Manto, Galleria dei Mesi, Corridoio del Bertani). Il palazzo, chiuso dal 20 maggio 2012 [3], è stato successivamente riaperto alla visite turistiche solo parzialmente, dovendosi procedere a importanti opere di ripristino in Corte Nuova, l'ala del palazzo maggiormente danneggiata dalle scosse telluriche. Ben più gravi sono risultati i danni causati dalle scosse del 29 maggio che oltre a peggiorare le lesioni risalenti alla scossa del 20, hanno colpito il campanile della Basilica Palatina di Santa Barbara e il Castello di San Giorgio, nel quale, anche se marginalmente, è stata danneggiata la celeberrima Camera degli Sposi di Andrea Mantegna[4]. I tempi dei restauri, dai primi rilievi eseguiti, non saranno brevi.

Visitatori[modifica | modifica sorgente]

Nel 2011 i visitatori di Palazzo Ducale sono stati 220.143[5].

Il complesso[modifica | modifica sorgente]

Corte Vecchia[modifica | modifica sorgente]

La Magna Domus
Stemma dei Bonacolsi o dei Gonzaga su una colonna di Palazzo Ducale

Il palazzo del Capitano che si affaccia su piazza Sordello, è l'edificio più antico del palazzo Ducale voluto da Guido Bonacolsi sul finire del Duecento. Inizialmente costruito su due piani e separato dalla Magna Domus da un vicolo, nei primi anni del Trecento fu rialzato di un piano ed unito alla stessa Magna Domus dalla monumentale facciata con portico, sostanzialmente rimasta tale fino ad oggi. Il secondo piano aggiunto è costituito da un unico enorme salone (m 67x15) detto Dell'Armeria, appellato anche come Salone della Dieta, in quanto ospitò la Dieta di Mantova del 1459. Tale insigne ambiente è ora abbandonato e bisognoso di restauro.

La Magna Domus (appartenuta anch'essa a Guido Bonacolsi[6]) e il palazzo del Capitano costituiranno il nucleo originario che dette forma alla Corte Vecchia. A metà del XIV secolo in alcune delle sale, Pisanello mise mano a un maestoso ciclo di affreschi di soggetto cavalleresco arturiano, avente per soggetto la battaglia di Louverzep, che aveva lo scopo di glorificare il casato del committente Gianfrancesco Gonzaga, non casualmente lui stesso raffigurato nel dipinto. Si deve al sovrintendente Giovanni Paccagnini la clamorosa scoperta e il conseguente restauro della grande opera del Pisanello, avvenuti nel corso degli anni sessanta-settanta. Le sale del Pisanello accolgono frammenti degli affreschi e le relative sinopie preparatorie.

Appartamento di Isabella d'Este in Corte Vecchia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Studiolo di Isabella d'Este.

Corte Vecchia riacquistò un suo nuovo prestigio quando nel 1519 Isabella d'Este lasciò la dimora nel Castello e si trasferì al piano terreno di questo antico settore della reggia gonzaghesca, nell'appartamento detto vedovile. L'appartamento di Isabella era costituito da due ali ora divise dall'ingresso al Cortile d'Onore. Nell'ala della Grotta, più privata, con la principessa si trasferirono gli arredi lignei e le collezioni d'arte dei due celebri studioli, la grotta e lo studiolo. Quest'ultimo conteneva dipinti, conservati al Museo del Louvre, provenienti dallo Studiolo di Castello commissionati tra il 1496 e il 1506 al Mantegna (Parnaso e Trionfo della Virtù), a Lorenzo Costa il Vecchio (Isabella d'Este nel regno di Armonia e Regno di Como) e al Perugino (Lotta tra Amore e Castità) ai quali si aggiunsero opere del Correggio (Allegoria del vizio e Allegoria della virtù). Altro celebre ambiente di questa ala è la "Camera Granda" o "Scalcheria" affrescata nel 1522 dal mantovano Lorenzo Leonbruno. L'appartamento comprendeva altre sale nell'ala detta di "Santa Croce" dal nome di un'antica chiesa di epoca matildica sui resti della quale furono ricavati ambienti di rappresentanza come la Sala delle Imprese Isabelliane, la Sala Imperiale o Sala del Camino, la Sala delle Calendule, la Sala delle Targhe e la Sala delle Imprese.

Santa Croce vecchia era una piccola chiesa, come usava nel periodo storico a cavallo dell'anno mille. La sua esistenza è testimoniata da un documento del 10 maggio 1083 sottoscritto da Matilde di Canossa. Attigua ai primi edifici del futuro palazzo Ducale, probabilmente fu la chiesa palatina dei Bonacolsi e dei Gonzaga, ma la ben nota passione edificatoria di quest'ultima famiglia, portò alla demolizione dell'antico edificio. Debitamente autorizzato da papa Martino V, a procedere all'abbattimento della vecchia chiesa matildica, intorno all'anno 1421, fu Gianfrancesco Gonzaga che per compensazione, vicino al luogo originario, edificò una cappella di stile tardo gotico con stessa intitolazione, attualmente non più luogo di culto, comunque, ancorché ampiamente rimaneggiata, individuabile dal piccolo cortile d'accesso all'appartamento vedovile di Isabella d'Este.

Successivamente Guglielmo Gonzaga (1550-1587), trasformerà gli ambienti di Corte Vecchia creando il Refettorio affacciato sul Giardino Pensile e la Galleria degli Specchi destinata alla musica.

Appartamento degli Arazzi[modifica | modifica sorgente]

In epoca asburgica il Refettorio fu oggetto di una ristrutturazione che portò alla creazione della Sala dei Fiumi dove, dipinti sulle pareti con sembianze di giganti, sono rappresentati i fiumi del territorio mantovano. Contemporaneamente fu realizzato l'Appartamento degli Arazzi composto da quattro sale. Sulle pareti di tre di queste sono stesi nove arazzi tessuti a mano nelle Fiandre su cartoni con disegno preparatorio di Raffaello, gli stessi utilizzati per i noti arazzi raffaelleschi conservati in Vaticano. Furono acquistati a Bruxelles dal cardinale Ercole Gonzaga nella prima metà del Cinquecento per arredare l'ambiente allora chiamato "Appartamento Verde". Gli arazzi fiamminghi dopo aver addobbato anche la Basilica Palatina di Santa Barbara e finiti dimenticati nei magazzini del Palazzo Ducale, furono restaurati del 1799 e collocati nell'appartamento per loro adattato. Un'ulteriore ristrutturazione di epoca napoleonica riguardò anche la Sala dello Zodiaco che comunque conservò il soffitto affrescato da Lorenzo Costa il Giovane nel 1579. La sala fu anche detta di Napoleone I, in quanto fu la stanza da letto del Bonaparte. Il cratere (coppa) dei sacrifici e delle libagioni allude all'immortalità del casato Gonzaga. Il Corvo, uccello sacro ad Apollo, venne trasformato in costellazione dal dio. Il segno della Vergine, con la spiga in mano, assume le sembianze di Astrea e di Cerere ed è l'emblema di Vincenzo Gonzaga. Il firmamento ruota attorno al cocchio di Diana, trainato da una muta di cani. La dea, in stato di gravidanza, è la trasfigurazione di Eleonora d'Austria, moglie del duca di Mantova. Secondo la tradizione antica, lo Scorpione tiene tra le chele il segno della Bilancia.[7]

Altre sale al piano nobile di Corte Vecchia[modifica | modifica sorgente]

  • Sala dei Papi
  • Stanze dell'Alcova
  • Galleria Nuova
  • Sala degli Arcieri
  • Stanza di Giuditta
  • Stanza del Labirinto
  • Stanza del Crogiolo
  • Cappella ducale
  • Stanze di Amore e Psiche
  • Stanza di Giove e Giunone
  • Corridoio dei Mori
  • Stanzino dei Mori
  • Camera dei Falconi
  • Sala delle Imperatrici

Domus Nova[modifica | modifica sorgente]

È l'architetto toscano Luca Fancelli a realizzare la Domus Nova (1480-84) che subirà, più di un secolo dopo su impulso del duca Vincenzo I, interventi architettonici che trasformeranno l'edificio fancelliano. Il progetto di quest'intervento dal quale se ne ricavò l'attuale Appartamento Ducale, si deve al pittore e architetto cremonese Antonio Maria Viani, dal 1595 al servizio dei Gonzaga.

Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga, Sala degli Arceri, Vincenzo e Gugliemo Gonzaga

Nella maestosa Sala degli Arcieri sono attualmente esposti dipinti provenienti da chiese e monasteri soppressi. La tela più famosa qui esposta rappresenta La Trinità adorata dalla famiglia Gonzaga opera di Pietro Paolo Rubens realizzata per la chiesa della Santissima Trinità nel 1605. A Mantova del trittico originario resta soltanto la tela centrale parzialmente mutilata, essendo il resto del quadro originario sparso per l'Europa, la Trasfigurazione di Cristo è ora a Nancy, mentre il Battesimo di Cristo è ad Anversa. La tela mantovana riproduce in primo piano il duca Vincenzo con la moglie Eleonora de' Medici, più arretrati il padre Guglielmo con la moglie Eleonora d'Austria.

Le Catacombe in Corte[modifica | modifica sorgente]

Il duca Ferdinando Gonzaga, secondogenito di Vincenzo, che fu cardinale prima di succedere al fratello Francesco III, incaricò Antonio Maria Viani della costruzione della Scala Santa in "scala", ubicata sotto il suo appartamento nella Domus Nova. Questi ambienti riproducono in scala ridotta l'originale Scala Santa di Roma a San Giovanni in Laterano. La particolare miniaturizzazione degli ambienti ha indotto per secoli a pensare che questi locali fossero destinati a ospitare i mitici nani gonzaghesi, raffigurati anche nella Camera degli Sposi. Fino al 1979 questo “alloggio” era appunto denominato "appartamento dei nani", quando lo studioso Renato Berzaghi smascherò l'abbaglio storico e dimostrò le corrispondenze fra la riproduzione gonzaghesca e l'originale romano, confermate da documenti d'archivio che le collegavano ad una zona precedentemente non con certezza identificata: le Catacombe in Corte.

Corte Nuova[modifica | modifica sorgente]

Sala di Manto[modifica | modifica sorgente]

La sala di Manto è all'interno della Corte Nuova. Originariamente costituiva l'ingresso dell'appartamento di Troia che deve il suo nome agli affreschi della sala principale dovuti all'opera, tra 1538 e 1539, di collaboratori di Giulio Romano che ebbe l'incarico da Federico II Gonzaga di ristrutturare numerosi ambienti del Palazzo Ducale. L'aspetto attuale della Sala di Manto è dovuto all'intervento di Guglielmo che dispose la creazione dell'appartamento Grande di Castello. Gli affreschi della sala raccontano la storia della fondazione della città preceduta dall'arrivo in Italia di Manto, leggendaria figlia dell'indovino Tiresia. Viene quindi raffigurata la nascita della città dovuta al figlio Ocno e altre opere urbanistiche intraprese dai Gonzaga.

Altre sale di Corte Nuova[modifica | modifica sorgente]

  • Sala dei Cavalli
  • Sale delle Teste
  • Gabinetto dei Cesari
  • Galleria dei Marmi o dei Mesi
  • Galleria della Mostra
  • Galleria delle Metamorfosi
  • Stanza dei Capitani
  • Stanza dei Marchesi
  • Stanza dei Duchi

Basilica Palatina di Santa Barbara[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica Palatina di Santa Barbara.

La Basilica della corte gonzaghesca fu costruita tra il 1562 e il 1572 su decisione del duca Guglielmo Gonzaga, che ne affidò il progetto all'architetto ducale Giovan Battista Bertani. Fu ideata come sede delle fastose cerimonie liturgiche di palazzo accompagnate da musiche sacre e per questo dotata di un prezioso organo Antegnati. La chiesa è stata recentemente oggetto di un'importante scoperta: il ritrovamento dei resti di quattro duchi e altri componenti della famiglia ducale, tra questi Guglielmo che Santa Barbara fece edificare e che trasformò anche in pantheon della famiglia Gonzaga.[8]

Castello di San Giorgio

Castello di San Giorgio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Castello di San Giorgio (Mantova) e Camera degli Sposi.

Fu costruito a partire dal 1395 e concluso nel 1406 su committenza di Francesco I Gonzaga e su progetto di Bartolino da Novara. Andrea Mantegna, chiamato a Mantova nel 1460 dal marchese Ludovico e vissuto nella città virgiliana fino alla morte, avvenuta nel 1506 realizzò all'interno del Castello di San Giorgio la sua opera più celebre e più geniale, la Camera Picta o Camera degli Sposi.

I giardini e i cortili[modifica | modifica sorgente]

Cortile della Cavallerizza
Giardino dei Semplici
  • Il Cortile della Cavallerizza chiamato anche prato della Mostra, fu realizzato dall'architetto Giovan Battista Bertani, che nel 1556 uniformò le costruzioni che lo racchiusero al manierismo di Giulio Romano che caratterizza la preesistente palazzina detta "La Rustica" che vi si affaccia. Era il luogo dove erano mostrati i cavalli gonzagheschi pronti per la vendita, cavalli che erano considerati dai Gonzaga, insieme ai cani e ai falchi, gli animali più fedeli all'uomo. Il cortile è caratterizzato dal basamento in un bugnato rustico tipico di Giulio Romano e dal soprastante ordine costituito da semicolonne tortili.
  • Il Giardino dei Semplici detto anche Giardino del Padiglione conserva la disposizione delle piante originale. Sorse nel 1603 per iniziativa di Zenobio Bocchi. Per l'igiene dei componenti della signoria questo giardino aveva particolare importanza. Pare, infatti, che durante l'inverno non si lavassero mai, ma profumassero i vestiti con i fiori e le rare essenza di questo giardino.
  • Il Giardino Pensile nel refettorio, costruzione tardo-cinquecentesca realizzata dall'architetto mantovano Pompeo Pedemonte su richiesta del duca Guglielmo Gonzaga, è posto a 12 m d'altezza. Nel Settecento, in epoca di dominio austriaco, vi fu edificato una Caffehaus su progetto di Antonio Galli da Bibbiena.
  • Il Giardino Segreto, parte integrante dell'Appartamento di Isabella d'Este in Corte Vecchia, fu concluso nel 1522 dall'architetto mantovano Gian Battista Covo.
  • Cortile delle Otto Facce detto anche Cortile degli Orsi.
  • Cortile del Frambus.
  • Cortile d'Onore detto anche Giardino Ducale.
  • Cortile di Santa Croce.
  • Cortile dei Cani.

I Prefetti delle fabbriche[modifica | modifica sorgente]

Tiziano Vecellio Ritratto di Giulio Romano, Mantova, collezioni provinciali, 1536

Questi furono i direttori delle opere di costruzione e di decorazione della reggia gonzaghesca (nominati dal 1450)[9]:

Opere[modifica | modifica sorgente]

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Torso di Afrodite, 350 a.C., statua, copia romana di originale greco di Prassitele, autore anonimo

Gotico[modifica | modifica sorgente]

Primo Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

La corte di Ludovico III (Andrea Mantegna, Camera degli Sposi, Mantova, 1465-1474)

Manierismo[modifica | modifica sorgente]

Barocco[modifica | modifica sorgente]

Collezioni Gonzaga[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Collezioni Gonzaga.

"GONZAGA. LA CELESTE GALERIA. Il Museo dei Duchi di Mantova" curata ed ideata da Andrea Emiliani e da Raffaella Morselli è la mostra, allestita dal 2 settembre 2002 al 12 gennaio 2003 a Mantova presso le Fruttiere di Palazzo Te e a Palazzo Ducale, per riproporre dopo quattro secoli una preziosa selezione della mitica collezione dei Gonzaga che nel momento del loro massimo splendore comprendeva duemila dipinti dei maggiori artisti dell'epoca e circa ventimila oggetti preziosi conservati ed esposti in Palazzo Ducale. Per un elenco delle opere più significative si rimanda alla voce Collezioni Gonzaga.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Amadei, op. cit., p.120.
  2. ^ Amadei, op. cit., p.119.
  3. ^ Stefano Scansani, Ferito anche Palazzo Ducale che resta ancora chiuso in Gazzetta di Mantova, 22 maggio 2012. URL consultato il 1º giugno 2012.
  4. ^ Stefano Scansani, Allarme per una lesione nella Camera Picta di Mantegna in Gazzetta di Mantova, 1° giugno 2012. URL consultato il 3 giugno 2012.
  5. ^ Visitatori e attività del Museo di Palazzo Ducale nel 2011.
  6. ^ Amadei, op. cit., p.124.
  7. ^ Astrologia, magia, alchimia, Dizionari dell'arte, ed. Electa, 2004, pag. 27.
  8. ^ Il cimitero ducale
  9. ^ Amadei, op. cit., p.293.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Amadei;Ercolano Marani, I Gonzaga a Mantova, Milano, 1975. ISBN non esistente.
  • Giuliana Algeri, Il Palazzo Ducale di Mantova, Mantova, 2003.
  • Stefano L'Occaso, Il Palazzo Ducale di Mantova, Milano, 2002.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]