Lorenzo Costa

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Lorenzo Costa da Le Vite di Giorgio Vasari

Lorenzo Costa, detto anche il Vecchio (Ferrara, 1460Mantova, 5 marzo 1535), è stato un pittore italiano. Fu uno dei più importanti artisti della scuola ferrarese e della Scuola di Mantova del Cinquecento. Fu il padre del pittore Ippolito Costa (1506-1561) e nonno di Lorenzo Costa il Giovane (1537-1583).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Formatosi in ambiente ferrarese, sugli esempi di Cosmè Tura e di Ercole de' Roberti, andò a vivere a Firenze, dove studiò gli artisti fiorentini: qui divenne discepolo di Benozzo Gozzoli.

Si trasferì nel 1483 a Bologna, testimoniando con ciò l'esaurimento della scuola ferrarese e la contemporanea ascesa di Bologna come centro artistico. Sviluppò la gran parte del suo lavoro, sotto l'influenza di Ercole de' Roberti. Questa esperienza emiliana lo portò anche ad influenzare un pittore di scuola forlivese come Baldassarre Carrari il Giovane. Dipinse la Famiglia Bentivoglio intorno alla Vergine e i Trionfi nel palazzo e nella cappella in San Giacomo Maggiore.

I suoi accostamenti morbidi e distesi richiamano la pittura del Perugino di Filippo Lippi, di Piero di Cosimo e di Francesco Francia. L'equilibrio raggiunto dall'artista in questa sorta di eclettismo gradevole ma non immune da cadenze manierate, restò immutato nella sua successiva attività.

Verso la fine del secolo soggiornò in Toscana, a Ferrara e a Roma in occasione dell'elezione di Giulio II.[1]

Si trasferì a Mantova nel 1506 come pittore di corte, chiamato da Isabella d'Este, dove si avvicinò all'arte del Mantegna. I primi lavori compiuti per la marchesa di Mantova furono Isabella d'Este nel regno di Armonia e il Regno del dio Como, su un disegno incompiuto di Andrea Mantegna, che servirono ad arredare lo studiolo di Isabella.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni II Bentivoglio e la sua famiglia, Cappella Bentivoglio, Basilica di San Giacomo Maggiore, Bologna
L'altare della Madonna in trono (1492, Bologna, Basilica di San Petronio)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag.464

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