Astrea (divinità)

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Castiglione delle Stiviere, colonna della Giustizia con statua di Astrea

Astrea, nella mitologia greca, era una vergine stellare simboleggiante la Giustizia.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Astrea era ritenuta figlia di Zeus e di Temi secondo una tradizione, secondo un'altra invece era figlia di Astreo e di Eos.

Scesa tra i mortali nell'età dell'oro, diffuse i sentimenti di giustizia e di bontà, come fece la madre prima di lei; ma poi, disgustata dalla degenerazione morale del genere umano, dapprima si rifugiò nelle campagne, e poi, al principio dell'età del ferro, risalì definitivamente in cielo, dove splende sotto l'aspetto della costellazione della Vergine. Come scrisse Ovidio:

« Vinta giace la bontà, e la vergine Astrea, ultima degli dei, lascia la Terra madida di sangue »
(Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, I, vv. 149-150)

In seguito venne identificata con la dea Diche. Astrea aveva anche una sorella Pudicizia che lasciò la terra insieme a lei.

Si credeva inoltre che fosse madre di Ipno, (dio del Sonno).

In epoca moderna[modifica | modifica wikitesto]

AstraeaVSH.JPG

Nel XVI secolo Ludovico Ariosto nell'Orlando furioso descrive l'imperatore Carlo V come colui, che unificando tutti i regni della cristianità, avrebbe fatto tornare di nuovo la dea della Giustizia sulla Terra.

Nel 1816 il poeta Vincenzo Monti compose una poesia, Il ritorno di Astrea, che giocava sull'assonanza tra Astrea e Austria, che tornava a dominare Milano dopo la parentesi napoleonica.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Moderna[modifica | modifica wikitesto]

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