Bonacolsi

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Bonacolsi
Coat of arms of the House of Bonacolsi.svg
Di rosso a tre fasce d'oro.
Stato  Mantova
Casata di derivazione Bonacosa
Titoli Signori di Mantova
Fondatore Ottobuono de Bonacosa
Ultimo sovrano Rinaldo Bonacolsi
Data di fondazione 1168
Data di estinzione 1349
Data di deposizione 1328
Etnia italiana

I Bonacolsi (o Bonacossi), il cui nome potrebbe derivare da buona causa, furono i primi signori di Mantova, precedendo e creando le basi alla ben più famosa dinastia Gonzaga.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Originari del modenese o di Ferrara[1], il loro blasone era a fasce oro e rosse. La prima testimonianza della loro presenza nella città di Virgilio risale al 1168: un documento citava Ottobuono de Bonacosa dimorante, con il figlio Gandolfo, nel quartiere San Martino, in contrada Sant'Egidio.

Gandolfo ebbe a sua volta un erede, Martino, che fu poi il padre di Pinamonte. Proprio quest'ultimo è considerato il capostipite della dinastia bonacolsiana: nel periodo della lotte tra Ghibellini e Guelfi[2], il governo comunale entrò in crisi ed egli seppe approfittarne, portando nel 1273 il suo casato al potere. In una situazione politica intricata, grazie ad alleanze mirate, una su tutte quella con i Casaloldi, riuscì in maniera praticamente indolore a trasportare la città dall'ordinamento comunale alla Signoria.

Nel 1272 venne nominato Rettore per poi raggiungere la carica di Capitano del popolo, grazie ad alcuni omicidi mirati. Nel 1291, poco prima della morte, divenne Capitano Generale. Dante traccia un quadro degli eventi, nel canto XX dell'Inferno: "Già fuor le genti sue dentro più spesse, / prima che la mattia da Casalodi / da Pinamonte inganno ricevesse" (vv. 95-96). In sostanza, il Bonacolsi sfruttò l'alleato per i suoi fini per poi eliminarlo senza grossi problemi.

Domenico Morone, La Cacciata dei Bonacolsi (Mantova, Palazzo Ducale)

I Bonacolsi ebbero il controllo di Mantova per poco tempo, circa mezzo secolo, ma del loro operato restano numerose testimonianze. Nella Piazza San Pietro (ora Piazza Sordello), centro assoluto del loro potere, sorsero, infatti, Palazzo Bonacolsi, la Magna Domus e il Palazzo del Capitano. Quest'ultimo sarebbe nel tempo diventato il Palazzo Ducale, cioè la residenza per quattro secoli dei Gonzaga. Il segno del potere della famiglia si concretizzò con l'acquisizione da parte di Pinamonte della Torre degli Zuccaro (acquistata nel 1273) e della Torre della Gabbia (acquistata nel 1281).

Per un breve periodo, da 1312 al 1327, con Rinaldo "Passerino" Bonacolsi, la famiglia fu anche padrona di Modena. Passerino in alleanza con le più potenti famiglie ghibelline (Visconti, Scaligeri ed Estensi, in quel momento in rotta col papa), ottenne nel novembre 1325 l'importante vittoria di Zappolino contro i guelfi di Malatestino Malatesta. Il trionfo che permise ai ghibellini di giungere quasi sotto le mura di Bologna, è all'origine anche del trofeo, La Secchia Rapita, che tuttora è conservato nel Palazzo Comunale di Modena. In seguito la coalizione ghibellina diede segni di logorio e nel gennaio 1326 Passerino dovette firmare una pace separata con Bologna, sotto la pressione di un esercito che scendeva da Piacenza. La pace fu sgradita ai suoi sudditi modenesi, che ambivano a diversi castelli sul confine, che lo cacciarono dalla città nel 1327[3].

Mantova, Torre della Gabbia, simbolo del potere dei Bonacolsi

Il 16 agosto 1328 i Corradi-Gonzaga, forti del sostegno di Cangrande della Scala, Signore di Verona, presero il controllo della città. Luigi Gonzaga eliminò Rinaldo Bonacolsi detto il Passerino con i famigliari e alcuni sostenitori, dando inizio alla dominazione gonzaghesca, come peraltro immortalato nel dipinto Cacciata dei Bonacolsi di Domenico Morone.

Una lapide[4] posta sopra l'ingresso del Castello di Castel d'Ario, nei pressi di Mantova, riferisce che il figlio di Passerino, Francesco e i suoi nipoti[5] vennero incatenati e lasciati morire di fame nella torre, che prese il nome di "Torre della fame".
In questo quadro storico s'inserisce anche un elemento al tempo stesso leggendario e macabro: Passerino, infatti, stando ad un racconto di un viaggiatore e naturalista tedesco vissuto due secoli dopo, Joseph Fürttenbach[6], sarebbe stato mummificato ed esposto come talismano - assieme ad un armadillo, un unicorno, un vitello, a coccodrilli scorticati, alla testa imbalsamata di un uomo e ad un drago a sette teste - nelle sale del Palazzo Ducale. La leggenda vuole che a disfarsi della mummia di Passerino fu l'ultima duchessa di Mantova, Susanna Enrichetta di Lorena la quale, stanca dell'inquietante spoglia, fece gettare il corpo nelle acque del lago. Si avverò così la profezia di una maga che previde la perdita del potere a chi si sarebbe sbarazzato della mummia: i Gonzaga caddero alcuni anni dopo, nel 1708.

La famiglia Bonacolsi si estinse nel 1349, con la morte dell'ultima discendente, Ziliola Bonacolsi, figlia di Bonaventura detto Butirone, la quale, in seguito all'uccisione e alla cacciata dei famigliari da parte dei Gonzaga, si era rifugiata a Cremona[7].

Un esponente minore della famiglia fu Pier Jacopo Alari Bonacolsi (1460-1528) detto l'Antico, famoso orafo e scultore.

Genealogia essenziale[modifica | modifica sorgente]

Signori di Mantova della famiglia Bonacolsi[modifica | modifica sorgente]

Nome Nato-morto Dal Al
Pinamonte Bonacolsi 1206-1293 1274 1291
Bardellone Bonacolsi  ?-1300 1291 1299
Guido Bonacolsi  ?-1309 1299 1309
Rinaldo Bonacolsi 1278-1328 1309 1328

Statuti Bonacolsiani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Statuti Bonacolsiani.

Gli Statuti Bonacolsiani (Statuta dominorum Raynaldi et Botironi fratrum de Bonacolsis), datati tra il 1303 e il 1313 e redatti in scrittura gotica, sono un codice legislativo, una raccolta giuridica voluta dai Bonacolsi ed acquisita successivamente dai Gonzaga che rimase alla base della vita mantovana fino al 1400 con Francesco I Gonzaga. Costui redasse nuove regole, che continuarono però a chiamarsi Liber statutorum Comunis Mantue.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cfr. voce e biografie di alcuni esponenti in F. Predari (a cura di), Dizionario biografico universale, vol. I, Milano 1865, p. 211
  2. ^ Mantova, sino all'avvento di Pinamonte, era una potente roccaforte guelfa.
  3. ^ Gabriele Sorrentino, I Tempi del Duca Passerino, Modena 2007
  4. ^ La lapide recita: "QUI TRATTI IN CATENE NEL 1321 SPEGNEVA LA FAME FRANCESCO PICO E I FIGLIUOLI - NEL 1328 LA PROLE E I NEPOTI DI PASSERINO BONACOLSI - DALL'ORRIDA MUDA CHE NE HA RISPETTATO I CEPPI E LE OSSA RIECHEGGI CON VINDICE PIETÀ PER LE VITTIME UN GRIDO DI ESECRAZIONE AI TIRANNI".
  5. ^ Il castello delle vendette dei Gonzaga.
  6. ^ Bologna, cronache di guerra.
  7. ^ R. Farina (a cura di), Dizionario biografico delle donne lombarde, Baldini&Castoldi, Milano 1995, p. 180, ad vocem

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pompeo Litta, Bonacolsi di Mantova, Ferrario, 1824
  • B. Arrighi, Mantova e la sua Provincia, in C. Cantù (a cura di), Grande illustrazione del Lombardo-Veneto, vol. V, Milano 1859, specie pp. 244-254
  • Giuseppe Amadei;Ercolano Marani, I Gonzaga a Mantova, Milano, 1975. ISBN non esistente.
  • G. Sorrentino, "I Tempi del Duca Passerino", Modena, Edizioni Terra e Identità, 2007
  • Romolo Quazza, Mantova attraverso i secoli, Bozzolo, 1978. ISBN non esistente.
  • Giancarlo Malacarne, Gonzaga, Genealogie di una dinastia, Modena, Il Bulino, 2010, ISBN 978-88-86251-89-1.
  • Luigi Pescasio, Bonacolsi, 50 anni spesi bene, Suzzara, 1998. ISBN non esistente.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]