Papa

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Sommo Pontefice
Francesco, papa dal 13 marzo 2013.
Francesco, papa dal 13 marzo 2013.
Sovrano della Città del Vaticano
Stemma
Trattamento Santo Padre
Sua Santità
Santità
Onorificenze Gran maestro dell'ordine supremo del Cristo
Gran maestro dell'ordine dello speron d'oro
Gran maestro dell'ordine piano
Gran maestro dell'ordine di San Gregorio Magno
Gran maestro dell'ordine di San Silvestro Papa
Altri titoli Vescovo di Roma
Vicario di Gesù Cristo
Successore del principe degli apostoli
Sommo pontefice della Chiesa universale
Primate d'Italia
Arcivescovo e metropolita della Provincia Romana
Sovrano dello Stato della Città del Vaticano
Servo dei servi di Dio
Capo del Collegio dei Vescovi
Religione Cattolicesimo

Il papa, chiamato anche romano pontefice o sommo pontefice, è la più alta autorità religiosa riconosciuta nella religione cattolica. I suoi trattamenti possono essere santo padre, sua santità, santità.

Secondo il diritto canonico è il vescovo della diocesi di Roma, capo del Collegio dei cardinali, primate d'Italia, vicario di Cristo e pastore in terra della Chiesa universale[1], possedendo anche i titoli di sommo pontefice della Chiesa cattolica[2][3], nonché, a seguito dei Patti Lateranensi, sovrano assoluto dello Stato della Città del Vaticano.

L'ufficio del papa prende il nome di papato, mentre la sua giurisdizione ha il nome di Santa Sede (o Sede Apostolica) ed è ente di diritto internazionale.

La particolare preminenza del papa sulla Chiesa cattolica deriva dall'essere considerato successore dell'apostolo Pietro, al quale, secondo l'interpretazione cattolica dei Vangeli, Cristo ha conferito l'incarico di pastore della Chiesa universale[4]. Pietro, secondo la tradizione, avrebbe retto negli ultimi anni di vita la comunità cristiana di Roma, divenendone il primo vescovo e subendovi il martirio nell'anno 67.

Papa deriva dal greco πάππας (pàppas), espressione familiare per "padre" attestata a partire dal III secolo, contestualmente a un analogo uso fatto per indicare il vescovo di Alessandria, in Egitto.

Con il nome pontificale di Francesco, dal 13 marzo 2013 il papa è Jorge Mario Bergoglio, 266º vescovo di Roma[5].

Secondo i dati della Chiesa cattolica, il Soglio di Pietro ha visto 47 pontefici provenire da oltre gli odierni confini politici italiani; più precisamente, la storia ha visto 47 papi non italiani su 266.

Nella Chiesa antica

Vi sono diverse ipotesi sull'esistenza di una forma di primato petrino nella Chiesa antica.

Ireneo di Lione nell'Adversus haereses stila una lista di quelli che furono i successori della Chiesa «somma ed antichissima ed a tutti nota, fondata e costituita in Roma dai gloriosissimi Apostoli Pietro e Paolo. A questa Chiesa, per la sua peculiare principalità (propter potiorem principalitatem), è necessario che convenga ogni Chiesa, cioè i fedeli dovunque sparsi, poiché in essa la tradizione degli Apostoli è stata sempre conservata» (Adversus haereses, III, 3, 2: PG 7,848).

Ambrogio da Milano conia la famosa espressione "Ubi Petrus, ibi Ecclesia" (la Chiesa esiste unicamente ove è riconosciuto il primato di Pietro, cioè del papa).

Altri padri della Chiesa parlano di Roma come sede verso cui l'intera Cristianità deve convergere.

Inoltre, tale primazia è indicata già nei primissimi Concili della Chiesa: al Primo concilio di Nicea (19 giugno 325) venne riconosciuta la preminenza di alcune sedi patriarcali in modo canonico tra le quali Roma ha un particolare primato: «In Egitto, nella Libia e nella Pentapoli siano mantenute le antiche consuetudini per cui il vescovo di Alessandria abbia autorità su tutte queste province; anche al vescovo di Roma infatti è riconosciuta una simile autorità. Ugualmente ad Antiochia e nelle altre province siano conservati alle chiese gli antichi privilegi.»

Infine, durante il primo concilio di Costantinopoli (tenutosi dal maggio al luglio del 381d.c.) si decise che «Il vescovo di Costantinopoli avrà il primato d'onore dopo il Vescovo di Roma, perché tale città è la nuova Roma». Il medesimo canone venne ribadito dal Concilio di Calcedonia[6], ma non venne, però, accettato dai papi Damaso I, Leone I e Gregorio I in quanto ritennero che l'affermazione del primato papale rispetto al patriarca di Costantinopoli fosse troppo debole. I papi cioè ritenennero che la supremazia del vescovo di Roma non dovesse essere determinata da cause storiche, ma da motivazioni telologiche e dottrinali, le stesse che poi porteranno allo Scisma d'Oriente del 1054.

Mentre la sede di Roma sarebbe stata fondata da Pietro apostolo e da Paolo di Tarso, che qui furono martirizzati nel primo secolo, quella di Alessandria risalirebbe a Marco evangelista; la sede di Antiochia sarebbe una Chiesa fondata anch'essa da Pietro e il Patriarcato di Costantinopoli, per tradizione, si fa discendere da Andrea apostolo, fratello di Pietro, anche se, in realtà, la sede vescovile costantinopolitana è sorta soltanto nel IV secolo.

Il ruolo e i titoli del Papa nella Chiesa cattolica

Santa Sede

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Politica della Santa Sede



Organi giudiziari della Città del Vaticano


Altri stati · Atlante
La basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, la sede del papa quale vescovo dell'Urbe.
Gesù dona a Pietro le chiavi sacre.

L'Annuario pontificio del 2010 elenca questi titoli dei Papi e nell'ordine che segue:

Nel corso dei secoli vari sono stati i titoli attribuiti al romano pontefice. Negli atti ufficiali in cui il nome del papa è posto all'inizio (tale ad esempio è una costituzione apostolica) in modo costante al nome del papa senza ordinale (ad esempio "Paolo") segue solo il titolo di vescovo e quello di servo dei servi di Dio. Nella Chiesa Cattolica il papa ha compiti, titoli ed autorità, sia a livello locale che universale:

  • Il papa è vescovo di Roma, per quanto il governo pastorale della diocesi di Roma viene delegato al Cardinale vicario. Secondo la tradizione cristiana Gesù Cristo conferì a Pietro il primato di giurisdizione sull'intera Chiesa di Dio (Mt 16,16-19) e (Gv 21,15-17), da cui ne consegue che chiunque succeda a Pietro nella sua cattedra ottiene il primato di Pietro su tutta la Chiesa, così come definito dalla costituzione dogmatica Pastor Aeternus approvata ed emanata durante il concilio Vaticano I convocato da papa Pio IX[7], L'autorità stessa del papa, come scrive Giovanni Paolo I, deriva dall'essere «vescovo di Roma, cioè successore di Pietro in questa città».[8]
  • L'appellativo Sommo Pontefice o Romano pontefice indica in modo particolare nel diritto canonico, il papa, il quale, come successore di Pietro sulla cattedra di Roma, detiene "la potestà piena e suprema" di guida pastorale della Chiesa cattolica, che si fonda nella Scrittura e nella sacra Tradizione.Il termine pontefice, mutuato dall'ambiente culturale e religioso dell'epoca romana (Pontifex maximus), è l'appellativo per il quale lo si designa come "costruttore di ponti" (pontem facere) fra i fedeli e Cristo in virtù della sua funzione vicaria di Pastore. Questo aspetto è stato sottolineato da papa Francesco, nel suo primo discorso al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (22 marzo 2013): «Uno dei titoli del Vescovo di Roma è Pontefice, cioè colui che costruisce ponti, con Dio e tra gli uomini». Nell'uso e nella documentazione pontificia spesso il termine Romano pontefice viene interscambiato con quello di Sommo pontefice, benché quest'ultima espressione sia spesso accompagnata dall'espressione complementare: della Chiesa universale. L'aggettivo Romano fa riferimento alla diocesi di Roma, sede propria dei Pontefici.
  • Il papa è arcivescovo metropolita della provincia ecclesiastica romana, una delle antiche sedi apostoliche.
  • Il papa è anche il primate d'Italia.
  • Nella storia della Chiesa cattolica, è anche il patriarca della Chiesa latina, la più estesa fra le Chiese cattoliche particolari. Questo ruolo viene riconosciuto anche dalle Chiese ortodosse separate da Roma. Da questo ruolo patriarcale derivano i titoli condivisi con altri patriarchi di «Sua Santità» o «Santo Padre». Il titolo di Patriarca d'Occidente è stato omesso da Papa Benedetto XVI nel 2005. Il Papa ha così deciso, sia per tentare un riavvicinamento con le Chiese separate che non riconoscono questo titolo, sia perché l'Occidente a cui il titolo fa riferimento si è esteso anche all'America e all'Oceania, uscendo così dal significato originario che esso aveva in riferimento alla sola Europa[9].
  • Nella Chiesa cattolica, al papa viene assegnato un ruolo universale, non accettato dalle altre Chiese. Poiché san Pietro fu a capo della Chiesa di Roma, dove fu martirizzato, il papa viene anche detto successore di Pietro, il principe degli apostoli. I cattolici ritengono che il primato che san Pietro avrebbe esercitato sugli apostoli si sia trasmesso anche ai suoi successori, così come il ministero del sacerdozio. Egli è pertanto il capo del collegio episcopale ed è una fonte del magistero della Chiesa cattolica che può esercitare da solo o con i vescovi nel Concilio ecumenico; in particolare, egli è infallibile quando definisce ex cathedra verità essenziali circa la fede e la morale. Nell'esercizio del suo potere il papa è coadiuvato dal collegio dei cardinali e dalla Curia romana.
  • Fra gli altri titoli usati dal papa, che in realtà non sono specifici del papato ma comuni a tutti i vescovi, vi è quello di "pontefice" (termine derivato dal latino che indica il ruolo di sacerdote) e «vicario di Cristo», che indica il compito di governo della Chiesa proprio di ogni vescovo.
  • Secondo il Codice di diritto canonico, il papa, in quanto «capo del Collegio dei Vescovi, Vicario di Cristo e Pastore qui in terra della Chiesa universale», «ha potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale sulla Chiesa, potestà che può sempre esercitare liberamente»[10], e in lui si assommano i poteri legislativo, esecutivo e amministrativo; oggetto della sua giurisdizione sono: la fede, i costumi e la disciplina ecclesiastica; la sua giurisdizione si estende a tutte le singole chiese, a tutta la gerarchia ecclesiastica e a tutti i fedeli. In questa veste viene anche chiamato "sommo pontefice della Chiesa Universale" e "servo dei servi di Dio".

Il titolo di papa è attestato sin dal III secolo, a quando viene fatta risalire un'epigrafe nelle catacombe di San Callisto situate in Roma, nella quale un certo diacono Severo, avendo scavato un cubicolo doppio per sé e la sua famiglia poiché gli era morta la figlia di dieci anni, dice di essere stato autorizzato da "papae sui Marcellini", ossia il suo papa Marcellino (296-304).

Caratteristiche del papato

Il primato papale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi primato papale.

Il primato papale è l'autorità apostolica del vescovo della diocesi di Roma su tutte le chiese particolari della Chiesa cattolica, sia di rito latino che di riti orientali.

La Chiesa ortodossa riconosce un primato di onore al Vescovo di Roma, ma non di giurisdizione.

Le Chiese protestanti non riconoscono alcuna autorità superiore poiché la ritengono non conforme alle Sacre Scritture. Al giorno d'oggi molte Chiese protestanti mantengono questa opinione, mentre altre non escludono una forma di ministero papale, in prospettiva ecumenica, sostanzialmente diversa dal primato papale attuale.[non chiaro] La chiesa anglicana ritiene che "Entro il suo più ampio ministero, il vescovo di Roma offre un ministero specifico riguardante il discernimento della verità, come un'espressione del primato universale." Tuttavia "Questo servizio particolare è stato fonte di difficoltà e di fraintendimenti tra le chiese."[11]

L'infallibilità papale

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi infallibilità papale.

Il dogma dell'infallibilità papale, contenuto nella costituzione dogmatica della Chiesa Pastor Aeternus approvato dal Concilio Vaticano I il 18 luglio 1870, nell'imminenza della fine del potere temporale, afferma che il magistero del papa deve essere considerato infallibile quando viene espresso ex cathedra, cioè solo quando il papa esercita il «suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani» e «[...] definisce una dottrina circa la fede e i costumi». Pertanto, quanto da lui stabilito «vincola tutta la Chiesa cattolica».

Finora il dogma dell'infallibilità è stato utilizzato due volte, da Papa Pio IX per affermare l'Immacolata Concezione di Maria, e da Papa Pio XII per affermare l'Assunzione della Vergine Maria.

L'elezione del Papa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave.
La fumata bianca, che segnala ai fedeli l'avvenuta elezione del papa.

Le modalità di elezione del papa hanno subìto numerose trasformazioni nel corso dei secoli. Inizialmente veniva eletto dal popolo e dal clero romano. Alcuni vennero nominati dall'imperatore del Sacro Romano Impero, che si avvaleva di questa facoltà attraverso il Privilegium Othonis, un documento stipulato il 1º febbraio del 962 dall'imperatore Ottone I e del quale si avvalsero anche i suoi successori, fino a Enrico III. Nel caso di papa Fabiano, l'elezione avvenne allorché una colomba si posò sul suo capo. Questo venne considerato come un inequivocabile segno della designazione divina.

Nella chiesa delle origini il papa veniva eletto come tutti gli altri vescovi, con il concorso del clero e della comunità romana. Col passare degli anni la componente laica venne eliminata dall'elettorato attivo. Ciò nonostante l'influenza del potere temporale non venne meno, si pensi al fatto che la nomina del vicario di Pietro era ratificata con proprio placet dall'imperatore. Solo con il Decreto di Niccolò II del 1059 il clero e il popolo romano vengono definitivamente espulsi dal processo di elezione del papa e l'elettorato attivo viene riservato ai cardinali-vescovi.

L'elezione del papa viene decisa dai cardinali riuniti in conclave (diritto risalente al 1059, stabilito con un sinodo in Laterano voluto da papa Niccolò II) tramite votazione segreta che richiede la maggioranza dei due terzi. Il conclave si riunisce non prima di quindici giorni e non oltre i venti dall'inizio della sede apostolica vacante[12]. I cardinali durante tutta la durata del conclave non possono avere alcun contatto con l'esterno. Per gli scrutini si tengono quattro votazioni al giorno e il loro esito è segnalato ai fedeli all'esterno con una fumata, nera se negativo, bianca se positivo. Qualsiasi maschio battezzato celibe, secondo il diritto canonico, cioè che non ha contratto un matrimonio cattolico, può essere eletto papa (sebbene l'elezione di un non vescovo sia avvenuta raramente) e se non ha ancora ricevuto gli ordini sacri gli vengono subito conferiti e viene consacrato vescovo. Le norme in vigore per la sede vacante, per lo svolgimento del conclave e per l'elezione del nuovo papa sono state promulgate nella costituzione apostolica Universi Dominici Gregis da papa Giovanni Paolo II nel 1996.

Benedetto XVI con un motu proprio del 26 giugno 2007 ha stabilito che la maggioranza necessaria all'elezione del papa sarà di due terzi dei votanti per tutti gli scrutini e che a partire dal tredicesimo giorno di conclave si debba procedere al ballottaggio, sempre mantenendo la maggioranza dei due terzi per la validità dell'elezione, tra i due cardinali più votati nell'ultimo scrutinio. Questi ultimi perdono il diritto di voto: è stata così abolita la norma stabilita da Giovanni Paolo II, che prevedeva una riduzione del quorum alla maggioranza assoluta dei votanti a partire dal trentaquattresimo scrutinio (o trentacinquesimo se si era votato anche il giorno di apertura del Conclave).

L'inizio del pontificato e la presa di possesso della diocesi

Alla presentazione del nuovo pontefice, eseguita attraverso il tradizionale annuncio dell'Habemus Papam, segue, solitamente dopo pochi giorni, la solenne cerimonia di inizio del ministero petrino del vescovo di Roma, nella basilica di San Pietro in Vaticano, caratterizzato, secondo il nuovo Ordo rituum pro ministerii petrini initio Romae episcopi (in italiano: Rituale per l'inizio del ministero petrino del vescovo di Roma) promulgato da papa Benedetto XVI il 20 aprile 2005[13], dalla imposizione del pallio e la consegna dell'anello del Pescatore. Il nuovo Ordo non prevede più l'incoronazione papale.

Questa celebrazione dà avvio al complesso delle cerimonie di insediamento, che comprendono, nei giorni successivi, le visite alle basiliche patriarcali di San Paolo fuori le mura e Santa Maria Maggiore e che si concludono con la solenne cerimonia di presa di possesso dell'Arcibasilica lateranense, cattedrale della diocesi di Roma.

Rinuncia all'ufficio di Romano Pontefice

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rinuncia all'ufficio di romano pontefice.

Come stabilito dal codice di diritto canonico, Libro II "Il popolo di Dio", parte seconda "La suprema autorità della Chiesa", capitolo I "Il Romano Pontefice e il Collegio dei Vescovi" è contemplata la rinuncia all'ufficio di romano pontefice[14][15][16]:

« Can. 332 - §2. Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti. »

I casi storici di rinuncia ci sono stati soprattutto nei tempi più remoti del papato: san Clemente, arrestato ed esiliato per ordine di Nerva nel lontano Chersoneso, abdicò dal sommo pontificato indicando come suo successore Evaristo, affinché i fedeli non restassero senza pastore. Verso la prima metà del III secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere spedito in esilio in Sardegna; al suo posto venne eletto Antero. Silverio, deposto da Belisario, in punto di morte rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino[17]. Altro caso più difficilmente inquadrabile è quello di Benedetto IX, che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe.

Il più celebre caso di rinuncia all'ufficio di Romano Pontefice fu quello di Celestino V, detto anche "il papa del gran rifiuto", che portò all'elezione di Bonifacio VIII; poiché quest'ultimo fu un pontefice non affine a Dante Alighieri, egli nella sua Divina Commedia pone, probabilmente, Celestino V nell'Antinferno tra gli ignavi: non è però certo chi volesse trattare il Sommo Poeta nel seguente passo, potrebbe trattarsi infatti, secondo alcuni critici di Ponzio Pilato, Esaù, Giano della Bella oppure Matteo Rubeo Orsini che nel conclave del 1294 venne eletto al primo scrutinio ma rinunciò, portando appunto all'elezione di Bonifacio VIII:

« Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l'ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto. »

(Dante Alighieri, Inferno III, 58-60)

Celestino, prima di abdicare, si consultò con il cardinale Benedetto Caetani, e si fece confermare dal concistoro dei cardinali che un'abdicazione dal soglio pontificio era possibile, quindi, in data 10 dicembre 1294, emanò una costituzione sull'abdicazione del papa, confermò la validità delle disposizioni in materia di Conclave anche in caso di rinuncia, ed appena tre giorni dopo rese note le sue intenzioni ed abdicò[18].

Nel 1415 un altro papa, Gregorio XII, eletto all'epoca dello Scisma d'Occidente a Roma, dopo molti anni di lotte e di contese giuridiche, belliche e diplomatiche, fece atto di sottomissione ai decreti emessi dai padri conciliari, durante il Concilio di Costanza, che era stato convocato dall'antipapa Giovanni XXIII (XXII) e presieduto dall'Imperatore Sigismondo per dirimere ogni questione. Uno di questi decreti intimava a tutti i contendenti di abdicare, nel caso che non si trovasse una soluzione e non si raggiungesse l'accordo fra i tre pretendenti al Soglio. Davanti al rifiuto di Benedetto XIII (rappresentante dell'obbedienza avignonese) e alla fuga di Giovanni XXIII (poi ricondotto in Concilio e deposto), alla fine Gregorio XII acconsentì ad abdicare, dopo aver riconvocato con una sua bolla il medesimo Concilio. All'abdicazione però non seguì l'elezione di un nuovo papa, che si verificò passati due anni e solo successivamente alla scomparsa di Gregorio, dopo la quale venne convocata un'assemblea mista di cardinali e di padri conciliari, che elesse Martino V[19][20].

In epoca moderna l'unico papa che ha rinunciato all'ufficio di romano pontefice è stato Benedetto XVI che, l'11 febbraio 2013, ha annunciato di lasciare vacante la sede di Pietro con effetto dalle ore 20:00 del giorno 28 febbraio 2013[21].

Il nome dei papi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nome pontificale.

È tradizione che il nuovo papa scelga per sé un nuovo nome. Il primo a cambiare il suo nome di battesimo fu, nel 533, Giovanni II che in realtà si chiamava Mercurio e ritenne perciò inappropriato che il vescovo di Roma avesse il nome di una divinità pagana. Dopo di lui anche altri papi scelsero un nuovo nome, o perché avevano nomi sgradevoli o perché non italiani. Nessuno di nome Pietro, come Giovanni XIV o Sergio IV, volle poi chiamarsi Pietro II in segno di rispetto verso Pietro apostolo. Il cambio del nome divenne una regola, la quale ebbe tuttavia qualche eccezione; ad esempio, Adriaan Florenszoon Boeyens scelse il nome di Adriano VI, Marcello Cervini quello di Marcello II.

Storia del papato

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Roma#Storia e Stato Pontificio.

Durata dei pontificati

I pontificati più lunghi

Secondo i dati della Chiesa cattolica (in ordine decrescente di durata gli undici pontificati più lunghi):

  1. Pietro apostolo (dal 33 al 67): circa 34 anni (circa 12 418 giorni)
  2. papa Pio IX (dal 1846 al 1878): 31 anni, 7 mesi e 23 giorni (11 560 giorni)
  3. papa Giovanni Paolo II (dal 1978 al 2005): 26 anni, 5 mesi e 17 giorni (9 665 giorni)
  4. papa Leone XIII (dal 1878 al 1903): 25 anni, 4 mesi e 29 giorni (9 280 giorni)
  5. papa Pio VI (dal 1775 al 1799): 24 anni, 6 mesi e 14 giorni (8 962 giorni)
  6. papa Adriano I (dal 772 al 795): 23 anni, 10 mesi e 25 giorni (8 738 giorni)
  7. papa Pio VII (dal 1800 al 1823): 23 anni, 5 mesi e 6 giorni (8 559 giorni)
  8. papa Alessandro III (dal 1159 al 1181): 21 anni, 11 mesi, e 2 giorni (8 029 giorni)
  9. papa Silvestro I (dal 314 al 335): 21 anni e 11 mesi e 1 giorno (8 005 giorni)
  10. papa Leone I (dal 440 al 461): 21 anni e 1 mese e 13 giorni (7 713 giorni)
  11. papa Urbano VIII (dal 1623 al 1644): 20 anni, 11 mesi e 23 giorni (7 663 giorni)

La Chiesa cattolica definisce Pietro apostolo il primo papa. Occorre considerare che il papa è il vescovo di Roma, e quindi secondo alcuni il pontificato di Pietro non dovrebbe avere inizio subito dopo l'ascensione di Gesù al cielo, ma solo da quando Pietro si stabilì a Roma, divenendo il capo (vescovo) dei cristiani di Roma. In tal caso il periodo di papato di Pietro apostolo si riduce a circa venticinque anni (il periodo che si presume sia stato quello della sua permanenza nell'Urbe). Pertanto la classifica dei pontificati più lunghi inizia da Pio IX e prosegue con Giovanni Paolo II al secondo posto. Pietro si porterebbe al quarto posto, dopo papa Leone XIII.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pietro apostolo e Lista dei papi.

I pontificati più brevi

Secondo i dati della Chiesa cattolica (in ordine crescente di durata gli undici pontificati più brevi):

  1. papa Urbano VII (15 settembre - 27 settembre 1590): 13 giorni
  2. papa Bonifacio VI (aprile 896): 16 giorni
  3. papa Celestino IV (25 ottobre - 10 novembre 1241): 17 giorni
  4. papa Sisinnio (15 gennaio - 4 febbraio 708): 21 giorni
  5. papa Teodoro II (dicembre 897): 21 giorni
  6. papa Marcello II (10 aprile - 1º maggio 1555): 22 giorni
  7. papa Damaso II (17 luglio - 9 agosto 1048): 24 giorni
  8. papa Pio III (22 settembre - 18 ottobre 1503): 27 giorni
  9. papa Leone XI (1º aprile - 27 aprile 1605): 27 giorni
  10. papa Giovanni Paolo I (26 agosto - 28 settembre 1978): 33 giorni
  11. papa Benedetto V (22 maggio - 23 giugno 964): 33 giorni[22]

Il primato di pontificato più breve sarebbe in realtà da attribuire a papa Stefano (II) e non a papa Urbano VII, poiché la sua durata fu di soli 3 giorni: morto per ictus, Stefano II non fece in tempo ad essere consacrato. Fu escluso dalla lista dei papi per secoli, reinserito, e di nuovo escluso dal 1961, provocando a volte qualche incongruenza nell'elenco dei papi di nome Stefano che lo hanno seguito.

Tra i pontificati più brevi è da ricordare anche quello di Celestino V, che rinunciò al suo ruolo pastorale dopo appena 100 giorni dalla elezione.

Si narra pure che il nipote di papa Gregorio X, il cardinale Vicedomino Vicedomini, fosse stato eletto papa il 5 settembre 1276, nel terzo conclave susseguente alla morte dello zio (dopo Innocenzo V e Adriano V eletti e morti lo stesso anno), ma che non avesse accettato subito il suo ministero, chiedendo un giorno per decidere ma manifestando a priori l'intenzione di voler prendere il nome di Gregorio XI. La notte stessa, però, morì. Giustamente non è annoverato nella storiografia ufficiale dei Pontefici della Chiesa cattolica, non avendo egli ancora accettato l'ufficio apostolico prima di morire, anche se il decesso subito dopo l'elezione è stato fino ad ora un fatto unico nella storia del papato[23].

Adriano V, papa per 39 giorni nel 1276, morì prima di poter essere ordinato sacerdote.

Pontificati per secolo

Secondo i dati della Chiesa cattolica (in ordine decrescente il numero di papi vissuti per secolo):

  1. X secolo: 24 papi
  2. XI secolo: 22 papi
  3. VII e IX secolo: 21 papi (cadauno)
  4. XIII e XVI secolo: 18 papi (cadauno)
  5. XII secolo: 17 papi
  6. III secolo: 15 papi
  7. VI secolo: 14 papi
  8. V e VIII secolo: 13 papi (cadauno)
  9. XV e XVII secolo: 12 papi (cadauno)
  10. II, IV e XIV secolo: 11 papi (cadauno)
  11. XVIII e XX secolo: 9 papi (cadauno)
  12. I e XIX secolo: 6 papi (cadauno)
  13. XXI secolo: 3 papi

Essendo stato eletto in tre diversi pontificati (tutti svoltisi nell'XI secolo), portando inoltre il medesimo nome in tutte e tre le occasioni, Benedetto IX è da considerarsi come tre distinti pontefici.

Papi canonizzati

Nell'attualità, la Chiesa cattolica ricorda 80 papi, su 266, che hanno ricevuto la canonizzazione (ovvero il titolo di Santo):

Pietro apostolo, Lino, Anacleto I (o Cleto), Clemente I, Evaristo, Alessandro I, Sisto I, Telesforo, Igino, Pio I, Aniceto, Sotero, Eleuterio, Vittore I, Zefirino, Callisto, Urbano I, Ponziano, Antero, Fabiano, Cornelio, Lucio I, Stefano I, Sisto II, Dionisio, Felice I, Eutichiano, Caio, Marcellino, Marcello, Eusebio, Milziade (o Melchiade), Silvestro I, Marco, Giulio I, Damaso I, Siricio, Anastasio I, Innocenzo I, Zosimo, Bonifacio I, Celestino I, Sisto III, Leone I Magno, Ilario, Simplicio, Felice III (II), Gelasio, Simmaco, Ormisda, Giovanni I, Felice IV (III), Agapito I, Silverio, Gregorio I Magno, Bonifacio IV, Adeodato I (o Deusdedit), Martino I, Eugenio I, Vitaliano, Agatone, Leone II, Benedetto II, Sergio I, Gregorio II, Gregorio III, Zacaria, Paolo I, Leone III, Pasquale I, Leone IV, Niccolò I, Adriano III, Leone IX;

Onorificenze pontificie

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Onorificenze pontificie.

Il papa concede varie onorificenze, appartenenti a ordini e non.

Degli ordini il pontefice è il capo in quanto sovrano, mentre il gran magistero delle singole onorificenze può essere mantenuto direttamente dal pontefice o concesso ad una persona di fiducia, solitamente un cardinale.

Per antica tradizione al sommo pontefice non si conferiscono titoli (di alcun genere né cavallereschi né nobiliari), ciò perché la sua carica è al di sopra di ogni onore, anzi da lui tutti gli onori discendono (il pontefice, assieme al Sacro Romano Imperatore, era uno dei due poteri universali, ma al primo competeva incoronare il secondo). Come tale il papa non indossa mai le decorazioni di cui pure è sovrano e non è mai insignito di nessun grado.

Un cardinale che, avendo ricevuto onorificenze, diventa pontefice, automaticamente decade da tutte le onorificenze ricevute in quanto esse vengono soppiantate dal titolo di sommo pontefice.

Note

  1. ^ Codice Di Diritto Canonico, Libro II,Il Popolo Di Dio, Parte II, La Costituzione Gerarchica Della Chiesa, Sezione I, La Suprema Autorità Della Chiesa, (Cann. 330 – 367), Capitolo I (Cann. 331- 335), Il Romano Pontefice E Il Collegio Dei Vescovi, Articolo 1,
  2. ^ Organigramma Stato Città del Vaticano
  3. ^
    « The office of the pope is described in the Annuario pontificio (official directory of the HOLY SEE) by the following titles: ‘‘Bishop of Rome, Vicar of Jesus Christ, Successor of the Chief of the Apostles, Supreme Pontiff of the Universal Church, Patriarch of the West, Primate of Italy, Archbishop and Metropolitan of the Roman Province, Sovereign of the State of Vatican City.’’ Of these titles, the basis of all the rest is the third, Successor of the Chief of the Apostles. VATICAN COUNCIL I defined that Christ constituted St. PETER chief of all the APOSTLES and visible head of the whole Church militant, granting him a PRIMACY not merely of honor but of true jurisdiction; that Christ established that Peter should have perpetual successors in this primacy; and that the Roman bishops are these successors (Enchiridion symbolorum 3055, 3058). »
    (F. A. SULLIVAN. Pope in The New Catholic Encyclopedia, vol.11. NY, Gale, 2002, pag.495-6)
    Il titolo di patriarca d'Occidente è stato soppresso nel 2006; cfr. sito del Vaticano.
  4. ^ Mt16,17-19;Lc21,31-32;Gv21,15-18
  5. ^ Repubblica.it, 13-03-2013. URL consultato il 10 marzo 2013.
  6. ^ Canone 28 del concilio di Calcedonia (cfr. testo in italiano dei canoni conciliari).
  7. ^ capitolo I e II
  8. ^ Ricca è la documentazione in materia. Alcuni testi: Omelia di Giovanni Paolo I del 23 settembre 1978: «È noto a tutti che il Papa acquista autorità su tutta la Chiesa in quanto è vescovo di Roma, successore cioè, in questa città, di Pietro.»
    Costituzione dogmatica conciliare Pastor Aeternus, capitolo II (1870): «Egli (San Pietro), fino al presente e sempre, vive, presiede e giudica nei suoi successori, i vescovi della santa Sede Romana, da lui fondata e consacrata con il suo sangue. Ne consegue che chiunque succede a Pietro in questa Cattedra, in forza dell’istituzione dello stesso Cristo, ottiene il Primato di Pietro su tutta la Chiesa.»
    Discorso di Giovanni Paolo II al clero di Roma del 9 novembre 1978: «Desidero adempiere al fondamentale dovere del mio pontificato, cioè prendere possesso di Roma come diocesi, come Chiesa di questa Città, assumere ufficialmente la responsabilità di questa Comunità, di questa tradizione alle origini della quale sta San Pietro Apostolo. Sono profondamente consapevole di essere diventato Papa della Chiesa universale, perché Vescovo di Roma. Il ministero (“munus”) del Vescovo di Roma, quale Successore di Pietro, è la radice della universalità.»
    Omelia di Paolo VI in occasione della presa di possesso della cattedra di Roma (10 novembre 1963): «Oggi questa basilica accoglie … tutto l'Episcopato del mondo, quasi al completo, e si apre splendida e solenne all'ultimo dei suoi Pontefici, il più piccolo e il più umile fra quanti l'hanno preceduto, che non ha alcun merito per qui incedere maestro e signore, se non quello irrefragabile d'essere stato canonicamente eletto Vescovo di Roma. Vescovo di Roma: perciò successore di San Pietro, perciò Vicario di Cristo, Pastore della Chiesa Universale, Patriarca dell'Occidente e Primate d'Italia.»
    Costituzione apostolica Ecclesia in Urbe (1998): «Alla Chiesa di Roma appartengono a proprio titolo i membri del Collegio Cardinalizio, ai quali spetta di eleggere, a norma di diritto, il Vescovo di Roma.» (cfr. la medesima espressione nella Vicariae potestatis di Paolo VI del 1977).
    Primo saluto del nuovo papa Giovanni Paolo II al fedeli riuniti in piazza San Pietro (16 ottobre 1978): «Ed ecco che gli Eminentissimi Cardinali hanno chiamato un nuovo vescovo di Roma. Lo hanno chiamato da un paese lontano...»
    Catechesi di Giovanni Paolo II del 27 gennaio 1993: «Il Concilio Vaticano I ha pure definito che “il Romano Pontefice è successore del Beato Pietro nel medesimo primato”. Questa definizione vincola il primato di Pietro e dei suoi successori alla sede romana, che non può essere sostituita da nessun’altra sede.»
    Cfr. anche Codice di diritto canonico nn. 331-332 ([1]) e Catechismo della Chiesa cattolica n. 882 (Catechismo della Chiesa Cattolica - IntraText).
  9. ^ Sulla recente rinuncia al titolo di «patriarca» in L'Annuario Pontificio. URL consultato il 3 maggio 2010.
  10. ^ Codice di diritto canonico, canone n. 331.
  11. ^ Mark Santer e Cormac Murphy-O'Connor, Il Dono dell'Autorità – Dichiarazione dei copresidenti, ARCIC, 1999. URL consultato l'11 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 15 aprile 2010).
  12. ^ Universi Dominici Gregis, n. 37
  13. ^ Presentazione del nuovo Ordo.
  14. ^ Codice di Diritto Canonico, vatican.va. URL consultato il 3-5-2010.
  15. ^ Franck Barretti, Ancora viaggi ma si parla di dimissioni, rassegna.it, 23-5-2002. URL consultato il 3-5-2010.
  16. ^ Franck Barretti, Se il Papa non governa più, rassegna.it, 11-2-2005. URL consultato il 3-5-2010.
  17. ^ Che cosa succede quando muore il papa, di José-Apeles Santolaria, edito da PIEMME a Casale Monferrato nel 2001, Parte I, Cap. "Papi che hanno deposto la tiara", pagg. 106-107
  18. ^ Storia della Chiesa, di Hans Wolter ed Hans-Georg Beck, Edito da Verlag Herder KG, Friburgo in Brisgovia 1968, Edizione Italiana Editoriale Jaca Book, Milano 1972, Vol. V/1, Cap. XXXV Celestino V e Bonifacio VIII, pag. 388
  19. ^ Storia della Chiesa, di Ludwig Hertling ed Angiolino Bulla, edito da Città Nuova a Milano nel 2001, Cap. IX "L'esilio di Avignone e il Grande Scisma", pag. 273
  20. ^ Che cosa succede quando muore il papa, di José-Apeles Santolaria, edito da PIEMME a Casale Monferrato nel 2001, Parte I, Cap. "La via cessionis", ppagg. 109-110
  21. ^ Concistoro ordinario pubblico - declaratio del santo padre Benedetto xvi sulla sua rinuncia al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro, 11.02.2013
  22. ^ nella cronologia viene dopo Giovanni Paolo I, perché non si sa il giorno dell'elezione papale e quindi dovrebbe essere oltre i 33 giorni.
  23. ^ Se fosse vissuto almeno un giorno in più forse avrebbe accettato, e, in tal caso, il 1276 avrebbe visto ben cinque papi in successione. Coloro che ci narrano questa vicenda parlano - forse riferendosi alla stessa fonte - per sentito dire, ma non portano documentazione storica, ed è difficile credere che in due giorni - dal 6 all'8 settembre - si sia potuto eleggere un altro papa, Pedro "Ispano" Iuliani, Giovanni XXI (1276-1277). Ciò avvalora la tesi che il Vicedomini sia in effetti morto durante il conclave e che la sua avvenuta elezione sia solo leggenda. La notizia della sua elezione e della sua subitanea morte può essere reperita nel Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica di G. Moroni ed nelle Vitae et res gestae Pontificum Romanorum et S. R. E. Cardinalium del Chacon

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