Sant'Ambrogio (padre della Chiesa)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

(Reindirizzamento da Ambrogio da Milano)
Sant'Ambrogio
Sant'Ambrogio
Sant'Ambrogio
{{{note}}}
Nascita 339
Morte 397
Venerato da Chiesa cattolica, Chiesa cristiana ortodossa
Beatificazione {{{beatificazione}}}
Canonizzazione {{{canonizzazione}}}
Santuario principale Basilica di Sant'Ambrogio, Milano
Ricorrenza 7 dicembre
Attributi api, bastone pastorale e gabbiano
Patrono di Lombardia, Milano, Vigevano, vescovi, apicoltori
Visita il progetto santi

Aurelio Ambrogio (Treviri, 339 - Milano, 397), meglio conosciuto come sant'Ambrogio, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica che lo annovera tra i quattro massimi Dottori della Chiesa insieme a san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio I papa.

Assieme a san Carlo Borromeo e san Galdino è patrono della città di Milano, nella quale è presente una basilica a lui dedicata. In dialetto milanese viene chiamato sant Ambroeus (grafia classica) o sant Ambrös (entrambi pronunciati "sant'ambrœs").

Indice

[modifica] Vita

Aurelio Ambrogio, membro di due importanti famiglie senatorie romane (la famiglia Aureliana, da parte materna, la famiglia Simmaco, da parte paterna), nacque nel 339 a Treviri (Germania), dove il padre era prefetto del pretorio per la Gallia, ed essendo destinato alla carriera amministrativa, frequentò le migliori scuole di Roma.

Dopo cinque anni di magistratura a Sirmio, nel 370 fu inviato a Milano come governatore dell'Italia settentrionale, nel 374, alla morte del vescovo ariano Aussenzio di Milano, Ambrogio fu acclamato vescovo anche se non aveva ancora ricevuto il battesimo. Nel giro di una settimana fu battezzato e consacrato.

[modifica] Ambrogio vescovo

Ambrogio, vescovo della città di residenza della corte imperiale, influì positivamente sulla politica religiosa di Teodosio I. Nel 380 con l'editto di Tessalonica il cristianesimo fu proclamato religione di stato. Nel 381 il concilio di Aquileia si pronunciò contro l'arianesimo.
Nel 390 intervenne severamente sull'imperatore, che aveva ordinato un massacro tra la popolazione di Tessalonica, rea di aver linciato il capo del presidio romano della città. In tre ore di carneficina erano state assassinate migliaia di persone. Ambrogio impose all'imperatore una "penitenza pubblica", cioè l'esclusione dalla partecipazione ai riti sacri. Teodosio accettò il castigo ecclesiale. Nel Natale di quell'anno l'imperatore venne assolto e riammesso ai sacramenti.

Ambrogio cercò di asservire al potere religioso il potere politico, a volte anche con espedienti dialettici.

  • Ad esempio, predicava all'imperatore Graziano che le vittorie non erano dovute all'esercito, ma alla grazia di Dio, da ottenersi con preghiere e penitenze. Ma, davanti ad una grave sconfitta non esitò a proclamare che non era il caso di imputarla alla grazia di Dio, ma alla poca preparazione dell'esercito.
  • In un altro caso, ci furono dei cristiani che (con la partecipazione del vescovo locale o su istigazione dello stesso) incendiarono la sinagoga di Callinico (388). Il culto ebraico era del tutto legittimo, e quindi per la legge romana gli incendiari erano tenuti a ricostruire la sinagoga. Ambrogio si rifiutò di celebrare una messa davanti all'imperatore Teodosio fin che questi non solo promise di modificare il decreto ma di annullarlo.
  • Provvide anche a impedire che Simmaco (suo amico, e che l'aveva aiutato in altre circostanze) venisse ricevuto dall'imperatore in quanto delegato del Senato di Roma. Un imperatore che rifiuta di ricevere il rappresentante del Senato di Roma a noi pare poca cosa, ma allora suscitò un certo scandalo. Si deve tuttavia considerare che in quel periodo gli scontri tra gli antichi Senatori Romani, ancora pagani, e la nuova classe dirigente cristiana, erano frequenti e di natura per noi difficilmente comprensibile dopo così lunghi anni.
  • Rimane aperta la questione sui presunti corpi di martiri che Sant'Ambrogio avrebbe rinvenuto: secondo alcuni si trattava di falsi realizzati ad arte per accrescere il prestigio di Milano, mentre altri li ritengono autentici. La scarsità dei documenti, ovvie implicazioni di fede e la scarsa obiettività delle testimonianze di quel periodo impediscono di dare una risposta certa a tale quesito.
  • Chiese a Graziano di indire un concilio (che si tenne ad Aquileia nel settembre del 381) per condannare due vescovi eretici, secondo i dettami dei vari concili ecumenici ed anche secondo l'opinione del Papa e dei vescovi ortodossi. Graziano avrebbe voluto convocare un concilio più numeroso, ma Ambrogio lo esortò a convocare un numero limitato di vescovi (probabilmente quelli certamente ortodossi) affermando che per appurare la verità bastavano pochi vescovi, e non era il caso di incomodarne troppi, facendo loro affrontare un viaggio faticoso.

Dall'altro lato, Ambrogio era una persona che credeva fermamente nel suo operato.

  • La sua porta era sempre aperta, e si prodigava senza tregua per il bene dei cittadini affidati alle sue cure.
  • Si batté strenuamente contro l'arianesimo, giungendo a colpi di mano per occupare le chiese di Milano. La corte imperiale di Milano era apertamente schierata con gli ariani.
  • Introdusse il canto nella liturgia, e ancor oggi a Milano vi è l'unica scuola che tramanda nei millenni questo antico canto.
  • A lui si deve la conversione di Agostino, che era venuto a Milano per insegnare retorica: Ambrogio e Agostino sono due dei quattro dottori della Chiesa cattolica antica.
  • Fu fautore della supremazia del vescovo di Roma, contro altri vescovi (es. Palladio) che lo ritenevano un vescovo come un altro: da lì a poco il vescovo di Roma Siricio (come già i patriarchi di Costantinopoli e di Antiochia) assumerà il titolo di Papa.

Accanto a queste vicende storiche vi sono delle famose leggende miracolistiche, come quella secondo cui Ambrogio camminando per Milano trovò un fabbro che non riusciva a piegare il morso di un cavallo: in quel morso Ambrogio riconobbe uno dei chiodi con cui venne crocifisso Cristo. Dopo vari passaggi un "chiodo della crocefissione" è tutt'ora appeso nel Duomo di Milano, a grande altezza, sopra l'altare maggiore.

[modifica] Canonizzazione

La Chiesa Cattolica venera la memoria del santo il 7 dicembre, mentre la Chiesa Ortodossa celebra la sua festa il 20 dicembre.

[modifica] Rito ambrosiano

Ambrogio introdusse nella chiesa occidentale molti elementi tratti dalle liturgie orientali, in particolare canti e inni. Si attribuisce ad Ambrogio l'inno Te lucis ante, ma la questione è controversa e negata anche da Luigi Biraghi. Le riforme liturgiche furono continuate nella diocesi di Milano anche dai successori e formarono il Rito ambrosiano sopravvissuto alle unificazioni dei riti di papa Gregorio I e del Concilio di Trento.

[modifica] Sant’Ambrogio e il canto liturgico

Con il termine di ambrosiano non si definisce sono la liturgia della chiesa cattolica che fa riferimento al santo, ma anche un preciso modo di cantare durante la liturgia. Esso viene indicato con il nome di canto ambrosiano. Esso è caratterizzato dal canto di inni, cioè di nuove composizioni poetiche in versi, distinte dai salmi, che vengono cantate da tutti i partecipanti al rito. A differenza di quanto avveniva per i salmi solitamente cantati da un solista o da un gruppo di coristi. Esso viene invece cantato da tutti i partecipanti, in cori alternati, normalmente tra donne e uomini, ma in altri casi tra giovani e anziani o anche tra fanciulli e adulti. Alcuni di questi inni sono stati sicuramente composti da Ambrogio. La certezza viene dal fatto che a menzionarle è Sant’Agostino, che fu discepolo di Sant’Ambrogio. Essi sono:

  • Aeterne rerum conditor (cf. Retractionum I,21);
  • Iam surgit hora tertia (cf. De natura et gratia 63,74);
  • Deus creator omnium (ricordato nelle Confessioni e citato complessivamente ben cinque volte dal vescovo di Ippona);
  • Intende qui regis Israel (cf. Sermo 372 4,3).

Attraverso la liturgia della Chiesa cattolica in generale e di quella ambrosiana in particolare, sono giunti fino a noi una moltitudine di inni in stile ambrosiano. I ricercatori hanno cercato di trovare dei criteri per indicare quelli che, con più certezza, sono stati composti da Ambrogio. Nel 1862 Luigi Biraghi ne indicava tre: la conformità degli inni con l’indole letteraria di Ambrogio, con il suo vocabolario e con il suo stile. Con questi criteri egli arrivò a selezionare diciotto inni:

  • Splendor paternae gloriae (nell'aurora)
  • Iam surgit hora tertia (per l'ora di terza domenicale)
  • Nunc sancte nobis Spiritus (per l'ora di terza feriale)
  • Rector potens verax Deus (per l'ora di sesta)
  • Rerum, Deus, tenax vigor (per l'ora di nona)
  • Deus creator omnium (per l'ora dell'accensione)
  • Iesu, corona virginum (inno della verginità)
  • Intende qui regis Israel (per il Natale del Signore)
  • Inluminans Altissimus (per le Epifanie del Signore)
  • Agnes beatae virginis (per sant'Agnese)
  • Hic est dies versus Dei (per la Pasqua)
  • Victor, Nabor, Felix, pii (per i santi Vittore, Nabore e Felice)
  • Grates tibi, Iesu, novas (per i santi Protasio e Gervasio)
  • Apostolorum passio (per i santi Pietro e Paolo)
  • Apostolorum supparem (per san Lorenzo)
  • Amore Christi nobilis (per san Giovanni Evangelista)
  • Aeterna Christi munera (per i santi martiri)
  • Aeterne rerum conditor (al canto del gallo)

Gli autori dell’edizione delle opere poetiche di Ambrogio in un volume stampato nel 1994, che ha portato a compimento l’Opera Omnia, in latino e in italiano, del grande vescovo di Milano, hanno ridotto questo numero certo a tredici canti, escludendo quelli per le ore minori, per i martiri e della verginità. L’esclusione va ascritta alla metrica di questi testi. Ambrogio aveva una predilezione per il numero otto. I suoi inni sono tutti di otto strofe con versi ottosillabici. Egli vedeva in questo numero la risurrezione di Cristo, la novità cristiana e la vita eterna, (octava dies, l'ottavo giorno della settimana, cioè il nuovo giorno, in cui inizia l'era del Cristo). Per questi studiosi appare improbabile che egli sia venuto meno a questa preferenza. Quindi quelli di due o di quattro strofe non vengono attribuiti al vescovo milanese.

Per questi autori, non vi è motivo di dubitare che l’autore della melodia sia lo stesso Ambrogio. Per loro natura questi inni nascono consostanziati alla musica. Il Migliavacca nota come Ambrogio possedesse una conoscenza musicale approfondita. Le sue opere rivelano, oltre a una perfetta conoscenza scolastica anche una particolare propensione musicale. Egli parla dell’arte musicale con cognizione tecnica, e non solo con estetica raffinatezza come il suo discepolo Agostino.


[modifica] Antigiudaismo di Ambrogio

Sant'Ambrogio
Sant'Ambrogio

Particolarmente forte fu l'antigiudaismo di Ambrogio: scrive nell'Expositio Evangelii secundum Lucam a proposito del popolo giudaico che esso è:

« ...perduto, spirito immondo, preda del diavolo anche all'interno del suo tempio sacro, la sinagoga: anzi la stessa sinagoga è ormai sede e ricettacolo del demonio che stringe entro spire serpentine tutto il popolo giudaico »

Le cronache storiche riportano un episodio rivelatore dell'atteggiamento di Ambrogio nei riguardi degli ebrei. Nel 388, a Callinicum (Kallinikon, sul fiume Eufrate, in Asia, l'attuale Raqqa), una piccola folla di cristiani, guidata dal vescovo locale, diede l'assalto alla sinagoga e la bruciò. Il governatore romano condannò l'accaduto, e per mantenere l'ordine pubblico diede ordine che la sinagoga venisse ricostruita a spese del vescovo. L'imperatore Teodosio I rese noto di condividere quanto deciso dal suo funzionario.

Ambrogio si contrappose alla decisione dell'imperatore:

« Il luogo che ospita l’incredulità giudaica sarà ricostruito con le spoglie della Chiesa? Il patrimonio acquistato dai cristiani con la protezione di Cristo sarà trasmesso ai templi degli increduli?... Questa iscrizione porranno i giudei sul frontone della loro sinagoga: - Tempio dell’empietà ricostruito col bottino dei cristiani -... Il popolo giudeo introdurrà questa solennità fra i suoi giorni festivi... »

Ambrogio scrisse allora una lettera a Teodosio per spiegargli che quell'incendio non era affatto un crimine: perché bruciare le sinagoghe era un "atto glorioso" affinché "non possa esserci luogo in cui Dio è negato". Provocatoriamente, egli si assume la responsabilità dell'accaduto. Citando dalla lettera di Ambrogio a Teodosio (tratto da Epistulae 40,11):

« ...io dichiaro di aver dato alle fiamme la sinagoga, sì, sono stato io che ho dato loro l'incarico, perché non ci sia più nessun luogo dove Cristo venga negato[...]. Che cosa è più importante, il mantenimento dell'ordine o l'interesse della religione? »

Ambrogio non volle salire sull’altare finché l’imperatore non abolì il decreto imperiale riguardante la ricostruzione della sinagoga sulle spese del vescovo. Secondo la visione del vescovo, nella questione della religione l'unico foro competente da consultare doveva essere la Chiesa cattolica, la quale grazie ad Ambrogio divenne la religione statale e dominante. In questa impresa lo scopo era quello di avvalorare l’indipendenza della Chiesa dallo Stato, affermando anche la superiorità della Chiesa sullo Stato in quanto emanazione di una legge superiore alla quale tutti devono sottostare.

[modifica] Curiosità

Sant'Ambrogio non esitava a spezzare i Vasi Sacri e usare il ricavo dalla vendita per il riscatto di prigionieri, disse che in questi casi era lecito spezzare questi Sacri Vasi anche se benedetti.[citazione necessaria]

[modifica] Opere

Sant'Ambrogio, mosaico nella chiesa di Sant'Ambrogio, Milano
Sant'Ambrogio, mosaico nella chiesa di Sant'Ambrogio, Milano

[modifica] Esegetiche

  • Hexameron: raccolta di sei omelie dedicate ai sei giorni della Creazione. Ispirata al precedente ed omonimo lavoro di san Basilio. Le omelie contenute risalgono al 389
  • De Paradiso
  • De Cain et Abel
  • De Noe
  • De Abraham
  • De Isaac et Anima
  • De Bono Mortis
  • De Fuga Saeculi
  • De Jacob et Vita Beata
  • De Joseph
  • De Patriarchis
  • De Helia e Jejunio
  • De Nabuthae Historia: sulla proprietà, i ricchi ed i poveri
  • De Tobia
  • De Interpellatione Job et David
  • De Apologia Profhetae David
  • Ennarrationes in XII Psalmos Davidicos
  • Expositio Psalmi CXVIII: commento ai Salmi
  • Esposizione del vangelo secondo Luca (composta nel 390).
  • Expositio Isaiae Prophetae

[modifica] Dogmatiche

  • De Fide ad Gratianum: in tre libri, contiene un avvertimento nei confronti dell'imperatore Graziano circa l'eresia Ariana trattando l'argomento della Trinità
  • De Spiritu Sancto
  • De Incarnationis Dominicae Sacramento
  • Explanatio Symboli ad Initiandos
  • Expositio Fidei
  • De Mysteriis
  • De Sacramentis
  • De Poenitentia (o De Paenitentia)
  • De Sacramento regenerationis vel de Philosophia: conosciuta solo attraverso frammenti.

[modifica] Morali e Ascetiche

  • De Officiis Ministrorum: sui doveri dei sacerdoti e sul vivere cristianamente.
  • De Virginibus
  • De Viduis
  • De Virginitate
  • De Instituitione Virginis
  • Exhortatio Virginitatis

[modifica] Altro

  • De obitu Theodosii: orazione funebre pronunciata al funerale dell'imperatore Teodosio I.
  • Lettere, inni, discorsi funebri o polemici e altro: ci forniscono informazioni sulla situazione politica, ecclesiastica e religiosa coeva.

[modifica] Curiosità

Due località dell'Alto Milanese sono folcloristicamente legate al Santo:

[modifica] Note

  1. ^ Per la bibliografia riguardanre questo episodio:
    • Don Gerolamo Raffaelli - La vera historia della Vittoria qual ebbe Azio Visconti nell'anno della comune salute 1339 nel dì XXI febbr. in Parabiago contro Lodrisio V - a cura di Limonti, Milano anno MDCIX;
    • Don Claudio Cavalleri - Racconto istorico della celebre Vittoria ottenuta da Luchino Visconti princ. di Milano per la miracolosa apparizione di Santo Ambrogio, seguita il dì 21 febbr. l'anno 1339 in Parabiago, e dedicata al March. D. Giambattista Morigia - a cura di G. Richino Malerba, Milano anno 1745;
    • Alessandro Giulini - La Chiesa e l'Abbazia Cistercense di S. Ambrogio della Vittoria in Parabiago - Archivio Storico Lombardo pagina 144, anno 1923.

[modifica] Bibliografia

  • Vita di sant'Ambrogio: La prima biografia del patrono di Milano di Paolino di Milano - a cura di Navoni Marco, 1996 Edizioni San Paolo ISBN 978-88-215-3306-8

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali