Agnese di Roma
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Sant'Agnese (Roma, ... – Roma, 21 gennaio 305) è stata una santa romana.
| Agnese | ||
|---|---|---|
| Martire | ||
| Morte | 305 ca | |
| Venerato da | Chiesa cattolica | |
| Ricorrenza | 21 gennaio | |
| Patrono di | vergini, fidanzate e giardinieri | |
Agnese era, secondo la tradizione latina, una nobile fanciulla, appartenente alla gens Clodia martirizzata durante le persecuzioni di Diocleziano all'età di 12-13 anni.
Indice |
[modifica] Cenni biografici
Molto varie e talvolta contrastanti sono le notizie circa la sua vita e il suo martirio. Secondo la tradizione più attestata,[1] il figlio del Prefetto di Roma si era invaghito di Agnese senza essere ricambiato, per la qual cosa si era ammalato seriamente. Dopo il netto rifiuto da parte della fanciulla, il padre del giovane, saputo che Agnese aveva fatto voto di castità, le impose la clausura fra le vestali, con le quali avrebbe dovuto rendere il culto alla dea che proteggeva la città di Roma. Al rifiuto di Agnese, il prefetto l'avrebbe fatta rinchiudere in un postribolo. Qui però nessun cliente aveva osato toccarla, tranne un uomo che la tradizione religiosa vuole accecato da un angelo bianco, cui però successivamente, per intercessione della stessa Agnese, Dio rese la vista.
La tradizione agiografica racconta che Agnese, accusata di magìa, fu a quel punto condannata al rogo, ma le fiamme si divisero sotto il suo corpo senza neppur lambirlo ed i suoi capelli crebbero tanto da coprire la sua nudità.
Dopo questo "miracolo" Agnese fu trafitta con colpo di spada alla gola, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. Per questo, nella iconografia tradizionale, compare spesso in compagnia di un agnello. Dopo la sua morte il suo corpo fu sepolto nelle catacombe oggi conosciute con il suo nome.
[modifica] Il culto di Sant'Agnese
Di lei nell'inno Agnes Beatae Virginis scrive Sant'Ambrogio [1] :
| (LA)
« In morte vivebat pudor
vultumque texerat manu terra genuflexu petit lapsu verecundo cadens » |
(IT)
« La pudicizia viveva anche nella morte
si coprì il volto con la mano cadde a terra in ginocchio e fu vereconda anche nel cadere » |
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(Sant'Ambrogio)
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e anche San Damaso ne ha esaltato l'esempio[2].
Il suo nome è inserito nel Canone romano. Nel Martirologio romano è riportato lo scritto di san Girolamo che di lei dice:
| « Con gli scritti e con le lingue di tutte le genti, specialmente nelle chiese, fu lodata la vita di Agnese; la quale vinse e l'età e il tiranno, e col martirio consacrò la gloria della castità. » | |
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(San Girolamo)
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Nel giorno della sua celebrazione, il 21 gennaio, la liturgia riporta questa antifona al Magnificat:
| (LA)
« Stans beata Agnes in medio flammae, expansis manibus, orabat ad Dominum: Omnipotens, adorande, colende, tremende, benedico te et glorifico nomen tuum in aeternum »
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(IT)
« Sant'Agnese, in piedi in mezzo al fuoco, aprendo le mani, pregava il Signore: Onnipotente, degno di adorazione, di lode e di timore, benedico te e glorifico il tuo nome in eterno »
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(dal Magnificat)
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Ad Agnese sono dedicati, a Roma, la chiesa di Sant'Agnese in Agone, in piazza Navona, il luogo supposto del martirio, e il complesso monumentale di Sant'Agnese fuori le mura, fatto erigere dalla principessa Costantina, figlia dell'imperatore Costantino I, sulle catacombe nelle quali fu sepolto il suo corpo. Qui, ogni anno il 21 gennaio, due agnelli allevati da religiose vengono benedetti e offerti al papa perché dalla loro lana siano tessuti i palli dei patriarchi e dei metropoliti del mondo cattolico.
Sant'Agnese è la patrona delle vergini, delle fidanzate e dei giardinieri. Anche l'Almo collegio Capranica, tradizionalmente costruito sul luogo della sua casa natale, la venera come patrona.
Sant'Agnese è figura importante del romanzo Fabiola (di Nicholas Wiseman), di cui si ricorda la trasposizione cinematografica realizzata da Alessandro Blasetti nel 1949.
[modifica] Sant'Agnese e la festa delle male lingue
A L'Aquila il giorno di Sant'Agnese si festeggiano le male lingue.
L'origine della tradizione è incerta, ma la versione più probabile è questa.[3] Nei primi anni della fondazione della città, vi erano vari gruppi di persone che si riunivano presso locande ed osterie per criticare i signori di allora. Per questo motivo, un gruppo di questi fu esiliato dalla città. Essendo stati esiliati il 21 gennaio, furono detti "quelli di Sant'Agnese". Dopo sei mesi, a seguito delle numerose richieste da parte delle madri, mogli e fidanzate, "quelli di Sant'Agnese" furono riammessi in città ma a condizione che non facessero più pettegolezzi all'interno delle mura cittadine. Presero pertanto a riunirsi presso un'osteria vicino Porta della Rivera.
Sull'esempio di questo gruppo, esistono ancor oggi numerose confraternite di male lingue che ogni anno si riuniscono in grandi conviviali, durante i quali vengono elette numerose cariche sociali, alcune dal significato ovvio (ju Presidente, ju Secretariu, la Lengua Zozza), altre meno (la Mamma deji cazzi deji atri, la Lima Sorda, ju Zellusu, ju Recchie Fredde, ju Capisciò).
Per valorizzare questo aspetto della cultura aquilana, da qualche anno si organizza un convegno annuale su Sant'Agnese, dal titolo "Pianeta Maldicenza"[4].
[modifica] Note
- ^ a b Mario Sgarbossa, I santi e i beati, Figlie di San Paolo, Milano 1998, ISBN 88-315-1585-3
- ^ Santi e Beati – Sant’Agnese, vergine e martire
- ^ AA.VV., Aggenda Aquilana 2000 , L'Aquila, Edizioni Centopercento, 1999 .
- ^ Sito web: Maldicenza
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[modifica] Collegamenti esterni
- Biografia di Sant'Agnese con indicazioni delle fonti agiografiche

