Gens Claudia

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Tiberio Claudio Nerone, membro della gens Claudia, secondo imperatore romano

La gens Claudia fu un'importante famiglia romana, di antica origine sabina secondo le stesse fonti latine, di origine etrusca proveniente da Caere secondo recenti scoperte archeologiche[1].

Ebbe due rami, uno patrizio — caratterizzato dai cognomina Caecus, Caudeoe, Centho, Crassus, Pulcher, Regillensis, e Sabinus —, e uno plebeo — caratterizzato dai cognomina Asellus, Canina, Centumalus, Cicero, Flamen, e Marcellus. Il praenomen Lucius fu evitato, dopo che due membri della gens che lo portavano lo disonorarono uno commettendo una rapina e l'altro divenendo assassino. Per tutta la durata della Repubblica, nessuno dei Claudii, che passavano per essere una famiglia dal cuore duro e sprezzante della plebe, adottò mai un membro di un'altra gens: il primo a rompere questa usanza fu Claudio, quarto imperatore romano, che adottò Lucio Domizio Enobarbo, poi noto come Nerone.

Origine e territorio[modifica | modifica sorgente]

Nel settimo libro dell'Eneide è menzionato Clauso, il principe sabino capostipite dei Claudi. Egli combatte al fianco di Turno contro i troiani di Enea.

Secondo l'illustre studioso Theodor Mommsen già in epoca arcaica la gens Claudia si sarebbe stanziata con la propria tribù nella zona dell'Aniene, ma è soltanto nei primi anni della repubblica (504 a.C.) che il nobile sabino Attus Clausus (poi romanizzato in Appius Claudius, o Appio Claudio Sabino Inregillense) dalla originaria Inregillum[2] o Regillum[3] (città della Sabina di ubicazione attualmente ignota, che si suppone poco distante dal grande centro di Cures), si trasferì a Roma con il proprio seguito di parenti, amici e ben 5.000 clientes, a ciascuno dei quali vennero assegnati due iugeri di terreno (equivalenti a circa mezzo ettaro). Allo stesso Appio Claudio, che venne subito accolto nel patriziato romano, vennero assegnati venticinque iugeri.

La gens Claudia diede il proprio nome ad una delle Tribù Rustiche di Roma, che comprendeva località assai vicine a Roma, come Fidene, ma anche vari territori italici come Bari, Celia, Lucera e Taranto nelle Puglie, Miseno nel Golfo di Napoli, la comunità intera degli Equicoli, località del Veneto come Acelum, a settentrione della Via Postumia, Tarvisio a sud della stessa via, ed infine località del Piemonte come Novara.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La famiglia si distinse in due rami principali; uno patrizio, i Claudii Pulchri, a cui apparteneva l'importante ramo distinto dal cognomen "Nero" (che in lingua Sabina significa "forte", "coraggioso" e che fa riferimento alla "virilità"), cioè i Claudii Neroni, ed uno plebeo, i Claudii Marcelli (bellicosi). Ad alcuni membri di questa gens venne anche attribuito il nome di Clodius, variante grafica conforme alla pronuncia popolare del nome gentilizio Claudius.

La gens Claudia a Roma divenne in breve tempo potentissima, ed i suoi membri ricoprirono le più alte magistrature; in particolare durante la repubblica ascesero al consolato per ben 43 volte. I Claudii strinsero alleanze con altre importanti gentes, quali i Fabii (contro i Cornelii Scipiones o Scipioni), i Fulvii ed i Servilii, al fine di mantenere un ruolo egemone nel Senato, che conservarono per tutto il periodo repubblicano.

La gens Claudia intrecciò stretti e complessi rapporti di parentela con la potente gens Iulia; l'ascesa di quest’ultima al principato con Augusto venne a determinare alla sua morte la successione del ramo dei Claudii Neroni, nella persona di Tiberio Claudio Nerone, con il quale ebbe inizio la dinastia giulio-claudia, proseguita con Caligola e Claudio, e destinata a concludersi con Nerone. In questo modo la gens Claudia, da antica ed illustre famiglia patrizia, raggiunse l'apice della sua potenza, assurgendo al rango di prima dinastia imperiale di Roma.

Alla gens Claudia si deve anche la costruzione di tre importanti strade:

  • la Via Claudia Augusta, tracciata inizialmente da Druso maggiore durante la sua campagna contro i Reti tra il 16 ed il 13 a.C., e completata da suo figlio Claudio nel 46 d.C. La strada aveva due diramazioni, una che partiva dal porto di Altino sull'Adriatico e passava per Feltre, l'altra da Hostilia passava per Verona. Le due diramazioni si congiungevano a Trento, da dove la strada risaliva la valle dell'Adige e valicava i passi alpini in territorio germanico, fino a raggiungere Submontorium (l'attuale Donauwörth sul Danubio), estremo confine settentrionale dell'impero. Il percorso era di 350 miglia, pari a circa 518 km. Questa strada è di grande importanza, in quanto costituì la prima grande arteria di collegamento tra l'Italia ed il Nord Europa.
  • La Via Appia, uno tra i più antichi assi viari, che collegava Roma a Brindisi, costruito per volere di Appio Claudio Cieco nel 312 a.C.

E un acquedotto, l'Aqua Appia, voluto dal censore Claudio Plauzo Venox, ma concluso dal successore Appio Claudio Cieco che diede il nome illegalmente, essendo rimasto in carica più a lungo di quanto la censura permettesse per legge (oltre i diciotto mesi previsti).

Secondo nuove ipotesi storiografiche dalla gens Claudia potrebbe derivare la dinastia dei Merovingi, da cui il nome Clodoveo I, primo re merovingio, i cui avi erano forse servi affrancati dai Claudii.

Rami principali[modifica | modifica sorgente]

Claudii Pulchri[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Claudii Pulchri.

Tra gli esponenti dei Claudii Pulchri vi furono:

Claudii Marcelli[modifica | modifica sorgente]

Dei plebei Claudii Marcelli si ricordano in particolare:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Aa.Vv, Annali della Scuola normale superiore di Pisa: Classe di lettere e filosofia, Pisa 1982, p. 1001.
  2. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, II, 16.
  3. ^ Appiano di Alessandria, Storia romana (Appiano), I, XI

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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