Cures Sabini

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Cures Sabini
Cures, Curi
Carta del Latium vetus all'epoca della Monarchia romana
Carta del Latium vetus all'epoca della Monarchia romana
Civiltà Sabini
Utilizzo città
Localizzazione
Stato Italia
Comune Comune di Fara in Sabina

Cures Sabini, o più semplicemente Cures, o Curi è un'antichissima città della Sabina citata da Cicerone, Virgilio, Stazio, Strabone e Plutarco probabilmente fondata dai Sabini ed era la città sabina di maggiore importanza.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di Cures ha forti affinità con quelle di Roma. Il suo fondatore Modius Fabidius sarebbe infatti stato generato da una fanciulla del popolo degli Aborigeni che si sarebbe congiunta con il dio Quirino. Modio Fabidio fondò la sua città e le pose il nome di Curis, che in lingua sabina significava "lancia".

Fu la residenza del re sabino Tito Tazio,[1] sotto il cui regno si colloca il ratto delle Sabine ed il successivo accordo tra i Romani ed i Sabini; fu anche il luogo di origine del secondo re di Roma, Numa Pompilio,[2] e del quarto, Anco Marzio, suo nipote.

Posta sulla via Salaria nella Sabina tiberina, successivamente decadde fino a diventare, in epoca augustea, un modesto villaggio.

Si riprese poi nei primi secoli dell'era cristiana, tanto che divenne sede vescovile, anzi essa è considerata tra le più antiche diocesi della Sabina, con un vescovo, Tiberio, ricordato nel 465.

Alla fine del VI secolo papa Gregorio Magno la unì invece alla diocesi di Nomentum, ciò indica che la città era di nuovo decaduta. Forse essa aveva già dovuto subire, in modo assai grave, aggressioni longobarde.

Sopravvisse quasi certamente fino all'VIII secolo quando fu completamente distrutta. Nella località si formarono poi alcuni casali e villaggi che appartennero all'abbazia di Farfa e che ora costituiscono frazioni di Fara in Sabina (fondata dai Longobardi nel VII secolo) lungo il fosso Corese.

I resti di Cures si trovano in contrada Santa Maria in Arci. La città antica doveva occupare l'intero colle a sud di Fara, circondato dai due torrenti che confluiscono nel Tevere

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 19, 9.
  2. ^ Floro, Epitoma de Tito Livio bellorum omnium annorum DCC, I, 2.1.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]