Tito Tazio

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Tito Tazio
Tito Tazio
Il ratto delle Sabine di Nicolas Poussin
Re dei Sabini e di Roma
In carica 750 a.C.? - 745 a.C.[1]
Predecessore Romolo
Successore Romolo
Nascita Cures
Morte 745 a.C. circa[1]
Dinastia Re di Roma

Tito Tazio (latino: Titus Tatius; Cures Sabini, ... – Lavinio, 745 a.C. circa[1]) regnò per 5 anni insieme a Romolo[1].

(LA)
« O Tite tute Tati tibi tanta tyranne tulisti »
(IT)
« O Tito Tazio, tiranno, tu stesso ti attirasti atrocità tanto tremende »
(Quinto Ennio)

Tito Tazio (originario di Cures[2]) non viene normalmente citato nell'elenco dei sette re di Roma. Tazio diventa re di Roma insieme al fondatore, Romolo, come conseguernza dell'episodio del ratto delle Sabine.[3] Egli regnò però solo per 5 anni (forse fino al 745 a.C.).[1]

Regno[modifica | modifica sorgente]

Non venne eletto, non prese il potere. Tito Tazio era già re prima di venire coinvolto nella storia di Roma. Secondo quanto narrato da Tito Livio in Ab Urbe condita libri, infatti, Romolo dopo la fondazione di Roma accoglieva i reietti delle vicine città in un rifugio sull'Asylum, la sella posta tra l'Arx e il Capitolino propriamente detto. Cento fra questi furono i primi Padri Fondatori (patres) o patrizi. Il fatto che l'Asylum fosse riservato agli uomini, spostò l'equilibrio numerico fra i due sessi e i giovani romani, dopo essere stati respinti dai genitori delle fanciulle delle città vicine, pensarono a un metodo più pratico: il ratto delle sabine. L'organizzazione fu dello stesso Romolo.[3] Il re dei romani,

(LA)
« ...ludos ex industria parat Neptuno equestri sollemnes; Consualia vocat. Multi mortali conveneret, studio etiam videndae novae urbis, maxime proximi quique, Caeninenses, Crustumini, Antemnates; iam Sabinorum omnis moltitudo cum liberis ac coniugibus venit. »
(IT)
« predispose ad arte solenni giochi in onore di Nettuno equestre, giochi cui diede nome di Consuali. [...] Accorse un gran numero di persone, anche per la curiosità di vedere la nuova città, e particolarmente i più vicini: i Ceninesi, i Crustumesi, gli Antemnati. E venne anche, praticamente al completo, con mogli e figli, la popolazione dei Sabini»
(Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 9, Newton & Compton, Roma, 1975, trad.: G. D. Mazzocato)

Attività militare[modifica | modifica sorgente]

Il rapimento delle fanciulle da parte dei giovani romani scatenò le guerre con i centri vicini. Qui si cominciano a notare le capacità di Tito Tazio che Livio cita per la prima volta come regem sabinorum, re dei sabini.

(LA)
« ...sed congregabantur undique ad T. Tatium regem Sabinorum, et legationes eo quod maxime Tati nomen in iis regionibus erat conveniebant »
(IT)
« ...e da ogni parte si radunavano attorno a Tito Tazio, re dei sabini. E a lui facevano capo anche ambascerie perché grandissima era la sua fama in quelle regioni »
(Ibid., I, 10.)

Mentre i romani sconfiggono via via i Ceninensi, gli Antemnati e i Crustumini, Tazio trattiene i Sabini facendo mostra di voler risolvere la questione con calma.

(LA)
« Novissimum ab sabinis bellum ortum multoque id maximum fuit; nihil enim per iram aut cupiditatem actum est, nec ostenderunt bellum prius quam intulerunt. »
(IT)
« Un'ultima guerra venne dai sabini e fu di gran lunga la più difficile. I sabini, infatti, non erano mossi da ira o da ingordigia di bottino; soprattutto non fecero trapelare nulla della loro volontà di guerra prima di essere pronti in armi. »
(Ibid., I, 11.)

Tazio corrompe una vergine Vestale, Tarpeia, figlia del comandante della rocca Spurio Tarpeio, e conquista il Campidoglio. Nella successiva battaglia, ancora una volta Tazio si tiene in disparte. L'eroe della giornata è il sabino Mettio Curzio, il cui nome verrà dato al Lacus Curtius, sito occupato ora dal Foro Romano. Le eroine sono le sabine rapite che si gettano fra i contendenti e li fermano supplicando di

(LA)
« ne sanguine se nefando soceri generisque respergerent, ne parricidio macularent partus suos, nepotum illi hi liberum progenie. »
(IT)
« non spargere - suoceri e generi - empio sangue, a non macchiare con un parricidio i loro nati, nipoti per quelli, figli per questi. »
(Ibid., I, 13.)

Il termine latino partus potrebbe indicare che i Romani abbiano già avuto figli da queste donne, quindi che Tito Tazio abbia lasciato passare un bel po' di mesi, probabilmente almeno un anno, per scatenare la vendetta, ma anche che i figli non siano ancora nati, quindi che la vendetta si sia scatenata solo dopo breve tempo. Non conosciamo la stagione in cui avvenne il ratto (le campagne militari non potevano, per ovvie ragioni climatiche, di equipaggiamento e di alimentazioni, svolgersi nelle stagioni autunnale ed invernale), perciò possiamo solo formulare ipotesi non suffragate da alcun dato certo.

Pace[modifica | modifica sorgente]

Però, se per Tazio la conclusione della vicenda non è quella sperata, accetta di buon grado la pace.

(LA)
« Nec pacem modo sed civitatem unam ex duabus faciunt.Regnum consociant imperium omne conferunt Romam [...] odem tempore et centuriae tres equitum conscriptae sunt. Ramnenses ab Romulo, ab T. Tatio Titiense s appellati: Lucerum nominis et originis causa incerta est. »
(IT)
« Non viene pattuita solo la pace, ma anche la fusione dei due popoli. Il regno diventa uno solo. [...] In quella stessa occasione furono istituite anche le tre centurie di cavalieri, Ramnensi da Romolo, Tiziensi da Tazio e, quanto ai Luceri, è incerta l'origine. Da allora i due re esercitarono il potere non solo in comune ma anche in perfetta concordia. »
(Ibid., I, 13.)

Tazio si stabilì con il popolo sabino sul Quirinale mentre i romani rimasero sul Campidoglio.

Ma Tazio è anche, indirettamente la causa di una minaccia di guerra con i Laurenti, gli abitanti di Laurentum. Qualche anno dopo la composizione del regno, infatti, alcuni parenti di Tazio maltrattarono gli ambasciatori dei Laurenti che fecero appello al diritto delle genti. Tazio non se ne diede per inteso e, pur in qualità di re, appoggiò i consanguinei. Il castigo divino non tardò a venire: mentre era a Lavinio, intento a un solenne sacrificio fu sorpreso dagli avversari e ucciso.[3][4][5] Anche in questo caso, come un dantesco contrappasso, il diritto delle genti non venne onorato. E Livio conclude:

(LA)
« Eam rem minus aegre quam dignum erat tulisse Romulum ferunt, seu ob infidam societatem regni seu quia haud iniuria caesum credebat. »
(IT)
« Si dice che Romolo abbia accettato quell'evento con minor dolore di quanto fosse giusto attendersi, forse a causa di quella divisione del potere che lo lasciava poco tranquillo, forse perché riteneva che Tazio fosse stato ucciso, tutto sommato, giustamente. »
(Ibid., I, 14.)
La morte di Tito Tazio in un dipinto di Jacques Réattu presso il Museo di Arles

Morte e sepoltura[modifica | modifica sorgente]

Dopo la morte, il corpo di Tazio fu riportato a Roma e sepolto sul colle Aventino. La sua tomba si trovava[6] all'interno di un bosco sacro di allori (Loretum), situato nell'area dell'attuale piazza Giunone Regina.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Plutarco, Vita di Romolo, 23, 1-3.
  2. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 19, 9.
  3. ^ a b c Strabone, Geografia, V, 3,2.
  4. ^ Livio, Ab Urbe condita libri, I, 14.
  5. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 23, 3.
  6. ^ Varrone, Lingua Latina, 152.

Fonti[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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