Quiriti
Quiriti (in latino Quirites) era l'endoetnonimo che i Romani utilizzavano per designare se stessi, come riportano per esempio Tito Livio[1] e Plutarco.[2]
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Etimologia[modifica]
Tradizioni antiche[modifica]
Secondo una tradizione antica, il termine era una corruzione di Curites (dalla città di Cures,[2], patria del secondo re di Roma, Numa Pompilio), il nome della tribù di Sabini originariamente stanziati sul Quirinale e devoti al dio Quirino.[1]
All'origine della città, i Curiti, dopo essersi scontrati coi Latini di Romolo (il leggendario episodio del Ratto delle Sabine), si fusero con essi divenendo un solo popolo e condividendo coi latini il governo della nascente Roma, tanto che il loro re Tito Tazio regnò assieme a Romolo: da questa unione derivò ai "Romani" l'appellativo di "Quiriti".[1] Per estensione, nel tempo, l'uso del termine Quiriti passò quindi ad indicare tutti i Romani nella loro condizione di cittadini liberi e dunque parte dello Stato.
Secondo invece Plutarco il termine Quiriti deriverebbe dal termine sabino che indica la spada (curis)[3]. Potrebbe altresì essere collegato alla Curia, intesa come assemblea di uomini (dal latino co-viria)[senza fonte].
Ipotesi della storiografia moderna[modifica]
Note[modifica]
- ^ a b c Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 13.
- ^ a b Plutarco, Vita di Romolo, 19, 9.
- ^ Plutarco, Vita di Romolo, 29, 1.
Bibliografia[modifica]
Fonti primarie[modifica]
- Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I.
- Plutarco, Vita di Romolo.
Letteratura storiografica[modifica]
Voci correlate[modifica]
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