Abbazia di Farfa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 42°13′16.66″N 12°43′07.27″E / 42.221294°N 12.718686°E42.221294; 12.718686

Abbazia di Santa Maria di Farfa
Vista dell'abbazia nel suo complesso
Vista dell'abbazia nel suo complesso
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Fara in Sabina
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Diocesi Diocesi di Rieti
Stile architettonico carolingio, barocco
Sito web Sito ufficiale dell'abbazia

L'abbazia di Santa Maria di Farfa è un monastero della congregazione benedettina cassinese, che prende il nome dall'omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio) che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo adiacente l'abbazia. Si trova nel territorio del comune di Fara in Sabina, nel reatino.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La via principale del borgo sorto presso l'abbazia

L'abbazia crebbe in importanza e considerazione e ricevette elargizioni, privilegi, esenzioni, da parte di imperatori e papi e diventò così una vera potenza interposta fra il patrimonio di Pietro ed il Ducato di Spoleto.

Farfa era un'abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma vicinissima alla Santa Sede, tant'è vero che il suo abate era a capo di una diocesi suburbicaria (quella attualmente confluita nella diocesi Sabina-Poggio Mirteto ne è solo una parte, visto che in origine essa seguiva l'orografia appenninica fino a lambire i territori del primo nucleo territoriale pontificio, quello che Liutprando ricavò dal "corridoio bizantino" con la donazione di Sutri). Nel momento più alto della sua potenza l'abbazia controllava 600 tra chiese e conventi, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi: si diceva che l'abate facesse ombra alla potenza del papa, ma in realtà il suo potere era quello di un vero e proprio legatario imperiale incaricato della difesa del Lazio e della rappresentanza degli interessi imperiali presso la Santa Sede[1].

Uomini colti, degni e devoti, si succedettero alla direzione dell'abbazia, come ad esempio l'abate Sicardo, parente di Carlo Magno. Durante il regno di Carlo Magno, l'abbazia ebbe il massimo sviluppo edilizio, che ne modificò così tanto la struttura originale che solo di recente è stato possibile ricostruirla. In pochi decenni divenne uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell'Europa medievale; Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in san Pietro il 25 dicembre 800, visitò l'abbazia e vi sostò. Per comprendere l'importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo, sotto l'abate Ingoaldo, essa possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell'impero carolingio.

La penetrazione dei Saraceni - dopo sette anni di resistenza delle milizie agli ordini del capitolo del monastero - indusse l'abate Pietro I ad abbandonare Farfa; l'abbazia fu presa e incendiata. Uno dei tre gruppi di monaci fuggiaschi, trovò riparo a Roma. Restò traccia della presenza dei monaci nell'insula francese di Roma: nei pressi della chiesa di San Luigi dei Francesi e nei luoghi che avevano ospitato le Terme di Nerone furono ritrovate - durante i lavori di restauro dei sotterranei di palazzo Madama, ad opera dell'amministrazione del Senato alla fine degli anni ottanta del XX secolo - tracce di un cimitero appartenente al capitolo degli abati di Farfa.

Passato il pericolo il capitolo tornò a Farfa sotto la guida di Ratfredo che, divenuto Abate, nel 913 completò la chiesa. Con la decadenza dell'Impero carolingio, nel periodo degli Ottoni la fedeltà imperiale del capitolo abbaziale - che intanto aveva abbracciato la riforma cluniacense - si tradusse in filo-germanesimo, che proseguì lungo tutto il periodo della lotta per le investiture. Il monaco Gregorio di Catino per suffragare i diritti dei suoi monaci , ha curato la Regesto di Farfa, o Liber Gemniagraphus sive Cleronomialis Ecclesiae Farfensis composta da 1.324 documenti , tutti molto importanti per la storia della società italiana dell'11 ° secolo .

Nel 1103 , Gregorio ha scritto il Largitorium , o Liber Notarius sive emphiteuticus , un lungo elenco di tutte le concessioni , o sovvenzioni , fatta dal monastero ai suoi inquilini. Dopo aver raccolto tutte queste informazioni dettagliate , si mise al lavoro su una storia del monastero , la Chronicon Farfense  ; e quando aveva 70 anni , al fine di agevolare riferimento alle sue opere precedenti , ha compilato una sorta di indice che ha stile " Liber Floriger Chartarum cenobii Farfensis". Gregorio già nell'XI secolo, scrisse la storia con precisione, ed una grande ricchezza di informazioni.

I monaci di Farfa avevano proprietà di 683 chiese o conventi ; due città ( Civitavecchia e Alatri) ; 132 castelli ; 16 fortezze ; 7 porti; 8 miniere ; 14 villaggi ; 82 mulini ; 315 borghi . Tutto questo patrimonio è stato un ostacolo alla vita religiosa ancora una volta tra il 1119 e il 1125. Farfa fu turbata dalle rivalità tra l'abate Guido, e il monaco Berard che miravano ad essere abate. Durante la lotta per le investiture, Farfa era sul lato ghibellino. I monaci emisero un orthodoxa Defensio imperialis a sostegno del partito ghibellino . La collezione di testi canonici contenuti nel Regesto sembra omettere volutamente qualsiasi menzione dei testi canonici dei papi riformatori dell'undicesimo secolo ma, nel 1268, la vittoria dei papi su Corradino di Svevia fece porre fine alla regola germanica in Italia.

Sotto la direzione del cardinale Alessandro Farnese, il monastero è entrato nella Congregazione Cassinese nel 1547 . Nel corso dei due secoli successivi , nonostante alcuni restauri e nuove costruzioni , Farfa ha perso ogni importanza. Nel 1861 parte dei beni sono stati venduti a privati ​​cittadini. Il conte Giuseppe Volpi, ha donato proprietà e alcuni terreni al monastero. Nel 1920, un gruppo di monaci inviati da Alfredo Ildefonso Schuster, poi abate dell'Abbazia di San Paolo Fuori le Mura a Roma ( attaccato alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura ), ha dato un nuova vita all'Abbazia di Farfa. Nel 1928, Farfa è stata dichiarata monumento nazionale.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La facciata della chiesa
L'interno della chiesa

Architettura e campanile[modifica | modifica wikitesto]

L'abbazia conserva tuttora alcune testimonianze di architettura carolingia uniche in Italia che si possono distinguere nella base dell'unico campanile a noi giunto e nel muro perimetrale alla base dello stesso, dove si distinguono, perfettamente conservate, le caratteristiche lesene. Il resto del campanile con le trifore è opera di un periodo successivo. Nella struttura sono state ritrovate tracce che testimoniano la presenza del westwerk.

Chiesa abbaziale[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa abbaziale[2] è situata al centro del complesso. Essa è di tipo basilicale, con pianta a croce latina e tre navate. La facciata è a salienti e presenta, al centro un portale con cornice marmorea e sormontato da una lunetta dipinta ad affresco raffigurante la Madonna col Bambino che viene incoronata da due angeli tra i santi Benedetto e Scolastica. Nella facciata, che termina in alto con un semplice frontone triangolare, si aprono tre rosoni, uno in corrispondenza di ciascuna navata interna, dei quali il centrale è più grande. L'interno della chiesa, pur mantenendo la struttura originaria, è in stile barocco, con le navate divise da due file di archi a tutto sesto poggianti su colonne marmoree ioniche. La controfacciata è interamente dipinta con il Giudizio Universale di Dirck Barendsz (1561).

Oltre la crociera, in asse con la navata centrale, vi è la profonda abside poligonale, con gli stalli lignei barocchi del coro dei monaci. L'altare maggiore è sormontato dal pregevole ciborio che presenta, sulla cuspide, il bassorilievo dell'Assunzione di Maria. L'organo a canne della chiesa[3], situato dietro la trifora della parete fondale dell'abside, con consolle mobile indipendente nel presbiterio, è stato costruito dalla ditta organaria Pedrini nel 1947. A trasmissione elettro-pneumatica, ha dodici registri suddivisi tra le due tastiere, di 58 note ciascuna, e la pedaliera concavo-radiale di 30. La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 8'
Ottava 4'
Quintadecima 2'
Ripieno 4 file 1.1/3'
Dulciana 8'
Tromba 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Viola 8'
Voce celeste 8'
Bordone 8'
Flauto a cuspide 4'
Tremolo
Pedale
Contrabbasso 16'
Basso 8'

Monastero[modifica | modifica wikitesto]

All'interno del monastero, che si articola attorno al chiostro, sono esposti molti pezzi riferibili alla struttura medievale. E fra questi è da citare una lapide relativa all'Abate Sicardo (IX secolo), ritrovata- nel 1959- nella chiesa dove all'epoca era stata riutilizzata dai marmorari cosmateschi.

Alla base della torre abbaziale sono stati rinvenuti alcuni anni fa degli affreschi medievali al momento visibili solo in una pagina del web ufficiale dell'abbazia.

È annessa all'abbazia la biblioteca statale dove sono confluiti molti volumi (inclusi manoscritti, codici ecc.) che in tempi difficili non andarono in altre sedi.

L'artista Emanuele Luzzati in una sala del museo monastico ha installato un'esposizione con 12 scene e diversi riferimenti agli antichi scritti del monaco Gregorio da Catino (1062-1133 circa).

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elio Augusto Di Carlo, I Castelli della Sabina: dalla caduta dell'Impero Romano all'unità d'Italia, memorie storiche, vita sociale, economica ed amministrativa tratte dagli archivi locali, 1998
  2. ^ La chiesa abbaziale
  3. ^ L'organo a canne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]