Plutarco

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Busto di Plutarco, oggi conservato al museo archeologico di Delfi.

Plutarco (in greco antico Πλούταρχος, traslitterato in Plùtarchos; Cheronea, 46 d.C./48 d.C. – Delfi, 125 d.C./127 d.C.[1]) è stato un biografo, scrittore e filosofo greco antico, vissuto sotto l'Impero Romano, di cui ebbe anche la cittadinanza e dove ricoprì incarichi amministrativi.

Studiò ad Atene e fu fortemente influenzato dalla filosofia di Platone. La sua opera più famosa sono le Vite parallele, biografie dei più famosi personaggi dell'antichità. Durante l'ultima parte della sua vita fu sacerdote al Santuario di Delfi.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

La maggior parte delle notizie sulla vita di Plutarco, meno qualche informazione tratta dal lessico Suda, deriva da riferimenti autobiografici presenti nelle sue opere.

Origini familiari[modifica | modifica sorgente]

Plutarco nacque attorno al 46 d.C. a Cheronea in Beozia, si suppone da una famiglia ricca.

Il padre secondo alcuni è identificabile con uno degli interlocutori del De sollertia animalium, un certo Autobulo, secondo altri con un tale Nicarco; tuttavia il filologo Wilamowitz, e con lui la maggior parte degli studiosi, ritengono che ogni ipotesi sia completamente indimostrabile. Si suppone comunque che non avesse un buon rapporto con il figlio, il quale però più volte ne cita i consigli, e che non fosse molto colto.

Plutarco ricordava con stima invece il fratello, un certo Lampria, e il bisnonno Nicarco.

Ad Atene[modifica | modifica sorgente]

Nel 60 d.C. si stabilì ad Atene dove conobbe e frequentò il filosofo platonico Ammonio[2], di cui divenne il più brillante discepolo. Studiò retorica, matematica e la filosofia platonica.

Nel 66 d.C. conobbe Nerone, verso il quale fu sostanzialmene benevolo, probabilmente poiché l'imperatore aveva esentato la Grecia dai tributi. Nello stesso periodo, si pensa abbia acquisito la cittadinanza ateniese e che sia entrato a far parte della tribù Leontide.

Visitò poi Sparta, Tespie, Tanagra, Patrie e Delfi.

Tornato ad Atene, fu nominato arconte eponimo, sovrintendente all'edilizia e ambasciatore presso Acaia. Istituì inoltre nella sua casa una specie di Accademia impostata sul modello ateniese.

A Roma[modifica | modifica sorgente]

Plutarco visitò poi l'Asia, tenne conferenze a Sardi e ad Efeso, fece frequenti viaggi in Italia e soggiornò anche a Roma, presso la corte imperiale. Eduard von Hartmann ritiene che visse a Roma tra il 72 e il 92.[3]. Certo è che non imparò mai bene il latino[4] e che conobbe l'imperatore Vespasiano, come racconta nel De solertia animalium.

Tenne a Roma molte lezioni ed ebbe il sostegno delle autorità in quanto divenne presto un convinto sostenitore della politica estera romana. Durante questo soggiorno, gli venne concessa la cittadinanza romana e assunse quindi il nomen di Mestrio, in onore del suo amico Mestrio Floro. Successivamente, ebbe da Traiano la dignità consolare. A Roma conobbe il filosofo e retore Favorino di Arles.

Il ritorno in Grecia e la morte[modifica | modifica sorgente]

Terminata l'esperienza romana, tornò a Cheronea, dove fu arconte eponimo, sovrintendente all'edilizia pubblica e telearco.

Intorno al 90 d.C. fu eletto sacerdote nel santuario di Apollo a Delfi e nel 117 d.C. l'imperatore Adriano gli conferì la carica di procuratore.

Eusebio racconta che morì forse nel 119, ma molti oggi indicano date che vanno oltre il 120-125.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Nel 70 sposò Timossena, una donna di Cheronea colta e di buona famiglia, il cui nome è stato ricavato da una nota occasionale di Plutarco stesso nella quale sostenne di aver chiamato la figlia come la madre.

Da lei ebbe cinque figli, che sostenne di aver allevato personalmente: Soclaro e Cherone (che morirono in tenera età), Autobulo, Plutarco e Timossena, l'unica femmina (anche lei morta giovanissima, a due anni: si legga la lettera che Plutarco indirizzò alla moglie, per consolarla della perdita, contenuta nei Moralia).

Si dice che Timossena fosse una donna forte e di grande virtù, molto legata al marito (lo affiancò, per esempio, nelle pratiche liturgiche che il suo ruolo di sacerdote del tempio di Delfi gli imponeva). Pare che abbia scritto un breve trattato sull'amore per il lusso, indirizzandolo all'amica Aristilla.

Pensiero[modifica | modifica sorgente]

Contro la superstizione[modifica | modifica sorgente]

Nel trattato Sulla superstizione, Plutarco scrive che essa produce un timore distruttivo perché consiste nel credere che Dio esista, ma che sia ostile e dannoso. La superstizione è una malattia piena di errori e di suggestioni, per evitare la quale non bisogna però fare come coloro che, correndo alla cieca, rischiano di cadere in un precipizio. È così infatti che alcuni, per emanciparsi dalla superstizione, si volgono ad un ateismo rigido e ostinato, varcando d'un balzo la vera religiosità, che sta nel mezzo.[5]

Contro il mangiar carne[modifica | modifica sorgente]

Plutarco scrisse numerose pagine contro l'uso del mangiar carne e contro le crudeltà sugli animali. Nel dialogo Sull'intelligenza degli animali afferma che essi, essendo esseri animati, sono dotati di sensibilità e di intelligenza come gli umani. Nel trattato Del mangiar carne critica aspramente e con un linguaggio crudo quella che considera l'efferatezza di chi imbastisce banchetti con animali morti e fatti a pezzi[6] (a quest'opera è ispirata la canzone Sarcofagia di Franco Battiato, contenuta nell'album Ferro Battuto[7]).

Opere[modifica | modifica sorgente]

Plutarco di Cheronea fu uno degli scrittori più prolifici di tutta la Grecia antica.

Con l'avanzare del Medioevo cristiano e lo scisma d'Oriente che nel 1054 separò la chiesa greca da quella romana, l'opera di Plutarco, che scriveva in greco di etica, fu quasi dimenticata nell'occidente cristiano. I suoi scritti cominciarono a riaffiorare nel XIV secolo, con la ripresa dei contatti tra intellettuali latini e orientali e furono tradotti in latino o in volgare tra il Quattrocento e l'inizio del Cinquecento con l'umanesimo. Molte delle sue opere sono integre, di altre si hanno solo alcuni frammenti, e di molte si conosce solo il titolo.

Le opere di Plutarco vengono, per convenzione secolare, divise in due grandi blocchi:

  • Vite Parallele (Βίοι Παράλληλοι)
  • Moralia (Ἠθικά)

Vite Parallele[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vite Parallele.

Le Vite parallele sono dedicate a Quinto Sosio Senecione, amico e confidente di Plutarco, al quale lo scrittore dedica anche altre opere e trattati. Costituite da 23 coppie (una è andata perduta), alla biografia di un personaggio greco viene accostata, generalmente, quella di un romano, ad esempio Alessandro Magno e Giulio Cesare. Quasi tutte le biografie si chiudono con delle syncrìseis, o confronti, che tendono a trovare similitudini o divergenze. Alle coppie suddette si devono aggiungere 4 Vite singole, tramandateci dai manoscritti congiuntamente alle altre.

  1. Epaminonda e Scipione l'Africano[8] (7)[9]
Statua di Plutarco.
  1. Teseo e Romolo (1)
  2. Licurgo e Numa (2)
  3. Temistocle e Camillo (3)
  4. Solone e Publicola (4)
  5. Pericle e Fabio Massimo (5)
  6. Alcibiade e Marco Coriolano (6)
  7. Focione e Catone l'Uticense (8)
  8. Agide e Cleomene - Tiberio e Gaio Gracco (9-10)[10]
  9. Timoleonte e Paolo Emilio (11)
  10. Eumene e Sertorio (12)
  11. Aristide e Catone Censore (13)
  12. Pelopida e Marcello (14)
  13. Lisandro e Silla (15)
  14. Pirro e Mario (16)
  15. Filopemene e Tito Flaminino (17)
  16. Nicia e Crasso (18)
  17. Cimone e Lucullo (19)
  18. Dione e Bruto (20)
  19. Agesilao e Pompeo (21)
  20. Alessandro e Cesare (22)
  21. Demostene e Cicerone (23)
  22. Demetrio e Antonio (25)

In un passo delle Familiarium rerum libri (XXIV, 5, 3) Francesco Petrarca sostiene che Plutarco mise a confronto Marco Terenzio Varrone con Platone e Aristotele, e Virgilio con Omero. Di queste due scritti non si ha nessuna notizia, né greca, né bizantina, né latina.

Vite singole[modifica | modifica sorgente]

  1. Arato e Artaserse (24)
  2. Galba (32)
  3. Otone (32)

Vite singole perdute[modifica | modifica sorgente]

  1. Vita di Augusto (26)
  2. Tiberio (27)
  3. Scipione Africano (28)
  4. Claudio (29)
  5. Vita di Nerone (30)
  6. Gaio Cesare (31)
  7. Vitellio (33)
  8. Vita di Eracle (34)
  9. Vita di Esiodo (35)
  10. Vita di Pindaro (36)
  11. Vita di Cratete (37)
  12. Daifanto (38)
  13. Aristomene (39)
  14. Arato (40)

Moralia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Moralia.

Gruppo più numeroso ed eterogeneo, si tratta di una serie di trattati, di diversa impostazione letteraria, al cui interno l'autore spazia dalla filosofia alla storia, dalla religione alle scienze naturali, dall'arte alla critica letteraria.
Moralia perché, nell'ordinamento complessivo delle opere fatto dal monaco Massimo Planude verso il 1302, i primi quindici scritti trattano di argomenti etico-filosofici.

I titoli delle "opere morali" di Plutarco vengono generalmente indicati in latino.

  1. De animae procreatione in Timaeo - Sulla procreazione dell'anima nel Timeo (65) [67-68][11]
  2. De genio Socratis - Sul demone di Socrate[12] (69) [43]
  3. De virtute morali - Sulla virtù morale (72) [28]
  4. De facie quae in orbe lunae apparet - Sul volto della luna (73) [59]
  5. An seni res publica gerenda sit - Se un anziano possa fare politica (75) [51]
  6. De Stoicorum repugnantiis - Sulle contraddizioni degli Stoici (76) [69]
  7. De communibus notitiis adversus Stoicos - I principi comuni contro gli Stoici (77) [71]
  8. Stoicos absurdiora poëtis dicere - Gli stoici dicono cose più assurde dei poeti (79) [70]
  9. Adversus Colotem - Contro Colote (81) [73]
  10. Non posse suaviter vivi secundum Epicurum - Non si può vivere felici secondo Epicuro (82) [72]
  11. De virtute morali - Sulla virtù morale (72) [28]
  12. Quomodo quis suos in virtute sentiat profectus - In che modo qualcuno avverta i suoi progressi nella virtù (87) [5]
  13. De defectu oraculorum - Sul tramonto degli oracoli (88) [26]
  14. Quomodo adulator ab amico internoscatur - Come distinguere l'adulatore dall'amico (89) [4]
  15. De primo frigido - Sul freddo primario (90) [60]
  16. De sera numinis vindicta - Sui ritardi della punizione divina (91) [41]
  17. De garrulitate - Sulla loquacità (92) [35]
  18. De tuenda sanitate praecepta - Precetti igienici (94) [11]
  19. De tranquillitate animi - Sulla serenità dell'anima (95) [30]
  20. De vitioso pudore - Sulla vergogna (96) [38]
  21. De curiositate - Sulla curiosità (97) [36]
  22. De fraterno amore - Sull'amore fraterno (98) [31]
  23. De exilio - Sull'esilio (101) [45]
  24. De recta ratione audiendi - L'arte di ascoltare (102) [3]
  25. Quomodo adolescens poetas audire debeat - Come il fanciullo debba ascoltare i poeti (102) [2]
  26. Praecepta gerendae rei publicae - Precetti politici (103) [52]
  27. Amatorius - Amatorio (107) [47]
  28. Regum et imperatorum apophthegmata - Detti di re e imperatori[13] (108) [15]
  29. Septem sapientium convivium - Simposio dei sette sapienti (110) [13]
  30. Consolatio ad uxorem - Consolazione alla moglie (112) [45]
  31. Coniugalia praecepta - Precetti coniugali (115) [12]
  32. De Pythiae oraculis - Sugli oracoli della Pizia[14] (116) [25]
  33. De E apud Delphos - Sulla E a Delfi (117) [24]
  34. De Iside et Osiride - Su Iside e Osiride (118) [23]
  35. De comparatione Aristophanis et Menandri - Comparazione tra Aristofane e Menandro (121) [56]
  36. De Herodoti malignitate - Sulla malignità di Erodoto (122) [57]
  37. Mulierum virtutes - Le virtù delle donne[15] (126) [17]
  38. Bruta animalia ratione uti - Gli animali usano la ragione (127) [63]
  39. Parallela minora - Paralleli minori (128) [19]
  40. De capienda ex inimicis utilitate - Come ricavare vantaggio dai nemici (130) [6]
  41. Platonicae quaestiones - Questioni platoniche (136) [66]
  42. Aetia Romana - Cause Romane (138) [18]
  43. De sollertia animalium - Sull'intelligenza degli animali (147) [62]
  44. De superstitione - Sulla superstizione (155) [14]
  45. Aetia Graeca - Cause Greche (166) [18]
  46. Apophthegmata Laconica - Apoftegmi spartani (169) [16]
  47. De fortuna Romanorum - Sulla fortuna dei Romani (175) [20]
  48. De Alexandri Magni fortuna (I) - Sulla fortuna di Alessandro Magno (176) [21a]
  49. An virtus doceri possit - Se la virtù si possa insegnare (180) [27?]
  50. De Alexandri Magni fortuna (II) - Sulla fortuna di Alessandro Magno (186) [21b]
  51. De gloria Atheniensium - Sulla gloria degli Ateniesi (197) [22]
  52. Aquane an ignis sit utilior - Se sia più utile l'acqua o il fuoco (206) [61]
  53. Animine an corporis affectiones sint peiores - Se siano prioritarie le passioni dell'anima o del corpo (208) [34]
  54. De cupiditate divitiarum - Sull'amore delle ricchezze (211) [37]
  55. De vitando aere alieno - Sul rigettare la pratica dell'usura (215) [54]
  56. Aetia physica - Cause fisiche (218) [58]
  57. Amatoriae narrationes - Narrazioni amorose (222) [48]

Opere note solo per tradizione indiretta[modifica | modifica sorgente]

  1. Se sia utile la previsione degli avvenimenti futuri
  2. Commento alle Opere e i Giorni di Esiodo
  3. Sopra il piacere
  4. Sopra la forza
  5. Sulla ricchezza
  6. Anche la donna può ricevere un'educazione
  7. Sull'amore
  8. Sulla tranquillità
  9. Sulla bellezza
  10. Sulla mantica
  11. Tappeti
  12. Sulla natura e gli impulsi
  13. Epistola sull'amicizia
  14. Sull'inganno

Tradizione delle opere di Plutarco[modifica | modifica sorgente]

Le opere del Plutarco hanno influenzato famosi scrittori e autori teatrali, come Shakespeare, che nel suo "Giulio Cesare" riproduce fedelmente il testo plutarcheo dell'addio di Bruto agli amici, o nell'Alfieri che dalle opere del filosofo trasse le numerose notizie storiche per rivivere le vite di grandi personaggi ed eventi dell'antichità.
Plutarco fu per Michel de Montaigne un'inesauribile fonte di ispirazione per i suoi famosi Essais, nei quali vengono citate testualmente e commentate molto frequentemente le testimonianze riportate dal filosofo greco. Inserite in questo celebre quadro di indagine filosofica della condizione umana, compiuto dallo scrittore francese nel XVI secolo, le citazioni del Plutarco risaltano ancor più per quel carattere veridico, enciclopedico e velatamente scettico verso la conoscenza dello scibile che la tradizione gli ha sempre riservato.

Esiste un piccolo numero di opere ritenute apocrife, la cui falsità è stata comprovata sulla base di criteri interni (stile ed imprecisioni varie). Il cosiddetto Catalogo di Lampria è un elenco delle opere dello scrittore, redatto nel III o IV secolo d.C. e attribuito a un Lampria che, secondo la tradizione (Lessico della Suda), sarebbe uno dei figli di Plutarco. Plutarco non ebbe alcun figlio con questo nome e il catalogo è in realtà una ricca, ma imperfetta lista delle opere del nostro autore.

Nell'elenco sono citati 227 titoli, dei quali sono pervenuti a noi solo 83 (in 87 libri), mentre risultano perse 144 opere (in 191 libri). Vi è però l'assenza di 18 opere conservate e di altre 15 di cui ci sono testimonianze indirette.

Opere il cui titolo è presente nel Catalogo di Lampria[modifica | modifica sorgente]

  1. Esercitazioni omeriche in quattro libri (42)
  2. Commento ad Empedocle in dieci libri (43)
  3. Sulla quintessenza in cinque libri (44)
  4. Sull'argomentare contro qualcuno in cinque libri (45)
  5. Miti in tre libri (46)
  6. Sulla retorica in tre libri (47)
  7. Sull'introduzione dell'anima in tre libri (48)
  8. Sulle sensazioni in tre libri (49)
  9. Ecloga di filosofi in due libri (50)
  10. Sui fondatori di città in tre libri (51)
  11. Argomenti politici in due libri (52)
  12. Su Teofrasto contro i vantaggi in due libri (53)
  13. Sulla storia presente in quattro libri (54)
  14. Proverbi in due libri (55)
  15. Sui Topici di Aristotele in otto libri (56)
  16. Sosicle in due libri (57)
  17. Sul fato in due libri (58)
  18. Sulla giustizia secondo Crisippo in tre libri (59)
  19. Sulla poetica (60)
  20. Miscellanea di storici e poeti in cinquantadue libri, secondo altri in cinquantasei (62)
  21. Sulla prima essenza presso l’Accademia di Platone (63)
  22. Sulle differenze tra pirroniani e accademici (64)
  23. Sull'origine del cosmo secondo Platone (66)
  24. Dove sono le idee (67)
  25. In che modo la sostanza partecipa delle idee. Sul fatto che i primi corpi compiano azioni (68)
  26. Sul Teeteto di Platone (70)
  27. Sulla mantica che salva secondo gli accademici (71)
  28. Se sia meglio un numero grande o proporzionato (74)
  29. Sulla consuetudine secondo gli stoici (78)
  30. Contro le lezioni di Epicuro sugli dei (80)
  31. Contro Bitino sull'amicizia (83)
  32. Ammonio o sul non avere dolci relazioni con il vizio (84)
  33. Se la virtù sia retorica (86)
  34. Sull'ira (93)
  35. Sulle comete (99)
  36. Dei tre nomi quale sia quello proprio (100)
  37. Sulle vite ovvero sul rischiare la vita (105)
  38. Come bisogna far uso delle lezioni ginnasiali (106)
  39. Sul proprio corpo (109)
  40. Consolazione ad Asclepiade (111)
  41. Sull'amore per gli ornamenti (113)
  42. Manuale sull'allattamento (114)
  43. Spiegazione sui Pronostici di Arato (119)
  44. Commento ai Theriakà di Nicandro (120)
  45. Sul tempo dell'Iliade (123)
  46. Come giudichiamo una storia vera (124)
  47. Commentari (125)
  48. Sulle contraddizioni degli epicurei (129)
  49. Sul non avversare il ragionamento accademico intorno alla mantica (131)
  50. Epistola a Favorino sull'amicizia ovvero sull'uso degli amici (132)
  51. Sulla nostra dottrina contro Epicuro (133)
  52. Studi accademici (134)
  53. Se gli animali posseggano ragione (135)
  54. Come una persona attiva possa evitare la superficialità (137)
  55. Cause barbariche (139)
  56. Sul cinto della madre degli dei (140)
  57. Sui principi primi di Protagora (141)
  58. Sui proverbi degli Alessandrini (142)
  59. Gli epicurei dicono cose più assurde dei poeti (143)
  60. Che cos'è la relazione (144)
  61. Sul niente e il nulla (145)
  62. Riguardo al fatto che la relazione non sia nulla (146)
  63. Ecloghe e confutazioni di stoici ed epicurei (148)
  64. Causa delle divulgazioni stoiche (149)
  65. Sui giorni (150)
  66. Sulla cura soverchia (151)
  67. Sul ciò che viene per primo contro Crisippo (152)
  68. Ipotetico o sul principio (153)
  69. Sulla nostra dottrina contro gli stoici (154)
  70. Se a tutti è dato sostenere una causa (156)
  71. Consolazione a Bestia (157)
  72. Sui dieci tropi dei pirroniani (158)
  73. Sulle vite contro Epicuro (159)
  74. Cause e luoghi (160)
  75. Cause di mutazioni (161)
  76. Sulla tautologia (162)
  77. Sulle monadi (163)
  78. Se il politico darà un parare che non praticherà e non persuaderà (164)
  79. Sulle convinzioni di ciascuno (165)
  80. Cause delle donne (167)
  81. Sugli uomini celebri (168)
  82. Soluzioni di aporie (170)
  83. Raccolta di cose utili (171)
  84. Sull'immunità dal dolore (172)
  85. Sugli esercizi ginnici (173)
  86. Sul desiderio (174)
  87. Sul detto 'conosci te stesso' e se l'anima sia immortale (177)
  88. Sull'atarassia (179)
  89. Sulla discesa nell'antro di Trofonio (181)
  90. Iceta (182)
  91. Epitome fisica (183)
  92. Sui primi filosofi e i loro seguaci (184)
  93. Sulla sostanza (185)
  94. Educazione di Achille (187)
  95. Sui cireinei (188)
  96. Apologia di Socrate (189)
  97. Sulla condanna di Socrate (190)
  98. Sui mangiatori di terra (191)
  99. Discettazioni intorno alle dieci categorie (192)
  100. Sui problemi (193)
  101. Sui caratteri (194)
  102. Fondazioni di città (195)
  103. Placiti fisici (196)
  104. Sugli avvocati (198)
  105. Qual è la vita migliore (199)
  106. Sui giorni di ricerca, fisici e di adunanza (200)
  107. Sulle statue a Platea (201)
  108. Sugli strumenti dei filologi (202)
  109. Sulla nobiltà (203)
  110. Colui che parlò contro Dione ad Olimpia (204)
  111. Su cosa si apprende da Eraclito (205)
  112. Protrettico a un nuovo ricco (207)
  113. Sull'anima (209)
  114. Se il fannullone possa fare qualcosa (210)
  115. Sui sisimi (212)
  116. Come bisogna combattere contro un làcone (213)
  117. Protrettico ad Asclepio di Pergamo (214)
  118. Sulla caccia (216)
  119. Contro quelli che danno delle illusioni (217)
  120. Contro quanti non filosofeggiano ma fanno retorica (219)
  121. Sui poemi: quale utilità si possa ricavare da questi (220)
  122. Qual è il fine secondo Platone (221)
  123. Sugli strumenti dei filosofi (223)
  124. Su Euripide (224)
  125. Come giudichiamo la verità (225)
  126. Sul fatto che l'anima sia incorrotta (226)
  127. Discettazioni contro Dione (227)

Opere conservate ma non presenti nel Catalogo di Lampria[modifica | modifica sorgente]

  1. De liberis educandis - Su come bisogna educare i fanciulli [1]
  2. De amicorum multitudine - Sull'avere molti amici [7]
  3. De fortuna - Sulla fortuna [8]
  4. De virtute et vitio - Sulla virtù e il vizio [9]
  5. Consolatio ad Apollonium - Consolazione ad Apollonio [10]
  6. De cohibenda ira - Sul dover reprimere l'ira [29]
  7. De amore prolis - Sull'amore della prole [32]
  8. An vitiositas ad infelicitatem sufficiat - Se il vizio sia sufficiente per l'infelicità [33]
  9. De invidia et odio - Sull'invidia e l'odio [39]
  10. De laude ipsius - Sul lodar se stessi [40]
  11. De fato - Sul fato [42]
  12. Quaestiones convivales - Questioni convivali in nove libri [46][16]
  13. Maxime cum principibus philosopho esse disserendum - Il filosofo deve discutere principalmente con i principi [49]
  14. Ad principem ineruditum - Ad un principe incolto [50]
  15. De unius in republica dominatione, populari statu, et paucorum imperio - Sulla monarchia, la repubblica e l'impero [53]
  16. De esu carnium I - Sul mangiar carni I [64]
  17. De esu carnium II - Sul mangiar carni II [65]
  18. De latenter vivendo - Sul vivi nascosto [74]
  19. De libidine et aegritudine - Sul vizio e la malattia [75]
  20. Parsne an facultas animi sit vita passiva - Se una parte o una facoltà dell'anima sia passiva [76]
  21. Ecloga de impossibilibus - Raccolta di cose straordinarie

Opere apocrife[modifica | modifica sorgente]

Erasmo da Rotterdam negli Adagia (pubblicati nel 1509) per primo ebbe dubbi sull'autenticità delle opere, principalmente per lo stile, e nel 1572, Jacques Amyot tradusse in francese "Moralia" riportando le stesse incertezze perché lo stile del De musica non sembrava affatto di Plutarco.

  1. De fluviis - Sui fiumi
  2. De musica - Sulla musica [77]
  3. Placita philosophorum - Epitome sulle dottrine fisiche delle diverse sette filosofiche in cinque libri (61) [78]
  4. De proverbiis Alexandrinorum - Sui proverbi degli Alessandrini
  5. De Homeri vita et poesi - Sulla vita e la poesia di Omero
  6. Il De liberis educandis
  7. La Consolatio ad Apollonium
  8. Il De fato

Institutio Traiani[modifica | modifica sorgente]

Giovanni di Salisbury, nel quinto libro del Polycraticus parla di Plutarco maestro dell'imperatore Traiano, riportando dei passi tratti dalla cosiddetta Institutio Traiani, un falso tardo-antico (databile forse tra il IV e il V sec. d.C.), di cui lo scrittore riporta sedici passaggi in latino (millantando una traduzione da un improbabile originale greco), preceduti da una lettera dedicatoria all'imperatore. Giovanni cita anche due altri scritti di argomento politico, non meglio identificati: De istitutione principum e Archigrammaton.

Vite dei dieci oratori[modifica | modifica sorgente]

Opera di dubbia autenticità che raccoglie diverse notizie biografiche, organizzate in capitoli, sul cosiddetto canone dei dieci oratori attici che includeva i seguenti personaggi: Andocide, Lisia, Licurgo di Atene, Demostene, Iseo, Dinarco, Eschine, Iperide, Isocrate, Antifonte.

Differenze di testo nel Catalogo di Lampria e precisazioni[modifica | modifica sorgente]

  • Sui ritardi della punizione divina presenta una titolatura greca diversa (Περὶ βραδέως κολαζομένων ὑπὸ τοῦ θείου) rispetto a quella presente nei manoscritti (Περὶ τῶν ὑπὸ τοῦ θείου βραδέως τιμωρουμένων).
  • L'arte di ascoltare presenta l'aggiunta τῶν φιλοσόφων assente in tutti i manoscritti che riportano l'opuscolo.
  • Il De Iside et Osiride presenta la forma Περὶ τοῦ κατ'Ἷσιν λόγου καὶ Σάραπιν.
  • L'opera che passa sotto il titolo di Bruta animalia ratione uti (Περὶ τοῦ τὰ ἄλογα λόγῳ χρῆσθαι) presenta la dicitura Περὶ ζῴων ἀλόγων ποιητικός. Questo scritto dialogico è anche noto con il titolo di Grillo dal nome di uno dei personaggi che prendono parte alla discussione.
  • Il De sollertia animalium possiede in realtà il più calzante titolo Se siano più intelligenti gli animali terrestri, volatili o acquatici.
  • Il De superstitione presenta il sottotitolo Contro Epicuro.
  • Gli Apoftegmi spartani sono in realtà suddivisi di tre sezioni: 1) i Detti degli Spartani (solitamente re); 2) i Detti delle Spartane; 3) i cosiddetti Istituta Laconica.
  • Sulla fortuna di Alessandro Magno (II) compare nella forma Sulla virtù di Alessandro Magno; in realtà si preferisce considerare il trattato come diviso in due precipue sezioni [21a-b].
  • Le Amatoriae narrationes presentano il sottotitolo Contro gli amanti in quanto si tratta di una serie di brevissimi racconti su amori infelici.
  • Delle Esercitazioni omeriche sono conservati alcuni frammenti.
  • Del commento a Empedocle sono conservati alcuni frammenti.
  • Il trattato perduto Sull'amore per gli ornamenti è stato scritto da Filossena, la moglie di Plutarco.
  • Del commento ai Pronostici di Arato è conservato un nutrito numero di frammenti.
  • Del commento ai Theriakà di Nicandro sono conservati alcuni frammenti.
  • Del trattato Sui giorni sono conservati alcuni frammenti.
  • Del trattato Sulle statue a Platea sono conservati alcuni frammenti.
  • Del trattato Sulla nobiltà sono conservati alcuni frammenti.
  • Del trattato Sull'ira sono conservati alcuni frammenti.
  • Del trattato Sull'anima sono conservati alcuni frammenti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Plutarco, Vite parallele. Demostene e Cicerone. Pagina 3 (Cenni biografici su Plutarco); Biblioteca Universale Rizzoli, 1995. ISBN 88-17-17052-6
  2. ^ Moralia, 385 b
  3. ^ Robert Eduard von Hartmann Über die dialektische Methode (Berlin 1868)
  4. ^ Vita di Demostene, 2,2
  5. ^ Massimo Centini, Il libro delle superstizioni. Le origini, la cultura popolare e l'influenza nella nostra vita, DVE Italia, Milano 2000, pp. 38-39.
  6. ^ Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci editore, Roma 2008, pp. 25-27.
  7. ^ Intervista a Franco Battiato
  8. ^ Epaminonda e Scipione l'Africano è l'unica coppia andata perduta; costituiva forse la coppia di apertura dell'intera serie
  9. ^ nelle parentesi la posizione nel Catalogo di Lampria
  10. ^ si tratta in realtà di una coppia anomala in quanto i personaggi ad essere messi a confronto sono quattro
  11. ^ nelle parentesi quadre l'ordinamento dei Moralia superstiti
  12. ^ Il Catalogo di Lampria porta il sottotitolo Contro Alcidamante
  13. ^ Nel Catalogo di Lampria viene riportato il titolo "Detti di capi, strateghi e tiranni"
  14. ^ Il titolo originale greco è Sul perché la Pizia non dà più oracoli in versi
  15. ^ Nel Catalogo di Lampria viene riportato In altra maniera su come debba vivere la donna insieme all'uomo
  16. ^ È l'opera più lunga giuntaci di Plutarco, ma il quarto libro è quasi interamente perduto; restano integri pochi capitoli e le intestazioni degli altri

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Plutarco (gr. Πλούταρχος, lat. Plutarchus) in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
  • ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΥ ΒΙΟΙ. Plutarchi vitae, secundum codices parisinos recognovit Theod. Doehner, graece et latine, vol. 1. Parisiis, Editore Ambrosio Firmin Didot, 1857.
  • ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΥ ΒΙΟΙ. Plutarchi vitae, secundum codices parisinos recognovit Theod. Doehner, graece et latine, vol. 2. Parisiis, Editore Ambrosio Firmin Didot, 1862.
  • ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΥ ΤΟΥ ΧΑΙΡΩΝΕΩΣ ΤΑ ΗΘΙΚΑ. Plutarchi Chaeronensis scripta moralia, graece et latine, vol. 1. Parisiis, Editore Ambrosio Firmin Didot, 1868.
  • ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΥ ΤΟΥ ΧΑΙΡΩΝΕΩΣ ΤΑ ΗΘΙΚΑ. Plutarchi Chaeronensis scripta moralia, ex codicibus quos possidet regia Bibliotheca omnibus ab ΚΟΝΤῼ com reiskiana editione collatis emendavit Fredericus Dübner, graece et latine, vol. 2. Parisiis, Editore Ambrosio Firmin Didot, 1856.
  • ΠΛΟΥΤΑΡΧΟΥ ΑΠΟΣΠΑΣΜΑΤΑ ΚΑΙ ΨΕΥΔΕΠΙΓΡΑΦΑ. Plutarchi fragmenta et spuria, cum codicibus contulit et emendavit Fr. Dübner, cum novo indice nominum et rerum in omnia opera Plutarchi. Parisiis, Editore Ambrosio Firmin Didot, 1855.

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