Prisciano di Lidia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Prisciano di Lidia (floruit VI secolo d.C.) è stato uno degli ultimi filosofi neoplatonici.

Vita[modifica | modifica sorgente]

Contemporaneo di Simplicio, Prisciano nacque in Lidia, molto probabilmente sul finire del V secolo d.C. Fu uno degli ultimi neoplatonici a studiare all'Accademia di Atene quando questa era sotto lo scolarcato di Damascio. Quando Giustiniano I chiuse la scuola nel 529, Prisciano, Damascio, Simplicio e altri quattro filosofi furono costretti a chiedere asilo presso la corte del re di Persia Cosroe I[1].

Nel 533 ricevette, insieme agli altri, il permesso di tornare nei territori dell'Impero bizantino, a seguito del trattato di pace stipulato tra Giustiniano e Cosroe, nel quale veniva dichiarato che ai filosofi sarebbe stato permesso di tornare.[1]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Due opere di Prisciano sono sopravvissute:

  • Un compendio dell'opera di Teofrasto La percezione dei sensi
  • Risposte a Cosroe

La seconda opera contiene una serie di repliche a questioni filosofiche poste a Prisciano durante un dibattito alla corte persiana, nel periodo dell'esilio del filosofo. Il testo ci è pervenuto soltanto in una tarda e corrotta traduzione latina[2]

Si è inoltre affermato che il commento all'opera di Aristotele Sull'anima, attribuito a Simplicio, fosse in realtà di Prisciano[3] ; la qual cosa è, tuttavia, controversa[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b George Sarton, Introduction to the History of Science, Volume 1, 1927, Williams & Wilkins, pag. 423
  2. ^ The Classical review, Volume 2; Posidonius: The translation of the fragments; Anecdota graeca et graeco-latina, Volume 1
  3. ^ C. Steel, On Theophrastus on Sense-Perception and Simplicius' On Aristotle's On the Soul 2.5-12, in Priscian, 1997, Cornell University Press
  4. ^ I. Hadot, Simplicius or Pricianus? On the Author of the Commentary on Aristotle's De Anima. vol. 55, 2002, pag. 159-199