Nicola Cusano

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Niccolò Cusano
cardinale di Santa Romana Chiesa
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Nato 1401 a Kues
Ordinato presbitero 1436
Nominato vescovo 23 marzo 1450 da papa Niccolò V
Consacrato vescovo 26 aprile 1450 da papa Niccolò V
Creato cardinale 20 dicembre 1448 da papa Niccolò V
Deceduto 11 agosto 1464 a Todi

Nicola Cusano, anche noto come Niccolò Cusano o Niccolò da Cusa (in lat. Nicolaus Cusanus o Nicolaus de Cusa, in ted. Nikolaus Krebs von Kues o Nikolaus Chrypffs; Kues, 1401Todi, 11 agosto 1464), è stato un cardinale, teologo, filosofo, umanista, giurista, matematico e astronomo tedesco.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La nascita e gli studi[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Kues (nome latinizzato in Cusa) nel 1401, ora Bernkastel-Kues, in Germania presso Treviri, sul fiume Mosella, con il nome di Nikolaus Krebs o Nikolaus Kryffs da una ricca famiglia di battellieri, mercanti di vino e armatori, figlio di Johann Kryffs Schiffer e Catherina Roemer, quest'ultima di origini ebraiche; ebbe due sorelle, Clara e Margherita, ed un fratello, Johann. Nel 1413, a Deventer studiò, sotto la protezione del conti Manderscheid presso i Fratelli della Vita Comune, legati al movimento di spiritualità Devotio moderna; frequentò la facoltà di lettere dell' Università di Heidelberg nel 1416, completò gli studi a Padova (sotto la guida di Prosdocimo Conti) dove si laureò in diritto nel 1423, si perfezionò a Colonia studiando Alberto Magno, Platone e Raimondo Lullo e divenne dottore in filosofia. Intraprese anche studi sulla cultura islamica e su Averroè grazie ad Ugo Benzi, famoso grecita senese. A Padova ricevette il titolo accademico di Doctor Decretorum dal professore Gasparino Barzizza, fu professore di Berthold von Henneberg (futuro arcivescovo di Magonza) e venne a conoscenza della dottrina giuridica di Bartolomeo Zabarella. Strinse amicizia con gli umanisti Vittorino da Feltre e Francesco Filelfo, i matematici Prosdocimo de Beldemandis e Paolo dal Pozzo Toscanelli, con il cardinale Domenico Capranica e con Enea Silvio Piccolomini, futuro papa Pio II. Nel 1427 divenne segretario di Otto von Ziegenhain, arcivescovo di Treviri. Andò a Parigi nel 1428 con Eimerico da Campo per studiare e tradurre le opere di Cicerone, Tacito e Plauto. A Costanza e a Lovanio fu anche professore in teologia e diritto canonico e con l'amico Niccolò Niccoli ricercò nei monasteri tedeschi codici latini e greci. Nel 1429 si trasferì per poco a Roma: udì una predicazione di Bernardino da Siena, conobbe papa Martino V, incontrò Francesco di Paola, il quale fu impressionato negativamente dallo sfarzo della città e redarguì Cusano, al quale fece notare che Gesù non aveva avuto abiti così sontuosi; divenne inoltre segretario del cardinale Giordano Orsini e del vescovo di Pavia Francesco Piccolpasso; inoltre fu allievo di Giuliano Cesarini, che poi divenne cardinale e presidente del Concilio di Basilea insieme a Louis Aleman, al quale Cusano avrebbe in seguito dedicato la sua opera più importante, il De Docta Ignorantia.

Gli uffici ecclesiastici ricoperti[modifica | modifica wikitesto]

Ottenne molti uffici ecclesiastici: la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea in Altrich (1425-29), il canonicato di San Simeone a Treviri (1426-28), la chiesa di San Gengolfo (1427), il decanato di Nostra Signora ad Oberwesel (1427-31), il decanato e poi il canonicato dell'abbazia di San Fiorino a Coblenza (1427-45), il canonicato della basilica di San Castore a Coblenza (1430-52), il vicariato della basilica di San Paolino a Treviri (1430-38), il canonicato di san Martino ad Oberwesel (1433), il decanato di Münstermaifeld (1435-45), la parrocchia di Bernkastel-Kues (1436-41), il prevosto di Magdeburgo (1437-39), il canonicato di Liegi (1436-61), il prevosto della chiesa degli Apostoli a Colonia (1441), l'altare di san Giovanni in Münstermaifeld (1442), il suddiaconato papale (1443), la chiesa parrocchiale di Schindel (1443-64), il canonicato ad Utrecht (1443-46), l'arcidiaconato di Brabante (1445-59), il decanato di Oldenzaal (1446-53), la chiesa parrocchiale di St. Wendel (1446), la basilica di San Pietro in Vincoli a Roma (1449-64), la diocesi di Bressanone (1450-64), il prevosto di Münstermaifeld (1455-64), l'abbazia dei santi Severo e Martino ad Orvieto (1463-64), il prevosto di san Maurizio a Hildesheim (1463).

Gli anni del concilio di Basilea[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1433 fu invitato da papa Eugenio IV, tramite intercessione di Ambrogio Traversari, al Concilio di Basilea, nel quale ebbe un ruolo fondamentale; per l'occasione scrisse il De concordantia catholica: in questo scritto sostenne la necessità dell'unità della Chiesa Cattolica e la concordanza di tutte le fedi cristiane. Nello stesso anno, strinse una forte amicizia con Alfonso di Braganza, infatti quando costui tornò in Portogallo, Cusano lo accompagnò e fu nominato suo confessore. Venne inviato nel 1434 come legato al Concilio alla Dieta di Ratisbona insieme a Johannes Nider, dove si impegnò per l'unione degli hussiti con la Chiesa di Boemia. Nello stesso anno, durante il Concilio, attaccò Nils Ragvaldsson poiché sosteneva che il monarca svedese, Eric di Pomerania, fosse il successore dei re goti, e che la delegazione svedese, per questo, dovesse essere presa maggiormente in considerazione. Negli anni 1433-1435, Francesco Sforza fu al comando dell'esercito milanese contro lo Stato della Chiesa, ma quando prese Ancona, cambiò posizione, ottenendo il titolo di vicario della città direttamente da papa Eugenio IV, anche se i cardinali Cusano e Ludovico Scarampi Mezzarota, insieme ad altri ecclesiastici, contrastarono la sua investitura.

Ambasciatore a Costantinopoli ed in Germania[modifica | modifica wikitesto]

Il primo periodo della sua vita si concluse il 17 maggio 1437 quando Eugenio IV, su consiglio del cardinale Branda Castiglioni, lo inviò come Legato a Costantinopoli insieme ai vescovi Antão Martins de Chaves di Porto, Cristoforo Garatoni di Crotone, Pierre de Versailles di Digne ed al cardinale Francesco Condulmer, con l'intento di intessere colloqui in vista di una riunificazione delle Chiese d'Oriente e d'Occidente. La legazione fu coronata da un enorme successo, tanto che Cusano rientrò accompagnato dall'Imperatore Giovanni VIII di Bisanzio, dal patriarca di Costantinopoli Giuseppe II, dai cardinali Isidoro di Kiev e Basilio Bessarione e dal filosofo Giorgio Gemisto Pletone e sbarcarono l'8 febbraio 1438 a Venezia. Insieme si recarono a Ferrara, dove Eugenio IV aveva spostato la sede del concilio.
I conciliaristi restati a Basilea tentarono, spalleggiati dalle Università, di schierare la Chiesa contro il Papa, proclamando decaduto Eugenio IV ed eleggendo in sua vece un antipapa, il Duca di Savoia Amedeo VIII sotto il nome di Felice V: si era giunti al piccolo scisma d'Occidente.[1]. Inoltre il 17 marzo 1438 i principi elettori, eleggendo Alberto II d'Asburgo, avevano dichiarato, col beneplacito dell'imperatore, la loro neutralità tra Eugenio IV e il concilio di Basilea. Perciò Eugenio IV, per ottenere il loro appoggio, schierò in campo i migliori uomini, tra i quali Niccolò Albergati, Tommaso Parentucelli, Juan de Carvajal e il Cusano, che, per il suo impegno, fu chiamato da papa Pio II 'Hercules Eugeniorum'. Da Ferrara Cusano andò alla Dieta di Norimberga, durante la quale si scontrò con Thomas de Courcelle, pseudocardinale creato dall'antipapa Felce V.
Su pressione di Cosimo il Vecchio, nel 1439 il concilio venne trasferito a Firenze. Il capostipite dei Medici presiedette alla riunificazione (effimera) fra la chiesa latina, rappresentata da Papa Eugenio IV, e quella bizantina, rappresentata dall'Imperatore Giovanni VIII Paleologo e dal patriarca Giuseppe. La riunificazione sarebbe dovuta avvenire sul piano dogmatico e disciplinare, ma si sarebbero dovute mantenere le differenze sul piano liturgico.[2]. Cusano partecipò anche all'assedio di Foligno nel 1439 (dove comandò le truppe papali con il cardinale e condottiero Giovanni Maria Vitelleschi e con Ranuccio Farnese il Vecchio), alla Dieta di Magonza nel 1441 (durante la quale espulse Ludovico di Teck, patriarca di Aquileia, perché costui era favorevole alle tesi dei conciliaristi) alla Dieta di Francoforte 1442 (durante la quale si oppose alle tesi del Concilio esposte dallo pseudocardinale Niccolò Tedeschi) ed alla Dieta di Aschaffenburg nel 1447 insieme ad Enea Silvio Piccolomini, durante la quale i principi tedeschi riconobbero l'autorità di papa Eugenio IV e sfiduciarono l'antipapa Felice V.
Cusano appoggiò il tentativo, proposto da Eugenio IV, di indire una crociata nel 1444 contro i musulmani, capeggiata da Giorgio Castriota Scanderbeg, appoggiato dal re di Napoli Alfonso V d'Aragona. Nel De pace fidei (Sulla pace di fede), immagina una riunione al vertice nel cielo di rappresentanti di tutte le nazioni e le religioni. Cusano in questo trattato attaccò gravemente Jan Hus e tutta la Boemia. La conferenza di Basilea convenne che non vi può essere una "religio in varietate rituum", cioè una sola fede che si manifesta in diversi riti. La finestra di dialogo, peraltro, presuppone la maggiore precisione del cristianesimo rispetto ad altre religioni.
Quando Eugenio IV morì, Cusano fu nominato camerlengo, perciò gli fu precluso il papato, e divenne Papa Niccolò V, suo amico di lunga data. Papa Niccolò V nel 1448 lo nominò cardinale della Basilica di San Pietro in Vincoli, titolo cardinalizio che conservò fino al 1464. Nel 1450 venne inviato insieme a Enea Silvio Piccolomini (all'epoca vescovo di Trieste) come ambasciatore dall'imperatore Federico III d'Asburgo per negoziare il matrimonio di questi con la principessa Eleonora d'Aviz. Nel 1452 in visita al ghetto di Francoforte ordinò che tutti i maschi ebrei dovessero indossare degli anelli gialli sulle maniche delle giacche, e tutte le ebree dovessero portare un velo blu; tuttavia questa legge fu osservata solo per un breve periodo. In questo stesso anno, il 12 dicembre, assistette nella basilica di Santa Sofia all'unione simbolica della Chiesa d'Oriente con la Chiesa d'Occidente alla presenza di Costantino XI Paleologo.
Partecipò anche al Concordato di Vienna, dove regolamentò insieme a Federico III d'Asburgo gli affari ecclesiastici del regno e le relazioni tra i patrizi e la Curia romana. Mentre soggiornava a Lubecca conobbe anche Adolfo VIII di Schaumburg; Cusano lo ospitò più volte in Italia.

L'interessamento all'astronomia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1444 si era appassionato all'astronomia e si dedicò dunque al suo studio insieme a Georg von Peuerbach. Conobbe in questo periodo Regiomontano, in quanto collaborava con Peurbach e così conobbe gli scritti di Cusano che sostenevano la visione eliocentrica dell'Universo; per questo ebbe un dibattito con il cardinale Cusano poiché rimase tuttavia un geocentrico, seguace di Tolomeo. Cusano sostenne, contro Tolomeo e Aristotele, che la Terra non è immobile, ma ruota intorno al proprio asse e che non è possibile determinare il centro dell'universo, che è infinito; che le stelle sono simili al Sole, che intorno ad esse possono ruotare dei pianeti e che alcuni pianeti possono essere abitati; produsse quindi delle teorie molto simili a quelle dell'astronomia a noi contemporanea. Si tratta, in effetti, di una visione dell'universo che appartiene alla tradizione neoplatonica e che è stata sostenuta anche nel Medio Evo, dai testi di Ermete Trismegisto ad Alano di Lilla (XII secolo)[3]. Cusano si occupò inoltre di una possibile riforma del calendario e apportò miglioramenti alle Tavole alfonsine. Oltre a Giordano Bruno (per via della teoria cusaniana sulla cosmologia), presero spunto da lui anche Agrippa von Nettesheim, Charles de Bovelles, Erasmo da Rotterdam, Leonardo da Vinci, Niccolò Copernico, Giovanni Keplero, Galileo Galilei, Gottfried Leibniz, Georg Hegel, Carl Friedrich Gauss, Friedrich Schelling e Albert Einstein.

Il Cusanusstift[modifica | modifica wikitesto]

Il 3 dicembre 1458 fondò nella città natale il Cusanusstift (Ospedale di San Nicola), un ospedale di carità in stile gotico, per 33 persone (in memoria degli anni di Cristo), di cui 6 nobili, 6 sacerdoti e 21 persone comuni. Nel Cusanusstift vi sono ancora una cantina celeberrima nel Tirolo e una delle più ricche biblioteche europee, la Biblioteca dell'Ospedale di san Nicola a Bernkastel-Kues, dove sono custodite tutte le opere del cardinale Cusano ed altri 1841 manoscritti (tra cui 132 incunaboli, 153 titoli del XVI secolo, 323 del XVII, 550 dei XVIII e 683 del XIX), divisi in argomenti (308 titoli di teologia pastorale, omiletica e catechesi; 226 di letteratura ascetica e mistica; 128 Borse di studio ed esegesi biblica, tra cui 33 del Nuovo Testamento; 118 di diritto ecclesiastico; 68 di liturgie e breviari della Santa Messa; 64 di letteratura dogmatica; 31 di patristica, tra cui 20 edizioni di testi dei Padri della Chiesa; 12 di scolastica; 21 di consigli e sinodi, in particolare del Concilio di Trento; 13 di biografie ed agiografie; 244 di storia; 91 di letteratura, inclusi i classici antichi in 41 edizioni del XVI e XVII secolo, il resto appartenente alla narrativa, letteratura e grammatica; 34 di storia dell'Arte; 30 di filosofia dell'educazione e psicologia; 57 di scienze, geografia e cosmologia; 55 opere di consultazione e dizionari di lingua). Il chiostro e la cappella del monastero (dove è custodito il cuore del cardinale) sono dei punti culminanti dell'Ospedale di san Nicola, santo patrono dei marinai e della famiglia Cusano.

Il conflitto con Sigismondo d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 marzo 1450 Cusano fu eletto principe-vescovo di Bressanone da Niccolò V; quindi si autoproclamò duca di Bressanone e fece costruire all'esterno della cittadina un castello tuttora esistente, posseduto dai suoi discendenti. Si batté aspramente contro il duca Sigismondo d'Austria, che tentava di eliminare dalle sue terre la figura del vescovo-conte, cui spettava il possesso della Valle Isarco, della Val Pusteria e dell'Engadina, e che aveva nominato principe-vescovo di Bressanone Leonhard Wismair, ma il 25 marzo 1450 giunse a Roma la notizia della nomina di Cusano perciò ci fu un accordo a Salisburgo e il duca riconobbe la carica a Cusano. Dopo qualche anno Cusano entrò in conflitto con i nobili tirolesi, capeggiati da Georg Künigl e da una guida spirituale Verena von Stuben, badessa del convento benedettino di Castel Badia presso Brunico, che fu scomunicata da lui, dopo aver sconfitto i nobili in una battaglia a Marebbe, il 5 aprile 1458. Il 14 luglio 1457 si ritirò da Bressanone dopo alcune minacce di morte e tentativi di avvelenamento e si rifugiò al Castello di Andraz fino al 1458, quando si scontrò con Gregor Heimburg, che era appoggiato dal duca Sigismondo. Subì perciò l'imprigionamento nel 1460 da parte di Sigismondo, che venne scomunicato da Papa Pio II; Cusano riuscì a fuggire al Castello di Brunico dove fu assediato da Sigismondo con 4000 fanti e 1000 cavalieri, e fu libero solo dopo che ebbe firmato un trattato contro la sua volontà; il 27 aprile 1460 si recò a cavallo nella Valle d'Ampezzo e poi fuggì ad Orvieto.

Gli ultimi anni[modifica | modifica wikitesto]

Recatosi a Valladolid nel 1453 Cusano capeggiò il consiglio convocato per il processo di stregoneria intentato contro Álvaro de Luna, il quale fu trovato colpevole, condannato a morte e giustiziato, il 2 giugno del 1453. Nel 1454 fu inviato da Niccolò V presso Ludwig von Erlichshausen, Gran Maestro dell'Ordine Teutonico, e presso Casimiro IV di Polonia, sostenitore dei ribelli prussiani nella guerra dei tredici anni, per intavolare trattative di pace e rivolgere gli eserciti contro i Turchi. Nel 1459 Pio II, recatosi al Convegno di Mantova, lo nominò Legato pontificio e Vicario generale in temporalibus di Roma, dove fu un membro della Curia ed elaborò insieme con il vescovo Domenico Domenichi un piano di riforma della Chiesa che però rimase inattuato, infatti espresse la sua amarezza dicendo "Non mi piace nulla, tutto ciò che viene spinto alla curia, è in rovina, nessuno fa il suo dovere. Quando sono al Concistoro per parlare di riforma, mi sento ridicolo". In questo periodo scrisse De Cribratione Alchorani, una consapevole benigna interpretazione di brani del Corano, precedette la lettera di Pio II al Sultano Maometto II e ne costituì un presupposto culturale. Partecipò ai negoziati per porre fine alla Guerra dei Cent'anni tra la Francia e l'Inghilterra e agli accordi di Wiener Neustadt che gli avrebbero consentito di tornare a Bressanone. Nel 1461 si ammalò gravemente di gotta ma fu curato da un famoso medico dell'epoca, Pierleone Leoni. Nel 1464 fu incaricato insieme a Berardo Eroli di giudicare la questione boema relativa all'eresia del re Giorgio di Boemia, e alla sua competenza in questo campo fecero ricorso anche dei privati. Mentre insieme a Niccolò Forteguerri si dedicava alla preparazione di una crociata indetta da papa Pio II contro i Turchi che aveva invaso Costantinopoli nel 1453, morì nel 1464 a Todi 3 giorni prima della morte di papa Pio II e poco prima della capitolazione di Sigismondo d'Austria. Attualmente il cardinale Cusano è sepolto nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma in una tomba marmorea realizzata da Andrea Bregno, ma il suo cuore fu portato a Bernkastel-Kues, in Renania, suo borgo natale.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

La dotta ignoranza di fronte a Dio[modifica | modifica wikitesto]

La gnoseologia di Nicola Cusano si fonda sull'idea che la possibilità di conoscenza si basa sulla proporzione fra noto e ignoto. Ciò è esposto chiaramente nella sua opera del 1440 De docta ignorantia, appunto "la dotta ignoranza",[4][5] titolo che nell'Apologia doctae ignorantiae del 1449 afferma di aver ripreso[6] da un passo della Lettera 130 ("a Proba") di sant'Agostino.[7] Con tale espressione s'intende che quanto non si conosce, lo si può conoscere solo mettendolo in relazione con ciò che già si conosce, ma questo diventa possibile solo quando la cosa ignota, che non si conosce, abbia un minimo a che fare con ciò che già si conosce. La posizione della "dotta ignoranza" è l'unica che si può prendere di fronte a Dio, quale Essere perfetto e infinito, inattingibile alla possibilità di conoscenza di esseri imperfetti e finiti (cioè gli uomini). Per questo si può parlare di teologia negativa, in quanto Cusano afferma che sapiente non è colui che possiede la verità, ma colui che conosce la propria ignoranza, ed è quindi consapevole dei propri limiti; non si può infatti essere consci della propria ignoranza senza avere già parzialmente o inconsciamente intravisto cos'è che non si sa; viceversa, l'ignorante assoluto non ha neppure coscienza della propria ignoranza. Cusano si riallaccia alla tradizione del Platonismo cristiano, in particolare a quella di Pseudo-Dionigi l'Areopagita, ma rielabora a suo modo tali antichi concetti. Dio, per Cusano, è al di là di tutto, e dunque, tutto ciò che di Lui affermiamo non è più vero di ciò che di Lui neghiamo. Quindi, Cusano riprende Socrate nell'affermare che bisogna "sapere di non sapere", e tale è l'unico modo umano possibile per pensare a Dio. Tale sapere di non sapere, però, non è una semplice ignoranza, ma è la più alta sapienza dell'uomo, che riconoscendo la sua totale insipienza, ma impegnandosi nel tentare in ogni caso, mediante congetture, di approssimarsi a Dio, può trasformare questa sua ignoranza in dotta ignoranza. La vera conoscenza di Dio, e dunque la vera nobiltà intellettuale, è avvicinarsi indefinitamente a Dio, cioè alla Verità, non per gradi, poiché sarebbe impossibile dar dei gradi all'infinito, ma in un perpetuo ed unico sforzo che dalla totale ignoranza ci porta alla totale conoscenza (cioè Dio). Infatti, egli scrive:

« [...] La verità non ha né gradi, né in più né in meno, e consiste in qualcosa di indivisibile. [...] Perciò l'intelletto, che non è la verità, non riesce mai a comprenderla in maniera tanto precisa da non poterla comprendere in modo più preciso, all'infinito; [...] »
(Nicola Cusano, De docta ignorantia, I, 2-10)

Per spiegare meglio questo concetto, Cusano fa l'esempio geometrico del poligono inscritto in un cerchio:

« [...] ed ha con la verità un rapporto simile a quello del poligono col circolo: il poligono inscritto, quanti più angoli avrà, tanto più risulterà simile al circolo, ma non si renderà mai uguale ad esso, anche se moltiplicherà all'infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in identità col circolo. [...] »
(Nicola Cusano, De docta ignorantia, I, 2-10)

Dunque, per Cusano l'uomo non potrà mai conoscere Dio finché è parte del finito, e dunque finché è in questa vita, ma nell'infinito può risolversi in identità col cerchio, cioè con l'Infinito stesso (Dio); questo potrà, però, solo se moltiplica per l'infinito di Dio il suo finito.

Cusano pone dunque un chiaro limite alla ragione umana, che non può andare oltre il finito, e che, dunque, di fronte all'infinito non può che annullarsi, e in questo diventare infinita. Il concetto di episteme, quindi, per Cusano è assolutamente impossibile, dacché non è possibile cogliere Dio nella Sua totalità nel durante finito, o anche nella Sua parzialità attraverso dei gradi, che dovrebbero essere infiniti e dunque sempre fuori dal finito che è l'uomo.

La congettura[modifica | modifica wikitesto]

La congettura, per Cusano è l'espressione della ragione dell'uomo che coglie Dio in modo incompleto, dacché Dio è infinito. Questo sviluppo della congettura cusana sostituisce il concetto della filosofia greca, portato a cogliere l'Essere necessario, cioè quell'Essere che è e non può non essere. Per Cusano, noi cogliamo l'Essere di Dio da un particolare punto di vista. In Cusano non è possibile cogliere il concetto, infatti, si possono avere solo congetture. La congettura è l'unica conoscenza umana possibile, ma tuttavia è sempre sbagliata a causa della sua indefinita parzialità; comunque, nonostante le congetture siano sempre sbagliate, sono nobili, e bisogna congetturare perché la verità non sta nelle varie ed infinite congetture che l'uomo può fare, ma sta nella stessa tendenza alla Verità infinita e pura, che nell'uomo si traduce poi necessariamente in qualche congettura. Quindi la verità non è nella congettura, ma nella tendenza alla verità che è stata causa di tale congettura.

Coincidentia oppositorum[modifica | modifica wikitesto]

L'infinità dell'Essere-Dio porta Cusano a parlare di coincidenza degli opposti, unione dei contrari.[8] Secondo Cusano, infatti, tutti gli opposti coincidono in Dio, poiché Egli, essendo infinito, è al di là del principio di identità e di non contraddizione. Fondamentalmente Dio è l'unità degli opposti. In Dio, luce e tenebre, giorno e notte, donna e uomo coincidono, sostanza e non sostanza. Dio, quindi, è anche al di là del Vero e del Falso, perché, in Dio, Vero e Falso coincidono. Quindi, Cusano dice che l'identità e la non contraddizione valgono solo per il mondo finito, ovvero la nostra realtà. Così l'infinito matematico diventa il modello dell'infinito divino, e mostra una logica dell'infinito opposta e incomprensibile ad una logica del finito, che non accetta (nella realtà finita) la coincidenza degli opposti. In questo, dunque, fa una distinzione tra ragione e intelletto: la ragione è la sfera umana "aristotelica", ovvero dove vale e regna il principio di non contraddizione, ed è comune anche agli animali; l'intelletto, invece, è la sfera "divina" nell'uomo, poiché in essa si può intuire la comune radice di ciò che appare opposto alla ragione e nella quale, dunque, gli opposti coincidono.

...un esempio[modifica | modifica wikitesto]

Possiamo aggiungere un semplice esempio che dia concretamente l'idea della coincidenza degli opposti, proprio nella dimensione dell'infinito, dunque, per Cusano, di Dio. Immaginiamo di avere una circonferenza. Individuato il valore del suo raggio, per la misurazione applicheremo la semplice formula  c = 2πr

Proviamo ora a dare dei valori concreti: se r è 4, la circonferenza misurerà 8π. Potremmo continuare con ogni altro valore numerico. Arriviamo adesso a dare il valore r = (infinito). Applichiamo la formula e troveremo che c ha anch'essa il valore di "infinito" (qualunque valore moltiplicato per infinito ha come prodotto infinito), cioè lo stesso valore del suo raggio. Cosa c'è di più contrario ed opposto logicamente della circonferenza e del suo raggio? All'infinito, dunque per Cusano nella dimensione di Dio, gli opposti, è dimostrabile senza nessun problema, coincidono.[9]

Il mondo come "Dio contratto"[modifica | modifica wikitesto]

Nella metafisica di Nicola Cusano appare una visione del mondo in rapporto a Dio e di Dio in rapporto al mondo che verrà ripresa da Giordano Bruno ("Mens insita omnibus"). Per Cusano, infatti, il mondo (inteso come ordine fisico) è tutto contenuto in Dio, ed è dunque "implicito" in Lui, poiché Egli stesso è la "complicatio" di tutte le cose, ovvero l'implicazione che ogni cosa ha in sé. Ma Egli ne diviene anche l'esplicatio, cioè l'esplicazione, in quanto si dispiega nelle cose stesse, rimanendo comunque al di là di esse; per spiegare questo pensiero, fa l'esempio matematico dell'unità, che genera la molteplicità rimanendo sempre sé stessa. L'universo, dunque, è Dio contratto, dove il termine "contrazione" è acquisito da Duns Scoto, che definiva tale contrazione come il determinarsi di una sostanza comune in una realtà singola. Ma Cusano precisa che, poiché le cose nel mondo sono limitate ed opposte fra loro, in Dio invece sono compresenti: Dio, quindi, è al di là del mondo, ed è assolutamente trascendente. Tale duplice visione sarà poi ripresa da Bruno con la divisione tra "Mens insita omnibus" e "Mens super omnia". Con tale visione, Cusano avversa la concezione aristotelica dell'universo, affermando che la Terra non può essere il centro dell'universo, poiché l'universo è illimitato (in quanto dispiegamento divino), ed è Dio il centro dell'universo, essendone allo stesso tempo anche circonferenza.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Cusano in San Pietro in Vincoli a Roma.
  • De calendarii reparatione, 1436.
  • De docta ignorantia (La dotta ignoranza), 1440.
  • De coniecturis (Le congetture), 1442.
  • Epistola ad Rodericum Sancium de Arevalo, 1442. In questa epistola descrive Poggio Bracciolini come un ubriacone e un frequentatore di prostitute.
  • De concordantia catholica (La concordanza cattolica), 1433.
  • Opusculum contra Bohemorum errorem (Contro l'errore della Boemia), 1433. Scritto contro gli ussiti.
  • De maioritate auctoritatis sacrorum conciliorum supra auctoritatem papae (Il primato della sacra autorità dei consigli per l'autorità del Papa), 1433.
  • De auctoritate praesidendi in concilio generali 1434.
  • De Deo abscondito, 1444/1445.
  • De quaerendo Deum, 1445.
  • De filiatione Dei, 1445.
  • De dato patris luminum, 1446.
  • De genesi, 1447.
  • Apologia doctae ignorantiae (Apologia della dotta ignoranza), 1449.
  • Autobiographia, 1449.
  • De circuli quadratura, 1450.
  • Idiota (comprendente tre scritti: De sapientia, De mente, De staticis experimentis), 1450. Nell'Idiotae de staticis experimentis canta le lodi del Tokaj.
  • De pace fidei (La pace nella fede), 1453.
  • De visione Dei (La visione di Dio), 1453. In quest'opera, il Cusano descrive l'estasi come esplicatio dell'Essere, ovvero il fuoriuscire di sé da parte di Dio, visto come un unico grande Io, da cui nascono e a cui ritornano le singole anime degli individui. Rifacendosi anche a Platone, Cusano afferma che, grazie alla forza dell'amore, i frammenti del mondo si cercano per ricostituire il mondo in unità (idea ripresa anche nel pensiero di Teilhard de Chardin).
  • Complementum theologicum, 1453.
  • De mathematicis complementis, 1453/1554.
  • De beryllo (Il berillo). 1458.
  • De mathematica perfectione, 1458.
  • De aequalitate, 1459.
  • De principio, 1459.
  • De ludo globi (Il gioco della palla), 1460.
  • Trialogus de possest, 1460.
  • Reformatio generalis, 1460.
  • Cribratio Alchorani, 1460/1461.
  • De non aliud (Il non-altro), 1462.
  • Commentatio de notione creandi, (frammento) circa 1462.
  • De venatione sapientiae (La caccia della sapienza), 1463.
  • Compendium, 1463.
  • De apice Theoriae (Il punto massimo della Teoria), 1464. Cusano abbandonò definitivamente il paradosso dell'onnipotenza proponendo un'equivalenza tra l'essenza di Dio e il suo potere.
  • Codex Cusanus 220 (contiene il sermone dal titolo In principio erat Verbum), 1430. In questo sermone usò la forma latina Iehoua per Geova. A pagina 56 del codice c'è la seguente dichiarazione: « È il Tetragramma, cioè il nome composto da quattro lettere... Questo è davvero il santissimo e sommo nome di Dio ».
  • Sermones. In un sermone, si dichiara a favore dell'omiletica e parla dell'arta retorica. In un'altra omelia, Cusano presenta la sua testi dell'innatismo.

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • A Bressanone si trova un'accademia religiosa intitolata a Nicola Cusano, dove si tengono diversi congressi religiosi e filosofici.
  • A Roma è stata dedicata al Cardinale l'Università degli Studi Niccolò Cusano.
  • In suo onore è stato intitolato, inoltre, anche un cratere lunare, il Cusanus.
  • Il poeta Guarino Veronese, discepolo di Leonello d'Este, dedicò diverse poesie a Nicola Cusano.
  • L'Associazione Astronomica di Cortina d'Ampezzo, fondata nel 1972 allo scopo di costruire un osservatorio astronomico che permettesse di sfruttare la limpidezza dei cieli montani, nel 2009 ha inaugurato il Planetario "Nicolò Cusano", che dispone di una cupola di 8,4 metri di diametro e 60 posti a sedere.
  • Cusano, dopo essersi autoproclamato duca di Bressanone (titolo che fu convalidato da Massimiliano I d'Asburgo nel 1495, rendendo così i duchi di Bressanone membri del Consiglio dei Principi del Reichstag), aggiunse al suo cognome Krebs le due particelle nobiliari "von Kues" (luogo della sua nascita), e "von Brixen" (il nome di Bressanone in tedesco), in quanto desiderava morire in questo luogo, precisamente nel suo castello, ancora in fase di costruzione. Nel rendere il suo nome e cognome in italiano, fu trascurata parte del cognome, perciò divenne "Cusano" e venne omessa la particella riferita a Bressanone. Tuttora il ramo discendente da Cusano dovrebbe chiamarsi "Krebs von Kues und von Brixen" (italianizzato "Granchi di Cusa e di Bressanone"). Il suo stemma, che è entrato nell'araldica della Chiesa di Roma nel gennaio del 1450, è raffigurante un cappello cardinalizio, uno scudo in campo giallo ed un'aragosta in rosso scuro. Esso si ispira al cognome stesso del Cusano, “Krebs” (Granchio), ed alle tradizionali insegne tipiche dei principi della Chiesa, il cappello rosso porpora e lo scudo. Si presenta fortemente innovativo nel panorama dell'araldica, distinguendosi per l'originalità del soggetto simbolico scelto: un'aragosta con le chele aperte significante l'invincibilità di Cristo.
  • Dalla Germania arrivò durante il I Concilio di Basilea a Roma il manoscritto Harl. 2480 con i Panegyrici veteres, diretto apografo del Codex Maguntinus scoperto da Giovanni Aurispa e che il Cusano fece copiare in Germania da uno scriba tedesco il cui nome rimane sconosciuto. Niccolò Cusano portò a Roma anche il fratello Giovanni Cusano, il fedele segretario e notaio Petrus Erchkenz, il magister Fernandus de Roris: costoro non erano certamente copisti di professione, ma non disdegnavano di collaborare all'arricchimento della biblioteca del cardinale tedesco. Anni dopo, nel 1464 invitò Arnold Pannartz e Konrad Sweynheim (entrambi chierici delle diocesi di Magonza e di Colonia) a lasciare la Germania per impiantare una tipografia a Roma. Lungo il percorso fecero tappa nel monastero benedettino di Santa Scolastica Subiaco, dove installarono la prima tipografia italiana.
  • Il cardinale Cusano fu il primo a studiare la cicloide e ad utilizzare lenti concave per la correzione della miopia. Inoltre, fu l'inventore dell'igrometro. Per quanto riguarda l'isoperimetria, Nicola Cusano considerò la rotazione, attraverso la quale si genera il cerchio, il processo che maggiormente riflette nel mondo empirico il processo attraverso il quale l'universo è stato generato.
  • L'attenzione che Niccolò V e Pio II prestarono ai paesi della Germania ebbe un concreto riscontro nella presenza in curia di chierici e prelati. Quando ancora non si poté prevedere la fulminante ascesa al soglio pontificio, Tommaso Parentucelli si incontrò con Nicola Cusano in Germania: a Francoforte Cusano gli mostrò un codice (l'attuale Cus. 93) con l'Opus de causa Dei di Thomas Bradwardine.
  • Tra i fallimenti del cardinale Cusano vi sono il rifiuto di Papa Niccolò V affinché fossero proibiti i pellegrinaggi a Wilsnack ed affinché fossero limitate le attività concesse agli ebrei, poiché li reputava avidi e usurai. Nel 1433, senza avere successo, propose il metodo di Borda per eleggere l'imperatore del Sacro Romano Impero. Altro fallimento fu la sua difesa nei confronti di Stefano Porcari quando fu processato il 9 gennaio 1453 a Castel Sant'Angelo per essersi ribellato a Niccolò V.
  • Nel 1450 ordinò la costruzione di un'abside gotica nel duomo di Bressanone. Il 19 luglio dello stesso anno consacrò il santuario di Fonte Colombo. Nel 1455 consacrò la Cappella di Santo Spirito in Predoi. Nello stesso anno, con il suo supporto, l'Abbazia di Tegernsee divenne uno dei centri delle Riforme dell'Abbazia di Melk, che aprì l'ordine benedettino, fino allora ristretto alla nobiltà, anche a persone di altre classi sociali. Anni dopo, quando i Bellunesi aspirarono a riavere un proprio vescovo e che la loro diocesi venisse separata da quella di Feltre, trovarono un valido aiuto nel cardinale Cusano che appoggiò la loro richiesta presso papa Pio II. Grazie al suo intervento, nel 1460 Pio II separò le due diocesi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Lo scisma venne ricomposto solo dieci anni dopo, durante l'ultima sessione a Losanna, nel 1449 con la spontanea deposizione della tiara da parte di Felice V.
  2. ^ Tale differenza rimarrà costante in tutti i tentativi di creazione di chiese Uniate.
  3. ^ Cf. I. Toth, La filosofia e il suo luogo nello spazio della spiritualità occidentale, Bollati Boringhieri, Torino 2007, pp. 38-39.
  4. ^ Cf. Dotta ignoranza in Nicola Ubaldo, Atlante illustrato di filosofia, Firenze, Giunti Editore, pp. 214-215, 2000. ISBN 88-440-0927-7; ISBN 978-88-440-0927-4. Nuova ed.: 2005. ISBN 88-09-04192-5; ISBN 978-88-09-04192-9.
  5. ^ Cf. docta ignorantia in Treccani.it.
  6. ^ (EN) Cf. Apologia doctae ignorantiae, nota 28.
  7. ^ Agostino, Epistola 130, 15, 28, disponibile online in latino e in italiano.
  8. ^ Cf. Coincidenza degli opposti in Nicola Ubaldo, Atlante illustrato di filosofia, op. cit., pp. 220-1.
  9. ^ Questa dimostrazione non è accettata dai matematici che aderiscono alla corrente filosofico-matematica del costruttivismo, in quanto per tale corrente il concetto di infinito non è applicabile ad alcuna formula matematica.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Aldo Bonetti, La ricerca metafisica nel pensiero di Nicolò Cusano, Paideia, Brescia 1973.
  • Ambrogio Giacomo Manno, Il problema di Dio in Nicolò Cusano, San Germano, Cassino - Frosinone 1986.
  • Giovanni Santinello, Introduzione a Nicolò Cusano, Laterza, Bari 1987.
  • Graziella Federici Vescovini, Introduzione in Nicola Cusano. La dotta ignoranza, Città Nuova, Roma 1991.
  • Marco Moschini, Cusano nel tempo. Letture e interpretazioni, Armando, Roma 2000.
  • Gianluca Cuozzo, Mystice Videre. Pensiero religioso ed esperienza mistica in Nicola Cusano, Trauben, Torino 2002.
  • Kurt Flasch, Nikolaus von Kues in seiner Zeit. Ein Essay (2004), trad. it. di T. Cavallo, Niccolò Cusano nel suo tempo, ETS, Pisa 2005.
  • Cesare Catà, Su di una stessa barca. Nicola Cusano e Giorgio Gemisto Pletone, in "Bruniana e Campanelliana", 1, 2007.
  • Marco Maurizi, La nostalgia del totalmente non altro: Cusano e la genesi della modernità, Rubbettino, Soveria Mannelli 2008.
  • Cesare Catà, Perspicere Deum. Nicholas of Cusa and the European Art of Fifteenth Century, in "Viator" 39, 1 (spring 2008).
  • Cesare Catà, Il Rinascimento sulla via di Damasco. Il ruolo della teologia di San Paolo in Marsilio Ficino e Nicola Cusano, in "Bruniana & Campanelliana", XIV (2008), 2, pp. 523-534.
  • Cesare Catà, La Croce e l'Inconcepibile. Il Pensiero di Nicola Cusano tra filosofia e predicazione, EUM, Macerata 2008.
  • Cesare Catà, Il Potere come ultimo Arcano. Tangenze tra il pensiero di Nicola Cusano e Elèmire Zolla, in "Conoscenza Religiosa", 1, 2010, pp. 26-43.
  • Cesare Catà, Il Cardinale e l’Eretico. Nicola Cusano e il problema della eredità “eterodossa” di Meister Eckhart nel suo pensiero, in “Viator. Medieval and Renaissance Studies”, UCLA University, Volume 41, 2 (2010), pp. 269-291.
  • Andrea Fiamma, Commento al De visione Dei di Nicola Cusano, in "Rivista di Ascetica e Mistica", 1, 2010.
  • Cesare Catà (a cura di), A caccia dell'Infinito. L'Umano e la ricerca del Divino nell'opera di Nicola Cusano, Aracne Editrice, Roma 2010 (con interventi di: Harald Schwaetzer, Silvia Magnavacca, Gianluca Cuozzo, Klaus Reinhardt, Graziella Federici Vesovini, Maurizio Merlo, Marco Moschini, Jasper Hokpins, Kirstin Zeyer, Wolfgang Schneider, Donatella Ferretti, Marcello Ghilardi, Cesare Catà, Marica Costigliolo, Andrea Fiamma, Davide Monaco, Luca Brunelli).
  • Cesare Catà, Cusanus’ Revival of Eriugena as a Renaissance Redefinition of Christian Orthodoxy?, in A. Kijewska, R. Majeran, H. Schwaetzer (editors), Eriugena Cusanus, Lublin 2011, pp. 59-72.
  • Cesare Catà, Die paradoxale Frage der Drei Weisen. Die Idee des Unum infinitum im Sermo CCXVI des Nikolaus von Kues, in “Coincidentia. Zeitschrift für europäische Geistesgeschichte“, 1/2 (2010), pp. 319-328.
  • Cesare Catà (a cura di), Sermoni sul Dio inconcepibile, Il Melangolo, Genova 2012.
  • Andrea Fiamma, La precisione della matematica e l'infinito nel De docta ignorantia di Nicola Cusano, in D. Bosco et al. (a cura di), Testis fidelis. Studi di filosofia e scienze umane in onore di Umberto Galeazzi, Orthotes editrice, Napoli 2012, pp. 325-342;

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli Successore CardinalCoA PioM.svg
Juan de Cervantes 3 gennaio 1449 - 11 agosto 1464 Francesco della Rovere
Predecessore Vescovo di Bressanone Successore BishopCoA PioM.svg
Johann Röttel 23 marzo 1450 - 11 agosto 1464 Francesco Gonzaga
Predecessore Camerlengo del Sacro Collegio Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fortiguerra 1463 Giacomo Ammannati-Piccolomini

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