Nicola Cusano

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Niccolò Cusano

Nicola Cusano (Bernkastel-Kues, 1401Todi, 11 agosto 1464) è stato un cardinale, teologo, filosofo, matematico e astronomo tedesco, naturalizzato italiano.

Indice

[modifica] Vita

Nacque a Kues, ora Bernkastel-Kues (nome latinizzato in Cusa), in Germania presso Treviri, sul fiume Mosella, con il nome di Nikolaus Krebs o Nikolaus Kryffs da una ricca famiglia di battellieri, mercanti di vino e armatori, figlio di Johan Kryffs Schiffer e Catherina Roemer, quest'ultima di origini ebraiche. Fu alunno dei Fratelli della Vita Comune, legati al movimento di spiritualità Devotio moderna, frequentò la Facoltà di Arti dell’Università di Heidelberg nel 1416, completò gli studi a Padova dove si laureò in diritto nel 1423, si perfezionò a Colonia con Emerico da Campo e divenne dottore in Filosofia. A Padova ricevette il titolo accademico di Doctor Decretorum e venne a conoscenza della dottrina giuridica degli Zabarella. Fu allievo di Giuliano Cesarini, che poi divenne cardinale e presidente del Concilio di Basilea, al quale avrebbe in seguito dedicato la sua opera più importante, il De Docta Ignorantia. A Padova conobbe l’umanista Vittorino da Feltre, strinse amicizia con il matematico Paolo Dal Pozzo Toscanelli, amicizia che continuò fino alla morte e che fu importante anche per i propri studi matematici, con il cardinale Domenico Capranica e con Enea Silvio Piccolomini, futuro Papa Pio II, il quale si recò insieme a Cusano al Concilio di Basilea per protestare contro Eugenio IV che gli aveva negato il cardinalato a cui era stato designato da papa Martino V. Nel 1427 divenne segretario di Otto von Ziegenhain che gli rese molti benefici, sopratutto economici (gli concedeva 1500 fiorini l'anno). A Costanza fu anche professore in Teologia.

Fu presente al I concilio di Basilea, durante il quale accusò Enea Piccolomini di essere un traditore della Chiesa Cattolica e nel quale ebbe un ruolo fondamentale; per l'occasione scrisse il De concordantia catholica 1433: in questo scritto sostenne la necessità dell'unità della Chiesa Cattolica e la concordanza di tutte le fedi cristiane. Il primo periodo della sua vita si concluse nel 1437 quando Papa Eugenio IV lo inviò come Legato a Costantinopoli con l'intento di intavolare discussioni per una riunificazione delle Chiese d'Oriente e d'Occidente. La legazione fu coronata da un enorme successo, tanto che rientrò accompagnato dall’Imperatore Giovanni VIII Paleologo e dal Patriarca di Costantinopoli Giuseppe II e sbarcarono l'8 febbraio 1438 a Venezia. Partecipò anche al concilio di Ferrara-Firenze del 1439.

Nel viaggio di ritorno mise le basi per la sua maggiore opera, il De docta ignorantia, che vedrà la luce nel 1440: in questo scritto Cusano evidenziava l'impossibilità per l'uomo di possedere la verità assoluta, che è solo da Dio, in Dio e per Dio, all'uomo compete solo la possibilità di aumentare le sue conoscenze, che resteranno sempre approssimative, come è sempre approssimativo un poligono inscritto in un cerchio, per quanti lati abbia. Nel marzo 1438, a Francoforte, Alberto II d'Asburgo venne eletto Re di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero, ed entrò in conflitto con Eugenio IV. Il 22 luglio 1446 Cusano fu nominato legato pontificio in Germania da Papa Eugenio IV; quando quest'ultimo morì, Cusano fu votato da alcuni cardinali durante il conclave, ma divenne papa Niccolò V, suo amico di lunga data. Papa Niccolò V nel 1448 lo nominò cardinale di San Pietro in Vincoli, titolo cardinalizio che conservò fino al 1464, e nel 1450 vescovo di Bressanone; quindi Cusano si autoproclamò Duca di Bressanone e fece costruire all'esterno della cittadina un castello tuttora esistente posseduto dai suoi discendenti.

Nel 1444 si era appassionato all'astronomia e si dedicò dunque al suo studio. Sostenne, contro Tolomeo e Aristotele, che la Terra non è immobile, ma ruota intorno al Sole e che non è possibile determinare il centro dell'universo, che coincide con Dio e non con un astro; che le stelle sono simili al Sole, che intorno ad esse possono ruotare dei pianeti e che alcuni pianeti possono essere abitati; produsse quindi delle teorie molto simili a quelle che sarebbero state poi di Giordano Bruno. Si occupò inoltre di una possibile riforma del calendario e apportò miglioramenti alle Tavole alfonsine. Oltre a Giordano Bruno, presero spunto da lui anche Leonardo da Vinci, Nicolò Copernico, Giovanni Keplero, Galileo Galilei, Gottfried Leibniz, Georg Hegel, Friedrich Schelling e Albert Einstein.

Lo scritto De Cribratione Alchorani, una consapevole benigna interpretazione di brani del Corano, precede la lettera di Pio II al Sultano [Maometto II] e ne costituisce un presupposto culturale. Nel 1459 Pio II lo nomina Legato e Vicario generale in temporalibus di Roma. Si batte aspramente contro il duca Sigismondo d'Austria, che tentava di eliminare dalle sue terre la figura del vescovo-conte. Subì l'imprigionamento nel 1460 da parte di questo duca che venne scomunicato da Papa Pio II. Cusano non riuscì a rientrare nella sua Bressanone e morì a Todi pochi giorni prima della capitolazione di Sigismondo d'Austria. Attualmente il Cardinale Cusano è sepolto nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma ma il suo cuore fu portato a Kues,in Renania,suo borgo natale.

Cusano ebbe due figli da Henriette Marie Heitlier: nel 1421 nacque Daniel Friederich George, da cui discende l'attuale famiglia Cusano, e Sebastian Karl Immanuel, morì in età prematura a soli 7 anni.

[modifica] La dotta ignoranza di fronte a Dio

La gnoseologia di Nicola Cusano si fonda sull'idea che la possibilità di conoscenza si basa sulla proporzione fra noto e ignoto. Ciò è esposto chiaramente nella sua opera "De docta ignorantia" ("la dotta ignoranza", appunto) del 1440, e dice che ciò che si conosce, lo si conosce solo mettendolo in relazione con ciò che non si conosce, ma questo diventa possibile solo quando la cosa ignota, che non si conosce, abbia un minimo a che fare con ciò che già si conosce. La posizione della dotta ignoranza è l'unica che si può prendere di fronte a Dio, quale Essere perfetto e infinito, inattingibile alla possibilità di conoscenza di esseri imperfetti e finiti (cioè gli uomini). Cusano si riallaccia alla tradizione del Platonismo cristiano, in particolare a quella di Pseudo Dionigi Areopagita, ma rielabora a suo modo tali antichi concetti. Dio, per Cusano, è al di là di tutto, e dunque, tutto ciò che di Lui affermiamo non è più vero di ciò che di Lui neghiamo. Quindi, Cusano riprende Socrate nell'affermare che bisogna "sapere di non sapere", e tale è l'unico modo umano possibile per pensare a Dio. Tale sapere di non sapere, però, non è una semplice ignoranza, ma è la più alta sapienza dell'uomo, che riconoscendo la sua totale insipienza, e ma impegnandosi nel tentare in ogni caso, mediante congetture, di approssimarsi a Dio, può trasformare questa sua ignoranza in dotta ignoranza. La vera conoscenza di Dio, e dunque la vera nobiltà intellettuale, è avvicinarsi indefinitamente a Dio, cioè alla Verità, non per gradi, poiché sarebbe impossibile dar dei gradi all'infinito, ma in un perpetuo ed unico sforzo che dalla totale ignoranza ci porta alla totale conoscenza (cioè Dio). Infatti, egli scrive:

« "[...] La verità non ha né gradi, né in più né in meno, e consiste in qualcosa di indivisibile. [...] Perciò l'intelletto, che non è la verità, non riesce mai a comprenderla in maniera tanto precisa da non poterla comprendere in modo più preciso, all'infinito; [...] »
(Nicola Cusano, "De docta ignorantia", I, 2-10")

Per spiegare meglio questo concetto, Cusano fa l'esempio geometrico del poligono inscritto in un cerchio:

« "[...] ad ha con la verità un rapporto simile a quello del poligono col circolo: il poligono inscritto, quanti più angoli avrà, tanto più risulterà simile al circolo, ma non si renderà mai uguale ad esso, anche se moltiplicherà all'infinito i propri angoli, a meno che non si risolva in identità col circolo. [...]" »
(Nicola Cusano, "De docta ignorantia", I, 2-10)

Dunque, per Cusano l'uomo non potrà mai conoscere Dio finché è parte del finito, e dunque finché è in questa vita, ma nell'infinito può risolversi in identità col cerchio,, cioè con l'Infinito stesso (Dio); questo potrà, però, solo se moltiplica per l'infinito di Dio il suo finito.

Cusano pone dunque un chiaro limite alla ragione umana, che non può andare oltre il finito, e che, dunque, di fronte all'infinito non può che annullarsi, e in questo diventare infinita. Il concetto di episteme, quindi, per Cusano è assolutamente impossibile, dacché non è possibile cogliere Dio nella Sua totalità nel durante finito, o anche nella Sua parzialità attraverso dei gradi, che dovrebbero essere infiniti e dunque sempre fuori dal finito che è l'uomo.

[modifica] La congettura

La congettura, per Cusano è l'espressione della ragione dell'uomo che coglie Dio in modo incompleto, dacché Dio è infinito. Questo sviluppo della congettura cusana sostituisce il concetto della filosofia greca, portato a cogliere l'Essere necessario, cioè quell'Essere che è e non può non essere. Per Cusano, noi cogliamo l'Essere di Dio da un particolare punto di vista. In Cusano non è possibile cogliere il concetto, infatti, si possono avere solo congetture. La congettura è l'unica conoscenza umana possibile, ma tuttavia è sempre sbagliata a causa della sua indefinita parzialità; comunque, nonostante le congetture siano sempre sbagliate, sono nobili, e bisogna congetturare perché la verità non sta nelle varie ed infinite congetture che l'uomo può fare, ma sta nella stessa tendenza alla Verità infinita e pura, che nell'uomo si traduce poi necessariamente in qualche congettura. Quindi la verità non è nella congettura, ma nella tendenza alla verità che è stata causa di tale congettura.

[modifica] Coincidentia oppositorum

L'infinità dell'Essere-Dio porta Cusano a parlare di coincidenza degli opposti, unione dei contrari. Secondo Cusano, infatti, tutti gli opposti coincidono in Dio, poiché Egli, essendo infinito, è al di là del principio di identità e di non contraddizione. Fondamentalmente Dio è l'unità degli opposti. In Dio, luce e tenebre, giorno e notte, donna e uomo coincidono, sostanza e non sostanza. Dio, quindi, è anche al di là del Vero e del Falso, perché, in Dio, Vero e Falso coincidono. Quindi, Cusano dice che l'identità e la non contraddizione valgono solo per il mondo finito, ovvero la nostra realtà. Cosí l'infinito matematico diventa il modello dell'infinito divino, e mostra una logica dell'infinito opposta e incomprensibile ad una logica del finito, che non accetta (nella realtà finita) la coincidenza degli opposti. In questo, dunque, fa una distinzione tra ragione e intelletto: la ragione è la sfera umana "aristotelica", ovvero dove vale e regna il principio di non contraddizione, ed è comune anche agli animali; l'intelletto, invece, è la sfera "divina" nell'uomo, poiché in essa si può intuire la comune radice di ciò che appare opposto alla ragione e nella quale, dunque, gli opposti coincidono.

[modifica] Il mondo come "Dio contratto"

Nella metafisica di Nicola Cusano appare una visione del mondo in rapporto a Dio e di Dio in rapporto al mondo che è simile a quella di Giordano Bruno ("Mens insita omnibus"). Per Cusano, infatti, il mondo (inteso come ordine fisico) è tutto contenuto in Dio, ed è dunque "implicito" in Lui, poiché Egli stesso è la "complicatio" di tutte le cose, ovvero l'implicazione che ogni cosa ha in sé. Ma Egli ne diviene anche l' esplicatio, cioè l'esplicazione, in quanto si dispiega nelle cose stesse, rimanendo comunque al di là di esse; per spiegare questo pensiero, fa l'esempio matematico dell'unità, che genera la molteplicità rimanendo sempre sé stessa. L'universo, dunque, è Dio contratto, dove il termine "contrazione" è acquisito da Duns Scoto, che definiva tale contrazione come il determinarsi di una sostanza comune in una realtà singola. Ma Cusano precisa che, poiché le cose nel mondo sono limitate ed opposte fra loro, in Dio invece sono compresenti: Dio, quindi, è al di là del mondo, ed è assolutamente trascendente. Tale duplice visione sarà poi ripresa da Bruno con la divisione tra "Mens insita omnibus" e "Mens super omnia". Con tale visione, Cusano avversa la concezione aristotelica dell'universo, affermando che la Terra non può essere il centro dell'universo, poiché l'universo è illimitato (in quanto dispiegamento divino), ed è Dio il centro dell'universo, essendone allo stesso tempo anche circonferenza.

[modifica] Opere

La tomba di Cusano in San Pietro in Vincoli a Roma
  • "De concordantia catholica" ("La concordanza cattolica"), 1433
  • "De docta ignorantia" ("La dotta ignoranza"), 1440
  • "De conjecturis" ("Le congetture"), 1441
  • Apologia doctae ignorantiae ("Apologia della dotta ignoranza"), 1449
  • "Idiota" 1450 (comprendente tre scritti: "De sapientia", "De mente", "De staticis experimentis")
  • "De pace fidei" ("La pace della fede"), 1453
  • "De visione Dei" ("La visione di Dio"), 1453
  • "De possest" ("Il poter-essere"), 1455
  • "De beryllo" ("Il berillo"), 1458
  • "De ludo globi" ("Il gioco del globo"), 1460
  • "De non aliud" ("Il non altro"), 1462
  • "De venatione sapientiae" ("La caccia della sapienza"), 1463
  • "De apice Theoriae" ("Il punto massimo della Teoria"), 1464
  • "Codex Cusanus 220" (contiene il sermone dal titolo "In principio erat verbum" In principio era il Verbo)[1430]. In quel sermone usò la forma latina Iehoua per Geova. A pagina 56 del codice c'è la seguente dichiarazione: "È il Tetragramma, cioè il nome composto da quattro lettere...Questo è davvero il santissimo e sommo nome di Dio".
  • "De maioritate auctoritatis sacrorum conciliorum supra auctoritatem papae" (1433)
  • "Epistola ad Rodericum Sancium de Arevalo" (1442)
  • "De deo abscondito" (1444/45)
  • "De quaerendo deum" (1445)
  • "De filiatione dei" (1445)
  • "De dato patris luminum" (1446)
  • "De genesi" (1447)
  • "Autobiographia (1449)
  • "Complementum theologicum" (1453)
  • "De mathematicis complementis" (1453/54)
  • "De mathematica perfectione" (1458)
  • "De aequalitate" (1459)
  • "De principio" (1459)
  • "Trialogus de possest" (1460)
  • "Reformatio generalis" (ca. 1460)
  • "Cribratio Alchorani" (1460/61)
  • "Commentatio de notione creandi" (frammento ca. 1462)
  • "Compendium" (1463)
  • "Sermones"

[modifica] Curiosità

  • A Bressanone si trova un'accademia religiosa intitolata a Nicola Cusano, dove si tengono diversi congressi religiosi e filosofici.
  • Dal figlio Daniel discendono i vari ceppi italiani e tedeschi della famiglia Cusano tra i quali i Cusano, i Chiusano, i Cusani, i Fusano, i Kues e i Kryffs. L'attuale famiglia Cusano è presente in Irpinia dove si trasferì Daniel dopo aver accompagnato il padre a Costantinopoli e dopo aver vissuto prima a Milano, poi a Roma e a Benevento ed infine a Chiusano di San Domenico, che prese da lui il nome.
  • Cusano, dopo essersi autoproclamato duca di Bressanone, aggiunse al suo cognome Krebs le due particelle "Von Kues" (luogo della sua nascita), e "Von Brixen" (il nome di Bressanone in tedesco), in quanto desiderava morire in questo luogo, precisamente nel suo castello ancora in fase di costruzione. Nel rendere il suo nome e cognome in italiano, fu trascurata parte del cognome, perciò divenne "Cusano" e venne omessa la particella riferita a Bressanone. Tuttora il ramo discendente da Cusano dovrebbe chiamarsi "Krebs von Kues von Brixen" (italianizzato "Granchi di Cusa di Bressanone").
  • Lo stemma, che è entrato nell’araldica della Chiesa di Roma nel gennaio del 1450, è raffigurante un cappello cardinalizio, uno scudo in campo giallo ed un’aragosta in rosso scuro. Esso si ispira al cognome stesso del Cusano, “Krebs”, cioè Granchio, ed alle tradizionali insegne tipiche dei principi della Chiesa, il cappello rosso porpora e lo scudo. Si presenta fortemente innovativo nel panorama dell’araldica, distinguendosi per l’originalità del soggetto simbolico scelto: un’aragosta con le chele aperte significante l’invincibilità di Cristo.
  • Dalla Germania arrivò durante il I Concilio di Basilea a Roma il manoscritto Harl. 2480 con i Panegyrici veteres, diretto apografo del Codex Maguntinus scoperto dall'Aurispa e che il Cusano fece copiare in Germania da uno scriba tedesco il cui nome rimane sconosciuto. Niccolò Cusano portò a Roma anche il fratello Giovanni Cusano, il fedele segretario e notaio Petrus Erchkenz, il magister Fernandus de Roris: costoro non erano certamente copisti di professione, ma non disdegnavano di collaborare all'arricchimento della biblioteca del cardinale tedesco.
  • L'attenzione che Niccolò V e Pio II prestarono ai paesi della Germania ebbe un concreto riscontro nella presenza in curia di chierici e prelati. Quando ancora non si poté prevedere la fulminante ascesa al soglio pontificio, Tommaso Parentucelli si incontrò con Nicola Cusano in Germania: a Francoforte Cusano gli mostrò un codice (l'attuale Cus. 93) con l'Opus de causa Dei di Thomas Bradwardine.
  • Nel 1459 a Roma il vicario della città Nicola Cusano, che sostituiva Pio II recatosi al Convegno di Mantova, elaborò insieme con il vescovo Domenico Domenichi una riforma della Curia e cercò una strada nuova per rinnovare l'immagine della Chiesa.
  • Il Cardinale Cusano in Germania fu chiamato Ercule della causa di Eugenio IV dopo aver convinto i greci e i turchi ottomani a convenire al I concilio di Basilea. Ma poi sostenne una crociata di Papa Pio II nel 1464 contro i turchi, poiché nel 1453 Costantinopoli cadde sotto il loro dominio, poco dopo la sua visita in questa città per il Concilio. In questa occasione scrisse il De ritmo fidei, Sulla Pace di Fede. In questo lavoro visionario immagina una riunione al vertice nel cielo di rappresentanti di tutte le nazioni e le religioni. L'Islam e la religione hussita sono rappresentate in Boemia. La conferenza convenne che non vi può essere una "religio in varietate rituum", una sola fede si manifesta in diversi riti. La finestra di dialogo presuppone la maggiore precisione del cristianesimo, ma offre rispetto ad altre religioni.
  • Il Cardinale Cusano cercò di proibire i pellegrinaggi a Wilsnack ma Papa Niccolo V abolì questo suo decreto. Un altro decreto che Papa Niccolò V abolì fu quello attraverso il quale il Cardinale Cusano tentò di limitare le attività concesse agli ebrei, poiché li reputava avidi e usurai.
  • In conformità ai desideri del Cardinale Cusano, il suo cuore riposa all'interno dell'altare della cappella gotica del Cusanusstift a Kues.
Predecessore: Cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli Successore:
1448-1464 Francesco della Rovere I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
con
con
{{{data}}} Francesco della Rovere

[modifica] Bibliografia

  • Aldo Bonetti, "La ricerca metafisica nel pensiero di Nicolò Cusano", Paideia, Brescia 1973
  • Giovanni Santinello, "Introduzione a Nicolò Cusano", Laterza, Bari 1987
  • Graziella Federici Vescovini, "Introduzione in Nicola Cusano. La dotta ignoranza", Città Nuova, Roma, 1991
  • Marco Moschini, "Cusano nel tempo. Letture e interpretazioni", Armando, Roma 2000
  • Ambrogio Giacomo Manno, "Il problema di Dio in Nicolò Cusano", San Germano, Cassino - Frosinone 1986
  • Gianluca Cuozzo, "Mystice Videre. Pensiero religioso ed esperienza mistica in Nicola Cusano", Trauben, Torino 2002
  • Cesare Catà, "La Croce e l'Inconcepibile. Il Pensiero di Nicola Cusano tra filosofia e predicazione" , EUM, Macerata, 2009
  • Cesare Catà, "Deus Sive potentia. Il radicale ripensamento di Dio nel concetto di posse di Nicola Cusano", in Atti del Convegno "Dio Natura Mondo" Macerata 2005
  • Cesare Catà, "Perspicere Deum. Nicholas of Cusa and the European Art of Fifteenth Century", in "Viator" 39 no. 1 (Spring 2008)
  • Cesare Catà, Su di una stessa barca. Nicola Cusano e Giorgio Gemisto Pletone, in "Bruniana e Campanelliana", n.1 2007
  • Kurt Flasch, "Nikolaus von Kues in seiner Zeit. Ein Essay" (2004), trad. it. di T. Cavallo, "Niccolò Cusano nel suo tempo", ETS, Pisa, 2005

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