Gottfried Wilhelm von Leibniz

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« Nulla va considerato come un male assoluto: altrimenti Dio non sarebbe sommamente sapiente per afferrarlo con la mente, oppure non sarebbe sommamente potente per eliminarlo. »
(Gottfried Leibniz, Lettera a Magnus Wedderkopf - 1671)
Ritratto di Gottfried Wilhelm von Leibniz conservato presso la Biblioteca regionale di Hannover.

Gottfried Wilhelm von Leibniz (latinizzato in Leibnitius, ma anche francesizzato in Leibnitz; Lipsia, 1º luglio 1646Hannover, 14 novembre 1716) è stato un matematico, filosofo, scienziato, logico, glottoteta, diplomatico, giurista, storico, magistrato tedesco di origine sorba (serbi di Lusazia).

A lui si deve il termine "funzione" (utilizzato per la prima volta in un testo a stampa nel 1692[1]) che egli usò per individuare le proprietà di una curva, tra cui l'andamento, la pendenza e la perpendicolare in un punto, la corda. A Leibniz, assieme a Isaac Newton, vengono generalmente attribuiti l'introduzione e i primi sviluppi del calcolo infinitesimale, in particolare il concetto di integrale, per il quale si usano ancora oggi molte sue notazioni. È considerato il precursore dell'informatica e del calcolo automatico: fu inventore di una calcolatrice meccanica detta Macchina di Leibniz.

Cenni biografici e sintesi del pensiero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pensiero di Leibniz.

Leibniz nacque il 1º luglio 1646 a Lipsia, in piena guerra dei trent'anni. A causa di questi conflitti che affliggevano il suo paese crebbe in un contesto molto difficile. Era dotato di notevole intelligenza e memoria e a dodici anni, grazie alla lettura di vari testi, in particolare quelli di Tito Livio, conosceva perfettamente il latino, lingua in cui erano scritti molti dei libri della biblioteca del padre, docente di etica all'Università di Lipsia, perso all'età di sei anni. A quindici entrò all'Università di Lipsia. A diciassette conseguì all'università di Altdorf la laurea in filosofia e nel 1666 il dottorato in giurisprudenza.[2]

Nel 1673 Leibniz presentò alla Royal Society di Londra la prima calcolatrice meccanica in grado di eseguire moltiplicazioni e divisioni. L'innovazione principale rispetto alla pascalina e alla calcolatrice di Schickard (peraltro ignota all'epoca), che erano essenzialmente delle addizionatrici, fu l'introduzione del traspositore, che permetteva di memorizzare un numero per sommarlo ripetutamente[3]. L'invenzione gli fruttò l'ammissione alla Royal Society, ma non ebbe immediata applicazione per le difficoltà costruttive, all'epoca insormontabili. Solo nel 1820 Xavier Thomas de Colmar riuscì a produrre la prima calcolatrice commerciale, l'aritmometro, basato su un progetto quasi identico. Il cilindro traspositore di Leibniz, sia pur modificato, fu poi l'elemento principale di molte calcolatrici successive, fino alla Curta.

Un'altra grande intuizione di Leibniz fu alla base del primo tentativo di costruire una calcolatrice che utilizzava il sistema numerico binario, peraltro già introdotto da Juan Caramuel. La macchina funzionava con delle biglie. La presenza o meno di una biglia in una posizione determinava il valore 1 o 0. Anche questa idea non ebbe un seguito immediato e si dovette attendere George Boole e lo sviluppo dei calcolatori elettronici perché venisse ripresa e sviluppata. Intorno al 1670 scoprì il calcolo infinitesimale: in base ai suoi appunti, un importante momento di svolta nel suo lavoro fu il 17 aprile 1675, quando riuscì ad utilizzare per la prima volta l'integrale per trovare l'area dell'insieme di punti definito:

  • dalla funzione y = x,
  • dall'asse x (ascisse),
  • dalle rette perpendicolari all'asse x passanti per due suoi punti.

Circa la paternità della scoperta ebbe con Newton una celebre disputa. Egli introdusse diverse notazioni usate tuttora nel calcolo, ad esempio il segno di integrale ( ∫ ), che rappresenta una S allungata (dal latino summa) e la d usata per i differenziali (dal latino differentia). Leibniz pensava che i simboli fossero molto importanti per la comprensione delle cose. Egli cercò di sviluppare un ambizioso "alfabeto del pensiero umano" (da lui chiamato characteristica universalis), nel quale cercò di rappresentare i concetti fondamentali usando simboli e combinandoli per rappresentare pensieri più complessi, senza però mai giungere ad una conclusione.

Il suo contributo filosofico alla metafisica è basato sulla Monadologia, che introduce le Monadi come "forme sostanziali dell'essere". Le Monadi sono delle specie di atomi spirituali, eterne, non scomponibili, individuali, seguono delle leggi proprie, non interagiscono, ognuna di esse riflette l'intero universo in un'armonia prestabilita. Dio e l'uomo sono anche monade: le monadi differiscono tra loro per la quantità di coscienza che ognuna ha di sé e di Dio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Appercezione.

Nel modo abbozzato in precedenza, il concetto di monade risolve il problema dell'interazione tra mente e materia che sorge nel sistema di Cartesio, così come l'individuazione all'apparenza problematica nel sistema di Baruch Spinoza, che rappresenta le creature individuali come modificazioni accidentali di un'unica sostanza. La Theodicée tenta di giustificare le imperfezioni apparenti del mondo sostenendo che esso è il migliore tra i mondi possibili. Il mondo deve essere il migliore e il più equilibrato dei mondi, perché è stato creato da un Dio perfetto. In questo modo il problema del male è risolto a priori; non a posteriori, con un premio ultraterreno per i giusti, che Kant userà per argomentare l'immortalità dell'anima. Le idee non sono incompatibili; l'affermazione "è il migliore dei mondi possibili" è un giudizio sintetico a priori.

Invece la "soluzione a posteriori" è una verità di fatto, Kant direbbe una ragion pratica; la soluzione "a priori" è una verità di ragione, una ragion pura (direbbe Kant) cui è tenuto il filosofo. La critica di Voltaire rimane filosofica perché mossa non su un piano metafisico, ma sul lato pratico delle esperienze umane, l'unico in cui è debole (come notava lo stesso Leibniz). Leibniz in nome della metafisica sosteneva la prima verità. Leibniz ha scoperto la matematica dei limiti ed il principio degli indiscernibili, utilizzato nelle scienze, secondo il quale due cose che appaiono uguali - e fra le quali quindi la ragione non trova differenze - sono in realtà la stessa cosa, poiché due cose identiche non possono esistere. Da questo principio deduce il principio di ragion sufficiente per il quale ogni cosa che è, ha una causa. Questo principio implica il primo, nel senso che per parlare di differenza deve esserci un motivo (vedere delle differenze, appunto), rendendo inutile operare "distinguo" a tutti i costi.

Il principio di ragion sufficiente lo obbligava davanti ai mali del mondo a trovarvi una giustificazione, senza negarne l'esistenza a differenza della posizione di Sant'Agostino e di altri filosofi. La frase "Viviamo nel migliore dei mondi possibili", molto spesso decontestualizzata, fu guardata con scherno e malignità da alcuni suoi contemporanei, soprattutto Voltaire, che parodiò Leibniz nella sua novella Candide, dove il filosofo tedesco appare sotto le spoglie di un certo Dottor Pangloss. Secondo altri critici, tuttavia, Pangloss non rappresenterebbe una maligna e superficiale caricatura di Leibniz, ma di Maupertuis, celebre scienziato e presidente dell'Accademia delle Scienze di Berlino, nei riguardi del quale Voltaire nutriva una pubblica inimicizia, e che aveva già attaccato in Micromégas e nell'Histoire du Docteur Akakia. Questo nome deriva dalla ricerca di Leibniz, quasi disperata (e mai conclusa), di creare un linguaggio universale, basato su degli elementi minimi comuni a tutte le lingue. Da quest'opera il termine panglossismo si riferisce a persone che sostengono di vivere nel miglior mondo possibile.

La concezione di Leibniz era contrapposta alla tesi di Newton di un universo costituito da un moto casuale di particelle che interagiscono secondo la sola legge di gravità. Tale legge, infatti, secondo Leibniz era insufficiente a spiegare l'ordine, la presenza di strutture organizzate e della vita nell'universo e più razionale del continuo intervento dell'"Orologiaio" creatore dell'universo ipotizzato da Newton. Leibniz è ritenuto la prima persona ad aver suggerito che il concetto di retroazione fosse utile per spiegare molti fenomeni in diversi campi di studio.

Inoltre Leibniz fu il primo a far conoscere in Europa l'antico testo cinese, I Ching con la sua pubblicazione del 1697 Novissima sinica (Ultime notizie dalla Cina). Leibniz vide in quel simbolismo (linea spezzata=0; linea unita=1) un perfetto esempio di numerazione binaria come illustrò nel suo saggio del 1705, Spiegazione dell'aritmetica binaria. Il sistema numerico posizionale in base 2 o notazione binaria, verrà poi, come è noto, "riscoperto" nel XIX secolo da George Boole[4][5]. .

Statua di Gottfried Leibniz a Lipsia

L'idea di sistema economico secondo Leibniz[modifica | modifica sorgente]

Leibniz scrisse un Piano di creazione di una società delle Arti e delle Scienze in Germania[6] il cui primo obiettivo è di «produrre abbastanza nutrimento per la nazione al fine […] di migliorare le industrie, di facilitare la sorte della mano d'opera manuale […] attraverso il progresso tecnologico, di rendere sempre ad un prezzo abbordabile le macchine termiche, motore di base dell'azione meccanica, al fine che tutti possano costantemente sperimentare tutti i tipi di pensieri ed idee innovatrici, proprie a loro stessi e agli altri, senza perdere tempo prezioso». Leibniz considera che la schiavitù non migliora la produttività: è uno spreco perché la vera ricchezza risiede nelle capacità dei cittadini di inventare. Ne La Società e l'Economia[7], Leibniz aggiunge: «E perché tanta gente [i lavoratori] dovrebbe essere ridotta a tanta povertà per il bene di così pochi? La Società avrà dunque per scopo puntuale quello di liberare il lavoratore dalla sua miseria».

L'utopia, come in questo caso, anche se non può essere raggiunta, vale come limite cui tendere. Lo scritto nasce all'interno di una disputa con il filosofo liberista John Locke. Leibniz riteneva che uno Stato dovesse favorire la creazione di invenzioni, di macchine e di manifatture, al fine di liberare l'uomo dal lavoro fisico più alienante e di dare alla società più pensatori e più capacità. Nel saggio Elementa Juris Naturalis, Leibniz affermò che la società perfetta è quella il cui obiettivo è la felicità suprema e generale.

Dal suo enorme epistolario, risulta che Leibniz ebbe influenza presso molte corti europee, fino alla Russia di Pietro il Grande, del quale fu consigliere; nell'arco di anni di attività diplomatica riuscì a tessere una rete di amicizie con molti personaggi importanti. Anche queste rientravano nel programma politico che Benjamin Franklin e Alexander Hamilton avevano in mente per l'America. Secondo Leibniz la ricchezza di una nazione non risiede né nelle ore di lavoro incorporate nei beni (e "nel sudore" necessario a produrli) né nell'abbondanza di oro che corrisponde ad un attivo della bilancia commerciale (più esportazioni che importazioni); per il filosofo la ricchezza è in primo luogo la capacità di una nazione di produrre beni, il principale prodotto di una società sono le persone, e la ricchezza consiste nella disponibilità di un capitale umano di conoscenza e di un'industria manifatturiera in grado di garantire un futuro alla crescita economica. Perciò ogni repubblica secondo Leibniz avrebbe dovuto investire nell'istruzione e mantenere una propria industria manifatturiera. In un certo senso alle nazioni (come ad ogni individuo cosciente) era applicata la nozione di monade.

La disputa delle priorità[modifica | modifica sorgente]

La disputa sulle priorità nell'invenzione del calcolo infinitesimale non è promossa direttamente da Newton e Leibniz, ma da altri personaggi di secondo piano. Ad esempio nel 1699 Leibniz osserva che nell'Opera di John Wallis sono state riprodotte lettere sue e di Newton; e spiega che Wallis gli aveva chiesto il permesso di pubblicazione e che lo aveva lasciato libero di intervenire sui testi, ma che, per mancanza di tempo, egli gli aveva detto di fare come meglio credesse. Alla fine non si pentiva di questa scelte. Fatio de Duiller intanto attacca Leibniz apertamente in un suo lavoro, chiamandolo secondo scopritore del calcolo e suggerendo senza mezzi termini che aveva copiato da Newton[8]. A rendere la situazione più sgradevole c’è il fatto che il testo di Dullier viene edito con l’imprimatur della Royal Society. Di fronte alle rimostranze di Leibniz, tuttavia, sia Wallis sia il segretario della Royal Society gli porgono le proprie scuse.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Membro della Royal Society - nastrino per uniforme ordinaria Membro della Royal Society

Opere[modifica | modifica sorgente]

La collezione dei manoscritti di Leibniz, custodita presso la Gottfried Wilhelm Leibniz Bibliothek di Hannover, comprende circa 50.000 testi, (pari a 200.000 pagine), che includono circa 15.000 lettere indirizzate a circa 1000 corrispondenti. Di questi manoscritti approssimativamente il 40% è in latino, il 35% in francese ed il 25% in tedesco.[9] Molti testi sono ancora inediti; alcuni degli scritti più importanti pubblicati sono:

  • Disputatio Metaphysica de Principio Individui (1663)
  • Dissertatio de Arte Combinatoria (1666)
  • Disputatio de casibus perplexis injure (1667)
  • Nova methodus discendae docendaeque jurisprudentiae (1667)
  • Ratio corporis iuris reconcinnandi (1668)
  • Confessio naturæ contra atheistas (1668)
  • Demonstrationes Catholicae (1668-71)
  • Defensio Trinitatis per nova Reperta Logica (1669)
  • Elementa Juris Naturalis (1669-71)
  • Hypothesis Physica Nova (1671)
  • Confessio philosophi (1672/73)
  • De summa rerum (1675-1676)
  • Dialogus de Connexione Inter Res Et Verba (1677)
  • De Corporum Concursu (1678)
  • Specimen calculi universalis (1679)
  • Nova Methodus pro maximis et minimis (1684)
  • Meditatione de cognitione, veritate et ideis (1684)
  • Generales inquisitiones de analysis notionum et veritatum (1686)
  • Brevis demonstratio erroris memorabilis Cartesii (1686)
  • Discours de métaphysique (1686)
  • Correspondance avec Arnauld (1686-1690)
  • Principia Logico-Metaphysica [Primae veritates] (1689)[10]
  • Dynamica de potentia et legibus naturae corporeae (1689)
  • Matheis Universalis (1694-95)
  • Système nouveau de la nature et de la communication des substances, aussi bien que de l'unione qui il y a entre l'âme et le corps (1695)
  • Novissima Sinica (Ultime notizie dalla Cina) (1697)
  • Explication de l'Arithmétique Binaire (Spiegazione dell'aritmetica binaria, 1705)
  • Nouveaux Essais sur l'entendement humain (Nuovi saggi sull'intelletto umano, 1705)
  • Essais de Théodicée sur la bonté de Dieu, la liberté de l'homme et l'origin du mal (1710)
  • Epistolica de Historia Etymologica Dissertatio (1712)
  • Principes de la nature et de la grâce fondés en raison (1714)
  • Monadologie (1714)
  • Discours sur la théologie naturelle des Chinois (1716)

Edizioni parziali[modifica | modifica sorgente]

Sono indicate le principali raccolte, ancora necessarie fino al completamento dell'edizione critica:

  • R. E. Raspe (ed.), Œuvres philosophiques latines & françoises du feu MR. de Leibnitz, Schreuder, Amsterdam-Leipzig, 1765, 1 vol. in-4°.[11]
  • Gothofredi Guillelmi Leibnitii, Opera omnia, nunc primum collecta, in Classes distributa, præfationibus & indicibus exornata, studio Ludovici Dutens, Fratres De Tournes, Genevæ, 1768, 6 volumi in-4º.[12] (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1989).
    • I - Theologica.
    • II - Pars I: Logica & Metaphysica. Pars II: Physica generalis, Chymia, Medicina, Botanica, Historia Naturalis, Artes.
    • III - Mathematica.
    • IV - Pars I: Philosophia in genere, Opuscula Sinenses attingentia. Pars II: Historia & Antiquitates. Pars III: Jurisprudentia.
    • V - Philologica.
    • VI - Philologicorum continuatio & Collectanea Etymologica.
  • G. E. Guhrauer (ed.), Leibniz's Deutsche Schriften, Berlino: 1838-1840, due volumi.
  • J. E. Erdmann (ed.), God. Guil. Leibnitii Opera Philosophica quae extant Latina, Gallica, Germanica omnia, Berlino 1839-1840, due volumi (ristampa: Aale, Scientia Verlag, 1974).
  • G. H. Pertz (ed.), Leibnizens gesammelte Werke, quattro volumi, Hannover, 1843-47.
    • I - Matematica
    • II - Filosofia
    • III - Storia
    • IV - Corrispondenza con Christian Wolff
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Lettres et opuscules inédits de Leibniz, Parigi, 1854 (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1975).
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Nouvelles lettres et opuscules inédits de Leibniz, Parigi, 1857 (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1971).
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Œuvres de Leibniz publiées pour la première fois d'après les manuscrits originaux, avec notes et introductions, Parigi, 1861-1875, sette volumi (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1969).* A. Foucher de Careil (ed.), Nouvelles lettres et opuscules inédits de Leibniz, Parigi, 1857 (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1975).
  • L.-A. Foucher de Careil (ed.), Réfutation inédite de Spinoza par Leibniz, Paris: Institut de France, 1854.
  • O. Klopp (ed.), Die Werke von Leibniz. Reihe 1: Historisch-politische und staatswissenschaftliche Schriften, Hannover, 1864-84, undici volumi, (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1970-73).
  • C. I. Gerhardt (ed.), Die philosophischen Schriften von Gottfried Wilhelm Leibniz, Weidmannsche Buchhandlung, Berlin, 1875-1890, sette volumi in-8º[13] (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1962).
    • I - Correspondenza con: Thomasius, Johann Friedrich von Brunswig-Luneburg, Arnauld, Hobbes, Otto von Guericke, Spinoza, Conring, Eckhart, Molanus, Malebranche, Foucher, 1875.
    • II - Correspondenza con: Ernst von Hessen-Rheinfels, Arnauld, de Volder, de Bosses, Nicaise, 1879.
    • III - Correspondenza con: Huet, Bayle, Basnage de Beauval, Thomas Burnet, Lady Masham, Coste, Jacquelot, Hartsoeker, Bourguet, Rémond, Hugony, 1887.
    • IV - Scritti filosofici (1663-1671), scritti contro Descartes ed i Cartesiani (1677-1702), Scritti filosofici (1684-1703), 1880.
    • V - Nuovi saggi sull'intelletto umano ed altri scritti su Locke, 1882.
    • VI - Saggi di Teodicea, Scritti filosofici (1702-1716), 1885.
    • VII - Scientia Generalis, Characteristica, Scritti filosofici, Corrispondenza con Clarke, Appendice ai primi tre volumi, 1890.
  • C. I. Gerhardt (ed.), Leibnizens mathematische Schriften, Berlin-Halle, 1849-1863, sette volumi in-8º (ristampa: Hildesheim, Georg Olms, 1961).
  • C. I. Gerhardt (ed.), Briefwechsel zwischen Leibniz und Christian Wolff, Halle, 1860, (ristampa: Hildesheim: Georg Olms, 1963).
  • C. I. Gerhardt (ed.), Der Briefwechsel von Gottfried Wilhelm Leibniz mit Mathematikern, Berlino, 1899; (ristampa: Hildesheim: Georg Olms, 1962).
  • Georg Mollat (ed.), Mittheilungen aus Leibnizens ungedruckten Schriften, Leipzig, H. Haessel, 1893 (contiene alcuni scritti giuridici non disponibili altrove)
  • Louis Couturat (ed.), Opuscules et fragments inédits, extraits des manuscrits de la bibliothèque de Hanovre, 1903 (ristampa: Hildesheim. Georg Olms, 1988).
  • E. Gerland (ed.), Leibnizens Nachgelassene Schriften: Physikalischen, Mechanischen und Technischen Inhalts, Leipzig, 1906 (ristampa: New York: Johnson Reprint Corp., 1973)
  • Gaston Grua (ed.), Textes inédits d'aprés les manuscrits de la Bibliothèque provinciale d'Hanovre, Paris, Presses universitaire de France, 1948, (ristampa 1998) due volumi, (197 testi di etica, teologia e giurisprudenza).

Tutte queste edizioni (tranne quella di Gaston Grua) sono disponibili in versione PDF su Gallica. Bibliothèque Nationale de France o su Internet Archive.

Edizione critica[modifica | modifica sorgente]

  • L'edizione critica delle opere di Leibniz pubblicata dall'Accademia di Berlino (Akademie-Ausgabe): Sämtliche Schriften und Briefe, Leipzig-Berlin, Akademie Verlag, 1923 ss., è divisa in otto sezioni (per ogni sezione sono indicati i volumi pubblicati):
    • I. Corrispondenza politica, storica e generale: 25 volumi (1668-aprile 1706) dal 1986 al 2013.
    • II. Corrispondenza filosofica: vol. II.1A: 1663-1685: Introduzione (Darmstadt 1926; seconda edizione Berlino 1987); vol. II.1B: I. Leipzig e Magonza, 1663 - Marzo 1672; II. Parigi, Marzo 1672 - Novembre 1676; III. Hannover, Dicembre 1676 - 1685 (Darmstadt 1926; seconda edizione Berlino 1987); vol. II.2A: 1686-1694: Introduzione; vol. II.2B: I. Hannover 1686 - Ottobre 1687; II. Germania, Vienna ed Italia Novembre 1687 - Giugno 1690; Hannover Luglio 1690 - 1694 (Berlino 1989); IIIA. 1695-1700: Introduzione (Berlino 2013); IIIB. Lettere 1695-1700 (2014).
    • III. Corrispondenza matematica, scientifica e tecnica: 8 volumi (1672 - dicembre 1698) dal 1988 al 2011.
    • IV. Scritti politici: 7 volumi (1667-1699) dal 1931 al 2011.
    • V. Scritti storici e linguistici: nessun volume pubblicato.
    • VI. Scritti filosofici: VI.1: 1663-1672 (Darmstadt 1930; seconda edizione Berlino 1990); VI.2: 1663-1672 (Berlino 1966; seconda edizione 1990); VI.3: 1672-1676 (Berlino 1981); VI.4: 1677-giugno 1690 (Berlino 1999, in quattro tomi: A, B, C, D); VI.6: Nouveaux Essais (Berlino 1962, ristampa 1990).
    • VII. Scritti matematici: 6 volumi (1672-1676) dal 1990 al 2012.
    • VIII. Scritti scientifici, medici e tecnici: VIII.1 (1668 - 1676) 1 volume nel 2009.

Il completamento dell'edizione è previsto per il 2050[14].

Corrispondenza[modifica | modifica sorgente]

Le lettere di Leibniz (come quelle di Descartes o Spinoza) sono una parte importante della sua opera; alcune delle edizioni più importanti pubblicate con traduzione inglese, francese o tedesca sono:

  • Correspondance avec Thomasius, [1663-1672] testo latino e traduzione francese commentata di R. Bodeüs, Parigi, Vrin, 1993 (Jakob Thomasius (1622-1684) è stato il primo maestro di Leibniz).
  • Discours de Métaphysique et Correspondance avec Arnauld, [1686-1690] introduzione, testo francese e commento di G. Le Roy. Parigi, Vrin, 1993. (Leibniz aveva inviato ad Antoine Arnauld (1612-1694) un "Abrégé" (riassunto) del suo Discorso di Metafisica[15], le lettere sono una discussione ed un approfondimento degli argomenti ivi trattati).
  • Leibniz and Ludolf on Things Linguistic. Excerpts from Their Correspondence, 1688-1703, a cura di John T. Waterman, Berkeley, University of California Press, 1978 (Hiob Ludolf (1624-1704), filologo tedesco).
  • Correspondance G. W. Leibniz - Ch. I. Castel De Saint-Pierre, a cura di André Robinet, Parigi, Centre de philosophie du droit, 1995.
  • The Leibniz-De Volder Correspondence. With Selections from the Correspondence Between Leibniz and Johann Bernoulli [1698-1706], a cura di Paul Lodge, New Haven, Yale University Press, 2013 (Burchard de Volder 1643-1709), filosofo olandese).
  • The Leibniz-Des Bosses Correspondence, [1706-1716] edita e tradotta in inglese con introduzione di Brandon C. Look e Donald Rutherford, Yale, Yale University Press, 2007 (le lettere scambiate con il Gesuita Barthélemy Des Bosses (1668-1738) sono un documento importante dell’ultima fase del pensiero di Leibniz).
  • G. W. Leibniz and Samuel Clarke Correspondence, [1715-1716] a cura di R. Ariew, Indianapolis, Hackett, 2000 (corrispondenza con Samuel Clarke (1675-1729), tra i temi trattati, la teoria dello spazio di Newton, il problema della libertà del volere e la priorità della scoperta del calcolo infinitesimale).
  • G. W. Leibniz. Der Briefwechsel mit den Jesuiten in China (1689-1714), a cura di R. Widmaier, Hamburg, Meiner, 2006 (corrispondenza con i missionari Gesuiti in Cina, testo francese/latino e traduzione tedesca).

Testi originali[modifica | modifica sorgente]

I manoscritti di Leibniz sono stati catalogati nel 1895 dal bibliotecario Eduard Bodemann (1827-1906) in due volumi che costituiscono uno strumento indispensabile per lo studio degli inediti:

  • Eduard Bodemann, Die Leibniz-Handschriften der Königlichen Öffentlichen Bibliothek zu Hannover.
  • Eduard Bodemann: Der Briefwechsel des Gottfried Wilhelm Leibniz in der Königlichen Öffentlichen Bibliothek zu Hannover.

Di questi volumi è disponibile una ristampa anastatica: Hildesheim, Georg Olms, 1966.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ De linea ex lineis numero infinitis... in Acta Eruditorum, 1692, cfr: Gerhardt (ed.), Leibniz Mathematische Schriften vol. III, p. 268.
  2. ^ Elias von Steinmeyer, Die Matrikel der Universitat Altdorf, Nendeln (Liechtenstein): Kraus Reprint, 1980 (ripr. facs. dell'edizione: Würzburg, 1912), ISBN 3-262-02365-5
  3. ^ In effetti, Schickard aveva previsto di associare alla sua addizionatrice dei bastoncini di Nepero che fornivano un valido aiuto nell'eseguire moltiplicazioni e divisioni.
  4. ^ Piergiorgio Odifreddi C'era una volta un paradosso Giulio Einaudi editore (2001), p. 82
  5. ^ Ubaldo Nicola Atlante illustrato di filosofia Giunti editore (2005), pp.322-323
  6. ^ Bedenken von Aufrichtung einer Akademie oder Sozietät in Deutschland, zu Aufnehmen der Künste und Wissenschaften (1761), Politische Schriften I, n. 44, 544-552.
  7. ^ Societät und Wirtschaft, (1761), Politische Schriften II, n. 47, 559-561.
  8. ^ Paolo Frisi "Elogio del Cavaliere Isacco Newton", pag 108-109, (1778)
  9. ^ Gottfried Wilhelm Leibniz Bibliothek - Leibniz
  10. ^ Il titolo 'Primae veritates' nell'edizione dell'Accademia (VI, 4, n. 324, pp. 1643-1649) è stato cambiato in .'Principia Logico-Metaphysica'
  11. ^ Contiene l'editio princeps dei Nouveaux Essais sur l'entendement humain, curati, assieme alle altre opere della raccolta, da Rudolf Erich Raspe.
  12. ^ È l'editio princeps delle opere di Leibniz, curata da Louis Dutens. Non inganni tuttavia il titolo, perché l'Opera omnia non raccoglie l'intero corpus degli scritti leibniziani. Resta tuttavia una delle migliori edizioni, e tra le più complete
  13. ^ Edizione di riferimento per le opere filosofiche (per gli scritti non ancora pubblicati nell'edizione critica dell'Accademia di Berlino)
  14. ^ Christia Mercer, Times Literary Supplement 18 ottobre 2002, pp. 7-9
  15. ^ Lettera dell'11 febbraio 1686 al Langravio von Hessen-Rheinfels,

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Traduzioni italiane[modifica | modifica sorgente]

  • Saggi filosofici e lettere, a cura di Vittorio Mathieu, Bari, Laterza, 1963.
  • Scritti filosofici, a cura di Massimo Mugnai, Torino, UTET, 2000, 3 voll., (2a ed.).
  • Scritti politici e di diritto naturale, a cura di Vittorio Mathieu, Torino, UTET, 1965 (2a ed.).
  • Scritti di logica, a cura di Francesco Barone, Roma-Bari, Laterza, 1992, 2 voll., (prima ed. Bologna, Zanichelli, 1968).
  • Ricerche generali sull'analisi delle nozioni e delle verità e altri scritti, a cura di Massimo Mugnai, Pisa, Edizioni della Scuola Normale Superiore, 2008.
  • Dialoghi filosofici e scientifici, Milano, Bompiani, 2007 (testo latino e francese a fronte).
  • Saggi di Teodicea sulla bontà di Dio, la libertà dell'uomo e l'origine del male, Milano, Bompiani, 2005 (testo francese a fronte).
  • Nuovi saggi sull'intelletto umano, Milano, Bompiani, 2011 (testo francese a fronte).
  • Discorso di metafisica - Verità prime, a cura di Salvatore Cariati, Milano, Bompiani, 1999.
  • Monadologia - Principi razionali della natura e della grazia, Milano, Bompiani, 2001 (testo francese a fronte).
  • Spinoza «contra» Leibniz. Documenti di uno scontro intellettuale (1676-1678), a cura di V. Morfino, Milano, Unicopli, 1994.
  • Disputazione metafisica sul Principio di Individuazione, a cura di Giovanni Alberti, Bari, Levante, 1999.
  • L'armonia delle lingue, testi scelti, introdotti e commentati da Stefano Gensini; prefazione di Tullio De Mauro, Bari, Laterza, 1995.
  • Confessio philosophi e altri scritti, a cura di Francesco Piro, Napoli, Cronopio, 2003.
  • De summa rerum traduzione di Emilio Maria De Tommaso, Roma, Aracne, 2013.
  • La disputa Leibniz-Newton sull'analisi, a cura di Gianfranco Cantelli, Torino, Boringhieri, 1969.
  • I casi perplessi in diritto. De casibus perplexis, Milano, Giuffrè, 2014.
  • Il nuovo metodo di apprendere ed insegnare la giurisprudenza, Milano, Giuffrè, 2012.
  • Filosofia, scienza, storia, antologia a cura di C. Ferrandi, Lavis (TN), La Finestra Editrice, 2011.
  • Obiezioni contro la teoria medica di Georg Ernst Stahl. Sui concetti di anima, vita, organismo, a cura di Antonio M. Nunziante, Macerata, Quodlibet, 2011.
  • Ricerche sul linguaggio: due inediti giovanili: Liber observationum e Loci rhetorici, introduzione, trascrizione e note a cura di Giovanna Varani, Padova, Il poligrafo, 1999.
  • Storia universale ed escatologia. Il frammento sull'Apokatástasis (1715), Genova, Il melangolo, 2001.
  • La riforma della dinamica secondo G. W. Leibniz. Testi orginali e loro interpretazione moderna, a cura di Antonino Drago, Benevento, Hevelius edizioni, 2003.
  • La Cina, Milano, Spirali, 1987.

Studi su Leibniz[modifica | modifica sorgente]

  • Eric J. Aiton, Leibniz, Milano, Il Saggiatore, 1991 (biografia).
  • Maria Rosa Antognazza, Trinità e Incarnazione. Il rapporto fra filosofia e teologia rivelata nel pensiero di Leibniz, Milano, Vita e Pensiero, 1999.
  • Francesco Barone, Logica formale e trascendentale. I. Da Leibniz a Kant, Torino, Edizioni di Filosofia, 1957.
  • Vittorio Mathieu, Introduzione a Leibniz, Roma-Bari, Laterza, 2008 (8a ed.).
  • Massimo Mugnai, Introduzione alla filosofia di Leibniz, Torino, Einaudi, 2001.
  • Gabriele Tomasi, La bellezza e la fabbrica del mondo. Estetica e metafisica in G. W. Leibniz, Pisa, ETS, 2002.

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