Crisanzio

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Crisanzio di Sardi (in greco antico Χρυσάνθιος, traslitterato in Crysànthios, in latino: Chrysantius; floruit IV secoloIV secolo o V secolo) è stato un filosofo greco antico della scuola di Giamblico.

La sua vita fu narrata da Eunapio, suo parente e studente di retorica e filosofia, nell'opera Vite dei sofisti,[1] che Crisanzio stesso gli aveva consigliato di iniziare.[2]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Crisanzio nacque nella città lidia di Sardi,[3] da una famiglia dell'alta aristocrazia locale;[4] suo nonno si chiamava Innocenzio.[4] Rimase orfano del padre in giovane età;[5] sposò Melite,[6] parente di Eunapio, da cui ebbe un figlio di nome Edesio, morto all'età di vent'anni.[7]

Crisanzio fu uno dei discepoli preferiti di Edesio a Pergamo,[8] e si occupò principalmente del lato mistico del neoplatonismo, studiando Pitagora, Archita e Apollonio di Tiana. Studiò teurgia con Massimo ad Efeso,[9] per poi lasciarlo per divergenze circa le interpretazione dei segni rivelati dagli dei.

Il futuro imperatore Giuliano andò a studiare filosofia presso di lui a Pergamo,[10] dietro consiglio di Edesio, e successivamente lo invitò due volte a corte (362 circa), ma Crisanzio declinò l'invito adducendo come motivazione la forza dei negativi presagi.[11]

Nondimeno l'imperatore lo onorò, nominando Crisanzio e sua moglie gran sacerdoti della Lidia;[12] in questa funzione si distinse per il suo atteggiamento conciliante verso i cristiani.[13] La sua moderazione gli conservò, pertanto, la carica ecclesiastica fino alla sua morte; venne venerato sia dai pagani sia dai cristiani.

Morì all'età di ottant'anni, ancora attivo come scrittore.[14]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Eunapio, Vite dei sofisti, xxiii.
  2. ^ Eunapio, xxiii.1.1.
  3. ^ Eunapio, v.1.11, vii.1.10.
  4. ^ a b Eunapio, xxiii.1.3.
  5. ^ Eunapio, xxiii.1.5.
  6. ^ Eunapio, xxiii.4.5.
  7. ^ Eunapio, xxiii.5.1-6.
  8. ^ Eunapio, v.1.11, vii.1.10, viii.1.5-8, xxiii.1.5.
  9. ^ Eunapio, vii.2.13.
  10. ^ Eunapio, vii.2.1.
  11. ^ Eunapio, vii.3.9-16, 4.3-8, xxiii,4.8-9.
  12. ^ Eunapio, xxiii.2.7-8.
  13. ^ Eunapio, vii.4.8-9.
  14. ^ Eunapio, xxiii.3.11, 6.8-10.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti
Moderna
  • Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale, J. Morris, "Chrysantius of Sardis", The Prosopography of the Later Roman Empire: A.D. 260-395, volume 1, Cambridge University Press, 1971, ISBN 0521072336, pp. 202–3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]