Pitagora

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Pitagora (disambigua).
« Non so di nessun altro uomo che abbia avuto altrettanta influenza nella sfera del pensiero. »
(Bertrand Russell[1])
Pitagora, dettaglio della Scuola d'Atene (1511) di Raffaello Sanzio

Pitagora[2] (Samo, 570 a.C. circa – Metaponto, 495 a.C. circa) è stato un filosofo greco antico. Fu matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato, politico e fondatore a Crotone di una scuola iniziatica secondo quanto tramandato dalla tradizione[3].

Viene ricordato come fondatore storico della scuola a lui intitolata, nel cui ambito si svilupparono le conoscenze matematiche e le sue applicazioni come il noto teorema di Pitagora[4]. Il suo pensiero ha avuto comunque importanza per lo sviluppo della scienza occidentale, perché ha intuito per primo l'efficacia della matematica per descrivere il mondo.[5]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Religione dell'antica Grecia: Pitagora e il pitagorismo.

Storia e leggenda[modifica | modifica sorgente]

« Quanto Pitagora comunicava ai discepoli più stretti, nessuno è in grado di riportare con sicurezza: in effetti presso di loro il silenzio era osservato con grande cura. »
(Porfirio[6])

La figura storica di Pitagora, messa in discussione da diversi studiosi, si mescola alla leggenda narrata nelle numerose Vite di Pitagora, composte nel periodo del tardo neoplatonismo e del neopitagorismo, nelle quali il filosofo viene presentato come figlio del dio Apollo. Secondo la leggenda, il nome risalirebbe etimologicamente ad una parola che significherebbe "annunciatore del Pizio", cioè del dio Apollo (Πυθαγòρας (Pythagòras), composto da Πυθιος (Pythios, un epiteto di Apollo) e ἀγορά (agorà, "piazza"); altre fonti identificano il primo elemento con πεἰθω (pèithō, "persuadere"), quindi "colui che persuade la piazza"). Si giunse a considerarlo profeta, guaritore, mago e ad attribuirgli veri e propri miracoli. Soprattutto in Giamblico e nei Neoplatonici viene costruita questa immagine soprannaturale del filosofo quale mito della religiosità pagana forse in opposizione al dilagante Cristianesimo e alla figura del Cristo.

È quasi impossibile distinguere, nell'insieme di dottrine e frammenti a noi pervenuti, non solo ciò che appartiene al pensiero di Pitagora ma neppure, nonostante i tentativi di John Burnet[7], di separare il pensiero del primo pitagorismo da quello successivo.

Anche Aristotele, che possiamo considerare il primo storico della filosofia, nella difficoltà evidente di identificare la dottrina del maestro, parla genericamente de «i cosiddetti pitagorici»[8].

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Busto di Pitagora

La vita di Pitagora è avvolta nel mistero, di lui sappiamo pochissimo e la maggior parte delle testimonianze che lo riguardano sono di epoca più tarda.

Alcuni autori antichi o suoi contemporanei come Senofane, Eraclito ed Erodoto ci danno testimonianze tali da far pensare alla esistenza storica di Pitagora, pur se inserita nella tradizione leggendaria[9].

Secondo queste fonti Pitagora nacque nella prima metà del VI sec. a.C. nell'isola di Samo, dove fu scolaro di Ferecide e Anassimandro subendone l'influenza nel suo pensiero. Secondo alcune ricostruzioni[10], il padre potrebbe essere stato un cittadino facoltoso di nome Mnesarco.

Attribuibile alle leggende sulla vita di Pitagora è il suo matrimonio con Teano, dalla quale avrebbe avuto tre figli, due maschi: Arimnesto, Telauge e una femmina: Damo. Infatti «il nome Teano [può] suggerire abbastanza facilmente un rapporto con la divinità ..., mentre assai più improbabili sono i nomi dei figli, maschi e femmine, che egli avrebbe avuto.»[11]

Da Samo Pitagora si trasferì nella Magna Grecia. A Crotone, all'incirca nel 530 a.C., fondò la sua scuola. Secondo Russell[12], il trasferimento di Pitagora si dovette a cause politiche in quanto il filosofo non approvava la tirannide di Policrate. Dei suoi viaggi in Egitto e a Babilonia, narrati dalla tradizione dossografica, non vi sono fonti certe, essi sono ritenuti, almeno in parte, leggendari.

Sulla sua morte i resoconti dei biografi non coincidono: essendo scoppiata una rivolta dei democratici contro il partito aristocratico pitagorico, la casa dove si erano riuniti gli esponenti più importanti della setta fu incendiata. Si salvarono Archippo e Liside che si rifugiò a Tebe. Secondo una versione, Pitagora prima della sommossa si era ritirato a Metaponto, dove era morto. Secondo altri invece casualmente era assente alla riunione nella casa incendiata e quindi riuscì a salvarsi fuggendo prima a Locri, quindi a Taranto e da lì a Metaponto[13] dove morì.[14]

Quasi sicuramente Pitagora non lasciò nulla di scritto e le opere Tre libri e Versi aurei vanno ascritte ad autori sconosciuti, che li scrissero in epoca cristiana o di poco antecedente.

Giamblico (Siria, 245325) fondatore di una scuola neoplatonica ad Apamea, in Siria, attesta invece[15] che i primi libri a contenuto pitagorico pubblicati erano opera di Filolao.

Limitazioni alimentari[modifica | modifica sorgente]

L'astensione dalle fave[modifica | modifica sorgente]

Una versione della morte di Pitagora è collegata all'idiosincrasia del filosofo e della sua Scuola per le fave che si guardavano bene dal mangiare ed anzi evitavano contatti con questa pianta. Secondo la leggenda, Pitagora stesso, in fuga dagli scherani di Cilone di Crotone, preferì farsi raggiungere ed uccidere piuttosto che mettersi in salvo in un campo di fave.[16]

Esistono due interpretazioni riguardo al divieto di mangiare fave. Quella di Gerald Hart[17], secondo cui il favismo era una malattia diffusa nella zona del crotonese e ciò conferirebbe al divieto una motivazione profilattica-sanitaria. L'altra teoria fa riferimento a credenze antiche, messe in luce da Claude Lévi-Strauss, secondo cui le fave erano considerate connesse al mondo dei morti, della decomposizione e dell'impurità, dalle quali il filosofo si deve tenere lontano.

Il vegetarianismo[modifica | modifica sorgente]

« Pitagora ed Empedocle avvertono che tutti gli esseri viventi hanno eguali diritti, e proclamano che pene inespiabili sovrastano a coloro che rechino offesa a un vivente. »
(Cicerone[18])

Pitagora è tradizionalmente considerato l'iniziatore del vegetarianismo in Occidente grazie ad alcuni versi delle Metamorfosi di Ovidio, che lo descrivono come il primo degli antichi a scagliarsi contro l'abitudine di cibarsi di animali, reputata dal filosofo un'inutile causa di stragi, dato che la terra offre piante e frutti sufficienti a nutrirsi senza spargimenti di sangue; Ovidio lega il vegetarianismo di Pitagora alla credenza nella metempsicosi, secondo cui negli animali non vi è un'anima diversa da quella degli esseri umani.[19]

Il pensiero[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scuola pitagorica.
Euclide e Pitagora, ovvero la Geometria e l'Aritmetica, formella del Campanile di Giotto, Luca della Robbia, 1437-1439, Firenze

Sebbene sembri che Pitagora non abbia scritto nulla[20], tuttavia i suoi discepoli gli attribuirono una estesa dottrina arrivando anche a scrivere opere a suo nome.

La metempsicosi[modifica | modifica sorgente]

In realtà pochi sono gli elementi certi della dottrina pitagorica, tra questi quello della metempsicosi su cui le fonti sembrano concordare[21]. Oltre a Dicearco che scrive due secoli dopo Pitagora, prima di questi ne parla Aristotele[22] come di un "mito" pitagorico. Platone si riferisce più volte alla dottrina della trasmigrazione delle anime[23] ma non si richiama mai Pitagora ma piuttosto a pitagorici come Filolao[24] Diogene Laerzio[25] riporta attribuendolo a Senofane[26] un episodio dove

« si dice che un giorno, passando vicino a qualcuno che maltrattava un cane, [Pitagora], colmo di compassione, pronunciò queste parole: 'smettila di colpirlo! La sua anima la sento, è quella di un amico che ho riconosciuto dal timbro della voce'. »

Derivato dall'orfismo, nella dottrina pitagorica vi è dunque un sicuro aspetto religioso, il quale sosteneva la trasmigrazione delle anime che, per una colpa originaria, erano costrette, come espiazione, ad incarnarsi in corpi umani o bestiali sino alla finale purificazione (catarsi).

La novità del pensiero di Pitagora rispetto all'orfismo è rappresentato dalla considerazione della conoscenza come strumento di purificazione nel senso che l'ignoranza è ritenuta una colpa da cui ci si libera con il sapere. Questa particolarità della dottrina è ritenuta dagli studiosi sicuramente appartenente a Pitagora che viene tradizionalmente definito, a partire da Eraclito, come polymathés (erudito) che «...praticò la ricerca più di tutti gli altri uomini» ma la sua fu una sapienza fraudolenta (kakotechnie)[27]. Eraclito non specifica quale fosse il contenuto di questa sapienza che Porfirio, vissuto secoli dopo Pitagora, s'incarica di definire riferendosi al già citato Dicearco, allievo di Aristotele e che quindi scrive di Pitagora due secoli dopo di lui[28]. Scrive Porfirio:

« ciò che Pitagora diceva a quanti giungevano per ascoltarlo, non può essere formulato con certezza: in effetti, regnava tra loro un silenzio eccezionale. Tuttavia, i punti ammessi sono i seguenti: prima di tutto, che l’anima è immortale; inoltre, che essa trasmigra in altre specie di animali; inoltre, che in periodi determinati, ciò che è stato rinasce, che nulla è assolutamente nuovo; e che bisogna riconoscere la stessa specie a tutti gli esseri che ricevono la vita. In effetti sono questi, secondo la tradizione, le dottrine che Pitagora per primo introdusse in Grecia. »

Porfirio non accenna ad alcun interesse di Pitagora per la matematica mentre insiste sul problema dell'anima. Questo ha fatto pensare che Porfirio e Giamblico (altro tardo autore fonte del pitagorismo), che appartenevano entrambi alla scuola platonica, abbiano determinato una specie di sincretismo tra la dottrina pitagorica e quella platonica, una «platonizzazione del pitagorismo»[29]

In che consistesse dunque l'erudizione di Pitagora mancano notizie certe. Anche sulla prima definizione di se stesso come filosofo (come è stato riferito da Cicerone e Diogene Laerzio) attribuita a Pitagora come "colui che ama il sapere", ma non lo possiede in quanto solo il dio è sapiente del tutto, c'è chi ha recentemente avanzato considerazioni a favore della tradizione[30].

Matematici e Acusmatici[modifica | modifica sorgente]

Secondo le tarde testimonianze di Giamblico[31] e Porfirio[32] nella sua scuola si sarebbe verificata una distinzione tra i discepoli, a seconda del loro interesse per i contenuti "scientifici" o mistico-religiosi, in "Matematici" (da mathema, scienza) e "Acusmatici" (da akousma, detto orale) tra i quali dopo la morte di Pitagora sarebbe seguita una contesa tra le due fazioni che si attribuivano l'eredità filosofica del maestro[33]. I primi cercavano di rinnovare il Pitagorismo rifacendosi a una presunta dottrina segreta di Pitagora della quale essi si consideravano i depositari privilegiati. I "Matematici" sostenevano infatti che Pitagora avrebbe insegnato in pubblico ai più anziani incaricati della guida politica della polis[34], senza badare troppo al rigore delle sue affermazioni mentre avrebbe riservato il suo insegnamento più fondato basato su i mathémata, ai discepoli più giovani che avevano tempo e voglia di apprendere.[35]. Questa tradizione della divisione tra i due gruppi di discepoli è stata considerata poco attendibile e storiograficamente poco fondata[36] ma comunque utile a confermare il carattere religioso della dottrina di Pitagora che tendeva a mostrarsi come dotato di una natura divina e in possesso di poteri magici: il suo insegnamento praticato dietro a una tenda dava infatti un aspetto oracolare alla sua parola per gli allievi, semplici acusmatici, ascoltatori obbligati a seguire le lezioni in silenzio.[37].

È quasi certo che l'insegnamento pitagorico avesse un aspetto mistico-religioso consistente in un addottrinamento dogmatico, secondo il noto motto della scuola “αὐτὸς ἔφα” o “ipse dixit” (lo ha detto lui)[38] e un contenuto che molto probabilmente riguardava gli opposti ed i numeri (in quanto principi cosmologici), da intendersi però, come hanno osservato vari autori, tra cui Edouard Schuré e René Guénon, in un senso non solo quantitativo, ma anche qualitativo e simbolico.[39]

"Scienza" e musica[modifica | modifica sorgente]

Riguardo alle elaborazioni scientifiche attribuite a Pitagora, gli storici della filosofia non sono in grado di averne certezza.

Le dottrine astronomiche sono sicuramente state elaborate dai suoi discepoli nella seconda metà del V sec. a.C.

Il teorema per cui il filosofo è famoso era già noto agli antichi Babilonesi, ma alcune testimonianze, tra cui Proclo riferiscono che Pitagora ne avrebbe intuito la validità, mentre si deve a lui avere indicato come sostanza primigenia (archè) l'armonia determinata dal rapporto tra i numeri e le note musicali.

Infatti si dovrebbe a lui l'invenzione della scala musicale.

« Si narra che il filosofo-mago-scienziato avesse scoperto per caso il fondo numerologico, matematico dell'armonia musicale. Passando davanti all'officina di un fabbro, egli sarebbe rimasto colpito dal modo in cui i martelli dell'artigiano, battendo il ferro sull'incudine, riuscivano a produrre echi in accordo tra loro. E soprattutto fu sorpreso della corrispondenza tra rapporti numerici semplici e consonanze sonore...[40] »

Pitagora avrebbe quindi tradotto sperimentalmente la sua intuizione costruendo un monocordo[41]. Egli tese una corda fra due ponticelli e ricavò l'ottava ponendo una stanghetta esattamente al centro della corda (1:2). Poi ne pose un'altra a 2/3 della lunghezza della corda, stabilendo così l'intervallo di 5a. Sistemando a 3/4 un'altra stanghetta trovò così l'intervallo di 4a. La distanza, in termini di altezza, fra la 4a e la 5a fu per lui molto importante e la chiamò tono.

Dobbiamo probabilmente a lui il concetto di divisione dell'ottava. La scala musicale basata su questi intervalli, che nel Medioevo era attribuita correntemente allo stesso Pitagora, ebbe una particolare importanza teorica, al di là della pratica musicale: Platone, nel dialogo Timeo, la descrisse come fondamento numerico dell'anima del mondo. Nel corso del Medioevo, sulla base del racconto della scoperta delle proporzioni numeriche corrispondenti agli intervalli musicali, riportato da Boezio e da Proclo, Pitagora fu considerato l'inventore della teoria musicale.

Eredità[modifica | modifica sorgente]

« Ciò che appare come il platonismo, si trova già, analizzandolo, nell'essenza del pitagorismo. L'intera concezione di un mondo eterno rivelato all'intelletto, ma non ai sensi, deriva da lui. Se non fosse per lui, i Cristiani non avrebbero pensato a Cristo come al Verbo; se non fosse per lui i teologi non avrebbero cercato prove logiche di Dio e dell'immortalità. Ma in lui tutto ciò è ancora implicito. »
(Bertrand Russell[1])

Platone eredita da Pitagora l'idea dell'importanza della matematica come linguaggio per descrivere il mondo, pur mantenendola nell'ambito metafisico ma ripulendola dal pesante bagaglio misticheggiante in cui era immersa. L'astronomia della scuola pitagorica, che continua nella visione del cosmo di Platone[42], sarà destinata a diventare un modello di scienza, che, attraverso Copernico, sarà alla base della scienza moderna. L'influenza del progetto pitagorico-platonico è esplicita sugli scienziati della rivoluzione scientifica moderna, come Galileo e Keplero.[43]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Da Storia della filosofia occidentale, traduzione di Luca Pavolini, Longanesi, Milano 1966, p. 68.
  2. ^ Il nome deriverebbe, secondo una probabile etimologia, dal greco Πυθαγòρας - Pythagòras -, da πεἰθω - pèithō - = persuadere + ἀγορά - agorà - = piazza, lett.colui che persuade la piazza
  3. ^ Bruno Centrone, Pitagora, in Enciclopedia filosofica, vol.9. Milano, Bompiani, 2006, p. 8653
  4. ^ Tale "teorema" è inserito alla proposizione 47 del I libro degli Στοιχεῖα (Elementi) di Euclide (IV-III sec. a.C.). L'attribuzione a Pitagora di detto "teorema" la si deve tuttavia esclusivamente al "commento" che compose per questa opera Proclo (V secolo d.C.) che, a sua volta, si rifaceva alla testimonianza di un oscuro Apollodoro il quale avrebbe sostenuto che Pitagora, dopo la scoperta del "teorema" avrebbe sacrificato un bue. Anche se è probabile che il "saggio" di Samo si sia interessato ad argomenti matematici e di filosofia della natura occorre ricordare che «fino a Platone e Aristotele inclusi, non esiste ombra di prova diretta che permetta di qualificare Pitagora come filosofo della natura o come matematico».(Carl Huffman, Pitagorismo in Il sapere greco- dizionario critico, vol. II p. 483).
  5. ^ Lucio Lombardo Radice, La matematica da Pitagora a Newton , Edizione Muzzio, Roma, 2003
  6. ^ DK 14 A 8a; in Pitagora, Versi aurei. Seguiti dalle vite di Porfirio e Fazio, da testi pitagorici e da lettere di donne pitagoriche, a cura di S. Fumagalli, Mimesis, Milano, 1996, p. 72.
  7. ^ J. Burnet, Antica filosofia greca pp.37 e sgg.
  8. ^ Aristotele, Metafisica, 985b
  9. ^ Enciclopedia Treccani in voce corrispondente
  10. ^ Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale e dei suoi rapporti con le vicende politiche e sociali all'antichità a oggi, tradotto da Luca Pavolini, Londra, George Allen & Unwin Ltd., 1946, p. 49.
  11. ^ Rita Cuccioli Melloni, Ricerche sul pitagorismo: Biografia di Pitagora, Compositori, 1969, p.8
  12. ^ Storia della filosofia occidentale, p. 50
  13. ^ Metaponto, frazione del comune di Bernalda in provincia di Matera
  14. ^ Cioffi et alii, I filosofi e le idee, Vol. I, Ed. Bruno Mondadori 2004 p. 46.
  15. ^ Christoph Riedweg in Pitagora: vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero, 2007 cita Giamblico in Vita di Pitagora, p. 199
  16. ^ Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VIII, I.
  17. ^ In Descriptions of blood and blood disorders before the advent of laboratory studies (British Journal of Haematology, 2001, 115, 719-728
  18. ^ Dal De re publica, III, 1, 19; citato in Claudio Tugnoli (a cura di), Zooantropologia. Storia, etica e pedagogia dell'interazione uomo/animale, FrancoAngeli, Milano 2003, p. 21n.
  19. ^ Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci editore, Roma 2008, pp. 15-19.
    Ovidio attribuisce queste parole a Pitagora: «Smettetela, uomini, di profanare i vostri corpi con cibi empi! Ci sono le messi, ci sono alberi stracarichi di frutti, ci sono turgidi grappoli d'uva sulle viti! Ci sono erbe dolci e tenere [...]. La terra nella sua generosità vi propone in abbondanza blandi cibi e vi offre banchetti senza stragi e sangue [...]. Che enorme delitto è ingurgitare viscere altrui nelle proprie, far ingrassare il proprio corpo ingordo a spese di altri corpi, e vivere, noi animali, della morte di altri animali! Ti par possibile che tra tanto ben di dio che produce la terra, ottima tra le madri, a te non piaccia masticare altro coi tuoi denti crudeli che carne ferita, riportando in voga le abitudini dei Ciclopi?» (da Le metamorfosi, libro XV, 72-93; citato in Erica Joy Mannucci, op. cit. , p. 16)
    Diogene Laerzio sostiene inoltre che Pitagora fosse solito mangiare pane e miele al mattino e verdure crude la sera; in più implorava i pescatori affinché ributtassero in mare quello che avevano appena pescato. (cfr. AA.VV., La grande cucina | Vegetariana, RCS, Milano 2005, p. 142. ISSN 1824-5692)
  20. ^ DL VIII, 6.8, 14 A 19; Giamblico, A 17; Galeno, A 18
  21. ^ Enciclopedia Garzanti di filosofia, Milano 1981 p.705
  22. ^ De anima 407b20 = 58 B 39 DK, p. 955 tr. it.
  23. ^ Menone, 81 AD; Fedone, 70 A, ecc.
  24. ^ Platone, Fedone, 61b
  25. ^ VIII, 36, pp. 301-303 tr. it.
  26. ^ 21 B 7 DK
  27. ^ 22 B 129 DK, p. 373 tr. it.
  28. ^ 14 A 8a DK (Porfirio, Vita di Pitagora, 19), pp. 225-227 tr. it
  29. ^ Christoph Riedweg, Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007 p.34
  30. ^ Cfr. Riedweg Christoph, in Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007
  31. ^ V. P., 81 sg.
  32. ^ V. P., 37
  33. ^ Bruno Centrone, Introduzione a i Pitagorici, Laterza, 1996 pp.81 e sgg.
  34. ^ Christoph Riedweg, Pitagora: vita, dottrina e influenza, Vita e Pensiero ,2007 p.28
  35. ^ Konrad Gaiser, La dottrina non scritta di Platone: studi sulla fondazione sistematica e storica delle scienze nella scuola platonica, Vita e Pensiero, 1994 p.257
  36. ^ Isnardi Parente, Pitagorici, III, p.
  37. ^ Aristotele, Frammenti. Opere logiche e filosofiche, a cura di Marcello Zanatta, BUR pp. 298-299
  38. ^ Il detto compare nel De natura deorum (I,5,10) di Marco Tullio Cicerone, il quale, parlando dei pitagorici, ricorda come fossero soliti citare la loro somma autorità, Pitagora, con la frase ipse dixit, per poi criticare tale formula in quanto elimina la capacità di giudizio dello studente.
  39. ^ Paolo Scroccaro, Pitagora:la dottrina dei numeri e degli opposti
  40. ^ Massimo Donà, Filosofia della musica, Bompiani
  41. ^ Riccardo Viagrande, Manuale di storia ed estetica della musica, Casa Musicale Eco, 2004, p.40
  42. ^ Oriano Spazzoli, Universo di sfere:astronomia e cosmologia degli antichi Greci
  43. ^ Cfr. Sito web italiano per la filosofia - Università di Bari - Laboratorio di epistemologia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • I presocratici. Prima traduzione integrale con testi originali a fronte delle testimonianze e dei frammenti di Hermann Diels e Walther Kranz, a cura di Giovanni Reale, Milano: Bompiani, 2006.
  • Bruno Centrone, Introduzione a I pitagorici, Roma-Bari: Laterza, 1996.
  • Kitty Gail Ferguson, La musica di Pitagora. La nascita del pensiero scientifico, Editore: Longanesi 2009.
  • Carmelo Fucarino, Pitagora e il vegetarianesimo, Editore: Giannone A. 1982.
  • Christiane L. Joost-Gaugier, Pitagora e il suo influsso sul pensiero e sull'arte, Editore Arkeios, 2008.
  • Leonida Lazzari, Pitagora, Editrice Pitagora, Bologna 2007.
  • Lucio Lombardo Radice, La matematica da Pitagora a Newton, Edizione Muzzio, Roma, 2003.
  • Alfonso Mele, Pitagora : filosofo e maestro di verità, Roma: Scienze e lettere, 2013.
  • Piergiorgio Odifreddi, Pitagora, Euclide e la nascita del pensiero scientifico Gruppo Editoriale L'Espresso, Roma 2012.
  • Christoph Riedweg, Pitagora. Vita, dottrina e influenza, Editore: Vita e Pensiero 2007.
  • Augusto Rostagni, Il verbo di Pitagora, Editore: Il Basilisco 1982.
  • Maria Timpanaro Cardini, Pitagorici, Testimonianze e frammenti, 3 volumi, Editore: La Nuova Italia, 1969.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 162237897 LCCN: n80162846